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L’Aquila ha un cuore spaziale

L’Aquila ha un cuore spaziale

instruments-du-satellite-pleiades-chez-thales-alenia-space-960x640Il cammino della città e del territorio de L’Aquila nell’alta tecnologia nasce dal polo elettronico e si evolve con lo sviluppo delle tecnologie spaziali, fino a quando il tragico terremoto del 6 Aprile 2009 segna indelebilmente il tessuto sociale ed economico locale. Una delle iniziative di rilancio è rappresentata dal nuovo stabilimento della Thales Alenia Space, che si impegna a mantenere la produzione in un territorio nel quale l’azienda è presente da oltre trent’anni, trasformando la tragedia in opportunità. A un anno dall’ inaugurazione del sito industriale Thales Alenia Space di L’Aquila, il 10 dicembre 2014 è stato presentato il Libro dal titolo “L’Aquila nello Spazio, il cuore della tecnologia satellitare”, edito da Mondadori Electa. La ricostruzione del sito ha consentito di mantenere sul territorio e di valorizzare un patrimonio di competenze tra i più avanzati nel mondo.

“Il terremoto del 6 Aprile è stato un evento tragico ma significativo nella storia della nostra Azienda, – ha dichiarato Elisio Prette, Presidente e Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia  –  perché da quel momento è iniziato un cammino, un  percorso fatto di tappe concrete, sfide vinte e obiettivi raggiunti, che ci ha portato fino alla celebrazione di un sito innovativo e all’avanguardia e della intensa ed eccellente attività tecnologica che in esso si svolge”. Ad un anno dalla sua inaugurazione, lo stabilimento  aquilano è totalmente funzionante. Simbolo di una rinascita industriale con nuovi orizzonti e nuove opportunità, è il cuore dell’intera Thales Alenia Space nel suo contesto internazionale, fortemente impegnato in tutti quei programmi, come ExoMars e COSMO-SkyMed, che rappresentano il futuro del settore spaziale.

Nel sito si svolgono attività di sviluppo tecnologico, di industrializzazione dei prodotti, nonché la completa produzione di equipaggiamenti elettronici, ibridi, antenne e strutture in materiale composito per una vasta tipologia di applicazioni per lo spazio, come telerilevamento, telecomunicazioni, applicazioni radar per difesa e sicurezza. Le aree produttive sono state progettate con criteri di Lean Design con l’obiettivo di ottenere flussi di lavoro continui, ottimizzati e con elevata riconfigurabilità tali da soddisfare esigenze di variazione di volume di produzione e tecnologiche. La nuova struttura conta circa 300 dipendenti ed accoglie non solo la produzione storica di Thales Alenia Space, ma anche nuove linee produttive dedicate in particolare alla realizzazione di antenne satellitari SAR, leggere e di grandi dimensioni.

Attualmente il sito aquilano è impegnato nell’ingente produzione di moduli di trasmissione e ricezione (moduli TR), dei computer di bordo e dell’elettronica di controllo dell’ Antenna di missione della costellazione per telecomunicazioni del  cliente americano Iridium Next, di importanti elementi per sonde interplanetarie di esplorazione dello spazio profondo come Bepi Colombo e Solar Orbiter. Sono inoltre, in fase di realizzazione apparati di TTC (Tracking Telemetry Command) per satelliti commerciali, moduli TR per telerilevamento radar per il programma Italo argentino SIASGE e le Antenne di Navigazione  del Programma  Galileo. Saranno prodotti, proprio nel sito Thales Alenia Space di L’Aquila, importanti elementi dei satelliti della costellazione italiana Cosmo Seconda Generazione, in particolare dell’Antenna Attiva, quindi moduli TR in banda X e larga parte dell’elettronica di controllo e gli strumenti del sottosistema radar.

Rilevante è anche il contributo fornito nell’ambito del Programma ExoMars per l’esplorazione di Marte con la realizzazione dell’antenna principale ad alto guadagno e nell’ambito del Programma europeo di Osservazione della Terra Copernicus, per i satelliti Sentinel1A e 1B, attraverso la realizzazione degli  elementi chiave del radar di osservazione come i moduli TR in banda C.

 

CIRA rilanciato da Ministeriale ESA

CIRA rilanciato da Ministeriale ESA

Carrino e Battiston con ricercatori CIRALe importanti ricadute sulle attività del CIRA derivanti dal successo ottenuto dall’Italia alla Ministeriale ESA del 2 dicembre 2014, sono state presentate dal prof. Roberto Battiston, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, nel corso di un seminario che si è tenuto presso il Centro di Capua. Il prof. Battiston, che insieme al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini, ha rappresentato l’Italia alla Conferenza che ha riunito a Lussemburgo i Ministri dei 20 paesi membri dell’Agenzia Spaziale Europea, ha sottolineato il coinvolgimento del CIRA in tutti i principali programmi di medio e lungo termine, a cui partecipa l’Italia, varati dalla Ministeriale.

A partire dall’accesso europeo allo spazio con una nuova generazione di lanciatori Ariane 6 e Vega C, alla prosecuzione del programma Exomars che prevede due missioni sul pianeta rosso entro il 2018. I lanciatori avranno entrambi un unico motore, il P120, che sarà sviluppato da Avio anche con la partecipazione del CIRA che da tempo collabora con l’azienda di Colleferro nel campo della propulsione spaziale. Per quanto riguarda Marte, il CIRA ha già svolto in passato delle prove per verificare l’efficacia degli airbag che consentiranno al lander di arrivare sulla superficie del pianeta rosso senza danni e continuerà a dare il suo contributo in tema materiali di protezione termica e di prove di simulazione di ingresso nell’atmosfera di Marte. Il maggiore successo per il CIRA è, però, rappresentato dalla decisione, sottoscritta da tutti i più importanti paesi, di finanziare il programma PRIDE che prevede lo sviluppo di tecnologie per i veicoli spaziali automatici con capacità di rientro sulla terra.

Per questo programma il CIRA intende sfruttare le competenze e i risultati acquisiti con le due missioni svolte nell’ambito del programma nazionale USV (unmanned space vehicle) e con il programma ESA-IXV (intermediate experimental vehicle) per il quale il Centro ha avuto e continua ad avere un ruolo importante, sia durante la fase di sperimentazione in volo del prototipo in scala reale della navicella IXV, sia nella attuale fase di esecuzione della missione finale che si svolgerà a febbraio 2015, fornendo assistenza tecnica all’ESA attraverso la presenza di propri ricercatori al Team di Progetto impegnato nelle operazioni di lancio presso la Base di Kourou.

Per le sue competenze professionali e per i suoi impianti, il CIRA entra a pieno titolo nella strategia dell’Agenzia Spaziale Italiana – ha dichiarato il prof Roberto Battiston, secondo il quale “il bilancio della ministeriale appena conclusa è più che positivo, superiore alle aspettative, per l’Europa e per l’Italia spaziale dei prossimi anni. Una grande affermazione soprattutto per il nostro Paese e un appuntamento che si è chiuso nel segno di Vega, che diventa il punto di riferimento nella famiglia dei lanciatori europei. Questo grazie al motore solido del P120, sviluppato da Avio a Colleferro e di derivazione dal P80, che sarà impiegato sia per i nuovi vettori Ariane sia per Vega. Questo si tradurrà in positivi effetti e notevoli ritorni per la nostra industria. Parliamo di un investimento di 8 miliardi in 10 anni. L’Italia diventa, così, centrale anche per garantire all’Europa l’accesso allo spazio, competitivo e adatto alla situazione di evoluzione mondiale in rapido cambiamento. Note positive derivano anche dagli altri due temi sul tappeto, ExoMars e la Stazione Spaziale Internazionale. A Lussemburgo – ha concluso Battiston – abbiamo visto l’Europa che ci piace, un grande gioco di squadra che ha aperto la strada al futuro di crescita e di sviluppo ulteriore delle attività spaziali del nostro continente”.

“Il Presidente Battiston ci ha portato splendide notizie – ha sottolineato Luigi Carrino, presidente del CIRA – l’Italia esce dalla Ministeriale europea dello spazio con importanti risultati e ottime prospettive per la ricerca e l’industria del settore. L’attenzione che il Ministro Giannini e il Presidente Battiston hanno riservato alle capacità del CIRA, consente al nostro Centro un piano di attività che prevede impegni in tutti i programmi di interesse italiano”.

La visita del presidente ASI, Roberto Battiston, coincide con la nomina dell’Ing. Mario Cosmo, fino al 2014 Direttore Tecnico dell’Agenzia Spaziale Italiana, a Direttore Generale del Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali.

(nella foto: Roberto Battiston e Luigi Carrino con i ricercatori del CIRA)

 

Il risveglio di New Horizons

Il risveglio di New Horizons

pluto-newhorizonsSono trascorsi quasi nove anni dalla partenza della sonda New Horizons della Nasa, lanciata il 19 gennaio 2006 e diretta verso Plutone, ultimo avamposto del sistema solare nel frattempo declassato a pianetino ma pur sempre oggetto cosmico da indagare. Da allora ha percorso 4,8 miliardi di chilometri ed è arrivata quasi a destinazione avendo trascorso il 30 per cento del suo lungo viaggo in stato di ibernazione. Alle 21 ora italiana di sabato 6 dicembre 2014, come da programma, è stata risvegliata al suono della voce registrata del tenore inglese Russell Watson, che ha eseguito il brano “Where My Heart Will Take Me”. La conferma del ritorno all’attività e della riaccensione del cervello elettronico della sonda è arrivata alla Nasa attraverso il centro di controllo situato a Canberra, in Australia. Il segnale di riattivazione è stato captato quattro ore e 26 minuti, tempo necessario a percorrere la distanza che separa New Horizons dalla Terra, quando mancavano 260 milioni di chilometri al contatto ravvicinato con Plutone. La sonda si troverà alla minima distanza dal corpo planetario il 14 luglio 2015, ma avrà cominciato già a osservarlo insieme alle sue lune a partire da gennaio 2015. Le prime immagini in primo piano di Plutone sono attese a metà del mese di maggio. A bordo, tra i sette strumenti più importanti, c’è una fotocamera telescopica ad alta risoluzione, uno spettrometro per lo studio dei gas e un apparato a onde radio che consente di analizzare l’atmosfera di Plutone. Lo studio di un pianeta nano ghiacciato, con un raggio di soli 1190 chilometri che orbita a una distanza 40 volte maggiore a quella che separa la Terra dal Sole, è fondamentale per ricostruire la formazione del sistema solare. Per la sonda New Horizons sarà solo una tappa perchè il suo viaggio proseguirà verso la cintura di Kuiper, la cosiddetta culla delle comete, all’interno della quale sono stati scoperti molti altri pianetini, che sarà oggetto di esplorazione prolungata dal 2016 al 2020. Una missione suggestiva e ambiziosa, che permetterà di addentrarsi nella regione più lontana e sconosciuta ai limiti del nostro sistema solare.

Orion, successo primo volo test

Orion, successo primo volo test

orion-5Il primo volo della capsula Orion è iniziato come da programma alle 13:05 ora italiana di venerdì 5 dicembre 2014 dalla base di lancio di Cape Canaveral, in Florida. Dopo quattro rinvii consecutivi, ultimo in ordine di tempo quello di giovedì 4 dicembre causato da un problema tecnico a una delle valvole del serbatoio a idrogeno oltre da forti venti, il primo veicolo sviluppato per trasferire l’uomo nello spazio, dopo il pensionamento degli Space Shuttle, ha effettuato con succeesso il test di validazione. In realtà Orion non è il sostituto delle navette riutilizzabili, ma un sistema di lancio sviluppato con l’obiettivo di trasportare astronauti oltre l’orbita terrestre e permettere a un equipaggio di conquistare Marte. Orion ha esordito con un volo automatico, senza persone a bordo, e i primi astronauti dovrebbero essere occupare la capsula nel 2021 quando si ipotizza di catturare un asteroide e recuperarne campioni, per poi traguardare il Pianeta Rosso non prima del 2030. Lo spettacolo del lancio di Orion, ovvero il via alla missione Exploration Flight Test 1, avvenuto con la spinta del razzo Delta IV, ha richiamato intorno al Kennedy Space Center di Cape Canaveral la folla che mancava dai tempi del programma Apollo e del primo volo dello Space Shuttle avvenuto il 12 aprile 1981. Per una serie di coincidenze, il primo volo di Orion coincide con il 16esimo anniversario del lancio del primo modulo americano della Stazione spaziale internazionale, trasportato dallo shuttle Endeavour. Il programma della missione ha previsto due orbite complete intorno alla Terra a una quota massima di  5.793 chilometri e il rientro nell’atmosfera a una velocità di oltre 32mila chilometri orari con ammaraggio nell’oceano Pacifico dopo 4 ore e 24 minuti di volo e successivo recupero da parte delle navi della Marina Usa.

Feel free to share this photo in its original form. Copyright © 2013 Tim Dodd Photography LLC www.timdoddphotography.comIl passo successivo è rappresentato dallo sviluppo del nuovo e potente razzo vettore che prende il nome di Space Launch System (SLS), basato sulla propulsione fornita dall’Agenzia Spaziale Europea, che sarà sulla rampa di lancio nel 2018 con l’obiettivo di raggiungere e circumnavigare la Luna, sempre in modo automatico. L’ultima missione di un veicolo spaziale con astronauti a bordo in viaggio al di fuori dell’orbita terrestre risale a dicembre 1972 con Apollo 17, che rappresentò l’ultima tappa sulla Luna. Rispetto all’angusta capsula che permise all’uomo di mettere piede sul nostro satellite naturale, Orion può ospitare fino a sei astronauti e sarà utilizzabile per una decina di missioni. capsula Orion Multi-Purpose Crew Vehicle è sviluppata dalla Lockheed Martin.

Marte: prima missione in realtà virtuale

Marte: prima missione in realtà virtuale

interno stationConto alla rovescia per il programma di Simulazione Marziana promosso da Italian Mars Society, che si svolgerà dal 7 al 14 Dicembre 2014 all’Osservatorio Astronomico di Madonna di Campiglio, nell’ambito del progetto ERAS (European Mars Analag Station: www.erasproject.org). Un equipaggio di quattro astronauti volontari, scelti attraverso una CALL lanciata da Italian Mars Society  e in possesso di conoscenze in materie come sviluppo software, robotica, psicologia, fisiologia, medicina, missioni avioniche, simulerà le attività di esplorazione marziana su quattro postazioni di simulazione, appositamente progettate e costruite da Italian Mars Society e denominate MOTIVITY, sperimentando le condizioni di vita e lavoro in un ambiente confinato, riconducibili a quelle che si ritroverebbero in una stazione abitata presente su Marte.

Direttore di missione è Franco Carbognani, coordinatore scientifico e tecnologico del progetto ERAS di Italian Mars Society, dal quale dipendono tutte le attività programmate nel corso della settimana di simulazione marziana. I componenti l’equipaggio sono: Alexandre Mangeot, ingegnere aerospaziale francese, in veste di comandante; Mark Wylie, ingegnere meccanico inglese specializzato in ingegneria biomedica, specialista di missione; l’italiano Vito Gentile, ingegnere esperto in computer e reti neurali, specialista di missione; Tanja Lehmann, tedesca, laureata all’istituto di astronautica dell’Università di Monaco in tecnologie elettroniche applicate allo spazio, ricopre il ruolo di responsabile della sicurezza e della salute. Dell’equipe scientifica di supporto alla settimana di simulazione marziana fanno parte Yuval Brodsky e Ezio Melotti. Yuval Brodsky, canadese, ha lavorato all’ESA ed è specializzato negli studi sulle performance umane in ambiente estremo, con particolare riferimento allo spazio. Ha partecipato nel 2011 alla missione 102 Mars Desert Research Station della Mars Society con il ruolo di astronomo e geologo. Ezio Melotti, ingegnere del software, specializzato nel linguaggio di programmazione Python, di cui è sviluppatore con all’attivo oltre 1.000 applicazioni.

Questo capitolo sperimentale del progetto ERAS, denominato V-ERAS (Virtual ERAS), rappresenta la prima missione di realtà virtuale su Marte e ha lo scopo di simulare, in previsione della costruzione della stazione fisica di ERAS, alcuni aspetti connessi all’esplorazione marziana. In particolare: la progettazione dello habitat, il monitoraggio dello stato di salute degli astronauti, la programmazione scientifica della missione esplorativa, l’addestramento dell’equipaggio spaziale, la divulgazione scientifica rivolta al largo pubblico.

La stazione europea analogica Marte per Advanced Technologies Integration (ERAS) è un programma guidato dalla Mars Society Italiana (IMS), presieduta da Antonio Del Mastro, con l’obiettivo principale di fornire un efficace banco di prova per gli studi in campo operativo in preparazione delle missioni umane sul Pianeta Rosso. Preliminarmente alla sua costruzione, Italian Mars Society ha avviato lo sviluppo di un sistema di simulazione basato sulla realtà virtuale (VR) della Stazione ERAS (V-ERAS).

Il principale vantaggio di tale simulazione è rappresentato dalla possibilità di effettuare sessioni di test con un equipaggio messo nelle condizioni di interagire con l’ambiente futuro prima che la stazione sia costruita. Questo metodo consente di familiarizzare con l’ambiente reale della stazione e con le relative missioni con una forte riduzione dei costi. L’obiettivo principale di questa attività sarà la realizzazione di simulazioni di adeguata fedeltà e la validazione dei dati ottenuti durante le sessioni di test, in modo che possano essere usati in fase di progettazione della stazione stessa. V-ERAS consente di riesaminare il design abitativo, in fase di studio e prototipazione, in quanto la tecnologia VR è la più appropriata per una simulazione efficace degli ambienti interni prima della costruzione finale. Nel contempo V-ERAS rappresenta una piattaforma per lo sviluppo di conoscenze, metodi e norme per la creazione di un sistema integrazione e autonomo di gestione della salute dell’equipaggio, dal momento che durante la simulazione verrà utilizzato un set completo di dispositivi biometrici. La stessa piattaforma sperimentale è propedeutica alla pianificazione di missioni scientifiche e test per l’equipaggio. In questo caso l’attenzione è rivolta a una serie di scenari specifici incentrati sulla collaborazione uomo-robot, utilizzando i risultati dello sviluppo di robotica avanzata in corso nell’ambito del progetto ERAS. V-ERAS presenta caratteristiche uniche rispetto ad altri analoghi marziani, in quanto sarà altamente accessibile al pubblico, aumentando così la conoscenza e la sensibilizzazione del grande pubblico verso gli studi e le ricerche in ambiente marziano. A tale scopo, durante la settimana di simulazione, si terranno eventi formativi e divulgativi dedicati all’esplorazione di Marte. L’equipaggio sarà composto da quattro individui scelti principalmente per le loro conoscenze scientifiche e tecnologiche in settori quali la psicologia, la fisiologia, la medicina, le operazioni di missione, fattori umani e abitabilità. L’equipaggio includerà un direttore di missione e un comandante. Il Direttore di Missione (MD) è responsabile del funzionamento generale e del corretto svolgimento della missione V-ERAS-14, garantendo il rispetto delle regole di missione e il coordinamento ottimale di tutte le azioni necessarie a seguito di modifiche al programma. Il MD è responsabile finale per la condotta generale della missione; coordina e accetta tutte le azioni necessarie con la squadra equipaggio. Inoltre, il Direttore di Missione è responsabile per la modifica dell’equipaggio e la revisione del programma di missione in base allo stato dell’hardware V-ERAS e alla salute dell’equipaggio.

Il Comandante dell’Equipaggio (CC) ha il compito di coordinare le operazioni, aiutare a risolvere i problemi tecnici lato equipaggio durante la missione, raccogliere i dati di missione per le successive analisi ed elaborazioni. La missione V-ERAS-14 prevede la presenza di un Team di Comunicazione, responsabile del coordinamento delle attività di sensibilizzazione e di gestione delle attrezzature multimediali. Le attività quotidiane del team di comunicazione comprendono i rapporti con i media, la pubblicazione delle foto del giorno, dei video e delle news sui canali web e social media, l’organizzazione di conferenze e visite guidate di pubblico e dei media presso la struttura V-ERAS.

Nel corso della Settimana di Simulazione Marziana sono previsti livelli di interattività crescenti, partendo dalla fase di ambientamento all’interno della stazione basata sulla superficie di Marte e proseguendo con familiarizzazione con la gravità ridotta e attività extraveicolari anche alla guida di rover, monitoraggio della salute dell’equipaggio, prove di telecomunicazioni tra i membri di equipaggio e il centro di controllo della missione.