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Parker Solar Probe in viaggio

Parker Solar Probe in viaggio

La sonda Parker Solar Probe della Nasa è partita da Cape Canaveral alle 9:31 (ora italiana) di domenica 12 agosto nell’ogiva del razzo Delta IV Heavy. Il rinvio di 24 ore del lancio, dovuto a problemi legati alla pressione dell’elio che alimenta i motori, non influenzerà il programma della missione che porterà il veicolo, progettato per studiare il Sole da vicino come mai prima d’ora, a soli 6 milioni di km dalla nostra stella. Una distanza estrema per le altissime temperature che si sviluppano, fino a due milioni di gradi, ma indispensabile per riuscire a studiare la corona, la parte più esterna dell’atmosfera solare.
Parker Solar Probe, che pesa 635 kg, ha dovuto ricorrere alla spinta del più potente lanciatore attualmente disponibile e lascerà la Terra a una velocità di 85.000 chilometri all’ora. La sua missione è destinata a durare sette anni, periodo che la vedrà avvicinarsi progressivamente al Sole effettuando il primo flyby del viaggio interplanetario il 28 settembre, quando sfiorerà Venere per ottenere una spinta gravitazionale per poi raggiungere il 1 novembre il primo perielio, il punto più vicino della prima delle 24 orbite previste attorno al Sole, una ogni 88 giorni, fino a giugno 2025. Nel corso delle ultime orbite, alla minima distanza dal Sole, la sonda Parker Solar Probe toccherà i 200 km al secondo, quasi 690.000 chilometri all’ora. A bordo quattro strumenti principali: Fields, progettato per la misurazione dei campi elettrico e magnetico dell’atmosfera e del vento solare; Wispr, la camera che riprenderà le immagini delle eruzioni nella corona solare; Sweap (Solar Wind Electrons Alphas and Protons investigation) che misurerà velocità e temperatura delle particelle sprigionate dal Sole; Is-is (Integrated Science Investigation of the Sun) seguirà il moto delle particelle. A proteggere la struttura della sonda, intitolata all’astrofisico Eugene Parker che per primo teorizzò l’esistenza del vento solare, e la strumentazione di bordo uno scudo termico avanzato, basato su un avvolgimento di carbonio ad altissima resistenza. Gli strumenti di bordo cattureranno i dati necessari a spiegare la differenza di temperatura, inspiegabile per le nostre conoscenze termodinamiche, che si registra tra la superficie della nostra stella, 6.000 gradi, e la corona che raggiunge i due milioni di gradi. L’energia che si sprigiona nella corona solare è comparabile a centinaia di milioni di bombe all’idrogeno, ma durante le tempeste periodiche il valore equivalente è di miliardi di ordigni atomici. L’attenzione si concentra soprattutto sulle tempeste che, oltre a produrre danni ai satelliti e blackout nelle telecomunicazioni terrestri, possono esporre a forti radiazioni gli astronauti. E le informazioni saranno utili e faranno da apripista anche alla missione congiunta ESA/NASA Solar Orbiter, destinata a partire nel 2019 con l’obiettivo di porre le basi per le previsioni meteo spaziali.

 

Galileo a quota 26 con Ariane 5

Galileo a quota 26 con Ariane 5

Il vettore Ariane 5 ha portato a termine con successo la terza missione del 2018 trasferendo in orbita quattro satelliti della costellazione Galileo, il sistema di navigazione satellitare europeo per usi civili e in grado di offrire indicazioni sul posizionamento ad altissima precisione. Con questo lancio il sistema dispone in orbita di 26 satelliti che garantiscono la piena operatività del programma, mentre restano da lanciare gli ultimi 4 satelliti che hanno la funzione di backup. Galileo entra così nella fase pienamente operativa, dopo che nel dicembre 2016 era iniziata l’offerta dei primi servizi di navigazione, ricerca e salvataggio. L’Italia è coinvolta primariamente nel programma Galileo, con Leonardo e Thales Alenia Space,e Telespazio, il cui Centro Spaziale del Fucino è una delle due stazioni di controllo della costellazione. La precisione di lancio risulta determinante per il pieno successo della missione e del programma Galileo. Il vettore Ariane 5 di Arianespace ha spinto i quattro satelliti, ciascuno dei quali pesante 715 kg, alla quota prevista di 22 922 km, avviando le operazioni di rilascio dopo 3 ore e 36 minuti dal decollo dalla base spaziale di Kourou. Un successo che coinvolge a pieno titolo l’industria italiana Avio che partecipa alle missioni lanciatore Ariane 5 con i motori a propulsione solida e la turbopompa ad ossigeno liquido. La terza missione di Ariane 5 nel 2018 segue di pochi giorni il test pienamente riuscito del nuovo motore in fibra di carbonio P120 C che equipaggerà i nuovi lanciatori Vega C, che volerà nel 2019, e Ariane 6, che debutterà nel 2020. In calendario ad agosto, dalla base spaziale di Kourou, in Guyana francese, il 12esimo volo di Vega, il lanciatore europeo prodotto a Colleferro, che metterà in orbita il satellite Aeolus per conto dell’Agenzia Spaziale Europea.

 

Blue Origin brucia le tappe

Blue Origin brucia le tappe

Pieno successo del secondo volo suborbitale del 2018 condotto da Blue Origin con il razzo New Shepard, partito dalla rampa di lancio di Van Horn in Texas alle 17:12 del 18 luglio. La missione, della durata complessiva di 7 minuti e mezzo, ha permesso di testare la sicurezza del motore riutilizzabile durante il volo suborbitale, facendo raggiungere al razzo in soli 4 minuti i 119 chilometri di altezza, ben più della quota record durante il volo effettuato nell’aprile 2018, per poi rientrare a terra con un perfetto atterraggio da manuale.  Si tratta della nona missione dal debutto di Blue Origin, la terza con la versione più avanzata del razzo impiegata per la prima volta nel dicembre 2017. In cima al razzo New Shepard la Crew Capsule 2.0, destinata a trasportare i futuri turisti spaziali durante i voli suborbitali, che si è regolarmente staccata dal razzo madre per poi atterrare autonomamente 11 minuti dopo il lancio grazie all’uso dei paracadute. A bordo della capsula il manichino Skywalker, utilizzato durante i voli di test, mentre all’interno del razzo hanno funzionato alcuni esperimenti scientifici sviluppati dalla Nasa e da enti di ricerca americani, europei e tailandesi. Tali esperimenti riguardavano la misurazione di temperatura e livelli di anidride carbonica nella capsula, un trasmettitore wifi e sensori per la misurazione della pressione interna. Jeff Bezos, patron di Blue Origin, ha ribadito l’intenzione di aprire le porte al turismo spaziale già dal 2019, mentre il volo inaugurale del successore del razzo New Shepard, ribattezzato New Glenn, potrebbe avvenire alla fine del 2020.

Al via l’esperimento Olimpo

Al via l’esperimento Olimpo

Nella mattinata di sabato 14 luglio è stato lanciato dalle Isole Svalbard l’esperimento Olimpo, dedicato a innovative osservazioni cosmologiche che forniranno informazioni sugli ammassi di galassie, sulle galassie primordiali e sul loro contenuto di materia oscura. Si tratta di un telescopio con lo specchio primario di più di due metri e mezzo di diametro, equipaggiato con rivelatori per microonde molto sensibili. Raffreddati a 0.3K in un criostato, tali rivelatori permettono di misurare le minime distorsioni che la radiazione cosmica di fondo subisce quando attraversa un ammasso di galassie (effetto Sunyaev-Zel’dovich). Tra il telescopio e i rivelatori è posto un interferometro differenziale che permette di scomporre la radiazione e analizzarla più nel dettaglio, fornendo le chiavi per nuove scoperte nel settore. Lo strumento è posizionato su una navicella con tutti gli accessori necessari (elettronica di lettura, pannelli solari, batterie, sistema di telemetria e telecomandi, sistema di puntamento e di controllo d’assetto) e ha un peso complessivo di circa 1900 kg; per sollevarlo è stato necessario gonfiare di elio un pallone da ottocentomila metri cubi di volume (che in quota raggiunge le dimensioni di un campo di calcio). Per sfruttare a pieno le potenzialità dello strumento è necessario infatti che le osservazioni vengano effettuate ad una quota di circa 40 chilometri (dove il disturbo dell’atmosfera residua è minimo) per almeno dodici giorni. Questo spiega la scelta del luogo di lancio: alla latitudine delle Isole Svalbard, in questo periodo dell’anno, è presente una circolazione ad alta quota che consentirà al pallone e al suo carico di circumnavigare il Polo Nord e tornare al punto di partenza e forse proseguire ancora una volta verso la Groenlandia. Qui si spera di farlo atterrare e recuperare senza grossi danni lo strumento e i suoi accessori per un nuovo volo, stavolta attorno al Polo Sud. Olimpo è un programma dell’Agenzia Spaziale Italiana che da diversi anni è impegnata nel supporto alla realizzazione dell’esperimento e nell’organizzazione del suo volo. Il lancio è stato affidato alla Swedish Space Corporation, un’azienda di grande esperienza nel settore, ma che si cimenta per la prima volta in un lancio di un payload così pesante e da una latitudine così alta.

Lo strumento è stato ideato e realizzato dal gruppo di Cosmologia Sperimentale del Dipartimento di Fisica di “Sapienza” Università di Roma, sotto la responsabilità della professoressa Silvia Masi. Contributi importanti sono stati forniti dall’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche per gli innovativi mosaici di rivelatori KIDS, dall’Istituto di Fisica Applicata ‘Nello Carrara’ sempre del CNR per il sistema di controllo d’assetto, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per i sensori solari e dall’Università di Cardiff per i filtri. Importante anche il contributo della ditta LEN di Chiavari che ha realizzato il sistema di telemetria per l’invio dei telecomandi allo strumento e per la raccolta dei dati scientifici. Il lancio è avvenuto alle 09.07 CET dall’aeroporto di Longyearbyen (Isole Svalbard, Norvegia); dopo una salita nominale di circa 3 ore la navicella si trova alla quota di galleggiamento nominale di circa 37 km e viaggia alla velocità circa 45 km/ora in direzione NordEst, seguendo il vortice artico che al momento risulta stabile intorno al polo. “Con il lancio di Olimpo – commenta il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston- l’Asi riprende una tradizione di eccellenza nel settore dei palloni stratosferici che si era interrotta con la chiusura della base di Milo, non più adeguata per le necessità della sperimentazione odierna che richiede voli che durano alcune settimane”. “Olimpo – aggiunge Battiston – è il piu grande carico, circa due tonnellate, mai lanciato dalle isole Svalbard, uno strumento sofisticato per studiare i dettagli della radiazione elettromagnetica che proviene direttamente dal Big-Bang. Sfruttando i venti di alta quota che seguono un percorso circolare in senso orario, il pallone volerà attorno al polo nord per circa una settimana raccogliendo dati scientifici unici”. Grande soddisfazione nel team scientifico: “Sono stati lo sforzo e la dedizione continua di un team di scienziati e studenti che hanno consentito la realizzazione del più grande telescopio da pallone stratosferico mai lanciato”, è il commento a caldo di Silvia Masi PI di OLIMPO, del Dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza. “Grazie alla sua notevole apertura ed alla estrema sensibilità dei nuovi rivelatori ci aspettiamo importanti risultati sugli ammassi di galassie e sulle prime strutture che si sono formate nell’universo”, aggiunge. “È stata una lotta contro il tempo meteorologico avverso durante quasi tutta la finestra di lancio”, dichiara Domenico Spoto Project Manager ASI delle operazioni. “Il team delle operazioni ha saputo aspettare e cogliere con grande professionalità e tempestività il momento giusto per il lancio”. “Aspettiamo da anni questo momento”, chiosa Elisabetta Tommasi che ha seguito la realizzazione dello strumento per l’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo di ASI”, le difficoltà sono state molte, dall’ottimizzazione dei nuovi rivelatori, alla realizzazione di un sistema di telemetria adeguato, all’ottenimento del permesso di sorvolo del territorio russo, ma nessuno si è arreso e ora aspettiamo i risultati scientifici per trarre i frutti dell’impegno profuso.

SpaceX lancia in due tappe

SpaceX lancia in due tappe

Il sesto gruppo di satelliti Iridium® NEXT, realizzati da Thales Alenia Space, è stato lanciato con successo da SpaceX dalla base militare di Vandenberg in California. Ora sono 55 i satelliti in orbita e le loro prestazioni superano le aspettative. I prossimi due gruppi di 10 satelliti Iridium NEXT sono già pronti in previsione del settimo e dell’ottavo lancio. L’obiettivo è lanciare tutti i 75 satelliti Iridium NEXT ad orbita terrestre bassa nel 2018. Il razzo Falcon 9 di SpaceX ha portato in orbita un totale di sette satelliti, cinque satelliti Iridium e due satelliti GRACE-FO della NASA. I due gruppi di satelliti sono stati rilasciati ad altitudini differenti: prima quelli della NASA intorno ai 490 chilometri, poi gli Iridium ad oltre 800 chilometri. La prima fase si è stata completata circa 11 minuti e 30 secondi dopo il lancio, la seconda un’ora dopo. Dopo il distacco del primo stadio del Falcon 9, rientrato sulla Terra, il secondo stadio ha raggiunto i 490 chilometri di altitudine, inclinandosi di 30 gradi, per mettere in posizione i due satelliti GRACE-FO e sganciarli: uno è stato orientato verso la Terra, l’altro verso lo spazio, posizionati in orbite distanti 220 chilometri. Dopo il primo rilascio, il razzo Falcon 9 ha ripreso il suo viaggio riaccendendo i motori del secondo stadio per sganciare i cinque satelliti Iridium

Thales Alenia Space è prime contractor per il programma Iridium® NEXT, responsabile della realizzazione, integrazione e validazione in orbita degli 81 satelliti di Iridium Next, oltre che della definizione e validazione dell’intero sistema. I satelliti sono stati integrati in serie da Orbital ATK, sottocontraente di Thales Alenia Space, nel suo stabilimento produttivo di satelliti di Gilbert, in Arizona, sotto la supervisione in loco del team di Thales Alenia Space. Tutte le operazioni di lancio e messa in orbita (LEOP), e di test in orbita  (In Orbit Tests) sono state eseguite nel centro di controllo SNOC (Iridium’s Satellite Network Operation Center) di Leesburgh. La costellazione Iridium® NEXT offre connettività globale grazie ai suoi 66 satelliti interconnessi a un’altitudine di 780 km, con nove satelliti di riserva in orbita e sei altri satelliti di riserva a terra. Questo sistema internazionale fornisce capacità senza pari nelle telecomunicazioni in movimento (individui, veicoli di terra, veivoli, navi) e assicura una copertura completa in tutto il mondo, inclusi gli oceani. Grazie alla sua copertura globale e al funzionamento indipendente Iridium NEXT fornisce assistenza indispensabile in condizioni molto difficili, come in aree isolate, durante disastri naturali o durante conflitti, per citarne alcuni. Completamente indipendente da qualsiasi network di terra, offre comunicazioni sicure, protette da intrusioni e hacking.

Primo lancio del Bangladesh

Primo lancio del Bangladesh

Bangabandhu Satellite-1, il primo satellite del Bangladesh, è stato lanciato con successo dalla base di Cape Canaveral a bordo di un razzo Falcon 9 della SpaceX, dopo aver lasciato il sito Thales Alenia Space di Cannes il 28 Marzo scorso. Per l’intera nazione del Bangladesh poter assistere al successo del lancio del suo primo satellite verso lo spazio è stato davvero un momento storico ed emozionante. Il satellite per le telecomunicazioni e per la trasmissione televisiva e radiofonica diminuirà il divario digitale, diffondendo servizi di trasmissione e telecomunicazione in aree rurali e introducendo servizi vantaggiosi, incluso quelli direct-to-home, in tutto il paese e su tutta la regione. Thales Alenia Space è stata responsabile della progettazione, della produzione, dei test e della consegna in orbita di Bangabandhu Satellite-1, e si è occupata anche dei due segmenti di Terra (primario e secondario), che sfrutteranno gli strumenti SpaceOps per la pianificazione e il monitoraggio della missione. Bangabandhu Satellite-1 è dotato di 26 trasponditori in banda Ku e 14 in banda C. Offrirà copertura in banda Ku sul Bangladesh e sulle acque territoriali del Golfo del Bengala, India, Nepal, Bhutan Sri Lanka, Filippine e Indonesia e fornirà, inoltre, copertura in banda C sull’intera regione. Il satellite Bangabandhu Satellite-1 include tutte le componenti necessarie a gestire il business dei clienti e a fornire servizi agli utenti finali del gestore della rete.