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Gli occhi di COSMO-SkyMed sul sisma

Gli occhi di COSMO-SkyMed sul sisma

amatrice cosmoskymedLunedì 29 agosto l’Agenzia Spaziale Italiana ha reso disponibili le prime immagini satellitari delle aree colpite dal sisma del 24 agosto scorso: gli “occhi” del sistema COSMO-SkyMed, al lavoro dalle prime ore successive al disastroso sisma che ha colpito le aree appenniniche del centro Italia, sono stati configurati in modalità di emergenza e puntati alle zone interessate dal terremoto delle 3.36 della scorsa settimana. I dati acquisiti sono stati elaborati e analizzati con il supporto della Protezione Civile e l’INGV per gestire l’emergenza. “Il sistema COSMO-SkyMed, attivato la stessa notte del terremoto, ha iniziato ad acquisire immagini di precisione a partire dal 26 agosto, evidenziando le aree colpite, sia a livello dei singoli centri abitati che dell’insieme del vasto territorio interessato dal sisma – ha dichiarato il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston. Questo monitoraggio quotidiano di precisione continuerà nei prossimi mesi in accordo con le richieste della Protezione Civile e dei Centri di Competenza dell’INGV e del CNR per permettere l’identificazione delle faglie attive e monitorare gli effetti della sequenza di scosse seguite a quella iniziale. Si tratta di uno strumento fondamentale a disposizione del nostro Paese per la valutazione del danno sismico e successivamente per lo sviluppo di un modello geofisico delle aeree colpite”.

“I centri di eGEOS dalla prime ore dopo il sisma hanno ininterrottamente supportato da Matera e dalla “emergency room” di Roma l’Agenzia Spaziale Italiana, la Protezione Civile e i centri di competenza nazionali nella gestione dell’emergenza”, ha dichiarato il Direttore del settore Spazio di Leonardo-Finmecccanica, Luigi Pasquali. “Il nostro Centro per le emergenze produce mappe e dati di dettaglio delle zone colpite dal sisma, utilizzando tutte le tecnologie disponibili, aeree e satellitari ed in primis l’assetto della costellazione COSMO-SkyMed. I dati ricevuti dal Centro Spaziale di Matera e successivamente elaborati forniscono informazioni sui danni, sullo stato delle infrastrutture e su quanto avvenuto su grande scala. Un esempio del livello delle applicazioni e servizi spaziali che l’azienda e il paese esprimono oggi frutto di investimenti e sviluppi tecnologici allo stato dell’arte e che ci pongono all’avanguardia nella gestione delle emergenze a livello mondiale”.

La costellazione COSMO-SkyMed è il primo sistema di osservazione satellitare della Terra concepito per scopi duali, cioè civili e militari. I suoi quattro satelliti sono quattro “occhi” in grado di scrutare la Terra dallo spazio metro per metro, di giorno e di notte, con ogni condizione meteo. Per aiutare a prevedere frane e alluvioni, a coordinare i soccorsi in caso di terremoti o incendi, a controllare dall’alto le aree di crisi. Sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana in cooperazione con il Ministero della Difesa, COSMO-SkyMed si basa su una costellazione di quattro satelliti identici, dotati di radar ad apertura sintetica (SAR) che operano in banda X (in grado quindi di vedere attraverso le nuvole e in assenza di luce solare). Il sistema è in grado di effettuare fino a 1.800 immagini radar, ogni 24 ore.

La costellazione satellitare italiana ha dato il suo contributo agli ultimi grandi eventi sismici verificatisi non solo in Italia ma nel mondo. Nel 2008, ad esempio, per il terremoto del Sichuan in Cina Cosmo-SkyMed svolse un ruolo di monitoraggio e di trasmissione di informazioni altrimenti non reperibili viste le condizioni del terreno e meteorologiche; per il sisma che sconvolse L’Aquila nel 2009 Cosmo fornì dati sulle zone colpite e in seguito permise l’identificazione della faglia che ha originato il sisma. Ancora, nel 2010 la prima immagine post-terremoto di Haiti arrivò appena due giorni dopo l’evento e la costellazione di satelliti scandagliò per settimane l’area fornendo materiali utili alla valutazione dei danni; nel 2011, per lo tsunami in Giappone, il governo nipponico – nell’ambito di un accordo con l’agenzia spaziale giapponese Jaxa – chiese due immagini e l’Italia ne fornì 200, relative all’intera costa orientale, consentendo così di mappare l’evoluzione della situazione nelle zone allagate nel corso di circa due settimane. A questa prima richiesta si aggiunse quella della AIEA (International Atomic Energy Agency) di avere le immagini della centrale di Fukushima.

Juno primo flyby di Giove

Juno primo flyby di Giove

junoartist200904-full_fullDopo aver portato a termine un viaggio di cinque anni ed essersi posizionata nell’orbita di Giove, la sonda Juno della NASA ha completato il suo primo giro attorno al gigante gassoso effettuando il transito più ravvicinato dell’intera missione ad appena 4.200 chilometri dalla superficie. Juno ha sfiorato il fitto mantello di nubi alla velocità di 200mila chilometri orari. Si tratta del primo flyby di Giove a cui ne seguiranno altri 35 stretti fino al completamento della missione previsto nel febbraio 2018. In occasione di questo passaggio ravvicinato, gli strumenti scientifici diventati tutti operativi hanno raccolto i primi dati. Gli otto strumenti a bordo sono infatti stati spenti durante l’inserimento in orbita, per semplificare le operazioni di una manovra considerata critica. Il flyby ha rappresentato il momento per rimetterli tutti in funzione ed eseguire un test. Tra questi ci piace ricordare l’italianissimo JIRAM, lo Jupiter InfraRed Auroral Mapper per lo studio delle aurore e dell’atmosfera gioviana fornito dall’ASI e sviluppato con il supporto scientifico dell’INAF IAPS e di Alberto Adriani, principal investigator dello strumento. Juno sonderà la struttura profonda di Giove, la circolazione atmosferica e la fisica delle alte energie del suo ambiente magnetico e potrà così rivelare importanti indizi sulla formazione e l’evoluzione del gigante del Sistema solare, che potranno aiutarci ad avere una maggiore comprensione della nascita del nostro sistema planetario.

Faglia sisma da satellite

Faglia sisma da satellite

terremoto-amatrice-24-agosto-2016-2Nell’emergenza post terremoto che ha colpito il reatino e le Marche, il Dipartimento della Protezione Civile, fin dalle primissime ore dopo il sisma, ha attivato i suoi centri di competenza nei settori della sismologia e dell’elaborazione dei dati radar satellitari – Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente, CNR-IREA di Napoli) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – per un’analisi di dati satellitari volta alla misura dei movimenti del suolo innescati dalle scosse ed allo studio delle sorgenti sismiche.

“Utilizzando i dati del satellite giapponese ALOS 2, ottenuti tramite progetti scientifici, un team di ricercatori di CNR e INGV ha misurato con alta precisione i movimenti permanenti del suolo originati durante il terremoto, utilizzando la tecnica dell’Interferometria Differenziale”, spiega Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA. “Essa consente, confrontando immagini radar acquisite prima dell’evento con immagini successive al sisma, di rilevare deformazioni della superficie del suolo con accuratezza centimetrica. In particolare, è stato evidenziato un abbassamento del suolo a forma di cucchiaio che si estende per circa 20 Km in direzione Nord e ha un valore massimo di circa 20 centimetri in corrispondenza dell’area di Accumoli”. La faglia sorgente del terremoto di Amatrice si colloca a pochi chilometri di profondità nella zona compresa tra Amatrice e Norcia. In fase di elaborazione, da parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i dati dei satelliti della costellazione italiana Cosmo SkyMed, lanciati dall’Agenzia Spaziale Italiana a partire dal 2007 e sono in grado di rilevare immagini e dati nell’arco delle 24 ore e in qualsiasi condizione atmosferica, adatti in particolare a misurare i movimenti veloci della crosta terrestre. L’Italia è l’unico Paese ad avere una costellazione radar di alta precisione, indipendente dalle condizioni meteorologiche, il che ha permesso di contribuire allo studio dei grandi eventi sismici verificatisi non solo in Italia ma su tutto il pianeta. In fase di acquisizione ed elaborazione anche i dati e le immagini del satellite europeo Sentinel 1, che fa parte del programma di osservazione della Terra Copernicus, dell’Agenzia Spaziale Europea ed è particolarmente adatto a misurare i movimenti lenti della crosta terrestre.

Il punto d’arrivo di Schiaparelli

Il punto d’arrivo di Schiaparelli

Perspective_view_in_Meridiani_Planum_with_Schiaparelli_landing_ellipseL’Agenzia Spaziale Europea ha individuato l’area entro la quale sarà fatto atterrare, ovvero “ammartare”, il modulo Schiaparelli che, dopo essersi staccato dalla sonda Exomars il 16 ottobre, toccherà il suolo del Pianeta Rosso tre giorni dopo. Si tratta di una lunga striscia di sabbia e roccia, un perimetro di forma ellittica, nella zona denominata Piano Meridiani, la stessa in cui è sbarcato nel 2004 il rover Opportunity della NASA. Il modulo Schiaparelli, com’è noto, non è dotato di ruote, ma è stato progettato per posarsi sul suolo marziano e attivare le strumentazioni scientifiche, tra le quali spicca l’insieme di sensori che forma una vera e propria stazione meteorologica. La vita operativa di Schiaparelli è affidata alla sola batteria di bordo, che dovrebbe funzionare per almeno due giorni marziani con la prospettiva di un prolungamento fino a otto giorni. Il modulo si poserà in un’area dove sono presenti sedimenti argillosi e fosfati, segno probabile di presenza di acqua nel passato di Marte. Schiaparelli testerà anche la sequenza di discesa, che sarà completamente automatica e affidata a paracadute di frenata e retrorazzi che entreranno in funzione in prossimità del suolo per attenuare l’impatto. C’è molta fiducia tra i responsabili della missione Exomars, tenuto conto che si tratterà del primo tentativo di atterraggio di un veicolo spaziale europeo sul pianeta rosso dopo la perdita del modulo Beagle 2 nel 2003. La sonda madre, denominata Trace Gas Orbiter, resterà in orbita per studiare a fondo l’atmosfera marziana oltre che fungere da ripetitore dei segnali inviati dal modulo Schiaparelli.

Satelliti spia della povertà

Satelliti spia della povertà

giornata_della_terra_630x360C’è il mondo, ovvero il Pianeta blu, e ci sono terzo e quarto mondo. A grandi linee pensiamo di sapere dove si concentrano le sacche di povertà, ma per definire realmente i contorni delle aree più diseredate lo strumento più idoneo è il satellite. Lo sostengono in modo convinto i ricercatori dell’Università di Stanford che, in proposito, hanno pubblicato uno studio su Science. Essi propongono un metodo per ovviare alle evidenti difficoltà di effettuare analisi meticolose, che risultano lunghe e dispendiose. Il metodo consiste, per l’appunto, nell’utilizzo dei dati satellitari, combinato ad un sofisticato algoritmo per la categorizzazione delle caratteristiche. I ricercatori hanno inoltre scelto di utilizzare dati giorno/notte combinati. Se infatti i dati notturni scremano le aree sulla base della luminosità. Aree illuminate, infatti, forniscono il dato di una zona più “ricca”, come le nostre città, con infrastrutture esistenti. Ma queste immagini restano buie se non combinate con immagini diurne, in grado di catturare caratteristiche come le strade asfaltate o i tetti delle case. Con questa nuova metodologia, i ricercatori di Stanford dimostrano, nello studio apparso su Science, che è in grado di individuare aree sotto la soglia di povertà con una percentuale superiore dell’81% alle metodologie precedenti e di ben il 99% nel caso di zone che sono due volte sotto la soglia di povertà. Tali ricerche sono fondamentali per indirizzare le politiche degli stati a tutela della popolazione che vi vive, analisi che condotte esclusivamente a terra rischiano di essere estremamente parziali considerate che alcune di quelle zone sono anche teatro di conflitti armati. A rendere la metodologia efficace e a basso costo sono i dati satellitari “open”, vale a dire accessibili a tutti.