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Antenna italiana per Biomass

Antenna italiana per Biomass

Thales Alenia Space ha siglato un contratto con Airbus Defence and Space GmbH per lo sviluppo del sistema di alimentazione array per l’antenna del satellite Biomass dell’ Agenzia Spaziale Europea. Si tratta di una strumentazione essenziale al fine di garantire le prestazioni complete del satellite. Biomass, una delle missioni Earth Explorer di ESA dedicate a proteggere il nostro pianeta, ci permetterà di capire il ruolo del carbonio contenuto nelle foreste nel ciclo globale del carbonio. Con un lancio previsto per il 2021, Biomass è progettato per determinare in primo luogo la distribuzione di biomassa nelle foreste della Terra e misurarne i cambiamenti annui. Genererà mappe di biomassa delle foreste e di altezza delle foreste a una risoluzione di 200 metri e misurerà la deforestazione a una risoluzione di 50 metri. Biomass rappresenta la prima esplorazione spaziale della superficie terrestre che utilizza radar a banda P. I dati generati verranno utilizzati per monitorare la ionosfera, i ghiacciai e gli strati di ghiaccio, mappando al contempo la geologia del sottosuolo nei deserti e la topografia al di sotto della fitta vegetazione. Airbus Defence and Space UK è il prime contractor per il satellite Biomass. Airbus Defence and Space GmbH sarà responsabile della gestione dello strumento principale, un radar polarimetrico a apertura sintetica (SAR) che opera in banda P (435 MHz). Thales Alenia Space fornirà l’alimentazione array per l’antenna SAR, che si irradia su un riflettore dispiegabile di 12 metri per generare il fascio SAR.

In orbita Sentinel 5P

In orbita Sentinel 5P

L’Agenzia Spaziale Europea ha lanciato dal cosmodromo di Plesetsk, nel nord della Russia, il satellite Sentinel-5P del programma europeo Copernicus che opererà nel quadro delle attività di controllo dell’atmosfera terrestre. Il lancio è avvenuto alle 11:27 di venerdì 13 ottobre. Le “Sentinelle” sono una flotta di satelliti progettati per fornire dati preziosi ed immagini che sono centrali per il programma Copernicus della Commissione Europea. Questo programma di monitoraggio ambientale, unico nel suo genere, fornisce una svolta nel modo di vedere e gestire il nostro ambiente, di comprendere ed affrontare gli effetti del cambiamento climatico e di salvaguardare la vita di tutti i giorni. Sentinel-5 Precursor – conosciuto anche come Sentinel-5P – è la prima missione Copernicus dedicata al monitoraggio della nostra atmosfera. Il satellite ha a bordo lo strumento all’avanguardia Tropomi, per la mappatura di una moltitudine di gas traccia come diossido di azoto, ozono, formaldeide, anidride solforosa, metano, monossido di carbonio e aerosol – i quali influenzano tutti l’aria che respiriamo e, di conseguenza, la nostra salute ed il nostro clima. Con un raggio di azione di 2.600 km, mapperà ogni giorno l’intero pianeta. Le informazioni ottenute da questa nuova missione saranno utilizzate attraverso il Servizio Copernicus di Monitoraggio dell’Atmosfera (Copernicus Atmosphere Monitoring Service) per le previsioni della qualità dell’aria e per i processi decisionali. La missione contribuirà inoltre a servizi quali monitoraggio delle ceneri vulcaniche per la sicurezza aerea, e per i servizi di allerta sugli alti livelli di radiazioni UV, che possono causare danni alla pelle. Gli scienziati useranno i dati per migliorare la conoscenza di importanti processi nell’atmosfera legati al clima ed alla formazione di buchi nello strato di ozono.

Sentinel-5P è stato sviluppato per ridurre il divario di informazione tra il satellite Envisat – in particolare lo strumento Sciamachy – ed il lancio di Sentinel-5, e per complementare GOME-2 di MetOp. In futuro, sia la missione geostazionaria Sentinel-4 che quella in orbita polare Sentinel-5 monitoreranno la composizione dell’atmosfera per i Servizi Atmosferici Copernicus (Copernicus Atmosphere Services). Entrambe le missioni saranno condotte su satelliti meteorologici operati da Eumetsat. Sino ad allora, la missione Sentinel-5P avrà un ruolo chiave nel monitorare e tracciare l’inquinamento nell’aria. Sentinel-5P è il risultato di una stretta collaborazione tra ESA, la Commissione Europea, l’Ufficio Spaziale Olandese (Netherlands Space Office), l’industria, utenti dati e scienziati. La missione è stata progettata e realizzata da un consorzio di 30 aziende guidate da Airbus Defence & Space UK e NL.

Cresce la flotta Iridium

Cresce la flotta Iridium

Il terzo gruppo di satelliti Iridium® NEXT, realizzati da Thales Alenia Space è stato lanciato con successo da Space X, dalla base militare di Vandenberg in California. Il razzo Falcon 9, alla sua 42esima missione, è culminato con la messa in orbita di 10 satelliti e il rientro del primo stadio, atterrato sulla piattaforma oceanica della società di Elon Musk. Dopo la perfetta fase di avviamento dei primi venti satelliti lanciati a gennaio e giugno 2017, tredici dei quali sono attualmente interconnessi e in piena compatibilità con il primo blocco della costellazione, e sette in fase di manovra verso un piano adiacente, questa milestone segna un nuovo passo verso la fantastica avventura Iridium® NEXT, con 10 nuovi satelliti realizzati pronti a unirsi alla costellazione. Thales Alenia Space è prime contractor per il programma Iridium® NEXT, responsabile della realizzazione, integrazione, validazione in orbita delle operazioni degli 81 satelliti e del sistema nel suo complesso. I primi venti satelliti hanno dimostrato che Iridium® NEXT è perfettamente compatibile con il sistema esistente. I satelliti sono stati integrati in serie da Orbital ATK, sotto contraente di Thales Alenia Space, nel suo stabilimento produttivo di satelliti in Arizona mentre i team Thales Alenia Space sono entrambi impegnati nella supervisione del processo di integrazione globale e nel supporto al cliente Iridium per la fase di lancio e messa in orbita (LEOP) e test in orbita nel centro di controllo di Leesburgh.

“Le prestazioni dei primi 20 satelliti sono superiori alle aspettative di Iridium. Questo rappresenta un riconoscimento significativo per tutto il team che lavora da anni in questo programma – ha dichiarato Bertrand Maureau, Direttore del programma Iridium® NEXT a Thales Alenia Space”. “Oltre ad essere un vero esempio di abilità tecnologica, Iridium® NEXT, dopo l’integrazione con il blocco della prima costellazione per fornire copertura globale senza richiesta di infrastrutture locali di terra, ha recentemente dato prova della sua efficienza in occasione del tragico evento di Puerto Rico, dove l’88 per  cento della rete telefonica dell’isola è caduta a causa dell’ uragano – ha dichiarato Denis Allard, Vice President di Iridium® NEXT per Thales Alenia Space – “Oltre a questo terzo lancio, è stata completata la produzione di altri 23 satelliti ed è iniziata l’integrazione del 64° satellite. Tutto è sulla buona strada per raggiungere il nostro obiettivo, vale a dire lanciare tutti i 75 satelliti di Iridium®  Next satelliti  entro metà del 2018.”

La costellazione Iridium® NEXT offre connettività globale grazie ai suoi 66 satelliti interconnessi a un’altitudine di 780 km, con nove satelliti di riserva in orbita e sei altri satelliti di riserva a terra. Completamente indipendente da qualsiasi network di terra, questo sistema internazionale fornisce capacità senza pari nelle telecomunicazioni in movimento (individui, veicoli di terra, veivoli, navi) e assicura una copertura completa in tutto il mondo, inclusi gli oceani.

 

Cyber security per Galileo

Cyber security per Galileo

L’Agenzia Spaziale Europea ha affidato a Leonardo uno studio per la gestione della sicurezza dei dati del programma europeo di navigazione satellitare Galileo. L’annuncio è stato diffuso in occasione della conferenza Cybertech Europe convocata a Roma. In particolare Leonardo sta sviluppando un’architettura di riferimento e definendo requisiti e processi per la gestione della sicurezza informatica del programma, in accordo con le recenti normative europee in materia di cyber security. L’obiettivo di Leonardo è supportare l’ESA nella definizione di un sistema allo stato dell’arte per il monitoraggio della sicurezza di Galileo, anche alla luce dell’introduzione di nuovi requisiti di missione del sistema e di nuovi standard e procedure di sicurezza relativi alla rete satellitare europea. “La cyber security delle infrastrutture spaziali è sempre più strategica. È necessario sviluppare nuove tecnologie, anche in una logica di collaborazioni internazionali, capaci di proteggere gli asset satellitari, che hanno un ruolo essenziale nella vita quotidiana dei cittadini e nel funzionamento delle infrastrutture critiche delle nazioni, dalle comunicazioni ai trasporti alla difesa. Difenderli dalle minacce cyber è diventato imprescindibile”, ha commentato Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo. Galileo, che ha avviato i primi servizi operativi a dicembre 2016, è il sistema globale di navigazione e localizzazione satellitare che garantirà all’Europa autonomia e massima precisione nel rilevamento della posizione. Il programma è gestito dalla Commissione europea, che ha delegato all’ESA la responsabilità della realizzazione del sistema. Galileo offrirà servizi affidabili e precisi per cittadini, trasporti, telecomunicazioni, sicurezza, gestione delle emergenze, ricerca e soccorso, imprese, banche e utilities. Leonardo è da sempre partner di Galileo, di cui garantisce la gestione operativa e logistica con Telespazio, attraverso Spaceopal, puntando allo sviluppo di servizi innovativi, in particolare per i clienti Governativi e gli operatori con speciali requisiti di sicurezza, che utilizzeranno il segnale Galileo PRS. Per il programma ha realizzato anche i sensori di assetto per il controllo della posizione dei satelliti e gli orologi atomici all’idrogeno utilizzati per segnarne il tempo, oltre a un ricevitore sicuro PRS.

Un satellite Smile

Un satellite Smile

Nel 2021 è in programma il lancio del satellite SMILE, una missione scientifica congiunta tra ESA e l’Accademia Cinese delle Scienze, che mira a indagare l’interazione tra lo schermo protettivo della Terra – la magnetosfera – e il vento solare supersonico. Il satellite SMILE è costituito da una piattaforma fornita dall’Accademia Cinese delle Scienze e da un Modulo Payload (PLM) fornito dall’ESA. Il modulo imbarca quattro strumenti scientifici provenienti da Canada, UK e Cina, l’unità di controllo PLM e l’Unità di memoria, l’Unità di distribuzione e il sistema di comunicazione a banda X impiegato per il down link dei dati scientifici del Payload. Thales Alenia Space si è aggiudicata uno dei tre studi (messi a concorso) finanziati dall’ Agenzia Spaziale Europea (ESA), per guidare il progetto di definizione del Modulo Payload SMILE (Solar Wind Magnetospheric Ionospheric Link Explorer). Durante la fase di studio, Thales Alenia Space nel Regno Unito lavorerà con il team ESA per definire e ottimizzare il payload, incluso la soluzione termica e strutturale, la definizione delle apparecchiature a supporto del PLM, la sistemazione dei quattro strumenti e la consegna di tutti i dati scientifici. Con il lancio previsto nel 2021 dalla Guyana francese il satellite di due tonnellate sarà immesso in orbita HEO (Highly Elliptic Orbit) con un apogeo di 120,000 Km sul polo nord. Se supererà la fase di PDR (Preliminary Design Review), Thales Alenia Space nel Regno Unito gestirà gli equipaggiamenti, l’assemblaggio, integrazione e i test (AIT) del modulo Payload presso il National Space Testing Facilities in UK. Questa nuova struttura, che sarà operativa nel 2020, è stata sviluppata con i finanziamenti assegnati dal fondo di strategia industriale del Dipartimento per le Imprese, l’Energia e la Strategia Industriale del governo del Regno Unito a sostegno delle attività di progettazione e costruzione di strumenti complessi per lo spazio e satelliti tecnologicamente avanzati. La missione SMILE darà un importante contributo alla nostra conoscenza del tempo meteorologico nello Spazio e, in particolare, dei processi fisici che si sviluppano durante la continua interazione tra il vento solare e la magnetosfera.

Deformazioni spie terremoti

Deformazioni spie terremoti

I dati satellitari, utilizzati per una ricerca iniziata nel 2011, hanno permesso di identificare una deformazione della superficie topografica (subsidenza) di circa 15 mm, all’interno di due bacini in prossimità dell’area epicentrale del terremoto dell’Aquila del 2009, legata probabilmente alla fase preparatoria del terremoto. La ricerca, durata circa 6 anni, è stata condotta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Meccanica (DICeM) dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile-Architettura e Ambientale (DICEAA) dell’Università dell’Aquila La previsione dei terremoti è un traguardo ancora lontano dall’essere raggiunto, tuttavia un importante contributo potrebbe arrivare dalle tecniche interferometriche satellitari, in grado di misurare le deformazioni della superficie terrestre e fornire informazioni utili sulla probabilità di accadimento di un evento sismico in una determinata zona. “La deformazione osservata prima del terremoto”, spiega Marco Moro, ricercatore INGV e primo autore del lavoro, “è stata indotta dal cedimento di alcuni livelli stratigrafici, causato dal progressivo abbassamento delle falde acquifere superficiali, determinato, a sua volta, dalla migrazione dei fluidi in profondità”. E’, infatti, noto in letteratura che, prima di un evento sismico, le rocce presenti nel volume della zona ipocentrale (volume focale) sono soggette ad uno sforzo di taglio, con conseguente formazione di fratture.

“I vuoti delle fratture vengono riempiti di conseguenza dai fluidi circostanti che, in condizioni geologiche e idrogeologiche favorevoli, possono determinare una migrazione dei fluidi più superficiali. Per poter imputare il segnale misurato alla fase preparatoria del terremoto è stato necessario, quindi, escludere le ulteriori cause che avrebbero potuto influenzare lo spostamento della superficie topografica”, prosegue Moro. La ricerca ha richiesto un approccio multidisciplinare e l’uso esteso di tecniche interferometriche satellitari applicate a immagini radar InSAR (Interferometric Synthetic Aperture Radar), atte a misurare le deformazioni della superficie terrestre (elaborate in collaborazione con TRE ALTAMIRA s.r.l. e-GEOS e GAMMA Remote Sensing Research and Consulting). “Il segnale rilevato è stato interpretato grazie alle conoscenze geologiche, idrogeologiche, geotecniche e sismologiche acquisite per l’area a seguito del terremoto aquilano”, aggiunge il ricercatore. “Da qui l’idea di applicare e verificare tale ricerca a forti terremoti già avvenuti in contesti tettonici e geologici diversi, per constatare se il fenomeno potrà essere osservato e misurato in maniera analoga. Solo così l’osservazione dell’andamento nel tempo delle deformazioni, in zone sismicamente attive, potrebbe in un prossimo futuro rappresentare un utile strumento di previsione di eventi sismici con successiva attivazione di interventi per la mitigazione del rischio sismico”.