Seleziona una pagina
Rinviato lancio Crew Dragon

Rinviato lancio Crew Dragon

Un improvviso peggioramento delle condizioni meteorologiche su Cape Canaveral e nella regione della Florida ha imposto lo stop al lancio della Crew Dragon con a bordo gli astronauti Bob Behnken e Doug Hurley, i primi due americani pronti a partire dal territorio degli Stati Uniti nove anni dopo il pensionamento degli Space Shuttle. A fare decidere per il rinvio (il distacco dalla rampa era previsto alle 22:33 e 33 secondi ora italiana) sono stati i dati relativi ai venti in quota, che non avrebbero garantito al razzo Falcon 9 di seguire in sicurezza la traiettoria di salita. Troppo stretta la finestra di lancio per consentire una riprese immediata del count-down. La seconda opportunità è fissata sabato 30 maggio alle 19:22 italiane con aggancio alla stazione spaziale alle 14:20 di domenica 31 maggio.

Frammenti di razzo sulla Terra

Frammenti di razzo sulla Terra

La missione della nuova navicella spaziale cinese è stata un successo, ma il razzo vettore Lunga Marcia 5B che l’ha lanciata, lo stesso che farà partire il primo veicolo del Dragone verso Marte nel mese di luglio, ha lasciato dietro di sé un frammento che è rientrato sulla Terra precipitano nelle acque dell’Atlantico. L’attrito con l’atmosfera, date le dimensioni (si tratta dello stadio centrale del Lunga Marcia 5B, lungo circa 30 metri e pesante 17 tonnellate), non ne ha determinato la completa distruzione, ma prodotto detriti che, rispettando i calcoli, sono caduti alle 17:33 ora italiana di lunedì 11 maggio. A confermarlo il centro di sorveglianza spaziale della Difesa americano. Anche l’Agenzia Spaziale Italiana, insieme a Inaf e Ministero della Difesa italiano, ha seguito la traiettoria di rientro del frammento di razzo, escludendo che l’Europa e il nostro Paese potessero essere a rischio di impatto.

L’Agenzia spaziale italiana, ha monitorato le orbite del relitto spaziale per gli ultimi tre giorni assieme a Inaf e al ministero della Difesa italiano, per verificare che non ci fossero rischi per il nostro Paese. Esclusi già dalla mattinata di oggi, quando gli astronomi hanno ristretto sempre di più la finestra di rientro dello stadio centrale del vettore a una striscia oraria tra le 15 e le 18. Le orbite, dopo mezzogiorno, non interessavano più né l’Italia né il sud dell’Europa.

Rientro di corpo spaziale

Rientro di corpo spaziale

Nel weekend di festività pasquali, l’Italian Space Surveillance and Tracking Operation Center (ISOC) di Pratica di Mare, congiuntamente al Poligono Interforze di Salto di Quirra (PISQ), e con il supporto di Leonardo-Vitrociset e GMSpazio, ha operato costantemente per monitorare il rientro in atmosfera di un oggetto segnalato inizialmente dal Comando statunitense delle operazioni spaziali venerdì 10 aprile.  L’oggetto, risultato poi essere un componente (rocket body) di un vettore utilizzato per inviare un carico alla International Space Station (ISS), è stato tracciato con successo dal Multi-Frequency Doppler Radar (MFDR) del PISQ nella giornata di Sabato 11 aprile, consentendo all’ISOC di prevedere tempestivamente e con precisione il rientro dell’oggetto, che si è verificato nella tarda serata di domenica 12 aprile. L’Italia, primo Paese in Europa ad effettuare la rilevazione dell’oggetto, ha poi messo i dati raccolti dall’ISOC a disposizione delle altre nazioni europee, come previsto dagli accordi internazionali di riferimento.

L’ISOC, gestito dall’Aeronautica Militare, nell’ambito della collaborazione nazionale fra Ministero della Difesa, Agenzia Spaziale Italiana (ASI)  ed Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), per i servizi di Space Surveillance e Tracking a favore ed in collaborazione con l’Unione Europea, coordina la rete di sensori, ottici e radar, nazionali,  destinati a seguire le traiettorie degli oggetti che orbitano intorno alla Terra, e ha la capacità di stabilire, dall’analisi dei dati rilevati, la possibilità di collisioni fra satelliti, dei satelliti con detriti spaziali  e, come nel caso in questione, l’orario di rientro in atmosfera degli oggetti in esame nonché, in collaborazione con una estesa rete di attori globali, contribuire alla determinazione della possibile area di impatto con la superficie terrestre,  con diverse ore di anticipo. Queste capacità della Difesa erano già state messe alla prova con successo anche durante altre festività pasquali, quelle del 2018 quando l’ISOC, grazie al coordinamento con il PISQ e con il supporto dell’ASI e altre articolazioni dello Stato, garantendo il monitoraggio del rientro incontrollato dall’atmosfera della stazione spaziale cinese Tiangong-1.

 

Il flyby di BepiColombo

Il flyby di BepiColombo

La sonda BepiColombo, frutto della collaborazione tra l’Agenzia spaziale europea e l’Agenzia spaziale giapponese Jaxa nell’ambito della missione di esplorazione del pianeta Mercurio, ha effettuato alle 6:25 del mattino ora italiana il previsto passaggio ravvicinato alla Terra, dopo il lancio avvenuto il 20 ottobre 2018. Il cosiddetto flyby, che ha visto il transito della sonda a 12.677 km di distanza dalla superficie terrestre, è il primo dei nove sorvoli ravvicinati consentirà a BepiColombo di rallentare leggermente la sua corsa cambiando traiettoria puntando verso il Sistema solare centrale con l’obiettivo di raggiungere Mercurio nel dicembre 2025, dopo un viaggio di oltre sette anni. A causa delle misure di distanziamento sociale adottate in tutta Europa come risposta alla pandemia da nuovo coronavirus, le operazioni verranno seguite da un numero limitato di ingegneri e tecnici presso il Centro operativo spaziale europeo (ESOC) dell’ESA a Darmstadt in Germania. La missione BepiColomo vede il forte contributo dell’Italia che, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana e al contributo scientifico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha realizzato 4 dei 16 strumenti/esperimenti a bordo più una collaborazione internazionale.

BepiColombo si compone di due sonde, l’europea Mercury Planetary Orbiter (Mpo) e la giapponese Mercury Magnetospheric Orbiter (Mmo), che viaggiano a bordo di un modulo trasportatore, il Mercury Transfer Module (Mtm), che utilizzerà una combinazione di propulsione ionica e chimica in aggiunta a numerose spinte gravitazionali durante il lungo percorso. Oltre a quello intorno alla Terra, BepiColombo effettuerà altri due voli ravvicinati attorno a Venere, previsti a ottobre 2020 e ad agosto 2021, e sei attorno Mercurio prima di passare alle cruciali manovre di frenata e posizionamento orbitale.

A livello industriale un ruolo centrale ha avuto Thales Alenia Space coordinando coordinato il lavoro di 35 diverse società europee, sviluppando i sistemi di telecomunicazione, controllo termico e distribuzione dell’energia elettrica, insieme all’integrazione e al testing del Mercury Planetary Orbiter (MPO), del Mercury Transfer Module (MTM) e del satellite completo sino alla conclusione della campagna di lancio. Thales Alenia Space ha inoltre fornito il Transponder per lo Spazio Profondo (DST) in  banda X e Ka, il computer di bordo, la memoria di massa e l’antenna ad alto guadagno, una parabolica orientabile di 1,1 metri da utilizzare per le comunicazioni satellite-terra, oltre che per l’esperimento di radio scienza della missione. Questa antenna a doppia banda deriva dall’antenna sviluppata per la missione Cassini-Huygens, un grande successo nell’avvicinarci a comprendere i misteri di Saturno. I diversi team di Thales Alenia Space impegnati nella missione hanno anche fatto squadra con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Università la Sapienza di Roma nello sviluppo di due payload scientifici: l’accelerometro ultra-sensibile ISA e l’esperimento di radioscienza MORE. Entrambi verranno utilizzati per lo studio del pianeta, così come per la conduzione di ulteriori test inerenti alla teoria della relatività di Einstein. Il Centro Europeo delle Operazioni Spaziali (ESOC) ha confermato che gli strumenti sono in ottime condizioni e pronti all’azione.

ESA: come stare in isolamento

ESA: come stare in isolamento

L’Agenzia Spaziale Europea ha promosso dalle 16 alle 21 di giovedì 26 marzo un evento online su ESA WebTv e su ESA YouTube, in collaborazione con il suo partner Asteroid Day, per aiutare tutti coloro che sono in isolamento e distanziamento sociale, a godere della scienza, del nostro pianeta, e dei nostri sogni del cielo sopra di noi.

Si tratta di #SpaceConnectsUs – un’opportunità per comunicare attraverso i confini e sentire da esploratori dello spazio, artisti e scienziati come comportarci e come gestire il nostro ambiente mentre le comunità combattono una pandemia globale.Il programma include collegamenti da remoto con astronauti e ospiti da tutto il mondo, per parlare ai bambini, ai giovani e alle loro famiglie delle loro esperienze e tecniche in spazi confinati, di lezioni di vita dall’esplorazione spaziale, della loro fiducia nella scienza e delle loro fonti di ispirazione. Il programma è stato impostato in cinque segmenti linguistici con inizio alle ore 16:00 in olandese, seguito dal tedesco (alle 17:00), italiano (18:00), francese (19:00) e inglese (20:00).

Per saperne di più visita la pagina:

http://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/Gli_astronauti_a_SpaceConnectsUs_per_offrire_ispirazione_durante_l_isolamento

Videoconferenza di Luca Parmitano

Videoconferenza di Luca Parmitano

A un mese dal rientro dallo spazio, dove ha trascorso 201 giorni a bordo della stazione spaziale internazionale, l’astronauta italiano dell’ESA Luca Parmitano ha raccontato la missione Beyond rispondendo in videoconferenza con l’Agenzia Spaziale Italiana alle domande dei giornalisti. La missione, la sua seconda di lunga durata, che ha visto impegnato in oltre 250 esperimenti e soprattutto nella riparazione dello strumento AMS-2, il cacciatore di antimateria, nel corso di quattro attività extraveicolari durate complessivamente quasi 32 ore e assumendo il ruolo di comandante della stazione spaziale.

Parmitano si è detto già perfettamente riadattato, rientrato nel peso corporeo e ritenersi tra il 95 e il 99 per cento delle capacità fisico-motorie. Risultato evidente della precedente esperienza in orbita e della migliore preparazione alla fase di rientro a terra. Ha poi descritto il momento in cui è diventato comandante della stazione come il più impegnativo della missione Beyond. “Sebbene arrivassi da veterano sulla ISS, nel momento in cui ho preso il comando è cambiato il mio approccio con l’equipaggio. Un passaggio impegnativo e al tempo stesso un momento di crescita professionale, una leadership cooperativa che dal punto di vista umano è stato l’aspetto più importante e ha rappresentato un momento fondamentale di crescita professionale”. Luca Parmitano, il quale ha lungamente documentato i segni dei cambiamenti climatici apparsi evidenti dall’orbita con la speranza – come egli stesso ha sottolineato – di avere elevato il livello di consapevolezza sulla fragilità del pianeta, ha parlato dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus invitando a non lasciarsi prendere dal panico. “E’ importante avere fiducia nelle risorse e capacità di chi lavora per contenere e combattere il contagio” – ha detto, ricordando come a bordo della stazione spaziale si effettuano esperimenti sui virus che danno importanti risultati. “Ci sono due modo per unire gli esseri umani: avere un nemico comune o unire le risorse”. Da qui l’invito ad affrontare i problemi in maniera sistemica.

Tornando alla missione Beyond, il successo della riparazione di Ams-2, essere riusciti a fare upgrade del sistema di raffreddamento, consentirà di raccogliere dati sulla materia cosmica e migliorare la comprensione dell’universo. L’aspetto tecnico della complessa attività extraveicolare è stato al centro dell’anno che ha preceduto la missione di Luca Parmitano. “Ci siamo preparati a lungo e in modo approfondito. Per lo sviluppo delle sequenze abbiamo utilizzato la piscina al centro spaziale di Houston, per l’uso della strumentazione abbiamo utilizzato un sistema di sospensione robotizzato fuori dall’acqua che simula le condizioni di assenza di gravità, inoltre un sistema integrato di realtà virtuale. Una volta in orbita si scopre una certa familiarità con le condizioni di lavoro e gli strumenti appositamente ideati per il tipo di lavorazione”. Ams-2 non era stato disegnato per essere oggetto di attività extraveicolare, si trattava di ripararlo senza romperlo, a cominciare dalla bullonatura con cui era stato fissato. Nell’ultima attività extraveicolare si è provveduto a riparare una delle connessioni che risultava non perfettamente stagna. Ora il sistema funziona perfettamente e i risultati superiori alle aspettative.

Nel corso della missione Beyond, Parmitano ha interagito con il sistema di intelligenza artificiale Simon a bordo della stazione. Un sistema che non dotato ancora di una sua autonomia ma destinato a crescere e fornire un contributo anche dal punto di vista psicologico. I tecnici della NASA si sono complimentati per l’aspetto ingegneristico del robot. “Ho chiesto a Simon di raccontarmi delle barzellette, il senso di houmor di Simon mi ha aiutato a rilassarmi” – ha raccontato l’astronauta. Risultato oltre le aspettative anche per l’esperimento con rover Interact, situato nei pressi del centro Estec dell’Agenzia Spaziale Europea in Olanda e telecomandato nell’ambito della missione lunare simulata Analog-1. “Abbiamo ancora qualche anno davanti prima di essere pronti a sfruttare appieno questo tipo di tecnologia – ha detto Parmitano – Tuttavia i risultati sono andati ben oltre le aspettative. Il rover rispondeva perfettamente, eseguendo la serie di operazioni programmate. L’esperimento ha dimostrato la capacità di lavorare in maniera integrata con gli scienziati. Ritengo che con i dati raccolti in questa missione, allorquando avremo a disposizione un rover dedicato all’esplorazione lunare, saremo pronti per impiegare proficuamente questa tecnologia. La guida del rover dalla stazione ha dimostrato la capacità di controllarne i movimenti, per cui possiamo pensare ad applicazioni non solo sulla Luna o altro corpo celeste ma anche in zone impervie sulla Terra”.

Quanto al suo futuro, Luca Parmitano ha ricordato che sarà di supporto agli astronauti che saranno chiamati a svolgere missioni sulla stazione spaziale e, tra le righe del discorso, non ha nascosto la speranza di dare il proprio contributo al programma di esplorazione lunare Artemis.