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Il primo caffè spaziale è servito

Il primo caffè spaziale è servito

astrosamantha-beve-isspresso-700-x-394ISSpresso, la prima macchina espresso a capsule per lo spazio, realizzata da Argotec e Lavazza in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, è stata messa in funzione sulla Stazione Spaziale Internazionale e alle 12:44 (ora universale) di domenica 3 maggio Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea, capitano dell’Aeronautica Militare, impegnata nella missione Futura, ha sorseggiato in orbita un autentico espresso italiano. Cristoforetti è oggi diventata, dunque, non solo la prima donna italiana ad andare nello spazio, ma anche il primo astronauta della storia a bere il caffè preparato in assenza di gravità, grazie al progetto realizzato da Argotec (un’azienda ingegneristica aerospaziale italiana) e Lavazza(produttore dal 1895 di miscele di caffè e tra i grandi torrefattori mondiali) in partnership pubblico-privata con l’Agenzia Spaziale Italiana

ISSpresso è uno dei nove esperimenti selezionati dall’Agenzia Spaziale Italiana per la missione Futura di Samantha Cristoforetti e non è solo il simbolo del Made in Italy che conquista la stazione spaziale, ma anche il frutto di una ricerca scientifica avanzata. Preparare un caffè nello spazio non è semplice ma è necessaria una tecnologia estremamente raffinata. La prima macchina espresso a capsule è in grado di lavorare nelle condizioni estreme dello spazio, dove i principi che regolano la fluidodinamica dei liquidi e delle miscele sono molto diversi da quelli tipici terrestri. Rappresenta un vero gioiello tecnologico e ingegneristico, in grado di erogare un espresso a regola d’arte in assenza di peso. Per questo è stato selezionato dall’Agenzia Spaziale Italiana per un’opportunità di utilizzazione a bordo della ISS.

Una pausa-caffè spaziale

Le operazioni di supporto all’esperimento sono state seguite dal centro di controllo di Argotec e monitorate dai centri di controllo dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il primo espresso spaziale è stato accolto con entusiasmo dall’equipaggio della Missione Futura. La macchina ISSpresso – che utilizza le stesse capsule di caffè Lavazza che si trovano sulla Terra – è stata progettata e realizzata proprio per garantire la stessa qualità di un autentico caffè espresso italiano per crema, corpo, aroma e temperatura. La bevanda è stata così erogata in condizioni di microgravità e rispetta tutte le caratteristiche dell’espresso italiano. Al termine dell’erogazione, un nuovo sistema brevettato ha garantito la pulizia della parte finale del circuito idraulico, generando allo stesso tempo all’interno del “pouch” – la “tazzina” spaziale – una piccola differenza di pressione studiata appositamente per sprigionare tutto l’aroma del caffè espresso nel momento in cui viene inserita la cannuccia nel “pouch” stesso. Quest’ultimo, realizzato con un materiale trasparente, ha permesso l’osservazione diretta della crema, consentendo così di effettuare l’esperimento di fluidodinamica e di studiare il comportamento dei liquidi ad alta pressione e alta temperatura in un ambiente spaziale.

ISSpresso prende il suo nome dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), su cui è stata trasportata e installata grazie ai diritti nazionali di accesso e di utilizzazione che l’Agenzia Spaziale Italiana, unica in Europa, detiene attraverso la cooperazione bilaterale con la NASA. Si tratta della prima macchina espresso a capsule in grado di lavorare nelle condizioni estreme dello spazio, dove i principi che regolano la fluidodinamica dei liquidi e delle miscele sono molto diversi da quelli tipici terrestri. ISSpresso nasce da un progetto di Argotec, l’azienda ingegneristica italiana specializzata nella progettazione di sistemi aerospaziali e leader europea nella preparazione di alimenti sani e nutrienti da consumare nello spazio, e di Lavazza, lo storico brand made in Italy del caffè. ISSpresso rappresenta una sfida tecnologica che soddisfa requisiti molto severi, imposti dall’ASI e dalla NASA, in termini di funzionalità tecnica e di sicurezza: si tratta di un importante traguardo scientifico e ingegneristico che sta aiutando a migliorare le conoscenze sui principi di fluidodinamica e sulle condizioni in microgravità, oltre a contribuire al miglioramento della qualità della vita degli astronauti sulla ISS. L’innovativo sistema a capsule è in grado di preparare anche il caffè lungo e le bevande calde, come tè, tisane e brodo, consentendo la reidratazione degli alimenti. Alcune delle soluzioni adottate hanno portato a brevetti internazionali, che potranno essere utili sia per le successive missioni spaziali, sia per un utilizzo terrestre.

Il video del primo caffè preparato in orbita (ASITV)

“L’esperimento è un’opera di elevata ingegneria – ha ricordato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston – frutto di una collaborazione tra pubblico e privato che ha prodotto soluzioni innovative: porteranno non solo benefici psicologici immediati per gli astronauti, ma importanti ritorni positivi sulla Terra e vantaggi tecnologici per le future missioni spaziali”.

“Con il successo dell’esperimento, abbiamo vinto la sfida che avevamo lanciato quasi un anno fa durante la presentazione del progetto, riuscendo a superare i limiti dell’assenza di peso e permettendo così di bere a bordo della Stazione Spaziale Internazionale un ottimo espresso, simbolo indiscusso del made in Italy, ma anche migliorando le conoscenze di fluidodinamica – hanno dichiarato con soddisfazione David Avino, Managing Director di Argotec, e Giuseppe Lavazza, Vice Presidente del Gruppo Lavazza – “La collaborazione tra Argotec e Lavazza, in partnership con ASI, dimostra come la sinergia tra due aziende italiane – e in particolare torinesi -, che rappresentano l’eccellenza nel proprio settore, possa portare a risultati straordinari di rilevanza internazionale”

Tecnologia extra-terrestre

Un altro record di ISSpresso è stato la sua realizzazione in tempi molto brevi – circa 18 mesi – rispetto alla media dei progetti spaziali. Ogni dettaglio di ISSpresso è stato studiato nei minimi particolari per rispondere a una sfida scientifica e ingegneristica: grazie agli studi sulla macchina, infatti, sono stati affrontati principi di fisica e di fluidodinamica, come la difficile gestione in un ambiente spaziale di liquidi ad alta pressione e alta temperatura. Basti pensare che il tubicino di plastica che conduce l’acqua all’interno di una normale macchina espresso è stato sostituito con un tubo di acciaio speciale in grado di resistere a una pressione di oltre 400 bar. La macchina è così complessa da raggiungere un peso di circa 25 chilogrammi in quanto tutti i componenti critici sono stati ridondati per questioni di sicurezza secondo le specifiche concordate con l’ASI.

 

CIRA in partnership con Aspen Avionics

CIRA in partnership con Aspen Avionics

cira-veduta-aereaAl Salone Aerospaziale di Parigi Le Bourget il CIRA, Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, presenta due nuove iniziative strategiche: una partnership con Aspen Avionics e lo spin-off Scandium-for-Aerospace (S4A), per la diffusione di nuove tecnologie interamente ideate e sviluppate all’interno del Centro di Ricerca. Il CIRA, centro di ricerca con know-how specifico nel settore avionico, ha deciso di avviare partnership su tecnologie HW e SW proprietarie per progettare, certificare, sviluppare e commercializzare nuovi prodotti avionici per il mercato dell’aviazione generale.

L’accordo con Aspen Avionics, uno dei principali player del mercato avionico per l’aviazione generale, prevede un piano di cooperazione e di sviluppo per implementare insieme una serie di prodotti che utilizzano l’esperienza e il know-how dei circa 80 ricercatori avionici disponibili presso il CIRA e le capacità industriali e commerciali di Aspen. CIRA e Aspen si prefiggono anche di operare sul mercato europeo, promuovendo e coinvolgendo in questo processo d’innovazione iniziative provenienti da piccole e medie imprese italiane. L’intesa non rappresenta solamente un accordo di collaborazione industriale, ma segna anche l’avvio di una partnership strategica che vede l’ingresso del Cira nel capitale di Aspen Avionics.

“Se da un lato l’accordo con Aspen Avionics si basa sulla volontà di rendere i voli più sicuri e semplificare le procedure di pilotaggio per favorire un miglioramento delle attività dei piloti dell’Aviazione Civile” – afferma il Presidente del CIRA Enrico Saggese, “dall’altro lo spin-off di S4A che nasce dalla collaborazione con la Società Advanced Light Alloys (ALA) si incentra sull’intenzione di sviluppare e vendere applicazioni pilota per mezzo di tecnologie di produzione innovative che utilizzano leghe di scandio ed alluminio.”

Poiché le applicazioni industriali dell’alluminio-scandio oggi sono limitate a mercati marginali, CIRA ritiene che ci sia una forte opportunità nel mercato aerospaziale, specialmente laddove le leghe di scandio vengono accoppiato ad innovative tecniche manifatturiere quali Additive Layer Manufacturing (ALM). La creazione di S4A fornisce un know-how specifico per lo sfruttamento delle leghe di alluminio scandio e sarà in grado di fornire servizi di marketing e di consulenza tecnologica per i partner interessati allo sfruttamento industriale nel settore aerospaziale così come nei mercati dell’Aviazione Generale, fornendo anche un supporto al cliente interessato all’acquisizione di leghe di scandio necessarie per le sue attività produttive.

“Il CIRA” – sostiene il Direttore Generale Leopoldo Verde – “con queste iniziative strategiche promuove il concetto di Technology Transfer, con il trasferimento della tecnologia da un centro di eccellenza come il CIRA all’industria senza peraltro snaturare la propria natura votata alla ricerca applicata.”

Bando ESA BIC Lazio per start up innovative

Bando ESA BIC Lazio per start up innovative

bic-lazio2La Regione Lazio tramite BIC Lazio, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) hanno siglato un nuovo accordo per supportare l’avvio di imprese che intendono applicare conoscenze e tecnologie di derivazione spaziale in altri settori di attività, come ad esempio il monitoraggio ambientale, lo sviluppo di nuovi materiali, l’efficienza energetica, i sistemi di trasporto intelligente e di geolocalizzazione.

ESA BIC Lazio, che nasce all’interno del Programma di Trasferimento Tecnologico dell’Agenzia Spaziale Europea, prevede che le imprese ed i ricercatori abbiano non solo un supporto per lo sviluppo dell’idea imprenditoriale da parte di BIC Lazio, ma anche uno di tipo tecnico da parte di ESA ed ASI, unitamente ad un contributo finanziario.  Per accedere al finanziamento ed ai servizi di incubazione e di accompagnamento imprenditoriale occorre partecipare ad un bando. Le risorse stanziate nell’avviso (per un periodo di due anni: dal 2013 al 2014) ammontano complessivamente a 500mila euro, messe interamente a disposizione da ESA e da ASI. Ad ogni progetto selezionato spetterà un massimo di 50mila euro, per i costi legati allo sviluppo del prodotto o del servizio e alla relativa tutela di proprietà intellettuale.

L’iniziativa si rivolge a ricercatori ed aziende provenienti da uno degli “Stati Membri di ESA” (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito) che intendono avviare nel Lazio la propria attività imprenditoriale. In particolare possono partecipare al bando: aspiranti imprenditori; ricercatori, professori e personale tecnico di organismi di ricerca pubblici, privati e di università; imprese in fase di start up (costituite da non più di 5 anni). I vincitori saranno ospitati per due anni a Roma presso l’Incubatore ITech di BIC Lazio ed usufruiranno di tutoraggio imprenditoriale e tecnico, oltre che di un supporto per accedere ad altri strumenti di finanziamento. Le domande devono essere presentate tramite posta elettronica e con raccomandata A/R agli indirizzi: esabiclazio@biclazio.it e BIC Lazio Spa, Incubatore ITech, Via Giacomo Peroni 442-444, 00131 Roma.

Il bando è pubblicato sui siti web di BIC Lazio, ESA ed ASI.

www.asi.it

www.biclazio.it

www.esa.int/ttp

www.esa.int/bic

Cosmic, brevetto italiano per lo spazio

Cosmic, brevetto italiano per lo spazio

Dal Dicembre 2009 è operativo il progetto italiano COSMIC, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) con 500 mila euro, volto allo studio di nuovi processi per l’esplorazione umana e robotica dello spazio. Il progetto, coordinato dal Prof. Giacomo Cao docente del Dip. di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali dell’Università di Cagliari e ricercatore del CRS4 (il Centro di ricerca del Parco tecnologico della Sardegna presso la sede di Pula), coinvolge, oltre all’Università di Cagliari e al CRS4, il Dipartimento Energia e Trasporti del CNR e la COREM Srl. Tale progetto si inserisce naturalmente nelle prossime scelte strategiche che l’umanità dovrà compiere tra cui quella connessa con il reperimento di nuovi spazi fuori dalla Terra e con la ricerca di punti di appoggio e soluzioni di sopravvivenza per la futura colonizzazione di queste nuove dimore per l’uomo. Per questo motivo la ricerca si sta muovendo e studiosi italiani hanno già sviluppato nuove tecnologie per affrontare questa nuova sfida.

La domanda di brevetto 10453PTWO, “Fabrication process of physical assets for civil and/or industrial structures on the surface of Moon, Mars and/or asteroids”, i cui inventori designati sono Giacomo CAO, Alessandro CONCAS, Gianluca CORRIAS, Roberta LICHERI, Roberto ORRÙ, Massimo PISU e Claudio ZANOTTI, a suo tempo giudicata completamente inventiva e brevettabile dal preposto ufficio brevettuale con riferimento a tutte le rivendicazioni, è stata nazionalizzata a livello europeo, come pure negli Stati Uniti d’America, Cina, India, Giappone e Russia. Il brevetto riguarda la realizzazione di elementi strutturali utili al sostentamento di missioni spaziali permanenti su Luna, Marte e/o asteroidi mediante l’utilizzo di risorse reperibili in situ. Due delle tecnologie contemplate nel brevetto appena nazionalizzato sono tra quelle prese in considerazione per i futuri scenari di esplorazione robotica ed umana dello spazio da parte della NASA nell’ambito dell’ISECG (International Space Exploration Coordination Group), a cui partecipano 14 Agenzie Spaziali.

Un network italiano di ricerca sulla celle a combustibile

Un network italiano di ricerca sulla celle a combustibile

L’Università di Perugia punta l’attenzione sulle celle a combustibile, tema di un workshop in programma il 22 e 23 novembre con la partecipazione di atenei e centri di ricerca impegnati nello sviluppo e nelle applicazioni della relativa tecnologia. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto H2FC Infrastructures, mirato all’integrazione delle infrastrutture europee per lo sviluppo di tecnologie a idrogeno e celle a combustibile. L’obiettivo è creare un spazio di coordinamento nazionale sul tema “celle a combustibile”, confrontarsi sulle esperienze di ciascun centro di ricerca, costruire i contenuti scientifici per sostenere il settore a livello nazionale promuovendo lo scambio di esperienze messe a punto nei vari laboratori italiani. In particolare si intende massimizzare il coinvolgimento delle nuove leve di ricercatori, tecnologi ed esperti, facendo in modo che possano interagire fra di loro e con i massimi esperti del settore.

Nel corso del workshop verrà lanciato ufficialmente sul web il Network Italiano di Ricerca sulle celle a combustibile ad ossidi solidi (SOFC), promosso e sviluppato dall’ENEA su iniziativa dell’ing. Stephen McPhail, in collaborazione con i maggiori centri italiani attivi nella ricerca del settore. Inoltre, Angelo Moreno dell’ENEA, presidente dell’Associazione Italiana per l’Idrogeno e le celle a combustibile (H2IT), terrà una lectio magistralis su queste tecnologie, sulle molteplici applicazioni e sulle prospettive di sviluppo in termini di sostenibilità e competitività, sia a livello nazionale che europeo.