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Nespoli 6.000 ore in orbita

Nespoli 6.000 ore in orbita

Nel giorno di Cristoforo Colombo e della ricorrenza del suo approdo sulle sponde delle Americhe, il 12 ottobre, un italiano che circumnaviga la Terra dallo spazio raggiunge un importante traguardo: seimila ore nello spazio. E’ il record che spetta a Paolo Nespoli, in orbita dal 28 luglio scorso a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per la missione VITA dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). L’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea ha totalizzato complessivamente 250 giorni in orbita, considerando le sue prime due missioni, del 2007 e del 2010-2011, e anche quella in corso a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta della più lunga permanenza di un italiano nello spazio. E c’è chi ha pensato di festeggiare questo record in maniera speciale: il noto fumettista Leo Ortolani ha idedicato a Nespoli, una divertente vignetta di Rat-Man, il topo-supereroe protagonista di “C’è Spazio per Tutti”, il primo albo a fumetti ad aver volato in orbita. Nella vignetta, Rat-Man si congratula per le 6mila ore nello spazio, ma Nespoli sembra più preoccupato che, dopo tanta assenza dalla terra, il tagliando del parcheggio della sua auto sia ormai scaduto. La presentazione dell’albo “C’è Spazio per Tutti”, edito da Panini Comics in collaborazione con l’ASI e il supporto dell’ESA, è in programma sabato 4 novembre a Lucca, in occasione della 51a edizione di “Lucca Comics & Games”, il festival internazionale del fumetto che si svolge dall’1 al 5 novembre 2017.

 

Mattarella chiama AstroPaolo

Mattarella chiama AstroPaolo

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è messo in collegamento con Paolo Nespoli, astronauta dell’Agenzia spaziale europea che si trova a bordo della Stazione spaziale internazionale dallo scorso 28 luglio per la missione Vita della durata di sei mesi. Dal Quirinale sono arrivati i complimenti per l’astronauta sessantenne, alla sua terza esperienza in orbita dopo le missioni Esperia del 2007 e MagISStra del 2010. Mattarella, che nello studio presidenziale ha avuto al suo fianco Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, si è rivolto a Nespoli, dopo averne ricevuto i saluti, sottolineando come la Stazione spaziale internazionale sia vista in qualche modo come centro del mondo, luogo in cui si effettuano esperimenti di grande importanza nel campo della medicina, biologia e più in generale della tecnologia avanzata. AstroPaolo ha confermato tale asserzione sottolineando come sperimentare e fare ricerca in orbita non sia facile e ci si debba chiedere sempre fin dove abbia senso spingersi. “E’ un lavoro molto complesso, i cui risultati non sempre sono disponibile immediatamente – ha detto Nespoli, mostrando intorno a sé all’interno del modulo europeo Columbus una serra spaziale e i vari rack che ospitano gli esperimenti sulle scienze della vita. “Il nostro lavoro è solo una piccola parte del grande impegno profuso da centri di ricerca e università – ha proseguito Nespoli. Mattarella ha replicato ricordando quanto l’Italia si senta coinvolta in questa missione e richiamando la preziosità degli esperimenti e lo spirito di collaborazione che viene messo in atto nello spazio e che è un esempio importante per le tutte le nazioni della Terra.

“Non potrei essere qui sulla ISS se non ci fossero le agenzie spaziali, in particolare quelle italiana ed europea, e senza l’opera fondamentale di migliaia di persone che supportano la missione – ha detto Nespoli – A noi tocca eseguire la timeline che quotidianamente viene fissata dai responsabili sulla Terra. Riallacciandosi al tema della collaborazione internazionale, AstroPaolo ha aggiunto che “dalla stazione spaziale la Terra appare come una nave in viaggio nell’universo, e l’equipaggio della ISS rappresenta il genere umano ed è un esempio di come tutti insieme si possa arrivare a raggiungere gli obiettivi”. Rispondendo alla richiesta del presidente Mattarella sulla modalità di vita e lavoro a bordo della ISS, Nespoli ha spiegato che l’attività giornaliera viene programmata per essere svolta in modo idoneo in un ambiente ristretto, con 12 ore continue di lavoro che comprendono un paio d’ore da dedicare alla ginnastica attiva, mentre la sera c’è tempo da dedicare ai contatti con la Terra e alla divulgazione. Nespoli ha rimarcato l’importanza della componente educativa associata alla missione spaziale per far capire quando la scienza e la tecnologia siano alla portata di tutti, facendo poi riferimento al logo scelto per la missione Vita, acronimo di Vitalità, Innovazione, Tecnologia e Abilità. In chiusura di collegamento il presidente Mattarella ha chiesto a Paolo Nespoli di scattare una foto dell’Italia dallo spazio. Un desiderio che l’astronauta si è impegnato a esaudire, mostrando la bandiera italiana fluttuante in assenza di gravità e che sarà portata al Quirinale al termine della missione.

 

I 60 anni dell’era spaziale

I 60 anni dell’era spaziale

Il 4 ottobre 1957, con il lancio dello Sputnik, primo satellite artificiale e primo oggetto messo in orbita dall’uomo, aveva inizio l’era spaziale, che avrebbe visto le due superpotenze Usa e Urss duellare per il primato in quella che, più in là nel tempo, sarebbe stato definito “quarto ambiente dell’uomo”. I sovietici arrivarono per primi a superare la linea di von Karman, la linea di demarcazione alla quota di 100 km usata per definire un volo di tipo astronautico. Sputnik, in russo “compagno di viaggio”, emise i suoi bip bip che furono captati dalle stazioni radio terrestri. Oggi, per un oggetto che portava a bordo due radiotrasmittenti e batterie elettriche al piombo, parleremmo di dimostratore tecnologico. Il primo satellite della storia, partito da Baijkonur in Kazakhstan, venne spinto dal razzo vettore R-7 Semijorka, un missile balistico intercontinentale modificato per renderlo sufficientemente potente da imprimere al suo carico utile (una sfera del diametro di 58 centimetri e 86,6 kg di peso) contenuto nell’ogiva di vincere la forza di gravità e raggiungere l’orbita.  L’annuncio ufficiale del lancio avvenuto con successo arrivò dalle onde medie di Radio Mosca: “Il primo satellite artificiale della Terra è stato lanciato con successo dall’Unione Sovietica, ed ora gira attorno alla Terra seguendo una traiettoria ellittica ad una distanza massima dalla superficie terrestre di 939 chilometri”.  Un giro completo intorno al pianeta ogni 96 minuti. Tutti si aspettavano, in verità, che fossero gli Stati Uniti a lanciare un satellite, avendo dichiarato tale proposito da realizzare nel corso dell’Anno Geofisico Internazionale, inaugurato nel luglio 1957 e che si sarebbe chiuso nel dicembre 1958. Ma a capo del team di ingegneri russi c’era Sergeij Korolev, il capo del programma spaziale dell’Urss, che avrebbe regalato al proprio Paese anche il primato del primo uomo nello spazio.  

Un mese dopo, il 3 novembre 1957, toccò allo Sputnik 2, pesante 508 kg, con a bordo, il primo essere vivente, la cagnetta ribattezzata Laika, che però non sarebbe sopravvissuta alle altissime temperature provocate dall’attrito con l’atmosfera nella fase di rientro a terra. In seguito i cani Belka” e “Strelka” furono più fortunati e poterono rientrare integre sulla Terra. Gli Stati Uniti, grazie al tedesco Werner von Braun (il progettista delle temibili V1 e V2 che la Germania aveva utilizzato verso la fine della seconda guerra mondiale), sviluppò il razzo “Jupiter-C”, con cui 31 gennaio 1958 venne lanciato da Cape Canaveral in Florida il primo satellite a stelle e strisce Explorer 1, che recava a bordo strumentazioni scientifici per lo studio delle radiazioni e del campo magnetico terrestre. Una missione importante che portò alla scoperta e definizione delle “Fasce di Van Allen”.

Il 12 aprile 1961, con il volo di Jurij Gagarin, si apriva l’era astronautica. John Glenn fu il primo americano in orbita il 20 febbraio 1962 e Valentina Tereskhova la prima donna nel 16 giugno 1963. La corsa allo spazio era iniziata. I russi si avvicinarono alla Luna con le sonde automatiche e anche gli Stati Uniti, con la NASA e il Jet Propulsion Laboratory, miravano all’esplorazione interplanetaria, mentre l’Italia, con il progetto San Marco del prof. Luigi Broglio lanciò il suo primo satellite nel 1964, diventando la terza nazione della storia ad arrivare nello spazio. Una capacità scientifica e tecnologica progressivamente maturata che ha consentito all’Italia di essere partecipe di alcune dei più importanti programmi spaziali. Nei decenni si è passati dalla conquista della Luna, con lo sbarco di Apollo 11 con Armstrong e Aldrin il 20 luglio 1969, all’era dello Space Shuttle, dalle missioni interplanetarie fino ai confini del sistema solare agli atterraggi su Marte di sonde e rover, dalle prime stazioni spaziali al grande complesso orbitale internazionale condiviso da USA, Russia, Europa, Giappone e Canada. Tagliato il traguardo dei 60 anni, l’era spaziale propone all’orizzonte un probabile ritorno sulla Luna e l’ambita colonizzazione del Pianeta Rosso.

 

 

Libro postumo di Bignami

Libro postumo di Bignami

A tre mesi dalla improvvisa scomparsa dell’astrofisico Giovanni Bignami, in uscita il 30 agosto 2017 il suo libro postumo dal titolo “Le rivoluzioni dell’universo. Noi umani tra corpi celesti e spazi cosmici” edito da Giunti. Come sarà l’Universo tra 14 miliardi di anni? – si chiede Bignami, il quale raccoglie i frutti di una vita vissuta ai telescopi e con i satelliti di tutto il mondo e ci porta in viaggio tra corpi celesti e spazi infiniti fatti di materia oscura, di antimateria, nella vita aliena, tra i pianeti che chiamiamo “abitabili”. Tre grandi rivoluzioni stanno al centro di questo libro: la rivoluzione cosmologica (con cui decifrare le informazioni dei sassi che cadono dal cielo e dei raggi cosmici), la rivoluzione planetologica (per immaginare la possibile esistenza di un pianeta extrasolare) e la rivoluzione astrobiologica (i nuovi telescopi inaugureranno l’astronomia della vita terrestre). L’Universo che “vediamo” con i nostri occhi è soltanto l’Universo della materia di cui siamo fatti noi. Osservare l’evoluzione dell’Universo in miliardi di anni significa perciò capire quale sarà il futuro dell’umanità, capire come e quando homo sapiens e i suoi discendenti saranno in grado di colonizzare tutta la galassia. Un libro che è anche l’eredità scientifica e culturale di Giovanni Bignami, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il quale nell’ottobre 2016 ha proposto “Progetto Marte” il lavoro di Werner Von Braun, il padre del programma Apollo, curandone con rigore scientifico e in chiave divulgativa la traduzione. “Progetto Marte” fu scritto da Von Braun quando ancora si pensava che Marte potesse essere abitato. Una storia appassionante, basata su calcoli ed equazioni missilistiche scientificamente accurate, che Giovanni Bignami ha avuto il merito di riproporre con una chiave di lettura attualizzata.

 

Bimbi speciali senza peso

Bimbi speciali senza peso

L’Agenzia Spaziale Europea ha partecipato alla campagna “sogni di bambino in assenza di gravità”, organizzata da Novespace e dall’associazione “I cavalieri del cielo”, che ha permesso a bambini speciali, colpiti dalla disabilità o dalla malattia, scoprire l’assenza di gravità e gravità lunare in occasione di un volo parabolico. Otto bambini di cinque stati membri dell’ESA – Regno Unito, Francia, Germania, Belgio e Italia – si sono imbarcati, il 24 agosto 2017 a Bordeaux, a bordo dell’Airbus A310 ZERO – G di Novespace Air Zero G. Oltre a scoprire l’assenza di gravità, i bambini hanno anche potuto assistere a dimostrazioni scientifiche. Si trattava in particolare di accendere una candela, di mescolare liquidi di diverse densità, di giocare a ping-pong con bolle d’acqua e racchette in materiale idrofobo o ancora di far funzionare un “Hand spinner” per mostrare gli effetti della gravità. Prima del volo, i bambini hanno partecipato ad un seminario organizzato dal servizio educazione dell’ESA per spiegare le dimostrazioni e preparare i bambini al concetto di gravità. I bambini erano accompagnati da astronauti dell’ESA, originari degli stessi cinque Paesi. L’italiano Maurizio Cheli, l’inglese Tim Peake, il belga Frank De Winne, il tedesco Thomas Reiter, i francesi Claudie Haigneré e Jean-François Clervoy erano a bordo per guidare i bambini e rispondere alle loro domande. All’esperienza hanno preso parte anche due adulti colpiti dalla disabilità: Samuel Koch, ex atleta tedesco, e Philippe Carette, volontario dell’associazione “sogni di bambino”. Sogni di bambino, da oltre 20 anni, è impegnata a riunire bambini ordinari e straordinari che lavorano insieme, per settimane, su progetti relativi all’aviazione. Il progetto termina con un battesimo dell’aria. Quest’anno si è trattato di un battesimo molto speciale.

 

L’eclissi americana

L’eclissi americana

Il 21 agosto è il giorno dell’eclissi solare totale che attraverserà tutti gli Stati Uniti, dalla costa del Pacifico all’Atlantico: il picco massimo interesserà Oregon, Idaho, Wyoming, Nebraska, Kansas, Missouri, Illinois, Kentucky, Tennessee, Georgia, Nord e Sud Carolina. Il fenomeno astrale si manifesterà a nord-ovest, a Newport in Oregon, mentre l’ultima località toccata sarà Charleston, in Sud Carolina. Questa eclissi solare totale è la prima che avviene negli Stati Uniti dal 1970: un evento astronomico straordinario che coinvolge direttamente circa 12 milioni di americani che vivono nelle località coperte dal cono d’ombra. Il cono d’ombra attraverserà ad una velocità di oltre 2 mila km/h gli Stati Uniti da ovest verso est. I primi a poter osservare l’eclissi saranno gli abitanti dell’Oregon affacciati sul Pacifico, a partire dalle 10:17 ora locale (le 19:17 in Italia) Il cono d’ombra percorrerà in tutto 4.017 km in 14 Stati. L’eclissi impiegherà solo 1 ora e 33 minuti ad attraversare gli Stati Uniti: l’ombra attraverserà l’Oceano Atlantico quasi fino a raggiungere l’Africa per poi svanire circa 75 minuti dopo aver lasciato la East Coast. Nelle condizioni migliori, la Luna oscurerà completamente il disco del Sole per 2 minuti e 40 secondi: è più o meno quanto durerà la totalità per chi si troverà nell’area interessata. Più ci si sposta verso i margini del percorso, minore sarà la durata della totalità: chi verrà a trovarsi proprio ai margini osserverà la totalità solo per pochi secondi. L’eclissi maggiore avrà una durata di 2 minuti e 41,6 secondi nei pressi di Makanda Township a sud di Carbondale, in Illinois.

L’apice del fenomeno astronomico sarà alle 20:47 ora italiana. Un’eclissi totale di Sole è una rara occasione per studiare la corona solare e la cromosfera, ossia il sottile strato dell’atmosfera solare che ha uno spessore di appena 2mila chilometri. Sole, Luna e Terra risultano perfettamente allineati in quest’ordine; ciò è possibile solo quando la Luna, la cui orbita è inclinata di cinque gradi rispetto all’eclittica, interseca quest’ultima in un punto detto nodo. Quando il nodo si trova tra la Terra e il Sole, l’ombra della Luna passa in alcuni punti della superficie terrestre e si assiste a un’eclissi solare.

Il prossimo appuntamento con un eclissi solare totale sarà nel luglio 2019 e interesserà Argentina e Cile. Negli Stati Uniti bisognerà attendere l’8 aprile 2024 quando il cono d’ombra coprirà il sole su Messico, Texas, Oklahoma, Arkansas, Missouri, Illinois, Kentucky, Indiana, Ohio, Pennsylvania, New York, Vermont, New Hampshire, Canada e Maine. In Italia dovremo attendere fino al 12 agosto 2026, quando un’eclissi totale investirà l’Islanda e il nord della Spagna, e anche in tutta Italia ci sarà un oscuramento del Sole nelle ore precedenti il tramonto fino al 95%. Per poter osservare la prossima eclissi solare, quasi totale, dovremo aspettare il 2 Agosto 2027 quando il sole si oscurerà per il 98%.

L’eclissi solare totale può essere seguita sui canali web della NASA:

https://www.nasa.gov/eclipselive

NASA App for iOS — http://itunes.apple.com/app/nasa-app/id334325516?mt=8

NASA App for Android — https://play.google.com/store/apps/details?id=gov.nasa

Social Media

Facebook Live — https://www.facebook.com/nasa

Twitter/Periscope — https://www.pscp.tv/nasa

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YouTube — https://www.youtube.com/watch?v=wwMDvPCGeE0