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Eutelsat 16C satellite record

Eutelsat 16C satellite record

Il satellite per telecomunicazioni EUTELSAT 16C, lanciato il 17 aprile 2000, è stato recentemente deorbitato, dopo ben 17 anni e 10 mesi di servizio affidabile. Progettato per una vita operativa in orbita di 10 anni, EUTELSAT 16/C SEASAT è stato il primo satellite commerciale acquisito da un operatore satellitare europeo e ha segnato l’inizio della cooperazione tra le industrie spaziali russe ed europee. Lanciato con un razzo Proton – Block DM, il satellite è stato costruito per Eutelsat da un team integrato di ISS Reshetnev, in qualità di primo contraente e Thales Alenia Space come fornitore del payload. Per Thales Alenia Space si è trattato del primo di una lunga serie di progetti realizzati in collaborazione con la ISS Reshetnev (più di 30). Ha rappresentato, inoltre, un’apertura più ampia del mercato russo (35 payload o satelliti già consegnati o in costruzione da Thales Alenia Space, l’avvio di programmi congiunti con un produttore russo per i mercati di esportazione (5) nonché l’implementazione di un piano di cooperazione industriale con l’industria spaziale russa a livello di equipaggiamenti. Il payload EUTELSAT/16C/SESAT ha offerto 18 canali in banda Ku, consentendo a Eutelsat di offrire servizi di trasmissione televisiva, trasmissione dati e video, internet a banda larga, telelearning, telemedicina e servizi di trasferimento software. Il satellite EUTELSAT ha offerto agli utenti un alto grado di flessibilità operativa, poiché era dotato di un fascio largo e di uno a spot orientabile in commutazione fra loro.

 

 

Pronta trivella Exomars 2020

Pronta trivella Exomars 2020

Completati con successo i test di qualifica spaziale della trivella realizzata da Leonardo nello stabilimento di Nerviano (Milano) per la Missione ExoMars 2020. Le prove dello strumento sviluppato da Leonardo, durate quattro mesi, si sono svolte presso i laboratori del CISAS (Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali “Giuseppe Colombo”) di Padova. In una speciale camera allestita per l’occasione, sono state simulate operazioni in ambiente marziano: suolo roccioso, temperature comprese tra -100°C e +35°C e una atmosfera di anidride carbonica ad una pressione di 5-10 millibar. La trivella ha dimostrato di essere pronta a svolgere la sua missione a bordo del Rover di ExoMars, quando cercherà tracce di vita, presente o passata, scavando fino a 2 metri sotto il suolo del Pianeta Rosso. Solo a tale profondità, infatti, le attività biologiche non vengono distrutte dalle radiazioni cosmiche, ed è quindi possibile trovarne prove di esistenza. La trivella di ExoMars è un vero gioiello tecnologico. Con una potenza di 80 watt (un quinto rispetto ai trapani di utilizzo casalingo), perforerà il suolo con una punta in diamante policristallino che genererà un foro di 25 millimetri di diametro. Raccoglierà campioni di sottosuolo marziano, per poi distribuirli al laboratorio analitico che li esaminerà nel dettaglio.

Un modello in scala 1:1 dello strumento, con i dettagli del suo interno, robotizzato e completamente automatico, è in esposizione all’interno della mostra “Marte. Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso”. Il programma ExoMars è frutto della cooperazione tra Agenzia Spaziale Europea (ESA), Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos) e Agenzia Spaziale Italiana (ASI), con l’importante contributo della NASA. La missione comprende due fasi distinte: la prima ha portato nel 2016 una sonda (TGO – Trace Gas Orbiter) in orbita intorno a Marte per studiarne l’atmosfera, mentre la seconda è prevista per il 2020. Quest’ultima vedrà la presenza di un Rover automatico che, grazie alla trivella realizzata da Leonardo, potrà prelevare campioni di terreno e analizzarne le proprietà chimiche, fisiche e biologiche.

Il Falcon Heavy vola

Il Falcon Heavy vola

Space X e il suo patron Elon Musk hanno scritto un nuovo capitolo nella storia dell’astronautica, effettuando con successo il primo lancio del razzo Falcon Heavy, il più grande e potente tra quelli sviluppati dopo l’epopea del Saturno V che ha consentito di spingere le navicelle Apollo verso la Luna. Alto 70 metri, con un sistema propulsivo composto da 27 motori che garantiscono una spinta al decollo di 2.300 tonnellate, il Falcon Heavy è in grado di inviare una navicella di 16,8 tonnellate (peso corrispondente alla capsula Dragon Crew di SpaceX) verso la Luna o su Marte, come pure di trasferire un carico utile di 63,8 tonnellate in orbita bassa e di 26,7 tonnellate in orbita geostazionaria.

La partenza del razzo progettato e costruito da SpaceX è avvenuta dalla mitica piattaforma di lancio 39A del Kennedy Space Center a Cape Canaveral, da dove hanno preso il via le missioni Apollo e quelle degli Space Shuttle. Il volo inaugurale del Falcon Heavy è stato accompagnato in tutte le sue fasi dalle ovazioni del numeroso team della compagnia spaziale privata americana in collegamento dalla sede in California, ma il “go” ha subito una serie di rinvii a causa dei forti venti in quota. Il lancio, annunciato per le 19:30 ora italiana (le 13:30 in Florida), è avvenuto alle 21:45. La possente sagoma del vettore è composta sostanzialmente da tre razzi Falcon 9 nella versione ripetutamente testata, utilizzata con successo e riutilizzata dopo il recupero avvenuto alla fine di precise manovre di rientro sulla base terrestre. Scena che si è ripetuta, come da programma, anche in occasione della missione di collaudo del Falcon Heavy, con i due propulsori laterali che, dopo aver completato la fase di spinta del razzo principale, si sono separati pochi minuti dopo il distacco dalla rampa e hanno iniziato a perdere quota per rientrare sulla base di Cape Canaveral, atterrando e fermandosi in posizione verticale a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

Il lancio del Falcon Heavy è culminato nel rilascio del suo carico utile, una Tesla Roadster, l’auto elettrica sviluppata da Elon Musk, a bordo della quale c’è un manichino con una tuta spaziale di SpaceX e sul cruscotto l’eloquente messaggio “No Panic” che ne accompagnerà il lungo viaggio verso Marte insieme al brano “Space Oddity” di David Bowie. Separatasi dall’ultimo stadio del razzo, la Tesla Roadster si inserirà in un’orbita intorno al Sole per poi dirigersi verso il Pianeta Rosso. Seguendo una traiettoria che la porterà a descrivere un’orbita molto ampia, l’auto elettrica si avvicinerà periodicamente al globo marziano. Un successo tecnologico in grande stile per SpaceX, che non ha voluto rinunciare al momento scenico e caricare l’immagine del suo ambizioso progetto. Sta di fatto che il lancio del Falcon Heavy comporta un costo di 90 milioni di dollari, un quarto di quanto di spenderebbe con i mezzi offerti attualmente dal comparto spaziale. Il potente razzo ha fatto il suo esordio sette anni dopo la data inizialmente fissata da Elon Musk, che ha fondato SpaceX nel 2002. Ma ciò che conta è la sua immediata disponibilità. Primo cliente ufficiale sarà l’Araba Saudita, che metterà in orbita un grosso satellite per telecomunicazioni proprio con Falcon Heavy.

Il racconto del lancio nel video di SpaceX

Airlock per stazione spaziale

Airlock per stazione spaziale

Thales Alenia Space si occuperà della produzione e dei test del fondamentale involucro pressurizzato del Modulo Airlock di NanoRacks, il cui lancio verso la Stazione Spaziale Internazionale è previsto per il 2019, impiegato per dispiegare payload commerciali e governativi. Thales Alenia Space produrrà inoltre diverse strutture secondarie, compresi gli scudi per micrometeoriti e detriti orbitanti (MMOD), i pannelli isolanti multistrato (MLI), e altre componenti strutturali. Walter Cugno, Vicepresidente Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space, ha sottolineato comemquesto contratto non assicura solo il ruolo costante di leader globale nelle infrastrutture spaziali, ma evidenzia anche l’esperienza e le competenze che contraddistinguono l’azienda spaziale. Thales Alenia Space apporterà più di 40 anni di esperienza a questo programma nel design e nella produzione di soluzioni ad alta tecnologia e continuerà a fornire queste competenze sia alla Stazione Spaziale Internazionale che a iniziative future di esplorazione dello spazio. NanoRacks ha siglato uno Space Act Agreement con la NASA nel 2016 per installare il primo Modulo Airlock privato di sempre sulla Stazione Spaziale Internazionale. Nel febbraio 2017, NanoRacks ha annunciato una partnership con Boeing per costruire e installare il meccanismo passivo di common berthing (PCBM), che connetterà la maggior parte dei moduli pressurizzarti dell’ISS.

Thales Alenia Space hanno progettato oltre la metà dei moduli pressurizzati della Stazione Spaziale, conoscono i sistemi della Stazione Spaziale e hanno prodotto alcuni dei migliori hardware aerospaziali al mondo. Non vediamo l’ora di intraprendere una partnership di grande successo che arricchisca le nostre alleanze produttive nel cuore dell’Europa. Thales Alenia Space Space si occuperà della produzione e del test dell’involucro pressurizzato quest’anno e lo invierà all’ Unità di Integrazione di NanoRacks a Houston, Texas nel 2019. NanoRacks integrerà l’avionica e il cablaggio per completare l’assemblaggio dell’airlock. Il team di ingegneri e il team operativo di NanoRacks si occuperanno dell’integrazione dell’airlock, dei test funzionali, della formazione dell’equipaggio e delle ispezioni finali. L’Airlock verrà inviato in Florida per le preparazioni pre-lancio e l’installazione della capsula orbitale SpaceX Dragon Trunk per essere pronto al lancio previsto con la missione SpaceX CRS-19.

 

 

Piccola missione per Marte

Piccola missione per Marte

Nella sede dell’Ambasciata in Italia degli Emirati Arabi Uniti è stato presentato il progetto SMS (Small Mission to marS), che ha per obiettivo l’invio di una sonda tecnologica su Marte, e presenta elementi di economicità e innovazione. La missione è stata ideata dalla società consortile ALI (Aerospace Innovation for Innovative components), che ha sede nell’area industriale di Napoli e da un team di “player” industriali e centri di ricerca del settore spaziale, quali l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell’INAF, il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Napoli “Federico II”, il Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS), il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (socio del DASS), le società AEROSEKUR, Foxbit e Telespazio, le “start up” ENEA e Space Factory. A questi partner si è aggiunto il supporto di eccellenze internazionali quali il Dipartimento Aerospaziale della Open University, il Centro di Ricerca Spagnolo CIMNE, la Khalifa University di Abu Dhabi.

La missione prevede per la fase discendente sul pianeta rosso l’adozione dello scudo di protezione termica che utilizza la tecnologia di IRENE “Italian RE-entry NacellE”, unica al mondo nel suo genere, e contempla la possibilità del “lander” di trasportare piccoli “payload” scientifici e tecnologici, quale quello per la realizzazione di elementi strutturali sul suolo marziano il cui brevetto è di proprietà del DASS, come pure il necessario sistema di telecomunicazioni satellitari. L’uso di tali tecnologie e il progetto altamente miniaturizzato della sonda consentono di stimare l’investimento per la realizzazione della missione SMS a circa 120 milioni di dollari, incluso il lancio. Il progetto SMS sarà oggetto di discussione in occasione di un meeting bilaterale tra Italia ed Emirati Arabi.

“Riteniamo importante per lo sviluppo dell’aerospazio in Sardegna – precisa il Presidente del DASS, Giacomo Cao – che il distretto partecipi ad un gruppo altamente qualificato nel settore spaziale con una tecnologia proprietaria a suo tempo sviluppata dall’Università di Cagliari (Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali), dal CRS4 e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, attualmente Soci, nell’ambito del progetto COSMIC finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana nel 2009. Sarebbe davvero un risultato di grande rilevanza e prestigio se dalla Sardegna perverranno contributi scientifici e tecnologici per le future missioni marziane”.

Verso la Luna con NextSTEP 2

Verso la Luna con NextSTEP 2

Thales Alenia Space ha siglato tre contratti nell’ambito delle attività NextSTEP-2 (Next Space Technologies for Exploration Partnerships) con Boeing, Lockheed Martin e Orbital–ATK, per sviluppare competenze che possano far fronte agli obiettivi di esplorazione umana dello spazio della NASA e al contempo sostenere i piani di commercializzazione industriale. Basato su un modello di partnership pubblico-privato, il prossimo passo verso il volo spaziale umano consiste nello sviluppo di competenze nell’ambito dell’ esplorazione dello spazio profondo per estendere l’utilizzo delle strutture sviluppate anche in altre missioni di lunga durata. Il banco di prova sarà intorno e oltre lo spazio cislunare, poi lo spazio profondo e, infine, Marte. NASA spera, inoltre, di includere i moduli e parti sviluppate per NextSTEP nei progetti che seguiranno come Deep Space Gateway e Deep Space Transport. Una parte importante della strategia della NASA è quella di stimolare l’industria commerciale dello spazio, incentivandone le potenzialità commerciali attraverso partnership per fornire capacità di missione. Thales Alenia Space ha collaborato in questo ambito sin dall’ inizio del Programma, al fianco delle due società statunitensi selezionate, Orbital-ATK e Lockheed Martin. Per Next STEP2, si è quindi aggiunto un terzo contratto con Boeing. Walter Cugno, Vice Presidente Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space, spiega che il supporto alle attività dei partner statunitensi per NextSTEP si concentra principalmente nella definizione di un elemento chiave essenziale dell’infrastruttura cislunare: il modulo habitat, ma con potenziali contributi aggiuntivi in termini di architettura di un gateway generale dello spazio profondo e altri elementi, come ad esempio la camera di compensazione. Questo tipo di supporto permetterà a Thales Alenai Space di capitalizzare l’esperienza e le conoscenze conseguite nel tempo sia nel settore dei trasporti che dell’esplorazione dello spazio.

Grazie ad un know-how consolidato e alle competenze acquisite attraverso il grande contributo nella realizzazione dei moduli pressurizzati della Stazione Spaziale Internazionale (sia in orbita operativa permanente come i Nodi, o impiegati come supporto alla logistica di rifornimento cargo della ISS come Cygnus), Thales Alenia Space fornirà valore aggiunto ai partner statunitensi proponendo soluzioni progettuali solide e valide per la nuova generazione di moduli per l’esplorazione, nei quali potranno anche essere utilizzati elementi innovativi  e di recente tecnologia. In particolare, questo tipo di supporto spazierà dalla configurazione complessiva del modulo, alle strutture, alla protezione dalle radiazioni e dai micro meteoriti, al controllo termico fino ai più generali aspetti dei sistemi (comprese capacità di integrazione e produzione) essenziali per la definizione tecnica di tali moduli e per l’impostazione di un approccio di sviluppo e di pianificazione in grado di soddisfare la tabella di marcia rigorosa del programma.