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Anche il capitano Kirk nello Spazio

Anche il capitano Kirk nello Spazio

Anche William Shatner, alias il mitico capitano Kirk al comando dell’astronave Enterprise nella saga di Star Trek, ha avuto la soddisfazione di entrare nell’olimpo degli uomini che hanno oltrepassato la linea di Karman, a 100 km di quota, considerata la soglia dello Spazio. A 90 anni compiuti, William Shatner è salito a bordo della navicella New Shepard NS-18 di Blu Origin insieme a Audrey Powers, vicepresidente e responsabile delle operazioni di volo di Blue Origin, Chris Boshuizen, ex ingegnere della NASA e cofondatore della società satellitare Planet Labs, e Glen de Vries, cofondatore della società di software Medidata e vicepresidente delle scienze della vita presso una società di software francese,

L’attore canadese, che ha impersonato una delle figure più amate dalla filmografia fantascientifica, è diventato anche il più anziano ad avere partecipato a una missione spaziale. In occasione del volo inaugurale di Blu Origin, avevano volato il proprietario Jeff Bezos, il fratello Mark, il 18enne Oliver Daemen  e la 82enne Wally Funk, selezionata negli anni ’60 dalla Nasa ma mai assegnata a una missione in orbita.

Il volo suborbitale di Blu Origin avviene con il distacco dal lanciatore della capsula, che descrive un’ampia parabola al vertice della quale supera la linea di Karman a 100 km d’altezza. Gli occupanti restano per una manciata di minuti nello stato di microgravità, prima del rientro nell’atmosfera con la discesa capsula frenata dai paracadute fino all’atterraggio nel deserto texano.

AstroSamantha sulla ISS nel 2022

AstroSamantha sulla ISS nel 2022

Samantha Cristoforetti tornerà nello Spazio non prima del 15 aprile 2022. Questa data indicativa si evince dal calendario delle missioni programmate da NASA e SpaceX verso Stazione Spaziale Internazionale. Il 31 ottobre 2021 è previsto il lancio degli astronauti di Crew-3, quarta missione di SpaceX gestita per conto della NASA con destinazione ISS, mentre entro metà novembre rientrerà sulla Terra l’equipaggio di Crew-2. Alla missione Crew-3, a bordo della navicella Crew Dragon che partirà da Cape Canaveral con un razzo Falcon 9, sono stati assegnati gli astronauti della NASA Raja Chari (comandante di missione), Tom Marshburn (pilota) e Kayla Barron (specialista di missione), e l’astronauta dell’ESA Matthias Maurer (specialista di missione). I componenti di Crew-2, attualmente a bordo della stazione spaziale internazionale, sono Shane Kimbrough e Megan McArthur della NASA, Akihiko Hoshide della Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) e Thomas Pesquet dell’ESA, giunti in orbita lo scorso mese di aprile. Samantha Cristoforetti effettuerà una missione di sei mesi insieme a Kjell Lindgren (comandante) e Bob Hines (pilota). Ancora da nominare il quarto membro di equipaggio.  L’astronauta italiana dell’ESA, in veste di specialista di missione, assumerà il ruolo di comandante della Expedition 68.

 

Prima missione suborbitale AMI

Prima missione suborbitale AMI

L’Aeronautica Militare Italiana ha annunciato la partecipazione alla prima missione suborbitale scientifica con equipaggio misto composto da personale dell’Arma Azzurra e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La missione sarà effettuata a bordo dello spazioplano classe SpaceshipTwo “VSS Unity” della società Virgin Galactic, con decollo previsto da Spaceport America, New Mexico, tra l’ultima settimana di settembre e l’inizio di ottobre 2021.

La missione AM-CNR sarà denominata VIRTUTE (Volo Italiano per la Ricerca e la Tecnologia sUborbiTalE) e rappresenta la prima missione suborbitale orientata alla ricerca scientifica e alla sperimentazione ed innovazione tecnologica, come testimoniato anche dal motto scelto per accompagnare l’impresa: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire VIRTUTE e canoscenza” (Dante Alighieri – Divina Commedia – Inferno – Canto XXVI, vv. 112-120).

Per la Virgin Galactic questo sarà il 23° volo effettuato dallo spazioplano VSS Unity, da cui la denominazione “Unity 23”. Si tratta inoltre del primo volo che ospita esperimenti e progetti di ricerca operati e controllati direttamente da personale a bordo.

L’equipaggio misto AM-CNR valuterà e misurerà gli effetti biologici della fase di transizione in microgravità sul corpo umano. Altri esperimenti condotti a bordo mirano a studiare gli effetti della microgravità su un’ampia varietà di proprietà fisiche e chimiche dei materiali (fenomeni di combustione o comportamento dei fluidi), caratterizzanti l’ambiente di volo (ad esempio dal punto di vista delle radiazioni a bordo). Dai risultati degli esperimenti sarà possibile ricavare preziose informazioni per la futura applicazione in una vasta gamma di ambiti, da quello addestrativo ed operativo fino ai possibili impieghi innovativi in ambito industriale. L’equipaggio sarà composto da Walter Villadei, Colonnello dell’Aeronautica Militare; Angelo Landolfi, Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare; Pantaleone Carlucci, Ingegnere Energetico e Tecnico del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Beth Moses, Chief Astronaut Instructor di Virgin Galactic. I piloti della missione saranno Michael Masucci e CJ Sturckow, a bordo dello spazioplano VSS Unity e Kelly Latimer e Nicola Pecile, per la piattaforma di lancio (“mothership”) VMS Eve.

Il col. Walter Villadei, ingegnere e cosmonauta, con il ruolo di comandante dell’equipaggio italiano e coordinatore, monitorerà gli apparati per le sperimentazioni durante la fase di volo in microgravità. Indosserà una innovativa tuta intelligente (Smart Suit), nella quale sono coniugate moda e tecnologia italiane, che misurerà i parametri biometrici fornendo dati sulle reazioni fisiologiche durante il volo. Il T. Col. Angelo Landolfi, medico aerospaziale, effettuerà dei test sulle prestazioni cognitive in microgravità. Inoltre, dalla sua postazione opererà degli apparati per investigare l’interazione tra alcune sostanze liquide e solide in ambiente microgravitazionale. Pantaleone Carlucci gestirà alcuni esperimenti ed indosserà dei sensori che misureranno costantemente il suo battito cardiaco, le funzioni cerebrali e altri fattori corporei durante il volo in microgravità. Beth Moses, con la funzione di Cabin Lead per monitorare le procedure di sicurezza a bordo, non interagirà con gli esperimenti italiani ma contribuirà a coordinare gli aspetti relativi alle tempistiche e alla gestione del volo.

Le fasi della missione saranno visibili in streaming live su [VirginGalactic.com].

Il Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, ha definito la missione suborbitale un esempio di un doppio binomio: quello tra mondo privato e pubblico, ma anche tra mondo civile e militare.  La missione dell’Aeronautica Militare è l’ultima del programma di volo sperimentale che la Virgin Galactic effettuerà per ottenere dalle Autorità americane la certificazione finale prima di avviare l’era dei voli commerciali.

(nella foto AMI: il T.Col. Angelo Landolfi, il col. Walter Villadei e il Gen.S.A. Alberto Rosso, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare)

Ledsat in orbita con Vega 19

Ledsat in orbita con Vega 19

Lunedì 16 agosto 2021 alle 22:47 ora locale (01:47 (UTC) di giovedì 17 agosto, un vettore Vega gestito da Arianespace è decollato con successo dallo spazioporto europeo della Guyana francese. La missione VV19 del lanciatore leggero europeo, progettato e costruito da Avio, ha permesso di trasferire in orbita il satellite Pléiades Neo 4, separatosi ad un’altitudine di 625 km, e quattro carichi utili ausiliari cybesat, rilasciati a 551 km di quota, tra cui il satellite Ledsat dell’Università La Sapienza.

Pléiades Neo 4, secondo dei quattro satelliti della costellazione omonima, garantisce con una risoluzione di 30 cm la migliore precisione di geolocalizzazione della categoria e una capacità di rivisitazione due volte al giorno. Gli ultimi due satelliti della costellazione Pléiades Neo saranno messi in orbita nel 2022 grazie al vettore di nuova generazione Vega C.

Il CubeSat LEDSAT (LED-based Small Satellite) è stato realizzato da Sapienza Università di Roma in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il progetto, sviluppato da studenti e ricercatori del laboratorio S5Lab – Sapienza Space Systems and Space Surveillance Laboratory, è coordinato da Fabrizio Piergentili e da Fabio Santoni rispettivamente del Dima Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale e del Diaee Dipartimento di Ingegneria astronautica, elettrica ed energetica della Sapienza. La missione è stata ideata in collaborazione con la University of Michigan, mentre lo sviluppo del satellite è supportato dall’ASI nell’ambito del Programma IKUNS (Italian-Kenyan University Nano-Satellites). Si tratta del terzo satellite IKUNS lanciato, dopo il successo di 1KUNS-PF, la cui missione si è conclusa nell’estate 2020, e di WildTrackCube-SIMBA, operativo in orbita dal marzo 2021.

Come i suoi predecessori quindi, anche LEDSAT ha visto il coinvolgimento di studenti di Università keniane in alcuni ambiti specifici della progettazione e sviluppo degli elementi di volo e del Ground Segment, con finalità tecnico-scientifiche ma anche una valenza didattica, nonché benefici in senso più ampio nella collaborazione con l’ltalia per le attività spaziali.

Il CubeSat LEDSAT di taglia 1U (100 x 100 x 113.5 mm) dimostrerà un innovativo metodo di navigazione e tracking per piccoli satelliti, e sarà equipaggiato con 140 diodi luminosi LED in grado di essere tracciati da telescopi a terra. Questi saranno in grado di determinare l’orbita del satellite e di ricostruirne l’assetto solo grazie all’esecuzione dei flash delle varie facce del LEDSAT, i cui pattern sono stati studiati appositamente per massimizzare la tracciabilità del satellite e la facilità nella ricostruzione d’assetto. Nelle attività svolte e completate a Brno e a Kourou hanno partecipato rispettivamente quattro e due studenti della Sapienza e membri del team LEDSAT.

Il progetto LEDSAT è stato selezionato nel 2017 per la seconda edizione del Programma “Fly Your Satellite!” dell’ESA, che fornisce supporto tecnico allo sviluppo del satellite, organizza le revisioni tecniche per le diverse fasi del progetto e offre un’opportunità di lancio per i cubesat che ne beneficiano.

Doppio sorvolo di Venere

Doppio sorvolo di Venere

Tra il 9 ed il 10 agosto, nell’arco di sole 33 ore, due diverse sonde, l’euro-nipponica BepiColombo e l’euro-americana Solar Orbiter, effettuerranno un sorvolo ravvicinato del pianeta Venere. Questa manovra, nota come flyby, serve a far acquisire velocità alle sonde prima di dirigersi verso i lori obiettivi: il pianeta Mercurio per BepiColombo e i poli del Sole per la Solar Orbiter. A bordo molta scienza italiana che, grazie all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è riuscita ad imbarcare complessivamente 7 strumenti scientifici: 4 su BepiColombo e 3 su Solar Orbiter. Per la prima volta sarà possibile fare un’osservazione simultanea di un pianeta da parte di due diverse sonde che si troveranno in differenti posizioni e avranno a bordo strumentazione diversa: un’occasione unica per la comunità scientifica internazionale di scrutare la superficie venusiana attraverso le dense nubi di anidride carbonica.

BepiColombo (il cui nome è un tributo al matematico, fisico, astronomo e ingegnere padovano Giuseppe Colombo) è frutto della collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) ma con leadership europea. Il programma è composto da due sonde complementari che voleranno unite tra loro con l’obiettivo di svelare i più profondi segreti di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole e tra i meno esplorati nel Sistema Solare. Sulla sonda, 4 dei 16 strumenti ed esperimenti a bordo dei due orbiter sono stati realizzati dall’industria italiana sotto la gestione dell’ASI, grazie al contributo della comunità scientifica nazionale, tra cui i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dell’Università “La Sapienza” di Roma. A bordo del Mercury Planetary Orbiter ci sono gli strumenti italiani ISA, SERENA e SIMBIO-SYS, e l’esperimento per radioscienza MORE.

Su Solar Orbiter, missione dell’ l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con la NASA, viaggiano  Metis, il complesso e innovativo coronografo per l’osservazione della corona solare, finanziato e gestito dall’Agenzia Spaziale Italiana, e ideato, realizzato e operato da un team scientifico composto dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dalle Università di Firenze e di Padova e dal CNR-IFN, con la collaborazione del consorzio industriale italiano, formato da OHB Italia, Thales Alenia Space e ALTEC, dell’istituto MPS di Gottinga (Germania) e dell’Accademia delle Scienze di Praga. Il software di STIX (Spectrometer/Telescope for Imaging X-rays), rivelatore di raggi X, e la DPU (Data Processing Unit) di SWA (Solar Wind Analyser), che durante la fase di crociera ha fornito misure utili alla caratterizzazione del vento solare intorno alla sonda.

Passaggi radenti che arrivano poche settimane dopo l’annuncio della NASA e dell’ESA di inviare alla fine di questo decennio tre diverse sonde (Veritas e DaVinci+ per l’America e EnVision per l’Europa) verso il “pianeta gemello della Terra” per studiarlo nei minimi particolari con l’obiettivo di svelarne i molti segreti. L’ultima volta che una sonda ha studiato Venere dalla sua orbita risale al 2006, con l’europea Venus Express, senza contare la tribolata missione giapponese Akatsuki (inizialmente designata come Venus Climate Orbiter) che, lanciata nel 2010, ha fallito nello stesso anno l’ingresso in orbita al primo tentativo. Recuperata dai tecnici a terra è riuscita solo nel 2015 a sorvolare il pianeta ma senza brillanti risultati.

(photo: Solar Orbiter – credits: ASI)

Primo volo di Blue Origin

Primo volo di Blue Origin

Jeff Bezos, fondatore di Amazon e della società spaziale Blue Origin, ha scelto il 20 luglio, la data del primo sbarco dell’uomo sulla Luna avvenuto 52 anni fa, per inaugurare la serie di voli con equipaggio della New Shepard, il veicolo riutilizzabile composto da una capsula e un razzo suborbitale chiamato così in onore dell’astronauta Alan Shepard, primo americano ad andare nello spazio. Il decollo è avvenuto alle 15:12 (ora italiana), dallo spazioporto di Van Horn, nel Texas centrale. A bordo 4 persone. Insieme a Jeff Bezos, suo fratello Mark, l’82enne Wally Funk, selezionata dalla Nasa negli anni ’60 per la missione Mercury 13 ma mai andata nello spazio, e il 18enne Oliver Daemen, diventati rispettivamente la più anziana e il più giovane turista spaziale. Daemen ha preso il posto di un facoltoso personaggio che, dopo essersi assicurato per 28 milioni di dollari l’asta per un posto a bordo della New Shepard, ha rinunciato. In fase di lancio gli occupanti la capsula New Shepard sono stati sottoposti a una accelerazione di 4G.

Durante il primo volo suborbitale con equipaggio, il razzo della Blue Origin ha raggiunto la quota di 106 chilometri (6 chilometri al di sopra della linea di Karman che segna convenzionalmente il confine con lo spazio e 16 chilometri più in alto del volo effettuato dalla VVS Unity della Virgin Galactic con a bordo Richard Branson lo scorso luglio) consentendo ai passeggeri di restare per circa quattro minuti in condizioni di microgravità e vivere la stessa sensazione che provano gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Il volo è durato 10 minuti e 18 secondi, dal momento del lancio al touch-down della capsula frenata da tre paracadute. Prima del ritorno a terra della capsula, il razzo New Shepard ha effettuato un rientro controllato toccando la piattaforma dello spazioporto dopo 7 minuti e 28 secondi.

A differenza della Virgin Galactic, la capsula New Shepard di Blue Origin vola in modo automatico e senza piloti. Ha un volume di 15 mc e può ospitare fino a sei persone e dispone di sei oblò. Il successo del primo volo commerciale è arrivato dopo 15 voli di prova, tutti senza equipaggio, effettuati con la serie di razzi New Shepard a partire dal 2015. Blue Origin prevede altri due voli passeggeri entro la fine del 2021.