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Akatsuki: scusate il ritardo

Akatsuki: scusate il ritardo

akatsuki_spacecraft_jaxaLa sonda giapponese Akatsuki, meglio nota come Venus Climate Orbiter, lanciata il 20 maggio 2010, è entrata nell’orbita di Venere il 7 dicembre 2015, esattamente cinque anni dopo la data prevista. Un ritardo macroscopico, causato da un problema sorto nel serbatoio che alimenta il motore principale e che avrebbe potuto compromettere totalmente la missione proprio nella fase di avvicinamento al globo venusiano. Al momento stabilito per rallentare la velocità e completare l’inserimento in orbita, una occlusione dovuta a un deposito di sale accumulatosi su una valvola, ha fatto surriscaldare il motore provocandone lo spegnimento dopo tre minuti anziché gli undici previsti di funzionamento. Di conseguenza la sonda è sfuggita alla gravità di Venere finendo per essere attratta dal Sole. I tecnici dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa sono stati bravi a trasformare l’incidente in opportunità e con pazienza hanno atteso che Akatsuki completasse il lungo giro intorno alla nostra stella e si riavvicinasse a Venere. Facendo funzionare per venti minuti i quattro propulsori ausiliari della sonda, essi sono riusciti a completare l’inserimento in orbita anche se a una quota più alta di quella prevista. Il salvataggio della missione è da considerarsi un successo e il centro di controllo giapponese si è messo al lavoro per rendere l’orbita compatibile con la tipologia di osservazioni scientifiche, a cominciare dallo studio dell’atmosfera venusiana e dei parametri di superfici che potranno essere utili a ricostruire l’evoluzione del pianeta interno più prossimo alla Terra. L’obiettivo è avviare l’attività di osservazione a metà aprile 2016.

Rete di Imprese per la stampa 3D

Rete di Imprese per la stampa 3D

stampa 3dMBDA, CIRA, FOX BIT, DRAGONFLY e CSM sono le cinque società che, nella sede del CIRA, hanno dato vita alla Rete di Imprese denominata NIAM -Network Italiano Additive Manufacturing- presieduta da Antonio Perfetti. L’obiettivo è di accrescere le conoscenze e la competitività nel settore della Manifattura Additiva (Additive Manufacturing) per l’aeronautica e lo spazio, individuato come uno dei principali fattori di innovazione. A sottoscrivere l’atto costitutivo della Rete NIAM, sono stati i massimi vertici delle cinque società: Antonio Perfetti per MBDA Italia che è anche la capofila del gruppo, Luigi Carrino, per il CIRA, Massimiliano Scarpetta per Fox Bit, Claudio Giarda per Dragonfly, Cesare Murgia per CSM, alla presenza di Mariano Bozza in rappresentanza dell’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Campania.

L’Additive Manufacturing, conosciuta anche come stampa 3D industriale, è il processo attraverso il quale, partendo da modelli numerici 3D e tramite la deposizione di materiali (metalli o compositi) per strati successivi, si possono realizzare componenti meccaniche seriali o prototipali ad elevata complessità. Per questo il suo impiego è molto importante per i settori high-tech ed in particolare per il settore aerospaziale che, con i suoi componenti altamente tecnologici, il loro valore molto elevato, i bassi volumi produttivi e i tempi strettissimi di risposta alla domanda, individua nella Manifattura Additiva la migliore risposta tecnologica.

Cira 3DPer raggiungere l’obiettivo strategico di accrescere la capacità competitiva sullo scenario nazionale ed internazionale nell’ambito delle tecnologie additive, le società della Rete si impegnano a svolgere una serie di azioni che vanno dal miglioramento della conoscenza e del monitoraggio del mercato per favorire un rapido e competitivo ingresso della Rete, all’acquisizione di un approfondito know how sulle fenomenologie e tecnologie relative alla Manifattura Additiva, fino alla caratterizzazione dei propri prodotti e servizi per l’elevato livello innovativo e standard qualitativo. L’acquisizione di macchinari allo stato dell’arte, la messa a punto di standard e di protocolli per la qualifica e la certificazione, la definizione di processi realizzativi anche con multi-materiali per consentire la produzione di prodotti assolutamente nuovi sono altri punti fondamentali dell’accordo. Con i macchinari che presto saranno installati presso il CIRA grazie alla firma di questo accordo, quelli già esistenti e la stampante 3D al titanio presente presso lo stabilimento Citema, Capua si candida a diventare uno dei maggiori poli nel settore della Manifattura Additiva per l’aerospazio.

Natale 2015 con Plenilunio

Natale 2015 con Plenilunio

Luna-kZiC-U106027396222051QG-700x394@LaStampa.itLa luna piena illumina la notte di Natale, tra le 16:20 del 24 Dicembre e le 7:00 del mattino del 25. Un fenomeno che non deve essere confuso con la SuperLuna, ma solo una coincidenza astronomica che si ripete dopo 38 anni e viene definita “Luna fredda” o “Luna della neve”, in quanto ultimo plenilunio dell’anno riferito al clima freddo che tale però non è sull’Italia. L’ultimo Natale con la Luna piena era capitato nel 1977; per il prossimo dovremo attendere altri 19 anni, il 25 dicembre 2034. Ammirare la luna piena il giorno di Natale è un evento alquanto raro. La durata del ciclo lunare (29,5 giorni) e dell’anno solare fa sì che ogni anno si abbiamo dalle 12 alle 13 lune piene e che le lune piene di anno in anno si spostino di circa 11 giorni.

Dopo il solstizio d’inverno del 22 dicembre, il plenilunio sarà stato preceduto dall’occultazione di Aldebaran, la stella più luminosa della Costellazione del Toro a 65 anni luce dalla Terra, tra le 19.05 e le 20.08 del 23 dicembre. A Natale oscurata anche la cometa Catalina, visibile a partire dagli inizi del mese di dicembre ma poi al massimo livello di luminosità a metà gennaio 2016.

Si a Euclid, pronta nel 2020

Si a Euclid, pronta nel 2020

Euclid-at-L2_artist-impression_jun12EUCLID, missione ESA dedicata all’esplorazione del “lato oscuro” dell’Universo, ha superato la verifica preliminare del progetto: ora il satellite e la strumentazione scientifica possono passare alla fase di realizzazione. Un’ottima notizia per i ricercatori italiani e per il nostro paese, che – con Francia e Regno Unito – è partner principale del progetto, al quale partecipa con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

“La missione Euclid è prioritaria per l’Agenzia Spaziale Italiana. La partecipazione nazionale a questa missione di frontiera per la scienza prevede un team  numeroso e di alto livello, nonché il coinvolgimento di una delle maggiori industrie italiane, incaricata di realizzare la  strumentazione scientifica – sottolinea Barbara Negri responsabile dell’unità Osservazione dell’Universo dell’ASI.

Proposta nel 2007, Euclid è stata selezionata come missione di classe M nel 2011 nell’ambito del programma Cosmic Vision dell’ESA. Nel 2013 Thales Alenia Space Italia è stata scelta come prime contractor del satellite. Da allora il progetto della missione è stato approfondito e accuratamente rivisto in ogni suo punto. Il lancio, secondo le attuali previsioni, avverrà nel 2020 a bordo di un razzo Soyuz dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese. Euclid studierà l’Universo con grande precisione, tracciando la distribuzione e l’evoluzione di materia ed energia oscura. Utilizzerà un telescopio di 1,2 metri di diametro e due strumenti per mappare la distribuzione tridimensionale di circa due miliardi di galassie e della materia  che le circonda, oltre un terzo dell’intero cielo. L’Italia è coinvolta nella missione attraverso la realizzazione dei sottosistemi dei due strumenti di bordo, quello per immagini nel visibile (VIS) , quello per fotometria e spettroscopia nel vicino infrarosso (NISP) e per la responsabilità del segmento di terra e ruoli importanti nella gestione degli aspetti sia tecnici sia scientifici della missione. In Euclid sono coinvolti oltre duecento scienziati italiani appartenenti all’INAF (principalmente gli Istituti IAPS, IASF di Bologna e Milano, e gli Osservatori Astronomici di Bologna, Brera, Padova, Roma, Torino e Trieste), all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e a numerose Università (in primo luogo l’Università di Bologna e poi Università di Ferrara, Roma La Sapienza, Università Roma 3, Università di Trieste, SISSA, CISAS).

La partecipazione dell’INFN in Euclid è recente ma rientra nel filone della lunga e importante tradizione nello studio delle interazioni fondamentali che, anche con la partecipazione a questa missione, si apre alla cosmologia osservativa. L’INFN vi partecipa con le sezioni di Bologna e di Padova, che hanno attualmente responsabilità specifiche nell’elettronica dello strumento NISP, con la prospettiva di un più ampio coinvolgimento.

 

Nuvole e schiarite attorno al buco nero

Nuvole e schiarite attorno al buco nero

NGC1068_NuSTARDue telescopi spaziali, XMM-Newton dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, e NuSTAR della NASA, hanno osservato il denso anello di polveri e gas che circonda il buco nero super-massivo, al centro della galassia NGC 1068. Queste accurate misure hanno permesso a un team internazionale di astronomi, guidato da Andrea Marinucci, dell’Università Roma Tre di Roma e associato INAF, e a cui hanno partecipato due ricercatori dell’INAF, di rivelare per la prima volta che questa enorme struttura di materia a forma di ciambella non è compatta e uniforme, ma presenta una struttura granulosa, con dei ‘buchi’ che, di tanto in tanto, rendono direttamente visibili le regioni più prossime al buco nero stesso.

Negli ultimi anni si è consolidata l’idea che molti tra i più massicci buchi neri nell’universo sono avvolti da spesse strutture di materia a forma di ciambella (che gli addetti ai lavori chiamano toro), come quella presente nel nucleo attivo di NGC 1068, una galassia simile alla nostra, distante circa 47 milioni di anni luce da noi, in direzione della costellazione della Balena. Il modello teorico che unifica le proprietà osservative dei nuclei galattici, spiega come la loro luminosità dipenda proprio dall’orientamento di questa ciambella rispetto alla nostra linea di vista. Se la ciambella è di taglio rispetto a noi, il buco nero risulta completamente oscurato. Se invece la ciambella ci appare di faccia, le regioni più prossime al buco nero centrale super-massivo, che emettono intensi flussi di radiazione di alta energia, possono essere rilevate.

Studi sempre più approfonditi avevano però suggerito che queste strutture non sono sempre così perfette e omogenee nella loro composizione come inizialmente si riteneva. La scoperta ottenuta analizzando le osservazioni di NuSTAR e XMM-Newton conferma, per la prima volta, l’esistenza di una configurazione disomogenea e granulosa nel materiale circostante il buco nero in NGC 1068, e rafforza l’idea che questo fenomeno può essere comune tra gli altri buchi neri super-massivi al centro delle galassie. «Fino a non molto tempo fa, credevamo che alcuni buchi neri super-massivi fossero nascosti da gigantesche e monolitiche mura di materia gassosa e molecolare che oscuravano completamente la vista del buco nero racchiuso al loro interno, nella direzione della nostra linea di vista» dice Fabrizio Nicastro, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma, che ha partecipato allo studio. «Ora, grazie anche alla nostra scoperta, sappiamo che queste mura sono tutt’altro che stazionarie e monolitiche, ma presentano grossi squarci nella loro struttura e si muovono in modo turbolento intorno al buco nero centrale, lasciandolo intravedere di tanto in tanto, quando uno di questi squarci viene a trovarsi in corrispondenza della nostra direzione di vista

Hubble image of Messier 77

Tra il 2014 e il 2015 sia NuSTAR che XMM-Newton hanno osservato nei raggi X il buco nero super-massivo in NGC 1068. Nel mese di agosto del 2014, NuSTAR ha osservato un picco di luminosità provenire dal buco nero. NuSTAR è in grado di rilevare raggi X di più alta energia rispetto a XMM-Newton, i soli potenzialmente in grado di attraversare le dense nubi di materia che circondano il buco nero in NGC 1068. Secondo il team di scienziati questo improvviso picco di raggi X ad alta energia è stato causato da una temporanea riduzione dello spessore del materiale che oscurava il buco nero. «E’ come in un giorno parzialmente nuvoloso e burrascoso, quando le nuvole si muovono rapidamente e coprono e scoprono il sole rispetto alla nostra direzione di vista, lasciando così passare più o meno luce» spiega Marinucci.

Per gli scienziati che hanno condotto lo studio, che viene pubblicato oggi in un articolo sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society letters, ulteriori indagini potranno far luce sulle possibili cause che determinano queste disomogeneità nelle strutture delle ciambelle circondanti i nuclei galattici attivi: «le turbolenze e disomogeneità di queste strutture potrebbero essere generate dall’interno, dallo stesso buco nero nell’atto di ingurgitare materia ad esso vicina, o al contrario da agglomerati di materia di densità diverse che precipitano sulla struttura dall’esterno, attratti dall’intensa forza gravitazionale esercitata dal buco nero» chiarisce Simonetta Puccetti (INAF-Osservatorio Astronomico di Roma e Science Data Center dell’Agenzia Spaziale Italiana, ASDC), anche lei nel team che ha realizzato lo studio.