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Hope nell’orbita di Marte

Hope nell’orbita di Marte

La sonda Hope lanciata dagli Emirati Arabi Uniti è entrata nell’orbita di Marte. E’ il quinto paese ad aver immesso un veicolo spaziale intorno al Pianeta Rosso, dopo Stati Uniti e Russia, seguiti dall’Agenzia Spaziale Europea e dall’India che ci è riuscita al primo tentativo, nel 2013 con la sonda Mangalyaan. La manovra di inserimento in orbita di Hope è stata seguita dagli ingegneri del Mohammed bin Rashid Space Centre di Dubai. Durante i 27 minuti di accensione dei motori, servita a rallentare la velocità da 121mila a circa 18mila km/h, la sonda ha bruciato il 50% degli 800 kg di propellente disponibile a bordo. Questo ha permesso alla sonda di rallentare da 121 000 km/h a circa 18 000 km/h. Hope è destinato a diventare il primo satellite meteorologico di Marte perché ne studierà il clima. Nel giro di dieci giorni il Pianeta Rosso sarà raggiunto prima dalla sonda cinese Tianwen-1 e il 18 febbraio toccherà dalla missione della Nasa Mars 2020 con il rover “Perseverance”. Per la missione Exomars dell’ESA si dovrà attendere il 2022.

Un asteroide per Liliana Segre

Un asteroide per Liliana Segre

Mai un corpo cosmico minore aveva ricoperto tanta importanza nell’assumere una intitolazione al di là della classificazione alfanumerica astronomica. Si tratta dell’asteroide noto con la sigla 1999 VD169, scoperto alla fine degli anni Novanta nella Fascia principale degli asteroidi situata tra le orbite di Marte e Giove, che è stato dedicato alla senatrice a vita e testimone dell’olocausto Liliana Segre con la denominazione 75190 Segreliliana. L’Unione Astronomica Internazionale aveva assunto il 17 novembre 2020 la decisione di attribuire l’asteroide alla sopravvissuta alla Shoah italiana e alla deportazione al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, richiamando lo stesso numero che Liliana Segre porta tatuato sul braccio. La denominazione ufficiale è stata dichiarata alla vigilia della Giornata della Memoria del 27 gennaio 2021, nel corso del convegno dal titolo “Convivere cin Auschwitz”, organizzato dall’Università di Trieste in collaborazione con il Memoriale della Conferenza di Wannsee e l’Istituto italiano di cultura di Berlino. «Che il mio nome e il numero a cui ciascuno di noi era ridotto ad Auschwitz, traslato in un corpo celeste, possa valere da memento e monito ‘che questo è stato’ e potrebbe accadere di nuovo senza informazione, conoscenza, coscienza e responsabilità», ha commentato Liliana Segre.

75190 Segreliliana è un asteroide di 1498 metri di diametro e di magnitudine assoluta di 15,8, appartenente alla Fascia principale, situata tra le orbite di Marte e Giove, con un periodo di rivoluzione di 3,74 anni. La sua scoperta, il 14 novembre 1999, si deve a Grant Stokes, responsabile del progetto Linear (The Lincoln Near-Earth Asteroid Research) per il Massachusetts Institute of Technology.

«Alla fine della giornata, il mio mondo di fantasia, al quale mi aggrappavo per ‘fuggire’ dal campo, era diventato una piccola stella che vedevo nel cielo. Sempre la stessa. L’avevo notata una sera di cielo terso, quando i nostri aguzzini ci davano pochi minuti di tregua, Da quella sera, ogni giorno quando arrivava buio la cercavo, le parlavo. Ero felice di ritrovarla, significava che un altro giorno era passato». Così ricorda la stessa Liliana Segre nella sua autobiografia “Fino a quando la mia stella brillerà”.

L’attribuzione è stata comunicata alla senatrice Segre da Ewine van Dishoeck, presidente dell’Unione Astronomica Internazionale, in una lettera firmata da tutti i membri del comitato esecutivo della Iau, che termina con queste parole: «Un asteroide è un corpo celeste che riflette la luce della nostra stella, il Sole: ed è quindi un riconoscimento molto appropriato a Lei che riflette la luce di tutti gli innocenti spenti dalla follia umana».

(Nell’immagine: orbita dell’asteroide 75190 Segreliliana il 26 gennaio 2021. Crediti: Klet Observatory/WG-SBN IAU)

Test a metà sui motori SLS

Test a metà sui motori SLS

La NASA ha condotto, nella notte italiana tra sabato 16 e domenica 17 gennaio, la prova di accensione dei grandi motori del razzo Space Launch System (SLS), che sarà utilizzato per lanciare la missione Artemis I e successive per il nuovo programma di esplorazione lunare.

Il test prevedeva che i quattro motori RS-25 del razzo si attivassero per poco più di otto minuti, un tempo di funzionamento che corrisponde a quello necessario a inviare il razzo in orbita. Il team di prova ha completato con successo il conto alla rovescia e ha acceso i motori, che però si sono spenti dopo poco più di un minuto. I tecnici della NASA stanno esaminando i dati per determinare cosa ha causato l’arresto anticipato.

I test prevedeva il caricamento di 733.000 libbre di ossigeno liquido e idrogeno liquido, la procedura del conto alla rovescia del lancio e l’accensione dei motori. Tutto si è svolto regolarmente, come se si fosse trattato della sequenza reale sulla rampa di lancio.

“Il test di sabato è stato un importante passo avanti per garantire che lo stadio principale del razzo SLS sia pronto per la missione Artemis I e per trasportare l’equipaggio delle missioni future intorno alla Luna” – ha detto l’amministratore della NASA Jim Bridenstine, presente al test che si è svolto allo Stennis Space Center vicino alla Baia di St. Louis in Mississippi, lo stesso dove si svolsero le prove del grande razzo Saturno V utilizzato per il programma Apollo. “Anche se i motori non hanno funzionato per l’intera durata prevista, il team ha completato con successo il conto alla rovescia, ha acceso i motori e ha ottenuto dati preziosi per la definitiva messa a punto del sistema di lancio” – ha aggiunto Bridenstine.

L’ESA cerca nuovi astronauti

L’ESA cerca nuovi astronauti

Il ritorno di Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’ESA, a bordo della stazione spaziale internazionale nel 2022, sarà preceduto dalla selezione di una nuova classe di astronauti europei, il cui bando di concorso sarà pubblicato il 16 febbraio 2021. Ne ha dato notizia Jan Woerner (nella foto), direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, insieme al suo successore Josef Aschbacher che gli subentrerà nel giugno 2021, nel corso della conferenza stampa dell’ESA svoltasi in modalità streaming.

Bilancio di mandato per Woerner, che ha ripercorso le principali tappe dei programmi ESA e anticipato gli obiettivi prossimi, dalle missioni spaziali Alpha e Cosmic Kiss a quelle di lunga durata a bordo della ISS dell’astronauta francese Tomas Pesquet e del tedesco Matthias Maurer, i quali nel 2021 raggiungeranno il complesso orbitale a bordo della navetta Crew Dragon di SpaceX. Josef Aschbacher ha ricordato la serie di impegni assunti dall’ESA, tra cui lo sviluppo dei lanciatori Vega-C e Ariane-6, il contributo al programma di esplorazione lunare Artemis con la possibilità di vedere la presenza di astronauti europei a bordo della stazione spaziale cislunare Lunar Gateway, le nuove missioni verso Marte e il lancio, previsto a ottobre 2021, del telescopio spaziale a raggi infrarossi James Webb Telescope, realizzato in collaborazione con la Nasa e l’Agenzia spaziale canadese, che promette di svelare l’universo profondo ancora più di quanto abbia fatto e stia facendo Hubble Space telescope. Obiettivo di grande importanza sarà l’implementazione del programma di osservazione della Terra dallo Spazio “Copernicus”.  Reso noto, infine, il bilancio di previsione dell’Esa per il 2021, che sarò di 6,49 miliardi di euro.

Starship in volo con crash finale

Starship in volo con crash finale

Spettacolare test del prototipo SN8 di Starship, il nuovo sistema di lancio di SpaceX, decollato alle 23:45 italiane del 9 dicembre dal centro sperimentale di Boca Chica, Texas e rimasto in volo per 6 minuti e 40 secondi, raggiungendo tutti gli obiettivi ad eccezione dell’atterraggio che si è concluso con un crash distruttivo. Spinto da tre motori Raptor, il prototipo SN8 di Starship ha raggiunto la quota prevista di 12,5 km, effettuato la manovra “backflip“, ovvero abbandonatoi l’assetto verticale e , spenti i motori Raptor, si è disposto in assetto planato con controllo aerodinamico di alette e sistema di razzetti ausiliari, per poi recuperare l’assetto verticale, riaccendere i motori Raptor e compensare fino ad annullarlo il movimento orizzontale indotto dal volo planato. La fase di rientro è avvenuta con un solo motore Raptor in funzione, la zona di atterraggio è stata centrata ma troppo duramente e il veicolo è esploso al suolo. E’ lo stato lo stesso Elon Musk ad annunciare via twitter che la pressione dei serbatoi supplementari, dove è stivata la riserva di carburante per l’accensione finale, era troppo bassa durante la riaccensione dei motori. Ciò ha causato il raggiungimento di una velocità terminale troppo alta durante l’atterraggio. SpaceX ha ottenuto importanti indicazioni dal volo test e, con ogni probabilità, nelle prossime settimane effettuerà una seconda prova con il prototipo SN9 mentre la catena di produzione di Starship avanza ed è in fase in completamento l’SN15.

Addio al pioniere Meggiorin

Addio al pioniere Meggiorin

Lutto nel mondo spaziale. E’ venuto a mancare a Brescia l’imprenditore Guido Meggiorin, titolare dell’omonima azienda di telecomunicazioni mobili e soprattutto pioniere dei servizi satellitari privati. Nella seconda metà degli anni ’90 fondò la MegSat Space Division, divisione spaziale del gruppo Meggiorin, prima azienda italiana a capitale privato ad avere progettato, costruito e messo in orbita due microsatelliti per telecomunicazioni. Un’impresa portata a termine con un gruppo di lavoro composto da giovani ingegneri bresciani guidati dal direttore e mission manager Giancarlo Borghesi. Il primo successo porta la data del 29 aprile 1999, quando il dimostratore tecnologico MegSat 0, con una massa di appena 34 kg, venne lanciato con un razzo vettore Cosmos-3M delle forze missilistiche strategiche russe e immesso in un’orbita di 580 km inclinata di 48 gradi. Numerosi sistemi innovativi introdotti dai progettisti del microsatellite consentono di garantire alti livelli di qualità nell’acquisizione e nel trattamento dei dati rilevati da reti di servizio tecniche, commerciali e di monitoraggio ambientale e da apparati scientifici e tecnologici in funzione a terra o a bordo di veicoli. MegSat 0 era equipaggiato con apparati di trasmissione finalizzati alla telelettura di dati terrestri come quella dei contatori dei serbatoi di gas appartenenti a utenze domestiche isolate, allo scopo di ottimizzare la logistica dei rifornimenti e ridurre i costi di esercizio dei servizi. A bordo si trovava anche l’esperimento scientifico Aurora, telescopio a doppio canale, per la misura del flusso dell’aurora boreale e del cielo notturno, sviluppato dall’Università di Trieste.

Guido Meggiorin avrebbe compiuto 77 anni il 24 settembre e due giorni dopo festeggiato il ventennale della missione MegSat 1, primo satellite operativo, lanciato il 26 settembre 2000 da Bajkonur con il vettore russo Dnepr, deriva dall’ex missile balistico intercontinentale SS 18 K, riconvertito ad usi civili.

Analogamente al Megsat 0, il secondo satellite di 55 kg, immesso in orbita circolare inclinata di 65 gradi a 645 km di quota, ha funzionato registrando i dati acquisiti durante l’intera orbita e ritrasmettendoli a ogni passaggio sulla stazione di controllo a Terra. Il satellite ha svolto quattro tipi di missioni: didattica, scientifica, tecnologica e commerciale. La missione didattica svolta in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, rivolta a 50 scuole medie italiane, ha permesso di sperimentare la gestione e controllo in orbita di un satellite con dati telemetrici, il calcolo delle orbite e tutte le attività scientifiche correlate a una missione spaziale. parte scientifica della missione è invece dedicata a un esperimento, sviluppato dal Laboratorio CARSO (Center for Advanced Research in Space Optics) in collaborazione con l’Università di Trieste, l’Università e l’INFN di Perugia e l’Istituto di Ottica applicata di Firenze, per il monitoraggio e la mappatura delle emissioni UV. A bordo vennero eseguiti un esperimento tecnologico per la qualificazione di materiali e soluzioni ingegneristiche da impiegare per le future generazioni di microsatelliti e servizi commerciali quali la telelettura dei contatori domestici di gas e acqua già sperimentata con il precedente Megsat 0.

La gestione dei microsatelliti avveniva attraversa una stazione di controllo realizzata nella sede di MegSat Space Division sulla via Triumplina a Brescia.