Seleziona una pagina
Ariane 5 mette in orbita MSG-4

Ariane 5 mette in orbita MSG-4

Thales Alenia Space le 3 Décembre 2014

Thales Alenia Space le 3 Décembre 2014

Il quarto satellite meteorologico Meteosat di Seconda Generazione, MSG-4, realizzato da Thales Alenia Space su contratto di ESA per conto di EUMETSAT, è stato lanciato in orbita il 15 luglio con successo da Arianespace con un lanciatore Ariane 5 dallo spazioporto in Guiana Francese, Guiana Space Center. Il satellite MSG-4 sarà gestito da EUMETSAT e fornirà dati meteo, monitorando il clima dell’Europa dalla sua posizione in orbita geostazionaria a 36.000 chilometri sopra l’Equatore, a 3,4° di longitudine Ovest. MSG-4, ultimo della serie dei quattro satelliti di seconda generazione, sarà inizialmente parcheggiato in orbita per poi sostituire quando necessario uno dei suoi predecessori, i satelliti MSG-1, MSG-2 e MSG-3, lanciati rispettivamente ad agosto 2002, dicembre 2005 e luglio 2012. L’MSG-4 è l’undicesimo satellite meteorologico di Thales Alenia Space in orbita dalla fine degli anni ’70.

Con un’esperienza di quasi 40 anni in questo settore, Thales Alenia Space sta continuando il suo forte impegno per mantenere il proprio ruolo di leader europeo nei satelliti meteorologici geostazionari, in grado di fornire servizi di monitoraggio completi. Il satellite MSG-4 proseguirà la missione assegnata a questa famiglia di seconda generazione, garantendo capacità di osservazione meteorologica continua per l’Europa fino al 2025. La terza generazione di satelliti Meteosat (MTG – Meteosat Third Generation), che per la prima volta esaminerà l’atmosfera dall’orbita geostazionaria, è già in corso di preparazione.

I satelliti Meteosat di Seconda Generazione (MSG) hanno migliorato in modo significativo la capacità di analisi dei dati meteorologici. Questi satelliti operanti in autorotazione, a una velocità di 100 rotazioni al minuto, integrano una serie di tecnologie all’avanguardia: sono in grado di fornire immagini aggiornate ogni 15 minuti (invece dei 30 minuti della prima generazione) e hanno anche migliorato la qualità dell’immagine, grazie a un notevole incremento dei canali di osservazione, oltre alle prestazioni radiometriche e ad aver dimezzato i tempi di rivisitazione.

“In vista della conferenza sui cambiamenti climatici COP21 che si terrà più avanti nel corso dell’anno, Thales Alenia Space è orgogliosa del suo contributo di lunga data al programma Meteosat” ha affermato Jean-Loïc Galle, CEO di Thales Alenia Space. “Negli ultimi 30 anni, milioni di persone hanno guardato le previsioni meteo basate sulle immagini di Meteosat, osservando zone di alta e bassa pressione, la composizione delle nuvole e altre immagini straordinarie prese dal satellite direttamente sulla TV di casa. Oltre alle previsioni giornaliere, i satelliti Meteosat forniscono dati fondamentali per prevedere episodi meteorologici violenti, come tempeste, uragani e inondazioni, monitorando contemporaneamente i cambiamenti climatici a lungo termine. I clienti ci hanno dato fiducia fin dai primi sistemi meteorologici geostazionari. Thales Alenia Space continua a sfruttare il suo ineguagliabile know-how per fornire satelliti sofisticati, come l’MTG già in fase di realizzazione. Ma la nostra esperienza ci ha consentito anche di lavorare allo sviluppo di due ulteriori satelliti dedicati a clima e ambiente, che saranno lanciati quest’anno: Jason-3, che svolgerà una missione operativa oceanografica, e Sentinel 3-A che contribuirà al vasto programma europeo Copernicus”.

Il successo del progetto STEPS 2

Il successo del progetto STEPS 2

Steps_DEMO_01Un contributo di primaria importanza all’esplorazione spaziale arriva da STEPS 2, il programma di ricerca e sviluppo promosso dalla Regione Piemonte insieme Thales Alenia Space, che dal 2008, anno di avvio del programma, ha messo a punto importanti tecnologie per missioni di esplorazione spaziale sia robotica che umana della Luna e di Marte. I risultati conclusivi della seconda fase di STEPS (Sistemi e Tecnologie per l’Esplorazione Spaziale) sono stati presentati a Torino nel corso di un incontro pubblico al quale hanno partecipato i massimi esponenti delle Istituzioni locali, i vertici di Thales Alenia Space Italia, degli istituti universitari e delle aziende piemontesi che hanno preso parte al programma.

Il programma di ricerca ha coinvolto centinaia di ricercatori, che hanno concentrato il proprio lavoro su progetti tecnologici specifici legati all’esplorazione dello spazio, ma che presentano possibili applicazioni civili terrestri ed evidenti ricadute economiche e occupazionali per il tessuto industriale piemontese.

Avviata nel 2013, la seconda fase di STEPS ha proseguito lo sviluppo di alcune tecnologie che saranno utilizzate nelle missioni spaziali europee e internazionali previste nei prossimi cinque anni. In particolare, tali tecnologie troveranno impiego nelle missioni di esplorazioni robotiche della Luna e di Marte, ma anche a bordo della Stazione spaziale internazionale e nei nuovi sistemi di trasporto con e senza equipaggio per il rientro sulla Terra. I contributi strategici di STEPS 2 comprendono, il progetto e la realizzazione di un modulo abitativo gonfiabile, di un prototipo del sistema di atterraggio di un veicolo spaziale, il controllo termico dei serbatoi indispensabile per il funzionamento del sistema di propulsione, , lo sviluppo di un sistema di stoccaggio di energia, lo sviluppo di materiali protettivi innovativi dei veicoli spaziali sottoposti a temperature elevatissime nella fase di rientro in atmosfera.

“Il successo del progetto STEPS 2 si può riassumere nello stimolo fornito ai soggetti coinvolti, che hanno dimostrato di saper fare ricerca e sviluppo a livelli di eccellenza, lavorando in team e realizzando prototipi e dimostratori apprezzati a livello internazionale” ha sottolineato Donato Amoroso, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. “L’investimento che la nostra azienda ha fatto sulle tecnologie strategiche sviluppate nel corso del programma – ha aggiunto – ci consente di poter partecipare da protagonisti ai diversi programmi di esplorazione spaziale e di condividere il successo con l’intero Distretto Aerospaziale Piemontese, vero centro di eccellenza per lo sviluppo di un contesto industriale di primo piano nel campo dell’esplorazione spaziale”.

Il progetto STEPS 2 è co-finanziato dalla Regione Piemonte e dall’Unione Europea e coordinato da Thales Alenia Space Italia, capofila di un poliedrico gruppo di lavoro che vede coinvolti nell’attività di ricerca e sviluppo dei singoli progetti il Politecnico di Torino, l’Università di Torino, l’Università del Piemonte Orientale, ALTEC e 20 PMI della filiera piemontese del Distretto Aerospaziale.

 

Altimetro Poseidon-4 per Jason-CS/Sentinel-6

Altimetro Poseidon-4 per Jason-CS/Sentinel-6

Jason-CS-Dezember2014.jpg.5725504Thales Alenia Space ha firmato la prima parte del contratto con Airbus Defence and Space per la fornitura dei radar altimetri per lo spazio Poseidon-4. Questi strumenti verranno installati a bordo dei satelliti Jason-CS/Sentinel 6-A e Jason-CS/Sentinel 6-B, sviluppati da Airbus Defence and Space per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con EUMETSAT e la Commissione Europea, nell’ambito del programma Copernicus. In continuità del successo delle Missioni Jason i partners di United Space stanno collaborando per l’implementazione della missione e delle operazioni.

Risultato di un patrimonio di vent’anni in operazioni orbitali, l’altimetro Poseidon-4 si caratterizza per una prestazione maggiore rispetto alla precedente generazione, grazie all’introduzione di una nuova “collegata” modalità operativa  SAR (Synthetic Aperture Radar- Radar ad Apertura Sintetica). Poseidon-4 configurerà anche una nuova architettura, migliorando il ruolo delle funzioni digitali e fornendo così delle performance più stabili, oltre a ridurre i costi di sviluppo.

La nuova configurazione SAR, ampiamente attesa dall’intera comunità scientifica, è progettata proprio da Thales Alenia Space. Sarà in grado di fornire contemporaneamente sia dati in una risoluzione spaziale più bassa, per assicurare continuità con le precedenti missioni Jason, sia dati in alta risoluzione.

I satelliti Jason-CS/Sentinel-6, proseguiranno le attività di Jason-3, il satellite costruito da Thales Alenia Space, assicurando continuità operativa nei servizi oceanografici.

La Francia e gli Stati Uniti hanno sviluppato il programma sperimentale Topex-Poseidon nel 1992, segnando l’inizio dell’oceanografia basata su tecnologia spaziale che consente il monitoraggio globale degli oceani, impossibile altrimenti utilizzando i sistemi in sito. I radar altimetri come Poseidon misurano l’altezza della superfice oceanica, in termini di innalzamento del livello del mare, un fattore essenziale nel controllo del cambiamento climatico. Ma misurano anche la dinamica degli oceani e le correnti, così come l’altezza e la forza dei venti in superfice. Tutti questi dati vengono utilizzati per ricerche in meteorologia e oceanografia. Un ancor più recente sviluppo, soprattutto a partire da Poseidon-3, è l’altimetria basata sulla misurazione dell’altezza dei fiumi e dei laghi.

 

 

Il vagito del magnetar

Il vagito del magnetar

eso1049aUn team internazionale di scienziati tra cui ricercatori italiani e dell’INAF, presenta per la prima volta, in un articolo sulla rivista Nature, il legame tra un lampo di raggi gamma (GRB) assai a lungo e l’esplosione di una supernova luminosissima. Dall’eccezionale evento si sarebbe prodotta una stella di neutroni ‘super magnetica’ e in rapidissima rotazione.

Per produrre un lampo di raggi gamma estremo come GRB111209A, durato oltre tre ore contro una media di qualche decina di secondi al massimo, ci vuole un ‘motore’ altrettanto estremo: una stella di neutroni, dove una quantità di materia pari a quella del nostro Sole è compressa in una sfera del raggio di appena 10 chilometri. Ma non basta: essa, rispetto alle tipiche stelle di neutroni, è dotata di un campo magnetico cento volte maggiore (centomila miliardi di gauss, ovvero circa trecentomila miliardi di volte il campo magnetico terrestre) e di una velocità di rotazione di appena qualche millesimo di secondo. Un simile mostro prende il nome di magnetar. Queste le conclusioni di un lavoro condotto da un team internazionale di scienziati guidati da Jochen Greiner del Max-Planck Institute for Extraterrestrial Physics in Germania e a cui hanno partecipato ricercatori italiani e dell’INAF, pubblicato nell’ultimo numero della rivista Nature.

La scoperta del GRB111209A nel dicembre del 2011 grazie al satellite Swift fece scalpore tra gli astrofisici, in quanto la sua durata era incomparabilmente maggiore di tutti gli altri lampi di raggi gamma classificati come ‘lunghi’, che si attestano tra qualche secondo e qualche minuto. Tanto da farlo diventare il prototipo di un nuovo gruppo di GRB, quelli ‘ultra-lunghi’. Le analisi condotte sulla radiazione emessa a lunghezze d’onda che vanno dai raggi X fino alle onde radio, condotte in sinergia con strumenti da terra e dallo spazio, hanno rivelato che l’esplosione è avvenuta a una distanza di 8 miliardi di anni luce rilasciando un’energia sterminata: un miliardo di miliardi di miliardi di volte quella consumata in un anno da tutta la popolazione della Terra. Ma hanno rivelato un altro sorprendente evento: oltre al lampo di raggi gamma, la camera GROND installata al telescopio da 2,2 metri dell’ESO a La Silla sulle Ande cilene ha catturato, nella luce visibile e nell’infrarosso, la tipica curva di luce dell’esplosione di una supernova. Un’accoppiata alquanto rara quella con un GRB: in media una ogni più di cento supernovae osservate. L’evento è stato particolarmente luminoso, e la sua intensità si va a collocare esattamente a cavallo tra quella di una tipica esplosione di supernova e quella di una supernova “super luminosa”, una classe di esplosioni stellari particolarmente energetiche scoperte di recente.

Telescopes at ESO's first site in Chile: the La Silla Observatory

Telescopes at ESO’s first site in Chile: the La Silla Observatory

«Questo è il primo evento di supernova associato ad un lampo di raggi gamma ultra lungo» commenta Elena Pian, ricercatrice dell’INAF attualmente in forza presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, che ha partecipato allo studio. «Questa scoperta elimina in un colpo solo tutti i modelli che cercavano di spiegare i GRB così prolungati». Le indagini condotte grazie ai dati spettroscopici raccolti con un altro strumento di punta dell’ESO, lo spettrografo X-Shooter installato al Very Large Telescope hanno certificato che la supernova, denominata SN2011kl, mostra caratteristiche simili a quelle registrate nelle supernovae super luminose e possiede un basso contenuto di nichel 56, un elemento radioattivo che, decadendo, emette gran parte della luminosità in un evento di supernova. «Queste accurate misure ci permettono di ritenere che la formazione di un magnetar dopo l’esplosione di una supernova sia lo scenario più plausibile per descrivere cosa ha generato il lampo di raggi gamma» prosegue Elena Pian. «La quantità di nichel 56 è insufficiente per produrre la luminosità intrinseca della supernova che abbiamo dedotto dalle osservazioni. Anche l’ipotesi che questa luminosità derivi dall’accrescimento di materia su un buco nero formatosi dal collasso della stella esplosa non è verosimile poiché, per generare tanta radiazione e per così lungo tempo come nel GRB111209A, il buco nero stesso avrebbe dovuto ingurgitare qualcosa come 100 masse solari, ma la stazza iniziale della stella non doveva superare di molto le 20 masse solari. Un tipico magnetar ha invece proprio l’energia totale che noi abbiamo ricavato per l’esplosione della supernova SN2011kl. Le osservazioni e le misure raccolte per questo evento ci fanno ritenere che i GRB ultra lunghi possono testimoniare la nascita di un magnetar».

Fonte : INAF – autore : Marco Galliani

Opportunity rover maratoneta

Opportunity rover maratoneta

opportunityIl rover Opportunity della NASA, che ha toccato il suolo di Marte nel 2004, ha coperto nel corso della sua esplorazione in superficie la distanza di 42 chilometri e 195 metri, equivalente al percorso di una maratona. Undici anni per trasferirsi dal punto di atterraggio, il cosiddetto Cratere Eagle, al sito ribattezzato non a caso Marathon Valley, una distesa lunga circa 350 metri, quanto tre campi di calcio messi in fila, oggetto della esplorazione programmata da agosto 2015. Il terreno argilloso desta grande interesse perché, oltre a consentire di approfondire la conoscenza geologica del pianeta rosso, potrebbe contenere tracce di acqua del periodo passato. Nelle prime tre settimane di giugno, a causa della posizione del Sole congiunto tra Marte e la Terra, le comunicazione con il rover si sono interrotte per riprendere normalmente dal 27 giugno. Per Opportunity la NASA aveva stimato una vita operativa di tre mesi, invece prosegue la sua ricognizione da oltre un decennio.

Ad aprile di quest’anno ha tagliato un traguardo importante. Dall’arrivo sul Pianeta Rosso ha percorso, partendo dal luogo d’atterraggio, circa 42 km: la distanza di una maratona. L’agenzia spaziale statunitense ha pubblicato un timelapse del viaggio epico del rover lungo 11 anni. Dall’inizio della sua “avventura” Opportunity ha studiato il bordo del cratere Endeavour. La sua prossima missione sarà quella di esaminare la “Marathon Valley”. Dal mese di agosto, il rover si muoverà attorno alla valle, che è lunga come tre campi da calcio, e userà i suoi strumenti per esaminare i minerali argillosi che potrebbero constatare un’antica presenza di acqua sul Pianeta Rosso. La vita di Opportunity su Marte era stata inizialmente stimata attorno ai 3 mesi. Da allora è passato quasi un decennio.

Per celebrare la lunga durata della missione e il traguardo della maratona marziana, la NASA ha realizzato un filmato in time lapse, della durata di otto minuti, che mette insieme le immagini riprese dalla telecamera Hazcam (acronimo di Hazard Avoidance camera) di Opportunity con la riproduzione dei suoni caratteristici prodotti dalle vibrazioni sui vari tipi di terreno.