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Test a metà sui motori SLS

Test a metà sui motori SLS

La NASA ha condotto, nella notte italiana tra sabato 16 e domenica 17 gennaio, la prova di accensione dei grandi motori del razzo Space Launch System (SLS), che sarà utilizzato per lanciare la missione Artemis I e successive per il nuovo programma di esplorazione lunare.

Il test prevedeva che i quattro motori RS-25 del razzo si attivassero per poco più di otto minuti, un tempo di funzionamento che corrisponde a quello necessario a inviare il razzo in orbita. Il team di prova ha completato con successo il conto alla rovescia e ha acceso i motori, che però si sono spenti dopo poco più di un minuto. I tecnici della NASA stanno esaminando i dati per determinare cosa ha causato l’arresto anticipato.

I test prevedeva il caricamento di 733.000 libbre di ossigeno liquido e idrogeno liquido, la procedura del conto alla rovescia del lancio e l’accensione dei motori. Tutto si è svolto regolarmente, come se si fosse trattato della sequenza reale sulla rampa di lancio.

“Il test di sabato è stato un importante passo avanti per garantire che lo stadio principale del razzo SLS sia pronto per la missione Artemis I e per trasportare l’equipaggio delle missioni future intorno alla Luna” – ha detto l’amministratore della NASA Jim Bridenstine, presente al test che si è svolto allo Stennis Space Center vicino alla Baia di St. Louis in Mississippi, lo stesso dove si svolsero le prove del grande razzo Saturno V utilizzato per il programma Apollo. “Anche se i motori non hanno funzionato per l’intera durata prevista, il team ha completato con successo il conto alla rovescia, ha acceso i motori e ha ottenuto dati preziosi per la definitiva messa a punto del sistema di lancio” – ha aggiunto Bridenstine.

L’ESA cerca nuovi astronauti

L’ESA cerca nuovi astronauti

Il ritorno di Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’ESA, a bordo della stazione spaziale internazionale nel 2022, sarà preceduto dalla selezione di una nuova classe di astronauti europei, il cui bando di concorso sarà pubblicato il 16 febbraio 2021. Ne ha dato notizia Jan Woerner (nella foto), direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, insieme al suo successore Josef Aschbacher che gli subentrerà nel giugno 2021, nel corso della conferenza stampa dell’ESA svoltasi in modalità streaming.

Bilancio di mandato per Woerner, che ha ripercorso le principali tappe dei programmi ESA e anticipato gli obiettivi prossimi, dalle missioni spaziali Alpha e Cosmic Kiss a quelle di lunga durata a bordo della ISS dell’astronauta francese Tomas Pesquet e del tedesco Matthias Maurer, i quali nel 2021 raggiungeranno il complesso orbitale a bordo della navetta Crew Dragon di SpaceX. Josef Aschbacher ha ricordato la serie di impegni assunti dall’ESA, tra cui lo sviluppo dei lanciatori Vega-C e Ariane-6, il contributo al programma di esplorazione lunare Artemis con la possibilità di vedere la presenza di astronauti europei a bordo della stazione spaziale cislunare Lunar Gateway, le nuove missioni verso Marte e il lancio, previsto a ottobre 2021, del telescopio spaziale a raggi infrarossi James Webb Telescope, realizzato in collaborazione con la Nasa e l’Agenzia spaziale canadese, che promette di svelare l’universo profondo ancora più di quanto abbia fatto e stia facendo Hubble Space telescope. Obiettivo di grande importanza sarà l’implementazione del programma di osservazione della Terra dallo Spazio “Copernicus”.  Reso noto, infine, il bilancio di previsione dell’Esa per il 2021, che sarò di 6,49 miliardi di euro.

Starship in volo con crash finale

Starship in volo con crash finale

Spettacolare test del prototipo SN8 di Starship, il nuovo sistema di lancio di SpaceX, decollato alle 23:45 italiane del 9 dicembre dal centro sperimentale di Boca Chica, Texas e rimasto in volo per 6 minuti e 40 secondi, raggiungendo tutti gli obiettivi ad eccezione dell’atterraggio che si è concluso con un crash distruttivo. Spinto da tre motori Raptor, il prototipo SN8 di Starship ha raggiunto la quota prevista di 12,5 km, effettuato la manovra “backflip“, ovvero abbandonatoi l’assetto verticale e , spenti i motori Raptor, si è disposto in assetto planato con controllo aerodinamico di alette e sistema di razzetti ausiliari, per poi recuperare l’assetto verticale, riaccendere i motori Raptor e compensare fino ad annullarlo il movimento orizzontale indotto dal volo planato. La fase di rientro è avvenuta con un solo motore Raptor in funzione, la zona di atterraggio è stata centrata ma troppo duramente e il veicolo è esploso al suolo. E’ lo stato lo stesso Elon Musk ad annunciare via twitter che la pressione dei serbatoi supplementari, dove è stivata la riserva di carburante per l’accensione finale, era troppo bassa durante la riaccensione dei motori. Ciò ha causato il raggiungimento di una velocità terminale troppo alta durante l’atterraggio. SpaceX ha ottenuto importanti indicazioni dal volo test e, con ogni probabilità, nelle prossime settimane effettuerà una seconda prova con il prototipo SN9 mentre la catena di produzione di Starship avanza ed è in fase in completamento l’SN15.

Addio al pioniere Meggiorin

Addio al pioniere Meggiorin

Lutto nel mondo spaziale. E’ venuto a mancare a Brescia l’imprenditore Guido Meggiorin, titolare dell’omonima azienda di telecomunicazioni mobili e soprattutto pioniere dei servizi satellitari privati. Nella seconda metà degli anni ’90 fondò la MegSat Space Division, divisione spaziale del gruppo Meggiorin, prima azienda italiana a capitale privato ad avere progettato, costruito e messo in orbita due microsatelliti per telecomunicazioni. Un’impresa portata a termine con un gruppo di lavoro composto da giovani ingegneri bresciani guidati dal direttore e mission manager Giancarlo Borghesi. Il primo successo porta la data del 29 aprile 1999, quando il dimostratore tecnologico MegSat 0, con una massa di appena 34 kg, venne lanciato con un razzo vettore Cosmos-3M delle forze missilistiche strategiche russe e immesso in un’orbita di 580 km inclinata di 48 gradi. Numerosi sistemi innovativi introdotti dai progettisti del microsatellite consentono di garantire alti livelli di qualità nell’acquisizione e nel trattamento dei dati rilevati da reti di servizio tecniche, commerciali e di monitoraggio ambientale e da apparati scientifici e tecnologici in funzione a terra o a bordo di veicoli. MegSat 0 era equipaggiato con apparati di trasmissione finalizzati alla telelettura di dati terrestri come quella dei contatori dei serbatoi di gas appartenenti a utenze domestiche isolate, allo scopo di ottimizzare la logistica dei rifornimenti e ridurre i costi di esercizio dei servizi. A bordo si trovava anche l’esperimento scientifico Aurora, telescopio a doppio canale, per la misura del flusso dell’aurora boreale e del cielo notturno, sviluppato dall’Università di Trieste.

Guido Meggiorin avrebbe compiuto 77 anni il 24 settembre e due giorni dopo festeggiato il ventennale della missione MegSat 1, primo satellite operativo, lanciato il 26 settembre 2000 da Bajkonur con il vettore russo Dnepr, deriva dall’ex missile balistico intercontinentale SS 18 K, riconvertito ad usi civili.

Analogamente al Megsat 0, il secondo satellite di 55 kg, immesso in orbita circolare inclinata di 65 gradi a 645 km di quota, ha funzionato registrando i dati acquisiti durante l’intera orbita e ritrasmettendoli a ogni passaggio sulla stazione di controllo a Terra. Il satellite ha svolto quattro tipi di missioni: didattica, scientifica, tecnologica e commerciale. La missione didattica svolta in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, rivolta a 50 scuole medie italiane, ha permesso di sperimentare la gestione e controllo in orbita di un satellite con dati telemetrici, il calcolo delle orbite e tutte le attività scientifiche correlate a una missione spaziale. parte scientifica della missione è invece dedicata a un esperimento, sviluppato dal Laboratorio CARSO (Center for Advanced Research in Space Optics) in collaborazione con l’Università di Trieste, l’Università e l’INFN di Perugia e l’Istituto di Ottica applicata di Firenze, per il monitoraggio e la mappatura delle emissioni UV. A bordo vennero eseguiti un esperimento tecnologico per la qualificazione di materiali e soluzioni ingegneristiche da impiegare per le future generazioni di microsatelliti e servizi commerciali quali la telelettura dei contatori domestici di gas e acqua già sperimentata con il precedente Megsat 0.

La gestione dei microsatelliti avveniva attraversa una stazione di controllo realizzata nella sede di MegSat Space Division sulla via Triumplina a Brescia.

Parmitano e il respiro della Terra

Parmitano e il respiro della Terra

Agli inizi del mese di maggio 2020, a tre mesi dalla conclusione della missione Beyond, che lo ha visto nel ruolo di comandante della stazione spaziale internazionale e protagonista di lunghe e impegnative attività extraveicolari per la riparazione del rivelatore di antimateria Ams-2 dell’ASI, l’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea Luca Parmitano è entrato nelle case degli italiani, ancora in lockdown, attraverso il piccolo schermo con il docufilm “Starman”. Una pellicola che delinea la figura dell’uomo impegnato a vivere e lavorare nello spazio, sdoganandola da quella del supereroe per rivelarne la componente umana e la capacità di osservazione e decisionale, caratteristiche dominanti sia nella fase di preparazione al volo, sia nell’esecuzione dei compiti e nel raggiungimento degli obiettivi durante la lunga permanenza in orbita. Il suo riferimento al respiro e al moto della Terra, che ha espresso nella conferenza stampa post-flight, richiama l’affascinante visione del pianeta culla della vita e la consapevolezza di doversi impegnare per la sua salvaguardia, guardando oltre.

Nell’intervista rilasciata a Orbiter, Luca Parmitano si sofferma sul ruolo dell’uomo nello spazio e sullo sguardo lanciato alla Terra dalla stazione orbitale, prefigurando il passaggio all’esplorazione lunare attraverso il lunar gateway.

Rinviato lancio Crew Dragon

Rinviato lancio Crew Dragon

Un improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche su Cape Canaveral e nella regione della Florida ha imposto lo stop al lancio della Crew Dragon con a bordo gli astronauti Bob Behnken e Doug Hurley, i primi due americani pronti a partire dal territorio degli Stati Uniti nove anni dopo il pensionamento degli Space Shuttle. A fare decidere per il rinvio (il distacco dalla rampa era previsto alle 22:33 e 33 secondi ora italiana) sono stati i dati relativi ai venti in quota, che non avrebbero garantito al razzo Falcon 9 di seguire in sicurezza la traiettoria di salita. Troppo stretta la finestra di lancio per consentire una riprese immediata del count-down. La seconda opportunità è fissata sabato 30 maggio alle 19:22 italiane con aggancio alla stazione spaziale alle 14:20 di domenica 31 maggio.