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Lunar City sbarca in laguna

Lunar City sbarca in laguna

Dopo la prima assoluta del film Il Primo Uomo del regista Damien Chazelle con Ryan Gosling nel ruolo di Neil Armstrong del quale la pellicola racconta la vita tra il 1961 e il 1969, l’anno dello storico sbarco sulla Luna, la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia torna a parlare di spazio. Sul red carpet gli astronauti italiani Roberto Vittori e Paolo Nespoli, tre missioni a testa in orbita, che sono intervenuti alla presentazione del docufilm Lunar City di Alessandra Bonavina, prodotto da Omnia Gold Studios Production in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e la Nasa. Lunar City, secondo capitolo della trilogia Expedition iniziata con il racconto dell’ultima missione di lunga durata condotta da Paolo Nespoli, è il racconto di come sarà il ritorno alla Luna. Un obiettivo che vede coinvolti non solo, come mezzo secolo fa, solo gli Stati Uniti, allora in competizione con la Russia, ma molti Paesi, Italia ed Europa comprese.

“Il ritorno verso la Luna servirà a definire il futuro dell’esplorazione umana nello spazio – ha detto Dylan Mathis, communication manager della NASA per la stazione spaziale internazionale, sottolineando come l’agenzia si stia preparando a mandare astronauti nell’orbita cislunare per attività orientate alla preparazione del viaggio verso Marte. Un obiettivo che si vuole perseguire con uno sforzo tecnologico internazionale molto esteso e partecipato”. Dunque, come ha sottolineato Alessandra Bonavina, il ritorno alla Luna è destinato a essere vissuto come genere umano, non come spettatore passivo, ma come attore della preparazione ed esecuzione delle missioni. Roberto Vittori e Paolo Nespoli, che si sono ritrovati a Venezia esattamente vent’anni dopo essere entrati a far parte del corpo astronauti, hanno sottolineato l’importanza di divulgare la funzione strategica delle missioni spaziali, attraverso cui allargare le frontiere dell’umanità e trasferire le conoscenze e le nuove tecnologie impiegate per i viaggi di esplorazione e la lunga permanenza lontano dal pianeta Terra. Paolo Nespoli, con le due missioni di lunga durata, ha fornito un contributo rilevante allo studio della fisiologia umana nello spazio. Alessandra Bonavina, che ha realizzato il docufilm proprio in vista del cinquantennale dello sbarco dell’uomo sul nostro satellite, il 20 luglio 1969, ha annunciato che la trilogia è destinata a completarsi con la presentazione della prossima tappa dell’esplorazione spaziale dopo la Luna, ovvero Marte.

Il primo uomo

Il primo uomo

In coincidenza con il 49esimo anniversario del primo sbarco umano sulla Luna, l’annuncio del film dedicato a Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, che sarà proiettato in in prima mondiale mercoledì 29 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, in occasione della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. “Il primo uomo”, diretto da Damien Chazelle (il regista di La La Land, premiato con 6 Oscar) vede l’attore Ryan Gosling nelle vesti di Nei Armostrong, sulla cui figura si concentra il racconto della pellicola negli anni dal 1961 al 1969 che precedettero l’allunaggio. Un profondo resoconto e una narrazione in prima persona, basata sui libri di Kames R. Hansen, il film esplora i sacrifici e il costo – per Armstrong e per gli Stati Uniti – di una delle missioni più pericolose della storia. “Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. La sua frase è rimasta famosa, la sua missione ha rivoluzionato la storia dell’umanità. Neil Armstrong è stato il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna il 20 luglio del 1969. La storia della missione Apollo 11 della NASA è quella della realizzazione di un sogno di tutti i tempi che Il primo uomo torna a raccontare.

Busalla casa dello Spazio

Busalla casa dello Spazio

Alla vigilia del 49esimo anniversario dello sbarco umano sulla Luna, l’astronauta Franco Malerba ha presentato la seconda edizione del Festival dello Spazio che si tiene a Busalla, la cittadina nell’entroterra ligure che ha dato i natali al primo italiano andato in orbita 500 anni dopo la navigazione di Cristoforo Colombo verso il continente americano. La manifestazione, ideata nel 2017 per festeggiare il 25ennale del volo di Franco Malerba a bordo dello Space Shuttle, torna con nuovi e sempre più interessanti ingredienti. Il programma del Festival 2018, dal 27 al 29 luglio, è ispirato all’attualità dell’anno spaziale in corso, a cominciare dal lancio, previsto il 25 luglio, degli ultimi satelliti che completano la costellazione del sistema di navigazione europeo Galileo. Un’occasione per parlare del connubio di dati satellitari e terrestri nel mondo, in rapida evoluzione, delle telecomunicazioni. In occasione del trentennale di fondazione dell’Agenzia Spaziale Italiana, nella giornata inaugurale del Festival, il 27 luglio, protagonisti Luciano Guerriero, primo presidente dell’ASI, e l’attuale presidente Roberto Battiston. La sera del 27 luglio appuntamento con l’eclissi totale di luna. Un evento che offre l’opportunità di parlare, a 50 anni dalla prima storica prima circumnavigazione della Luna, delle conoscenze acquisite sul nostro satellite, degli enigmi ancora irrisolti e dei piani di esplorazione e di utilizzo come base per l’esplorazione umana di Marte. Altro anticipazione è il lancio, previsto nell’ottobre 2018, della sonda intitolata a Bepi Colombo, destinata a raggiungere il pianeta Mercurio nel 2025: una missione tecnicamente molto difficile, di altissimo interesse scientifico. In chiusura di manifestazione la presenza dell’astronauta Paolo Nespoli alle 10:30 di domenica 29 luglio.

 

Francobollo per Padre Secchi

Francobollo per Padre Secchi

In occasione della presentazione delle iniziative promosse dal Comitato nazionale per il bicentenario della nascita di Padre Angelo Secchi, fondatore dell’astrofisica in Italia, che si svolgeranno nel nostro Paese fino al 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico emette un francobollo commemorativo realizzato dalla bozzettista Cristina Bruscaglia. È la seconda volta che a Padre Angelo Secchi viene dedicata un’emissione filatelica: il Vaticano lo ricordò con dei francobolli, tre tagli da 180, 220 e 300 lire, il 25 giugno 1979 per commemorarne il centenario della scomparsa. L’attività dell’illustre scienziato gesuita, vissuto tra il 1818 e il 1878, si svolse in un momento di grandi rivoluzioni sociali e scientifiche. Nato a Reggio Emilia, Angelo Secchi divenne famoso a livello internazionale per i suoi studi in diverse branche, ma lasciò il segno nella comunità astronomica per il suo ruolo fondamentale nello studio degli spettri delle stelle e della loro classificazione che è a fondamento dell’indagine astronomica moderna. Il suo nome è importante per l’Istituto Nazionale di Astrofisica non solo per la sua eredità scientifica, ma anche perché l’INAF possiede gran parte del patrimonio storico legato alla sua attività (strumenti, libri, carte d’archivio). Inoltre, la posizione del Meridiano di Monte Mario, detto anche Primo meridiano d’Italia, che attraversa proprio la sede centrale dell’Inaf, fu stabilita sulla base delle misure eseguite da Secchi. Infine, è da ricordare che la Torre Solare di Monte Mario, che domina la città di Roma, è intitolata insieme a Respighi, anche ad Angelo Secchi. La vignetta del francobollo raffigura un ritratto di Padre Secchi in evidenza su un particolare dell’interno dell’Osservatorio Astronomico del Collegio Romano, di cui fu direttore dal 1850 al 1878 e in cui fece installare un importante telescopio rifrattore Merz; in alto, è delimitato dalla rappresentazione di un’eclissi solare e da un disegno degli spettri stellari su cui fu basata la classificazione elaborata dallo scienziato. Completano il francobollo la leggenda “PADRE ANGELO SECCHI 1818 – 1878”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B” (che indica il prezzo di 0,95 euro).

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente; formato carta: 48 x 40 mm; formato stampa: 44 x 36 mm; formato tracciatura: 54 x 47 mm; dentellatura: 11 effettuata con fustellatura. Con una grammatura di 90 g/mq, il francobollo verrà stampato con sei colori e la tiratura sarà di 400 mila esemplari.

Al Nobel Ramakrishnan il Premio Capo d’Orlando 2018

Al Nobel Ramakrishnan il Premio Capo d’Orlando 2018

Il Premio Scientifico “Capo d’Orlando”, assegnato dal Museo Mineralogico Campano di Vico Equense e la cui denominazione rimanda al rinvenimento di pesci fossili nella località della costa sorrentina, ha celebrato la ventesima edizione conferendo il prestigioso riconoscimento a Venkatraman Ramakrishnan, Nobel per la Chimica 2009 e presidente della Royal Society. Una eccellenza assoluta del panorama della ricerca scientifica, insignito a Stoccolma per gli studi condotti sulla struttura e la funzione dei ribosomi, le strutture cellulari che fabbricano le proteine, traducendo le istruzioni contenute nel Dna nei mattoni della vita. E la chimica, nelle sue varie sfaccettature, ha caratterizzato il ventennale del premio ideato da Umberto Celentano, direttore del Museo Mineralogico Campano. Una disciplina richiamata dagli altri premiati del 2018, dal filosofo della scienza e docente patavino Telmo Pievani, insignito per la sezione “comunicazione multimediale”, al divulgatore del CNR e docente de “La Sapienza” Valerio Rossi Albertini, per arrivare a Catia Bastioli, ceo di Novamont e presidente di Terna, interprete e paladina di un cambiamento necessario per la decarbonizzazione a livello mondiale, e Massimo Osanna, direttore della Soprintendenza archeologica di Pompei, area che riflette non solo l’importanza storica dei catastrofici eventi vesuviani del 79 dc ma si rileva un mondo cristallizzato da scoprire e analizzare con le più evolute tecniche di indagine chimico-biologiche.

La 20ma edizione del Premio “Capo d’Orlando” ha richiamato una serie di messaggi dal futuro ma che dipendono dal modo in cui l’umanità, i governi e le società civili e industriali sapranno interpretare il presente. Un quadro di speranza quello disegnato dal Nobel Ramakrishnan, il quale prefigura la capacità degli antibiotici di attaccare le molecole dei batteri, anche quelli più resistenti, legandosi al loro ribosoma e agendo in modo mirato e risolutivo. Un meccanismo destinato, con buone probabilità, a rendere efficace anche l’azione dei farmaci antitumorali. Senza tralasciare il ruolo che la biologia molecolare potrà ricoprire nella ricerca delle malattie genetiche e rare.

Gli avanzamenti nel campo della ricerca scientifica, ovunque condotta, non possono essere lasciati al caso. Lo sottolinea Telmo Pievani, secondo il quale occorre lavorare per la democrazia della conoscenza ovvero per la cittadinanza scientifica, dialogando con ogni tipo di linguaggio chiaro e autentico per controbilanciare le fake news, definite nemico suadente del nostro cervello. Direttore del portale Pikaia.eu, dedicato all’evoluzione, Pievani ha annunciato la riunione di tutte le espressioni dell’Università di Padova in un unico cross-media magazine che contribuirà alla migliore divulgazione delle attività accademiche e del mondo della scienza in generale. C’è chi, come Valerio Rossi Albertini, si affida al metodo empirico e ai facili esempi diretti per smontare convinzioni in antitesi con la realtà, come i dubbi sull’effetto serra che assedia il nostro pianeta. L’appello di Catia Bastoli a privilegiare l’approccio circolare alla bioeconomia comprova che scienza e industria possiedono strumenti per combinarsi proficuamente e contribuire a invertire i processi di consumo irreversibile delle risorse del pianeta. Il pericolo non corre solo sull’acqua (in alcune zone della Cina si producono 400 kg di plastica per ettaro), sui cui volumi vitali incombono quantità smisurate di materia non degradabile, perché occorre essere pure consapevoli che occorrono due millenni per produrre 10 centimetri di suolo fertile, a fronte di pochi istanti per rimuoverlo.

Intervista a Venkatraman Ramakrishnan, premio Nobel per la Chimica 2009 e presidente della “Royal Society”, in occasione del conferimento del Premio scientifico Capo d’Orlando

I 90 anni della spedizione del dirigibile Italia

I 90 anni della spedizione del dirigibile Italia

La drammatica vicenda del dirigibile Italia, che il 25 maggio 1928 impattò sul pack artico lasciandovi il generale Umberto Nobile e parte dell’equipaggio per poi allontanarsi e scomparire nella regione polare, è stata fortemente influenzata dalla meteorologia spaziale. A 90 anni dall’incidente che segnò il mondo dell’aeronavigazione, le ricerche basate sulla ricostruzione delle condizioni influenzate dall’attività solare disegnano uno scenario nuovo che spiega perché il segnale di SOS venne captato da un giovane radioamatore russo a quasi duemila km di distanza anziché dalla nave “Città di Milano” ancorata nelle vicine isole Svalbard. I modelli matematici hanno permesso all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di dimostrare come la ionisfera risentisse dell’azione del Sole, sulla cui superficie erano evidenti le macchie, e probabilmente di una tempesta geomagnetica tali da permettere comunicazioni a grande distanza (il segnale pervenne poi anche alla stazione radio militare di S. Paolo a Roma) creando una zona d’ombra nella regione delle Svalbard. Una spiegazione scientifica che aggiunge un elemento fondamentale al racconto del disastro che permise solo a pochi superstiti riparati per 48 giorni nella famosa tenda rossa (in corso di restauro al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano) di essere recuperati con sforzi eccezionali e ulteriori sacrifici di vite umane, prima fra tutti quella dell’esploratore norvegese Roald Amundsen, scomparso con il suo idrovolante nel generoso tentativo di portare soccorso.

Proprio il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università degli Studi di Milano, hanno celebrato i 90 anni della spedizione del Dirigibile Italia al Polo Nord, in collaborazione con Polarquest2018, la spedizione di ricerca ed esplorazione di cui è capoprogetto Paola Catapano, ispirata all’impresa di Umberto Nobile e programmata nel mese di agosto con la circumnavigazione delle isole Svalbard. Tre sono gli obiettivi di Polarquest2018: effettuare campionamenti di microplastiche dell’ipotetica “sesta isola” in oceano Artico, rilevare il flusso di raggi cosmici per la prima volta oltre l’80° parallelo a nord dell’equatore e cercare per la prima volta i resti del dirigibile Italia a Nord-Est dell’arcipelago.

L’Italia non ha mai lasciato il Polo Nord e mantiene una presenza permanente grazie alla Stazione Artica “Dirigibile Italia” del CNR a Ny-Alesund, una base di assoluta importanza strategica sia dal punto di vista scientifico, per misurare lo stato dei ghiacci e l’effetto dei cambiamenti climatici, sia politico, in considerazione della funzione attribuita al nuovo Consiglio scientifico per l’Artico. Organismo preposto a definire il futuro programma di ricerche. La ricerca scientifica italiana in Artico contribuisce infatti agli studi internazionali e interdisciplinari con oltre 20 progetti. Gli esperimenti interessano la chimica e la fisica dell’atmosfera, la meteorologia. Inoltre è attivo un osservatorio permanente per lo studio dell’oceano artico nel clima globale e sono in corso studi di geologia, geofisica, biologia e astrofisica. Il 90esimo anniversario della spedizione del dirigibile Italia è stata anche l’occasione per ricordare la figura di Aldo Pontremoli, fisico di punta degli anni Venti, che vi prese parte come giovane professore di fisica teorica presso l’Università degli Studi di Milano.