da Sorrentino | Mag 7, 2015 | Industria, Primo Piano, Servizi Satellitari

GOKTURK
Il satellite per l’osservazione della Terra Göktürk-1, commissionato a Thales Alenia Space e Telespazio dal Ministero della Difesa turco, è stato spedito il 7 maggio 2015 al Centro di Integrazione e Test (AIT) di Ankara per l’inizio dei test ambientali.
Il contratto, firmato nel 2009 da Telespazio, come primo contraente, e dal Ministero della Difesa Nazionale della Turchia, prevede la realizzazione di un satellite di osservazione della Terra, dotato di un sensore ottico ad alta risoluzione, di un centro per l’integrazione satellitare e i test, da costruire in Turchia, e del segmento di terra completo responsabile del controllo missione, della gestione in orbita, dell’acquisizione e processamento dati. Partner industriali locali del programma sono TAI, Aselsan, TÜBITAK UEKAE, Roketsan e TR Teknoloji.
Thales Alenia Space ha costruito il satellite e ha sviluppato il Centro di Integrazione e Test in Turchia. Telespazio, primo contraente e integratore di sistema, è responsabile del segmento di terra, dei servizi di lancio e del contratto per la copertura assicurativa, delle operazioni (inclusi il lancio e la fasi di messa in orbita e test) e del supporto di logistica integrata per l’utente finale.
L’industria turca è stata coinvolta nella fase di progettazione e sviluppo del sistema, così come nella fornitura di alcuni componenti del sistema Göktürk-1. In particolare, TAI ha fornito elementi della struttura del payload satellitare, Aselsan è responsabile dell’acquisizione e del processamento dei dati del segmento di Terra, TÜBITAK UEKAE è a capo dei dispositivi di cifratura per telecomando e telemetria e TR Teknoloji dell’edificio del Centro AIT.
Derivato dalla piattaforma Proteus sviluppata da Thales Alenia Space, il satellite Göktürk-1 include uno strumento ottico ad alta risoluzione frutto della forte esperienza dell’azienda in questo campo. Il satellite, montato e integrato, è stato inviato presso il nuovo Centro Integrazione e Test di Ankara, una infrastruttura progettata per poter integrare diversi satelliti contemporaneamente.
Thales Alenia Space, nell’ambito del contratto Gokturk-1 con Telespazio, sarà la prima azienda nel settore spaziale a fornire un Centro completo per l’integrazione e test di satelliti.
Le camere pulite di Classe 100.000, che coprono una superficie di oltre 3.000 metri quadrati, ospiteranno tutte le apparecchiature di ultima generazione necessarie per l’integrazione e il collaudo dei satelliti. I sistemi includono un banco di prova per le vibrazioni meccaniche (shaker), una camera per prove acustiche da 950 metri cubi, una camera a vuoto termico da 350 metri cubi, un campo prova per antenne compatte e supporti per lo spiegamento di pannelli e antenne solari. Altre risorse comprendono un sistema per testare le proprietà fisiche dei satelliti (peso, centro di gravità, inerzia) e sistemi di verifica per la compatibilità elettromagnetica (EMC).
“Il Programma Göktürk-1 è un’importante pietra miliare nel settore spaziale e satellitare della Turchia – ha dichiarato İsmail Demir, Sottosegretario per le Industrie della Difesa – Finora, i satelliti RÁSAT e Göktürk-2 sono stati costruiti internamente, lanciati nello spazio e resi perfettamente operativi. Basandosi su questa eredità e combinandola con l’esperienza acquisita nell’ambito del programma Göktürk-1, la Turchia intende ora produrre nuovi sistemi di osservazione della Terra e comunicazione satellitare all’interno del modernissimo stabilimento Assembly Integration and Test Center (AITC) di Ankara. Il Centro, che sarà gestito sotto la responsabilità di TUSAŞ, è destinato a essere impiegato sia nell’ambito di programmi nazionali che internazionali”.
Luigi Pasquali, Amministratore Delegato di Telespazio, ha sottolineato come Telespazio svolge un ruolo di primo piano nell’ambito dei più importanti programmi internazionali e, insieme al proprio partner nella Space Alliance, è in grado di offrire alla clientela una vasta gamma di soluzioni avanzate. Ciò è accaduto per il programma Göktürk-1 dove, in qualità di prime contractor, l’azienda ha gestito l’intero sistema con il coinvolgimento delle industrie turche, favorendo lo sviluppo delle loro competenze e aprendo così la strada per una futura cooperazione nel mercato dell’esportazione”.
Jean Loïc Galle, Presidente e Amministratore Delegato di Thales Alenia Space, ha ricordato che Thales Alenia Space sarà il primo produttore di satelliti ad aver costruito un satellite di osservazione ottica ad alta risoluzione per un cliente estero, oltre che ad aver fornito un centro AIT all’estero. “Questo importante traguardo riflette sia un nuovo successo dell’offerta Space Alliance che la capacità di Thales Alenia Space di essere il partner naturale per i paesi che intendono ampliare il loro programma spaziale”.
da Sorrentino | Mag 6, 2015 | Lanci, Primo Piano, Programmi
L’azienda spaziale privata americana SpaceX ha eseguito con successo il test sul sistema di salvataggio della capsula Dragon 2, che a partire dal 2017 dovrà consentire alla NASA di tornare a disporre di un proprio veicolo spaziale dedicato ai voli umani. Spinta dagli otto motori del razzo SuperDraco, rimasti accesi per soli 5 secondi, la capsula Dragon 2 si è sollevata dal complesso di lancio 40 nella base di Cape Canaveral e dopo 25 secondi, alla quota di 1.500 metri, si è sganciata dal suo truck (il modulo cilindrico di servizio), ha visto aprirsi i paracadute (due di frenata e stabilizzazione e poi i tre principali che ne hanno rallentato la discesa) effettuando lo splashdown nelle acque antistanti la costa della Florida.
Il test sul sistema di salvataggio è un passaggio fondamentale verso la qualifica del veicolo, destinato a trasportare sette astronauti, e presenta una novità fondamentale. I sistemi tradizionali di aborto al lancio (che hanno caratterizzato le navicelle Apollo, sono tuttora applicati alle Soyuz e previste anche per il programma Orion) vengono propulsi da un razzo montato sulla sommità del veicolo spaziale. In caso di emergenza, il motore posto sulla sommità della torre si accende nel giro di pochi secondi allontanando e mettendo in sicurezza il veicolo e il suo equipaggio. Tuttavia, questo sistema può essere utilizzato quando il veicolo spaziale è ancora sulla rampa di lancio e nei primi minuti della fase di spinta, dopodiché deve essere sganciato. Il sistema di aborto al lancio sviluppato aa SpaceX, è integrato direttamente nella capsula Dragon 2 e può funzionare fino all’arrivo in orbita. A bordo della Dragon 2, durante il test, è stato posto un manichino allo scopo di registrare le sollecitazioni a cui sarebbero sottoposti i componenti l’equipaggio in caso di aborto del lancio. Dragon 2 è destinata a trasportare gli astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale, sostituendo lo Space Shuttle pensionato nel 2011.
Guarda la sequenza di lancio e ammaraggio
da Sorrentino | Mag 6, 2015 | Ambiente, Biologia, Ricerca
A EXPO 2015 arriva uno strumento, nato da un’alleanza fra ricercatori italiani e statunitensi, per preservare la biodiversità nel settore agricolo, sempre più minacciata dai cambiamenti climatici, dall’utilizzo intensivo di prodotti chimici e dalla diffusione di specie esotiche invasive, come la cicalina e la Xylella fastidiosa, che mettono in pericolo “gioielli nazionali” come vite ed olivo. Si tratta di una tecnologia messa a punto nell’ambito del progetto GlobalChangeBiology , coordinato dall’ENEA e sviluppato in collaborazione con l’Università californiana di Berkeley e il consorzio scientifico no profit CASAS Global, presentata in occasione del convegno “Un mondo (bio)diverso: l’agrobiodiversità in un mondo che cambia”, tenutosi a Milano presso l’Auditorium di Cascina Triulza.
La diffusione di specie ‘invasive’ che colonizzano territori lontani da quelli di origine, ha costi elevatissimi, circa dieci volte più alti di quelli dovuti ai disastri naturali. Stime recenti della Coldiretti indicano che i danni da specie invasive alle colture italiane assommano a circa un miliardo di euro l’anno. È il caso, ad esempio, della cicalina Scaphoideus titanus, originaria del nord America e arrivata in Europa a metà del secolo scorso; nutrendosi della linfa della vite, è in grado di trasmettere alla pianta una grave malattia, la flavescenza dorata, che obbliga i viticoltori ad effettuare trattamenti insetticidi e, molto spesso, ad estirpare le viti infette. Anche negli oliveti è piena emergenza per il batterio fitopatogeno Xylella fastidiosa, che potrebbe rappresentare una concreta minaccia per il patrimonio olivicolo nazionale e mediterraneo.
L’allarme nasce anche dal fatto che con il surriscaldamento del clima e la globalizzazione, le specie invasive sono destinate ad aumentare: lo testimonia la crescente presenza di insetti tropicali e di vegetali dannosi nel Bacino del Mediterraneo, dalla zanzara tigre, all’alga killer che ha causato danni ingenti nelle praterie di Posidonia, fino alla Xylella che non era mai stata segnalata prima nella regione euro-mediterranea.
“L’ecosistema agricolo – spiega l’agronomo ed entomologo ENEA Luigi Ponti – è composto da moltissimi elementi che interagiscono e questo lo rende assai complesso. Grazie alla nostra tecnologia basata su un software che simula il funzionamento di un ecosistema nei suoi elementi essenziali e secondo appositi scenari, per la prima volta è possibile intervenire su base scientifica quantitativa per affrontare le criticità determinate dagli stress intensi e molto rapidi a cui l’agroecosistema è oggi sottoposto”.
Nello specifico, il software consente di tracciare una mappa del rischio costituito dagli insetti invasivi, ossia di valutarne la diffusione e di quantificarne il danno potenziale a livello territoriale, sulla base di modelli che simulano le dinamiche di colture e specie infestanti in relazione a comportamenti, fisiologia e condizioni climatiche.
Nel convegno si affronta anche il ruolo degli agricoltori – ma anche di allevatori, nutrizionisti, economisti, esperti di sicurezza alimentare o di politiche agrarie – nella selezione delle varietà e nella trasformazione dei prodotti che mangiamo. Spesso il consumatore non ha percezione diretta dei fattori che compongono la filiera, né delle implicazioni etiche che le proprie scelte hanno sulla disponibilità delle risorse genetiche sul lungo termine.
“In questo scenario – sottolinea la ricercatrice ENEA Federica Colucci – l’agricoltore è chiamato a stabilire nuove relazioni con i consumatori-cittadini, con il territorio e con il mercato. Ciò sta determinando negli ultimi anni la riformulazione delle scelte quotidiane d’acquisto dei consumatori ad esempio attraverso i Gruppi di Acquisto Solidale, i farmer’s market, la vendita diretta presso le aziende agricole. Forme di acquisto che rispondono non solo all’esigenza di accedere a cibo di qualità, ma anche di riappropriarsi di beni e servizi di cui il cibo e l’agricoltura sono portatori”.
Nell’immagine in evidenza: la hylella fastidiosa
da Sorrentino | Mag 5, 2015 | Astronomia, Primo Piano
Un piccolo asteroide della fascia principale è stato denominato come la prestigiosa Società Dante Alighieri. Scoperto il 4 settembre 2004 a opera degli infaticabili astronomi cacciatori di comete e asteroidi dell’Osservatorio Astronomico di Andrušivka, in Ucraina, il piccolo pianeta si chiama ufficialmente “348239 Societadante”: un nome carico di storia, legato alla prestigiosa istituzione che dal 1889 promuove e tutela la lingua e la cultura italiana nel mondo. La scelta da parte dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU – International Astronomical Union) di chiamare il corpo celeste con il nome della storica Società dedicata al Sommo Poeta è legata alla storia di Yuri Ivashchenko. “L’iniziativa – spiega Franco Nicola Balloni, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Kiev e Presidente Onorario del comitato Dante della capitale ucraina – è del Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Andrushivka, dott. Yuri Ivashchenko, socio ed ex studente d’italiano (e vincitore della borsa di studio) alla Dante di Kiev. Con lui e con l’Accademia Nazionale delle Scienze d’Ucraina abbiamo concordato che la consegna del Certificato ufficiale internazionale avverrà nell’ambito delle celebrazioni in Ucraina del 750° anniversario della nascita di Dante a fine maggio, evento che culminerà con l’inaugurazione del monumento e del viale dedicato al padre della nostra lingua”.
L’astronomo ha ripercorso con Franco Nicola Balloni alcuni momenti significativi: ”Di ritorno da un soggiorno italiano, ho deciso di avviare un progetto che è stato attuato dopo 4 anni: con i miei fondi ho costruito un Osservatorio professionale nella città dove sono nato. Dopo 15 anni l’Osservatorio di Andrušivka si è trasformato in una base scientifica dell’Accademia Nazionale delle Scienze d’Ucraina, dove sono costantemente al lavoro con i miei colleghi da Kiev, pubblicando articoli scientifici in riviste autorevoli. Durante questi anni all’Osservatorio di Andrušìvka sono stati scoperti 117 pianeti minori, cioè gli asteroidi. C’è una tradizione secondo cui lo scopritore di un pianeta minore potrebbe suggerire il suo nome, che è considerato dal Comitato della nomenclatura dei corpi celesti dell’Unione astronomica internazionale. Questa tradizione ci arriva, attraverso i secoli, da un italiano, Giuseppe Piazzi, che nel 1801, dall’Osservatorio Nazionale del Regno delle Due Sicilie, ha scoperto il primo pianeta minore, cui diede il nome di Cerere”. E così, l’Unione Astronomica Internazionale ha registrato ufficialmente l’asteroide scoperto e studiato da Ivashchenko e dai suoi colleghi con il nome “Societadante”. Aggiunge ancora il Direttore dell’Osservatorio: “In occasione della presentazione del Certificato ufficiale del pianeta minore “Societadante”, il nostro Osservatorio, insieme al dipartimento della cultura di Andrušivka, ha stabilito di promuovere quest’anno un’iniziativa che dedicheremo a Dante Alighieri, in occasione del 750° della nascita, ricordando anche la poetessa Lesia Ucrainca, nata e cresciuta nella nostra regione Andrušivka, che al Sommo Poeta dedicò alcuni dei suoi lavori”.
da Sorrentino | Mag 4, 2015 | Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano
Una mostra che punta direttamente sullo spaccato del nostro pianeta visto dallo Spazio, proponendo una visione di particolare impatto oggettivo, tale da evidenziare i fenomeni macroscopici come quelli che segnano i progressivi cambiamenti cui sono soggetti le terre abitate e non e la vasta distesa dei ghiacci. Dopo la kermesse al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2014, arriva al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano (9 maggio – 31 ottobre 2015) “Il mio pianeta dallo Spazio. Fragilità e bellezza”, a cura di Viviana Panaccia, già direttore della comunicazione di aziende del settore spaziale, e realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana. Una raccolta di immagini, riprese dai satelliti di osservazione terrestre e dalla stazione spaziale internazionale, che dimostra la fragilità del nostro pianeta e le sfide poste dal cambiamento climatico, ma che rappresenta anche un viaggio in alcuni dei posti più belli e remoti della Terra. L’allestimento pensato per il sito museale di Milano è stato rivisto e orientato al tema di Expo 2015, ovvero alle risorse e al patrimonio naturale del pianeta da difendere e valorizzare per consentire all’umanità di usufruirne in modo equo e garantire un futuro di vivibilità alle generazioni a venire.
Dallo Spazio si percepisce l’ immagine di una Terra in evoluzione: scioglimento dei ghiacciai, livelli del mare che si innalzano, foreste pluviali minacciate dalla deforestazione, desertificazione crescente che colpisce le terre coltivate e dell’espansione urbana. Sottolineano l’importanza della tecnologia dallo Spazio nella gestione delle risorse naturali e nella gestione dell’ambiente globale.
Proprio per questo motivo la curatrice e le agenzie spaziali, insieme al Museo della Scienza e della Tecnica, hanno voluto amplificare la sezione dedicata a foreste e agricoltura, con particolare accento alle foreste pluviali minacciate dalla deforestazione, desertificazione crescente che colpisce le terre coltivate e all’espansione urbana che dà origine alle megalopoli. Le immagini riprese dall’orbita documentano i processi di de forestazione e la conversione delle foreste in terreni agricoli, risaie, uliveti e agricolture a pivot. Evidenziano come il satellite contribuisce alla gestione delle zone agricole e alla previsione dei raccolti. Un richiamo all’importanza delle foreste per l’ecosistema del pianeta: essenziali per la biodiversità e laboratorio naturale per l’assorbimento di CO2.
Immagini satellitari, in aggiunta quelle riprese da Luca Parmitano, l’astronauta dell’ESA che ha condotto la prima missione di lunga durata dell’ASI ed è testimonial della mostra, e una serie di videoinstallazioni, compongono un percorso di rara bellezza che nel contempo invita a riflettere sulla fragilità del nostro pianeta. Una testimonianza della Terra presente che è soprattutto invito a essere più sensibili alla necessità di uno stile di vita eco-sostenibile, di un utilizzo più consapevole delle risorse naturali e alle potenzialità innovative dell’utilizzo delle tecnologie spaziali. Un’immagine notturna del pianeta rivela al visitatore il livello di affollamento globale mostrando la concentrazione delle zone illuminate. Altre immagini mostrano gli sviluppi recenti delle calotte nella regione Artica e Antartica, dal momento che le regioni polari sono considerate le più sensibili ai cambiamenti climatici e i migliori sensori per il monitoraggio della salute del pianeta. Particolari delle distese di acqua, deserti e i moti dell’atmosfera completano il suggestivo sguardo fotografico sul pianeta, che dallo Spazio rivela le mutazioni compiute e quelle in corso.
Foto ESA: in evidenza, il Lazio; al centro, il delta del Mississipi