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Vega torna a volare

Vega torna a volare

La riapertura della base di lancio europea della Guyana Francese è affidata al lanciatore dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) VEGA, vettore di concezione italiana realizzato dalla società AVIO di Colleferro alle porte di Roma il cui lancio, inizialmente programmato a marzo e rinviato a causa della pandemia Covid-19, è previsto alle 3.51 (ora italiana) del 19 giugno.

La missione VV16 non segna solo il ritorno al volo di Vega, ma anche l’esordio del sistema di distribuzione di satelliti dell’ESA, Small Spacecraft Mission Service (SSMS), un dispenser che consentirà di mettere in orbita 53 tra nano, micro e minisatelliti (da 1kg a 400kg) a beneficio di 21 clienti di 13 Paesi. Un nuovo strumento che consentirà di moltiplicare la capacità di lancio di Vega. La realizzazione della piattaforma SSMS è il risultato di una collaborazione tra società italiane e della Repubblica Ceca che vede l’Italia come capofila.

Il lancio del Vega rappresenta simbolicamente la ripartenza dell’Italia dello spazio dopo il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19, che ha rallentato la produzione ma non ha spento la creatività e la voglia di innovare di questo importante comparto dell’economia italiana. Ora, l’Italia dello spazio ha ripreso a correre. Una storia di grande successo quella del Vega che ha inanellato 14 lanci di successo di fila, un fatto assolutamente non scontato nel trasporto spaziale. Grazie poi al SSMS, Vega sarà ancora più competitivo e versatile ed avrà la capacità di portare in orbita una grandissima quantità e varietà di piccoli satelliti per fare fronte alla crescente richiesta da parte dell’utenza istituzionale e commerciale”, è il commento del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Giorgio Saccoccia.

Sostanziosa la parte del carico utile che vede coinvolta l’Italia che con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) porterà in orbita un cubesat DIDO-3 contenente un laboratorio per esperimenti in microgravità a controllo remoto frutto di un accordo internazionale tra ASI, Agenzia Spaziale Israeliana (ISA), Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e Ministero della Scienza e Tecnologia (MOST).

A bordo di DIDO-3 quattro esperimenti congiunti italo-israeliani nei settori della ricerca biologica e farmacologica – controllati da terra attraverso un’applicazione mobile – che vedono, per la parte italiana, il coinvolgimento dell’Università Federico II di Napoli, dell’Università di Roma 3, dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università di Bologna. Tra i piccoli satelliti che saranno messi in orbita anche un altro contributo italiano: ION CubeSat Carrier (In Orbit NOW) – sviluppato dalla società D-Orbit – si tratta di un vero e proprio satellite, di ingombro ridotto e del peso di circa 150 kg di massa complessiva, che ha la funzione di trasportatore di cubesats.

Sintesi degli esperimenti italo-israeliani

ARGTM (Università Federico II di Napoli)

Studio dell’effetto della microgravità sulla resistenza agli antibiotici di agenti patogeni di rilevanza clinica e sulla loro patogenicità in microgravità. Una migliore comprensione dell’effetto delle condizioni ambientali, inclusa la microgravità sulla diffusione di geni resistenti agli antibiotici, può portare allo sviluppo di nuove e migliorate terapie e misure di prevenzione per trattare e prevenire le infezioni resistenti agli antibiotici anche a terra

MAMBO (Università di Roma 3)

Valuterà la gestione terapeutica dei farmaci durante i voli spaziali, ed in particolare se la microgravità influisce sul loro rilascio a livello plasmatico alterandone i livelli di disponibilità con effetti avversi per il paziente.

SPACELYS (Università di Bologna)

SpaceLysis ha lo scopo di studiare come la microgravità influenza l’attività del lisozima (una proteina presente nel sangue che partecipa alla risposta immunitaria) in cellule di uno specifico substrato batterico. In questo modo si andranno ad investigare in maniera più approfondita le modalità di risposta agli agenti patogeni nello spazio.

NOGQUAD (Università di Tor Vergata)

L’esperimento fornirà informazioni sul ruolo della microgravità nell’assemblaggio del quadruplex G, una struttura facente parte del DNA che svolge un ruolo di controllo dell’espressione genica e che è implicata nell’insorgenza di diverse malattie, come ad esempio disturbi neurologici quali sclerosi laterale amiotrofica (SLA), o la sindrome dell’X Fragile.

Sample Fetch Rover nel 2026

Sample Fetch Rover nel 2026

Airbus Defence and Space si è aggiudicata la fase successiva del contratto di studio (Advanced B2) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per l’avanzato Sample Fetch Rover che verrà utilizzato per raccogliere campioni dalla superficie di Marte. Mars Sample Return è il programma congiunto della NASA e dell’ESA per riportare sulla Terra i campioni del Pianeta Rosso. Il rover Perseverance della NASA preleverà campioni di suolo e rocce marziane durante la missione Mars 2020 e li depositerà sulla superficie di Marte in piccole provette di metallo. Nel 2026, la NASA lancerà un rover, realizzato dall’ESA, che raccoglierà queste provette. Questo rover atterrerà su Marte nel 2028 e percorrerà una media di 200 metri al giorno per sei mesi per trovare e raccogliere i campioni. Raccoglierà fino a 36 provette che riporterà al modulo di rientro e li posizionerà nel Mars Ascent Vehicle che li lancerà in orbita attorno a Marte.

Un altro veicolo spaziale sviluppato dall’ESA (con un payload della NASA), l’Earth Return Orbiter (ERO), raccoglierà i campioni dall’orbita marziana e li riporterà sulla Terra. Dopo aver completato il rover ExoMars dell’ESA, che dovrebbe essere lanciato nell’estate del 2022, Airbus sta guidando il progetto Sample Fetch Rover. La fase iniziale A e il successivo studio B1 del progetto Sample Fetch Rover sono in corso nel sito Airbus di Stevenage da luglio 2018. Il team industriale guidato da Airbus ha già sviluppato i complessi algoritmi che faciliteranno l’individuazione delle provette di campionamento sulla superficie di Marte mentre un braccio robotico specifico per raccogliere i tubi è stato progettato insieme con un pool di industrie europee.

Al fine di adattarsi al modulo di rientro della NASA e alle specifiche della missione di superficie Mars Sample Return, il sistema di locomozione del Sample Fetch Rover deve seguire rigidi vincoli. Sarà quindi dotato di quattro ruote, più larghe delle sei ruote flessibili utilizzate sul rover ExoMars. Le caratteristiche, le dimensioni e il numero di ruote sono state definite per adattarsi alla topografia del sito di atterraggio marziano e per garantire la velocità e le prestazioni necessarie per raggiungere e restituire i campioni a tempo debito al lander.

A differenza del rover ExoMars Rosalind Franklin, a sei ruote, il Sample Fetch Rover ne avrà solo quattro per risparmiare massa e complessità. Il Sample Fetch Rover dovrà percorrere più di 15 km attraverso il Pianeta Rosso per ricercare e raccogliere fino a 36 delle 43 provette di campione lasciate dal rover Perseverance. I campioni dovrebbero tornare sulla Terra nel 2031.

L’ultima approvazione per il programma Mars Sample Return è stata rilasciata dall’ESA nella riunione ministeriale di novembre 2019.

Cosmo-SkyMed mappa centinaia di km

Cosmo-SkyMed mappa centinaia di km

Il primo satellite della costellazione COSMO-SkyMed di Seconda Generazione (CSG), lanciato lo scorso 18 dicembre, sta completando la fase di Test in Orbita che lo porterà a pieno titolo ad affiancarsi operativamente ai quattro satelliti COSMO-SkyMed di Prima Generazione, incrementando le capacità complessive del sistema. La missione CSG si avvicina dunque ad un importante traguardo in linea con gli obiettivi prefissati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero della Difesa, che ne hanno promosso, finanziato e diretto, nel ruolo di committenti, il programma di sviluppo.

Obiettivo primario di CSG è fornire ad un’utenza duale, civile e militare, i servizi di Osservazione della Terra attraverso un ampio portfolio di prodotti, ottenuti nelle diverse modalità operative del sensore SAR (Radar ad Apertura Sintetica), sia a campo stretto e risoluzione ultra-fine che a campo largo. Il progetto del sensore SAR di Seconda Generazione, unitamente alle caratteristiche di flessibilità assicurate dal Segmento di Terra, rappresenta oggi lo stato dell’arte dei sistemi di Osservazione della Terra basati su tecnologia radar, in termini di qualità dell’immagine, di versatilità di pianificazione e di ripresa, di agilità nell’acquisizione e di capacità di aggiornamento ed elaborazione a terra dell’informazione ottenuta.

Le caratteristiche di versatilità ed agilità elettronica del SAR di CSG hanno consentito di realizzare una nuova modalità operativa, che consente di acquisire simultaneamente due aree poste sulla superficie terrestre ad una distanza di centinaia di chilometri. Più in dettaglio, in tale modalità è possibile acquisire due immagini a doppia polarizzazione e nelle modalità a più alta risoluzione spaziale (Spotlight) contemporaneamente, superando i vincoli imposti dalle modalità tradizionali. Ciò permette un miglioramento nella qualità e nella tipologia del servizio consentendo, ad esempio, di servire le richieste di accesso su zone geograficamente separate e illuminate contemporaneamente dal satellite durante il passaggio. CSG è il primo sistema spaziale SAR al mondo in grado di acquisire contemporaneamente due immagini e quindi di servire due richieste che sarebbero state tra di loro in conflitto per qualsiasi altro sistema satellitare.

Il Sistema CSG è stato realizzato per l’Agenzia Spaziale Italiana e per il Ministero della Difesa in Italia con un importante contributo di Leonardo, attraverso le sue controllate e partecipate. In particolare, Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) è responsabile del sistema End to End e dei satelliti Radar, mentre Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%) è responsabile del Segmento di Terra. Inoltre Leonardo contribuisce al programma fornendo i sensori di assetto stellare per l’orientamento del satellite, i pannelli fotovoltaici e unità elettroniche per la gestione della potenza elettrica.

(Nelle immagini ASI, due acquisizioni SAR Spotlight ad altissima risoluzione (sub-metrica), riprese simultaneamente dal primo satellite COSMO-SkyMed di Seconda Generazione il 25 aprile scorso sulle aree di Roma e di Altamura, elaborate da Telespazio presso il Centro Spaziale di Matera)

Crew Dragon ha attraccato alla ISS

Crew Dragon ha attraccato alla ISS

Diciannove ore dopo la partenza, avvenuta alle 21:22:45 ora italiana di sabato 30 maggio dalla rampa 39A di Cape Canaveral, la capsula Crew Dragon di SpaceX con a bordo gli astronauti Doug Hurley e Bob Behnken ha raggiunto la stazione spaziale internazionale effettuando il docking alle 16:27 di domenica 31 maggio.

Crew Dragon aveva già effettuato l’operazione di attracco alla stazione spaziale in occasione della missione Demo-1 senza equipaggio condotta nel marzo 2019. Operazione interamente gestita dai computer di bordo ma che i due astronauti hanno potuto controllare, avendo sempre a disposizione comandi manuali digitali.

Non è stato comunicato per quanto tempo i due astronauti resteranno a bordo della stazione spaziale, ma la permanenza dovrebbe essere non inferiore a 30 giorni potendo durare fino a quattro mesi, che corrisponde al tempo massimo previsto per soddisfare i parametri di efficienza dei pannelli solari della capsula. Nella prima missione dimostrativa, condotta in automatico e senza equipaggio, la Crew Dragon era rimasta attraccata per soli cinque giorni prima di rientrare in atmosfera e ammarare. Si completa, così, il successo della prima missione umana frutto della collaborazione tra SpaceX e NASA che consentirà all’agenzia spaziale americana di tornare a disporre di un sistema di lancio autonomo di astronauti.

Crew Dragon è in orbita

Crew Dragon è in orbita

La Crew Dragon di SpaceX, prima navicella privata con uomini a bordo, è stata lanciata da Cape Canaveral alle 21:22:45 ora italiana consentendo agli Stati Uniti e alla NASA di fare ripartire astronauti dal proprio territorio. Il 54enne Doug Hurley e il 50enne Bob Behnken, entrambi con esperienza ventennale da astronauti e già protagonisti di due missioni a testa dello Space Shuttle che fu pensionato nel 2011, hanno atteso il momento del lancio comodamente seduti a 70 metri d’altezza nell’abitacolo della capsula simbolo della new space economy. Hurley e Behnken raggiungeranno, dopo una serie di orbite, la stazione spaziale dove sono ad attenderli l’americano Chris Cassidy e i russi Ivan Vagner e Anatoli Ivanishin. Dopo il rinvio subito dalla missione Demo-2 di Crew Dragon mercoledì scorso, a causa di condizioni meteorologiche avverse con rischio di tempesta di fulmini, la partenza è stata riprogrammata per sfruttare la seconda finestra di lancio disponibile che consentisse di agganciare la stazione spaziale nel tempo più breve. Alle 21:37 ora italiana, 45 minuti prima dell’orario di lancio, il centro di controllo della missione a Houston, constatato il miglioramento delle condizioni meteorologiche, ha confermato di proseguire il countdown, dando inizio alle operazioni di carico del propellente che alimentano i motori del razzo Falcon 9. A lancio avvenuto, a cui ha assistito il presidente americano Trump, dopo 2 minuti e 33 secondo il primo stadio del Falcon 9 è rientrato dopo avere completato la prima fase di spinta per atterrare 9 minuti dopo la partenzaa su una piattaforma galleggiante al largo della Florida. Crew Dragon aggancerà la stazione spaziale internazionale alle 15:30 di domenica 31 maggio.

“Una giornata storica per gli Stati Uniti che dopo 9 anni tornano ad avere un accesso autonomo per gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale con il lancio della missione Crew Dragon Demo-2, grazie alla partnership pubblico-privato tra NASA e SpaceX  – ha commentato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia – Un passo significativo che segna  l’inizio di una nuova era commerciale  per i voli spaziali umani. C’è anche il  contributo dell’Italia a questo lancio, grazie  al supporto fornito dalla base dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Broglio Space Center (BSC) di Malindi in Kenya, che fa parte delle stazioni di tracking che hanno seguito il volo della Crew Dragon verso la Stazione Spaziale. Un ringraziamento particolare a tutto lo staff dell’ASI, che ha garantito l’apertura e l’operatività della base durante questo periodo di emergenza Covid. Voglio, soprattutto, fare le congratulazioni alla NASA, nostro partner storico da più di 50 anni, per questo nuovo traguardo!”

 

PROMISE per satelliti al 100% europei

PROMISE per satelliti al 100% europei

Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%), guida dalla Spagna un consorzio per un progetto rivoluzionario, PROMISE (PROgrammable MIxed Signal Electronics), che fornirà indipendenza tecnologica all’Europa nelle future missioni spaziali e garantirà la sua competitività nel settore. PROMISE, che vedrà la luce nel 2022, è parte integrante del programma di ricerca e innovazione HORIZON 2020 della Commissione europea, che vede nell’autonomia europea in ambito spaziale uno dei suoi pilastri.

La produzione dei circuiti misti ASIC (Application-Specific Integrated Circuit), i chip elettronici considerati il “cervelli” dei satelliti e uno degli elementi più costosi, vede l’industria aerospaziale europea dipendere da Paesi extraeuropei come gli Stati Uniti. Il progetto PROMISE svilupperà una libreria di blocchi progettati e testati per essere utilizzati dentro questi chip, consentendo di ridurre di un terzo i tempi di consegna e di ridurne sensibilmente i costi. Un’iniziativa rivoluzionaria e pionieristica che consentirà lo sviluppo di satelliti completamente “Made in Europe”. PROMISE posizionerà l’industria spaziale europea all’avanguardia delle soluzioni competitive in termini di costi e consentirà alle aziende partecipanti di assumere un ruolo guida nei progetti spaziali del futuro”, ha affermato Eduardo Bellido, CEO di Thales Alenia Space in Spagna.

La libreria, aperta a tutti i paesi dell’Unione Europea, conterrà le unità di elaborazione per future missioni spaziali per le telecomunicazioni, la navigazione, l’osservazione della Terra e l’esplorazione.

Il team del progetto stima una riduzione dal 20% al 40% dei tempi di consegna per il nuovo Mixed Signal ASIC completamente basato sulla libreria PROMISE. In termini di costi, la progettazione e la produzione sarà ridotta di un fattore 5, il che significa che il numero di unità ricorrenti necessarie per rendere redditizio un nuovo progetto passerà da 200 (con la tecnologia attuale) fino a 85.

Questo progetto consentirà la progettazione di molti dei chip che verranno utilizzati nelle future mega-costellazioni satellitari. Considerando un singolo ASIC basato su PROMISE per costellazione, significa un volume vicino a 3000 unità in 5 anni.

Thales Alenia Space in Spagna è alla guida del consorzio PROMISE insieme al principale produttore di satelliti Thales Alenia Space in Francia, oltre alle innovative piccole imprese ISD (Grecia) e MENTA (Francia), e agli istituti di R&T IMEC (Belgio), IT (Portogallo) e VTT (Finlandia).

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