da Sorrentino | Apr 29, 2016 | Primo Piano, Programmi
La società spaziale californiana SpaceX ha confermato la propria intenzione di voler lanciare una capsula Dragon verso Marte nel 2018. Si tratterebbe di una versione modificata e adattata del cargo utilizzato per il rifornimento della stazione spaziale internazionale in orbita terrestre. La missione, che dovrebbe essere resa possibile dall’impiego del nuovo e potente razzo Falcon Heavy destinato a esordire entro fine 2016, riceverebbe il supporto tecnico della NASA, interessata ad arricchire il bagaglio di informazioni tecniche e scientifiche in vista delle future tappe di esplorazione del Pianeta Rosso. La navicella, ribattezzata Red Dragon nella versione evoluta per il viaggio verso Marte, userà i suoi propulsori SuperDraco, che hanno da poco superato le verifiche, per fare un atterraggio morbido sulla superficie marziana. La stessa tecnologia propulsiva può essere utile per arrivare sulla Luna o Europa, uno dei quattro satelliti medicei di Giove scoperti da Galileo.
Elon Musk, patron di SpaceX, ha scelto i social network, facebook e twitter, per annunciare il suo ambizioso progetto e invita a stare allerta in vista delle ulteriori informazioni attese per l’estate 2016. In realtà il momento culminante dovrebbe essere il 67° Congresso Astronautico Internazionale, in programma a settembre in Messico, occasione in cui Elon Musk potrebbe spingersi a ipotizzare le tappe di avvicinamento al momento in cui progetta di inviare i primi astronauti su Marte. E’ certo, comunque, che la missione senza equipaggio annunciata per il 2018 servirà a testare la tecnica di ammartaggio con i potenti retrorazzi. La navicella, di per sé, ha un volume equivalente a quello di un Suv e dunque inadatta a ospitare un equipaggio per un periodo di almeno sei mesi. E’ pensabile, invece, che possa rappresentare il modulo di discesa, da sganciare una volta in orbita marziana da un modulo abitativo più grande che potrebbe essere usato per rientrare sulla Terra.
da Sorrentino | Apr 28, 2016 | Attualità, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
Giovedì 28 aprile 2016 è un’altra data storica per il programma spaziale russo, legata all’inaugurazione del nuovo cosmodromo realizzato a Vostochny, all’estremità orientale sulla costa pacifica, situato nell’Oblast dell’Amur, in uno dei punti più meridionali del territorio russo e a poca distanza del territorio cinese, frutto della riconversione della base che nel periodo della guerra fredda aveva ospitato missili balistici intercontinentali. Dopo un rinvio di 24 ore, dovuto a motivi tecnici (conto alla rovescia sospeso a 90 secondi dal “через”), alle 4:01 ora italiana, alla presenza del presidente russo Vladimir Putin, il razzo vettore Soyuz 2.1a si è sollevato dalla rampa di lancio per portare in orbita tre satelliti. Il vero obiettivo era riuscire a inaugurare il nuovo cosmodromo il 12 aprile, data del primo volo umano nello spazio con Yuri Gagarin, ma è stato fallito.
La nuova base spaziale è stata voluta proprio da Putin per rafforzare la capacità di lancio e iniziare a smontare la dipendenza dal cosmodromo di Bajkonur in Kazakhstan, storico caposaldo delle operazioni spaziali sovietiche e oggi , per così dire, gestito in affitto, con un canone annuo di 115 milioni di dolalri. Il cosmodromo di Vostochny, che si estende una superficie di 700 chilometri quadrati e costerà una volta ultimato circa 3 miliardi di dollari, è destinato a diventare qualcosa più di una semplice base di lancio, ovvero un complesso dotato di infrastrutture di servizio e abitative e collegato da reti stradali e ferroviarie. Per la Russia spaziale sarà la nuova Città delle Stelle, da dove, a partire dal 2023, sono previsti anche i lanci di navicelle con equipaggio. Con la disponibilità della base di Plesetsk, dove si stanno testando i nuovi razzi Angara per l’immissione di carichi utili e satelliti in orbita bassa, il Paese che ha avviato l’era astronautica si smarcherebbe almeno parzialmente dal cosmodromo di Bajkonur per quanto riguarda i voli umani. L’agenzia spaziale russa Roscosmos prevede di spostare entro prossimo decennio il 45% dei lanci su Vostochny, portando la quota di Baikonur dal 65 all’11%. Da Plesetsk, da cui possono essere raggiunte orbite altamente inclinate e geostazionarie, gestirebbe il 44 per cento dei lanci. Intanto, dopo il volo inaugurale, da Vostochny non ci saranno ulteriori lanci almeno fino al 2017.
da Sorrentino | Apr 26, 2016 | Industria, Lanci, Primo Piano, Programmi, Servizi Satellitari
Dopo tre rinvii, il satellite Sentinel-1B dell’Agenzia Spaziale Europea, è stato lanciato con successo alle 23:02 (ora italiana) di lunedì 25 aprile dalla base spaziale di Kourou, in Guyana francese, a bordo di un lanciatore SOYUZ-Fregat A gestito dal consorzio Arianespace.
Basato sulla piattaforma PRIMA, sviluppata da Thales Alenia Space per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana, Sentinel-1B osserverà il nostro pianeta da un’ altezza di circa 700 Km con una risoluzione tra i 5 e i 25 metri, a seconda della modalità operativa selezionata, e fornirà agli utenti immagini continue, giorno e notte, in tutte le condizioni meteorologiche. I dati di Sentinel-1B saranno raccolti da vari centri europei e per l’Italia dalla stazione installata presso il Centro spaziale di Matera gestito da e-GEOS, società costituita da Telespazio e Agenzia Spaziale Italiana.
Con Sentinel-1 viene garantita una continuità nelle misurazioni della deformazione del terreno iniziate con le missioni ERS ed Envisat, ma con una qualità migliore in termini di accuratezza e risoluzione. Rispetto al Sentinel-1A, che sta operando con successo da quasi due anni ed ha già trasmesso una notevolissima quantità di dati, Sentinel 1B migliorerà il tempo di rivisita riducendolo da 12 a 6 giorni e permettendo di localizzare più rapidamente le variazioni geo-climatiche delle aree osservate.
Sentinel-1B è stato progettato ed integrato da Thales Alenia Space che, in qualità di primo contraente, è responsabile della progettazione, sviluppo, integrazione e collaudo della costellazione per la Missione Sentinel-1. Per conto di questo programma, Finmeccanica contribuirà anche allo sviluppo di Sentinel 1C e 1D con i sensori d’assetto Autonomous Star Tracker e le unità di potenza, indispensabili per il controllo di assetto del satellite e per assicurare la disponibilità continua di immagini radar. I dati di Sentinel-1B una volta in orbita saranno raccolti da vari centri europei e per l’Italia dalla stazione installata presso il Centro spaziale di Matera gestito da e-GEOS, un società costituita da Telespazio e Agenzia Spaziale Italiana.
Il satellite Sentinel-1B, gemello del satellite Sentinel-1A, lanciato nel 2014 e operativo in orbita, è stato realizzato ed integrato presso lo stabilimento Thales Alenia Space di Roma, mentre le tecnologie fondamentali, come i moduli T/R e gli Electronic Front Ends per l’antenna del radar ad apertura sintetica in banda C, oltre ai sottosistemi avanzati di gestione e trasmissione dati e il computer di bordo, sono stati realizzati nei siti italiani di L’Aquila e Milano. I moduli T/R e gli Electronic Front Ends sono il “cuore” dell’antenna radar ad apertura sintetica in banda C sviluppata da AIRBUS Space & Defence su specifiche Thales Alenia Space Italia. Il satellite ha inoltre effettuato e superato i test di verifica nelle camere pulite Thales Alenia Space a Cannes.
Nell’ambito del programma Copernicus, che ha l’obiettivo di garantire all’Europa una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta, supportando così le necessità delle politiche ambientali pubbliche europee, Thales Alenia Space ha recentemente siglato contratto con l’ESA per la realizzazione dei satelliti Sentinel 1C e 1D e un ulteriore contratto per la realizzazione dei satelliti Sentinel 3C e D dedicati al monitoraggio ambientale e oceanografico.
“Il successo di questo lancio – ha affermato Donato Amoroso Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia e Deputy CEO di Thales Alenia Space – è particolarmente significativo per la nostra azienda, soprattutto alla luce dei recenti contratti siglati con l’Agenzia Spaziale Europea per la realizzazione di altre Sentinelle per garantire la continuazione delle missioni Sentinel – 1 e Sentinel – 3”.
da Sorrentino | Apr 19, 2016 | Astronomia, Primo Piano
Il telescopio Fermi della NASA potrebbe riuscire a individuare la fonte dell’onda gravitazionale rilevata il 14 settembre 2015 dagli osservatori LIGO e VIRGO e annunciata lo scorso febbraio, 100 anni dopo il postulato di Albert Einstein nella teoria della relatività. Il gruppo di ricerca che insegue questo obiettivo punta decisamente sul telescopio spaziale Fermi, che appena 4 decimi di secondo dopo il transito dell’onda gravitazionale di LIGO ha identificato un lampo di raggi gamma proveniente dalla stessa regione del cielo. Difficile che ciò possa considerarsi una coincidenza
«Prima di metterci a riscrivere i libri di fisica è bene assicurarsi che l’associazione fra Gamma Ray Burst (GRB) e fusione di buchi neri non sia una tantum», spiega Valerie Connaughton, membro del gruppo di ricerca che segue il Gamma-ray Burst Monitor (GBM) del National Space, Science and Technology Center di Huntsville, Alabama, e prima autrice di uno studio appena sottoposto a The Astrophysical Journal. Con il suo punto di vista privilegiato il GBM del Fermi telescope è lo strumento migliore per indagare GRB di durata inferiore ai 2 secondi (e che gli astrofisici si aspettano di scovare nei pressi di oggetti molto compatti come stelle di neutroni e buchi neri). In questo caso specifico, analizzare raggi gamma e onde gravitazionali potrebbe anche svelare la “ricetta” di un GRB. La porzione di cielo in cui guardare è vastissima ma incrociando i dati di LIGO e Fermi il campo si restringe notevolmente. Da 600 a 200 gradi quadrati. Ben visibili in questa animazione le onde gravitazionali che si producono durante il processo di fusione di due buchi neri di massa molto simile. Evidenziata in giallo, ecco la forte curvatura dello spazio-tempo. In arancione le increspature generate dalle masse l’una in veloce orbita attorno all’altra e viceversa. Una distorsione che va indebolendosi man mano che ci si allontana dal centro per diventare in ultima analisi onda gravitazionale (in viola). Per un sistema di buchi neri di massa circa 30 volte quella del Sole, simile a quello rilevato da LIGO, parliamo di un evento che avviene in poco più di un quarto di secondo. La simulazione incredibilmente rallentata che vediamo nelle immagini è stata eseguita grazie al supercomputer Pleiades dell’Ames Research Center NASA.
(fonte: INAF)
da Sorrentino | Apr 18, 2016 | Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Politica Spaziale, Primo Piano
Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e Tenente Colonnello dell’Aeronautica Militare, protagonista nel 2013 della prima missione di lunga durata dell’ASI “Volare, è il testimonial di due importanti eventi di divulgazione ed esperienza sullo spazio dedicati ai giovani. Il Centro di Geodesia Spaziale di Matera dell’Agenzia Spaziale Italiana è la sede prescelta per l’evento finale della manifestazione Mission X, progetto didattico internazionale sul tema dell’attività fisica e della corretta alimentazione che incoraggia i ragazzi ad allenarsi come un vero astronauta. E’ il 20 aprile la data fissata per l’accoglienza di oltre 200 ragazzi, chiamati ad attorniare Luca Parmitano.
Il progetto didattico Mission X riguarda il benessere fisico e l’alimentazione: sappiamo infatti che un corpo sano è indispensabile per essere un esploratore in forma. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato nell’obesità infantile una delle questioni più gravi per la salute pubblica nel 21° secolo: una sana alimentazione e un’attività fisica regolare sono le risposte migliori a questo problema largamente prevenibile. Gli astronauti conoscono l’importanza dell’addestramento fisico per il successo di una missione spaziale, e vogliamo incoraggiare i ragazzi di tutto il mondo a imparare da loro, sebbene con un diverso obiettivo, l’importanza di una vita sana. Le attività di “Mission X – Allenati come un astronauta” includono: Ritorno alla stazione base, Addestramento fisico dell’equipaggio, Una camminata nello spazio, Missione: CONTROLLO!, Salto sulla luna, Esplora e scopri, Astrocorso di agilità, Velocità della luce, L’allenamento di un astronauta in erba, Creazione di un equipaggio, Scaliamo una montagna su Marte, Pianeta che vai, gravità che trovi, Salta sulla bicicletta spaziale e Roll’n Roll spaziale. I moduli didattici di scienze includono Ossa vive, ossa forti, Stazione di idratazione, Energia di un astronauta e Gravità ridotta, pochi grassi.
Giovedì 21 aprile il CIRA, Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, accoglie per la prima volta Luca Parmitano, per ripassare i 166 giorni trascorsi in orbita durante i quali ha partecipato allo svolgimento di 200 esperimenti scientifici e ha effettuato 2 uscite extraveicolari per compiere le necessarie operazioni di manutenzione della stazione spaziale internazionale. Nella stessa circostanza Luca Parmitano si veste da “padrino” virtuale della International Space Apps Challenge di Napoli collegandosi via Skype con l`Università Federico II di Napoli – dove alle 10.30 è in programma la conferenza di presentazione dell’evento. Lo #SpaceApps2016 è il più grande hackathon a livello mondiale, con migliaia di partecipanti in tutti i continenti. Dal 23 al 24 aprile, informatici e programmatori,insieme con appassionati di Spazio, scienziati, designer, artisti, educatori, imprenditori, studenti collaboreranno per 48 ore, con l`obiettivo di produrre soluzioni innovative a sfide globali per la vita sulla Terra e nello Spazio, basandosi su un approccio di problem solving collaborativo e open-source. Napoli fa parte del network globale di città che ospitano l`evento promosso dalla NASA per il secondo anno consecutivo. Le categorie previste per Space Apps Challenge 2016 sono sei: Technology, Aeronautics, Space Station, Solar System, Earth, Journey to Mars.
Spaceappschallenge 2016 coinvolge anche le Università di Roma e Torino. I dettagli dell’hackaton sono disponibili sul sito web: 2016.spaceappschallenge.org