Seleziona una pagina
Satellite per banda larga in Africa

Satellite per banda larga in Africa

Vue-Eutelsat afrique broadbandUn satellite completamente elettrico permetterà di offrire servizi in banda larga, con una copertura quasi completa dell’Africa Subsahariana. E’ il frutto dell’ultimo passo nella strategia di Eutelsat per la banda larga in Africa. Il satellite di nuova generazione ad Alta Produttività, in grado di offrire una flessibilità operativa senza precedenti, è stato commissionato a Thales Alenia Space, sarà lanciato nel 2019 e diverrà il primo a utilizzare la nuova piattaforma Spacebus Neo di Thales Alenia Space.

La commessa di un satellite per banda larga ad alta capacità segue il recente annuncio da parte di  Eutelsat del contratto per la concessione d’uso della capacità in banda Ka sul satellite AMOS-6, che consentirà la fornitura di servizi di banda larga all’Africa sub-sahariana a partire dal 2016. Grazie a questo nuovo satellite indipendente, Eutelsat amplierà la propria presenza in Africa, offrendo ulteriori risorse in banda larga e imponendo nuovi standard di flessibilità per i satelliti ad Alta Produttività. Sfruttando la piattaforma completamente elettrica Spacebus Neo, che unisce elevata efficienza e leggerezza di peso, Eutelsat potrà inoltre beneficiare di condizioni di lancio competitive.

La missione di riferimento di questo nuovo satellite consiste nel fornire 75 Gbps di capacità attraverso una rete di 65 fasci che insieme offrono una copertura quasi completa dell’Africa Subsahariana. Il satellite permetterà di offrire servizi in banda larga per utenti finali diretti e imprese utilizzando parabole con un diametro di circa 74 cm. Il satellite sarà inoltre ottimizzato per soddisfare le esigenze di rete collettive connesse a hotspot Wi-Fi, il supplemento di reti mobili e la connettività delle aree rurali.

Eutelsat ha inoltre la possibilità, nei mesi a venire, di perfezionare il satellite per migliorare la produttività generale e le aree di servizio. Le attività di Eutelsat riguardanti la banda larga africana, incluse le vendite, saranno gestite dalla sua nuova affiliata con sede a Londra.

“Siamo orgogliosi di poter fornire al territorio africano le tecnologie di banda larga satellitare più avanzate – ha  commentato Michel de Rosen, Presidente e CEO di Eutelsat – Grazie alla piattaforma Spacebus Neo di Thales Alenia Space, stiamo varcando nuove frontiere nei satelliti ad Alta Produttività per offrire servizi di banda larga convenienti e di qualità in molti paesi africani, nei quali migliorare l’accesso Internet è una priorità chiave.”

“Siamo entusiasti di essere stati scelti dal nostro storico cliente Eutelsat per fornire la prima piattaforma completamente elettrica Spacebus Neo – ha aggiunto Jean Loïc Galle, CEO di Thales Alenia Space – Spacebus Neo unisce comprovate competenze aziendali e innovazione, offrendo una piattaforma totalmente modulare insieme a un payload Ka-HTS intelligente per una flessibilità senza precedenti e la massima produttività”. Questo contratto riflette il grande lavoro di squadra svolto da Thales Alenia Space ed Eutelsat nella ricerca della soluzione migliore per soddisfare le esigenze degli utenti e delle aspettative del mercato HTS. Questo contratto è anche il risultato concreto del sostegno da parte delle agenzie spaziali europea e francese,  allo sviluppo di Neosat e da parte della sezione Alta Produttività del Piano di Investimenti francese chiamato PIA ( Plan d’Investissement d’Avenir).

Giganti rosse dal cuore magnetico

Giganti rosse dal cuore magnetico

redgiantsAlcune stelle giganti rosse, astri simili al Sole ma assai più evoluti, sono state l’oggetto di uno studio condotto da un gruppo di astronomi, che hanno utilizzato la tecnica dell’astrosismologia per stimare l’intensità dei loro campi magnetici interni, ricavando per essi valori sorprendentemente elevati: fino ad alcuni milioni di volte quello presente sulla Terra.

«Proprio come in ambito medico si utilizzano gli ultrasuoni per ottenere immagini dell’interno del corpo umano, l’astrosismologia utilizza le onde sismiche prodotte dalle turbolenze che arrivano sulla superficie delle stelle per sondare le loro proprietà interne» spiega Jim Fuller, ricercatore post-doc del California Institute for Technology, coautore di un articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista Science. Finora, gli scienziati sono stati in grado di studiare i campi magnetici stellari solo in prossimità della superficie, limitandosi all’uso di supercomputer per simulare la loro struttura e la loro intensità in prossimità dei nuclei, dove avvengono i processi di fusione nucleare.

In stelle più evolute del Sole che si trovano nella cosiddetta fase di gigante rossa, cioè che hanno già o stanno per iniziare la fusione dell’elio, sono stati in particolare individuate onde sismiche di tipo misto, con carattere oscillatorio di ‘gravità’ nelle zone interne e con carattere oscillatorio tipo onda acustica nella zona convettiva.  La misura dei modi misti hano permesso di determinare con precisione l’età delle giganti rosse, distinguendo  così stelle che si trovano nella fase di fusione dell’idrogeno da stelle che hanno già innescato la fusione dell’elio, e di capire che i loro nuclei stanno ruotando ad una velocità almeno dieci volte maggiore di quanto ruoti la superficie.

«Le onde di gravità che osserviamo nelle giganti rosse si propagano fino al centro di queste stelle» aggiunge Matteo Cantiello, del Kavli Institute for Theoretical Physics dell’Università della California a Santa Barbara.

La trasformazione delle onde interne, da tipo sonoro a gravitazionale, gioca un ruolo importante nelle oscillazioni che si manifestano nelle stelle e che poi possono effettivamente venire osservate dai nostri strumenti. «A seconda delle loro dimensioni e della loro struttura interna, le stelle oscillano in diversi modi» aggiunge Fuller. Uno di questi modi di movimento ritmico, nota come oscillazione di dipolo, rende un emisfero del stella più luminoso, a scapito di quello opposto. Un effetto che può essere osservato misurando come varia nel tempo la luce di una stella.

Se nelle zone dei nuclei delle stelle sono presenti forti campi magnetici, questi possono perturbare la propagazione delle onde di tipo gravitazionale, che in alcuni casi perdono energia e rimangono intrappolate all’interno del nucleo. Per questo motivo Fuller e il suo team hanno coniato il termine “effetto serra magnetico“: le onde di gravità permangono all’interno del nucleo stellare in un modo simile a quello con cui i gas serra nell’atmosfera terrestre intrappolano il calore che arriva dal Sole. La cattura di onde di gravità all’interno di una gigante rossa induce una perdita di parte dell’energia di oscillazione della stella, che si manifesta con una diminuzione dell’intensità del modo di oscillazione di dipolo.

Nel 2013, il telescopio spaziale Kepler della NASA, che è in grado di misurare minutissime variazioni di luminosità nelle stelle, ha rivelato l’indebolimento dei modi di oscillazione di dipolo in diverse stelle giganti rosse. Il team di Fuller e Cantiello, dopo una serie di indagini e simulazioni, ha dimostrato che la causa più probabile di queste riduzioni nell’intensità delle oscillazioni fosse proprio quella dell’effetto serra magnetico, ricavando che i campi magnetici interni delle giganti rosse potevano raggiungere intensità fino a 10 milioni di volte maggiori di quello della Terra.

«Il piccolo campione di giganti rosse studiate in questo articolo mostra un comportamento anomalo e cioè non mostra la presenza di modi misti tipici di questa fase» commenta Maria Pia Di Mauro, ricercatrice dell’INAF-IAPS di Roma. «Gli autori presentano uno studio interessante sulla possibile presenza di un campo magnetico primordiale, originato cioè durante fasi evolutive precedenti, di circa un milione di Gauss all’interno del nucleo delle giganti rosse, capace di sopprimere i modi misti. Questa eventualità rappresenta una interessante ipotesi, perché l’astrosismologia potrebbe diventare nel futuro l’unica, preziosa, tecnica per la comprensione e la costruzione di modelli di campi magnetici stellari.

Senza dubbio questo articolo apre molti interrogativi sulla presenza e sulla stabilità di campi magnetici così forti all’interno del nucleo radiativo di una stella e questo tema viene già ampiamente dibattuto tra gli scienziati. Alcuni autori, come Kitchatinov e Rüdiger (2008) hanno dimostrato che i campi magnetici maggiori di 600 Gauss dissiperebbero in breve tempo e provocherebbero all’interno del nucleo radiativo un ‘mixing’ delle specie atomiche non compatibile con l’abbondanza di Litio misurato oggi». (fonte: INAF)

Duke il decimo moonwalker

Duke il decimo moonwalker

Official_NASA_portrait_Charles_Moss_Duke_JrIl tempo non scalfisce la celebrità degli uomini che scesero sulla Luna. Dopo Eugene Cernan, ultimo astronauta ad aver lasciato il suolo selenita 43 anni or sono e testimonial nel 2014 alla inaugurazione della sezione spaziale con tanto di frammento lunare al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, nel 2015 è la volta di Charlie Duke, pilota del modulo lunare della missione Apollo 16 portata a termine nell’aprile 1972. Le tappe italiane (a Milano, con visita al museo di Volandia, Bologna con puntata nel paese di Budrio non lontano dal centro di radioastronomia di Medicina, e Roma per l’incontro con gli studenti della facoltà di ingegneria civile e industriale) rientrano nel tour europeo dell’astronauta americano diventato il decimo uomo ad avere camminato sulla Luna. Sceso con il LEM nei pressi dell’altopiano “Descartes”, Duke effettuò tre passeggiata lunari per una durata totale di oltre 20 ore restando sulla superficie selenita per circa 70 ore. Prima di lasciare la Luna, volle lasciare come ricordo del suo passaggio una foto della sua famiglia. Un gesto simbolico, conscio che quell’immagine sarebbe svanita di lì a poco, cancellata dalla radiazione cosmica.

duke-germanyOggi, a 80 anni, Charlie Duke, protagonista di una delle più lunghe permanenze sulla superficie lunare, è un apprezzato conferenziere internazionale, sia per i suoi aneddoti legati alla sua straordinaria vita, sia quale oratore in grado di motivare il pubblico ad apprezzare il pieno senso della vita. Assieme alla moglie Dottie, con la quale condivide la passione di incoraggiare le nuove generazioni all’impegno nello studio, nella vita e nella fede, Charlie è stato invitato a parlare in scuole superiori e università e a tenere conferenze in ogni parte del mondo.  Duke è convinto che, nonostante la NASA abbia dichiarato Marte il prossimo obiettivo dell’uomo, non si debba abbandonare l’idea di realizzare un avamposto umano permanente sulla Luna, a scopo di ricerca e industriale.

Passi avanti per Space Launch System

Passi avanti per Space Launch System

SLS 15-210Per la prima volta in quasi 40 anni, dai tempi del Saturno V, la NASA si appresta a disporre di un razzo vettore destinato a trasportare uomini nello spazio: lo Space Launch System (SLS), progettato per intraprendere il viaggio con equipaggio verso Marte. SLS sarà il razzo più potente mai costruito e, con il veicolo spaziale Orion, proietterà la NASA in una nuova era di esplorazioni per destinazioni oltre l’orbita terrestre. Il comitato tecnico che presiede allo sviluppo del nuovo sistema di lancio ha ultimato le verifiche prima di dare inizio alla produzione dei componenti. La prima fase dei test su motori e booster ha avuto successo.

Sono previste tre configurazioni del razzo. La prima, con una capacità di 77 tonnellate, sarà dotata di due booster e quattro motori RS 25. Una seconda versione più potente potrà sollevare 115 tonnellate, mentre quella più avanzata sarà fornita di booster a propellente solido o liquido per spingere 143 tonnellate. Il passo successivo per il programma è la certificazione del progetto, prevista nel 2017, dopo il completamento della fase di produzione, integrazione e test, mentre il volo di qualifica si terrà nel 2018 volo. Il componente centrale del razzo, colorato di arancione, sarà riempito di idrogeno e ossigeno liquido per alimentare i quattro motori RS-25, di cui è stata completata la prima serie di test di sviluppo. La NASA prosegue i test successivi di qualificazione dei booster e degli stadi superiori del razzo.

Scelto sito per landing Exomars

Scelto sito per landing Exomars

oxia_full exomarsOxia Planum, in prossimità dell’equatore di Marte, è il sito ‘primo candidato’ per il landing del rover di Exomars nel 2018, la missione ESA (Agenzia Spaziale Europea) di esplorazione robotica del pianeta rosso in collaborazione con l’agenzia spaziale russa Roscosmos. L’annuncio ufficiale è stato diffuso proprio dall’ESA dal Centro europeo per la ricerca scientifica e tecnologica (Estec) in Olanda. La ‘rosa’ di candidati, anticipata sempre ad Estec la scorsa settimana e punto di arrivo di una ‘ricerca’ cominciata a dicembre 2013, comprendeva oltre a Oxia Planum altri tre siti tra loro vicini, tutti accomunati dall’influsso di acqua nel passato con l’esposizione di rocce antiche accessibili dalla superficie:  Mawrth Vallis, Hypanis Vallis e Aram Dorsum.

“La pianura di Oxia – spiega il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston – è ritenuta ricca di ghiaccio ed acqua e sarà nei prossimi anni al centro dell’attenzione degli scienziati planetari. Qui atterrerà il lander di Exomars 2018 con il perforatore costruito in Italia che andrà a cercare cosa c’è sotto la superficie fino ad una profondità di 2 metri. Si tratterà di una prima mondiale, come è stato per Rosetta e Phile sulla cometa 67/P. Una prima – conclude Battiston –  in cui l’Italia, con l’ASI e i suoi scienziati, è in prima fila”.

Exomars è una missione di esplorazione articolata in due fasi. Il lancio della prima, con l’orbiter e il modulo dimostrativo di discesa e atterraggio Schiaparelli, è previsto nel marzo 2016 con l’arrivo su Marte sette mesi dopo. La seconda fase, il cui lancio è in programma nel 2018, prevede l’atterraggio sul pianeta rosso nel 2019 con un rover il cui principale obbiettivo è trovare tracce di vita, passata o presente.