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Molecole organiche su Marte

Molecole organiche su Marte

Alle 20 ora italiana di giovedì 7 giugno 2018 la NASA ha dato l’annuncio atteso da intere generazioni di tecnici spaziali e astrobiologi. Il rover Curiosity, sbarcato su Marte nel cratere Gale e entrato in azione il 6 agosto 2012 con il laboratorio chimico-fisico (Sample Analysis at Mars) di cui è equipaggiato, ha prelevato dalla superficie campioni di terreno in cui sono state scoperte molecole organiche. Una evidenza che si combina con le analisi condotte nell’atmosfera del Pianeta Rosso, il cui la concentrazione di metano varia con un andamento ciclico, fornendo indizi chiari sulla presenza di tracce primordiali di vita. L’annuncio della NASA, affidato al Goddard Space Center a cui fa capo il gruppo di ricerca autore della scoperta, coincide con la pubblicazione su Science dei sensazionali risultati che, ovviamente, non provano in assoluto l’esistenza di forma di vita organica su Marte, ma aggiungono importanti tasselli a quanto si conosce. Le molecole organiche – spiegato gli scienziati – erano racchiuse nell’argillite di origine lacustre alla base di una formazione geologica, denominata Murray, che risale a 3,5 miliardi di anni fa.

La cosa straordinaria è che il rover Curiosity non è in grado di scavare in profondità, per cui quanto ha raccolto è molto vicino alla superficie, dove non si pensava che forme organiche potessero sopravvivere. Un particolare che rafforza l’importanza della missione ExoMars 2020 dell’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con l’agenzia russa Roscosmos e il contributo tecnologico rilevante dell’industria aerospaziale italiana con Thales Alenia Space, Altec e Leonardo.

Prima della missione Exomars, è attesa su Marte la sonda Insight della NASA, basata su un lander che non avrà la possibilità di muoversi ma studierà la geologia del pianeta. A seguire la sonda Red Dragon di SpaceX. Il 2020 sarà anche l’anno del nuovo rover che la NASA invierà su Marte. Nello stesso anno proverà ad affacciarsi anche la Cina, mentre l’agenzia spaziale indiana Isro (Indian Space Research Organisation), dopo aver messo in orbita intorno a Marte una sonda nel 2014, proverà a combinare un orbiter e un lander con la missione Mangalyaan 2.

 

Expedition 56/57 sulla ISS

Expedition 56/57 sulla ISS

La capsula Soyuz MS-09, a bordo del razzo vettore Soyuz FG, ha portato in orbita i tre membri d’equipaggio della Expedition 56/57 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Serena Auñón-Chancellor (NASA), Alexander Gerst (ESA) e Sergey Prokopyev (Roscosmos) sono partiti alle 13:12 ora Italiana di mercoledì 6 giugno dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan per attraccare al modulo Rassvet alle ore 15:07 di giovedì 7 giugno. Ad attendere il nuovo equipaggio a bordo della ISS il comandante di Expedition 56 Drew Feustel, insieme a Ricky Arnold e Oleg Artemyev. Nei prossimi 6 mesi sono in programma oltre 250 esperimenti scientifici in vari campi, biologia, scienze della Terra, scienze fisiche, tecnologie. Questa spedizione è stata soggetta a un cambiamento nel gennaio scorso, quando la NASA ha comunicato la sostituzione della 47enne afroamericana Jeanette Epps, candidata a restare in orbita per 143 giorni, con Serena Auñón-Chancellor, che ha così anticipato la sua partenza precedentemente prevista a novembre 2018, quando invece toccherà a Anne McClain.

Parmitano comanderà la ISS

Parmitano comanderà la ISS

L’Agenzia Spaziale Europea ha annunciato che l’astronauta Luca Parmitano sarà comandante della Stazione Spaziale Internazionale nel corso della sua seconda missione di lunga durata che lo vedrà di nuovo a bordo nel 2019, con lancio programmato probabilmente a settembre. Nel corso della sua prima missione condotta nel 2013, Luca Parmitano è rimasto in orbita 166 giorni e ha effettuato (primo italiano) due attività extraveicolari. Diventerà il terzo astronauta dell’Esa a comandare la ISS, dopo il belga Frank De Winne nel 2009 e il tedesco Alexander Gerst nel 2018. Luca Parmitano partirà con Andrew Morgan, astronauta della Nasa, e Alexander Skvortsov, cosmonauta della Roscosmos. I tre comporranno l’equipaggio delle Expeditions 60/61 e Parmitano assumerà il comando nella seconda parte della missione.

“Sono onorato che abbiano scelto me per questo ruolo e allo stesso tempo affronto con umilta’ questo compito – è stato il commento a caldo di Luca Parmitano – Essere il comandante delle persone più preparate e abili sul pianeta e fuori da esso può essere ‘scoraggiante’, ma mi vedo come un facilitatore; il mio obiettivo sarà quello di mettere tutti nella condizione di lavorare al meglio delle proprie capacità. In definitiva, però, sarò il responsabile della sicurezza dell’equipaggio e della stazione e lavorerò per il successo generale della missione. Ho lavorato con grandi comandanti e colleghi che mi hanno insegnato tanto, farò del mio meglio per seguire l’esempio di chi mi ha preceduto”.

 

ExoMars nella nuova orbita

ExoMars nella nuova orbita

Un dettaglio del cratere Korolev, situato nell’emisfero nord del pianeta Marte, in cui sono ben evidenti depositi di ghiaccio, è la prima spettacolare immagine realizzata dallo strumento CaSSIS (Colour and Stereo Surface Imgaging System) a bordo del Trace Gas Orbiter (TGO) di Exomars, che da alcune settimane orbita a circa quattrocento chilometri dalla superficie del Pianeta rosso. CaSSIS, Disegnato e realizzato all’Università di Berna, in Svizzera, è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). I componenti di CaSSIS a responsabilità italiana sono stati costruiti da Leonardo S.p.A. Divisione avionica. “La camera funziona molto bene, e lo dimostra questa bellissima immagine a colori del cratere marziano Korolev. Le immagini a colori e ad alta risoluzione sono una delle potenzialità di CaSSIS a cui si aggiunge l’obiettivo di ottenere migliaia di immagini 3D ad alta risoluzione” afferma Gabriele Cremonese dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Padova, CoPI di CaSSIS e responsabile per la generazione e archiviazione delle immagini 3D. “In questa fase di test anche il satellite sta perfezionando il puntamento e l’assetto, e quindi non sono ancora state ottenute le prime coppie stereo, ma è questione di giorni!” L’immagine mostra una regione di 50 chilometri del cratere da impatto Korolev, intitolato all’ingegnere russo Sergej Korolev che progettò i primi razzi sovietici destinati all’esplorazione spaziale. Il materiale luminoso visibile sui bordi del cratere è ghiaccio. CaSSIS è stato attivato il 20 marzo 2018 ed è stato sottoposto a test in preparazione dell’inizio della sua piena attività, a partire dal 28 aprile. L’immagine è una composizione di tre riprese in diversi colori che sono state scattate quasi simultaneamente da CaSSIS il 15 aprile. “Le prime immagini ad alta risoluzione inviate da CaSSIS dimostrano l’ottimo funzionamento dello strumento, realizzato in collaborazione con l’ASI” commenta Barbara Negri, responsabile dell’Unità esplorazione e osservazione dell’universo dell’ASI. “In questo modo, i team scientifici italiani coinvolti in CASSIS potranno ottenere dati scientifici di Marte di estremo interesse per la futura esplorazione di questo pianeta”. Alla pianificazione delle aree di Marte da osservare e all’analisi dei dati prodotti da CaSSIS collaborano in Italia Stefano Debei, del CISAS, Matteo Massironi, del Dipartimento di Geoscienze dell’Universita’ di Padova e Lucia Marinangeli dell’Università di Chieti-Pescara.

Lanciato Sentinel 3B

Lanciato Sentinel 3B

Il satellite Sentinel-3B, costruito da Thales Alenia Space per l’Agenzia Spaziale Europea è stato lanciato con successo da un lanciatore Rockot dal Cosmodromo di Plesetsk, in Russia. Sentinel-3B, che fa parte del programma europeo di osservazione della Terra Copernicus, imbarca una serie di strumenti all’avanguardia per il monitoraggio del nostro Pianeta e dei suoi cambiamenti. Si tratta di due strumenti ottici (OLCI – Ocean and Land Color Instrument e SLSTR-Sea and Land Surface Temperature Radiometer) e due strumenti in radiofrequenza (SRAL-Synthetic-aperture Radar ALtimeter e MWR-Microwave Radiometer), che forniranno misure per determinare la topografia di oceani, ghiacci marini e corpi idrici sulla terraferma. In particolare, il radiometro SLSTR (Sea and Land Surface Temperature Radiometer), realizzato da un consorzio industriale internazionale guidato da Leonardo, fornisce misure accuratissime della temperatura superficiale della Terra e dei suoi oceani, garantendo così informazioni fondamentali per meteorologia, climatologia e controllo del riscaldamento globale, ed è inoltre dotato di due canali per il monitoraggio degli incendi.

Sentinel-3B monitorerà sistematicamente tutte le superfici terrestri e gli oceani della Terra, raccogliendo dati che contribuiranno a migliorare le previsioni oceanografiche e atmosferiche. Il satellite ci aiuterà, inoltre, a comprendere meglio lo stato di “salute” degli oceani, delle risorse ittiche e idriche, dell’agricoltura, delle foreste, della biodiversità, della salute pubblica e della sicurezza alimentare. Ci permetterà, allo stesso tempo di monitorare con precisione i cambiamenti di altezza dei mari e la contrazione dei ghiacci polari. L’orbita di Sentinel-3B a 815 km, rivisitando la stessa area regolarmente, permette di scansionare l’intera superficie della Terra, utilizzando sensori sia radar che ottici. Grazie a questo tipo di scansione della superficie, Sentinel-3B offre numerose di applicazioni: monitoraggio delle correnti marine e quindi degli spostamenti dell’inquinamento, del plancton e della biomassa marina che se ne ciba, delle variazioni del livello degli oceani, del monitoraggio dei ghiacci polari, delle foreste, delle aree agricole. Alcuni satelliti del programma Copernicus sono già in orbita: Sentinel 1A, lanciato nel 2014; 2A, lanciato nel 2015; 1B e 3A, lanciati nel 2016; 2B e 5P, lanciati nel 2017. Questi satelliti stanno già trasmettendo un notevole flusso di dati grezzi, utilizzati insieme ad altri satelliti per l’osservazione della Terra. Il successo del lancio di Sentinel-3B rappresenta una svolta importante per Thales Alenia Space dato che ora le tre missioni sonocomplete .

Thales Alenia Space si è aggiudicata il contratto iniziale con l’Agenzia Spaziale Europea già nel dicembre 2009, con Telespazio che dirige le operazioni di segmento di terra per l’intera missione Sentinel-3. Telespazio ha sviluppato il Payload Data Ground Segment (PDGS) utilizzato per elaborare i dati generati dalla missione Sentinel 3, consentendo agli utenti di accedere alle informazioni e alle applicazioni rese disponibili da Sentinel-3A e Sentinel-3B entro tre ore dall’acquisizione dei dati.

 

Gaia censisce 2 miliardi di stelle

Gaia censisce 2 miliardi di stelle

L’Agenzia Spaziale Europea ha rilasciato il secondo catalogo stellare prodotto dalla missione Gaia. In esso sono state censite quasi un miliardo e settecento milioni di stelle della nostra Galassia, la Via Lattea, con informazioni di precisione sulla loro posizione, la velocità con cui si spostano e alcune loro proprietà fisiche. Ciò lo rende il più grande catalogo esistente. Ma non solo: sono state misurate le posizioni di oltre 14 mila nuovi asteroidi nel nostro Sistema solare e di mezzo milione di quasar nell’Universo più remoto, galassie assai distanti la cui enorme luminosità proviene dall’energia emessa dal loro buco nero centrale supermassiccio. Queste ultime rappresentano la prima realizzazione nella banda della luce visibile del sistema di riferimento celeste per la navigazione spazio-temporale. Una enorme banca dati messa a disposizione di tutta la comunità scientifica basata su 22 mesi di dati raccolti incessantemente da Gaia, che spalanca la porta a nuovi studi con un dettaglio senza precedenti sulle stelle della nostra galassia, la loro distribuzione 3D e la loro evoluzione. Gaia è una missione che vede una importante partecipazione scientifica dell’Italia con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, che coinvolte le sue strutture di Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Padova, Roma, Teramo e Torino, e l’Agenzia Spaziale Italiana, che partecipa con il centro di processamento dati a Torino, l’unico in Italia dei sei complessivi sul territorio europeo, interamente dedicato alla validazione astrometrica e contenente tutti i dati di missione per un totale di 1,5 petabyte, ovvero 1,5 milioni di gigabyte .

Mario Lattanzi, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e responsabile nazionale, per conto di ASI ed INAF, della partecipazione nazionale alla missione Gaia, sottolinea come a questo punto non solo conosciamo meglio i dintorni del Sistema solare ma iniziamo a tuffarci negli immensi spazi della Via Lattea. “Con errori astrometrici al meglio dei 50 milionesimi di secondo d’arco, equivalenti alle dimensioni apparenti di una mela posta sulla Luna, la storia evolutiva della nostra Galassia e delle sue popolazioni non avrà più segreti in un raggio di oltre 13.000 anni luce dal Sole – dice Lattanzi – Insomma, con la DR2 Gaia diventa maggiorenne e fornisce al mondo scientifico la sua prima mappa stellare dinamica totalmente basata sui dati presi dai suoi strumenti astrometrici a spettro-fotometrici”.

La missione Gaia è stata lanciata nel dicembre del 2013 e ha iniziato le attività scientifiche l’anno seguente. I primi dati, basati su poco più di un anno di osservazioni, sono stati resi pubblici nel 2016 e riportavano le distanze e i moti annuali di due milioni di stelle con la precisone di “appena” 300 milionesimi di secondo d’arco. Il nuovo catalogo, che abbraccia il periodo tra il 25 luglio 2014 e il 23 maggio 2016, contiene le posizioni di quasi 1,7 miliardi di stelle e con una precisione nettamente maggiore. Il catalogo completo fornisce informazioni uniche per indagini che abbracciano una vasta gamma di argomenti astronomici. In aggiunta alle posizioni, i dati presenti includono le informazioni sulla luminosità di tutte le stelle osservate e le misurazioni del colore di quasi tutte, oltre a informazioni sulla variabilità nel tempo di luminosità e colore di mezzo milione di stelle. Esso Contiene anche le velocità lungo la linea di vista (velocità radiale) di un sottogruppo di sette milioni di stelle, le temperature superficiali di circa cento milioni di oggetti stellari e l’effetto di oscuramento prodotto dalla polvere interstellare su 87 milioni di astri.

“I nuovi dati di Gaia sono così accurati che ci stanno restituendo una panoramica senza precedenti delle proprietà delle stelle che popolano la Via Lattea e grazie ad esse possiamo già individuare degli indizi interessanti sulla loro storia evolutiva” dice Antonella Vallenari dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Padova – Stiamo davvero inaugurando una nuova era in quella che potremmo definire l’archeologia stellare galattica”. “Il rilascio del secondo catalogo di Gaia rappresenta un importante traguardo scientifico, che è stato raggiunto anche grazie all’ottimo lavoro di analisi dati svolto dal team scientifico italiano in collaborazione con il Data Processing Center presso ALTEC, Torino. A questo si aggiunge l’importante contributo dato dal Centro SSDC di ASI” sottolinea Barbara Negri, responsabile dell’Unità esplorazione e osservazione dell’universo dell’Agenzia Spaziale Italiana.