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50 anni fa il giorno della Luna

50 anni fa il giorno della Luna

Il 50ennale del primo allunaggio di un equipaggio umano, seguito dalla prima passeggiata sul suolo selenita, viene ricordato negli Stati Uniti dal presidente Trump e dai vertici della NASA insieme a due dei protagonisti della missione Apollo 11, Edwin Buzz Aldrin che fu il secondo uomo a sbarcare e Mike Collins a cui furono affidati i comandi della capsula Columbia, e ai familiari di Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna che è scomparso il 25 agosto 2012. La storica ricorrenza è anche occasione per riconfermare il programma Artemis che permetterà di creare un avamposto in orbita cislunare e riporterà astronauti sul nostro satellite naturale nel 2024. In tutto il resto del mondo, compresa la Russia che perse la corsa verso la Luna ma si vide riconoscere il contributo al progresso astronautico con le targhe in ricordo dei cosmonauti Yuri Gagarin e Vladimir Komarov, sono state programmate cerimonie di vario genere, mentre tutto è pronto per il lancio da Bajkonour della Spedizione 60 verso la stazione spaziale internazionale con l’italiano Luca Parmitano, il quale nel corso della missione Beyond assumerà il ruolo di comandante, il russo Alexander Skvortsov e lo statunitense Drew Morgan. La partenza fissata alle 18:28 ora italiana, viene fatta coincidere proprio con il primo sbarco dell’equipaggio di Apollo 11 sulla Luna.

Modulo ESA per Orion

Modulo ESA per Orion

L’Agenzia Spaziale Europea e Airbus Defence and Space hanno firmato con la NASA un accordo per la fornitura di un terzo modulo di servizio per la navetta Orion nell’ambito della missione Artemis-3.  L’ESA ha già un accordo per la fornitura di due European Service Module progettati per  Orion, in grado di fornire agli astronauti energia, acqua, aria ed elettricità. L’Italia attraverso Thales Alenia Space, che ha realizzato la struttura del modulo negli stabilimenti di Torino. Il primo modulo è già stato inviato alla Nasa, mentre il secondo, si trova presso gli stabilimenti di Airbus Space Defence di Brema, in attesa di essere spedito negli Stati Uniti nel 2020. La missione Artemis-3 partirà a bordo dello Space Launch System, il razzo Nasa designato per le missioni verso la Luna. Quattro astronauti viaggeranno a bordo della capsula Orion per poi giungere in orbita lunare per agganciarsi al Lunar Gateway, la stazione spaziale cislunare. Da lì due astronauti scenderanno verso il polo sud della Luna con un lander, per sondare la consistenza del ghiaccio presente sulla superficie selenita e già rilevato dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter. Nico Dettmann, responsabile presso lo Human and Robotic Exploration dell’ESA, definisce l’apporto tecnologico legato alla fornitura del modulo di servizio “fondamentale per il ritorno dell’uomo sulla Luna”.

Flyeye contro il rischio asteroidi

Flyeye contro il rischio asteroidi

Sarà il Monte Mufara, 1.865 di altezza nella catena delle Madonie, l’avamposto a difesa del rischio asteroidi. Sulla sua cima sarà collocato Flyeye, telescopio europeo frutto della collaborazione tra ESA, ASI e Ohb Italia che lo ha realizzato negli stabilimenti di Turate in provincia di Como, primo strumento al mondo dotato di un “occhio composito”, simile a quello di una mosca. Una tecnica brevettata da Roberto Ragazzoni dell’Istituto nazionale di astrofisica Alto e due tecnici di OhB Italia, Marco Chiarini e Lorenzo Cibin.  Alto sei metri e mezzo, largo quattro e pesante 24 tonnellate, Flyeye consentirà di scoprire asteroidi fino a 40 metri di diametro con un anticipo di almeno tre settimane prima che impattino contro l’atmosfera terrestre, come ha sottolineato Ian Carnelli, responsabile del programma General Studies dell’Agenzia Spaziale Europea.

Flyeye è considerato il telescopio ideale perché la sua configurazione “a occhio di mosca” è la più adatta per tenere sott’occhio una porzione di cielo estremamente ampia e accorgersi al volo se viene attraversata da piccoli oggetti che sfrecciano rapidissimi – come appunto asteroidi o detriti spaziali – come ha spiegato Regazzoni. «Al centro c’è uno specchio principale sferico, e tutt’attorno – come fossero i fotorecettori di una mosca – un insieme di 16 piccoli specchietti secondari, che a loro volta riflettono la luce verso altrettante fotocamere. Il sistema ideale per coniugare un’altissima velocità di risposta e un grande campo di vista».

Flyeye servirà a prevenire eventi come quello accaduto a Chelyabinsk il 15 febbraio 2013, quando la caduta di un asteroide causò il ferimento di centinaia di persone, per lo più a causa dei vetri andati in frantumi, ma che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.

Il sito nel Parco delle Madonie è stato scelto dall’Esa sostanzialmente perché caratterizzato da una percentuale di notti con cielo limpido del 58 per cento, tra i valori migliori di Italia, e il livello di luminosità del cielo più basso tra tutti i siti confrontati.

Il Flyeye sarà completamente dedicato alla ricerca di oggetti celesti che passano vicino alla Terra e, per farlo, dovrà scandire quanto più cielo possibile ogni notte.

(credit foto : ESA)

A Bergamo i 5 giorni della Luna

A Bergamo i 5 giorni della Luna

La città di Bergamo dedica cinque giorni al 50ennale della conquista della Luna, con altrettanto eventi imperniati sugli interventi di esperti e due piece teatrali. Primo appuntamento il 16 luglio, data di inizio del viaggio spaziale che nel 1969 condusse i primi uomini sulla Luna e che esattamente un anno dopo sarebbe stata posta in calce all’atto costitutivo di SACBO, la società di gestione dell’aeroporto di Bergamo.

L’avventura della Luna” è il titolo dell’evento promosso in collaborazione con il Comune di Bergamo, che si terrà Martedì 16 luglio 2019 alle ore 21 nello spazio sottostante Palazzo della Ragione in piazza Vecchia. L’astronauta Umberto Guidoni, primo europeo a bordo della stazione spaziale internazionale, dialogherà con il giornalista scientifico Eugenio Sorrentino, ripercorrendo l’epopea dell’impresa lunare che ha segnato la storia dell’umanità e traguardando il futuro dell’esplorazione lunare che prevede la creazione di una base orbitale e il ritorno di astronauti sulla superficie selenita.

Una serata particolare, scandita da fortunate coincidenze astronomiche e non solo. Il 16 luglio, giorno di plenilunio, sarà contrassegnato da un’eclissi lunare parziale con il cono d’ombra della Terra che oscurerà per circa due terzi il nostro satellite naturale. Un fenomeno che coinciderà con l’intervallo della serata imposto dall’appuntamento con i 100 rintocchi del Campanone a Bergamo Alta. Infatti, la Luna entrerà nell’ombra alle 22:01 e qualche manciata di secondi. Immagine suggestiva che sarà proposta sullo schermo, grazie alla collaborazione dell’osservatorio astronomico di Padova dell’INAG, e commentata, prima di completare la discussione sull’importanza dei programmi spaziali che dal passato ci proiettano nel futuro.

Il 17 luglio il matematico Piergiorgio Odifreddi propone il viaggio cosmico “Dalla terra alle lune”, con richiami allo storico e filosofo Plutarco, Keplero, uno dei fondatori dell’astronomia moderna, e Huygens, lo scienziato vissuto nel mezzo secolo che separò Keplero e Galileo da Newton.  Dopo la proiezione del film “The first man”, adattamento cinematografico della biografia ufficiale di Neil Armstrong, in programma la sera del 19 luglio, nel Palazzo Frizzoni del Comune di Bergamo il 20 e 21 luglio viene proposta la narrazione teatrale dal titolo “Abbiamo sognato la luna”, prodotto da Pandemonium Teatro e di cui è autore lo scrittore di fantascienza Paolo Aresi. Sempre il 21 luglio, ma in piazza Vecchia, la Fondazione Teatro Donizetti va in scena con “La luna – piccola opera per un uomo e un grande passo per l’umanità”, progetto artistico con testi e narrazione di Francesco Micheli, un viaggio fra le musiche e le ambientazioni lunari e notturne di Gaetano Donizetti e altri celebri compositori.

Primo fallimento per Vega

Primo fallimento per Vega

Primo fallimento per il piccolo lanciatore europeo Vega. La quindicesima missione, iniziata alle 1:53 della scorsa notte dallo spazioporto di Kourou, in Guyana Francese, sotto l’egida di Arianespace, si è interrotta due minuti circa dopo la partenza per un’anomalia di funzionamento in fase di spinta del secondo stadio Zefiro 23 del vettore, che ha abortito la sua traiettoria di salita quando si trovava a un’altezza di 61 km ed è precipitato in oceano Atlantico al largo della costa. Vega 15 avrebbe dovuto posizionare in orbita a 611 km di quota il suo carico di 1,2 tonnellate, il satellite Falcon Eye degli Emirati Arabi Uniti, realizzato da Airbus Space and Defense e Thales Alenia Space, destinato alla raccolta di informazioni mediante analisi di immagini. Il lancio, inzialmente previsto il 4 luglio, aveva subito due rinvii a causa di condizioni meteo avverse in Guyana Francese. Vega, acronimo di Vettore Europeo di Generazione Avanzata, frutto della collaborazione tra Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana, è stato progettato e costruito da Avio e ha iniziato la sua vita operativa nel 2012. Il 21 marzo scorso il satellite Prisma dell’Agenzia Spaziale Italiana era stato lanciato con successo con Vega. Dopo questo primo fallimento, nel centro di controllo dello spazioporto di Kourou è iniziata la raccolta dei dati telemetrici della fase di lancio che dovranno aiutare a definire la causa del malfunzionamento del secondo stadio Zefiro 23, motore a combustibile solido progettato per entrare in azione dopo 107 secondi dal decollo e di spingere il Vega da 44 a 150 km di distanza dalla terra in 80 secondi.

Test aborto ok per Orion

Test aborto ok per Orion

La NASA ha completato con successo il test preliminare sul sistema di salvataggio al decollo (launch abort system) della capsula Orion, la navicella destinata a trasportare verso la Luna nel 2022 il primo equipaggio del programma Artemis. Orion esordì nel dicembre 2014 quando toccò i 5.800 km di quota per poi rientrare in atmosfera e ammarare nel Pacifico, frenata da tre paracadute come accadeva con le capsule Apollo. E’ bastato un volo di soli tre minuti per testare il sistema di salvataggio che, in caso di aborto del lancio, allontanerebbe l’equipaggio dal razzo mettendolo in sicurezza. Per eseguire il test, che ha avuto luogo alle 13 ora italiana del 2 luglio, è stato utilizzato il missile balistico intercontinentale “Peacekeeper”.

Il Launch abort system è stato attivato 52 secondi dopo il distacco dalla rampa di lancio, quando la capsula aveva raggiunto la quota di 9,5 km, fornendo una spinta di 7g. Un potente strappo salvavita, prima che entri in funzione il motore necessario a stabilizzare la capsula, che rientrerebbe rallentata dai paracadute. Il test, invece, si è concluso con il funzionamento di un motore supplementare che ha spinto lontano il modulo facendolo disintegrare nell’oceano Atlantico a quasi 500 km orari.

Entro fine luglio la NASA conta di effettuare le prove di sollecitazione del modulo principale e quello di servizio della capsula Orion. La missione Artemis 1, ovvero il primo volo senza equipaggio in orbita lunare, è previsto nell’autunno 2020, mentre la missione Artemis 2 che riporterà astronauti intorno alla Luna dovrebbe essere effettuata nel 2022. Il futuro di Orion dipende comunque dal nuovo grande lanciatore americano, lo Space Launch System sviluppato da Boeing, che è in ritardo sulla tabella di marcia.