da Sorrentino | Mar 16, 2017 | Politica Spaziale, Primo Piano

Il presidente americano Donald Trump ha fugato i dubbi sul futuro dei programmi spaziali dando l’ok allo stanziamento di 19,5 miliardi di dollari a favore della NASA per il 2017. Il provvedimento ha fatto seguito all’approvazione da parte del Congresso del “NASA Transition Authorization Act of 2017”, che ha ottenuto il voto unanime. Con questo atto del Congresso, la NASA è stata chiamata a pianificare le tappe di sviluppo dell’esplorazione umana dello spazio, con l’obiettivo di inviare astronauti su Marte entro il 2033, facendo precedere questo traguardo da missioni cislunari e possibile riapprodo sulla superficie selenita. Il documento contiene un chiaro invito ad accelerare lo sviluppo dello Space Launch System e della capsula Orion, attesa da nuovi test propedeutici al via libera per l’Exploration Mission 1, che potrebbe avere a bordo astronauti e non limitarsi allo svolgimento automatico come inizialmente previsto. I dubbi di fattibilità ricadono, invece, sulla Asteroid Robotic Redirect Mission, per la quale il Congresso si è riservato un approfondimento richiedendo un’analisi relativa al rapporto tra i costi da sostenere e il valore tecnico e scientifico atteso. Nell’immediato la volontà di porre attenzione ai rischi da esposizione alle radiazioni e agli effetti della microgravità sulla densità ossea e sull’efficienza muscolare, approfondendo gli studi e le ricerche condotti sugli equipaggi della stazione spaziale internazionale.
da Sorrentino | Mar 15, 2017 | Astronomia, Primo Piano, Programmi
La prima camera all-sky di tutto il sud Italia è stata installata a Napoli, sul tetto dell’INAF Osservatorio Astronomico di Capodimonte, e scruterà in modo sistematico la volta celeste con lo scopo di monitorare il flusso degli oggetti celesti che raggiungono ogni giorno la nostra Terra. Le osservazioni rientrano nelle attività del progetto PRISMA – Prima Rete Italiana per la Sorveglianza di Meteore e Atmosfera, che vede coinvolti osservatori astronomici e meteorologici, istituti scolastici e singoli cittadini in una collaborazione nazionale di raccolta e analisi dati unica nel suo genere. Bolidi, asteroidi e meteoriti saranno dunque nell’obiettivo grandangolare della camera, ma le osservazioni terranno sotto controllo anche le meteore (le famose “stelle cadenti”): granelli di polvere di pochi milligrammi che, entrando nella nostra atmosfera con velocità di decine di km al secondo, si incendiano per attrito lasciando scie luminose. Ogni anno sono circa 40mila le tonnellate di materiale extraterrestre che colpiscono la Terra.
Il progetto PRISMA cercherà di determinare le traiettorie e le orbite dei corpi celesti in caduta, e l’eventuale area di ritrovamento sul suolo, attraverso una rete di telecamere che sorgerà su tutto il territorio nazionale, auspicabilmente a circa 100 km di distanza l’una dall’altra. Dall’analisi dei meteoriti raccolti a terra – analisi chimica, geologica e morfologica – sarà possibile ottenere numerose informazioni indirette sulla composizione chimica originaria del nostro Sistema Solare. «Un progetto che sarebbe piaciuto a Giovanni Pascoli, appassionato di astronomia a tal punto da dedicare una breve ode alla cometa di Halley» commenta Massimo Della Valle, direttore dell’INAF Osservatorio Astronomico di Capodimonte. «Credo sarebbe stato contento nell’apprendere che una rete di telecamere oggi monitora quel “pianto di stelle” che, presente nel corso dell’anno e non solo nella notte di San Lorenzo, accompagna l’osservazione del cielo». A livello nazionale, il progetto PRISMA è coordinato da Daniele Gardiol (INAF di Torino); il team su Napoli è costituito da Enrico Cascone, Andrea Di Dato e Giulio Capasso. Per maggiori informazioni è online il sito del progetto: https://prisma.oato.inaf.it.
da Sorrentino | Mar 13, 2017 | Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano
Il 14 marzo si celebra il Pi Greco Day, la festa dedicata al numero che esprime il rapporto tra la circonferenza e il suo diametro: 3,14. Probabilmente noto a pochi, pi greco è fondamentale nella gestione delle missioni spaziali dedicate all’esplorazione di Marte. Anche la Nasa, infatti, come ogni anno celebra il principe dei numeri e punto di riferimento matematico. Conosciuto con il simbolo “π”, il Pi greco gode della ricorrenza in suo onore a partire dal 1988 per iniziativa del museo Exploratorium di San Francisco. La data del Pi Greco Day è stata scelta perché nel sistema anglosassone il 14 marzo si scrive con il mese che precede il giorno: 03.14 e corrisponde al valore del π, simbolo che permette di calcolare perimetro, area, raggio di un cerchio nei problemi matematici. La ricorrenza serve anche a ricordare l’importanza della matematica nella conquista dello spazio. Scienziati e tecnici del Jet Propulsion Laboratory della NASA usano il pi greco ogni giorno per comandare i rover su Marte e per misurare l’ampiezza dei crateri sulla superficie del Pianeta Rosso. La NASA propone abitualmente quesiti da risolvere usando il pi greco.
da Sorrentino | Mar 13, 2017 | Astronomia, Primo Piano
Anche l’orientazione dell’asse di rotazione delle stelle può aiutarci a capire meglio l’ambiente dove esse si sono formate. Così Enrico Corsaro, fellow del programma AstroFIt2 presso l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a Catania, ha guidato un team internazionale di ricercatori per studiare il moto di rotazione di un gruppo di giganti rosse, stelle con massa simile al nostro Sole ma in una fase evolutiva più avanzata, appartenenti a due ammassi stellari aperti. L’analisi delle loro oscillazioni ha permesso di ricavare che gli assi di rotazione delle stelle di ciascun ammasso sono orientati prevalentemente in una specifica direzione nel cielo. Questa condizione porta con sé informazioni su come gli stessi ammassi stellari si sono formati, miliardi di anni fa. Le stelle si originano a seguito del collasso gravitazionale di una nube molecolare, la quale è caratterizzata da moti turbolenti che avvengono al suo interno. Una nube molecolare può generare diversi ammassi stellari, ognuno dei quali contenente anche migliaia di stelle. Difficile però è osservare il processo che porta all’accensione di nuove stelle e altrettanto lo è per ricostruirlo teoricamente.
Un modo alternativo di studiare la formazione stellare è quello di analizzare gli ammassi stellari già formati, per ricavare informazioni sul loro passato. Una tematica poco affrontata e discussa fino ad oggi è relativa all’evoluzione dei moti di rotazione durante la formazione stellare. La presenza di una rotazione globale della nube molecolare dovrebbe riflettersi in un allineamento degli assi di rotazione delle stelle che vengono generate dalla nube stessa. Questo perché le stelle erediterebbero l’orientazione del momento angolare – comune fra tutte – dalla nube originaria. Studi precedenti effettuati su stelle di alcuni giovani ammassi aperti, non avevano però trovato una evidenza della presenza di questo allineamento degli assi di rotazione.
Il nuovo studio, realizzato con la tecnica dell’astrosismologia, ovvero della scienza che ricava le proprietà delle stelle dall’analisi delle loro pulsazioni, ha interessato due ammassi stellari aperti appartenenti alla nostra Galassia, NGC 6791 e NGC 6819, rispettivamente a più di 13 mila e di 7 mila anni luce da noi. Entrambi gli ammassi, molto evoluti, contengono una ricca popolazione di giganti rosse. Il team ha analizzato 48 giganti rosse che mostrano oscillazioni, ovvero periodiche espansioni e contrazioni della loro struttura, osservate dalla missione spaziale Kepler della NASA. “Proprio grazie alle loro oscillazioni abbiamo misurato l’angolo di inclinazione dell’asse di rotazione di ciascuna stella” dice Corsaro, primo autore dell’articolo pubblicato su Nature Astronomy che descrive i risultati dello studio. Quanto osservato è che quasi tutte le stelle del campione hanno assi di rotazione fortemente allineati fra loro, poiché puntano in una stessa direzione nel cielo. L’evidenza di questo risultato non lascia spazio ad alcun dubbio e ci fa dedurre che questo fenomeno deve necessariamente essersi originato nella fase di formazione degli stessi ammassi stellari, avvenuta miliardi di anni fa”.
Per capire le condizioni di formazione dei due ammassi in questione i ricercatori hanno realizzato accurate simulazioni in 3D al calcolatore, che hanno permesso di misurare la percentuale di energia rotazionale, responsabile dell’allineamento degli assi di rotazione stellari, e di quella antagonista di tipo turbolento, durante la formazione del protoammasso, cioè del progenitore del futuro ammasso stellare.
“Ciò che abbiamo osservato, cioè il forte allineamento degli assi di rotazione di un consistente numero di stelle, può essere riprodotto assumendo che almeno la metà del totale di energia cinetica della nube molecolare che ha dato origine a ciascuno dei due ammassi, fosse di carattere rotazionale” aggiunge Corsaro. “Questo ci mostra come il momento angolare globale della nube sia stato trasferito in modo efficiente alle singole stelle che si sono formate al suo interno. Tuttavia ciò non si verifica se le stelle hanno masse più piccole rispetto al Sole poiché dalla nube non viene trasferita massa a sufficienza per contrastare i moti turbolenti, che quindi ridistribuiscono il momento angolare in tutte le direzioni facendo perdere ogni traccia di un possibile allineamento degli assi di rotazione”.
Il risultato ottenuto dai ricercatori pone per la prima volta evidenza su come la fase di formazione stellare possa essere compresa e studiata in dettaglio tramite l’asterosismologia anche in stelle con età paragonabili a quella dell’Universo. Si può così risalire alle componenti energetiche, nonché alla struttura e geometria delle prime fasi che hanno portato alla formazione degli ammassi stellari. In futuro sarà quindi possibile compiere questo tipo di analisi su numerosi altri ammassi presenti all’interno della nostra Galassia.
da Sorrentino | Mar 11, 2017 | Eventi, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il Centro spaziale del Lario di Telespazio ha festeggiato i 40 anni di attività con una cerimonia durante la quale sono state ricordate le principali tappe della storia del teleporto lombardo, collocato all’estremo Nord del lago di Como, nel comune di Gera Lario. Il Centro spaziale del Lario, con 60 antenne operative e un’estensione di 80.000 mq, dei quali 5.000 coperti, costituisce un polo tecnologico d’eccellenza e fornisce servizi altamente specializzati ai maggiori operatori televisivi nazionali e internazionali, garantendone i collegamenti satellitari h24 per 365 giorni l’anno. Dal Lario sono gestiti inoltre servizi di telecomunicazioni per utenti istituzionali e commerciali oltre che attività di customer care per collegamenti di infomobilità, con copertura europea, e di navigazione e messaggistica, con copertura globale. Nei settori del controllo in orbita dei satelliti e in quello dell’acquisizione dei dati dallo spazio, il Lario è impegnato infine come stazione di terra per i satelliti Meteosat di seconda e terza generazione.
Nel corso dell’evento dedicato al quarantennale di attività, alla presenza di Luigi Pasquali, Direttore del settore Spazio di Leonardo e Amministratore Delegato di Telespazio, è stata inaugurata anche una mostra dedicata ai primi quattro decenni di attività del Lario: dal primo collegamento telefonico con gli Stati Uniti, attraverso un’antenna di 32 metri di diametro, agli esperimenti di propagazione in banda Ku con il primo satellite italiano per le telecomunicazioni, Sirio 1, lanciato nel ’77; dall’avvio della tecnologia digitale, negli anni ’80, per la diffusione dei segnali televisivi, allo sviluppo negli anni ’90 di sistemi di comunicazioni mobili per localizzazione e messaggistica; fino alla nascita dei sistemi di comunicazioni a banda larga, negli anni 2000.