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Sede in Italia per NanoRacks

Sede in Italia per NanoRacks

NanoRacks apre il suo primo ufficio europeo presso la sede Altec di Torino per proseguire con Thales Alenia Space e la stessa Altec le opportunità di sviluppo relative alla Stazione Spaziale Internazionale. L’ufficio fungerà da centro di sviluppo di nuove opportunità di business per i clienti europei e asiatici. I clienti internazionali potranno usufruire dei servizi NanoRacks end-to-end completi  e di  consulenze tecniche tempestive. Le società forniranno insieme una serie di soluzioni end-to-end per facilitare l’accesso all’orbita terrestre bassa di clienti europei e asiatici,  incluso hardware, software e servizi di terra. Bishop, il modulo airlock a uso commerciale di NanoRacks, verrà considerato parte del portafoglio prodotti di Altec e di Thales Alenia Space.  L’ufficio ospiterà anche il personale tecnico NanoRacks come richiesto per il completamento di Bishop, il modulo airlock a uso commerciale di NanoRacks. In questo modo NanoRacks si avvarrà  dell’esperienza di Altec e Thales Alenia Space per continuare la crescita esponenziale dell’ecosistema commerciale a orbita terrestre bassa. Il primo sforzo congiunto di NanoRacks, Thales Alenia Space e lAltec sarà un workshop congiunto a Torino pianificato per la fine del 2018 per presentare il nuovo team e nello specifico, le opportunità di mercato che deriveranno dallo sviluppo dell’airlock Bishop.

CIRA per Dream Chaser

CIRA per Dream Chaser

Il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA) ha eseguito una campagna di prove nel Plasma Wind Tunnel “Scirocco”, per conto dell’azienda statunitense Sierra Nevada Corporation (SNC). I test sono stati condotti nell’ambito del programma di sviluppo di SNC per il Dream Chaser, il velivolo spaziale selezionato dalla NASA per trasportare rifornimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, all’interno del secondo contratto Commercial Resupply Services (CRS2 – servizio di rifornimento commerciale). La prima missione del Dream Chaser in versione cargo, è fissata entro la fine del 2020. I componenti sottoposti a test erano dimostratori tecnologici in scala reale del sistema di protezione termica del Dream Chaser. Sottoposti alle condizioni di volo rappresentative della fase di rientro nell’atmosfera di un velivolo spaziale, i modelli si sono comportati in maniera conforme alle aspettative consentendo di compiere un altro importante passo verso il “pronti al volo”. “Scirocco” ha dimostrato ancora una volta di essere un impianto unico al mondo per la qualifica di Sistemi di Protezione Termica. Alimentato da un riscaldatore ad arco di 70 MW di potenza elettrica massima, l’impianto è in grado di generare un getto di plasma fino a 2 m di diametro, 12 Mach di velocità e 10.000 gradi Kelvin di temperatura e di ospitare modelli di grandi dimensioni fino a 60 cm di diametro. Grazie a programmi di simulazione numerica sviluppati al CIRA e alla profonda conoscenza delle capacità tecnologiche dell’impianto “Scirocco”, i ricercatori del Centro, e il team del Plasma Wind Tunnel in particolare, sono in grado di riprodurre a terra le condizioni di volo che un velivolo incontra nella fase di rientro in atmosfera. Grande soddisfazione è stata espressa, sia da parte del team di SNC che di CIRA, per l’ottimo funzionamento dell’impianto e dei sottosistemi e per l’efficiente lavoro di squadra, con la prospettiva di ulteriori future collaborazioni.

Impianti di livello mondiale come “Scirocco” insieme al notevole know-how acquisito dai nostri ricercatori e dal team di prova – ha detto il Presidente del CIRA, Paolo Annunziato – permettono al nostro Centro e al programma aerospaziale italiano di essere competitivo sulla scena internazionale e di dare il proprio contributo ai più importanti progetti aerospaziali mondiali”. “SNC è onorato di lavorare con organizzazioni internazionali come il CIRA – ha detto Steve Lindsey Vice Presidente dei Programmi SNC per i sistemi di esplorazione dello spazio – Per avere il meglio del meglio si deve lavorare con il meglio ed essere assolutamente confidenti del proprio lavoro di ingegneria. Le prove effettuate al CIRA ci hanno aiutato a confermare che il Dream Chaser è in grado di eseguire in maniera sicura il rientro in atmosfera che è la parte critica della nostra capacità di compiere un atterraggio su pista”.

Il CIRA dispone di grandi impianti di prova considerati tra i più avanzati al mondo, come il Plasma Wind Tunnel e l’Icing Wind Tunnel, e di numerosi laboratori all’avanguardia. Tra i principali programmi internazionali a cui il Centro ha partecipato, va sottolineato il progetto dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) per lo sviluppo del velivolo spaziale europeo IXV (Intermedia Experimental Vehicle), per il quale il Centro ha svolto sia attività di sperimentazione sul sistema di discesa e recupero in mare del velivolo, sia assistenza tecnica all’ESA nella fase di esecuzione della missione finale.

 

 

Ok test motore Zefiro 40

Ok test motore Zefiro 40

Quattro settimane di preparazione, 20 tecnici e operatori specializzati coinvolti, oltre 500 misurazioni registrate attraverso i sensori durante i 92 secondi di accensione che sono serviti a bruciare 36 tonnellate di propellente solido e che hanno generano una spinta 4 volte superiore alla potenza massima del motore di un moderno aereo da trasporto passeggeri. Il test del motore Zefiro 40, che si è concluso con successo nei primi giorni di marzo in Sardegna, è una prova funzionale necessaria a qualificare il nuovo sistema di propulsione. Durante la prova, realizzata a livello del mare, sono stati raccolti tutti i parametri necessari per calcolare il comportamento del motore con un’approssimazione molto vicina alle condizioni reali in cui si troverà a operare lo Z40: l’accensione a circa 50 km dalla superficie della terra nel momento in cui il primo stadio P120 C si sarà sganciato. Il motore Zefiro 40, infatti, è il sistema di propulsione di secondo stadio del Vega C, il nuovo lanciatore europeo di satelliti il cui volo di qualifica è previsto per la fine del 2019. Vega C, evoluzione di Vega, consentirà di aumentare del 60% le prestazioni, portando così il mercato accessibile a questo vettore dal 50% al 90% dei satelliti LEO (Low Earth orbit), una parte consistente dei quali gestita con lanci a carico multiplo. “Il nostro successo nel tiro al banco del motore Z40 dimostra che lo sviluppo di Vega C è ormai in una fase matura, in vista del volo di qualifica a fine 2019, ha detto il CEO di Avio, Giulio Ranzo. La straordinaria collaborazione dei nostri tecnici con quelli dell’ESA, consentono di realizzare nuove tecnologie e prodotti d’avanguardia in modo efficace, raggiungendo sempre maggiore performance e competitività di costo”. Ora si approssima l’ultima fase di sviluppo del nuovo lanciatore Vega C. Avio sarà responsabile della totalità del lanciatore, mentre in collaborazione con ArianeGroup sarà responsabile del motore a propellente solido P120C, derivato dal primo stadio del Lanciatore Vega P80, che verrà prodotto con materiale prepreg in fibra di carbonio utilizzando la tecnologia di Filament Winding. Il lanciatore brucia circa 187 tonnellate di propellente solido e 0,7 tonnellate di propellente liquido. Per realizzare il più elevato livello di sinergie tra i lanciatori europei, il motore P120C è progettato per essere utilizzato anche come booster di decollo per il nuovo Ariane 6.

 

Eutelsat 16C satellite record

Eutelsat 16C satellite record

Il satellite per telecomunicazioni EUTELSAT 16C, lanciato il 17 aprile 2000, è stato recentemente deorbitato, dopo ben 17 anni e 10 mesi di servizio affidabile. Progettato per una vita operativa in orbita di 10 anni, EUTELSAT 16/C SEASAT è stato il primo satellite commerciale acquisito da un operatore satellitare europeo e ha segnato l’inizio della cooperazione tra le industrie spaziali russe ed europee. Lanciato con un razzo Proton – Block DM, il satellite è stato costruito per Eutelsat da un team integrato di ISS Reshetnev, in qualità di primo contraente e Thales Alenia Space come fornitore del payload. Per Thales Alenia Space si è trattato del primo di una lunga serie di progetti realizzati in collaborazione con la ISS Reshetnev (più di 30). Ha rappresentato, inoltre, un’apertura più ampia del mercato russo (35 payload o satelliti già consegnati o in costruzione da Thales Alenia Space, l’avvio di programmi congiunti con un produttore russo per i mercati di esportazione (5) nonché l’implementazione di un piano di cooperazione industriale con l’industria spaziale russa a livello di equipaggiamenti. Il payload EUTELSAT/16C/SESAT ha offerto 18 canali in banda Ku, consentendo a Eutelsat di offrire servizi di trasmissione televisiva, trasmissione dati e video, internet a banda larga, telelearning, telemedicina e servizi di trasferimento software. Il satellite EUTELSAT ha offerto agli utenti un alto grado di flessibilità operativa, poiché era dotato di un fascio largo e di uno a spot orientabile in commutazione fra loro.

 

 

Pronta trivella Exomars 2020

Pronta trivella Exomars 2020

Completati con successo i test di qualifica spaziale della trivella realizzata da Leonardo nello stabilimento di Nerviano (Milano) per la Missione ExoMars 2020. Le prove dello strumento sviluppato da Leonardo, durate quattro mesi, si sono svolte presso i laboratori del CISAS (Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali “Giuseppe Colombo”) di Padova. In una speciale camera allestita per l’occasione, sono state simulate operazioni in ambiente marziano: suolo roccioso, temperature comprese tra -100°C e +35°C e una atmosfera di anidride carbonica ad una pressione di 5-10 millibar. La trivella ha dimostrato di essere pronta a svolgere la sua missione a bordo del Rover di ExoMars, quando cercherà tracce di vita, presente o passata, scavando fino a 2 metri sotto il suolo del Pianeta Rosso. Solo a tale profondità, infatti, le attività biologiche non vengono distrutte dalle radiazioni cosmiche, ed è quindi possibile trovarne prove di esistenza. La trivella di ExoMars è un vero gioiello tecnologico. Con una potenza di 80 watt (un quinto rispetto ai trapani di utilizzo casalingo), perforerà il suolo con una punta in diamante policristallino che genererà un foro di 25 millimetri di diametro. Raccoglierà campioni di sottosuolo marziano, per poi distribuirli al laboratorio analitico che li esaminerà nel dettaglio.

Un modello in scala 1:1 dello strumento, con i dettagli del suo interno, robotizzato e completamente automatico, è in esposizione all’interno della mostra “Marte. Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso”. Il programma ExoMars è frutto della cooperazione tra Agenzia Spaziale Europea (ESA), Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos) e Agenzia Spaziale Italiana (ASI), con l’importante contributo della NASA. La missione comprende due fasi distinte: la prima ha portato nel 2016 una sonda (TGO – Trace Gas Orbiter) in orbita intorno a Marte per studiarne l’atmosfera, mentre la seconda è prevista per il 2020. Quest’ultima vedrà la presenza di un Rover automatico che, grazie alla trivella realizzata da Leonardo, potrà prelevare campioni di terreno e analizzarne le proprietà chimiche, fisiche e biologiche.

Il Falcon Heavy vola

Il Falcon Heavy vola

Space X e il suo patron Elon Musk hanno scritto un nuovo capitolo nella storia dell’astronautica, effettuando con successo il primo lancio del razzo Falcon Heavy, il più grande e potente tra quelli sviluppati dopo l’epopea del Saturno V che ha consentito di spingere le navicelle Apollo verso la Luna. Alto 70 metri, con un sistema propulsivo composto da 27 motori che garantiscono una spinta al decollo di 2.300 tonnellate, il Falcon Heavy è in grado di inviare una navicella di 16,8 tonnellate (peso corrispondente alla capsula Dragon Crew di SpaceX) verso la Luna o su Marte, come pure di trasferire un carico utile di 63,8 tonnellate in orbita bassa e di 26,7 tonnellate in orbita geostazionaria.

La partenza del razzo progettato e costruito da SpaceX è avvenuta dalla mitica piattaforma di lancio 39A del Kennedy Space Center a Cape Canaveral, da dove hanno preso il via le missioni Apollo e quelle degli Space Shuttle. Il volo inaugurale del Falcon Heavy è stato accompagnato in tutte le sue fasi dalle ovazioni del numeroso team della compagnia spaziale privata americana in collegamento dalla sede in California, ma il “go” ha subito una serie di rinvii a causa dei forti venti in quota. Il lancio, annunciato per le 19:30 ora italiana (le 13:30 in Florida), è avvenuto alle 21:45. La possente sagoma del vettore è composta sostanzialmente da tre razzi Falcon 9 nella versione ripetutamente testata, utilizzata con successo e riutilizzata dopo il recupero avvenuto alla fine di precise manovre di rientro sulla base terrestre. Scena che si è ripetuta, come da programma, anche in occasione della missione di collaudo del Falcon Heavy, con i due propulsori laterali che, dopo aver completato la fase di spinta del razzo principale, si sono separati pochi minuti dopo il distacco dalla rampa e hanno iniziato a perdere quota per rientrare sulla base di Cape Canaveral, atterrando e fermandosi in posizione verticale a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

Il lancio del Falcon Heavy è culminato nel rilascio del suo carico utile, una Tesla Roadster, l’auto elettrica sviluppata da Elon Musk, a bordo della quale c’è un manichino con una tuta spaziale di SpaceX e sul cruscotto l’eloquente messaggio “No Panic” che ne accompagnerà il lungo viaggio verso Marte insieme al brano “Space Oddity” di David Bowie. Separatasi dall’ultimo stadio del razzo, la Tesla Roadster si inserirà in un’orbita intorno al Sole per poi dirigersi verso il Pianeta Rosso. Seguendo una traiettoria che la porterà a descrivere un’orbita molto ampia, l’auto elettrica si avvicinerà periodicamente al globo marziano. Un successo tecnologico in grande stile per SpaceX, che non ha voluto rinunciare al momento scenico e caricare l’immagine del suo ambizioso progetto. Sta di fatto che il lancio del Falcon Heavy comporta un costo di 90 milioni di dollari, un quarto di quanto di spenderebbe con i mezzi offerti attualmente dal comparto spaziale. Il potente razzo ha fatto il suo esordio sette anni dopo la data inizialmente fissata da Elon Musk, che ha fondato SpaceX nel 2002. Ma ciò che conta è la sua immediata disponibilità. Primo cliente ufficiale sarà l’Araba Saudita, che metterà in orbita un grosso satellite per telecomunicazioni proprio con Falcon Heavy.

Il racconto del lancio nel video di SpaceX