da Sorrentino | Feb 27, 2014 | Attualità, Eventi, Primo Piano
La trama della fortunata pellicola “Gravity”, candidata a 10 premi Oscar, ha fatto da sfondo all’incontro che la facoltà di ingegneria aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma ha promosso con l’astronauta Luca Parmitano, protagonista della missione Volare con due attività extraveicolari nei 166 giorni di permanenza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory della NASA. Primo italiano a compiere una passeggiata nello spazio, Luca Parmitano è sembrato la persona più adatta a battezzare l’uscita della versione home video del film diretto da Alfonso Cuaròn e interpretato da George Clooney e Sandra Bullock. L’astronauta giudica Gravity un ottimo lavoro, realistico nei colori e nelle luci e contribuisce ad avvicinare la gente comune alla straordinaria realtà delle attività spaziali. Nel caso di Parmitano, la seconda uscita gli ha riservato un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi senza la grande capacità di autocontrollo a cui l’ufficiale dell’Aeronautica Militare possiede per formazione. Un’avaria ha fatto sì che il liquido di raffreddamento della tuta entrasse nel casco di Parmitano, impedendogli di vedere e sentire e provocandogli difficoltà a respirare. La prontezza di riflessi e l’aiuto dei colleghi di equipaggio all’interno della ISS hanno fatto in modo che Parmitano potesse rientrare rapidamente e senza conseguenze. Nella stessa giornata dell’incontro a La Sapienza, la NASA ha diffuso le motivazioni dell’incidente, riconoscendo l’errore e le proprie responsabilità attraverso le dichiarazioni dell’ingegnere capo Chris Hansen. A causa di una perdita, il liquido ha invaso il sistema di aerazione. Un analogo problema era emerso il 9 luglio 2013 senza che le circostanze fossero riportate ai responsabili della missione. Un problema semplicemente sottovalutato. Comunque, la prima delle due passeggiate è stata per Luca Parmitano uno dei momenti più emozionanti della sua carriera. Un pò diversa da quella di Matt Kowalsky, aliase George Clooney.
L’evento svoltosi all’Università La Sapienza, su iniziativa del prof. Marcello Onofri, è stata anche l’occasione per annunciare una borsa di studio che intende premiate uno studente di Ingegneria Aerospaziale che presenterà la migliore proposta di studio sul tema della Gravità. Il concorso, promosso da Warner Bros Entertainment Italia in collaborazione con L’Università di Roma La Sapienza, è aperto a tutti gli studenti di Ingegneria Aerospaziale degli Atenei Italiani. Per partecipare basterà collegarsi all’indirizzo www.warnerhomevideo.it/gravity. Le edizioni Blu-rayTM e Blu-rayTM 3D di Gravity contengono circa tre ore di imperdibili contenuti speciali, tra cui il documentario “Collision Point: The Race to Clean Up Space”, in cui viene approfondito il reale problema dei detriti spaziali in orbita intorno al nostro pianeta, e “Aningaaq”, un cortometraggio di Jonas Cuarón sull’emozionante scena che vede la Dott.ssa Stone nello spazio dialogare con Aningaaq sulla Terra.
Grande seguito e interesse anche per l’intervento di Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory della NASA, il quale ha illustrato le prospettive dell’esplorazione robotica dello spazio nei prossimi vent’anni e sottolineato l’importante collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana e NASA iniziata 35 anni fa, non senza aver ricordato il decimo anniversario dell’esplorazione di Marte da parte dei rover. Molti i progetti in cantiere, tutti propedeutici alle future missioni umane sul Pianeta Rosso. Si tratta di indagare ancora a fondo le caratteristiche marziani, capire cosa c’è sotto la superficie.
Ecco l’intervista a Charles Elach raccolta da Enrico Massidda
da Sorrentino | Feb 7, 2014 | Lanci, Politica Spaziale, Primo Piano, Servizi Satellitari
Nella serata del 6 febbraio 2014 dalla base di Kourou, in Guyana Francese, è partito Athena Fidus (Access on Theaters for EuropeanAlliedforcesnations-French Italian Dual use Satellite), il satellite franco-italiano per telecomunicazioni in banda larga a uso duale, che apre una nuova era per le comunicazioni satellitari del nostro Paese. Athena Fidus è stato sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Centre National d’Etudes Spatiales (CNES) nell’ambito di accordi di collaborazione sottoscritti dalle Agenzie Spaziali e dai Ministeri della Difesa italiano e francese.
“Il sistema Athena Fidus ha caratteristiche di grande innovazione, consentirà la realizzazione di reti in grado di rispondere – ha dichiarato Enrico Saggese, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – alle crescenti esigenze degli utenti istituzionali e commerciali. Dopo la realizzazione di Italsat F1 e F2, che hanno cessato l’attività nel 2002, l’Italia ha visto una rapida uscita dal sistema di Telecomunicazione con la vendita delle partecipazioni nei gestori nazionali. L’utilizzazione dei sistemi di comunicazioni satellitari, trasmissione TV e dati, è fortemente cresciuta: AthenaFidus risponde alla necessità di aver la proprietà nazionale su questi mezzi dedicati a scopi istituzionali e di sicurezza. Il satellite, inoltre, conferma la stretta collaborazione tra Ministero della Difesa e ASI per la realizzazione di sistemi satellitari duali. Insieme a Sicral 2, AthenaFidus è uno dei due pilastri della cooperazione tra Italia e Francia: tale collaborazione dà la possibilità di condividere i costi di gestione nella realizzazione di sistemi complessi. A breve l’ASI emetterà dei bandi per la ricerca di partner commerciali che permetterà la rapida utilizzazione del sistema satellitare”.
“Il programma duale Athena Fidus è una importante parte dell’accordo Italia/Francia nel settore delle comunicazioni satellitari, che per i Ministeri della Difesa dei due Paesi viene esteso anche al programma militare Sicral 2 – ha dichiarato l’Ammiraglio Di Biase Capo del 6° Reparto “C4I e trasformazione” dello Stato Maggiore Difesa – I due programmi sono, infatti, complementari sul piano capacitivo e contestuali in ordine di realizzazione. Mentre il Sicral 2, il cui lancio è programmato il prossimo novembre, garantirà l’operatività delle comunicazioni satellitari nelle tradizionali bande militari (SHF e UHF), il progetto Athena Fidus permetterà di disporre di significative capacità nelle nuove bande di frequenza EHF/Ka impiegate in campo “NATO”, necessarie a soddisfare tutte le esigenze dei diversi teatri operativi, che ad oggi vengono corrisposte anche con l’oneroso ricorso al noleggio di link commerciali”.
“Con questo nuovo assetto di comunicazione, la Difesa potrà quindi disporre di nuove capacità di connessione “broadband” atte a supportare importanti servizi, quali, ad esempio, accesso ad Intranet/Internet, reti LAN-to-LAN, reti virtuali private, link dedicati per attività con velivoli in remoto (droni), e molto altro, in supporto alle proprie Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri nella propria Rete ARMASAT) impegnate nel contesto internazionale, con sensibile riduzione dei costi di esercizio. La cooperazione internazionale così “allargata” e “duale” vuole realizzare una capacità quanto più rispondente all’effettiva esigenza operativa della comunicazione satellitare (SATCOM) nazionale, attraverso sinergie ed economie di scala che riducono sensibilmente gli oneri finanziari a carico della Difesa e ricercano, contestualmente, ogni possibile vantaggio, sia di natura tecnico-operativa, sia sul piano della strategia industriale con piena soddisfazione del Dicastero della Difesa”.
Con Athena Fidus si realizza un’infrastruttura di telecomunicazioni in grado di assicurare l’autonoma disponibilità del servizio, con caratteristiche di sicurezza ed economicità, soprattutto in circostanze di emergenza nazionale: con il lancio del satellite Athena Fidus, dopo più di dieci anni dal de-orbiting di Italsat F2, l’Italia dispone nuovamente di un proprio sistema di telecomunicazioni satellitari in Banda Ka, dedicato ai servizi di tipo istituzionale e governativo. Si colma così un divario che nel tempo si era aperto con tutti gli altri grandi Paesi europei: l’Italia torna così indipendente in questo delicato e strategico settore.
La completa copertura nazionale favorirà l’erogazione di fondamentali servizi di carattere istituzionale: servizi sanitari e scolastici, protezione civile, presidio del territorio e, più in generale, servizi di e-government. Il programma ha il merito di offrire all’industria nazionale (di prodotti e servizi di telecomunicazioni satellitari) un’opportunità per mantenere e accrescere la propria capacità tecnologica, svincolandola, in alcune aree, dalla dipendenza da altri Paesi e generare possibili sviluppi nell’ambito dei sistemi di TLC satellitari di ultima generazione, soprattutto per il segmento terrestre.
Il parco antenne comprende 2 antenne fisse laterali (una a 30/20 GHz per utenza Civile/Istituzionale e una a 44/30/20 GHz per utenza Militare) e 2 antenne a 30/20 GHz orientabili, per garantire servizi di telecomunicazione a larga banda in tutto l’emisfero visibile dall’orbita geostazionaria, per supportare missioni militari, istituzionali ed umanitarie italiane all’estero. Il payload Italiano è costituito da ripetitori e antenne dedicate per la missione Civile/Istituzionale e quella Militare.
Per l’Utenza Civile Istituzionale, su copertura nazionale Italiana, sono previste topologie di rete a stella e a maglia. L’Utenza Militare avrà a disposizione, oltre alla copertura nazionale in banda Ka ed EHF, canali di comunicazione dedicati in topologia stellare e magliata all’interno delle coperture mobili e fra differenti coperture mobili. Tale architettura fornisce un alto grado di flessibilità grazie alla coesistenza di canali a singolo e doppio salto, compatibili con le più avanzate tecnologie basate su standard DVB-S2 and DVB-RCS per la fornitura di comunicazioni fisse e mobili. I servizi di comunicazione italiani saranno coordinati da due Centri di Gestione Missione, entrambi in Italia, interconnessi con il Centro di Controllo Francese, responsabile del Controllo Satellite.
Thales Alenia Space, prime contractor del programma per conto delle agenzie spaziali, italiana e francese, rispettivamente CNES e ASI e per conto dei Ministeri della Difesa francese (DGA) e Italiana (Segredifesa), è responsabile dello sviluppo, costruzione, verifica e consegna in orbita del satellite. Telespazio, una società Finmeccanica/Thales, è coinvolta nella realizzazione del segmento di terra e ha gestito i servizi di lancio e messa in orbita del satellite. La messa in orbita del satellite è stata gestita congiuntamente dal Centro di Controllo del Fucino di Telespazio e dal sito Thales Alenia Space di Cannes.
da Sorrentino | Gen 30, 2014 | Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano, Servizi Satellitari
Compie trent’anni di attività il Centro di Geodesia Spaziale (CGS) di Matera dell’Agenzia Spaziale Italiana, dedicato al professor Giuseppe “Bepi” Colombo. La struttura venne inaugurata nel 1983 grazie a uno sforzo congiunto del Piano Spaziale Nazionale del CNR, della Regione Basilicata e della NASA, è stato gestito operativamente da Telespazio (Finmeccanica/Thales) fino al 2009 e in seguito da e-GEOS (Telespazio 80%, ASI 20%).Dal 1994 è operativo, nella stesso sito, il Centro spaziale di Telespazio, oggi gestito dalla controllata e-GEOS, dedicato alle attività di Osservazione della Terra.Il Centro spaziale di Matera è una delle principali strutture di ricerca e trasferimento tecnologico del Mezzogiorno, si estende su una superficie di 55.000m2 (5000m2 coperti) con 8 antenne operative e circa 105 addetti. Il CGS è dedicato principalmente alla geodesia spaziale e al telerilevamento, ma negli anni ha ospitato anche altre linee di attività, tra cui la robotica spaziale e le missioni interplanetarie.
Tutte le attività sono svolte in un contesto di collaborazione internazionale. Il Centro, infatti, è una delle stazioni più importanti del Global Geodetic Observing System (GGOS) e fornisce da 30 anni alla comunità scientifica internazionale dati osservativi e risultati scientifici di altissima precisione. Il “global change” e fenomeni naturali, come ad esempio i terremoti, provocano piccoli effetti, ma misurabili sulla dinamica della Terra su diverse scale temporali. Grazie alla geodesia spaziale, oggi è possibile misurare, con sorprendente accuratezza, l’evoluzione di fenomeni quali la deformazione tettonica della crosta terrestre, il rimbalzo post-glaciale, la rotazione della Terra e la variazione del suo campo gravitazionale. Nel 2004, ad esempio, il CGS mise in evidenza un piccolo ma significativo spostamento dell’asse terrestre in concomitanza con il terremoto di Sumatra.
Il Centro spaziale di e-GEOS gestisce invece l’acquisizione, l’elaborazione e l’archiviazione dei dati telerilevati dai principali satelliti di osservazione della Terra, la produzione e distribuzione di immagini e prodotti, lo sviluppo di applicazioni e servizi per il monitoraggio ambientale. Il Centro riceve i dati del segmento civile del sistema satellitare italiano COSMO-SkyMed ed è una delle stazioni del Core Ground Segment di Copernicus, il programma di osservazione della Terra europeo, di cui riceverà i dati radar e ottici dei satelliti Sentinel 1A e 2A.
Per la ricorrenza è stata indetta una cerimonia celebrativa venerdì 31 gennaio, con gli interventi del Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, dell’Amministratore Delegato di Telespazio, Luigi Pasquali, e di e-GEOS, Marcello Maranesi, insieme ai Presidenti della Regione Basilicata, Marcello Pittella, della Provincia di Matera, Franco Stella, al Sindaco di Matera, Salvatore Adduce, al Rettore dell’Università della Basilicata, Mauro Fiorentino, al Presidente del Distretto tecnologico TERN, Antonio Colangelo, e al professor Luciano Guerriero, primo presidente dell’ASI e fondatore del Centro spaziale. Una targa celebrativa sarà dedicata a Rocco Petrone, uomo chiave dello sbarco sulla luna del 1969.
da Sorrentino | Gen 29, 2014 | Missioni, Primo Piano
Finisce prima del previsto l’avventura del Coniglio di Giada (Yutu), il rover allunato il 14 dicembre 2013 dopo essere stato sganciato dalla sonda Chang’e 3. La durata prevista della missione era di tre mesi, ma in realtà le apparecchiature di bordo hanno smesso di funzionare a metà della vita operativa. I tecnici dell’agenzia spaziale cinese avevano programmato di spegnere i circuiti elettronici nelle due settimane di cosiddetta “notte lunare”, quando le temperature calano fino a 173 gradi sotto zero. La riattivazione è stata comandata il 13 gennaio, ma i sistemi di protezione termica non sono stati in grado di impedire il guasto ai motori elettrici di bordo. L’agenzia spaziale cinese ha fatto sapere, comunque, che il rover si è mosso lungo una distanza di oltre 100 metri dal punto di allunaggio e ha compiuto la maggior parte degli esperimenti in programma, di natura geologica ivi comprese osservazioni astronomiche. Alla base dell’aborto di missione ci sarebbe il malfunzionamento dei motori elettrici da cui dipende la gestione dei panelli solari e, di conseguenza, la fornitura di energia necessaria. Due sonde lunari orbitali lanciate nel 2007 e nel 2010 erano state denominate Chang’e, che nella mitologia cinese è il nome di una fanciulla che abita in un palazzo di giada sulla Luna. Il rover è stato battezzato Yutu, ovvero “coniglio di giada”, come l’animale mitologico che accompagna Chang’e e le prepara l’elisir dell’immortalità. Purtroppo il rover non è riuscito a sopravvivere al gelo lunare, subendone danni irreversibili.
da Sorrentino | Gen 28, 2014 | Medicina, Telescienza
Lucio Parenzan, padre della cardiochirurgia pediatrica italiana, si è spento nella mattinata di martedì 28 gennaio all’ospedale papa Giovanni XXIII, nel reparto di terapia intensiva, dove era stato ricoverato nella notte tra il 16 e il 17 gennaio per un principio di soffocamento. Gli è stato fatale un arresto cardiorespiratorio durato 20 minuti, a seguito del quale non si è più ripreso. Avrebbe compiuto 90 anni il 3 giugno 2014. Nato a Gorizia nel 1924, Lucio Parenzan si era laureato in medicina all’Università di Padova nel 1948 e iniziato la carriera specializzandosi nella cura delle patologie cardiache dei bambini, dopo l’esperienza svolta all’Ospedale pediatrico di Pittsburgh, negli Stati Uniti. Dal 1964 al 1994 ha diretto la Divisione di Chirurgia pediatrica e di Cardiochirurgia di Bergamo Dal 1964 al 1994. A lui si deve la possibilità di intervenire tempestivamente, nei primi tre giorni di vita, sui cosiddetti «bambini blu», i neonati colpiti dalla tetralogia di Fallot, una grave forma di malformazione cardiaca.
Nella notte tra il 22 e il 23 novembre 1985 l’équipe di Lucio Parenzan eseguì il primo trapianto di cuore a Bergamo, il terzo in Italia dopo quelli di Padova (il 14 novembre) e Pavia (il 18 novembre). Nei trent’anni trascorsi alla guida della Divisione di Cardiochirurgia presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo ha effettuato oltre 15 mila interventi, di cui 350 trapianti cardiaci. Dal ’93 al 2010 è stato direttore dell’International Heart School con sede alle Cliniche Humanitas Gavazzeni di Bergamo, dove dal 1998 al 2008 ha ricoperto la carica di direttore scientifico. Lucio Parenzan è stato anche docente in Chirurgia pediatria, Clinica pediatrica e Cardiochirurgia all’Università di Milano.
Amico del fisico Antonino Zichichi, Parenzan ha diretto il progetto internazionale di prevenzione e cura delle malattie del cuore nei Paesi africani nell’ambito del Centro internazionale di cultura scientifica di Losanna ed è stato capo di un équipe chirurgica al Mater Misericordiae Hospital di Nairobi (Kenya) che esegue interventi gratuiti sui bambini africani.