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Curiosity da 6 anni su Marte

Curiosity da 6 anni su Marte

Sesto anniversario dello sbarco su Marte per il rover Curiosity della NASA. Il suo arrivo sulla superficie del Pianeta Rosso è datato 6 agosto 2012. La sua missione, denominata Mars Science Laboratory, è iniziata con il lancio da Cape Canaveral, a bordo del razzo Atlas V 541, il 26 novembre 2011 con approdo finale dopo un viaggio di oltre otto mesi. Il suo arrivo è stato reso possibile da una manovra di discesa, durata 7 minuti, iniziata all’interno di una capsula e una velocità di caduta rallentata prima dal paracadute e poi, una volta sganciato dall’involucro, da un sistema di retrorazzi che ha consentito a Curiosity di posarsi al suolo nei pressi del cratere Gale. Lungo 3 metri e pesante sulla Terra 900 chili, percorre 30 metri ogni ora, una velocità che è pari a un terzo di quella massima che potrebbe raggiungere. In realtà, l’obiettivo del rover è l’esplorazione del suolo e dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, che controlla la missione, si sta attenti a non provocare danni che potrebbero danneggiarlo in modo irreparabile. Curiosity può superare ostacoli fino a 75 cm di altezza. Il 22 marzo 2018 Curiosity ha tagliato il traguardo dei 2mila giorni “marziani”, che corrispondono a 2054 terrestri. Durante i sei anni trascorsi su Marte, il rover ha raccolto le prove della presenza, in epoche remote, della presenza di acqua allo stato liquido, constatando le caratteristiche del terreno appartenuti a laghi ora asciutti. Curiosity, capace di reggere a una tempesta di sabbia che ha avvolto tutto il Pianeta Rosso, chiuderà a fine 2018 la seconda fase della sua missione e attende l’arrivo della missione Insight, prevista a novembre, in attesa del suo successore Mars 2020.

(image: NASA)

C’è acqua su Marte

C’è acqua su Marte

Il radar italiano Marsis, installato a bordo della sonda europea Mars Express, ha fornito evidenza della presenza di acqua liquida e salata sotto la superficie di Marte. L’annuncio è stato dato alle ore 16 di mercoledì 25 luglio nel corso di una conferenza stampa internazionale tenutasi nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana a Roma. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science con il titolo “Radar evidence of subglacial liquid water on Mars”. Una scoperta che rende merito alla ricerca degli scienziati italiani, in particolare quelli coinvolti nel progetto: Roberto Orosei, responsabile scientifico del radar Marsis, Enrico Flamini responsabile dell’esperimento Marsis e Elena Pettinelli, co-investigator di Marsis. Nella pubblicazione sono riportati i nomi dei ricercatori componenti il team e appartenenti a centri di ricerca ed università italiane (Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Sapienza Università di Roma). Di fatto, è stata ottenuta, per la prima volta, la prova che sotto la superficie di Marte c’è dell’acqua allo stato liquido. I dati di MARSIS indicano che probabilmente l’acqua è salata poiché alla profondità di 1.5 km, dove l’acqua è stata identificata, la temperatura è sicuramente ben al di sotto di 0°C. I sali, che probabilmente sono simili a quelli che la sonda NASA Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono da “antigelo” aiutando a mantenere l’acqua allo stato liquido. Acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica sono ingredienti che potrebbero far pensare anche ad una nicchia biologica. I ricercatori sono convinti che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte ed ora, messo a punto il metodo di analisi, potranno continuare ad investigare.
Grazie alla sonda Viking della NASA dal 1976, è diventato evidente il fatto che la superficie di Marte fosse un tempo coperta da mari, laghi e fiumi e le successive missioni hanno confermato sempre più tale presenza. “Il grande dilemma era quindi quello di dove sia finita tutta quell’acqua. – racconta Roberto Orosei dell’INAF, primo autore dell’articolo – Buona parte di questa è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua. Un’altra significativa porzione è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido”. Questo era ciò che si ipotizzava a metà degli anni ’90, quando la missione Mars Express fu annunciata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’ASI propose di adottare un radar a bassa frequenza per investigare il sottosuolo a grande profondità.

Il radar Marsis fu ideato e proposto dal prof. Giovanni Picardi di Sapienza Università di Roma, e la sua realizzazione fu gestita dall’ASI ed affidata alla Thales Alenia Space – Italia. La NASA, attraverso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) e l’Università dell’Iowa, ha fornito una parte dell’elettronica e la speciale antenna ben visibile in tutte le immagini di Mars Express. L’ASI lo consegnò ad ESA per installarlo sul satellite che venne poi lanciato il 2 giugno 2003. Il presidente dell’ASI Roberto Battiston definisce la scoperta “una delle più importanti degli ultimi anni”, sottolineando che “i risultati di MARSIS confermano l’eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia. Sono un ulteriore riprova dell’importanza della missione ESA a leadership italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul Pianeta Rosso alla ricerca di tracce di vita fino a due metri di profondità sotto la superfice del pianeta”.

MARSIS è un radar sounder, ovvero un radar che opera a frequenze tra 1.5 e 5 MHz in grado di penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 km di profondità, a seconda delle caratteristiche geofisiche degli strati profondi, ma anche di misurare con accuratezza lo stato e le variazioni della ionosfera marziana. “Era uno strumento di concezione innovativa, completamente diverso dall’unico lontano precursore volato un quarto di secolo prima sull’ultima missione Apollo, estremamente promettente di cui si doveva non solo sviluppare l’elettronica, ma anche il modo di elaborarne i dati. Un contributo importante venne dai colleghi del JPL della NASA e dell’Università dell’Iowa” commenta Enrico Flamini, già Chief Scientist di ASI. Questi ultimi erano principalmente interessati alla misura della ionosfera marziana, mentre il JPL curò lo sviluppo presso l’industria americana dell’antenna, due leggerissimi tubi di kevlar lunghi 20 m ognuno che, per poter essere montati a bordo ed essere lanciati con il satellite, dovevano essere ripiegati in una scatola di poco più di un metro di lunghezza.

MARSIS, grazie alla sua capacità di penetrare all’interno della crosta marziana, è l’unico strumento in grado di risolvere il dilemma e trovare l’acqua liquida in profondità. Per più di 12 anni il radar ha sondato le calotte polari del pianeta rosso in cerca di indizi di acqua liquida. Qualche eco radar insolitamente forte era già stata osservata dai ricercatori del team di MARSIS nel corso degli anni, ma senza ottenere mai una evidenza sperimentale certa della presenza di acqua allo stato liquido. Il gruppo di scienziati che firma l’articolo oggi in pubblicazione su Science, ha studiato per alcuni anni la regione del Planum Australe con MARSIS. In particolare, i ricercatori hanno elaborato ed analizzato i dati acquisiti su questa regione tra il maggio 2012 ed il dicembre 2015. I profili radar, ottenuti da orbite diverse, che talvolta si incrociavano tra di loro, ed acquisite in diversi periodi dell’anno marziano quando nelle regioni polari sud si depositano sottili strati di ghiaccio di anidride carbonica, hanno mostrato caratteristiche peculiari ed hanno permesso di identificare una area di circa 20km quadrati (centrata a 193°E e 81°S) nella quale la sottosuperficie è molto riflettente, al contrario delle aree circostanti.

La parte più complessa del lavoro è stata l’analisi quantitativa dei segnali radar per arrivare a determinare la costante dielettrica dello strato riflettente ed identificarne, quindi, la natura. Questa parte del lavoro è durata quasi 4 anni, ma il gruppo è riuscito a determinare che la permittività dielettrica dell’area altamente riflettente è maggiore di 15, perfettamente in accordo con la presenza di materiali che contengono notevoli quantità di acqua liquida. “Questi risultati indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale, – dice Elena Pettinelli, responsabile del Laboratorio di Fisica Applicata alla Terra ed i Pianeti dell’Università Roma Tre e co-investigatore di MARSIS- simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da MARSIS. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ovvero dove si trova il fondo del lago o la base dell’acquifero, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro.”

(fonte: ASI)

La più lunga eclissi lunare

La più lunga eclissi lunare

La sera del 27 luglio 2018 è destinata a passare alla storia per l’eclissi totale di Luna più lunga del secolo, accompagnata dalla contemporanea, grande e luminosa opposizione di Marte. La Luna, che sarà alla massima distanza dalla Terra, raggiungerà il centro dell’ombra terrestre, generando un’eclissi della durata di circa 103 minuti. Nella stessa notte, il Pianeta Rosso si troverà alla distanza minima dal Sole, al quale sarà opposto (la cosiddetta grande opposizione) e dunque in condizione tale da rendersi massimamente visibile. La Luna piena sorgerà poco prima delle 21, quando sarà già in penombra, mentre la fase di totalità dell’eclissi si verificherà tra le 21.30 e le 23.13. Il culmine dell’evento astronomico è previsto alle 22.22 ora italiana e per 11 minuti il nostro satellite naturale di colorerà di rosso. Ciò in quanto l’atmosfera terrestre filtra la maggior parte della luce blu della radiazione solare, rilasciando la luce arancione e rossa. Marte, sorgerà alle 21, poco al di sotto della Luna già in penombra. Luna in eclissi e Marte, distanziati di sei gradi nella stessa regione di cielo, creeranno un’immagine astronomica rara e spettacolare. Quello che l’astrofisico Gianluca Masi, Responsabile Scientifico del Virtual Telescope Project, definisce un raro e spettacolare abbraccio tra i due corpi celesti. Nel contempo, altri tre pianeti – Venere, Giove e Saturno – saranno ben visibili nel cielo. Ad arricchire l’osservazione celeste, anteprima del grande evento astronomico, il passaggio sull’Italia, intorno alle 21.15, della Stazione Spaziale internazionale.

La lunghezza temporale dell’eclissi lunare richiama la seconda legge di Keplero. La luna, perfettamente allineata a Sole e Terra, si troverà in prossimità dell’apogeo, poco oltre 400mila chilometri, percorrendo il tratto di orbita più lentamente rispetto a quando si trova in altri punti del suo percorso e permanendo di più nel cono d’ombra terrestre.

 

Il primo uomo

Il primo uomo

In coincidenza con il 49esimo anniversario del primo sbarco umano sulla Luna, l’annuncio del film dedicato a Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, che sarà proiettato in in prima mondiale mercoledì 29 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, in occasione della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. “Il primo uomo”, diretto da Damien Chazelle (il regista di La La Land, premiato con 6 Oscar) vede l’attore Ryan Gosling nelle vesti di Nei Armostrong, sulla cui figura si concentra il racconto della pellicola negli anni dal 1961 al 1969 che precedettero l’allunaggio. Un profondo resoconto e una narrazione in prima persona, basata sui libri di Kames R. Hansen, il film esplora i sacrifici e il costo – per Armstrong e per gli Stati Uniti – di una delle missioni più pericolose della storia. “Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. La sua frase è rimasta famosa, la sua missione ha rivoluzionato la storia dell’umanità. Neil Armstrong è stato il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna il 20 luglio del 1969. La storia della missione Apollo 11 della NASA è quella della realizzazione di un sogno di tutti i tempi che Il primo uomo torna a raccontare.

Busalla casa dello Spazio

Busalla casa dello Spazio

Alla vigilia del 49esimo anniversario dello sbarco umano sulla Luna, l’astronauta Franco Malerba ha presentato la seconda edizione del Festival dello Spazio che si tiene a Busalla, la cittadina nell’entroterra ligure che ha dato i natali al primo italiano andato in orbita 500 anni dopo la navigazione di Cristoforo Colombo verso il continente americano. La manifestazione, ideata nel 2017 per festeggiare il 25ennale del volo di Franco Malerba a bordo dello Space Shuttle, torna con nuovi e sempre più interessanti ingredienti. Il programma del Festival 2018, dal 27 al 29 luglio, è ispirato all’attualità dell’anno spaziale in corso, a cominciare dal lancio, previsto il 25 luglio, degli ultimi satelliti che completano la costellazione del sistema di navigazione europeo Galileo. Un’occasione per parlare del connubio di dati satellitari e terrestri nel mondo, in rapida evoluzione, delle telecomunicazioni. In occasione del trentennale di fondazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, nella giornata inaugurale del Festival, il 27 luglio, protagonisti Luciano Guerriero, primo presidente dell’ASI, e l’attuale presidente Roberto Battiston. La sera del 27 luglio appuntamento con l’eclissi totale di luna. Un evento che offre l’opportunità di parlare, a 50 anni dalla prima storica prima circumnavigazione della Luna, delle conoscenze acquisite sul nostro satellite, degli enigmi ancora irrisolti e dei piani di esplorazione e di utilizzo come base per l’esplorazione umana di Marte. Altro anticipazione è il lancio, previsto nell’ottobre 2018, della sonda intitolata a Bepi Colombo, destinata a raggiungere il pianeta Mercurio nel 2025: una missione tecnicamente molto difficile, di altissimo interesse scientifico. In chiusura di manifestazione la presenza dell’astronauta Paolo Nespoli alle 10:30 di domenica 29 luglio.

 

SEonSE a guardia del mare

SEonSE a guardia del mare

Leonardo ha annunciato al Farnborough Airshow che è online SEonSE (Smart Eyes on the SEas), la piattaforma geospaziale per la sicurezza marittima. Grazie all’utilizzo del cloud computing e di avanzati modelli di big data analysis, SEonSE consente di accedere in tempo reale, anche da tablet o smartphone, a informazioni personalizzate su ciò che avviene in mare. Al Salone di Farnborough è stata presentata la soluzione realizzata da e-GEOS (joint venture tra Telespazio 80% e ASI 20%) che, integrando i dati provenienti da molteplici fonti, abilita servizi dual-use per sicurezza e sorveglianza marittima, controllo dei traffici illeciti, monitoraggio ambientale, lotta alla pirateria. “Con SEonSE, la sicurezza marittima può sfruttare appieno i vantaggi offerti dalla digital transformation. Una grandissima mole di dati viene elaborata automaticamente in tempo reale per la protezione delle persone e dell’ambiente marino”, ha dichiarato Luigi Pasquali, Coordinatore delle attività spaziali di Leonardo e Amministratore Delegato di Telespazio. ”La rivoluzionaria piattaforma si basa sulle competenze di un Gruppo industriale, Leonardo, leader nella progettazione e fornitura di sistemi integrati e tecnologie per la maritime domain awareness, e su 25 anni di esperienza nell’ambito dell’osservazione della Terra dallo Spazio, che vede in e-GEOS un’eccellenza internazionale.”

SEonSE elabora le informazioni acquisite da satelliti e radar costieri e le fonde in modo automatico e continuo, grazie ad algoritmi proprietari, con dati di posizione inviati dalle imbarcazioni (AIS, VMS, LRIT), registri navali e banche dati di diversa natura, informazioni meteorologiche e oceanografiche. Tali dati vengono inoltre confrontati con le informazioni storiche e i comportamenti abituali, permettendo di identificare condotte anomale e potenziali minacce per la sicurezza. Il risultato è un’informazione tempestiva e di facile accesso, utile per individuare possibili rischi, segnalati da notifiche di allerta generate automaticamente, intercettare le navi responsabili, pianificare le azioni delle autorità competenti e tracciare rotte sicure in ambienti ostili.

Cruciale per sicurezza e monitoraggio è il contributo delle immagini satellitari, che consentono di osservare su scala globale imbarcazioni cooperanti e non – quindi anche quelle che non rispettano gli obblighi di identificazione in mare – in ogni condizione meteo, in zone remote, di giorno e di notte. SEonSE, in particolare, coniuga l’alta risoluzione e la flessibilità della costellazione dei satelliti radar italiani COSMO-SkyMed e la frequenza di acquisizioni programmate delle Sentinelle del programma europeo Copernicus. La piattaforma consente inoltre, già da oggi, l’integrazione dei dati generati dalle costellazioni di mini-satelliti, come Planet e BlackSky, garantendo un aggiornamento continuo e completo della situazione in mare. SEonSE sfrutta anche, in real-time, gli oltre 7 milioni di segnali AIS inviati ogni giorno da circa 165.000 imbarcazioni e gestiti da exactEarth, azienda canadese leader nel tracciamento globale delle navi commerciali con cui e-GEOS ha firmato, al Salone di Farnborough, un accordo di partnership. SEonSE si basa su un brevetto di e-GEOS per l’elaborazione dei dati satellitari, già impiegato in molteplici attività di sicurezza marittima e in progetti internazionali, tra cui OCEAN2020, il programma di ricerca strategico del Fondo della Difesa europeo per le tecnologie di sorveglianza navale e sicurezza marittima, guidato da Leonardo.