da Sorrentino | Feb 13, 2012 | Attualità, Lanci, Programmi
Il primo Vega è stato lanciato alle 11h00 ora italiana (10H00GMT, 7H00 ora di Kourou) dalla nuova rampa di lancio, completando perfetto un volo di qualifica. Con Vega a completare la famiglia dei lanciatori presenti allo spazio porto, l’Europa copre ora tutta la gamma delle richieste di lancio, dai piccoli satelliti scientifici e di osservazione della Terra fino alle missioni più grandi come i carichi di rifornimento ESA verso la Stazione Spaziale Internazionale. La capacità di Vega di accogliere carichi leggeri permette di trasportare una vasta gamma di satelliti – dai 300Kg fino a 2500Kg – per posizionarli in diverse orbite, da quella equatoriale a quella solare. Lo standard di riferimento è di 1500Kg in un orbita solare circolare a 700Km di altitudine. Vega si affiancherà dunque ai servizi di lancio europei già attivi, Ariane5 per carichi pesanti e Soyuz per i carichi medi. La combinazione di questi tre sistemi che operano dalla Guyana francese migliorerà l’efficienza dell’infrastruttura di lancio dell’Europa, grazie alla ripartizione dei costi operativi su un largo numero di lanci.
“FATTO!” – ha esclamato Jean-Jacques Dordain, Direttore Generale dell’ESA, rivolto alla platea presente al centro di controllo di Kourou, ricordando due artefici del programma spaziale europeo, Antonio Rodotà e Carlo Buongiorno. “In poco più di tre mesi, l’Europa ha incrementato il numero di lanciatori che gestisce passando da uno a tre, ampliando significativamente la gamma di servizi di lancio offerti dall’operatore europeo Arianespace. Non c’è un singolo satellite europeo che non si possa lanciare con un servizio europeo” ha detto Dordain – “È un grande giorno per l’ESA, per i suoi Stati Membri – ed in particolare per l’Italia, dove Vega è nato – per l’industria Europea e per Arianespace”. Dordain ha concluso il suo intervento consegnando simbolicamente un modellino del nuovo lanciatore Vega a Jean Yves Le Gall, presidente e direttore generale di Arianespace. Lo sviluppo del lanciatore Vega è cominciato nel 2003. Sette Paesi Membri hanno contribuito al programma: Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera. “Oggi è un momento di orgoglio per l’Europa e per quelle circa mille persone coinvolte nello sviluppo del sistema di lancio per piccoli satelliti più moderno e competitivo al mondo” ha detto Antonio Fabrizi, Direttore dei Lanciatori ESA. “ESA, con il supporto tecnico delle agenzie spaziali italiana e francese, e circa 40 società industriali coordinate dalla ELV come primo contrattista, ha trasformato una grande sfida in realtà in meno di un decennio di sviluppo”.
Tutti e tre gli stadi a propellente solido di Vega si sono comportati nominalmente. Il cosiddetto “upper stage” ha eseguito la manovra per raggiungere l’orbita circolare ad un’altitudine di 1450Km inclinato a 69.5 gradi verso l’equatore. In quel momento ha rilasciato il carico principale, il satellite LARES (Laser relativity satellite), per la relatività laser, una sfera di lega di tungsteno del diametro di 37.6 cm, munita di 92 retro riflettori laser. Gli specchi permetteranno di prendere delle misurazioni di distanza di alta precisione, per studiare l’effetto degli spostamenti laterali predetto da Einstein nella sua teoria della relatività. L’upper stage ha poi eseguito un’altra manovra per ridurre il punto più basso dell’orbita a 350Km, fino all’orbita corretta per rilasciare il micro satellite tecnologico ALMASat_1 ed i sette minuscoli pico satelliti sponsorizzati dalle università. Infine, l’upper stage si è alleggerito dei propellenti rimanenti e si è spento. Al fine di limitare il rischio di creare nuovi detriti spaziali, l’upper stage del Vega si trova in un’orbita che assicura il suo rientro in pochi anni. Brucerà durante la fase di discesa, soli piccoli frammenti potranno raggiungere il suolo. Durante la missione VV01, sono state acquisite grandi quantità di dati sulla performance di Vega e sull’ambiente circostante al carico. Nelle prossime settimane, queste informazioni saranno analizzate a fondo per confermare in pieno la qualifica del sistema di lancio Vega, che passerà poi ad Arianespace per le operazioni ed il marketing. Va ricordato che il primo stadio P80FW, il più grande motore monolitico a propellente solido che sia mai stato fatto volare, si avvale di un involucro in composito, un ugello avanzato ed attuatori elettro meccanici per virare – una prima mondiale per un motore di tali dimensioni. Queste tecnologie saranno usate su futuri lanci Vega, ovviamente, ma saranno anche disponibili per futuri lanciatori che l’ESA sta studiando come parte dell’iniziativa Next Generation Launchers (Lanciatori di Prossima Generazione).
Il programma Vega entra ora in una nuova fase, chiamata VERTA: il programma di Ricerca, Tecnologia ed Accompagnamento di Vega (Vega Research , Technology and Accompaniment programme). Sotto VERTA, Vega lancerà diverse missioni scientifiche e tecnologiche. Il prossimo volo è programmato per gli inizi del 2013 e trasporterà il satellite dell’ESA di tele rilevamento Proba-V e carichi ausiliari multipli. Altre imminenti missioni ESA che rientrano nel programma VERTA sono AMD-Aeolus, per il monitoraggio dei profili dei venti, Lisa Pathfinder, per la dimostrazione di tecnologie per il rilevamento di onde gravitazionali, ed IXV (Intermediate eXperimental Vehicle), un dimostratore per le tecnologie avanzate per il rientro. Il primo contratto commerciale per Vega è gia stato siglato da Arianespace, l’operatore commerciale di Vega, ed altri sono in negoziazione. A seguito di una gara aperta, a dicembre 2011 è stato assegnato ad Arianespace il contratto per il lancio dei satelliti Sentinel-2B e Sentinel-3B a bordo del lanciatore Vega.
da Sorrentino | Feb 13, 2012 | Attualità, Industria, Lanci, Primo Piano
A Colleferro, nella sede di AVIO, salutata con entusiasmo la partenza del lanciatore Vega dal Centro Spaziale Europeo di Kourou, in Guyana Francese. Il primo volo di test e qualifica del nuovo vettore spaziale europeo segna una pietra miliare per Avio, gruppo italiano leader del settore aerospaziale, che lo ha progettato e realizzato. Vega è il primo lanciatore di ultima generazione progettato e sviluppato in Italia, nell’ambito del programma spaziale ESA-ASI, per trasferire in orbita bassa (700 km) satelliti a uso istituzionale e scientifico, per l’osservazione della Terra e il monitoraggio dell’ambiente. Avio, attraverso la propria controllata ELV, ha svolto il ruolo di prime contractor, coordinando sin dall’inizio un progetto che coinvolge 40 aziende di 12 Paesi europei, in collaborazione con istituzioni, imprese e Università. “È un momento di grande soddisfazione e orgoglio, che corona lo sforzo e l’impegno di tutti noi di Avio e dei nostri partner; oggi l’Italia entra a far parte di quel ristrettissimo numero di Paesi che possono vantare una propria tecnologia di accesso allo spazio”, ha dichiarato Francesco Caio, Amministratore Delegato Avio. “Con il lancio di Vega, Avio, già leader europeo per la propulsione spaziale a solido, si afferma oggi in Europa nel ruolo di sistemista. Il nostro impegno non si ferma qui: questo lancio è il primo passo di un percorso che andrà avanti con ulteriori missioni spaziali”.
“Oggi raccogliamo i frutti di otto anni di impegno e di lavoro allo sviluppo del nuovo lanciatore, il primo realizzato interamente in fibra di carbonio”, ha dichiarato Pier Giuliano Lasagni, Responsabile Divisione Spazio di Avio. “Tutto questo è stato reso possibile grazie all’entusiasmo e alle competenze del nostro team di Colleferro (RM); il volo di Vega apre una nuova via ai servizi di lancio futuri e ci rende ancora più motivati a proseguire nelle nostre attività di ricerca e sviluppo”.
Realizzato per il 65% nello stabilimento Avio di Colleferro, Vega è un lanciatore per satelliti di piccole dimensioni, che completa la famiglia di lanciatori europei: affianca l’Ariane 5, un lanciatore per satelliti fino a 10 tonnellate, e i lanciatori Soyuz, che coprono satelliti di massa intermedia. Punti di forza commerciali di Vega sono la flessibilità nelle missioni e i costi contenuti, che rendono accessibile lo spazio anche a PMI, Università e Centri di ricerca. Ad assistere al lancio nella sede di AVIO anche gli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea, Paolo Nespoli e Samantha Cristoforetti.
da Sorrentino | Feb 13, 2012 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
Mano a mano che la missione Planck dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) procede nella sua esplorazione verso gli albori dell’Universo, analizzando i dati in arrivo gli scienziati continuano a imbattersi in aspetti sconosciuti della nostra Galassia. E’ quanto emerge dal primo resoconto dei risultati astrofisici, ottenuti dalle osservazioni della Via Lattea e di altre galassie, attraverso il satellite Planck. Se n’è parlato in un summit svoltosi nell’area della ricerca del CNR a Bologna, promosso dalle agenzie spaziali italiana ed europea e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica. Il lancio del satellite Planck è avvenuto il 14 maggio 2009, insieme al satellite Herschel. Dopo il lancio i due satelliti si sono separati per raggiungere il punto lagrangiano L2, a 1.5 milioni di Km dalla Terra, da dove svolgono i rispettivi programmi osservativi. La missione Planck è la terza Medium-Sized Mission (M3) del programma Horizon 2000 dell’ESA e ha lo scopo di studiare la radiazione cosmica di fondo. Due le principali caratteristiche inedite emerse di recente, protagoniste del convegno internazionale che si tiene a Bologna: enormi nubi di gas freddo mai segnalate prima, individuate da Planck grazie all’emissione del monossido di carbonio, e una sorta di foschia a microonde – o haze, come l’hanno battezzata gli astrofisici – la cui origine è tutt’ora senza spiegazione.
La prima mappa a tutto cielo del monossido di carbonio
Prevalentemente composte da molecole d’idrogeno, le nubi fredde costituiscono i bacini di gas dai quali si formano le stelle. Le molecole d’idrogeno, però, non emettono facilmente radiazione elettromagnetica, e questo le rende assai difficili da rilevare. Ma anche il monossido di carbonio (CO), che nelle nostre città è uno fra gli inquinanti atmosferici più diffusi, è un costituente delle nuvole fredde che popolano la Via Lattea e altre galassie. Seppur molto più rare di quelle d’idrogeno, le molecole di CO emettono radiazione elettromagnetica proprio nelle frequenze alle quali è sensibile Planck. Ed è proprio rilevandone le impronte che gli scienziati di Planck sono riusciti non solo a individuare nuove nubi molecolari dove non ci si attendeva d’incontrarne, ma addirittura a tracciare la prima mappa a tutto cielo delle emissioni di monossido di carbonio. Mappa che si rivelerà uno strumento preziosissimo, per esempio, per i radiotelescopi terrestri, anch’essi sensibili elle emissioni del CO ma costretti a esplorare solo porzioni limitate di cielo, a causa dell’enorme quantità di tempo che richiederebbe una survey completa.
Nebbia fitta nel centro galattico
Se la mappa a tutto cielo del monossido di carbonio è una prima assoluta, la grande sorpresa che le ultime analisi dei dati di Planck stanno regalando agli scienziati è una misteriosa foschia di microonde che sfida ogni spiegazione. Battezzata haze, o foschia, è stata rilevata da Planck nella regione che circonda il centro galattico, e si presenta come un tipo di emissione ben noto agli astrofisici: l’emissione di sincrotrone, generata allorché gli elettroni, accelerati dalle esplosioni di supernovae, si trovano ad attraversare i campi magnetici. L’emissione di sincrotrone associata a questa nuova, enigmatica foschia galattica presenta però caratteristiche che la rendono diversa da quella che si osserva altrove nella Via Lattea. In particolare, lo haze ha uno spettro più “duro”: vale a dire che, spostandosi verso energie maggiori, dunque verso frequenze più alte, l’intensità della sua emissione non diminuisce in modo repentino come invece avviene per l’emissione di sincrotrone “standard”. Un comportamento insolito per il quale gli scienziati stanno valutando le ipotesi più disparate, dalla maggiore frequenza di esplosione di supernovae al vento galattico, fino all’annichilazione di particelle di materia oscura. A oggi nessuna di queste ha però ricevuto una conferma, e il mistero perdura.
Gli ultimi veli prima della mappa cosmologica
Obiettivo primario di Planck è quello di osservare il fondo cosmico a microonde (CMB), risalente ad appena 380mila anni dopo il Big Bang, e decodificare le informazioni in esso contenute sulle componenti fondamentali dell’Universo e l’origine della struttura cosmica. Per vedere nei dettagli il fondo cosmico, però, occorre anzitutto rimuovere le contaminazioni introdotte dalla moltitudine di sorgenti di foregrounds (così chiamato perché si trovano davanti al fondo) sovrapposte. Fra di esse, l‘emissione del monossido di carbonio e la foschia galattica presentate in questi giorni a Bologna. «Un compito lungo e delicato, quello della rimozione, in grado però di fornirci un insieme di dati di prima qualità, tali da offrirci uno sguardo inedito sui temi caldi dell’astronomia galattica ed extragalattica», spiega Jan Tauber, dell’ESA, project scientist di Planck.
«I dati che il satellite Planck ha raccolto nei quasi tre anni di vita operativa stando dando informazioni estremamente importanti, che aiuteranno gli scienziati a comprendere meglio le problematiche che riguardano la nascita dell’Universo», dice Barbara Negri, responsabile ASI per l’Esplorazione e Osservazione dell’Universo – sottolineando «l’importanza e l’entità dell’impegno economico dell’ASI, che ha investito 36 milioni per lo sviluppo e la realizzazione dello strumento a bassa frequenza (LFI), con l’aggiunta di quello ad alta frequenza (HFI), garantendo un ulteriore stanziamento di 2,7 milioni nell’arco di tre anni per la fase scientifica comprendente la missione in orbita e l’analisi dei dati a terra». «Il lavoro di analisi di più di 450 scienziati di Planck continua senza sosta, per arrivare puntuali al rilascio, all’inizio del 2013, dei primi risultati cosmologici: quelli da cui ci attendiamo grandi sorprese», afferma Reno Mandolesi, responsabile dello strumento a bassa frequenza (LFI) del satellite. «Nel frattempo Planck», continua Mandolesi, «rimasto orfano dello strumento ad alta frequenza (HFI) per l’esaurimento dell’elio liquido necessario a raffreddare a 0.1 gradi Kelvin – la più bassa temperatura mai raggiunta nello spazio – i suoi bolometri, continua ad accumulare dati nella sua esplorazione del cielo con il solo strumento LFI, ancora perfettamente funzionante ed efficiente. Sono molto orgoglioso di guidare un team internazionale, con grande partecipazione italiana, di valore straordinario. Con Planck, la più complessa missione mai realizzata da ESA, l’Italia con ASI, INAF e le università coinvolte dimostra ancora una volta di essere una delle nazioni spaziali di eccellenza a livello internazionale. Un chiaro esempio di sulla sinergia tra comunità scientifica e industriale che segna un nuovo successo per il nostro Paese».
LA MISSIONE PLANCK
Planck è una missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che ha gestito il programma sin dagli esordi, nel 1993, e ha finanziato lo sviluppo del satellite, il lancio e le operazioni di controllo. Il prime contractor di ESA per Planck è stata Thales Alenia Space (Cannes, Francia). Un contributo fondamentale a Planck è stato dato dall’industria europea. In particolare, è stato decisivo il contributo di Thales Alenia Spazio (Torino) per il service module, di Astrium (Friedrichshafen, Germania) per gli specchi del telescopio e di Oerlikon Space (Zürich, Svizzera) per le strutture del payload. La maggior parte dei test criogenici e ottici più complessi sono stati eseguiti presso il Centro Spaziale di Liegi, in Belgio, e presso la sede di Cannes di Thales Alenia Space. L’eccezionale know-how richiesto per lo sviluppo dello strumento a bassa frequenza (LFI) e di quello ad alta frequenza (HFI) è stato fornito da due grandi consorzi internazionali, comprendenti in totale circa 50 istituti scientifici dell’Europa e degli Stati Uniti, finanziati dalle agenzie dei Paesi coinvolti.
Per quanto riguarda lo sviluppo degli strumenti scientifici, un contributo importante è dovuto a Thales Alenia Space (Milano) per LFI e a Air Liquide – DTA (Grenoble, Francia) per HFI. I due consorzi sono anche responsabili per l’operatività scientifica dei rispettivi strumenti e per il trattamento dei dati. Alla guida dei consorzi, i due principal investigators: J.-L. Puget, dell’Institut d’Astrophysique Spatiale di Orsay (Francia), è responsabile di HFI (finanziato principalmente dal CNES e dal CNRS [INSU, IN2P3]), mentre N. Mandolesi, dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna, è responsabile di LFI (finanziato principalmente dall’ASI e dall’INAF). La NASA ha finanziato lo US Planck Project, con base a JPL e con il coinvolgimento di scienziati da numerose istituzioni degli Stati Uniti, il cui contributo all’impegno dei due consorzi è stato decisivo. Un consorzio d’istituti danesi, finanziato dal Danish National Research Council, ha preso parte insieme all’ESA allo sviluppo dei due specchi del telescopio di Planck. Planck è gestito dal Flight Control Team del Mission Operations Centre (MOC), presso lo European Space Operations Centre (ESOC) dell’ESA, a Darmstadt (Germania). Il Planck Science Office, presso lo European Space Astronomy Centre (ESAC) dell’ESA, in Spagna, gestisce l’intera survey e coordina le operazioni scientifiche dei due strumenti.
Maggiori dettagli sono disponibili su web, agli indirizzi: https://www.satellite-planck.it/content/view/23/46/ (per LFI) e https://www.planck.fr/heading1.html (per HFI).
da Sorrentino | Feb 10, 2012 | Attualità, Lanci, Primo Piano, Programmi
Il 13 febbraio, l’Agenzia Spaziale Europea metterà in orbita, per il suo primo volo di qualifica, il lanciatore nuovo di zecca Vega.Il primo Vega in assoluto sarà lanciato dallo spazio porto europeo di Kourou, nella Guyana francese, per portare in orbita nove satelliti e incrementare la capacità della flotta di lanciatori europei. La finestra di lancio di questa prima missione, denominata VV01, è fissata in due ore tra le 11h00 e le 13h00 (10h00–12h00 GMT, 07h00–09h00 ora di Kourou). Il primo volo segna la conclusione di nove anni di sviluppo da parte dell’ESA e dei suoi partner, l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’agenzia spaziale francese (CNES) e l’industria. Il programma è stato supportato da sette paesi membri dell’ESA: Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera. Progettato per fornire all’Europa la capacità di portare in orbita satelliti scientifici e di osservazione della Terra in maniera sicura, affidabile e competitiva, Vega (acronimo di “Vettore europeo di generazione avanzata”) è compatibile con carichi la cui massa varia dai 300Kg ai 2500Kg, a seconda del tipo di altitudine e di orbita richiesta dal cliente. Questa nuova capacità completerà la famiglia dei servizi di lancio già esistente allo spazioporto europeo nella Guyana francese: Ariane5 per i carichi pesanti ed il lanciatore di classe media Soyuz, presente da ottobre 2011.
Il carico consiste in due satelliti italiani – LARES (laser relativity satellite) dell’ASI e ALMASat-1 dell’Università di Bologna, più sette nano satelliti forniti dalle università europee: e-St@r (Italia), Golia (Romani), MaSat-1 (Ungheria), PW-Sat (Polonia), Robusta (France), UniCubeSat GG (Italia) e Xatcobeo (Spagna).
La missione serve a qualificare il sistema Vega in generale, compresi il veicolo, l’infrastruttura a terra e le operazioni, dalla campagna di lancio alla separazione sia del carico che del cosiddetto “upper stage”.
Dopo il volo di qualifica, il sistema di lancio Vega sarà operato da Arianespace. La società sarà anche incaricata di offrire questa nuova capacità di lancio sul mercato internazionale, con l’obiettivo di almeno due missioni per anno. ESA sarà uno dei primi clienti di questo nuovo servizio di Arianespace con una commessa per cinque lanci. Vega è progettato per affrontare una vasta gamma di missioni e di configurazioni di carico in modo da rispondere, con la maggiore flessibilità possibile, alle differenti domande di opportunità richieste dal mercato. Vega offre, in particolare, configurazioni in grado di gestire carichi che spaziano da un singolo satellite fino a un satellite principale e sei microsatelliti. Vega è compatibile con masse di carico dai 300Kg ai 2500Kg, a seconda del tipo di altitudine dell’orbita richiesta dal cliente. La curva è di 1500Kg per un’orbita polare di 700km di altitudine. ELV SpA è il principale contraente industriale (70% di proprietà di Avio SpA, 30% di proprietà dell’Agenzia Spaziale Italiana, ASI) e Vitrociset è il principale contraente per le installazioni del controllo da terra.
Il P80, il primo stadio a propellente solido, del peso di 100 tonnellate, è stato trasferito il 7 novembre 2011 dall’edificio di integrazione (Booster Integration Building) alla rampa di lancio, utilizzando il sistema di trasporto “Fardler” per i carichi pesanti. Con il P80 installato nella torre mobile, tutte le installazioni a terra sono state ora configurate per la validazione finale del motore, compreso il sistema di controllo di spinta del vettore (Thrust Vector Control system) che fa ruotare il grande ugello per la guida. Successivamente è toccato al secondo e terzo stadio, Zefiro 23 e Zefiro 9, entrambi a propellente solido, trasferiti dal Magazzino Motori ed Edificio di Preparazione di Vega (Vega Booster Storage and Preparation Building) ed aggiunti al veicolo. Infine è stato integrato l’AVUM (Attitude & Vernier Upper Module) cioè il modulo superiore o quarto stadio.
da Sorrentino | Gen 31, 2012 | Servizi Satellitari
Eutelsat Communications (Euronext Paris: ETL) ha annunciato di aver superato, alla fine del 2011, la soglia dei 4.000 canali TV trasmessi via satellite. Questo nuovo traguardo riflette un’ininterrotta crescita da tre decenni, a partire dai primi segnali TV trasmessi in Europa dalla flotta di Eutelsat, pioniere in materia di comunicazioni via satellite. La soglia dei 4.000 è stata raggiunta in occasione del lancio, sul satellite ATLANTIC BIRD 7, nei 7° Ovest, del canale TV Rotana Cinema, dedicato ai film classici e contemporanei in lingua araba e ultimo nato del gruppo Rotana Entertainment. Le posizioni orbitali video di Eutelsat continuano ad attrarre nuovi clienti: solo negli ultimi cinque anni il numero di canali TV è aumentato di oltre 2.000 unità. Va evidenziata in particolare la forte dinamicità dei mercati di Medio Oriente, Africa, Russia ed Europa centrale dove Eutelsat persegue una sostenuta politica di investimenti volta ad aumentare le risorse in orbita. Nel 2011 sono entrati in servizio i satelliti ATLANTIC BIRD 7 nei 7° Ovest, per servire le abitazioni di Medio Oriente e Nord Africa, e W3C nei 16° Est, per le abitazioni dell’Europa centrale e delle isole di lingua francese dell’Oceano Indiano. L’anno prima, l’arrivo di W7, satellite di grande capacità, aveva più che raddoppiato le risorse nei 36° Est per la trasmissione in Russia e nell’Africa subsahariana.
I mercati della TV a pagamento e in chiaro continuano ad espandersi in parallelo. Il 60% dei canali Eutelsat sono di pay-TV e disponibili su oltre 40 piattaforme che servono i mercati di Europa, Russia, Medio Oriente e Africa. Il 40% sono free-to-air (FTA) e la maggior parte si concentra nella posizione premium HOT BIRD di Eutelsat e nei 7° Est. Con lo spegnimento degli ultimi canali analogici alla fine del 2011, Eutelsat è oggi la prima delle grandi flotte ad esser passata del tutto al digitale. Ciò ha contribuito ad espandere e diversificare la televisione tematica e a far emergere la TV in HD. L’HDTV, offerta da Eutelsat sin dal 2005 nell’Europa occidentale, si è estesa a tutti i mercati del Gruppo e rappresenta attualmente il 7% di tutti i canali.