da Sorrentino | Mag 25, 2016 | Lanci, Primo Piano, Programmi
Lo Space Launch System verrà inaugurato per la seconda metà del 2018. Più potente del Saturn V, sarà in grado di lanciare la capsula Orion oltre la Luna, nello spazio profondo, fino a raggiungere Marte. Con questa opportunità la NASA ha deciso di lanciare un totale di 13 CubeSat, 10 degli USA e 3 da partner internazionali. Di questi ultimi, due saranno costruiti dal Giappone, EQUULEUS e OMOTENASHI, mentre il terzo, ArgoMoon, dall’Italia. I CubeSat sono piccoli satelliti che pesano un massimo di 14 kg e sono grandi quanto una scatola per stivali. EQUULEUS e OMOTENASHI verranno realizzati dalla Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) e l’Università di Tokyo. EQUULEUS, che sta per EQUilibriUm Lunar-Earth point 6U Spacecraft, studierà l’ambiente radioattivo che circonda la Terra. Catturerà immagini della plasmosfera terrestre e misurerà il plasma che circonda il pianeta. Inoltre, farà diversi flyby vicino alla Luna, studiando la resistenza degli apparati elettronici alle radiazioni in quella regione. OMOTENASHI (Outstanding MOon exploration TEchnologies demonstrated by NAno Semi-Hard Impactor) servirà per dimostrare tecnologie low-cost per l’esplorazione del suolo della Luna. Questo CubeSat ha il potenziale di aprire nuove strade allo studio a basso costo della superficie lunare. Fornirà anche delle misurazioni delle radiazioni dal suolo del satellite e dell’ambiente circostante.
Infine, ArgoMoon, costruito dall’azienda italiana Argotec e sotto la supervisione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), è fornito di una fotocamera che scatterà immagini dello stadio di propulsione criogenico della capsula Orion (ICPS). In questo modo fornirà, non solo documentazioni storiche dello stadio agli scienziati, ma anche informazioni della missione per lo spiegamento di futuri CubeSat. ArgoMoon servirà anche per studiare le capacità di comunicazione ottica tra un CubeSat e la Terra.
“ASI è entusiasta di poter condividere questo sforzo attraverso la partecipazione di un CubeSat italiano, che potrà testare queste tecnologie nell’ambiente dello spazio profondo. Un primato per questa classe di satelliti,” spiega Arturo De Lillis, program manager del satellite. ArgoMoon è stato proposto dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in coordinamento con l’Italia, quale paese membro.
da Sorrentino | Mag 25, 2016 | Astronomia, Politica Spaziale, Primo Piano

Va all’Italia la più grande commessa mai assegnata per un progetto di Astronomia da Terra. Si tratta del contratto, firmato nella sede dell’European Southern Observatory (ESO), dell’importo complessivo di circa 400 Milioni di Euro per la costruzione della cupola e della struttura meccanica di supporto del telescopio E-ELT (European Extremely Large Telescope) che con il suo specchio principale di 39 metri di diametro, sarà il più grande telescopio ottico/infrarosso mai costruito. La commessa è stata assegnata al consorzio di Società italiane ACe, composto da Astaldi, Cimolai ed EIE group subcontractor nominato. Il telescopio E-ELT è anche frutto dell’intellettualità scientifica e tecnologica sviluppata all’interno dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, consolidata nel Paese attraverso un continuo coinvolgimento dell’Industria nazionale. L’INAF, che secondo le più autorevoli classifiche internazionali è fra i più prestigiosi Istituti di Ricerca al mondo, genera anche con E-ELT – ma non solo – notevoli ritorni industriali per il Paese. Negli ultimi quindici anni si stima che le commesse acquisite dall’industria nazionale per la realizzazione delle più prestigiose Infrastrutture astronomiche internazionali abbiano raggiunto la cifra di circa 800 Milioni di Euro. Tutto questo non avviene per caso, ma è frutto delle capacità dell’INAF di sviluppare al suo interno tecnologie di avanguardia e di trasferirne all’industria nazionale il know-how. “Se è vero che la politica dell’ESO è basata su un principio di fair return, cioè un equo ritorno sia scientifico che economico per i Paesi membri, è anche vero che non si tratta di un principio garantista”, afferma Nicolò D’Amico, Presidente dell’INAF. “In sostanza, in ESO vince il migliore, e il tasso di utilizzo italiano dei telescopi dell’ESO e il ritorno industriale per il Paese hanno raggiunto ormai valori di assoluto primato”, continua D’Amico.
Per il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, “oggi nella prestigiosa sede dell’ESO festeggiamo un altro successo della ricerca pubblica e dell’eccellenza industriale italiana in Europa. Con l’assegnazione del contratto per realizzare la struttura meccanica e la cupola del telescopio europeo estremamente grande (EELT) l’Italia conferma la sua capacità di leadership in settori scientifici di alta tecnologia che puntano lo sguardo a mondi da sempre di grande fascino per l’umanità. Una sfida – aggiunge il Ministro Giannini – vinta grazie a una positiva e attiva alleanza tra una ricerca di qualità, da noi sostenuta non solo economicamente, e imprese italiane dinamiche, solide e di livello internazionale. Il Programma Nazionale della Ricerca da 2,5 miliardi rappresenterà un acceleratore e un moltiplicatore di opportunità anche in altri ambiti, incoraggiando l’interazione positiva tra pubblico e privato”.

Anche Roberto Battiston, Presidente Agenzia Spaziale Italiana, si è detto lieto di apprendere dell’affidamento dell’ESO al consorzio di Società italiane ACe della realizzazione della cupola e della struttura meccanica di supporto del telescopio E-ELT che con il suo specchio principale di 39 metri di diametro, sarà il più grande telescopio ottico/infrarosso mai realizzato al mondo, a conferma dell’eccellenza scientifica e tecnologica dell’Italia. E-ELT permetterà di indagare, da Terra e con un grande campo di vista, nsia i corpi celesti della nostra galassia che le zone più lontane dell’universo. E non mancherà di dare un contributo fondamentale alla ricerca degli esopianeti, in particolare nello studio della loro struttura e atmosfera. “L’Italia con ASI e INAF, sarà tra i paesi protagonisti di questo campo della ricerca astrofisica grazie anche al ruolo che svolgerà nelle prossime missioni dell’ESA, Cheops e Plato – ha aggiunto Battiston – Una sinergia Terra/Spazio che siamo sicuri ci regalerà molte soddisfazioni”
La progettazione esecutiva di questi due mastodontici componenti del futuro super telescopio è dunque conclusa. Il contratto comprende la progettazione, la realizzazione, il trasporto, la costruzione, l’assemblaggio sul sito dove sarà collocato E-ELT e la verifica finale della cupola e della struttura meccanica del telescopio. La realizzazione di queste due strutture è una vera e propria sfida ingegneristica, che vedrà la realizzazione di una cupola del diametro di 80 metri completamente rotante che avrà una massa complessiva di circa 5000 tonnellate, ma anche la montatura del telescopio e la struttura dove verranno alloggiate le sue ottiche, con una massa complessiva movimentabile di oltre 3000 tonnellate. Per dare un’idea delle dimensioni complessive di E-ELT, l’altezza complessiva della sua struttura, pari a circa 90 metri, è quella di un palazzo di 30 piani e la superficie della sua pianta è circa quella di un campo da calcio. Il telescopio è in fase di costruzione sul Cerro Armazones, sulle Ande cilene, a una quota di 3000 metri e a circa 20 chilometri di distanza dall’Osservatorio del Paranal dell’ESO. Le opere per la realizzazione della strada di servizio e di livellamento del sito dove si ergerà E-ELT sono state completate e l’avvio dei lavori per la costruzione della cupola è previsto per il 2017.
L’Italia partecipa all’ESO come membro attraverso il Ministero degli Affari Esteri che delega la rappresentanza nazionale al Presidente in carica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. All’INAF compete il coordinamento della policy nazionale per l’astrofisica e lo sviluppo delle attività di ricerca e sviluppo in questo settore. L’INAF finanzia le attività di la partecipazione al progetto E-ELT di ESO attraverso un finanziamento del MIUR che si aggiunge alla quota statutaria in carico al MAECI, e promuove la partecipazione dell’industria italiana alle diverse fasi di sviluppo e costruzione delle infrastrutture.
(In evidenza; E-ELT visto dall’alto; il raffronto con le dimensioni del Colosseo – crediti ESO – INAF)
da Sorrentino | Mag 25, 2016 | Lanci, Missioni, Primo Piano, Programmi
Chi ipotizzava che l’epoca dello Space Shuttle e dei veicoli similari fosse finita, ebbene si è dovuto ricredere. Il collaudo del prototipo di una spaceship riutilizzabile, progettato e sviluppato dall’agenzia spaziale indiana ISRO, avvenuto con successo all’alba di martedì 24 maggio, riapre la possibilità di rilanciare questa filosofia di volo orbitale. Il lancio dello RLV-TD, acronimo di Reusable Launch Vehicle-Technology Demonstrator, lungo appena 6,5 metri, del peso di pesa 1,75 tonnellate e posto su un vettore monostadio, è stato effettuato dallo Satish Dhawan Space Center, sulla costa orientale dell’India e ha consentito di effettuare un volo suborbitale della durata di 12 minuti e 50 secondi. La missione si è conclusa con un ammaraggio nel golfo del Bengala, senza che il veicolo potesse essere recuperato. Il test era mirato sostanzialmente a verificare il comportamento durante il volo ipersonico, il controllo della navigazione e l’efficacia degli scudi termini. Prossima tappa sarà il rilascio del prototipo da un aereo per provare l’atterraggio su pista. L’obiettivo dell’ISRO è sviluppare un veicolo riutilizzabile a basso costo per il lancio di piccoli satelliti. Il modello definitivo della navetta riutilizzabile indiana sarà dimensionalmente sei volte più grande e si prevede che possa diventare operativo a metà del prossimo decennio.
Lo sviluppo del prototipo, iniziato cinque anni fa, ha comportato un costo di 14 milioni di dollari. La NASA, che ha mandato in pensione nel 2011 lo Space Shuttle (il cui costo per missione era di 500 milioni di dollari), ha trasformato in parata ciò che è ancora rimasto di quella epopea iniziata il 12 aprile 1981 e durata perciò trent’anni. L’ultimo serbatoio esterno, lungo 47 metri e del diametro di 10 metri, che serviva a lanciare la navetta americana ha lasciato Los Angeles su un mezzo su gomma, destinato a essere esposto dal 2018 al Samuel Oschin Air and Space Center.
da Sorrentino | Mag 23, 2016 | Industria, Missioni, Primo Piano
Si è conclusa con successo la fase di analisi e verifica dello stato dei sistemi di bordo (In Orbit Commissioning Review) del satellite ExoMars in viaggio verso Marte. Thales Alenia Space ha presentato all’Agenzia Spaziale Europea una relazione che conferma la piena funzionalità dei due moduli, l’EDM (Entry Descent Module, modulo di discesa Schiaparelli) e il TGO (Trace Gas Orbiter) che compongono il satellite. Le verifiche effettuate sul modulo orbitale hanno confermato che le temperature del satellite sono nei limiti operativi, l’andamento del Sottosistema di Propulsione è corretto ed il consumo di energia del satellite è nominale. Il trend dei parametri elettrici (tensione e corrente) non mostra variazioni rispetto ai valori misurati durante l’integrazione e test a Terra.
“Siamo lieti di confermare che il satellite è in ottima forma, tutto procede come da Programma e il team di tecnici e ingegneri specializzati di Thales Alenia Space al lavoro per l’atteso appuntamento, l’arrivo della sonda su Marte il 19 Ottobre 2016” – ha dichiarato Walter Cugno, Vice President Esplorazione e Scienza di Thales Alenia Space e Direttore Programma ExoMars. L’Agenzia Spaziale Europea, dal suo canto, ha ringraziato il team per l’eccellente lavoro svolto. Mentre ExoMars procede nella sua rotta verso Marte, Thales Alenia Space sta completando la negoziazione con l’ESA sulle prossime attività relative alla crociera interplanetaria, all’arrivo su Marte e alle operazioni specifiche sui due moduli. Thales Alenia Space ha recentemente siglato un “agreement” per la seconda missione, denominata Rover and Surface Platform Mission, prevista per la fine del 2020.
Le prossime importanti attività previste entro ottobre per la missione Exomars riguardano la seconda analisi funzionalità a metà giugno, il commissioning del motore principale del TGO tramite una piccola manovra propulsiva ai primi di luglio, la manovra da compiersi il 28 luglio per immettere il satellite sulla traiettoria con la giusta inclinazione per l’incontro con Marte seguita l’11 agosto dall’aggiustamento della traiettoria. A seguire, tra settembre e la prima metà di ottobre, una serie di simulazioni dell’arrivo su Marte; il 16 ottobre il distacco del lander Schiaparelli e il 19 ottobre l’inserimento del TGO in orbita marziana e il contemporaneo atterraggio dell’EDM su Marte.
Il programma ExoMars è frutto di una cooperazione internazionale tra l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos), fortemente sostenuto anche dall’ Agenzia Spaziale Italiana. Il Programma è sviluppato da un consorzio Europeo guidato da Thales Alenia Space Italia che coinvolge circa 134 aziende spaziali dei Paesi partner dell’ESA. Thales Alenia Space Italia, prime contractor del programma ExoMars, è responsabile della progettazione di entrambe le missioni 2016 e 2020.
Leonardo-Finmeccanica contribuisce ad ExoMars 2016 anche attraverso la fornitura di generatori e unità montate sul modulo EDM, con i sensori di assetto stellari per il TGO e con il cuore optronico dello strumento di osservazione CASSIS. Per la missione 2020, oltre ai pannelli fotovoltaici per l’alimentazione del veicolo spaziale e del Rover, Leonardo-Finmeccanica realizza la speciale trivella con cui per la prima volta l’umanità scaverà nel sottosuolo di Marte ad una profondità che potrebbe conservare tracce di vita passata o presente. Telespazio (Leonardo-Finmeccanica 67%, Thales 33%) è infine responsabile dello sviluppo di alcuni sistemi chiave del segmento di terra della missione, tra cui il Mission Control System, usato per monitorare e controllare il TGO nel 2016.
da Sorrentino | Mag 22, 2016 | Primo Piano, Programmi, Servizi Satellitari
A pochi mesi dal lancio dei satelliti numero 11 e 12, pronta a entrare in orbita la nuova coppia 13 e 14 della costellazione Galileo, programma europeo per la localizzazione e la navigazione satellitare, con liftoff in programma il 24 maggio 2016 dallo spazioporto di Kourou nella Guyana francese, a bordo di un vettore Soyuz. L’Agenzia Spaziale Europea ha ribattezzato Danielè e Alizée i due nuovi satelliti. L’operazione di lancio è in linea con le raccomandazioni dell’Unione Europea che spinge per velocizzare il dispiegamento della costellazione: nell’ultimo anno sono stati consegnati in orbita ben 6 satelliti ed entro la fine del 2016 dovrebbe avviarsi la nuova stagione di lancio con Ariane 5, in grado rilasciare ben 4 esemplari alla volta.
Della dozzina di satelliti già in orbita della costellazione Galileo, nove sono pienamente operativi. Entro tre mesi dopo il lancio, anche la settima coppia di satelliti potrà ritenersi pronta a entrare in servizio. Entro fine 2016 Galileo dovrebbe contare 18 satelliti sui 30 della configurazione definitiva, 24 operativi e sei di riserva. A ottobre 2016 è atteso il sì della Commissione Europea all’erogazione degli Initial services, in cui sono previsti la navigazione integrata con gli altri sistemi, il search&rescue e il servizio governativo PRS (Public Regulated Service) per gli Stati membri. La piena operatività della costellazione è prevista per il 2020.