da Sorrentino | Gen 28, 2016 | Missioni, Primo Piano
La missione STS-51-L del programma Space Shuttle avrebbe dovuto rappresentare un nuovo capitolo dell’era astronautica, con l’esordio in orbita di una insegnante, simbolo dell’avvicinamento della sfera didattica al mondo spaziale. Invece le cose andarono diversamente e, dopo una serie di rinvii, il 28 gennaio 1986 il lancio della navetta Challenger finì in tragedia. Tra i sette membri d’equipaggio c’era la 38enne maestra Sharon Christa McAuliffe, selezionata tra 11000 candidati, che si preparava a trasformare lo shuttle in una speciale aula didattica nell’ambito del programma Teacher in Space, collegandosi via satellite con le aule a terra. La missione era stata accompagnata da una ritrovata eco mediatica, meno di cinque anni dopo l’avvio dell’impiego dei veicoli orbitali riutilizzabili. Il lancio in diretta tv si trasformò in un terribile documento. La fase di salita del Challenger si interruppe 73 secondi dopo il lancio, avvenuto alle 11:39 del mattino dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral. A causare la tragedia e la disintegrazione della navetta, insieme al serbatoio principale di combustibile, un guasto a una guarnizione (chiamata O-ring) del segmento inferiore del razzo a propellente solido. A bordo della navetta, alla sua decima missione, c’erano sette astronauti: il comandante Francis Scobee (47 anni), il pilota Michael Smith (41), gli specialisti di missione Judith Resnik (37), Ronald McNair (36) e Ellison Onizuka (40), lo specialista di carico Gregory Jarvis (42) e, appunto, Sharon Christa McAuliffe, mamma di due bambini, alla quale poi sono stati dedicati l’asteroide 3352 McAuliffe e un cratere lunare di 19 km di diametro. La famiglia della maestra e il mondo della scuola a cui essa apparteneva assistettero dalle tribune del Kennedy Space Center alla deflagrazione nel cielo al largo della costa della Florida. Il presidente USA, Ronald Reagan, decise di rinviare l’annuale discorso sullo stato dell’Unione e annunciò egli stesso il disastro dalla Casa Bianca citando il sonetto “High Flight” di John Gillespie Magee: “Non li dimenticheremo mai, né l’ultima volta che li vedemmo, questa mattina, mentre si preparavano per il loro viaggio, salutavano e “fuggivano dalla scontrosa superficie della Terra” per “sfiorare il volto di Dio”.
Le conseguenze della tragedia determinarono la sospensione delle attività spaziali della NASA, che ripresero solo il 29 settembre 1988 con la missione dello Space Shuttle Discovery denominata “Ritorno al volo” STS-26. Quello del Challenger rimase per 17 anni l’incidente più grave nella storia delle missioni umane nello spazio, pareggiato purtroppo dalla perdita altrettanto tragica del Columbia, esploso il primo febbraio 2003.
da Sorrentino | Gen 28, 2016 | Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il primo lancio del 2016, perfettamente riuscito, di Ariane 5 permette di festeggiare nel migliore dei modi i vent’anni di attività del razzo vettore europeo, che ha inanellato la 84esima missione della sua storia, corrispondente alla 273esima realizzata dalla famiglia europea dei lanciatori di cui fa parte anche il Vega, lanciatore di piccoli satelliti a forte componente italiana, sviluppato e prodotto da Avio. A fornire la spinta necessaria ad Ariane 5 nei primi 120 secondi dal decollo sono i motori ausiliari di Avio. Venti minuti dopo la mezzanotte (ora italiana) del 28 gennaio, Ariane 5 si è sollevato dalla piattaforma nello spazioporto di Kourou nella Guyana Francese per portare in orbita il satellite per telecomunicazioni Intelsat-29E, del peso di 6.552 kg, destinato a operare dal punto geostazionario per 15 anni e fornire servizi di connessione rapida a utenti governativi e agli operatori nel campo delle reti di telefonia mobile e nel settore delle applicazioni per la mobilità aeronautica e marittima, garantendo la copertura delle Americhe e soprattutto del nord Atlantico. Si tratta del primo di due satelliti Intelsat di nuova generazione il cui lancio è stato programmato nel 2016, anno in cui sono previste otto missioni di Ariane 5 su un totale di undici gestiti da Arianespace. Dal 1980 sono ben 524 i satelliti trasferiti in orbita dal consorzio di lancio europeo, mentre sono 56 i satelliti messi in orbita per conto dell’operatore internazionale Intelsat, la cui collaborazione è iniziata nell’ottobre 1983 con Intelsat 507 a bordo del razzo Ariane 1.
da Sorrentino | Gen 27, 2016 | Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari
Dall’inverno all’estate 2016, qualcosa è destinato a cambiare nel mondo delle telecomunicazioni via satellite. Sulla rampa di lancio di Baikonour, in Kazakistan, nella ogiva del razzo vettore Proton pronto al lift-off programmato alle 23:20 ora italiana di venerdì 29 gennaio, c’è il satellite Eutelsat-9B al cui interno c’è la piattaforma EDRS (acronimo di European Data Relay System). EDRS rappresenta il più ambizioso programma di telecomunicazione mai concepito dall’Agenzia Spaziale Europea, in grado di trasmettere ogni giorno fino a 50 terabyte di dati dallo spazio alla Terra. Non a caso è stata soprannominata SpaceDataHighway, autostrada spaziale dei dati, e utilizzerà una tecnologia laser all’avanguardia per fornire servizi di ritrasmissione di enormi quantità di dati quasi in tempo reale. L’obiettivo è migliorare in maniera drastica la rapidità di accesso a dati critici, come quelli raccolti durante i servizi di emergenza in risposta alle catastrofi naturali. Il primo elemento di EDRS, chiamato EDRS-A, comincerà a ritrasmettere informazioni dallo spazio alla Terra a partire dall’estate 2016. Veicolerà i dati dei satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2 di Copernicus, il programma di osservazione satellitare della Terra lanciato nel 1998 dalla Commissione Europea e da un pool di agenzie spaziali. Il programma Copernicus punta a migliorare la raccolta e la gestione europea dei dati sullo stato di salute del pianeta, e si basa su sei tipologie diverse di satelliti sentinelle. Quelli con cui comunicherà EDRS-A, Sentinel-1 e Sentinel-2, sono utilizzati rispettivamente per produrre dati radar interferometrici e per l’osservazione multi spettrale. Una volta in funzione, il sistema EDRS lavorerà per aumentare la quantità di dati provenienti dai satelliti in orbita bassa, dalla ISS e dalle navicelle senza equipaggio, arrivando a ritrasmettere fino a 50 terabyte di dati al giorno. In pratica, verrà garantito un flusso quasi continuo, che cosentirà di eliminare il ritardo nella trasmissione dei dati, rendendo gradualmente l’Europa sempre più indipendente nell’osservazione satellitare della Terra.
da Sorrentino | Gen 26, 2016 | Missioni, Primo Piano
La sonda euroamericana Cassini, in orbita dal 2004 intorno a Saturno, sta effettuando una serie di manovre propulsive in attesa dell’atto finale della missione previsto nel 2017. Il programma prevede un’intensa attività nel corso del 2016 con una serie di cinque manovre propulsive, la seconda delle quali compiuta il 23 gennaio. L’obiettivo è inclinarne progressivamene l’orbita al di fuori del piano degli anelli di Saturno. Ognuna delle manovre è propedeutica a una successiva ‘fionda gravitazionale’ di Titano che servirà a modificare l’orbita di Cassini, portandola a un’inclinazione maggiore rispetto al piano equatoriale di Saturno. In questo modo la velocità orbitale della sonda intorno a Saturno è stata variata di 6,8 metri al secondo. Le prossime manovre sono schedulate per Il 1 febbraio, con un cambiamento di velocità di 774 metri per secondo, e per il 25 marzo: quest’ultima sarà preparatoria per il fly-by di Titano del 4 aprile.
«Il nostro obiettivo è quello di portare Cassini a una precisa altitudine/latitudine in un tempo specifico sopra Titano – ha commentato Earl Maize, project manager di Cassini al Jet Propulsion Laboratory della NASA – e queste grandi manovre propulsive ci portano dritti all’obiettivo».
Cassini non farà più ritorno in un’orbita vicina al piano degli anelli di Saturno. Il team della sonda sta aumentando lentamente l’inclinazione del percorso rispetto all’equatore di Saturno per preparare Cassini al momento finale della sua missione.
A fine novembre 2016 la sonda aumenterà gradualmente l’inclinazione della sua orbita, portandosi sempre più al di sopra dei poli di Saturno: questa fase è denominata dagli scienziati ‘F-Ring orbit’. Successivamente Cassini sonda si immergerà tra gli anelli interni di Saturno ben 22 volte, per poi tuffarsi definitivamente – a settembre 2017 – nell’atmosfera del gigante ad anelli.
Lanciata nel 1997 da Cape Canaveral, la missione Cassini-Huygens di NASA, ESA e ASI, ha raggiunto Saturno inserendosi in orbita il 1° luglio 2004. La durata nominale della missione era inizialmente di quattro anni. Un tempo triplicato. Lo studio di Saturno e del suo sistema di satelliti ed anelli è un elemento cardine per la decodifica di alcuni dei processi primari dell’evoluzione di un sistema planetario ed in particolare di quello che è il più complesso dei pianeti gassosi. La missione Cassini con i suoi strumenti scientifici sta consentendo di approfondire la conoscenza della composizione, della struttura e delle proprietà fisiche e dinamiche dei corpi che costituiscono il sistema di Saturno.
(fonti: ASI-INAF)
da Sorrentino | Gen 22, 2016 | Missioni, Primo Piano
Nessuna speranza di riprendere contatto con Philae, il lander della missione Rosetta scesa sul nucleo della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko il 12 novembre 2014. Il 10 gennaio 2016 proprio dalla sonda è partito un segnale che avrebbe dovuto impartire al lander un comando di riattivazione della cosiddetta flywheel (la ruota di inerzia). Non c’è stata risposta, e il silenzio iniziato dopo il contatto stabilito per l’ultima volta il 9 luglio 2015 è destinato a perdurare. Ormai il progressivo allontanamento della cometa dal Sole impedisce a Philae di ricevere sui proprio panelli solari l’energia luminosa necessaria a generare la potenza elettrica minima per riattivare il computer di bordo. Dal 22 gennaio 2015, in funzione della nuova posizione assunta, Rosetta, che si è spostata nell’emisfero sud della cometa, non è in grado di “vedere” Philae per inviare nuovi segnali ed eventualmente riceverne. Il comando di attivazione non funziona esattamente come un semplice interruttore, ma è concepito in modo che, mettendo in rotazione la ruota d’inerzia presente a bordo del lander, si possa innescare un leggero sollevamento consentendo, nella migliore delle ipotesi, una esposizione più favorevole dei pannelli alla luce del Sole. Mario Salatti, co-program manager del lander Philae per l’Agenzia Spaziale Italiana, ha spiegato, nei giorni in cui si sono susseguiti i tentativi di contatto di Rosetta con il lander, che anche un solo piccolo sussulto avrebbe potuto rimuovere la polvere depositatasi sui pannelli solari per ripristinare le condizioni di generazione di potenza elettrica. D’ora in avanti i responsabili della missione Rosetta, che vede coinvolti l’Agenzia Spaziale Europea, Agenzia Spaziale Italiana, DLR tedesce e il CNES francese, saranno chiamati a valutare la fattibilità e l’opportunità di ulteriori tentativi o considerare la missione definitivamente conclusa. Restano, in ogni caso, il successo della storica discesa di una sonda automatica su un corpo cometario e l’acquisizione di dati su materia cosmica risalente alla fase di formazione del sistema solare.
da Sorrentino | Gen 22, 2016 | Industria, Primo Piano, Programmi
AVIO, nel suo ruolo di capocommessa per il programma VEGA C, e il CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali – hanno siglato un accordo da circa 4 milioni di Euro per il nuovo lanciatore, il cui volo inaugurale è previsto nel 2018. L’accordo firmato tra AVIO e CIRA, nell’ambito del programma VECEP (VEGA Consolidation and Evolution Program) prevede l’effettuazione da parte del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali di studi su aerodinamica, acustica e vibroacustica al decollo del VEGA C, utilizzando sia la galleria del vento sia simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics). I tecnici di Capua analizzeranno inoltre, in coordinamento con la Direzione Tecnica di AVIO, specifici aspetti del comportamento del nuovo motore a solido P120: fluidodinamica non stazionaria della camera di combustione e caratterizzazione meccanica delle strutture in composito.
“Con il VEGA C intendiamo migliorare ulteriormente la capacità di offerta sul mercato dei servizi di trasporto di piccoli satelliti in orbita bassa”, commenta Giulio Ranzo, Amministratore Delegato di AVIO, “la capacità di carico sarà incrementata di circa il 50% rispetto alla configurazione attuale. Questa nuova configurazione avrà anche una maggior flessibilità operativa. Infatti nello stesso lancio si potranno gestire sia un maggior numero di piccoli satelliti, anche in diversi piani orbitali, sia satelliti di massa superiore. Le attività che svolgeremo insieme al CIRA sono un ulteriore tassello alla crescita del know how spaziale italiano.”
“Questo importante accordo ci consente di dare continuità all’importante e fattiva collaborazione che da alcuni anni abbiamo con Avio nel campo della propulsione spaziale. Siamo orgogliosi di partecipare al programma VECEP, contribuendo in tal modo, con il nostro bagaglio di competenze scientifiche e tecnologiche e le nostre infrastrutture di ricerca, a consolidare il ruolo dell’Italia tra i paesi leader in Europa nel settore dei lanciatori e dell’accesso allo spazio” ha detto Luigi Carrino, Presidente del CIRA.