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Josef Aschbacher nuovo DG ESA

Josef Aschbacher nuovo DG ESA

Josef Aschbacher sarà il nuovo direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea a partire dal 30 giugno 2021 e per la durata di quattro anni. La nomina è stata ufficializzata dal Consiglio dell’ESA, chiamato a scegliere il sostituto dell’attuale direttore Jan Worner. Aschbacher ricopre attualmente l’incarico di Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra dell’Esa e dal 2016 dirige l’Esrin, il centro per l’Osservazione della Terra che ha sede a Frascati. Di nazionalità austriaca, con un dottorato in scienze naturali all’Università di Innsbruck, è entrato nell’Agenzia spaziale europea nel 1990, con una parentesi presso il Centro comune di ricerca della Commissione europea dell’Ispra dal 1994 al 2001. Dopo aver coordinato una serie di programmi, tra cui Copernicus, nel 2014 è diventato Capo del coordinamento e pianificazione dei programmi all’Esrin.

Chang’e-5 riporta la luna

Chang’e-5 riporta la luna

La sonda cinese Chang’e-5 è rientrata con successo sulla Terra, in un’area disabitata della provincia cinese della Mongolia, alle 19 (ora italiana) di mercoledì 16 dicembre, con a bordo il prezioso carico di rocce lunari (circa 2 kg) prelevato dall’area selenita denominata Mons Rumker nell’Oceano delle Tempeste, poco distante da dove si trova la sonda Chang’e 3 arrivata sulla Luna nel 2013. La sonda Chang’e-5, lanciata lo scorso 23 con un razzo vettore Lunga Marcia 5, era riuscita a fare allunare il modulo di discesa il 1° dicembre, facendo diventare la Cina il terzo Paese a raccogliere materiale lunare, dopo Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica, che per ultima, nel lontano 1976, aveva portato a termine la missione della sonda Luna 24. Il 3 dicembre scorso il veicolo di ascesa con a bordo il materiale geologico si è ricongiunto all’orbiter per fare ritorno sulla Terra. Il 2 kg di rocce lunari si aggiungono ai 382 trasportati sul nostro pianeta, in gran parte dagli astronauti del programma Apollo.

COSMO-SkyMed si espande

COSMO-SkyMed si espande

A distanza di quasi un anno dal lancio del primo satellite della costellazione COSMO-SkyMed di Seconda Generazione (CSG), l’Agenzia Spaziale Italiana ha firmato il contratto industriale per espandere il sistema CSG, inizialmente previsto a 2 satelliti, raddoppiandone la capacità entro il 2025. La missione CSG raggiunge pertanto oggi un importante traguardo, in linea con gli obiettivi prefissati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero della Difesa, che ne hanno promosso, finanziato e diretto, nel ruolo di committenti, l’intero programma di sviluppo e con gli Indirizzi del Governo in materia spaziale ed aerospaziale che hanno individuato nel settore dell’Osservazione della Terra uno dei settori strategici da implementare con priorità.Il contratto ASI, finanziato con fondi assegnati dal Ministero dell’Università e della Ricerca e complementare a quello stipulato con le medesime finalità dal Ministero della Difesa Italiano, consentirà di assicurare la piena continuità operativa al sistema COSMO-SkyMed di prima generazione, ormai in orbita da più di dieci anni, incrementandone le capacità complessive del sistema.

“La firma del contratto per l’espansione della costellazione COSMO-SkyMed di Seconda Generazione (CSG) rappresenta un evento cruciale per assicurare al Paese la continuità operativa di un’infrastruttura spaziale all’avanguardia mondiale” – ha dichiarato il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia – “L’Agenzia Spaziale Italiana è fiera di essere ancora una volta promotrice delle tecnologie d’eccellenza che tutta la filiera produttiva di CSG è in grado di esprimere, e nel contempo conferma il proprio impegno nella realizzazione di sistemi spaziali in grado di rispondere alle esigenze di una vasta platea di utilizzatori in Italia e nel Mondo, in linea con gli Indirizzi del Governo in materia spaziale.”.

Obiettivo primario di CSG è fornire ad un’utenza duale, civile e militare, i servizi di Osservazione della Terra attraverso un ampio portfolio di prodotti, ottenuti nelle diverse modalità operative del sensore SAR (Radar ad Apertura Sintetica), sia a campo stretto e risoluzione ultra-fine che a campo largo.

Il sistema CSG rappresenta oggi lo stato dell’arte dei sistemi di Osservazione della Terra basati su tecnologia radar e, grazie alle innovazioni tecnologiche e soluzioni innovative introdotte nelle componenti spaziale e terrestre, garantirà miglioramenti significativi rispetto alla prima generazione, tutt’oggi operativa, in termini di prestazioni, qualità delle immagini, efficienza dei servizi forniti agli utenti civili e governativi e maggiore vita operativa. L’elevata agilità del sistema, combinata con un salto generazionale in termini tecnologici, consentirà un ampliamento significativo delle possibili applicazioni; esse includeranno la sicurezza e sorveglianza di territori e la prevenzione e analisi di eventi calamitosi dovuti a cause naturali o antropiche.

Il Sistema CSG è realizzato per l’Agenzia Spaziale Italiana e per il Ministero della Difesa in Italia con un importante contributo di Leonardo, attraverso le sue controllate e partecipate. In particolare, Thales Alenia Space è responsabile del sistema End to End e dei satelliti Radar, mentre Telespazio, joint venture tra Leonardo (67%) e Thales (33%) è responsabile del Segmento di Terra. Inoltre, Leonardo contribuisce al programma fornendo i sensori di assetto stellare per l’orientamento del satellite, i pannelli fotovoltaici e unità elettroniche per la gestione della potenza elettrica.

E-GEOS, società costituita da Telespazio (80%) e ASI (20%), è responsabile della commercializzazione dei prodotti e servizi COSMO-SkyMed in tutto il mondo.

 

Starship in volo con crash finale

Starship in volo con crash finale

Spettacolare test del prototipo SN8 di Starship, il nuovo sistema di lancio di SpaceX, decollato alle 23:45 italiane del 9 dicembre dal centro sperimentale di Boca Chica, Texas e rimasto in volo per 6 minuti e 40 secondi, raggiungendo tutti gli obiettivi ad eccezione dell’atterraggio che si è concluso con un crash distruttivo. Spinto da tre motori Raptor, il prototipo SN8 di Starship ha raggiunto la quota prevista di 12,5 km, effettuato la manovra “backflip“, ovvero abbandonatoi l’assetto verticale e , spenti i motori Raptor, si è disposto in assetto planato con controllo aerodinamico di alette e sistema di razzetti ausiliari, per poi recuperare l’assetto verticale, riaccendere i motori Raptor e compensare fino ad annullarlo il movimento orizzontale indotto dal volo planato. La fase di rientro è avvenuta con un solo motore Raptor in funzione, la zona di atterraggio è stata centrata ma troppo duramente e il veicolo è esploso al suolo. E’ lo stato lo stesso Elon Musk ad annunciare via twitter che la pressione dei serbatoi supplementari, dove è stivata la riserva di carburante per l’accensione finale, era troppo bassa durante la riaccensione dei motori. Ciò ha causato il raggiungimento di una velocità terminale troppo alta durante l’atterraggio. SpaceX ha ottenuto importanti indicazioni dal volo test e, con ogni probabilità, nelle prossime settimane effettuerà una seconda prova con il prototipo SN9 mentre la catena di produzione di Starship avanza ed è in fase in completamento l’SN15.

Allunata sonda Chang’e 5

Allunata sonda Chang’e 5

La sonda cinese Chang’e 5 ha effettuato con successo il previsto allunaggio nell’Oceanus Procellarum, ovvero Oceano delle Tempeste, finora mai visitata da altre missioni spaziali. La sonda è attrezzata per scavare fino a due metri di profondità e raccogliere 2 kg di campioni di rocce e suolo da riportare sulla Terra. Chang’e 5 è il primo veicolo a raggiungere la superficie selenita per la raccolta di campioni geologici 44 anni dopo la missione Luna 24, anch’essa robotica, condotta dall’agenzia dell’ex Unione Sovietica, che pure riportò sulla Terra rocce lunari. Nella storia dell’esplorazione lunare, le sei missioni umane del programma Apollo tra il 1969 e il 1972 hanno consentito di raccogliere 382 kg di rocce lunari. La Cina diventa la terza nazione, dopo Usa e ex Urss, a campionare il suolo lunare. La missione Chang’e 5 dell’agenzia spaziale cinese Cnsa ha avuto inizio il 23 novembre scorso con il lancio dalla base di Wenchang, nell’isola di Hainan, con il razzo Lunga Marcia 5. Quello realizzato dalla missione Chang’e 5 è il terzo allunaggio portato a termine dall’agenzia spaziale cinese, dopo il primo della missione Chang’e 3 nel 2013, seguito nel 2019 da Chang’e 4, il primo veicolo spaziale a posarsi sulla faccia nascosta della Luna.

Chang’e-5 sulla Luna e ritorno

Chang’e-5 sulla Luna e ritorno

La missione lunare Chang’e-5, iniziata con il lancio avvenuto alle 21:30 ora italiana del 23 novembre nell’ogiva del razzo vettore cinese Lunga Marcia 5, prosegue seconda il programma che prevede di arrivare nell’orbita del nostro satellite naturale e fare scendere in superficie una sonda dotata di sistema robotico per raccogliere materiale dal suolo selenita e riportarlo sulla Terra una volta risalita e riagganciatasi in orbita al veicolo principale. La missione cinese ricalca, sebbene in modo automatico, quanto fu compiuto nel corso delle sei missioni del programma Apollo tra il 1969 e il 1972. Chang’e 5 è composta da quattro moduli, due dei quali rimarranno in orbita lunare. I due moduli abbinati che effettueranno la discesa in superficie saranno impiegati, uno per raccogliere circa 2 kg di campioni (mediante una pala meccanica e una trivella in grado di arrivare fino a 2 metri di profondità), l’altro per riportare i campioni verso i moduli principali in attesa in orbita lunare per poi rientrare verso la Terra.

La zona di allunaggio prevista è quella denominata Oceanus Procellarum (Oceano delle tempeste), già oggetto di esplorazione dalla missione Apollo 12 e dalle missioni robotiche russe Luna 9 e Luna 13 e americane Surveyor 1 e Surveyor 3. La missione si concluderà a metà dicembre con l’atterraggio della sonda Chang’e-5 nel deserto della Mongolia.

L’Agenzia Spaziale Europea, dopo avere fornito assistenza alla missione cinese durante la fase di lancio attraverso la stazione di comunicazione di Kourou nella Guiana Francese, con il tracciamento della traiettoria di allontanamento del razzo, sarà ancora di supporto nella fase di rientro sulla Terra utilizzando la stazione di comunicazione spagnola di Maspalomas.