Seleziona una pagina
Luna e Parmitano al MAXXI

Luna e Parmitano al MAXXI

L’Agenzia Spaziale Italiana celebra al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il 50esimo anniversario del primo allunaggio con un triplice evento che prevede la diretta del lancio di Luca Parmitano, protagonista della missione Beyond, previsto alle 18,28 ora italiana. Dopo il decollo della capsula Soyuz, alle 20,00 il pubblico potrà assistere all’inaugurazione della mostra Lunar City, a cura di Alessandra Bonavina: fotografie e video che raccontano l’esplorazione del nostro satellite, esposizione realizzata anche in collaborazione con INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ed ESA, con il supporto della NASA e dell’Ambasciata Americana in Italia. A conclusione della serata, alle 21,00, nella piazza del MAXXI proiezione del trailer del docufilm Lunar City, sempre di Alessandra Bonavina.

“L’allunaggio è stato davvero un enorme passo per l’umanità che ha dato – sottolinea il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia – un forte impulso internazionale allo sviluppo e alla tecnologia dedicata alla vita quotidiana. Ha aperto le porte a un nuovo mondo che oggi ci permette di guardare ancora più in là. Al di là delle celebrazioni dobbiamo, ora, puntare lo sguardo verso le prossime sfide a cui il mondo spaziale è chiamato. La coincidenza dell’anniversario dei 50 anni della conquista umana della Luna e l’avvio della seconda missione di Luca Parmitano ci permette di focalizzare il ruolo dell’Italia nell’ambito di un settore all’avanguardia ed economicamente strategico. Gli astronauti sono tra gli ambasciatori del protagonismo italiano internazionale in un settore alla frontiera della conoscenza, della scienza e dalla forte valenza economica. La spinta economica, la cosiddetta Space Economy, è una leva finanziaria fondamentale e strategica per la crescita del paese che in questo comparto si posiziona tra le grandi potenze dello spazio a livello mondiale, con una presenza e una tecnologia avanzata in tutti gli ambiti. Guardando oltre, come suggerisce il nome della missione di Parmitano, facciamo a lui i nostri auguri per l’avvio della missione dell’ESA Beyond anche come momento per ricordare che si stanno muovendo prossimi passi che porteranno a nuove e imminenti missioni verso la luna”.

Luca Parmitano, che nel corso della missione assumerà il ruolo di comandante (terzo europeo), si aggancerà alla Stazione Spaziale Internazionale dopo circa sei ore dal decollo previsto dal cosmodromo di Baikonur e resterà a bordo della stazione fino al 6 febbraio 2020. Nel corso della sua missione, Parmitano avrà il compito di seguire oltre 200 esperimenti, 6 dei quali proposti dall’ASI. Con questa missione Parmitano farà salire a 12 il numero dei voli che hanno avuto a bordo i 7 astronauti italiani che fino ad oggi sono stati lanciati nello spazio. Gli esperimenti dell’Agenzia Spaziale Italiana sono realizzati con la collaborazione di diversi enti e università italiane e internazionali e sono: NUTRISS; ACOUSTIC DIAGNOSTICS; XENOGRISS; LIDAL; Mini-EUSO; Amyloid Aggregation.

A Bergamo i 5 giorni della Luna

A Bergamo i 5 giorni della Luna

La città di Bergamo dedica cinque giorni al 50ennale della conquista della Luna, con altrettanto eventi imperniati sugli interventi di esperti e due piece teatrali. Primo appuntamento il 16 luglio, data di inizio del viaggio spaziale che nel 1969 condusse i primi uomini sulla Luna e che esattamente un anno dopo sarebbe stata posta in calce all’atto costitutivo di SACBO, la società di gestione dell’aeroporto di Bergamo.

L’avventura della Luna” è il titolo dell’evento promosso in collaborazione con il Comune di Bergamo, che si terrà Martedì 16 luglio 2019 alle ore 21 nello spazio sottostante Palazzo della Ragione in piazza Vecchia. L’astronauta Umberto Guidoni, primo europeo a bordo della stazione spaziale internazionale, dialogherà con il giornalista scientifico Eugenio Sorrentino, ripercorrendo l’epopea dell’impresa lunare che ha segnato la storia dell’umanità e traguardando il futuro dell’esplorazione lunare che prevede la creazione di una base orbitale e il ritorno di astronauti sulla superficie selenita.

Una serata particolare, scandita da fortunate coincidenze astronomiche e non solo. Il 16 luglio, giorno di plenilunio, sarà contrassegnato da un’eclissi lunare parziale con il cono d’ombra della Terra che oscurerà per circa due terzi il nostro satellite naturale. Un fenomeno che coinciderà con l’intervallo della serata imposto dall’appuntamento con i 100 rintocchi del Campanone a Bergamo Alta. Infatti, la Luna entrerà nell’ombra alle 22:01 e qualche manciata di secondi. Immagine suggestiva che sarà proposta sullo schermo, grazie alla collaborazione dell’osservatorio astronomico di Padova dell’INAG, e commentata, prima di completare la discussione sull’importanza dei programmi spaziali che dal passato ci proiettano nel futuro.

Il 17 luglio il matematico Piergiorgio Odifreddi propone il viaggio cosmico “Dalla terra alle lune”, con richiami allo storico e filosofo Plutarco, Keplero, uno dei fondatori dell’astronomia moderna, e Huygens, lo scienziato vissuto nel mezzo secolo che separò Keplero e Galileo da Newton.  Dopo la proiezione del film “The first man”, adattamento cinematografico della biografia ufficiale di Neil Armstrong, in programma la sera del 19 luglio, nel Palazzo Frizzoni del Comune di Bergamo il 20 e 21 luglio viene proposta la narrazione teatrale dal titolo “Abbiamo sognato la luna”, prodotto da Pandemonium Teatro e di cui è autore lo scrittore di fantascienza Paolo Aresi. Sempre il 21 luglio, ma in piazza Vecchia, la Fondazione Teatro Donizetti va in scena con “La luna – piccola opera per un uomo e un grande passo per l’umanità”, progetto artistico con testi e narrazione di Francesco Micheli, un viaggio fra le musiche e le ambientazioni lunari e notturne di Gaetano Donizetti e altri celebri compositori.

Paolo Nespoli ingegnere al cubo

Paolo Nespoli ingegnere al cubo

Paolo Nespoli training

Si è definito “ingegnere al cubo” Paolo Nespoli, che ieri ha ricevuto dal Politecnico di Torino una prestigiosa laurea honoris causa, potendo annoverare insieme alle tre missioni in orbita altrettanti titoli accademici in ingegneria: la laurea in ingegneria aerospaziale conseguita a New York, in ingegneria meccanica all’Università di Firenze, e quello del Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale a Torino, dove ha tenuto la“lectio magistralis” al cospetto di centinaia di studenti nell’Aula Magna Agnelli.
Mezz’ora per ripercorrere l’intensa carriera di astronauta, con la prima missione nel 2007 a bordo dello Shuttle Endeavour, con cui raggiunse la stazione spaziale supervisionando la manovra di attracco di uno dei “Nodi” alla stazione, realizzati proprio a Torino da Thales Alenia Space. Nel dicembre 2010 la seconda esperienza con la missione di lunga durata a bordo della Soyuz e sei mesi trascorsi in orbita partendo con una Soyuz, per poi culminare da sessantenne nel 2017 con la seconda missione di lunga durata. In totale, Paolo Nespoli ha accumulato quasi 10 mesi di permanenza nello spazio. L’invito rivolto agli studenti, tra i quali si è augurato potesse esserci colui o colei che metterà piede su Marte, è stato di «non smettere di sognare» ed essere «predisposti a superare sempre nuovi esami e nuove sfide».

Gli occhi di PRISMA sul pianeta

Gli occhi di PRISMA sul pianeta

Al Salone Aerospaziale di Parigi Le Bourget l’Agenzia Spaziale Italiana ha mostrato le prime immagini provenienti dal satellite PRISMA, esempio assoluto di eccellenza scientifica e industriale italiana, lanciato il 22 marzo 2019 con il vettore VEGA prodotto da AVIO, e realizzato da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese, guidato da OHB Italia, responsabile della missione e della gestione dei tre principali segmenti (terra, volo e lancio), e Leonardo, che ha realizzato la strumentazione elettro-ottica iperspettrale, oltre a diversi equipaggiamenti di bordo, come i sensori d’assetto e il pannello solare. Grazie al centro di controllo della missione situata al centro del Fucino e all’attività di acquisizione e elaborazione dei dati da parte del Centro Spaziale di Matera dell’ASI, sono state prodotte spettacolari fotografie catturate in Italia, Perù e Iraq dal potente sensore iperspettrale a bordo di PRISMA durante il Commissioning del sistema. Il satellite PRISMA, fin dalla fase di collaudo in orbita, dimostra così di rappresentare un guardiano in grado di far luce sullo stato di salute del nostro Pianeta e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le immagini, ricevute dal Centro Spaziale di Matera, dove opera un team composto da personale specializzato di ASI, Leonardo, Planetek, Telespazio/e-GEOS e OHB Italia, sono state processate con il supporto di scienziati di IREA/CNR e Università degli studi di Milano, Bicocca.

PRISMA, di proprietà dell’ASI e realizzato da una RTI guidata da OHB Italia e Leonardo, è il primo sistema di osservazione della Terra europeo dotato di un sensore ottico iperspettrale innovativo, in grado di effettuare dallo Spazio un’analisi chimico-fisica delle aree sotto osservazione. La prima immagine ritrae il Trasimeno, quarto lago italiano per estensione, un bacino naturale di 128 km2, di cui PRIMA, in meno di 2 secondi, ha misurato la torbidità, rilevando le acque più limpide e le colonie di alghe. In Perù, PRISMA ha rilevato il contenuto di acqua nelle colture, distinguendo i campi ben irrigati da quelli affetti da siccità.

Il monitoraggio dell’acqua da parte di PRISMA, applicato alle foreste, può fornire un segnale precursore del rischio incendio, come dimostra la terza immagine che riprende l’area naturalistica Castel Fusano (Roma). Un contributo fondamentale, giacché l’85% dei 65mila incendi registrati annualmente in Europa si verificano nell’area del Mediterraneo.

Anche gli incendi di gas connessi all’estrazione petrolifera a Bassora (Iraq) sono stati ripresi da PRISMA. Oltre alla capacità di determinare con precisione l’estensione dell’incendio, la tecnologia iperspettrale permette di riconoscere le sostanze chimiche generate dalla combustione: anidride carbonica (CO2) e altri idrocarburi hanno la loro impronta digitale iperspettrale e PRISMA riesce a misurarla caratterizzando l’inquinamento atmosferico.

PRISMA rivela tutte le sue capacità di monitoraggio del delicato ecosistema terrestre, fornendo un contributo rilevante al controllo dell’inquinamento e dei cambiamenti ambientali, un supporto fondamentale per la gestione delle risorse naturali e delle emergenze.

 

 

Quante storie sulla Luna

Quante storie sulla Luna

66 artisti legati a generi ed espressioni diversi riempiono gli spazi della Galleria d’arte contemporanea Colossi di Brescia per raccontare ciò che la Luna rappresentò mezzo secolo fa. Suggestioni ed emozioni, suscitate dallo  sbarco  sulla superficie del nostro satellite naturale, sono stati interpretati attraverso opere pittoriche, sculture e installazioni. “Quante storie sulla luna… 1969-2019” è il titolo della mostra che si distingue nella miriade di iniziative legate alla missione Apollo 11, sia per originalità che ricercatezza. Quella conquista richiese il concorso di 350mila persone che, a vario titolo, contribuirono alla felice riuscita. Novecento milioni di spettatori, su 3,6 miliardi di abitanti della Terra, poterono assistere ai primi passi dell’uomo sulla Luna, un composto di immagini in bianco e nero, neppure nitide, comunque tali da rompere le certezze e convincere che una nuova era stava iniziando. Un privilegio riservato a un quarto dell’umanità, con il villaggio globale della comunicazione e dell’immagine ancora di là da venire, ma un riverbero di emozioni che abbracciò l’intero pianeta, avvolgendo le coscienze e lasciando in giro anche qualche incredulo e negazionista. L’umanità, che nei millenni si era rivolta alla Luna scandendo i tempi della vita con le sue fasi, dopo aver trovato ispirazione poetica, se ne era appropriata. E mentre ci si prepara a riconquistarla, con l’obiettivo di installarvi un avamposto e permanerci facendone un trampolino per Marte, l’altro ambito compagno celeste, l’arte moderna trova ancora motivo per rappresentarla, raccontando la prima, storica volta in cui il piede dell’uomo impresse la sua orma nella polverosa superficie selenita. Ecco perché nel centralissimo cuore della città Leonessa le mostra della galleria Colossi è imperdibile nella sua variegata proposta e quintessenza. La mostra , collettiva  celebrativa  della  ricorrenza  dei  cinquant’anni  trascorsi  dalla  storica
impresa   dell’allunaggio, è visitabile fino a sabato 20 luglio.

Segnali di “martemoto”

Segnali di “martemoto”

Il lander marziano della Nasa InSight ha misurato e registrato per la prima volta un probabile “terremoto“. Il debole segnale sismico, rilevato dallo strumento Seismic Experiment for Interior Structure (Seis) del lander, è stato registrato il 6 aprile scorso, 128esimo giorno marziano (Sol) del lander sul pianeta. Fra quelli finora registrati, si tratta del primo con probabile origine all’interno del pianeta – e non da forze in superficie, come il vento. Gli scienziati stanno ancora esaminando i dati per determinare la causa esatta del segnale. «Le prime letture di InSight raccolgono il testimone della scienza iniziata con le missioni Apollo della Nasa», dice il principal investigatordi InSight Bruce Banerdt del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, a Pasadena, in California. «Fino a ora abbiamo raccolto il rumore di fondo, ma questo primo evento inaugura ufficialmente un nuovo campo: la sismologia marziana».

L’evento sismico registrato era troppo debole per fornire dati affidabili sull’interno del pianeta, il cui studio è uno dei principali obiettivi di InSight. L’estrema quiete della superficie marziana consente a Seis, il sismometro appositamente progettato per InSight, di percepire i rumori più deboli – al contrario di quanto avviene per la superficie terrestre, continuamente soggetta al rumore sismico prodotto dagli oceani e da fenomeni meteorologici. Nel sud della California, un evento della portata di questo registrato su Marte sarebbe andato perduto tra le dozzine di leggeri crepitii che si verificano ogni giorno.

«L’evento Martian Sol 128 riveste un grande interesse perché per dimensione e durata ricorda il profilo dei terremoti rilevati sulla superficie lunare durante le missioni Apollo», osserva Lori Glaze, direttrice della Planetary Science Division della Nasa. I cinque sismometri posti sulla Luna dagli astronauti del programma Apollo registrarono – tra il 1969 e il 1977 – migliaia di terremoti, rivelando così l’attività sismica del nostro satellite naturale. E poiché la velocità o il percorso delle onde sismiche possono variare in base ai materiali che attraversano, quei dati hanno consentito agli scienziati di mettere a punto modelli sull’interno della Luna e sulla sua formazione.

Il sismometro di InSight, posizionato dal lander sulla superficie del pianeta il 19 dicembre 2018, consentirà ora agli scienziati di raccogliere dati analoghi su Marte. Studiandone l’interno, sperano di riuscire a comprendere come si siano formati gli altri mondi rocciosi, fra i quali la Terra e la Luna. Oltre a quello del 6 aprile, altri tre segnali sismici sono stati registrati il 14 marzo (Sol 105), il 10 aprile (Sol 132) e l’11 aprile (Sol 133). Rilevati dai sensori Very Broad Broad, i più sensibili di cui disponga lo strumento Seis, questi segnali erano però ancor più deboli di quello dell’evento Sol 128, dunque di origine più ambigua. Il team continuerà comunque ad analizzare anche questi eventi per cercare di determinarne la causa.

Quanto a Sol 128, indipendentemente da ciò che può averlo prodotto – Marte, a differenza della Terra, non ha placche tettoniche, dunque le scosse sono frutto dei processi di raffreddamento e contrazione – rappresenta per il team scientifico una pietra miliare. «Abbiamo atteso mesi per un segnale come questo», dice Philippe Lognonné, responsabile dello strumento Seis all’Institut de Physique du Globe di Parigi. «Avere finalmente la prova che Marte è ancora sismicamente attivo è davvero emozionante».

(fonte: INAF)