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C’è acqua su Marte

C’è acqua su Marte

Il radar italiano Marsis, installato a bordo della sonda europea Mars Express, ha fornito evidenza della presenza di acqua liquida e salata sotto la superficie di Marte. L’annuncio è stato dato alle ore 16 di mercoledì 25 luglio nel corso di una conferenza stampa internazionale tenutasi nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana a Roma. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science con il titolo “Radar evidence of subglacial liquid water on Mars”. Una scoperta che rende merito alla ricerca degli scienziati italiani, in particolare quelli coinvolti nel progetto: Roberto Orosei, responsabile scientifico del radar Marsis, Enrico Flamini responsabile dell’esperimento Marsis e Elena Pettinelli, co-investigator di Marsis. Nella pubblicazione sono riportati i nomi dei ricercatori componenti il team e appartenenti a centri di ricerca ed università italiane (Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Sapienza Università di Roma). Di fatto, è stata ottenuta, per la prima volta, la prova che sotto la superficie di Marte c’è dell’acqua allo stato liquido. I dati di MARSIS indicano che probabilmente l’acqua è salata poiché alla profondità di 1.5 km, dove l’acqua è stata identificata, la temperatura è sicuramente ben al di sotto di 0°C. I sali, che probabilmente sono simili a quelli che la sonda NASA Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono da “antigelo” aiutando a mantenere l’acqua allo stato liquido. Acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica sono ingredienti che potrebbero far pensare anche ad una nicchia biologica. I ricercatori sono convinti che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte ed ora, messo a punto il metodo di analisi, potranno continuare ad investigare.
Grazie alla sonda Viking della NASA dal 1976, è diventato evidente il fatto che la superficie di Marte fosse un tempo coperta da mari, laghi e fiumi e le successive missioni hanno confermato sempre più tale presenza. “Il grande dilemma era quindi quello di dove sia finita tutta quell’acqua. – racconta Roberto Orosei dell’INAF, primo autore dell’articolo – Buona parte di questa è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua. Un’altra significativa porzione è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido”. Questo era ciò che si ipotizzava a metà degli anni ’90, quando la missione Mars Express fu annunciata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’ASI propose di adottare un radar a bassa frequenza per investigare il sottosuolo a grande profondità.

Il radar Marsis fu ideato e proposto dal prof. Giovanni Picardi di Sapienza Università di Roma, e la sua realizzazione fu gestita dall’ASI ed affidata alla Thales Alenia Space – Italia. La NASA, attraverso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) e l’Università dell’Iowa, ha fornito una parte dell’elettronica e la speciale antenna ben visibile in tutte le immagini di Mars Express. L’ASI lo consegnò ad ESA per installarlo sul satellite che venne poi lanciato il 2 giugno 2003. Il presidente dell’ASI Roberto Battiston definisce la scoperta “una delle più importanti degli ultimi anni”, sottolineando che “i risultati di MARSIS confermano l’eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia. Sono un ulteriore riprova dell’importanza della missione ESA a leadership italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul Pianeta Rosso alla ricerca di tracce di vita fino a due metri di profondità sotto la superfice del pianeta”.

MARSIS è un radar sounder, ovvero un radar che opera a frequenze tra 1.5 e 5 MHz in grado di penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 km di profondità, a seconda delle caratteristiche geofisiche degli strati profondi, ma anche di misurare con accuratezza lo stato e le variazioni della ionosfera marziana. “Era uno strumento di concezione innovativa, completamente diverso dall’unico lontano precursore volato un quarto di secolo prima sull’ultima missione Apollo, estremamente promettente di cui si doveva non solo sviluppare l’elettronica, ma anche il modo di elaborarne i dati. Un contributo importante venne dai colleghi del JPL della NASA e dell’Università dell’Iowa” commenta Enrico Flamini, già Chief Scientist di ASI. Questi ultimi erano principalmente interessati alla misura della ionosfera marziana, mentre il JPL curò lo sviluppo presso l’industria americana dell’antenna, due leggerissimi tubi di kevlar lunghi 20 m ognuno che, per poter essere montati a bordo ed essere lanciati con il satellite, dovevano essere ripiegati in una scatola di poco più di un metro di lunghezza.

MARSIS, grazie alla sua capacità di penetrare all’interno della crosta marziana, è l’unico strumento in grado di risolvere il dilemma e trovare l’acqua liquida in profondità. Per più di 12 anni il radar ha sondato le calotte polari del pianeta rosso in cerca di indizi di acqua liquida. Qualche eco radar insolitamente forte era già stata osservata dai ricercatori del team di MARSIS nel corso degli anni, ma senza ottenere mai una evidenza sperimentale certa della presenza di acqua allo stato liquido. Il gruppo di scienziati che firma l’articolo oggi in pubblicazione su Science, ha studiato per alcuni anni la regione del Planum Australe con MARSIS. In particolare, i ricercatori hanno elaborato ed analizzato i dati acquisiti su questa regione tra il maggio 2012 ed il dicembre 2015. I profili radar, ottenuti da orbite diverse, che talvolta si incrociavano tra di loro, ed acquisite in diversi periodi dell’anno marziano quando nelle regioni polari sud si depositano sottili strati di ghiaccio di anidride carbonica, hanno mostrato caratteristiche peculiari ed hanno permesso di identificare una area di circa 20km quadrati (centrata a 193°E e 81°S) nella quale la sottosuperficie è molto riflettente, al contrario delle aree circostanti.

La parte più complessa del lavoro è stata l’analisi quantitativa dei segnali radar per arrivare a determinare la costante dielettrica dello strato riflettente ed identificarne, quindi, la natura. Questa parte del lavoro è durata quasi 4 anni, ma il gruppo è riuscito a determinare che la permittività dielettrica dell’area altamente riflettente è maggiore di 15, perfettamente in accordo con la presenza di materiali che contengono notevoli quantità di acqua liquida. “Questi risultati indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale, – dice Elena Pettinelli, responsabile del Laboratorio di Fisica Applicata alla Terra ed i Pianeti dell’Università Roma Tre e co-investigatore di MARSIS- simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da MARSIS. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ovvero dove si trova il fondo del lago o la base dell’acquifero, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro.”

(fonte: ASI)

La più lunga eclissi lunare

La più lunga eclissi lunare

La sera del 27 luglio 2018 è destinata a passare alla storia per l’eclissi totale di Luna più lunga del secolo, accompagnata dalla contemporanea, grande e luminosa opposizione di Marte. La Luna, che sarà alla massima distanza dalla Terra, raggiungerà il centro dell’ombra terrestre, generando un’eclissi della durata di circa 103 minuti. Nella stessa notte, il Pianeta Rosso si troverà alla distanza minima dal Sole, al quale sarà opposto (la cosiddetta grande opposizione) e dunque in condizione tale da rendersi massimamente visibile. La Luna piena sorgerà poco prima delle 21, quando sarà già in penombra, mentre la fase di totalità dell’eclissi si verificherà tra le 21.30 e le 23.13. Il culmine dell’evento astronomico è previsto alle 22.22 ora italiana e per 11 minuti il nostro satellite naturale di colorerà di rosso. Ciò in quanto l’atmosfera terrestre filtra la maggior parte della luce blu della radiazione solare, rilasciando la luce arancione e rossa. Marte, sorgerà alle 21, poco al di sotto della Luna già in penombra. Luna in eclissi e Marte, distanziati di sei gradi nella stessa regione di cielo, creeranno un’immagine astronomica rara e spettacolare. Quello che l’astrofisico Gianluca Masi, Responsabile Scientifico del Virtual Telescope Project, definisce un raro e spettacolare abbraccio tra i due corpi celesti. Nel contempo, altri tre pianeti – Venere, Giove e Saturno – saranno ben visibili nel cielo. Ad arricchire l’osservazione celeste, anteprima del grande evento astronomico, il passaggio sull’Italia, intorno alle 21.15, della Stazione Spaziale internazionale.

La lunghezza temporale dell’eclissi lunare richiama la seconda legge di Keplero. La luna, perfettamente allineata a Sole e Terra, si troverà in prossimità dell’apogeo, poco oltre 400mila chilometri, percorrendo il tratto di orbita più lentamente rispetto a quando si trova in altri punti del suo percorso e permanendo di più nel cono d’ombra terrestre.

 

Il primo uomo

Il primo uomo

In coincidenza con il 49esimo anniversario del primo sbarco umano sulla Luna, l’annuncio del film dedicato a Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, che sarà proiettato in in prima mondiale mercoledì 29 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, in occasione della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. “Il primo uomo”, diretto da Damien Chazelle (il regista di La La Land, premiato con 6 Oscar) vede l’attore Ryan Gosling nelle vesti di Nei Armostrong, sulla cui figura si concentra il racconto della pellicola negli anni dal 1961 al 1969 che precedettero l’allunaggio. Un profondo resoconto e una narrazione in prima persona, basata sui libri di Kames R. Hansen, il film esplora i sacrifici e il costo – per Armstrong e per gli Stati Uniti – di una delle missioni più pericolose della storia. “Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. La sua frase è rimasta famosa, la sua missione ha rivoluzionato la storia dell’umanità. Neil Armstrong è stato il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna il 20 luglio del 1969. La storia della missione Apollo 11 della NASA è quella della realizzazione di un sogno di tutti i tempi che Il primo uomo torna a raccontare.

Busalla casa dello Spazio

Busalla casa dello Spazio

Alla vigilia del 49esimo anniversario dello sbarco umano sulla Luna, l’astronauta Franco Malerba ha presentato la seconda edizione del Festival dello Spazio che si tiene a Busalla, la cittadina nell’entroterra ligure che ha dato i natali al primo italiano andato in orbita 500 anni dopo la navigazione di Cristoforo Colombo verso il continente americano. La manifestazione, ideata nel 2017 per festeggiare il 25ennale del volo di Franco Malerba a bordo dello Space Shuttle, torna con nuovi e sempre più interessanti ingredienti. Il programma del Festival 2018, dal 27 al 29 luglio, è ispirato all’attualità dell’anno spaziale in corso, a cominciare dal lancio, previsto il 25 luglio, degli ultimi satelliti che completano la costellazione del sistema di navigazione europeo Galileo. Un’occasione per parlare del connubio di dati satellitari e terrestri nel mondo, in rapida evoluzione, delle telecomunicazioni. In occasione del trentennale di fondazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, nella giornata inaugurale del Festival, il 27 luglio, protagonisti Luciano Guerriero, primo presidente dell’ASI, e l’attuale presidente Roberto Battiston. La sera del 27 luglio appuntamento con l’eclissi totale di luna. Un evento che offre l’opportunità di parlare, a 50 anni dalla prima storica prima circumnavigazione della Luna, delle conoscenze acquisite sul nostro satellite, degli enigmi ancora irrisolti e dei piani di esplorazione e di utilizzo come base per l’esplorazione umana di Marte. Altro anticipazione è il lancio, previsto nell’ottobre 2018, della sonda intitolata a Bepi Colombo, destinata a raggiungere il pianeta Mercurio nel 2025: una missione tecnicamente molto difficile, di altissimo interesse scientifico. In chiusura di manifestazione la presenza dell’astronauta Paolo Nespoli alle 10:30 di domenica 29 luglio.

 

SEonSE a guardia del mare

SEonSE a guardia del mare

Leonardo ha annunciato al Farnborough Airshow che è online SEonSE (Smart Eyes on the SEas), la piattaforma geospaziale per la sicurezza marittima. Grazie all’utilizzo del cloud computing e di avanzati modelli di big data analysis, SEonSE consente di accedere in tempo reale, anche da tablet o smartphone, a informazioni personalizzate su ciò che avviene in mare. Al Salone di Farnborough è stata presentata la soluzione realizzata da e-GEOS (joint venture tra Telespazio 80% e ASI 20%) che, integrando i dati provenienti da molteplici fonti, abilita servizi dual-use per sicurezza e sorveglianza marittima, controllo dei traffici illeciti, monitoraggio ambientale, lotta alla pirateria. “Con SEonSE, la sicurezza marittima può sfruttare appieno i vantaggi offerti dalla digital transformation. Una grandissima mole di dati viene elaborata automaticamente in tempo reale per la protezione delle persone e dell’ambiente marino”, ha dichiarato Luigi Pasquali, Coordinatore delle attività spaziali di Leonardo e Amministratore Delegato di Telespazio. ”La rivoluzionaria piattaforma si basa sulle competenze di un Gruppo industriale, Leonardo, leader nella progettazione e fornitura di sistemi integrati e tecnologie per la maritime domain awareness, e su 25 anni di esperienza nell’ambito dell’osservazione della Terra dallo Spazio, che vede in e-GEOS un’eccellenza internazionale.”

SEonSE elabora le informazioni acquisite da satelliti e radar costieri e le fonde in modo automatico e continuo, grazie ad algoritmi proprietari, con dati di posizione inviati dalle imbarcazioni (AIS, VMS, LRIT), registri navali e banche dati di diversa natura, informazioni meteorologiche e oceanografiche. Tali dati vengono inoltre confrontati con le informazioni storiche e i comportamenti abituali, permettendo di identificare condotte anomale e potenziali minacce per la sicurezza. Il risultato è un’informazione tempestiva e di facile accesso, utile per individuare possibili rischi, segnalati da notifiche di allerta generate automaticamente, intercettare le navi responsabili, pianificare le azioni delle autorità competenti e tracciare rotte sicure in ambienti ostili.

Cruciale per sicurezza e monitoraggio è il contributo delle immagini satellitari, che consentono di osservare su scala globale imbarcazioni cooperanti e non – quindi anche quelle che non rispettano gli obblighi di identificazione in mare – in ogni condizione meteo, in zone remote, di giorno e di notte. SEonSE, in particolare, coniuga l’alta risoluzione e la flessibilità della costellazione dei satelliti radar italiani COSMO-SkyMed e la frequenza di acquisizioni programmate delle Sentinelle del programma europeo Copernicus. La piattaforma consente inoltre, già da oggi, l’integrazione dei dati generati dalle costellazioni di mini-satelliti, come Planet e BlackSky, garantendo un aggiornamento continuo e completo della situazione in mare. SEonSE sfrutta anche, in real-time, gli oltre 7 milioni di segnali AIS inviati ogni giorno da circa 165.000 imbarcazioni e gestiti da exactEarth, azienda canadese leader nel tracciamento globale delle navi commerciali con cui e-GEOS ha firmato, al Salone di Farnborough, un accordo di partnership. SEonSE si basa su un brevetto di e-GEOS per l’elaborazione dei dati satellitari, già impiegato in molteplici attività di sicurezza marittima e in progetti internazionali, tra cui OCEAN2020, il programma di ricerca strategico del Fondo della Difesa europeo per le tecnologie di sorveglianza navale e sicurezza marittima, guidato da Leonardo.

 

 

30 anni di ASI

30 anni di ASI

La strada italiana istituzionale per le stelle si apriva ufficialmente il 30 maggio del 1988 con la creazione dell’Agenzia Spaziale Italiana. Attraverso un decreto legislativo il governo trasformava quello che allora era il Piano Spaziale Nazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche in Agenzia Spaziale Italiana (ASI) che aveva il compito di accentrare tutte le attività italiane che riguardavano l’accesso allo spazio. Sono trascorsi tre decenni da quel giorno durante i quali sono stati progettati, sviluppati ed eseguiti diversi programmi spaziali, in collaborazione con le maggiori agenzie di tutto il mondo, diventando oggi il punto di riferimento di una grande comunità scientifica, tecnologica e industriale. Possiamo tranquillamente affermare che l’Agenzia Spaziale Italiana è stata uno dei principali protagonisti nel tracciare la strada che porta allo spazio e non solo a livello nazionale. Oggi lo spazio ha molto mutato la sua natura, da settore di competizione politica a comparto economico e tecnologico capace di spingere la crescita e il progresso in diversi settori di ciascun Paese.

L’Agenzia Spaziale Italiana ha saputo negli anni rafforzare il ruolo di eccellenza dell’Italia in questo settore e grazie alla sensibilità delle istituzioni ha visto aumentare, soprattutto negli ultimi anni, il proprio budget attualmente di circa 900 milioni di euro. Accanto allo sforzo delle parti politiche, c’è sempre stata l’industria, in grado di competere sia sui costi che sulla qualità dei prodotti e dei servizi. Le aziende italiane, sui programmi della Commissione Europea vantano infatti un ritorno dei propri investimenti superiore del 4%. Un dato che può apparire limitato ma che così non è in un mondo dove il pareggio tra investimenti e ritorni è già un successo.

La storia dello spazio italiano inizia nei primi anni ’60 quando grazie alla caparbietà e diplomazia di Luigi Broglio il nostro Paese è riuscito a mettere in orbita il suo primo satellite chiamato San Marco. Siamo stati, all’inizio della corsa allo spazio ad avere una propria base di lancio, seppure lontana migliaia di chilometri dai nostri confini. Già da allora la storia dello spazio italiano è stata costellata da prestigiose collaborazioni con il raggiungimento di posizioni di rilievo in un contesto internazionale dove gli investimenti delle grandi potenze potevano fare la differenza. Nel 1977 con il lancio di un satellite per telecomunicazioni sperimentali, SIRIO, l’Italia diventa un’apripista per molti paesi in questo settore. Un trentennio dopo, con l’ASI e il ministero della Difesa, si mette a segno un nuovo grande successo internazionale, il lancio del primo satellite della costellazione COSMO-SkyMed.

I numeri dei trenta anni dell’ASI sono legati alla realizzazione di satelliti innovativi, scientifici e commerciali, alla costruzione dei moduli per la Stazione Spaziale Internazionale, si lancia la sonda Cassini-Huygens, che raggiunge Saturno e sbarca con Huygens su una delle lune del pianeta degli anelli, Titano. La tecnologia italiana permette di studiare Marte contribuendo a tante sonde, a sbarcare su di una cometa con la sonda Rosetta. L’elenco è molto lungo ma come non ricordare Tethered, il satellite al guinzaglio, i sette astronauti italiani, gli accordi con la NASA e le altre grandi agenzie spaziali di tutto il mondo, del satellite Agile e delle sue rivelazioni cosmiche, fino alla Missione ESA ExoMars 2016, Il programma su Marte con il mancato atterraggio della stazione meteorologica Schiaparelli ma con il pieno successo della sonda TGO che sta orbitando intorno al Pianeta Rosso in attesa della seconda parte della missione e del suo rover atteso all’ammartaggio per il 2020. Tutto questo è stato possibile anche grazie a un tessuto produttivo di grandi aziende e numerose PMI che collaborano, anche grazie all’ASI, con il mondo scientifico e della ricerca di elevato valore, apprezzate a livello mondiale.

Un passaggio rilevante è stato lo sviluppo della tecnologia SAR (per l’osservazione radar della Terra) con la quale ha avuto inizio la prima costellazione satellitare di osservazione della Terra: Cosmo-SkyMed. L’Italia mette su un’unica macchina un sistema duale (civile/militare) con radar in grado di guardare 24 ore su 24, con qualsiasi condizione meteorologica o di visibilità. Un sistema satellitare che oggi attende a breve la sua seconda generazione per poter dare continuità alle attività di monitoraggio del pianeta che il programma è stato in grado di realizzare in questo decennio.

L’impulso alle attività spaziali hanno portato in questi anni ad avere un settore con una filiera industriale completa, che si è perfezionata con il lanciatore VEGA, realizzato dall’azienda italiana Avio, uno dei pilastri della strategia di accesso allo spazio europea. Dal 2012 non ha fallito un lancio e, prima azienda nel settore al mondo ad averlo fatto, la società si è quotata in borsa, a dimostrazione di una grande volontà di procacciarsi il mercato sulla base delle proprie capacità e non solo perché strategico per il sistema paese.

L’ASI ha gettato e sta gettando le basi per future o già pianificate collaborazioni con la NASA ma anche con altre agenzie di paesi come la Russia, la Cina, l’Argentina, o Israele per la realizzazione di strumenti da istallare a bordo di sonde in viaggio verso lo spazio profondo. Queste missioni avranno da Terra un supporto anche italiano con la Sardinia Deep Space Antenna (SDSA) istallata sul Sardinia Radio Telescope dell’INAF che, dotato della strumentazione necessaria dall’ASI, permetterà non solo di ricevere ma di inviare segnali alle sonde in esplorazione nello spazio profondo. SDSA è così entrata nella rete del Deep Space Network della NASA, grazie ad un accordo firmato recentemente a Cagliari in Sardegna. Nel futuro più immediato c’è il lancio di una sonda con destinazione Mercurio: Bepi Colombo. La missione prenderà il via, il prossimo autunno, dallo spazioporto dell’ESA della Guyana Francese.

Non di solo Italia si parla per le celebrazioni della nascita dell’ASI ma anche e soprattutto di Europa. A livello continentale siamo stati tra i fondatori di due enti spaziali nei primi anni ‘60 ESRO e ELDO che poi fondendosi nel 1975 hanno dato vita a quella che oggi è l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), di cui attualmente l’ASI e il terzo paese contributore. Un contributo sostanziale finanziario fatto in particolare anche di programmi spaziali considerevoli come quello di ExoMars.