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Italia protagonista nello Spazio

Italia protagonista nello Spazio

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Il Comitato Interministeriale per lo Spazio, istituito presso la Presidenza del Consiglio sotto la guida del sottosegretario Giancarlo Giorgetti con delega alle politiche aerospaziali, ha fatto il suo debutto ufficiale nel corso della conferenza promossa da Ministero degli Esteri e Agenzia Spaziale Italiana, svoltasi nel Palazzo della Farnesina a Roma e servita a illustrare il ruolo e la missione dell’Italia nel settore spaziale. Oltre alla collaborazione con la stazione spaziale internazionale, in primo piano figurano la generazione dei satelliti della costellazione Cosmo SkyMed per osservazione terrestre e le prospettive di collaborazione con la Cina. La conferenza, dedicata alla presentazione delle novità introdotte dalla legge n. 7/2018 entrata in vigore lo scorso 25 febbraio, ha permesso di sottolineare il maggiore coordinamento tra tutti gli attori istituzionali a beneficio della ricerca, della scienza e dell’industria del comparto, che si accompagna alla costituzione di un comitato interministeriale, sotto la direzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, presieduto da Giancarlo Giorgetti. I lavori hanno coinvolto i rappresentanti dei dicasteri di Esteri, Difesa, Istruzione Università e Ricerca, la stessa Agenzia Spaziale Italiana e l’Unione Europea, insieme al mondo dell’industria aerospaziale nazionale, su tutti Alessandro Profumo, AD di Leonardo.

Emanuela Del Re, viceministro degli Esteri, ha ricordato come “il nostro Paese si colloca in prima linea nel raggiungimento dell’Agenda 2030 tramite l’utilizzo delle tecnologie applicate allo spazio” aggiungendo che “le infrastrutture satellitari, i dati, le informazioni e i servizi integrati giocheranno un ruolo cruciale solo se diverranno parte integrante di questo impegno collettivo, che ci attendiamo sia globale e attivo in ogni Paese al fine di raggiungere i Sustainable Development Goals”. “Se in passato abbiamo avuto in passato grandi successi nella conquista dello spazio – ha osservato Lorenzo Fioramenti, viceministro del MIUR – abbiamo davanti a noi un futuro ancora più lucente”

“L’incontro di oggi al Ministero degli Esteri è un segnale molto importante del coinvolgimento di tutti i protagonisti dell’Italia dello spazio – ha dichiarato il presidente dell’Asi Roberto Battiston –  il simbolo che il meccanismo di coinvolgimento del Governo nella sua complessità e totalità avviato con la nuova legge sta dando i suoi frutti. Ora dobbiamo lavorare per trasformare quest’occasione in azioni concrete per l’industria italiana”.Nel corso della conferenza sono stati presentati alcuni dati economici del comparto, che conta in Italia 250 aziende attive, di cui 150 hanno lo spazio come proprio core business”.

Il positivo andamento del settore, è evidenziato dai dati sul fatturato, che nel 2017 si è attestato a 1,9 miliardi di euro, mentre nel triennio 2014-2016 il livello degli occupati nel settore è aumentato del tre percento, con un totale di 6000 lavoratori. La riorganizzazione del settore spazio rappresenta quindi il riconoscimento di un campo considerato da tutti come un asset indispensabile per la crescita dell’economia.

(fonte: ASI)

Lunar Orbital Platform

Lunar Orbital Platform

Thales Alenia Space ha firmato con l’Agenzia Spaziale Europea, nell’ambito del programma Lunar Orbital Platform, contratti per lo studio di moduli spaziali abitabili con capacità di attracco per altri veicoli, di camere di compensazione, sia per esperimenti scientifici sia per attività extra-veicolari. L’inizio della costruzione è previsto a partire dal 2020 e Thales Alenia Space, che ha realizzato a Torino il 50% dei moduli della stazione spaziale, sarà prime contractor degli studi per ESPRIT e I-HAB (un elemento pressurizzato per l’equipaggio con funzionalità di attracco per i veicoli spaziali che dalla Terra raggiungeranno l’avamposto lunare). ESPRIT è un programma che include sistemi di stoccaggio e rifornimento del propellente per il primo modulo americano di gateway.

I-HAB è un elemento pressurizzato con funzioni di abitabilità e supporto vitale per l’equipaggio, che implementa funzionalità di attracco per fornire interfacce e risorse a veicoli che visiteranno l’avamposto cislunare. Facendo leva sulla significativa esperienza e l’elevato know-how di Thales Alenia Space nello sviluppo degli elementi pressurizzati della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e basandosi su nuovi processi e tecnologie, I-HAB rappresenterà l’evoluzione degli elementi della ISS per una nuova generazione di moduli destinati all’esplorazione dello spazio profondo. I nuovi moduli risponderanno alle esigenze di avere strutture più leggere, un’architettura funzionale ed avionica migliorata, dei sistemi di controllo termico più efficienti, e soluzioni innovative sia per l’accomodamento di equipaggi e risorse che per gli alloggiamenti, promuovendo spazi interni abitabili più confortevoli. Nello sviluppo di questo nuovo progetto, Thales Alenia Space guiderà, dal punto di vista tecnico, un team qualificato di altre aziende spaziali europee a supporto di diverse aree tecniche, garantendo un ruolo chiave di posizionamento per l’Europa nello sviluppo del Gateway. ESPRIT è un sistema, progettato per essere lanciato con lo Utilization Module (un primo modulo pressurizzato fornito dagli Stati Uniti), che include sistemi di stoccaggio e di rifornimento del propellente (xeno e idrazina) per il Power Propulsion Element (il primo elemento americano della Gateway), sistemi di comunicazione con la Luna, interfacce per payload esterni ed una camera di compensazione da ultizzare a scopi scientifici.

Elon Musk e l’arte in orbita

Elon Musk e l’arte in orbita

Se Elon Musk fa i conti con la borsa per la quotazione di Tesla, il suo ambizioso programma spaziale non si arresta. Il prossimo 10 settembre il Falcon 9 di SpaceX decollerà dalla piattaforma di lancio SLC-40 a Cape Canaveral per portare in orbita il satellite per telecomunicazioni Telstar 18 Vantage, che fornirà servizi in banda Ku e Ka per la regione asiatica. Previsto, come sempre, il rientro a terra e l’atterraggio in verticale del primo stadio del vettore, destinato al riutilizzo. Poi Elon Mask si dedicherà a un altro progetto originale, dopo quello che ha visto mettere in orbita una Tesla Roadster con a bordo un manichino pilota. Si tratta del progetto Orbital Reflector, che regalerà e renderà visibile al mondo terrestre per tre settimane la prima scultura spaziale, opera dell’artista americano Trevor Paglen. Si tratta di una struttura in materiale leggerissimo, assimilabile al mylar, e soprattutto riflettente, che sarà contenuta in un CubeSat lanciato a bordo del Falcon 9 a fine ottobre dalla base spaziale dell’US Air Force di Vandenberg in California. Una volta raggiunta la quota di 575 km, il CubeSat rilascerà il suo contenuto che comincerà a dispiegarsi gonfiandosi lentamente per circa 10 ore, apparendo alla fine come una enorme vela, lunga trenta metri e ampia un metro e mezzo, dimensioni tali da renderla visibile a occhio nudo, grazie al suo potere riflettente. Orbital Reflector è destinata a rientrare e bruciare in atmosfera.

Non è la prima volta che Trevor Paglen ci cimenta nell’arte spaziale. La sua prima opera d’arte inviata in orbita è stata “The Last Pictures“, una collezione di 100 immagini che racchiudono la storia dell’umanità, che si trova a bordo del satellite geostazionario per telecomunicazioni EchoStar XVI. In precedenza, i russi hanno provato a impiegare materiale riflettente ma a scopi scientifici. Negli anni ’90, all’epoca della stazione spaziale Mir, venne avviato il progetto “Znamya”, basato su una serie di specchi orbitali studiati per catturare l’energia solare e trasmetterla sulla terra sottoforma di microonde. Ma il progetto fu abbandonato. Recentemente un gruppo di ricerca che fa capo alla Moscow State University of Mechanical Engineering ha effettuato un test in orbita utilizzando un tetraedro, anch’esso formato da materiale riflettente, che avrebbe dovuto provare la possibilità di agganciare e accompagnare nel rientro in atmosfera i grandi satelliti giunti a fine vita operativa, tenendoli per più tempo a contatto con gli altri strati e favorendone la disgregazione. Ma il “Mayak” (com’era ribattezzato) non riuscì a dispiegarsi e non è mai potuto apparire nella sua lucentezza.

Voli umani NASA con i privati

Voli umani NASA con i privati

La NASA ha annunciato i nomi degli astronauti che andranno in orbita a bordo di capsule prodotte da società spaziali private: CST-100 Starliner della Boeing e la Crew Dragon, la versione destinata al trasporto umano della capsula sviluppata da SpaceX. La capsula Boeing, il cui primo volo di test è previsto a metà del 2019, avrà un equipaggio composto da Eric Boe, Chris Ferguson e Nicole Aunapu Main. Il veicolo di SpaceX, in calendario ad aprile 2019 ospiterà Bob Behnken e Dough Hurley. La prima missione ufficiale di Starliner vedrà protagonisti John Cassada e la veterana Sunita Williams. La prima missione ufficiale di Dragon sarà condotta da Victor Glover e Michael Hopkins. Gli astronauti americani torneranno a partire da basi di lancio statunitensi, otto anni dopo la chiusura del programma Space Shuttle, avvenuto nel 2011 al termine della missione STS-135. I voli con uomini a bordo saranno preceduti da flight test senza equipaggio, programmati per la capsula CST-100 Starliner della Boeing tra fine 2018 e inizi 2019, e per la Dragon di SpaceX a novembre 2018. Queste due missioni, che precedono l’invio di astronauti in orbita, sono denominate Orbital Flight Test per la Boeing e Demo-1 per la SpaceX. L’astronautica, come ha sottolineato l’amministratore della Nasa, Jim Bridenstine, entra in una nuova era perché mai prima d’ora l’uomo si era spinto nello spazio con veicoli commerciali. Le capsule sono state sviluppate dalle due compagnie private Boeing e SpaceX, nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA, che punta allo sviluppo di veicoli e sistemi di lancio per il trasporto in sicurezza degli equipaggi da e verso l’orbita bassa terrestre, in grado per esempio di raggiungere la Stazione spaziale internazionale. CST-100 Starliner sarà lanciata con un vettore Atlas V, la capsula Dragon con un razzo Falcon 9 della della SpaceX. Entrambe le navette partiranno dal Kennedy Space Center a Cape Canaveral in Florida. Superati i test senza e con equipaggio, ciascuna delle due compagnie potrà programmare sei missioni con equipaggio verso la Stazione Spaziale dal 2019 al 2024.
Tra i nove astronauti selezionati dalla NASA ci sono reduci del programma Space Shuttle. Sul flight testi della capsula Starliner, insieme alla californiana Nicole Aunapu Mann (tenente colonnello dei Marines, entrata nel corpo astronauti nel 2013), figurano Boe, che ha pilotato la navetta Discovery nelle missioni STS-126 e STS-133, e Ferguson, che ha partecipato alle missioni STS-115 e 135 dello shuttle Atlantis (quella conclusiva) con intermezzo della STS-126 ai comandi dell’Endeavour. Anche Behnken e Hurley hanno volato sullo Space Shuttle. Il primo ha partecipato alle missioni STS-123 e 130, sempre con Endeavour; il secondo ha pilotato la navetta Endeavour nella missione STS-127 e Atlantis STS-135. Per la prima missione ufficiale della capsula Starliner è stata scelta Sunita Williams, da vent’anni nel corpo astronauti, la quale ha trascorso 322 giorni in orbita partecipando alle Spedizioni 14/15 e 32/33 a bordo della stazione spaziale internazionale, effettuando sette passeggiate spaziali. Avrà accanto a sé l’esordiente Josh Cassada, il cui cognome denuncia lontane origini sarde. Sulla Dragon della prima missione ufficiale ci saranno Hopkins, che ha trascorso 166 giorni sulla ISS e compiuto due attività extraveicolari, e l’esordiente Glover, pilota militare entrato nel corpo astronauti della NASA nel 2013.

Galileo a quota 26 con Ariane 5

Galileo a quota 26 con Ariane 5

Il vettore Ariane 5 ha portato a termine con successo la terza missione del 2018 trasferendo in orbita quattro satelliti della costellazione Galileo, il sistema di navigazione satellitare europeo per usi civili e in grado di offrire indicazioni sul posizionamento ad altissima precisione. Con questo lancio il sistema dispone in orbita di 26 satelliti che garantiscono la piena operatività del programma, mentre restano da lanciare gli ultimi 4 satelliti che hanno la funzione di backup. Galileo entra così nella fase pienamente operativa, dopo che nel dicembre 2016 era iniziata l’offerta dei primi servizi di navigazione, ricerca e salvataggio. L’Italia è coinvolta primariamente nel programma Galileo, con Leonardo e Thales Alenia Space,e Telespazio, il cui Centro Spaziale del Fucino è una delle due stazioni di controllo della costellazione. La precisione di lancio risulta determinante per il pieno successo della missione e del programma Galileo. Il vettore Ariane 5 di Arianespace ha spinto i quattro satelliti, ciascuno dei quali pesante 715 kg, alla quota prevista di 22 922 km, avviando le operazioni di rilascio dopo 3 ore e 36 minuti dal decollo dalla base spaziale di Kourou. Un successo che coinvolge a pieno titolo l’industria italiana Avio che partecipa alle missioni lanciatore Ariane 5 con i motori a propulsione solida e la turbopompa ad ossigeno liquido. La terza missione di Ariane 5 nel 2018 segue di pochi giorni il test pienamente riuscito del nuovo motore in fibra di carbonio P120 C che equipaggerà i nuovi lanciatori Vega C, che volerà nel 2019, e Ariane 6, che debutterà nel 2020. In calendario ad agosto, dalla base spaziale di Kourou, in Guyana francese, il 12esimo volo di Vega, il lanciatore europeo prodotto a Colleferro, che metterà in orbita il satellite Aeolus per conto dell’Agenzia Spaziale Europea.

 

Marsis avanguardia radar

Marsis avanguardia radar

MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) è uno dei sette strumenti a bordo del veicolo spaziale della missione europea Mars Express, lanciata nel 2003. Si tratta del primo radar sounder progettato per missioni di esplorazione spaziale, 30 anni dopo il primo ed unico esperimento dell’Apollo 17 Lunar Sounder. Il radar è stato realizzato da Thales Alenia Space in collaborazione con l’Università La Sapienza, CO.RI.STA,  JPL, The University of IOWA, INAF e le Università di Chieti-Pescara e di Perugia per conto dell’ Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con la NASA.Tra tutti gli strumenti scientifici MARSIS è stato certamente quello più innovativo della missione. Il radar invia una serie di impulsi a media frequenza (1,3 – 5,5 MHz) verso il pianeta ed è progettato per operare fino a una quota di 1200 chilometri. MARSIS, con i suoi 40 metri di antenna, è un tipo unico di  radar sounder ad apertura sintetica oltre che altimetro, che ha svolto un ruolo chiave nell’esplorazione della sotto-superficie di Marte fino a 5 km di profondità, producendo una mappa della distribuzione dell’acqua allo stato solido e/o liquido negli strati superiori della crosta del Pianeta Rosso. Grazie  all’ esperienza maturata con MARSIS, Thales Alenia Space  ha avuto un ruolo di primo piano nella realizzazione anche di SHARAD per la missione “Mars Reconnaissance Orbiter” della NASA  ed è protagonista assoluta nella missione europea ExoMars .

MARSIS ha contribuito a confermare Thales Alenia Space azienda leader nella realizzazione di soluzioni e prodotti nel campo della radaristica per le missioni volte allo studio dello spazio profondo. Un’esperienza maturata fin dagli anni ‘90 con la missione Cassini per l’esplorazione di Saturno e le sue Lune e che arriva alla  recente missione JUICE (JUpiter ICy moons Explorer), parte del Programma “Cosmic Vision 2015-2025” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA)  per la quale Thales  Alenia Space è stata scelta dall’ Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per lo sviluppo dello strumento RIME (Radar Sounder for Icy Moons Exploration),  scelta che permetterà di mantenere e sviluppare la partnership strategica con la NASA.

La missione ExoMars

Thales Alenia Space è primo contraente di ExoMars, in particolare lo stabilimento di Torino è responsabile dell’intera progettazione di entrambe le missioni, della realizzazione del modulo EDM per l’ingresso e discesa su Marte della missione 2016, dello sviluppo del sistema di navigazione e guida del CM e DM della Missione 2020, della fornitura di importanti elementi del modulo di discesa, dell’intero software di bordo e del progetto del Sistema Rover, inclusa la realizzazione del SW di gestione della missione e del laboratorio analitico (ALD). I Radar altimetri e i transponditori in Banda X di entrambe le missioni sono sviluppati nelle sedi di Roma/Aquila, mentre a Milano/L’Aquila è stato realizzato il computer di bordo dell’EDM.