Seleziona una pagina
In orbita la capsula Crew Dragon

In orbita la capsula Crew Dragon

La NASA si avvia a riappropriarsi della capacità di lancio di astronauti nello spazio, grazie ai successi dell’industria spaziale privata. Il primo storico passo in questa direzione è stato compiuto alle 2:49 notturne del 2 marzo in Florida (le 8:49 del mattino in Italia) quando il razzo Falcon 9 di SpaceX si è sollevato dalla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center a Cape Canaveral per trasferire in orbita la Crew Dragon, la capsula sviluppata per il volo umano, per la sua prima missione dimostrativa senza equipaggio. A bordo, tuttavia, su uno dei sette sedili predisposti per ospitare gli astronauti, è stato sistemato Ripley, un manichino umanoide ispirato alla dottoressa Ellen Ripley del film “Alien”, progettato per registrare attraverso una fitta rete di sensori che lo avvolge tutte le sollecitazioni del volo. Dragon è destinata a raggiungere 27 ore circa dopo il lancio, intorno alle 12 di domenica 3 marzo, la stazione spaziale internazionale con un attracco automatico.

Dopo cinque giorni agganciata alla ISS, la capsula Dragon rientrerà sulla Terra terminando la missione con uno splash-down nell’oceano Atlantico. Otto anni dopo l’ultima missione dello Space Shuttle Atlantis e a mezzo secolo di distanza dalla missione Apollo 9, che testò in orbita terrestre le operazioni di rilascio e ricongiungimento tra Lem e modulo di comando, gli Stati Uniti riaprono la stagione dei voli umani grazie all’industria di Elon Musk, che dopo il primo test si preparerà alla prima missione con equipaggio Demo-2 prevista a luglio 2019, e alla Boeing che farà debuttare la capsula CST-100 Starliner il primo aprile, per un volo senza equipaggio, facendolo seguire dalla prima missione con astronauti a bordo nel mese di agosto. Si calcola che rispetto ai 75 milioni di dollari spesi per far volare un astronauta NASA o europeo a bordo della Soyuz russa, il risparmio previsto con i nuovi sistemi di trasporto americani si aggiri intorno ai 20 milioni per ogni membro di equipaggio. La missione Demo-1 della capsula Dragon ha segnato l’ennesimo successo di SpaceX anche per il recupero del primo stadio del razzo Falcon, rientrato sulla piattaforma di Cape Canaveral circa dieci minuti dopo il lancio.

Israele verso la Luna

Israele verso la Luna

Alle 3:45 notturne del 22 febbraio è decollato da Cape Canaveral il razzo Falcon 9 della Space-X con a bordo la sonda israeliana “Beresheet”, destinata a portare a termine il primo allunaggio di una missione privata e permettere a Israele di diventare la quarta nazionale ad approdare sulla superficie lunare, dopo Russia (febbraio 1966), Stati Uniti (giugno 1966) e Cina (2013). Mezz’ora dopo il lancio, a una superiore di oltre 750 km, il secondo stadio del razzo Falcon ha rilasciato la sonda con il modulo di atterraggio che dovrebbe scendere sulla Luna l’11 aprile. A bordo della sonda Beresheet, costruita da Israel Aerospace Industries con un importante contributo dell’italiana Leonardo che ha fornito i pannelli solari realizzati a Nerviano in Lombardia, una serie di cd-rom con canzoni, simboli e immagini di Israele, insieme a una Bibbia ebraica e oggetti appartenuti a un sopravvissuto alla Shoah.  Beresheet, che significa “inizio” ed è la prima parola del libro della Genesi della Bibbia, allunerà nel Mare della Tranquillità, lo stesso dove mezzo secolo fa arrivarono i primi uomini, Neil Armstrong e Edwin Buzz Aldrin, con la missione Apollo 11.

Il progetto di arrivare con una sonda sulla Luna è da attribuire a tre giovani ingegneri israeliani, riuniti nella società SpaceIL, che hanno concorso nel 2011 al Google Lunar XPRIZE, risultato a gennaio 2017 tra i cinque finalisti. Sebbene il concorso non abbia proclamato il vincitore, SpaceIL ha proseguito il progetto e lanciato la sfida, riuscendo a trovare le risorse e le partnership necessarie a perseguire lo storico obiettivo, allargando contestualmente il team a espressioni di Francia e Stati Uniti. A bordo della sonda Beresheet è stato collocato un magnetometro per studiare e misurare il magnetismo delle rocce dall’orbita lunare, integrando con dati ad alta risoluzione quelli raccolti dal Lunar Prospector della NASA. Una missione scientifica seguita dai ricercatori del Weizmann Institute of Science di Rehovot, guidati dal Prof. Oded Aharonson del Dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie del Weizmann e Chief Science Officer di SpaceIL .

Luna piena al perigeo

Luna piena al perigeo

Nuovo appuntamento con il perigeo dell’orbita lunare il 19 febbraio, con il nostro satellite naturale nella sua fase piena alla minima distanza dalla Terra (356.761 km), che fa apparire il disco decisamente più grande. Fenomeno apprezzabile a occhio nudo e preda non solo di astronomi e astrofili, ma di milioni di persone pronte a catturarne l’immagine con i più svariati strumenti ottici e fotografici. Proprio quarant’anni fa Richard Nolle, che in realtà era un astrologo, coniò il termine “superluna”, adottato dai media ma decisamente poco amato dalla comunità scientifica. Martedì 19 febbraio la luna sorge in Italia tra le 17.20 e le 18.00 e apparirà un poco più grande del solito, con il disco maggiorato di circa il 7% rispetto al consueto e il 30% più luminoso. Fenomeno destinato a ripetersi il 19 marzo, ma in questo caso la distanza del perigeo sarà raggiunta un giorno e cinque ore prima della luna piena.

Grazie Opportunity

Grazie Opportunity

A otto mesi dall’interruzione delle comunicazioni, a causa di una violenta tempesta di sabbia sulla superficie di Marte il 10 giugno 2018, la NASA ha dichiarato terminata ufficialmente la missione, incredibilmente lunga, del rover Opportunity. La decisione è stata assunta dal team di gestione della missione al JPL di Pasadena che ha eseguito un migliaio di tentativi per ripristinare il contatto. La missione di Opportunity resterà nella storia dell’esplorazione del sistema solare. Lanciato il 7 luglio 2003 e atterrato sul Pianeta Rosso il 25 gennaio 2004, 20 giorni dopo il gemello Spirit rimasto attivo fino al 2010 e che ha lasciato tracce per 8 km, il rover Opportunity avrebbe dovuto funzionare per soli 90 giorni e percorrere perlomeno un chilometro. Invece la sua missione è durata 15 anni e si è spostato lungo 45 chilometri. Il record di spostamento giornaliero è stato di 220 metri. Opportunity ha inviato sulla Terra oltre 217 mila fotografie, di cui 15 panoramiche a colori a 360°. I suoi strumenti hanno eseguito 72 campionamenti, con analisi microscopiche che spettrografiche di rocce e terreno marziato, rilevando la presenza di ematite, minerale associato alla presenza di acqua, e facendo supporre che il cratere Endeavour fosse in epoche remote un lago di acqua.

Rosalind Franklin per Exomars

Rosalind Franklin per Exomars

Il rover di ExoMars, destinato a cercare tracce di vita su Marte, si chiamerà Rosalind Franklin, dal nome della grande scienziata che ha scoperto la doppia elica del Dna, Lo ha annunciato oggi l’Agenzia Spaziale Europea, che ha selezionato il nome tra oltre 36mila proposte inviate dai cittadini di tutti gli stati membri dell’Esa, rispondendo a un concorso lanciato a luglio dall’agenzia spaziale inglese. “È una scelta che rende onore a Rosalind Franklin – dichiara Raffaele Mugnuolo dell’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana – e che condivido pienamente anche perché valorizza un’importante figura femminile della scienza moderna. Rosalind Franklin lascerà le sue impronte all’inizio del 2021 in Oxia Planum, il sito di landing scelto dalla comunità scientifica di ExoMars a fine anno scorso. Il mio augurio per il rover è che possa scrivere una pagina importante della storia dell’esplosione di Marte.” Rosalind, che partirà a bordo di ExoMars nel 2020, effettuerà analisi geologiche e biochimiche del suolo marziano utilizzando un trapano costruito in Italia in grado di perforare la superficie del pianeta rosso fino a due metri di profondità. Obiettivo del rover europeo, le cui operazioni saranno guidate dal centro di controllo Rocc sito a Torino, sarà indagare la presenza di eventuali condizioni favorevoli alla vita. La presenza di acqua liquida su Marte è nota da tempo agli scienziati, e la conferma definitiva è arrivata la scorsa estate con le osservazioni del radar italiano Marsis a bordo della sonda MarsExpress, che ha scoperto un lago salmastro sotterraneo nei meandri del mondo rosso. Una ragione in più per credere che l’abitabilità marziana, sia essa passata o presente, vada cercata nel sottosuolo marziano. La trivella made in Italy, progettata e realizzata da Leonardo-Finmeccanica, preleverà campioni di suolo marziano per analizzarne la composizione, proprio a caccia dei “mattoni” della vita. Per questo dedicare la missione alla pioniera del Dna è parso agli esperti dell’ESA particolarmente azzeccato. “Questo nome – afferma direttore generale dell’Esa Jan Woerner – ci ricorda che la tendenza all’esplorazione è insita nei geni dell’uomo.”

“Abbiamo appreso con soddisfazione – commenta Piero Benvenuti, Commissario straordinario dell’Agenzia spaziale italiana – che il rover di ExoMars 2020 avrà il nome di Rosalind Franklin, la grande scienziata che per prima ha scoperto la doppia elica del Dna. Il rover sarà montato sulla missione ExoMars 2020, che verrà lanciata nel 2020. È una missione che ha molto di Italia a bordo: avrà un trapano che potrà perforare la superficie marziana fino a due metri di profondità e analizzare il materiale che da lì verrà estratto. Ecco il motivo per il quale è stato dato questo nome: perché cercheremo tracce di eventuale evoluzione biologica nella superficie di Marte.”