da Sorrentino | Ott 6, 2012 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
Ennesimo sorprendente risultato del satellite Swift della NASA, grazie al quale è stato scoperto un nuovo buco nero nella Via Lattea. La mattina del 16 settembre il satellite ha registrato un lampo di raggi X duri, provenienti da una sorgente situata in direzione del centro della nostra galassia. Molto probabilmente si tratta di una rara nova X, che segnala la presenza di un buco nero in un sistema binario. Alla missione Swift l’Italia contribuisce tramite ASI e INAF.
“La scoperta di una nuova nova nella banda X è un evento molto raro ed al massimo ci si aspetta di scoprirne una durante la vita di un satellite”, dice Neil Gehrels PI della missione Swift al Goddard Space Flight Center della NASA, “è una scoperta che stavamo aspettando ed ancora una volta Swift non ha deluso le attese”. Una nova X è una sorgente che emette raggi X per un breve lasso di tempo: compare all’improvviso nel cielo X, raggiunge il massimo della sua emissione nel giro di alcuni giorni e poi decade lentamente su tempi scala di mesi. La comparsa di una sorgente brillante di raggi X è dovuta all’improvvisa caduta di una copiosa quantità di gas che precipita su un oggetto compatto: una stella di neutroni o un buco nero.
Questa nuova nova X ha “attivato” il Burst Alert Telescope a bordo di Swift due volte nella mattina di domenica 16 settembre ed un’altra volta il giorno successivo. “Questa ripetuta esplosione di raggi X e la sua posizione, situata a qualche grado dal centro della nostra galassia verso la costellazione del Sagittario, hanno fatto immediatamente capire che non si trattava di un Gamma Ray Burst” dice Gianpiero Tagliaferri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e Responsabile Scientifico del team Italiano nel progetto Swift. La nuova sorgente è stata chiamata Swift J1745-26, partendo dalle sue coordinate nel cielo, ed è stata successivamente rivelata anche nella banda infrarossa e radio, ma non in quella ottica probabilmente a causa del forte assorbimento dovuto a nubi di polvere che si trovano verso il centro della nostra galassia.
La nova ha raggiunto il massimo della sua emissione nella banda dei raggi X duri (ad energie sopra i 10,000 elettronvolt) il 18 settembre, quando ha raggiunto un’intensità equivalente a quella della Nebulosa del Granchio, un resto di supernova tra le sorgenti più brillanti in queste bande energetiche ed utilizzato come sorgente di calibrazione per gli esperimenti di alta energia. Mentre l’emissione della nova si affievoliva alle energie più alte, nella banda dei raggi X soffici è aumentata, come mostrato dal telescopio XRT (X-ray Telescope) di Swift. Un andamento tipico di altre nove X. Il mercoledì successivo Swift J1745-26 era diventata 30 volte più brillante nei raggi X soffici di quando era stata scoperta ed il suo flusso ha continuato a crescere.
“L’andamento che stiamo osservando nei raggi X è tipico delle nove in cui l’oggetto centrale è un buco nero. Quando l’emissione X sarà cessata speriamo di poter misurare la sua massa e confermare la presenza del buco nero” dice Boris Sbarufatti, giovane astronomo dell’Osservatorio Astronomico di Brera dell’INAF, che attualmente lavora presso il centro operativo di Swift della Penn State University, in Pennsylvania. Il buco nero deve far parte di un sistema binario con una stella compagna di tipo solare, un sistema che gli astronomi chiamano “binaria X di piccola massa” (low-mass X-ray binary: LMXB). Nelle LMXB un flusso di gas passa dalla stella normale e va a formare un disco attorno al buco nero. Nella maggior parte dei casi il gas del disco spiraleggia surriscaldandosi mentre cade verso l’oggetto compatto producendo un flusso continuo di raggi X. Ma la possibilità di avere un flusso costante entro il disco dipende dal tasso di materia che fluisce dalla stella compagna. Sotto certe condizioni il disco non mantiene un flusso costante di materia, ma oscilla tra due stati drammaticamente diversi: uno stato più freddo e meno ionizzato in cui il gas si accumula nella parte più esterna del disco, come fa l’acqua dietro ad una diga, ed uno più caldo e ionizzato che manda una forte ondata di gas verso il centro. E questo è quello che abbiamo osservato in questa nuova sorgente. Questo fenomeno, chiamato ciclo termico-viscoso, si pensa spieghi fenomeni transienti di questo tipo osservati in una varietà di sistemi.
“Swift – ricorda Barbara Negri, Responsabile ASI Esplorazione e Osservazione ell’Universo – è un satellite dedicato allo studio dei GRB a cui contribuiscono sia ASI che INAF. In particolare l’Italia ha fornito gli specchi del telescopio X (XRT) e mette a disposizione la stazione di terra di Malindi.”
“Il team italiano partecipa regolarmente alla gestione scientifica del satellite – ricorda Roberto Della Ceca, Coordinatore dell’Unità Organizzativa Attività Spaziali dell’INAF – garantendo l’immediata diffusione delle informazioni scientifiche sulle nuove sorgenti, in particolare i GRB ed i transienti appena scoperti”.
da Sorrentino | Ott 5, 2012 | Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
Il Congresso Internazionale dell’Astronautica ha concluso i suoi lavori annuali e da l’appuntamento a Pechino nel 2013. Per l’Italia e per Napoli un grande successo internazionale con un record di 3300 partecipanti provenienti da 83 Paesi, tra i quali numerosi capi delle agenzie spaziali mondiali, delegati nazionali, esperti e ricercatori. L’edizione italiana di IAC ha dato anche una nuova impronta nella vita dell’autorevole appuntamento. I numerosi studenti, circa il 30% del totale dei partecipanti, hanno potuto, per la prima volta nella storia del Congresso, varcare i cancelli, avvicinare e seguire direttamente i diversi incontri con i maggiori esperti mondiali del settore. “La risposta è stata entusiasmante – sottolinea il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese – Con IAC2012 Napoli e la Campania hanno mostrato al mondo le potenzialità industriali, universitarie e organizzative di questo territorio. Accanto alla consueta presenza dei capi delle maggiori agenzie spaziali internazionali a Napoli sono giunti anche quelli di Paesi emergenti, e con alcuni di loro sono stati sottoscritti accordi di cooperazione in differenti settori spaziali. Un’ occasione fruttuosa per espandere ancor di più i rapporti internazionali”.
La cinque giorni più importante del settore spaziale si è conclusa con l’Italia ancora una volta in primo piano: il Palacongressi della Mostra d’Oltremare ha ospitato una seduta plenaria dedicata alla costellazione italiana di satelliti COSMO-SkyMed, in particolare all’approccio duale della missione e ai risultati ottenuti. All’incontro, moderato dal direttore tecnico dell’ASI, Mario Cosmo, hanno preso la parola i rappresentanti di e-GEOS, del Ministero della Difesa, dell’Agenzia Europea per la Difesa e della Japan Space Imaging.
“COSMO-SkyMed è il primo sistema al mondo a carattere duale, civile e militare – ricorda Alessandro Coletta, mission manager di COSMO-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il sistema è nato, sin dall’inizio, con la volontà di creare una sinergia in termini di progetti e non solamente come uno scambio di tecnologia fra le due diverse componenti”. Con COSMO-SkyMed l’Italia dispone di uno dei sistemi spaziali per Osservazione della Terra tecnologicamente più avanzati al mondo in grado di garantire un significativo miglioramento nel controllo dell’ambiente. COSMO-SkyMed è una costellazione composta da quattro satelliti in banda X, capace di osservare il nostro pianeta di giorno e di notte e in qualsiasi condizione metereologica. Nell’incontro dedicato alla costellazione italiana, sono state affrontate le diverse tematiche legate all’osservazione della Terra e al supporto che i satelliti italiani hanno dato nella protezione del nostro pianeta.
L’ultima giornata di lavoro è stata caratterizzata anche dalla presenza degli astronauti Paolo Nespoli, Christer Fuglesang, Sergei Krikalev e Leland Melvin.E Buzz Aldrin. Quest’ultimo, il secondo uomo a mettere piede sulla Luna, ha ricordato il collega della storica missione Apollo XI, Neil Armstrong, scomparso lo scorso 25 agosto. Nel tributo, è stato proiettato un suggestivo filmato con i momenti più importanti di Apollo XI e Aldrin ha ricordato Armstrong come un “pioniere dello spazio dal carattere mite e riflessivo”, un uomo che ha sempre diviso i meriti con i collaboratori e con tutti quelli che hanno permesso la realizzazione di un’impresa storica quale lo sbarco sulla Luna il 16 luglio 1969: in poche parole, il primo e il migliore, “the first and the best”, comandante di tutte le missioni sulla Luna.
da Sorrentino | Ott 5, 2012 | Astronomia, Politica Spaziale, Primo Piano
50 anni fa, il 5 ottobre del 1962, veniva ratificato l’accordo tra cinque nazioni europee che apriva di fatto l’avventura scientifica e tecnologica dell’European Southern Observatory, ESO, un consorzio per fornire agli astronomi del Vecchio continente strumenti avanzati nello studio dell’universo, da collocare nell’emisfero australe. Negli anni l’ESO, con la gestione di tre siti osservativi in Cile, unici al mondo – La Silla, Paranal e Chajnantor – è divenuto un leader nella comunità della ricerca astronomica internazionale. E il 2012 è una data altrettanto importante per l’Italia, che segna il trentennale dell’adesione del nostro Paese all’ESO. Trent’anni di successi nella ricerca astrofisica di frontiera e nuove sfide aperte, sempre più ambiziose, da affrontare nei prossimi decenni.
“L’astronomia italiana è una delle eccellenze mondiali” dice Giovanni Bignami, Presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. “Da trent’anni, da quando cioè l’Italia ha aderito all’organizzazione europea, il nostro Paese è stato tra i principali sostenitori dell’astronomia europea. L’INAF ha ora anche il compito di aumentare il proprio ruolo all’interno dell’ESO non solo dal punto di vista scientifico, cosa che fa già da tempo, ma anche dal punto di vista del ritorno industriale delle nostre aziende, spesso piccole e medie, ma la cui capacità di realizzare le idee degli astrofisici e degli ingegneri che fanno ricerca in questo avanzato settore non è seconda a nessuno”.
L’Italia sin dal suo ingresso nell’ESO ha fornito un contributo decisivo per la costruzione del New Technology Telescope, NTT, un telescopio di nuova concezione installato a La Silla. L’NTT, a sua volta ha spianato la strada alla realizzazione di un altro gioiello tecnologico: il Very Large Telescope, un sistema di quattro telescopi ottici, ciascuno con uno specchio primario di 8,2 metri di diametro, che opera all’Osservatorio di Paranal. Ed oggi, ad affiancare il VLT nella sua caccia ai segreti del cosmo, c’è un telescopio italiano: e’ il VST, ovvero VLT Survey Telescope. Ideato e progettato all’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, VST è dotato di uno specchio principale di 2.6 metri di diametro, abbinato un sofisticato sistema di ottica “attiva” per ottimizzare la qualità delle immagini raccolte e a Omegacam, la potente camera per immagini il cui rivelatore, un mosaico di 32 CCD per complessivi 268 milioni di pixel, è capace di coprire un campo di vista nel cielo pari a un grado quadrato (equivalente alla superficie apparente di quattro lune piene). OmegaCam è stata realizzata da un consorzio internazionale di cui, oltre all’ESO, fanno parte Istituti di ricerca tedeschi, olandesi e italiani. Per il nostro Paese sono coinvolti gli Osservatori INAF di Padova e Napoli. Con questa dotazione di prim’ordine VST, fin dalle sue prime riprese astronomiche, ha mostrato tutte le sue potenzialità con scatti spettacolari e ricchi di dettagli. Caratteristiche lo rendono un eccellente strumento per l’esplorazione sistematica del cielo e una valida “spalla scientifica” del VLT, cui potrà fornire una messe di “bersagli” snidati nella vastità del cosmo.
Sulla piana di Chajnantor invece, nel nord del Cile, l’osservatorio internazionale ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) gestito dall’ESO sta per essere completato, ma ha già regalato agli scienziati osservazioni nella banda radio di alcuni oggetti celesti con un eccezionale livello di dettaglio. Attualmente la schiera di antenne è composta da una parte di quelle previste nella configurazione completa della struttura, che prevede 66 antenne paraboliche del diametro di 7 e 12 metri. Questi ricevitori saranno collegati tra loro come un unico, grande radiotelescopio per poter osservare contemporaneamente la stessa porzione di cielo nella banda di radiazione millimetrica e sub millimetrica, che ha una lunghezza d’onda circa 1000 volte maggiore di quella della luce visibile. Anche per ALMA l’Italia gioca un ruolo di primo piano, sia a livello scientifico che tecnologico. Ha infatti sede presso l’Istituto di Radioastronomia dell’INAF uno dei 7 ALMA Regional Center (ARCs) della rete europea. Il centro italiano ARC ha come obiettivo quello di supportare gli astronomi nella presentazione delle domande di tempo osservativo al radiotelescopio e per l’elaborazione dell’enorme mole di dati prodotti dalle campagne osservative di ALMA.
E accanto a questi gioielli già operativi, l’ESO e i suoi stati membri stanno gettando le basi per una vera a propria rivoluzione nello studio del cosmo che, secondo i piani, dovrebbe completarsi tra una decina di anni: la realizzazione dell’European Extremely Large Telescope, il mastodontico telescopio con lo specchio principale da 39 metri di diametro. E-ELT affronterà i più affascinanti ed enigmatici campi dell’astrofisica contemporanea e tra i sui obiettivi c’è anche quello di riuscire a identificare pianeti simili alla Terra nelle “zone abitabili”, cioè regioni che permettono la formazione della vita, intorno ad altre stelle. Effettuerà anche studi di “archeologia stellare” nelle galassie vicine e darà contributi fondamentali alla cosmologia, misurando le proprietà delle prime stelle e galassie, investigando la natura della materia oscura e dell’energia oscura.
L’Italia e l’INAF giocano un ruolo chiave nella realizzazione di questo ambizioso progetto, sia come contributo economico che con gli scienziati coinvolti, come Giuseppe Bono, dell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ e associato INAF, chair dell’E-ELT Project Science Team, a cui partecipa anche Roberto Ragazzoni, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Isobel Hook, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Roma e Università di Oxford, ma anche come tecnologie che verranno implementate. Una su tutte, il sistema di ottiche adattive “made in INAF”, in grado di correggere e annullare gli effetti negativi della turbolenza atmosferica sulle immagini astronomiche.
da Sorrentino | Ott 5, 2012 | Attualità, Eventi, Primo Piano
La decima edizione di BergamoScienza, dal 5 al 21 ottobre 2012 si apre con la mostra “More Space To Space” dedicata allo Spazio, tema al quale è stata dedicata l’intera giornata di sabato 6 ottobre, realizzata con la collaborazione di INAF (Istituto Nazionale Astrofisica) e delle agenzie spaziali ASI (Agenzia Spaziale Italiana), ESA (European Space Agency), NASA (National Aeronautics and Space Administration), con intervento conclusivo dell’astronauta Paol
o Nespoli chiamato a raccontare le sue ultime esperienze nello spazio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), con presentazione di fotografie e video inediti del suo soggiorno tra le stelle. Tra gli ospiti anche gli astrofisici Marcello Coradini, Enrico Flamini (chief scientist della ASI), Antonio Masiero. La geologa Linda Elkins-Tanton (Carnegie Institution for Science’s Department of Terrestrial Magnetism) ripercorre l’affascinante storia della luna, così come la conosciamo oggi, parlando delle future missioni di esplorazione del satellite. Pietro Umbertini, direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Roma e dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF affronta un viaggio attraverso l’Universo violento e parla dell’origine dei Buchi neri e del loro futuro. Gli appuntamenti con lo spazio proseguono per tutta la durata della manifestazione. Sabato 20 ottobre Guido Tonelli, fisico del CERN di Ginevra, parla dei progetti di ricerca condotti negli ultimi anni attraverso l’acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider), lo strumento protagonista delle recenti scoperte sul bosone di Higgs. Della vita nello spazio si discute domenica 21 ottobre nella tavola rotonda alla quale partecipano il fisico e Presidente dell’INAF Giovanni Bignami, il ricercatore John Robert Brucato, il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e Sergio Mugnai, ricercatore dell’ESA coinvolto nel progetto di agricoltura spaziale “Space farming”.
da Sorrentino | Ott 3, 2012 | Astronomia, Primo Piano
INTERVISTA AL PROF. RICCARDO GIACCONI, PREMIO NOBEL PER LA FISICA
Il 3 ottobre 2012, nella suggestiva cornice dell’Osservatorio Astronomico di Brera dell’INAF, il premio Nobel per la Fisica Riccardo Giacconi ha ripercorso, insieme al giornalista scientifico Piero Bianucci, la storia degli esordi dell’astronomia nei raggi X.