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LICIACube reporter asteroidale

LICIACube reporter asteroidale

LICIACube, la prima missione tutta italiana nello spazio profondo, ha preso il via dalla base di Vandenberg della NASA a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX, il cui primo stadio è rientrato regolarmente atterrando su una piattaforma marina al largo della California 9 minuti dopo la partenza. Il lancio è avvenuto, come da programma, alle 7:22 ora italiana di mercoledì 24 novembre ed è stato seguito dalla sede dell’Agenzia Spaziale Italiana e dal centro di controllo di missione Argotec di Torino, insieme al team tutto italiano di LICIACube, coordinato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica.

LICIACUBE è una missione nazionale che fa parte del programma rivolto alla difesa planetaria attiva e quindi alla verifica di una strategia difensiva dai potenziali pericoli che possono arrivare dallo spazio. Il suo compito sarà quello di realizzare un vero servizio fotografico sull’impatto della sonda statunitense DART con un asteroide, allo scopo di deviare la rotta del più piccolo degli asteroidi del sistema binario Didymos, raggiunto nel mese di ottobre 2022 a 11 milioni di km dalla Terra.

LICIACube – acronimo per Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids (Cubesat Leggero Italiano per Immagini di Asteroidi) – è parte integrante della missione NASA DART (Double Asteroid Redirection Test – Test di Reindirizzamento di un Asteroide Doppio), il cui obiettivo è il primo test in scala reale della tecnica di impatto cinetico, a scopo di difesa planetaria.

La sonda DART è sviluppata dal APL (Applied Physics Laboratory) della Johns Hopkins University. Lo scopo principale della missione DART è quello di modificare in modo misurabile l’orbita di Dimorphos, satellite naturale dell’asteroide (65803) Didymos, attorno al suo corpo primario. La variazione del periodo di rivoluzione di Dimorphos verrà misurata nel periodo immediatamente successivo all’impatto e poi in maniera cumulativa per i mesi e gli anni successivi.

LICIACube verrà quindi rilasciato dal suo vano di viaggio circa 10 giorni prima dell’impatto, proseguendo quindi in navigazione autonoma verso il sistema asteroidale per testimoniare l’impatto di DART su Dimorphos e acquisire immagini del bersaglio nello scenario post-impatto.

Il progetto per la sonda LICIACube è basato su una piattaforma 6U sviluppata dalla compagnia aerospaziale Argitec nel contesto della missione ArgoMoon. LICIACube ha bordo due strumenti: LEIA (LICIACube Explorer Imaging for Asteroid), una camera pancromatica a campo stretto che acquisirà immagini da grande distanza con un alto livello di definizione spaziale; LUKE (LICIACube Unit Key Explorer), una camera RGB a campo largo, per un’analisi multicolore dell’ambiente asteroidale.

Il sistema (65803) Didymos è stato identificato come un asteroide binario, come circa il 15% degli asteroidi in orbita nei pressi della Terra (NEA, Near-Earth Asteroids). L’asteroide primario, del diametro di circa 780 metri, è stato classificato come un membro della classe degli asteroidi di tipo S, con un’affinità con le meteoriti di tipo L/LL. La composizione del secondario, del diametro di circa 160 metri e orbitante a una distanza di circa 1.2 km dal suo primario, non è ancora nota.

LICIACube dovrà testimoniare l’avvenuto impatto di DART sulla superficie di Dimorphos; studiare la formazione della nube di detriti sollevata dall’impatto, in particolare per caratterizzarne la struttura e la sua evoluzione, diretta conseguenza della struttura del materiale superficiale sull’asteroide; caratterizzare – anche in funzione del tasso di dissipazione della nube di detriti – il sito dell’impatto sulla superficie di Dimorphos, per ottenere misure della dimensione e della morfologia del cratere.

 

Con Vega 20 Arianespace fa 300

Con Vega 20 Arianespace fa 300

Martedì 16 novembre alle 6:27 ora locale di Kourou, sede dello spazioporto europeo nella Guyana francese, Arianespace ha effettuato con successo il 20° lancio di Vega (VV20), il piccolo lanciatore leggero europeo costruito da Avio. Si tratta della terza missione dell’anno di Vega, che ha coinciso con il trecentesimo lancio di Arianespace dal Centro spaziale di Kourou. Vega ha messo in orbita tre satelliti di intelligence militare CERES, sviluppati per le forze armate francesi. CERES 1, 2 and 3 sono i satelliti numero 1,060, 1,061 e 1,062 lanciati da Arianespace,”Questa missione mostra l’eccezionale versatilità del lanciatore Vega”, ha affermato Stéphane Israël, amministratore delegato di Arianespace. “Il nostro lanciatore leggero aveva messo in orbita quest’anno due satelliti per la costellazione delle Pleiadi Neo per Airbus, insieme a nove payload ausiliari, e oggi continuiamo questa serie con tre satelliti CERES. Questo è il terzo successo in meno di un mese per la nostra famiglia di lanciatori, Ariane, Vega e Soyuz”.

I tre satelliti CERES (CapacitÉ de Renseignement Électromagnétique Spatiale) sono progettati per captare segnali di intelligence (SIGINT) da aree inaccessibili ai sensori di superficie, escludendo le restrizioni sui sorvoli dello spazio aereo e in tutte le condizioni meteorologiche. Miglioreranno notevolmente la consapevolezza della situazione visiva per supportare la progettazione e l’esecuzione di operazioni militari. Un sistema all’avanguardia, CERES consente alla Francia di unirsi al club molto selezionato di nazioni con queste capacità avanzate. Airbus Defence and Space è l’appaltatore principale per il segmento spaziale, ed è co-prime con Thales Defense Mission Systems, responsabile del payload e del segmento di terra. Inoltre, Thales Alenia Space agisce come subappaltatore di Airbus Defence and Space per la fornitura della piattaforma satellitare.

(photocredits: arianespace)

 

Tecnologie ENEA per Marte

Tecnologie ENEA per Marte

“La ricerca in campo spaziale è da sempre volano di nuove scoperte scientifiche con ricadute di rilievo per la salvaguardia ambientale, lo sviluppo dell’economia, la medicina, le scienze della vita, i nuovi materiali e l’innovazione tecnologica”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’ENEA Gilberto Dialuce in apertura dell’evento “L’uomo verso Marte: una sfida a più dimensioni”, organizzato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana nel ventennale della missione “STS-100” che ha segnato l’avvio dell’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale a fini scientifici.

L’incontro si è svolto presso il Centro Ricerche ENEA di Frascati con la partecipazione anche di Mario Cosmo e Barbara Negri, rispettivamente Direttore Ricerca e Scienza e responsabile dell’Unità Volo Umano e Sperimentazione Scientifica di ASI, Gianluca Bruti neurologo e fondatore di Eurekacademy, Enrico Flamini Presidente della Fondazione International Research School of Planetary Science e Francesca Esposito ricercatrice presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Principal lnvestigator di DREAMS.

L’evento è stato l’occasione per far conoscere, in particolare, le tecnologie, i progetti e gli impianti del Dipartimento ENEA di Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare quali, ad esempio, facility e infrastrutture di ricerca uniche in Europa come Calliope, Triga, Tapiro, Frascati Neutron Generator. Queste macchine consentono di effettuare test di materiali, componenti e sistemi per lo spazio, di riprodurre le condizioni del 90% del picco di flusso dei raggi cosmici e di simulare le radiazioni in missioni lunari e interplanetarie (raggi gamma, neutroni, protoni, raggi X, elettroni), consentendo lo studio degli effetti su sistemi viventi, materiali e dispositivi.

Gli impianti ENEA, così come le competenze acquisite dai gruppi di ricerca dell’Ente, sono descritti nel White paper Italian contribution to Moon exploration, con particolare riferimento ai servizi di Radiation Exposur Tests che solo pochissime altre facility a livello internazionale sono in grado di offrire. “Nel contesto di una crescente attenzione al mondo dello spazio, vogliamo rafforzare le collaborazioni già in essere con l’industria e il mondo della ricerca e avviarne di nuove per dare il nostro contributo ad alcuni dei temi più cruciali della sfida spaziale”, ha dichiarato Alessandro Dodaro, Direttore del Dipartimento ENEA di Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare

Luigi De Dominicis del Laboratorio Diagnostiche e Metrologia ENEA ha spiegato che gli studi si stanno focalizzando sugli effetti delle radiazioni spaziali su componenti, sistemi, rivelatori, dosimetri, polimeri, matrici biologiche, micro e macrorganismi.

Camera Janus per Juice

Camera Janus per Juice

Leonardo ha consegnato all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) la camera ad alta risoluzione JANUS, uno dei contributi italiani alla missione JUICE (JUpiter ICy moons Explorer) del programma Cosmic Vision 2015-2025 dell’Agenzia Spaziale Europea. Il telescopio JANUS è così pronto per essere spedito in Francia per gli ultimi test prima di essere integrato sulla sonda che avrà a bordo altri 11 esperiment,i di cui 3 di responsabilità italiana e uno in collaborazione Francia-Italia.

Il lancio di JUICE è previsto al momento per il 2023 ed avrà come obiettivo Giove dove arriverà nel 2029 per una vita operativa di 3 anni. JUICE condurrà osservazioni dettagliate del gigante gassoso e delle sue tre lune più grandi: Ganimede, Callisto e Europa.

“La camera ottica dello strumento JANUS, di responsabilità italiana, permetterà lo studio approfondito dei satelliti ghiacciati di Giove – Europa, Ganimede e Callisto – che sono ritenuti molto interessanti dal punto di vista della ricerca di ambienti in grado di ospitare eventuali forme di vita” commenta Barbara Negri Responsabile del Volo Umano e Strumentazione Scientifica dell’ASI.

JANUS (acronimo di Jovis, Amorum ac Natorum Undique Scrutator) è stato realizzato da Leonardo, sotto la responsabilità dell’ASI e con il contributo e la guida scientifica dell’Università Parthenope di Napoli e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Il telescopio si unirà presto allo spettrometro MAJIS (Moons And Jupiter Imaging Spectrometer) consegnato la scorsa estate. Entrambi questi strumenti sono stati costruiti da Leonardo con il finanziamento e il coordinamento dell’ASI e la supervisione scientifica dell’INAF.

Lo strumento JANUS è una camera ottica ottimizzata per lo studio della morfologia globale, regionale e locale della superficie delle lune ghiacciate di Giove e per il monitoraggio dell’atmosfera del pianeta. Per questo è equipaggiata con un sistema di 13 filtri (5 a banda larga e 8 a banda stretta) distribuiti nell’intervallo spettrale dal visibile al vicino infrarosso (0.34 – 1.08 micron). Il sistema catadiottrico del telescopio definisce un campo di vista rettangolare di 1.29° × 1.72° e permette di raggiungere la risoluzione spaziale di 7 metri, nella fase orbitale intorno a Ganimede a 500 km dalla superfice, e di circa 10 km per le immagini dell’atmosfera di Giove. JANUS permetterà dunque l’acquisizione di immagini multispettrali ad una risoluzione e con una estensione 50 volte migliore che in passato, garantendo notevoli passi in avanti nella conoscenza di questi mondi esotici.

“Dopo le ultime ispezioni e controlli congiunti da parte ESA, ASI, INAF e Leonardo, JANUS ha ottenuto il via libera per essere trasferito presso la sede Airbus di Tolosa, per essere integrato a bordo dello spacecraft nelle prossime settimane” conferma Raffaele Mugnuolo Capo Unità USR – Satelliti Scientifici e per l’Esplorazione Robotica dell’ASI e responsabile per l’Agenzia del coordinamento del team Leonardo e dei partner internazionali per la realizzazione dello strumento JANUS.

 

Pesquet rientrato con Crew Dragon

Pesquet rientrato con Crew Dragon

L’astronauta dell’ESA Thomas Pesquet è rientrato sulla Terra insieme a Shane Kimbrough e Megan McArthur, astronauti della NASA, e a Akihiko Hoshide, astronauta della JAXA, a bordo della Crew Dragon Endeavour di SpaceX. Pesquet ha concluso così sua seconda missione di sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale. Thomas Pesquet è stato il primo europeo a volare nello spazio e a ritornare sulla Terra a bordo di un veicolo spaziale commerciale. La Crew Dragon Endeavour di SpaceX che trasportava la Crew-2 si è sganciata autonomamente dalla Stazione Spaziale Internazionale e, dopo una serie di accensioni, è entrata nell’atmosfera terrestre e ha dispiegato i paracadute per un ammarraggio morbido. Thomas Pesquet e l’equipaggio hanno effettuato un ammarraggio al largo della costa della Florida, negli Stati Uniti d’America, il 9 novembre 2021 alle 03:33 GMT (04:33 CET). A Colonia, in Germania, Pesquet sarà monitorato dal team di medicina spaziale dell’ESA mentre si riadatterà alla gravità terrestre presso il Centro Europeo Addestramento Astronauti (EAC) dell’ESA e la struttura “Envihab” del Centro aerospaziale tedesco (DLR).

(photocredits: NASA/SPACEX)