da Sorrentino | Gen 4, 2016 | Missioni, Primo Piano, Programmi
Fervono i preparativi per il lancio della sonda ExoMars 2016, giunta alla vigilia di Natale a Baikonur in Kazakistan, dove si lavora alla verifica di tutti i componenti prima di passare al caricamento del propellente di bordo e all’integrazione con il sistema di lancio. La prima finestra di lancio è fissata il 14 marzo 2016. ExoMars è la prima missione del programma di esplorazione dell’ESA Aurora, che comprende due missioni distinte. La prima, nel 2016, studierà l’atmosfera marziana e dimostrerà la fattibilità di diverse tecnologie fondamentali per l’ingresso in atmosfera, discesa e atterraggio. La missione 2016 inoltre, fornirà anche un collegamento dati tra la Terra e un rover marziano che sarà utilizzato nelle successive missioni. La seconda missione nel 2018, comprenderà un rover Europeo autonomo, capace di prelevare campioni di terreno ad una profondità di due metri a di analizzarne le proprietà chimiche , fisiche e biologiche.
Il programma ExoMars è frutto di una cooperazione internazionale tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Agenzia Spaziale Russa (Roscosmos), e che vede l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) fortemente coinvolta. L’Italia, maggiore investitore, è la principale sostenitrice della missione Exomars e lo sviluppo industriale del programma è condotto da un consorzio Europeo guidato da Thales Alenia Space Italia, che coinvolge circa 134 aziende spaziali dei Paesi partner dell’ESA. Il veicolo che a Marzo 2016 sarà inviato verso il Pianeta Rosso è composto da un modulo orbitante, chiamato TGO “Trace Gas Orbiter” (del quale è responsabile Thales Alenia Space Francia) e da un modulo di discesa chiamato EDM “Entry Descent and Landing Demonstrator Module (del quale è invece responsabile Thales Alenia Space Italia), denominato Giovanni Virginio Schiaparelli, in onore del famoso astronomo italiano considerato una delle più grandi figure dell’ astronomia Italiana dell’800 e al tempo stesso, uno dei maggiori studiosi della storia della scienza e dell’astronomia antica.
Alla missione ExoMars 2016 contribuiscono altre aziende italiane, in particolare Finmeccanica-Selex ES con la fornitura di generatori e unità montate sul modulo EDM, con i sensori di assetto stellari per il TGO e con il cuore optronico dello strumento di osservazione CASSIS e Telespazio che, attraverso la controllata Telespazio VEGA Deutschland, cura lo sviluppo dell’ExoMars Mission Control System (MCS) per monitorare e controllare l’ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO) nel 2016.
L’INAF contribuisce alla missione con la responsabilità di due strumenti scientifici e con la partecipazioni a diversi altri. Gli strumenti con responsabilità diretta di INAF sono: MaMISS -Spettrometro inserito nel sistema di carotaggio-driller per lo studio del sottosuolo marziano (INAF-IAPS) e DREAMS (INAF-OACN) per la caratterizzazione dell’ambiente marziano ed è coinvolto anche nella realizzazione dello strumento CASSIS.
da Sorrentino | Dic 30, 2015 | Missioni, Primo Piano
InSight, la nuova missione NASA dedicata allo studio della composizione e della struttura interna di Marte, alla fine, perde l’appuntamento per la finestra di lancio programmata nel marzo 2016, a causa di una perdita nel sistema di vuoto nello strumento SEIS, un sensibilissimo sismografo uno dei principali equipaggiamenti scientifici della sonda. Secondo le indicazioni fornite dalla NASA, la partenza verso il Pianeta Rosso è destinata ad essere rinviata almeno di un paio d’anni, fino a quando Terra e Marte si troveranno nelle rispettive posizioni giuste per consentire a InSight di arrivare a destinazione secondo il programma prestabilito della missione. SEIS è uno strumento fornito dal CNES francese e in grado di captare anche i più lievi movimenti tellurici, grazie a tre sensori che devono operare in una condizione di vuoto spinto per resistere alle avverse condizioni dell’ambiente marziano. A una prima perdita, individuata a inizio 2015 e subito riparata, ne è seguita un’altra che non consente di avviare la missione senza il grosso rischio di vedere compromessa la funzione del sensibilissimo rilevatore sismico. La soluzione dell’anomalia, a cui stanno lavorando i tecnici del Centro Spaziale del CNES di Tolosa, richiede tempi lunghi, che fanno slittare inevitabilmente la partenza. La sonda InSight, giunta alla base aerea di Vandenberg, in California, il 16 dicembre scorso, prende la via del ritorno allo stabilimento della Lockheed Martin, dove è stata costruita.

Laconico, in proposito, il commento di Charles Elachi, direttore del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, secondo il quale, sancito che a marzo 2016 sarà scaduto il tempo per lanciare la sonda verso Marte, è indispensabile completare al meglio la preparazione del veicolo spaziale che evitare di rischiare il fallimento della missione.
Sempre a marzo 2016 è in programma il lancio della missione Exomars dell’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con quella russa. La sonda si trova già al cosmodromo di Baikonur in Kazakistan.
da Sorrentino | Dic 29, 2015 | Attualità, Politica Spaziale, Primo Piano
Il 17 dicembre 2015, durante la permanenza del primo astronauta britannico Tim Peake sulla Stazione Spaziale Internazionale, il noto editorialista del Guardian Simon Jenkins ha sollevato una serie di critiche al governo di Londra nei confronti dei voli umani verso lo spazio, sostenendo in sintesi che i fondi pubblici destinati allo spazio sono molto alti e troppo spesso destinati ad alimentare la vanità più che i bisogni.
Non v’è dubbio che le attività spaziali, come oggi concepite, siano sostanzialmente viste come gesti pionieristici con lo scopo di spostare un po’ più in là l’orizzonte dell’umanità, e percepite, e talvolta utilizzate, come veri e propri strumenti politici. L’impresa di Tim Peake è ritenuta “eroica” nel Regno Unito, mentre gli italiani hanno familiarizzato con astroLuca e astroSamantha. Al di là del clamore e dell’interesse che le varie missioni possono suscitare grazie alle azioni specifiche degli enti spaziali, richiamando così l’attenzione dell’opinione pubblica sui loro programmi anche per trovare il necessario consenso e puntare al consolidamento del budget, il vero obiettivo dovrebbe essere rappresentato dalla consapevolezza che occorre rendere lo spazio davvero possibile per tutti. Le oltre 600 persone andate nello spazio nei circa 60 anni di era astronautica non possono bastare a sostenere il concetto di Quarto Ambiente, di cui si parla da tre decenni. E’ giunto il momento che le attività spaziali diventino parte integrante della vita quotidiana e questo richiede la più ampia apertura del settore ai privati, così come sta accadendo negli Stati Uniti da qualche anno.
Jenkins in effetti dichiara anche di esser stato allettato dall’idea di acquistare un biglietto per un volo suborbitale sulla SpaceShipTwo di Virgin Galactic, desistendo poi quando ha percepito con non poca superficialità che i livelli di sicurezza garantiti sono all’incirca quelli del bungee jumping. Appare evidente che la sicurezza offerta inizialmente da sistemi rivoluzionari sia minore di quella di sistemi consolidati; tuttavia, solo sviluppando nuovi sistemi e la tecnologia che li accompagna si potrà arrivare ad un’affidabilità paragonabile a quella dell’attuale aviazione commerciale. Un esempio è rappresentato dal progetto Hyplane sostenuto dal Center for Near Space. Un piccolo velivolo ipersonico in grado di realizzare indifferentemente due missioni diverse: un volo di crociera intercontinentale a 30 km di quota e un volo spaziale suborbitale fino a 100 km. E’ inimmaginabile vedere concretizzato tale progetto senza investitori privati, in grado di valutare il business plan e puntare al suo sviluppo per il recupero degli investimenti prima e il vero guadagno poi.
Anni fa l’Agenzia Spaziale Italiana costituì un gruppo di lavoro per valutare la possibilità che l’Italia sviluppasse una propria ed indipendente missione automatica (senza uomo a bordo) verso la Luna. Il risultato fu la fattibilità tecnica ma la totale inopportunità dato che per diversi anni tutti i fondi governativi avrebbero dovuto essere destinati all’impresa. Allo stesso modo, da tempo si parla di una missione umana su Marte e se ne stima il costo in 1.5 trilioni di dollari; tenuto conto che la somma dei budget di tutte le agenzie spaziali del mondo vale circa 50 miliardi di dollari all’anno, occorrerebbero circa 30 anni per realizzare questo sogno, ma togliendo risorse ad ogni altra iniziativa.
Detto che realizzare un km di autostrada costa mediamente tra i 10 ed i 35 M€ (la variante di valico inaugurata pochi giorni fa è costata 67 M€/km!), il budget annuo dell’Agenzia Spaziale Italiana equivale a circa 25 km di autostrada o, se si vuole, a un caffè al mese per ogni italiano! I cittadini europei pagano un po’ meno, un caffè ogni due mesi, data la presenza di molti Stati che investono meno dell’Italia. Non è difficile quindi convincersi di come dopo tutto i budget spaziali siano ridotti, a differenza di quanto il cittadino creda. Per contro, quello stesso cittadino non sempre si rende conto che una quantità di cose che lo circondano, e che usa quotidianamente, si basa su tecnologia spaziale: velcro, pennarello, pentola antiaderente, microprocessore, telefono cellulare, TV satellitare, sistemi di geo-posizionamento, previsioni meteorologiche, joystick, tessuti tecnici per tute sportive (gore-tex) o indumenti ignifughi (nomex) o coperte termiche (mylar), solo per citarne alcuni. In sintesi, Jenkins è del tutto fuori strada quando fa rilevare come i fondi spesi per missioni spaziali abbiano più l’aspetto della “vanity fair” che una reale esigenza della popolazione.
Eppure, come dicevamo, questi preziosi fondi non bastano perché lo Spazio possa a tutti gli effetti diventare parte integrante del mondo in cui viviamo. L’utilizzazione massiccia della risorsa Spazio porterà incommensurabili benefici sulla Terra, ma perché ciò avvenga occorrono investimenti ben superiori a quelli che tutti i governi insieme potrebbero mai accollarsi. Per questo motivo il CNS promuove l’allargamento ai privati del mondo spaziale, sia per aumentare la conoscenza e la consapevolezza delle ricadute tecnologiche, sia per un ampio coinvolgimento di industriali ed investitori in genere. In tale visione rientra il progetto OrbiTecture, proposto dal CNS e orientato allo studio di un nodo infrastrutturale di futura generazione che, collocato in un punto dello spazio geo-lunare, possa vedere la presenza continua di molte decine di persone e garantire le funzioni di molo di attracco, hangar di manutenzione ed integrazione, laboratorio scientifico e abitazione (resort e/o hotel). Al progetto OrbiTecture si lega anche il Concorso di Idee FLOR2050 dedicato agli studenti delle scuole superiori di ogni tipo per far emergere nuove visioni e caratterizzazioni della funzione Resort.
Rino Russo
Direttore Center for Near Space
Vincenzo Torre
Vicedirettore Center for Near Space
da Sorrentino | Dic 23, 2015 | Missioni, Primo Piano
La sonda giapponese Akatsuki, meglio nota come Venus Climate Orbiter, lanciata il 20 maggio 2010, è entrata nell’orbita di Venere il 7 dicembre 2015, esattamente cinque anni dopo la data prevista. Un ritardo macroscopico, causato da un problema sorto nel serbatoio che alimenta il motore principale e che avrebbe potuto compromettere totalmente la missione proprio nella fase di avvicinamento al globo venusiano. Al momento stabilito per rallentare la velocità e completare l’inserimento in orbita, una occlusione dovuta a un deposito di sale accumulatosi su una valvola, ha fatto surriscaldare il motore provocandone lo spegnimento dopo tre minuti anziché gli undici previsti di funzionamento. Di conseguenza la sonda è sfuggita alla gravità di Venere finendo per essere attratta dal Sole. I tecnici dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa sono stati bravi a trasformare l’incidente in opportunità e con pazienza hanno atteso che Akatsuki completasse il lungo giro intorno alla nostra stella e si riavvicinasse a Venere. Facendo funzionare per venti minuti i quattro propulsori ausiliari della sonda, essi sono riusciti a completare l’inserimento in orbita anche se a una quota più alta di quella prevista. Il salvataggio della missione è da considerarsi un successo e il centro di controllo giapponese si è messo al lavoro per rendere l’orbita compatibile con la tipologia di osservazioni scientifiche, a cominciare dallo studio dell’atmosfera venusiana e dei parametri di superfici che potranno essere utili a ricostruire l’evoluzione del pianeta interno più prossimo alla Terra. L’obiettivo è avviare l’attività di osservazione a metà aprile 2016.
da Sorrentino | Dic 23, 2015 | Industria, Primo Piano
MBDA, CIRA, FOX BIT, DRAGONFLY e CSM sono le cinque società che, nella sede del CIRA, hanno dato vita alla Rete di Imprese denominata NIAM -Network Italiano Additive Manufacturing- presieduta da Antonio Perfetti. L’obiettivo è di accrescere le conoscenze e la competitività nel settore della Manifattura Additiva (Additive Manufacturing) per l’aeronautica e lo spazio, individuato come uno dei principali fattori di innovazione. A sottoscrivere l’atto costitutivo della Rete NIAM, sono stati i massimi vertici delle cinque società: Antonio Perfetti per MBDA Italia che è anche la capofila del gruppo, Luigi Carrino, per il CIRA, Massimiliano Scarpetta per Fox Bit, Claudio Giarda per Dragonfly, Cesare Murgia per CSM, alla presenza di Mariano Bozza in rappresentanza dell’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Campania.
L’Additive Manufacturing, conosciuta anche come stampa 3D industriale, è il processo attraverso il quale, partendo da modelli numerici 3D e tramite la deposizione di materiali (metalli o compositi) per strati successivi, si possono realizzare componenti meccaniche seriali o prototipali ad elevata complessità. Per questo il suo impiego è molto importante per i settori high-tech ed in particolare per il settore aerospaziale che, con i suoi componenti altamente tecnologici, il loro valore molto elevato, i bassi volumi produttivi e i tempi strettissimi di risposta alla domanda, individua nella Manifattura Additiva la migliore risposta tecnologica.
Per raggiungere l’obiettivo strategico di accrescere la capacità competitiva sullo scenario nazionale ed internazionale nell’ambito delle tecnologie additive, le società della Rete si impegnano a svolgere una serie di azioni che vanno dal miglioramento della conoscenza e del monitoraggio del mercato per favorire un rapido e competitivo ingresso della Rete, all’acquisizione di un approfondito know how sulle fenomenologie e tecnologie relative alla Manifattura Additiva, fino alla caratterizzazione dei propri prodotti e servizi per l’elevato livello innovativo e standard qualitativo. L’acquisizione di macchinari allo stato dell’arte, la messa a punto di standard e di protocolli per la qualifica e la certificazione, la definizione di processi realizzativi anche con multi-materiali per consentire la produzione di prodotti assolutamente nuovi sono altri punti fondamentali dell’accordo. Con i macchinari che presto saranno installati presso il CIRA grazie alla firma di questo accordo, quelli già esistenti e la stampante 3D al titanio presente presso lo stabilimento Citema, Capua si candida a diventare uno dei maggiori poli nel settore della Manifattura Additiva per l’aerospazio.
da Sorrentino | Dic 22, 2015 | Astronomia, Primo Piano
La luna piena illumina la notte di Natale, tra le 16:20 del 24 Dicembre e le 7:00 del mattino del 25. Un fenomeno che non deve essere confuso con la SuperLuna, ma solo una coincidenza astronomica che si ripete dopo 38 anni e viene definita “Luna fredda” o “Luna della neve”, in quanto ultimo plenilunio dell’anno riferito al clima freddo che tale però non è sull’Italia. L’ultimo Natale con la Luna piena era capitato nel 1977; per il prossimo dovremo attendere altri 19 anni, il 25 dicembre 2034. Ammirare la luna piena il giorno di Natale è un evento alquanto raro. La durata del ciclo lunare (29,5 giorni) e dell’anno solare fa sì che ogni anno si abbiamo dalle 12 alle 13 lune piene e che le lune piene di anno in anno si spostino di circa 11 giorni.
Dopo il solstizio d’inverno del 22 dicembre, il plenilunio sarà stato preceduto dall’occultazione di Aldebaran, la stella più luminosa della Costellazione del Toro a 65 anni luce dalla Terra, tra le 19.05 e le 20.08 del 23 dicembre. A Natale oscurata anche la cometa Catalina, visibile a partire dagli inizi del mese di dicembre ma poi al massimo livello di luminosità a metà gennaio 2016.