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SpaceX lancia in due tappe

SpaceX lancia in due tappe

Il sesto gruppo di satelliti Iridium® NEXT, realizzati da Thales Alenia Space, è stato lanciato con successo da SpaceX dalla base militare di Vandenberg in California. Ora sono 55 i satelliti in orbita e le loro prestazioni superano le aspettative. I prossimi due gruppi di 10 satelliti Iridium NEXT sono già pronti in previsione del settimo e dell’ottavo lancio. L’obiettivo è lanciare tutti i 75 satelliti Iridium NEXT ad orbita terrestre bassa nel 2018. Il razzo Falcon 9 di SpaceX ha portato in orbita un totale di sette satelliti, cinque satelliti Iridium e due satelliti GRACE-FO della NASA. I due gruppi di satelliti sono stati rilasciati ad altitudini differenti: prima quelli della NASA intorno ai 490 chilometri, poi gli Iridium ad oltre 800 chilometri. La prima fase si è stata completata circa 11 minuti e 30 secondi dopo il lancio, la seconda un’ora dopo. Dopo il distacco del primo stadio del Falcon 9, rientrato sulla Terra, il secondo stadio ha raggiunto i 490 chilometri di altitudine, inclinandosi di 30 gradi, per mettere in posizione i due satelliti GRACE-FO e sganciarli: uno è stato orientato verso la Terra, l’altro verso lo spazio, posizionati in orbite distanti 220 chilometri. Dopo il primo rilascio, il razzo Falcon 9 ha ripreso il suo viaggio riaccendendo i motori del secondo stadio per sganciare i cinque satelliti Iridium

Thales Alenia Space è prime contractor per il programma Iridium® NEXT, responsabile della realizzazione, integrazione e validazione in orbita degli 81 satelliti di Iridium Next, oltre che della definizione e validazione dell’intero sistema. I satelliti sono stati integrati in serie da Orbital ATK, sottocontraente di Thales Alenia Space, nel suo stabilimento produttivo di satelliti di Gilbert, in Arizona, sotto la supervisione in loco del team di Thales Alenia Space. Tutte le operazioni di lancio e messa in orbita (LEOP), e di test in orbita  (In Orbit Tests) sono state eseguite nel centro di controllo SNOC (Iridium’s Satellite Network Operation Center) di Leesburgh. La costellazione Iridium® NEXT offre connettività globale grazie ai suoi 66 satelliti interconnessi a un’altitudine di 780 km, con nove satelliti di riserva in orbita e sei altri satelliti di riserva a terra. Questo sistema internazionale fornisce capacità senza pari nelle telecomunicazioni in movimento (individui, veicoli di terra, veivoli, navi) e assicura una copertura completa in tutto il mondo, inclusi gli oceani. Grazie alla sua copertura globale e al funzionamento indipendente Iridium NEXT fornisce assistenza indispensabile in condizioni molto difficili, come in aree isolate, durante disastri naturali o durante conflitti, per citarne alcuni. Completamente indipendente da qualsiasi network di terra, offre comunicazioni sicure, protette da intrusioni e hacking.

Primo lancio del Bangladesh

Primo lancio del Bangladesh

Bangabandhu Satellite-1, il primo satellite del Bangladesh, è stato lanciato con successo dalla base di Cape Canaveral a bordo di un razzo Falcon 9 della SpaceX, dopo aver lasciato il sito Thales Alenia Space di Cannes il 28 Marzo scorso. Per l’intera nazione del Bangladesh poter assistere al successo del lancio del suo primo satellite verso lo spazio è stato davvero un momento storico ed emozionante. Il satellite per le telecomunicazioni e per la trasmissione televisiva e radiofonica diminuirà il divario digitale, diffondendo servizi di trasmissione e telecomunicazione in aree rurali e introducendo servizi vantaggiosi, incluso quelli direct-to-home, in tutto il paese e su tutta la regione. Thales Alenia Space è stata responsabile della progettazione, della produzione, dei test e della consegna in orbita di Bangabandhu Satellite-1, e si è occupata anche dei due segmenti di Terra (primario e secondario), che sfrutteranno gli strumenti SpaceOps per la pianificazione e il monitoraggio della missione. Bangabandhu Satellite-1 è dotato di 26 trasponditori in banda Ku e 14 in banda C. Offrirà copertura in banda Ku sul Bangladesh e sulle acque territoriali del Golfo del Bengala, India, Nepal, Bhutan Sri Lanka, Filippine e Indonesia e fornirà, inoltre, copertura in banda C sull’intera regione. Il satellite Bangabandhu Satellite-1 include tutte le componenti necessarie a gestire il business dei clienti e a fornire servizi agli utenti finali del gestore della rete.

Lanciato Sentinel 3B

Lanciato Sentinel 3B

Il satellite Sentinel-3B, costruito da Thales Alenia Space per l’Agenzia Spaziale Europea è stato lanciato con successo da un lanciatore Rockot dal Cosmodromo di Plesetsk, in Russia. Sentinel-3B, che fa parte del programma europeo di osservazione della Terra Copernicus, imbarca una serie di strumenti all’avanguardia per il monitoraggio del nostro Pianeta e dei suoi cambiamenti. Si tratta di due strumenti ottici (OLCI – Ocean and Land Color Instrument e SLSTR-Sea and Land Surface Temperature Radiometer) e due strumenti in radiofrequenza (SRAL-Synthetic-aperture Radar ALtimeter e MWR-Microwave Radiometer), che forniranno misure per determinare la topografia di oceani, ghiacci marini e corpi idrici sulla terraferma. In particolare, il radiometro SLSTR (Sea and Land Surface Temperature Radiometer), realizzato da un consorzio industriale internazionale guidato da Leonardo, fornisce misure accuratissime della temperatura superficiale della Terra e dei suoi oceani, garantendo così informazioni fondamentali per meteorologia, climatologia e controllo del riscaldamento globale, ed è inoltre dotato di due canali per il monitoraggio degli incendi.

Sentinel-3B monitorerà sistematicamente tutte le superfici terrestri e gli oceani della Terra, raccogliendo dati che contribuiranno a migliorare le previsioni oceanografiche e atmosferiche. Il satellite ci aiuterà, inoltre, a comprendere meglio lo stato di “salute” degli oceani, delle risorse ittiche e idriche, dell’agricoltura, delle foreste, della biodiversità, della salute pubblica e della sicurezza alimentare. Ci permetterà, allo stesso tempo di monitorare con precisione i cambiamenti di altezza dei mari e la contrazione dei ghiacci polari. L’orbita di Sentinel-3B a 815 km, rivisitando la stessa area regolarmente, permette di scansionare l’intera superficie della Terra, utilizzando sensori sia radar che ottici. Grazie a questo tipo di scansione della superficie, Sentinel-3B offre numerose di applicazioni: monitoraggio delle correnti marine e quindi degli spostamenti dell’inquinamento, del plancton e della biomassa marina che se ne ciba, delle variazioni del livello degli oceani, del monitoraggio dei ghiacci polari, delle foreste, delle aree agricole. Alcuni satelliti del programma Copernicus sono già in orbita: Sentinel 1A, lanciato nel 2014; 2A, lanciato nel 2015; 1B e 3A, lanciati nel 2016; 2B e 5P, lanciati nel 2017. Questi satelliti stanno già trasmettendo un notevole flusso di dati grezzi, utilizzati insieme ad altri satelliti per l’osservazione della Terra. Il successo del lancio di Sentinel-3B rappresenta una svolta importante per Thales Alenia Space dato che ora le tre missioni sonocomplete .

Thales Alenia Space si è aggiudicata il contratto iniziale con l’Agenzia Spaziale Europea già nel dicembre 2009, con Telespazio che dirige le operazioni di segmento di terra per l’intera missione Sentinel-3. Telespazio ha sviluppato il Payload Data Ground Segment (PDGS) utilizzato per elaborare i dati generati dalla missione Sentinel 3, consentendo agli utenti di accedere alle informazioni e alle applicazioni rese disponibili da Sentinel-3A e Sentinel-3B entro tre ore dall’acquisizione dei dati.

 

I 20mila esopianeti di TESS

I 20mila esopianeti di TESS

In orbita il satellite astronomico TESS della NASA, destinato a raccogliere l’eredita di Kepler nella caccia agli esopianeti per individuare quelli potenzialmente in grado di ospitare la vita. Il lancio è avvenuto da Cape Canaveral con il razzo Falcon 9 della SpaceX, che ha svolto così la prima missione scientifica per conto della NASA.  TESS impiegherà circa due mesi per inserirsi nell’orbita definitiva ellittica, che avrà un periodo di 14 giorni, da cui potrà esplorare un arco di cielo 350 volte più ampio di quanto sia riuscito a scandagliare Kepler, che nel corso della sua vita operativa è riuscito a individuare oltre 5.000 candidati esopianeti. Per contro, nei primi 24 mesi di attività, TESS dovrebbe riuscire a catalogare 20 mila nuovi pianeti extrasolari. La gravità lunare sarà l’elemento stabilizzatore dell’orbita fortemente ellittica di TESS. Progettato e costruito dal gruppo del Massachusetts Institute of Technology (Mit), il satellite Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite) ha le dimensioni di un frigorifero ed è dotato di quattro fotocamere ad ampio spettro, che gli permettono di rilevare anche la luce più flebile e lontana delle stelle, scattando un fotogramma a intervalli di due minuti. La missione Tess sarà fondamentale per pianificare quella del futuro telescopio spaziale James Webb, che la NASA manderà nello spazio nel 2020 come successore di Hubble. Sullo sfondo c’è anche il telescopio spaziale Ariel dell’Agenzia Spaziale Europea, atteso in orbita tra dieci anni, che si concentrerà sui pianeti extrasolari di dimensioni paragonabili alla Terra fino a quelli di tipo gioviano.

 

10 satelliti Iridium® NEXT!

10 satelliti Iridium® NEXT!

Il quinto gruppo di dieci satelliti Iridium NEXT, realizzati da Thales Alenia Space, è stato lanciato con successo da SpaceX dalla base militare di Vandenberg in California con il vettore Falcon 9. Ora la costellazione Iridium® NEXT conta ora 50 satelliti per la comunicazione in orbita. Space X si riprometteva anche di recuperare l’ogiva dei satelliti, equipaggiate con particolari paracadute rettangolari che avrebbero dovuto farle veleggiare fino alle navi appoggio, ma la missione non è riuscita. Resta il successo del lancio. Thales Alenia Space è prime contractor per il programma Iridium® NEXT, responsabile della realizzazione, integrazione e validazione in orbita degli 81 satelliti di Iridium Next, oltre che della definizione e validazione dell’intero sistema. I satelliti sono stati integrati in serie da Orbital ATK, sottocontraente di Thales Alenia Space, nel suo stabilimento produttivo di satelliti di Gilbert, in Arizona, sotto la supervisione in loco del team di Thales Alenia Space. Tulle le operazioni di lancio e messa in orbita (LEOP), e di test in orbita (In Orbit Tests) sono state eseguite nel centro di controllo SNOC (Iridium’s Satellite Network Operation Center) di Leesburgh. Il successo di questo quinto lancio Iridium® NEXT consolida ulteriormente la reputazione dell’azienda per le eccellenti competenze dimostrate in qualità di prime contractor  per così sofisticati sistemi di comunicazioni satellitari (SATCOM). “Due terzi dei nostri satelliti sono ora in orbita e le prestazioni superano le aspettative. I prossimi due gruppi di satelliti Iridium NEXT sono già pronti in previsione del sesto e del settimo lancio – ha dichiarato Denis Allard, Iridium NEXT Vice President per Thales Alenia Space – Tutto procede nella giusta direzione per raggiungere il nostro obiettivo, ovvero lanciare tutti i 75 satelliti Iridium NEXT ad orbita terrestre bassa nel 2018 ” .

La costellazione Iridium® NEXT offre connettività globale grazie ai suoi 66 satelliti interconnessi a un’altitudine di 780 km, con nove satelliti di riserva in orbita e sei altri satelliti di riserva a terra. Questo sistema internazionale fornisce capacità senza pari nelle telecomunicazioni in movimento (individui, veicoli di terra, veivoli, navi) e assicura una copertura completa in tutto il mondo, inclusi gli oceani. Grazie alla sua copertura globale e al funzionamento indipendente Iridium NEXT fornisce assistenza indispensabile in condizioni molto difficili, come in aree isolate, durante disastri naturali o durante conflitti, per citarne alcuni. Completamente indipendente da qualsiasi network di terra, offre comunicazioni sicure, protette da intrusioni e hacking.

 

Il Falcon Heavy vola

Il Falcon Heavy vola

Space X e il suo patron Elon Musk hanno scritto un nuovo capitolo nella storia dell’astronautica, effettuando con successo il primo lancio del razzo Falcon Heavy, il più grande e potente tra quelli sviluppati dopo l’epopea del Saturno V che ha consentito di spingere le navicelle Apollo verso la Luna. Alto 70 metri, con un sistema propulsivo composto da 27 motori che garantiscono una spinta al decollo di 2.300 tonnellate, il Falcon Heavy è in grado di inviare una navicella di 16,8 tonnellate (peso corrispondente alla capsula Dragon Crew di SpaceX) verso la Luna o su Marte, come pure di trasferire un carico utile di 63,8 tonnellate in orbita bassa e di 26,7 tonnellate in orbita geostazionaria.

La partenza del razzo progettato e costruito da SpaceX è avvenuta dalla mitica piattaforma di lancio 39A del Kennedy Space Center a Cape Canaveral, da dove hanno preso il via le missioni Apollo e quelle degli Space Shuttle. Il volo inaugurale del Falcon Heavy è stato accompagnato in tutte le sue fasi dalle ovazioni del numeroso team della compagnia spaziale privata americana in collegamento dalla sede in California, ma il “go” ha subito una serie di rinvii a causa dei forti venti in quota. Il lancio, annunciato per le 19:30 ora italiana (le 13:30 in Florida), è avvenuto alle 21:45. La possente sagoma del vettore è composta sostanzialmente da tre razzi Falcon 9 nella versione ripetutamente testata, utilizzata con successo e riutilizzata dopo il recupero avvenuto alla fine di precise manovre di rientro sulla base terrestre. Scena che si è ripetuta, come da programma, anche in occasione della missione di collaudo del Falcon Heavy, con i due propulsori laterali che, dopo aver completato la fase di spinta del razzo principale, si sono separati pochi minuti dopo il distacco dalla rampa e hanno iniziato a perdere quota per rientrare sulla base di Cape Canaveral, atterrando e fermandosi in posizione verticale a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

Il lancio del Falcon Heavy è culminato nel rilascio del suo carico utile, una Tesla Roadster, l’auto elettrica sviluppata da Elon Musk, a bordo della quale c’è un manichino con una tuta spaziale di SpaceX e sul cruscotto l’eloquente messaggio “No Panic” che ne accompagnerà il lungo viaggio verso Marte insieme al brano “Space Oddity” di David Bowie. Separatasi dall’ultimo stadio del razzo, la Tesla Roadster si inserirà in un’orbita intorno al Sole per poi dirigersi verso il Pianeta Rosso. Seguendo una traiettoria che la porterà a descrivere un’orbita molto ampia, l’auto elettrica si avvicinerà periodicamente al globo marziano. Un successo tecnologico in grande stile per SpaceX, che non ha voluto rinunciare al momento scenico e caricare l’immagine del suo ambizioso progetto. Sta di fatto che il lancio del Falcon Heavy comporta un costo di 90 milioni di dollari, un quarto di quanto di spenderebbe con i mezzi offerti attualmente dal comparto spaziale. Il potente razzo ha fatto il suo esordio sette anni dopo la data inizialmente fissata da Elon Musk, che ha fondato SpaceX nel 2002. Ma ciò che conta è la sua immediata disponibilità. Primo cliente ufficiale sarà l’Araba Saudita, che metterà in orbita un grosso satellite per telecomunicazioni proprio con Falcon Heavy.

Il racconto del lancio nel video di SpaceX