da Sorrentino | Apr 19, 2013 | Astronomia, Primo Piano
A due mesi dall’annuncio della scoperta del più piccolo pianeta roccioso finora conosciuto intorno a un’altra stella, il telescopio spaziale Kepler svela l’esistenza di altri due corpi planetari che parrebbero avere caratteristiche le più simili alla Terra. Orbitano in quella che viene definita “zona abitabile”, ovvero a una distanza dalla propria stella che permette l’esistenza dell’acqua allo stato liquido. Distano fra i due e i tremila anni luce da noi e appartengono a un sistema planetario formato intorno alla stella Kepler-62, più piccola e più fredda del Sole. Dei cinque pianeti di cui è composto, i più interessanti sono quelli denominati 62e e 62f, in quanto hanno dimensioni di poco superiori al nostro pianeta. Kepler-62e orbita sul bordo interno della zona abitabile ed è circa il 60 per cento più grande della Terra; Kepler-62f è solo il 40 per cento più grande ma potrebbe anche avere una composizione rocciosa, elemento che lo fa assomigliare al nostro pianeta. Più incerte le caratteristiche di un terzo pianeta, Kepler-69c, ben il 70 per cento più grande della Terra e con un’orbita di 242 giorni intorno a una stella simile al Sole, che lo fa assomigliare molto a Venere. Il satellite Kepler della Nasa, lanciato nel 2009, ha fornito una grossa accelerazione alla scoperta di pianeti extrasolari. Al momento se ne conoscono 844 che orbitano attorno a 658 stelle della nostra galassia.
da Sorrentino | Apr 17, 2013 | Eventi, Industria, Primo Piano
Il Salone Internazionale dell’Aeronautica e dello Spazio di Parigi Le Bourget, in programma dal 17 al 23 giugno 2013, taglia il prestigioso traguardo della 50esima edizione. Appuntamento di rilevanza assoluta per il settore aerospazio e difesa, l’International Paris Air Show – Le Bourget è la manifestazione che si svolge con cadenza biennale e la più importante vetrina di novità del settore. Dall’anno della sua creazione, nel 1909, Il Salone dell’Aeronautica e dello Spazio ha vissuto continui sviluppi accompagnando le innovazioni tecnologiche degli ultimi 100 anni. Nel 1927, l’anno prima dell’11ª edizione del 1928, Charles Lindbergh era atterrato all’aeroporto di Le Bourget in occasione del suo primo volo senza scali tra New York e Parigi. È stato allora che le Bourget è diventato ufficialmente il sito aeronautico più conosciuta al mondo, soprattutto negli Stati Uniti. L’edizione del 1969, invece, è stata segnata dall’arrivo al salone del Concorde, primo aereo commerciale supersonico, e del Boeing 747 Jumbo Jet.
In occasione del salone del 1979 sono stati presentati il razzo Ariane e il Mirage 2000. L’edizione del centenario nel 2009 è stata festeggiata con l’esposizione di una trentina di aerei storici a testimonianza di 100 anni di innovazioni. Infine, il Salone 2011 è stato quello di tutti i record con più di 2110 espositori e la presentazione del primo aereo solare, il Solar Impulse, confermandosi la vetrina per eccellenza delle più avanzate innovazioni tecnologiche dell’industria aerospaziale.
Il Salone 2013 presenta ai visitatori 150 aeromobili circa, tra cui una parte effettuerà anche voli dimostrativi. Spettacolari e stupefacenti, queste rappresentazioni costituiscono anche un momento fondamentale per gli espositori di mostrare il loro know-how tecnologico e per i visitatori di scoprire le ultime novità in materia. Verrà inoltre organizzato, , secondo le specificità di ognuno, un intenso programma di appuntamenti d’affari, in modo da mettere in contatto acquirenti alla ricerca di soluzioni nell’ambito aeronautico e spaziale e fornitori del settore che espongono al Salone. Interessante anche l’allestimento dello spazio Impiego-Formazione, punto di incontro tra le aziende, gli istituti di formazione, le associazioni e il grande pubblico sul tema delle competenze richieste dal settore aerospaziale, promuovendone così le varie professioni e gli studi da intraprendere per accedervi.
L’Italia spaziale sarà presente con l’ASI e con stand collettivi, collocati nel prestigioso padiglione 1, all’interno della partecipazione italiana AIAD, che comprende le imprese di Torino Piemonte Aerospace, Distretto Aerospaziale Lombardo, Lazio, Campania Aerospazio, Distretto produttivo aerospaziale pugliese. Il salone ospita i protagonisti mondiali dell’aerospazio, offrendo agli espositori opportunità commerciali e momenti di aggiornamento tecnologico. Preponderante, come tradizione, la presenza dell’industria aerospaziale francese, che comprende i protagonisti dei programmi spaziali, come Arianespace, Astrium, Thales Alenia Space. Confermato l’allestimento del grande padiglione dell’Agenzia Spaziale Europea e la presenza della NASA e delle altre agenzie spaziali governative, come pure delle aziende che danno vita allo sviluppo tecnologico e alle missioni in orbita.
Sul sito dell’Air Show (www.salon-du-bourget.fr) sono disponibili notizie aggiornate sulla manifestazione e sugli eventi in programma, compresi i B2B meetings che prevedono l’organizzazione di appuntamenti tra PMI, buyer e partner tecnologici.
da Sorrentino | Apr 12, 2013 | Astronomia, Eventi, Primo Piano
Uno dei cannocchiali di Galileo Galilei, finemente decorato con incisioni in oro, fedele riproduzione dell’originale conservato al Museo della Scienza di Firenze, è oggetto dell’esposizione in programma all’Accademia dei Lincei dal 15 al 30 aprile 2013. Il cannocchiale è lungo 1,5 metri e consente 10 ingrandimenti. L’esposizione fa parte delle celebrazioni per il IV centenario della pubblicazione “Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari” di Galileo Galilei, avvenuta nel 1613 a cura dell’Accademia dei Lincei, fondata dieci anni prima da Federico Cesi. Accanto al cannocchiale saranno osservabili anche la prima copia a stampa della pubblicazione e manoscritti originali di Galileo sullo studio delle macchie solari. Arricchiscono la mostra alcuni filmati tra cui: la vita di Galileo di Brecht con Buazzelli; Il Galileo della Cavani; l’intervista di Italo Calvino su Galilei e l’intervista della RAI a Giovanni Bignami, Accademico Linceo, con una animazione video che mostra in movimento i satelliti di Giove disegnati da Galileo.
L’esposizione, che ripercorre a grandi linee la straordinaria avventura intellettuale ed umana dello scienziato toscano,affianca una giornata di studi galileiana dedicata alla pubblicazione “Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari” che è la prima opera a stampa con la quale l’Accademia dei lincei, ha iniziato quattro secoli or sono l’opera di diffusione delle conoscenze scientifiche che tuttora la contraddistingue. Oltre a celebrare le prime osservazioni delle macchie solari fatte da Galileo nel luglio 1610, che rappresentano l’inizio degli studi sul Sole, la giornata galileiana all’Accademia dei Lincei ospita scienziati di rilevanza internazionale e ripercorre i più importanti progressi attuali nel campo della fisica del sole e dello studio del ruolo che la nostra stella ha nel determinare le condizioni fisiche dell’ambiente spaziale e terrestre. Un’occasione per richiamare presentati i maggiori progetti tecnologici che riguardano lo studio del sole dallo spazio, come ad esempio la missione Solar Orbiter ed i progetti dell’Agenzia Spaziale Italiana, e dalla terra, come il futuro telescopio solare europeo EST, alla cui progettazione partecipa la comunità eliofisica italiana.
Il programma della Giornata Galileiana all’Accademia dei Lincei
Galileo programma-invito
da Sorrentino | Apr 8, 2013 | Attualità, Fisica, Primo Piano, Telescienza
Il satellite AGILE dell’Agenzia Spaziale Italiana ha osservato lampi gamma al di sopra delle nubi temporalesche capaci di influenzare la navigazione aerea e lo sviluppo di fenomeni estremi nell’atmosfera terrestre. Un gruppo di ricerca italiano studia da alcuni anni questi fenomeni estremi per aumentare la sicurezza degli aerei in volo che dovessero imbattersi nei loro effetti.
Seppure i suoi obiettivi scientifici si trovano nelle profondità dello spazio, AGILE con le sue osservazioni sta aprendo un nuovo capitolo anche nello studio dei fenomeni più estremi che avvengono nell’atmosfera del nostro pianeta. È grazie al satellite tutto italiano per l’astrofisica delle alte energie se oggi sappiamo che i temporali particolarmente intensi e lampi da essi prodotti possono accelerare nell’atmosfera particelle a valori estremi di energia, con un impatto sull’ambiente e potenziali effetti anche sugli aerei in volo. Queste evidenze sono il frutto di uno studio basato sulle osservazioni effettuate dal satellite dell’ASI AGILE (Astrorivelatore Gamma a Immagini LEggero) e realizzato da un gruppo di ricerca italiano che coinvolge studiosi di diversi enti e università, ASI, INAF, INFN, CNR, Università di Roma Tor Vergata, Università di Padova. Il lavoro è stato recentemente pubblicato nella rivista internazionale NHESS (Natural Hazards & Earth System Sciences) e i risultati sono stati appena presentati ufficialmente anche a Vienna in occasione del convegno della European Geosciences Union (EGU).
Lo studio mette in luce una classe particolare di lampi, i cosiddetti ‘Lampi Gamma Terrestri’ (Terrestrial Gamma-Ray Flashes, TGF) che producono radiazione gamma di alta energia accelerando particelle cariche (elettroni) fino a energie corrispondenti a potenziali elettrici di centinaia di milioni di Volt. Valori estremi che rappresentano il limite massimo di differenze di potenziale che possono instaurarsi tra nubi e terra o tra una nube e l’altra. Finora AGILE ha rivelato molte centinaia di Lampi Gamma Terrestri da quando è entrato in funzione nel 2007 e grazie agli strumenti di cui è dotato è l’unico al mondo a rivelarli alle energie più alte, continuando a farlo con grande efficienza.
I ricercatori stanno studiando il fenomeno con grande attenzione, specie per le importanti conseguenze che può avere, sia nell’ambiente terrestre che per le attività umane. I Lampi Gamma infatti producono nell’atmosfera un intenso fascio di radiazione e particelle (elettroni e neutroni) che influenzano l’ambiente circostante in modo sostanziale. In particolare, la radiazione e il flusso di particelle possono interagire con aerei che si trovino a volare nell’immediata prossimità della scarica. Tale evenienza può verificarsi a maggior ragione in quanto nei temporali spesso è l’aereo stesso che attiva la scarica del lampo. In presenza di potenziali elettrici molto grandi che accelerano le particelle cariche alle alte energie, tale lampo può divenire un Lampo Gamma.
Gli aerei hanno numerosi sistemi di sicurezza per proteggersi dalle scariche elettriche dei lampi ordinari, ma il flusso elettromagnetico e di neutroni prodotto dal Lampo Gamma può essere molto intenso ed è sostanzialmente diverso dalla scarica elettrica dei lampi ‘normali’. Esiste la possibilità che le componenti elettroniche degli aerei commerciali (oltre che le persone) possano essere influenzati e danneggiati dai flussi combinati di radiazione e particelle dei Lampi Gamma Terrestri in particolari condizioni.
Un gruppo di ricerca italiano sta studiando il problema dell’influenza dei Lampi Gamma sugli aerei da diversi anni. “Abbiamo esaminato vari possibili scenari di interazione della radiazione e particelle dei Lampi Gamma con le componenti elettroniche degli aerei di linea”, afferma Marco Tavani (INAF) coordinatore del gruppo. “La componente più pericolosa consiste nel flusso di neutroni che possono essere generati all’interno dell’aereo. Si genera un ‘flash’ di particelle che possono influenzare componenti elettroniche critiche dell’aereo. È una possibilità che merita la massima attenzione e che richiede uno studio approfondito. Stiamo proponendo di usare i dati del satellite AGILE che opera sulle zone equatoriali per una mappatura e allerta dei Lampi Gamma. Inoltre vorremmo poter effettuare nuove misurazioni sia a terra che in volo che possano condurre a comprendere il fenomeno e a migliorare la sicurezza del volo aereo. Si tratta di eventi potenzialmente rari ma non per questo da trascurare. Il nostro gruppo in Italia è all’avanguardia per lo studio dei Lampi Gamma Terrestri e delle loro implicazioni per l’ambiente, il clima e il volo aereo”.
“Definire le condizioni elettriche dinamiche e microfisiche che trasformano una nube temporalesca in una sorgente di Lampi Gamma è un importante obiettivo, ed è raggiungibile utilizzando le più avanzate misure e tecniche di telerilevamento delle caratteristiche delle nubi in sinergia con le misure del flusso elettromagnetico e di neutroni”, dice Stefano Dietrich (CNR-ISAC). “Stiamo affrontando un aspetto completamente nuovo mettendo a sistema le eccellenti competenze nazionali in un contesto multidisciplinare con notevoli ricadute applicative: condizioni perfette per la ricerca moderna.”
“L’importante risultato ottenuto dal Team scientifico del satellite AGILE dimostra come la preparazione professionale in campo astrofisico, proprio perché allenata ad affrontare problemi complessi, sia in grado di riconoscere eventi inattesi che hanno rilevanza in campi diversi da quelli normalmente perseguiti e di dedicarvisi con grande flessibilità, acquisendo in tempi brevi le necessarie competenze. È un dato su cui meditare anche in fase di valutazione e riforma dei percorsi formativi universitari”, dice Piero Benvenuti (Università di Padova).
“L’alto flusso di fotoni energetici (raggi Gamma) dei Terrestrial Gamma-Ray Flashes,rivelati all’altezza dell’orbita di AGILE,considerando che i vertici dei TGF i si trovano a circa 15 Km dalla superfice terrestre, implica che nei campi elettrici generati dalle nubi temporalesche si devono accelerare un elevato numero di elettroni” dice Guido Barbiellini (INFN e Università di Trieste). “La densità di particelle cariche alle quote poco superiori delle nubi è calcolabile dal flusso misurato in orbita, e risulta molto elevata e concentrata in tempi anche inferiori al millesimo di secondo. Queste potenze devono essere ben conosciute per studiarne gli effetti sull’atmosfera e sulle apparecchiature elettroniche degli aerei. Lo studio dettagliato dei meccanismi di accelerazione nel plasma e della propagazione del fascio complesso di gamma e neutroni permette di studiare la teoria di questi ancora sconosciuti fenomeni e di fare previsioni sullo spettro energetico delle particelle e quindi di poter prevedere eventuali aspetti pericolosi per i passeggeri e per le strumentazioni di volo”.
da Sorrentino | Apr 7, 2013 | Eventi, Primo Piano, Programmi
Oltre mille ragazzi hanno partecipato all’edizione 2013 del progetto “Mission X – Allenati come un astronauta”, sviluppato in collaborazione con NASA ed ESA e coordinato in Italia dall’Agenzia Spaziale Italiana. Più di un mese di preparazione per i piccoli aspiranti astronauti italiani che hanno migliorato la loro forma fisica grazie al costante allenamento e alla sana alimentazione, per circa 300 dei quali è stato organizzato l’evento finale il 9 aprile al Centro ALTEC di Torino. Ospite speciale l’astronauta italiano dell’ESA Roberto Vittori, chiamato a raccontare ai ragazzi la sua vita in orbita, le straordinarie tre esperienze vissute a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e rispondere alle tante curiosità dei giovani studenti. “Mission X – Allenati come un astronauta” è un progetto educativo internazionale che vede il coinvolgimento dei ragazzi tra gli 8 e i 12 anni provenienti da 22 Paesi in tutto il mondo volto: ha lo scopo di diffondere l’importanza di uno stile di vita sano, come quello degli astronauti.
Ospite speciale l’astronauta italiano dell’ESA Roberto Vittori, chiamato a raccontare ai ragazzi la sua vita in orbita, le straordinarie tre esperienze vissute a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e rispondere alle tante curiosità dei giovani studenti. Per i 300 partecipanti la possibilità di visitare le infrastrutture di ALTEC, visionare filmati sullo spazio, partecipare a divertenti giochi educativi di natura spaziale e nutrizionale.
L’obiettivo di Mission X è sfruttare l’interesse dei ragazzi verso la figura carismatica dell’astronauta e il mistero dell’esplorazione spaziale per stimolarli ad apprendere i principi di uno stile di vita sano, basato cioè su una corretta alimentazione e su una regolare attività fisica. I giovani che hanno intrapreso il percorso di preparazione all’esperienza spaziale hanno scoperto quanto impegno, costanza e dedizione sono necessari per essere in forma come un vero astronauta! In 5 intense settimane oltre 1000 studenti di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, divisi in 47 squadre guidate da più di 60 docenti, hanno lavorato in team per portare a termine gli allenamenti e le missioni di training, migliorando la forza fisica, la resistenza, la coordinazione, l’equilibrio, la consapevolezza dello spazio e altro ancora, il tutto nello spirito di fair play che guida Mission X.
I giovani partecipanti hanno potuto raccontare la loro esperienza e confrontarsi con i coetanei degli altri 22 Paesi partecipanti, attraverso un blog presente sul sito dedicato al progetto: www.trainlikeanastronaut.org.
da Sorrentino | Apr 6, 2013 | Astronomia, Primo Piano
L’universo brulica di pianeti extrasolari, alcuni dei quali con caratteristiche chimico-fisiche simili alla Terra e quasi certamente formati da composti chimici e molecolari che sono i mattoni della vita. Ma la ricerca di materia organica più o meno evoluta al di fuori del nostro pianeta non rappresenta una semplice caccia agli alieni, quanto piuttosto uno strumento per comprendere com’è nata e si è evoluta la vita così come la conosciamo e intendiamo e quali forme potrebbero presentarsi indagando su altri mondi, a partire da quelli del nostro sistema solare. A queste domande, complesse e articolate, cerca di rispondere l’astrobiologia, branca scientifica che segna l’evoluzione dell’originaria esobiologia perché racchiude metodi di indagine che non si limitano a guardare oltre la fascia di Kuiper, la regione esterna del sistema solare che racchiude centinaia di asteroidi. Proprio a questi oggetti cosmici primitivi si rivolge in modo particolare l’attenzione di astrofisici e ricercatori che lavorano nel campo delle scienze biologiche, chimiche e fisiche. Non è un caso che il presidente della Società Italiana di Astrobiologia sia il genetista Enzo Gallori dell’Università di Firenze, il quale sottolinea come tutti gli esseri viventi condividono il principio di base della biologia: le cellule hanno una gerarchia, possono replicarsi e trasferire l’informazione contenuta nel DNA. E sull’origine dei primi polimeri sulla Terra primordiale, gli studiosi ritengono che il bombardamento di asteroidi e meteoriti potrebbe aver contribuito a concentrare gli elementi essenziali, ma che ci sia stata anche un’azione protettiva dei filamenti di DNA, assorbiti da particelle minerali e protetti così dall’incidenza letale dei raggi ultravioletti in assenza dello strato di ozono nell’atmosfera in formazione. Insomma, minerali come banche molecolari. Ed è per questo motivo che si va alla ricerca di tracce prebiotiche su Marte e corpi del sistema solare come Titano, ma nel contempo si rincorrono quegli oggetti primitivi come gli asteroidi in grado di farci compiere un viaggio a ritroso nel tempo. Alcuni di essi possono essere comete estinte e come tali interessanti per la ricerca di mattoni primordiali. In generale gli oggetti più interessanti per la ricerca della chimica organica sono ricchi di carbonio, quindi più leggeri, ma che non possono superare la barriera dell’atmosfera terrestre perché destinati a sfaldarsi. Per questo motivo i piccoli meteoriti, che pure cadono con una certa frequenza sulla Terra, conservano solo una parte delle informazioni sulla loro storia. Uno in particolare, caduto nel 1969 a Murchison in Australia e risalente a 4,6 miliardi di anni fa, è stato definito un dono del cielo perché esso ha rivelato di possedere un’enorme varietà di composti a base di carbonio, 70 aminoacidi, acidi carbossilici, basi nucleotidiche, composti organici fosfati e solforati, polioli (zuccheri). Si stima che la quantità di ossigeno sulla Terra presente prima dell’insorgere della vita fosse molto bassa (un miliardesimo del valore attuale), requisito fondamentale per l’ accumulo di molecole organiche prebiotiche, altrimenti soggette a ossidazione. Nadia Balucani, chimica dell’Università di Perugia, è tra le più attive nello studio dell’atmosfera di Titano, che l’astrofisico Carl Sagan definì un laboratorio su scala planetaria per lo studio della chimica prebiotica. L’ipotesi più interessante è che l’atmosfera ricca di azoto del satellite naturale di Saturno, obiettivo della missione Cassini-Huygens dal 2005, avrebbe molte somiglianze con quella primordiale della Terra, compresa la presenza dell’isotopo Argon 40, prodotto dal decadimento radioattivo del potassio.