da Sorrentino | Nov 22, 2012 | Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
Il Consiglio Ministeriale dell’ESA 2012 svoltosi a Napoli rappresenta con un importante successo politico e di contenuti per l’Europa e per l’Italia, e segna una tappa fondamentale per la crescita della collaborazione spaziale europea. Nonostante l’attuale fase di congiuntura economica sfavorevole, le sottoscrizioni complessive hanno raggiunto un valore totale nell’ordine dei 10 miliardi di euro, a conferma dell’importanza che tutti i Paesi membri attribuiscono alla ricerca e all’innovazione nel settore spaziale, al fine di sviluppare le capacità tecnologiche e industriali europee e sostenere la crescita economica.
Al Consiglio hanno partecipato per l’Italia il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo, e il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese. Per la prima volta hanno partecipato Polonia e Romania, i nuovi stati membri dell’ESA, che portano così la rappresentanza a 20 nazioni. Il dato politico più rilevante è l’approvazione della Risoluzione che disegna l’evoluzione dei rapporti tra ESA e Unione europea. In proposito, l’Italia ha auspicato che l’ESA e UE trovino le modalità esecutive per garantire la sinergia tra le rispettive attività nel settore spaziale, in modo da evitare duplicazioni e massimizzare i ritorni degli investimenti degli stati membri. Per quanto riguarda i grandi programmi europei Galileo e GMES, su proposta italiana, è stata sottolineata l’importanza di una tempestiva ed efficiente implementazione di questi programmi, inclusa la disponibilità dei primi servizi entro la fine del 2014.
L’Italia considera lo Spazio un settore strategico in tutte le sue componenti costitutive (ricerca, progettazione, realizzazione, lancio e gestione operativa delle missioni spaziali) e ritiene necessaria una visione europea complessiva che miri al rafforzamento del ruolo dell’Europa nel settore spaziale e alla valorizzazione degli investimenti, con ricadute in termini di servizi ed applicazioni e con benefici diretti per i cittadini e per la competitività. In questa prospettiva, nel corso della Ministeriale, il nostro Paese ha sostenuto soprattutto i programmi che maggiormente assicurano questo obiettivo.
Nel settore dei lanciatori, nel quale si è registrata un’intesa franco-tedesca sullo sviluppo futuro del lanciatore europeo Ariane, l’Italia ha voluto dare un sostanziale contributo mettendo a disposizione 26 milioni con l’obiettivo di assicurare una maggiore competitività sul mercato del futuro lanciatore ed una crescente sinergia con il programma Vega per il quale sono stati sottoscritti ben 85 milioni. In proposito, oltre al sostegno finanziario degli altri stati membri già partecipanti al programma abbiamo chiesto ed ottenuto per la prima volta anche quello della Germania con 9 milioni di euro, rafforzando così il carattere europeo di questo programma che l’Italia sostiene per oltre il 60% dei costi. La Germania, in particolare, si candida a costruire l’ultimo stadio di Vega in sostituzione di quello attualmente impiegato e fornito dall’Ucraina. Ovvio considerare l’ulteriore sviluppo di Vega propedeutico a quello relativo alle tecnologie che saranno introdotte per Ariane 6, come sottolinea il presidente ASI, Enrico Saggese.
Per quanto concerne la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), l’Italia ha sostenuto la piena valorizzazione scientifica e tecnologica di questa infrastruttura per tutta la durata della sua vita operativa (fino al 2020). In questa prospettiva, il nostro contributo è stato di 144 milioni, 45 dei quali per favorire un rafforzamento della cooperazione con la NASA attraverso la realizzazione di un modulo di servizio per il futuro veicolo di trasporto umano della NASA (cosiddetto “barter element”). Il nostro sostegno alla ISS ha dato un rilevante contributo alla copertura finanziaria per questo programma, facilitando un’intesa complessiva da parte dei grandi stati membri.
Nel campo dell’osservazione dell’universo e nel campo dell’esplorazione spaziale, è stata sottolineata l’importanza di una collaborazione con partners extra-Ue, come la Russia. In questo settore, l’Italia contribuisce con 55 milioni al finanziamento della missione Exomars. Per quanto riguarda l’osservazione della Terra, il nostro contributo complessivo è stato di 208 milioni per progetti scientifici (Earth Explorer) e meteorologici che offrono una risposta ai problemi dell’ambiente, della tutela del territorio e dei cambiamenti climatici. Infine, a proposito dei programmi di sviluppo tecnologico e delle applicazioni integrate nel settore delle telecomunicazioni, il nostro contributo complessivo è stato di 109 milioni, un finanziamento importante assicurato con l’obiettivo di massimizzare il leverage di questi programmi sull’indotto del settore, che ha già brillanti caratteristiche di autosostenibilità.
Le sottoscrizioni complessive italiane per i programmi facoltativi sono state di 657 milioni di euro, ripartite per un periodo pluriennale (3-5 anni), nel modo seguente: 137 milioni per i programmi sui lanciatori; 208 milioni per i programmi per l’osservazione della terra; 200 per i programmi relativi al volo umano; e 109 milioni per i programmi di sviluppo tecnologico e nel settore delle Telecomunicazioni, navigazione e sicurezza. Inoltre, l’Italia nel corso dei prossimi cinque anni, contribuirà ai programmi obbligatori con circa 500 milioni. Questo livello di contribuzione rientra pienamente nella programmazione strategica approvata dal Governo ed ha assicurato all’Italia di mantenere un ruolo di leadership nell’ambito ESA in cui resta il terzo paese contributore.
“Il settore dello spazio – sottolinea il ministro Profumo – è strategico per la ricerca e lo sviluppo industriale dell’Italia. Il risultato della Ministeriale conferma il ruolo politico del nostro Paese, che si è concretizzato con la partecipazione al progetto Vega di nuovi partner, come la Germania, e con il rinnovato impegno di Olanda e Francia. Un importante riconoscimento politico all’Italia è testimoniato – aggiunge – anche dall’impulso alla nuova famiglia di lanciatori”. Il ministro della Ricerca italiano ricorda anche “la partecipazione del Paese allo sviluppo della Stazione Spaziale Internazionale, con attività importanti per il settore scientifico e industriale, oltre alla confermata partecipazione nei settori dell’osservazione della terra, dell’esplorazione e delle telecomunicazioni”.
“La lunga sessione della Conferenza Ministeriale ha consentito di raggiungere traguardi importanti per i programmi relativi alla Stazione Spaziale Internazionale e ai lanciatori – sottolinea il presidente ASI, Enrico Saggese . La ISS continuerà fino al 2020 e si svilupperà il Barter Element che consentirà di farci collaborare con la NASA per le future missioni in orbita oltre la LEO. Per i lanciatori si è tracciata una fase di transizione costruttiva tra Ariane 5 e Ariane 6, che rafforza anche il ruolo di Vega. L’ingresso della Germania renderà il programma a guida italiana ancora più europeo. Per quanto riguarda il supporto all’Osservazione della Terra e allo Sviluppo di nuove tecnologie, esso costituisce il giusto riconoscimento da parte dei ministri dell’Europa spaziale. Va sottolineato, infine, l’importante sostegno politico all’ESA espresso nel documento sulla visione del ruolo reciproco di ESA e Unione Europea in materia di attività spaziali”.
da Sorrentino | Nov 21, 2012 | Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
Dieci miliardi di euro per le attività ed i programmi spaziali dell’Agenzia Spaziale Europea per gli anni a venire. E’ l’ammontare dello stanziamento deciso dai ministri dei 20 Stati Membri e del Canada che hanno dato vita alla riunione di due giorni del Consiglio ESA a Napoli. I ministri si sono focalizzati sugli investimenti in aree con grandi potenziali di crescita o con un impatto diretto ed immediato sull’economia, come le telecomunicazioni e la meteorologia, approvando il livello di risorse dell’ESA per il periodo 2013-2017, le proposte per il settore dell’Osservazione della Terra e confermato l’impegno per lo sfruttamento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
I ministri hanno assicurato investimenti per la definizione dettagliata dello studio del nuovo lanciatore Ariane 6 e per la continuazione dello sviluppo di Ariane 5 ME modificato, con lo scopo di sviluppare quanti più elementi comuni possibili tra i due lanciatori. Queste attività sono finanziate per due anni e la decisione di continuare, per entrambi i lanciatori, sarà presa nel 2014. Semaforo verde all’Europa per fornire il modulo di servizio del Veicolo Orion Multifunzione con Equipaggio (MPCV Orion Multipurpose Crew Vehicle) come contributo in cambio delle operazioni dal 2017 al 2020. Una decisione di alto contenuto strategico in quanto rende possibile una cooperazione tra l’ESA e la NASA sul futuro sistema di trasporto spaziale degli equipaggi.
I ministri degli Stati Membri dell’ESA hanno approvato una Dichiarazione Politica (sostenuta anche dai ministri dei 7 Stati Membri dell’Unione Europea presenti alla riunione ma non ancora membri dell’ESA) che definisce il ruolo dell’Agenzia Spaziale Europea, in modo che possa trarre vantaggio sia dalla propria struttura intergovernativa che dalla competenza dell’UE nello spazio, esprimendo la volontà di assicurare coordinazione e coerenza tra il processo iniziato da parte del’’ESA e quello iniziato dall’Unione Europea.
I ministri hanno adottato le seguenti quattro Risoluzioni: la prima, “sul ruolo dell’ESA nel sostenere la competitività e la crescita” momenti salienti politici e programmatici del Consiglio; la seconda relativa al “Livello di risorse per le attività obbligatorie dell’Agenzia per il periodo 2013-2017″ che copre il programma scientifico e le attività di base; la terza stabilisce, il rinnovo del contributo degli Stati Membri dell’ESA per i costi di gestione del Centro Spaziale guianese, lo spazio porto europeo nella Guyana francese; la quarta inerente la”Dichiarazione Politica verso l’Agenzia Spaziale Europea che meglio serve all’Europa”. L’ultima Risoluzione avvia un processo verso un’ulteriore evoluzione dell’ESA. L’obiettivo è di capitalizzare le competenze ed i risultati dell’ESA traendo beneficio dalle politiche UE. Il processo assicurerà il successo comprovato dell’ESA come agenzia spaziale di ricerca e di sviluppo per l’Europa, gli Stati Membri e l’Unione Europea.
Oltre ai rappresentanti dei 20 Stati Membri e del Canada, erano presenti al Consiglio altri osservatori a livello ministeriale: sette dei nove Paesi Membri dell’Unione Europea che non sono ancora Stati Membri dell’ESA (Estonia, Ungheria, Cipro, Lettonia, Lituania, Repubblica Slovacca e Malta); la Commissione Europea, l’Organizzazione Europea per lo Sfruttamento dei Satelliti Meteorologici EUMETSAT (European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites), la European Science Foundation, l’Agenzia di Difesa Europea EDA (European Defence Agency), l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima EMSA (European Maritime Safety Agency), l’Agenzia Europea GNSS (GSA) e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development).
Il prossimo Consiglio ESA a livello ministeriale si terrà nella primavera del 2014.
da Sorrentino | Nov 2, 2012 | Astronomia, Primo Piano
Gli astronomi europei hanno scoperto un pianeta di massa simile a quella della Terra in orbita intorno a una stella del sistema di Alfa Centauri – il più vicino alla Terra. È anche l’esopianeta più leggero mai scoperto intorno a una stella simile al Sole. Il pianeta è stato scoperto usando lo strumento HARPS installato sul telescopio da 3,6 metri all’Osservatorio di La Silla dell’ESO in Cile. I risultati pubblicati on-line dalla rivista Nature il 17 ottobre 2012.
Alfa Centauri è una delle stelle più brillanti nel cielo australe e il sistema stellare più vicino al nostro Sistema Solare – a solo 4,3 anni luce di distanza. In realtà è una stella tripla: un sistema costituito da due stelle simili al Sole in orbita stretta l’una intorno all’altra, Alfa Centauri A e B, e da una stella rossa più distante e debole nota come Proxima Centauri. Fin dal diciannovesimo secolo gli astronomi hanno speculato sull’esistenza di pianeti in orbita intorno a questi corpi celesti, le più vicine dimore possibili per la vita al di là del Sistema Solare, ma ricerche di precisione sempre crescente non avevano rivelato nulla. Fino ad ora.
“Le nostre osservazioni con lo strumento HARPS si svolgono in un periodo di più di quattro anni e hanno rivelato un segnale piccolo, ma reale, da un pianeta che orbita intorno a Alfa Centauri B ogni 3,2 giorni” dice Xavier Dumusque (Osservatorio di Ginevra, Svizzera e Centro de Astrofisica da Universidade do Porto, Portogallo), primo autore dell’articolo. “È una scoperta straordinaria e ha spinto al limite la nostra tecnica”.
L’equipe europea ha rivelato il pianeta osservando le piccole oscillazioni nel moto della stella Alfa Centauri B, dovute all’attrazione gravitazionale del pianeta in orbita. L’effetto è molto piccolo – fa spostare la stella avanti e indietro di non più di 51 centimetri al secondo (1,8 km/ora), all’incirca la velocità di un bambino a quattro zampe. Questa è la massima precisione mai ottenuta con questo metodo.
Alfa Centauri B è molto simile al Sole ma leggermente più piccola e debole. Il pianeta appena scoperto, di massa poco più grande di quella della Terra, orbita a circa sei milioni di chilometri della stella, molto più vicino di quanto sia Mercurio al Sole nel Sistema Solare. L’orbita dell’altra componente luminosa della stella doppia, Alfa Centauri A, la mantiene a centinaia di volte di distanza, ma dovrebbe essere un oggetto molto brillante nel cielo del pianeta.
Il primo esopianeta intorno a un stella simile al Sole è stato trovato dalla stessa equipe nel 1995 e da allora sono state confermate più di 800 scoperte, ma la maggior parte è di pianeti molto più grandi della Terra e molti sono grandi come Giove. La sfida con cui gli astronomi si devono confrontare ora è di trovare e caratterizzare un pianeta di massa simile a quella della Terra in orbita nella zona abitabile intorno a un’altra stella. Il primo passo è stato fatto ora.
“Questo è il primo pianeta di massa simile a quella della Terra mai trovato intorno a un stella simile al Sole. La sua orbita è molto vicina alla stella e deve essere troppo caldo per la vita come la conosciamo”, aggiunge Stéphane Udry (Osservatorio di Ginevra), co-autore dell’articolo e membro dell’equipe “ma potrebbe anche essere uno tra tanti in un sistema planetario”. Gli altri risultati che abbiamo ottenuto con HARPS così come le nuove scoperte di Kepler mostrano chiaramente che la maggioranza dei pianeti di piccola massa si trova in questi sistemi. Questo risultato rappresenta un gradne passo avanti nell’individuazione di un gemello della Terra nelle immediate vicinanze del Sole. Viviamo tempi emozionanti!” conclude Xavier Dumusque.
Francesco Pepe dell’Osservatorio di Ginevra, Principal Investigator di HARPS-N (lo spettrografo installato al Telescopio Nazionale Galileo (TNG) dell’INAF), è tra gli autori dell’articolo “An Earth mass planet orbiting Alpha Centauri B” pubblicato sulla rivista “Nature” che descrive la scoperta del pianeta extrasolare, realizzata con lo strumento HARPS-S installato al telescopio da 3,6 metri all’Osservatorio ESO di La Silla sulle Ande Cilene.
“Quattro anni fa abbiamo iniziato un programma d’osservazione, durante il quale abbiamo osservato (e continuiamo ad osservare) 10 stelle calme e del nostro vicinato, che non mostravano alcuna presenza di pianeti giganti. La speranza era di trovare dei pianeti di piccola massa, possibilmente nella zona abitabile della stella. Questo programma ha portato i suoi frutti, producendo la scoperta di 7 pianeti intorno a quattro stelle. Alpha Cen B è una di queste stelle. E’ una scoperta che ci fa’ sognare, perché si tratta di un pianeta di massa terrestre che orbita la stella più vicina a noi; dopo il sole, s’intende. Il risultato è il frutto di un’intensa e lunga campagna d’osservazioni con uno degli strumenti più precisi al mondo, di una strategia d’osservazione ottimizzata, e di una minuziosa analisi dei dati. Soltanto dopo aver rimosso tutti gli effetti causati dalla stella si riesce a far apparire il segnale del pianeta in modo chiaro. Alpha Cen B è fra le stelle più vicine a noi. E’ simile al nostro Sole e molto luminosa. Grazie alla sua vicinanza, e perciò intensità, diventa un candidato ideale per ulteriori analisi con strumenti e tecniche diverse. Continueremo a studiare alpha Cen B perché sappiamo ormai che i piccoli pianeti si trovano quasi sempre in sistemi multipli. In agosto 2012, dopo l’istallazione di HARPS-N al telescopio Nazionale Galileo dell’INAF, che opera alle Isole Canarie, abbiamo iniziato un programma simile a quello di HARPS-S, che invece osserva l’emisfero sud del cielo dall’osservatorio di La-Silla in Cile. Speriamo di ottenere presto risultati simili o ancora più eccitanti. Ma ci vorrà un poco di pazienza, perché dei risultati di questo tipo richiedono uno sforzo in tempo e lavoro considerevole”.
La scoperta di un pianeta extrasolare delle dimensioni della Terra in orbita attorno a una stella del sistema di Alfa Centauri da parte dell’European Southern Observatory è stato commentato anche da Raffaele Gratton, astronomo presso l’Osservatorio Astronomico di Padova dell’INAF.
“La scoperta di un pianeta attorno ad alpha Cen B e’ particolarmente interessante per diversi motivi. Si tratta di un pianeta estremamente piccolo, con una massa minima solo 1.1 volte la massa terrestre. Questo studio dimostra che gia’ con la strumentazione attuale, osservazioni molto intensive possono portare alla scoperta di pianeti simili alla Terra, almeno in condizioni molto favorevoli. Scoperte del genere possono essere fatte usando HARPS-N, il nuovo misuratore di velocita’ radiali di grande precisione che e’ appena entrato in funzione sul Telescopio Nazionale Galileo e che e’ un gemello dello strumento usato per questa scoperta.
Alpha Cen e’ un sistema binario con un periodo di circa 80 anni ed una separazione tra le componenti di circa 20 unità astronomiche (circa come l’orbita di Urano), con un’orbita piuttosto eccentrica: questo vuol che la distanza minima tra le due stelle è piccola (simile a quella tra il Sole e Giove). Questo ambiente non pareva a priori favorevole alla presenza di pianeti, eppure un pianeta pare esserci, seppure piccolo e molto prossimo ad una delle due stelle. Questo porta a rivedere lo scetticismo che c’era sulla presenza di pianeti in sistemi binari di questo tipo.
Alpha Cen è il sistema stellare piu’ vicino al Sole, a solo 1.3 pc, cioè circa 4 anni luce. Benchè il pianeta scoperto non sia adatto ad ospitare vita (e’ troppo vicino alla stella; la temperatura alla sua superficie dovrebbe essere prossima a 2000 gradi centigradi), spesso i pianeti piccoli sono in sistemi con parecchi pianeti. Potrebbe essere quindi possibile che vi sia un pianeta adatto ad ospitare la vita in questo sistema. Data la distanza estremamente ridotta, e’ possibile cercare un pianeta del genere usando immagini dirette: certamente questo e’ alla portata di E-ELT (il telescopio da 39 m che l’ESO pianifica di costruire entro il 2020) – che avrà la sensibilità per vedere il pianeta appena scoperto quando entrerà in funzione, fra circa 10 anni – ma forse sarà possibile scoprire altri pianeti nel sistema, se ve ne sono, usando SPHERE, il cercatore di pianeti che stiamo realizzando insieme a ricercatori di molte nazioni europee per il VLT (insieme di 4 telescopi da 8 m dell’ESO in operazione dal 1998 a Cerro Paranal, Cile) e che sara’ pronto il prossimo anno. SPHERE permette non solo di visualizzare un pianeta, ma di ottenerne lo spettro e quindi avere informazioni sulla composizione della sua atmosfera”.
da Sorrentino | Nov 2, 2012 | Astronomia, Primo Piano
Un buco nero supermassivo forma un’enorme bolla di plasma che avvolge la galassia M87. Come specie simbiotiche, una galassia e il buco nero supermassivo al suo centro hanno vite intimamente collegate: la galassia nutre il buco nero fornendogli gas da inghiottire, in cambio il buco nero restituisce alla galassia energia mediante getti relativistici di particelle.
Alcuni buchi neri si trovano in una fase di accrescimento. Durante questo processo però, parte della materia che è in procinto di precipitare al loro interno, viene invece proiettata a grandi distanze con velocità prossime a quella della luce. Questi getti di materia sono altamente collimati e quando rallentano formano una bolla estesa e tenue di plasma ad alta temperatura, invisibile ai telescopi ottici, ma estremamente luminosa quando osservata alle basse frequenze per cui LOFAR è stato pensato.
Utilizzando questo radio-telescopio di nuova concezione, un team internazionale di astronomi ha ottenuto una delle migliori immagini mai realizzate dell’emissione su larga scala prodotta da un buco nero supermassivo a frequenze comprese tra 20 e 160 MHz. L’immagine mostra un’enorme bolla di plasma le cui dimensioni superano quelle della galassia al cui centro si trova il buco nero stesso. “Questo risultato è estremamente importante”, dice Francesco de Gasperin, primo autore dello studio, “in quanto mostra le enormi potenzialità di LOFAR e nel contempo ci fornisce la prova inoppugnabile dell’interazione tra il buco nero supermassivo e la galassia ospitante”.
Quest’immagine è stata realizzata durante la fase di test di LOFAR. Gli scienziati hanno osservato la grande galassia ellittica M87, al centro di un ammasso di galassie nella costellazione della Vergine. Questa galassia, un vero gigante, ben 2000 volte più grande della nostra Via Lattea, ospita nel suo nucleo un buco nero tra i più massivi mai scoperti, con una massa di circa 6 miliardi di volte quella del nostro Sole. Questo buco nero inghiotte continuamente materia, al ritmo di una massa pari a quella dell’intero pianeta Terra ogni pochi minuti, e ne converte una parte in radiazione a una parte in potenti getti, i quali sono infine responsabili dell’emissione radio osservata da LOFAR.
“È la prima volta che un’immagine di tale qualità viene realizzata a frequenze così basse”, aggiunge il Prof. Heino Falcke, presidente dell’International LOFAR Telescope e co-autore del lavoro, “non ci aspettavamo di ottenere risultati di questo livello in così poco tempo”.
Le informazioni contenute nello spettro radio osservato da LOFAR forniscono indicazioni sulla storia della sorgente. I ricercatori hanno scoperto che la bolla di plasma è relativamente giovane, con i suoi 40 milioni di anni (un istante se paragonato ai tempi-scala cosmici). Inoltre non è stata rilevata traccia di emissione estesa oltre i netti confini della bolla, che si configura così, non come un eco di un passato ciclo di attività del buco nero, ma come ancora viva ed ancora irrorata di nuove particelle. “Un altro aspetto estremamente interessante”, dice Andrea Merloni del Max Planck Institute di Fisica Extraterreste e relatore di dottorato di de Gasperin, “è che grazie a questi risultati siamo stati in grado di trarre conclusioni anche sui processi violenti tramite i quali la materia viene convertita in energia nei pressi del buco nero. In questo caso specifico, per esempio, il buco nero sembra essere molto più efficiente nell’accelerare getti piuttosto che nel produrre radiazione elettromagnetica”.
Cos’è LOFAR
LOFAR è uno strumento rivoluzionario in grado di osservare onde radio con lunghezze d’onda fino a 30 metri. Queste onde sono prodotte normalmente sulla terra in diverse attività umane, come trasmissioni radio, segnali radar o comunicazioni satellitari. Le stesse onde sono però generate anche nello spazio profondo da oggetti come buchi neri in fase di accrescimento, stelle di neutroni rotanti (o pulsar) e supernovae. Per captare queste onde LOFAR sfrutta migliaia di antenne sparse per tutta Europa, e ne combina i segnali mediante un supercomputer situato in Olanda. Oltre 100 Gigabit di dati vengono prodotti da questa costellazione di antenne ogni secondo e, una volta analizzati in tempo reale, consentono di ottenere le immagini più dettagliate mai ottenute a queste frequenze.
L’autore: Francesco de Gasperin ha completato questo studio come parte del suo progetto di dottorato al Max Planck Institute di Astrofisica e all’Excellence Cluster Universe (Monaco di Baviera). De Gasperin è ora ricercatore associato all’Università di Amburgo.
La partecipazione INAF: il lavoro, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, annovera la collaborazione di un team internazionale di ricercatori impegnati nel progetto LOFAR tra cui i due astronomi INAF Matteo Murgia (Osservatorio Astronomico di Cagliari) e Gianfranco Brunetti (Istituto di Radioastronomia di Bologna).
Caption dell’immagine: Questa immagine a falsi colori mostra la galassia M87. L’emissione ottica (SDSS) è mostrata in azzurro e bianco, mentre quella radio (LOFAR) in arancione e giallo. Al centro dell’emissione radio è presente una zona ad elevata brillanza, dovuta alla presenza del getto di particelle generato dal buco nero supermassivo.
da Sorrentino | Ott 15, 2012 | Attualità, Missioni, Primo Piano
Impresa a metà tra sport estremo e scienze aerospaziali quella compiuta dal 43enne austriaco Felix Baumgartner, che è riuscito a infrangere la barriera del suono lanciandosi dalla quota di 39.043 metri, raggiunta a bordo di una capsula agganciata a un pallone stratosferico, e toccando la velocità di 1.342 km/h pari a Mach 1,24. Una caduta libera durata 4 minuti e 19 secondi, iniziata con una temperatura di 57 gradi Celsius sotto zero e affrontata con una tuta pressurizzata sviluppata per la missione denominata Red Bull Stratos. La salita verso la stratosfera, durata due ore e 48 minuti, e il successivo lancio sono avvenuti sopra il New Mexico, in corrispondenza di Roswell, località rimbalzata alle cronache nel 1947 richiamata per il ritrovamento di detriti attribuiti a Ufo.
L’impresa di Baumgartner è assolutamente reale, al punto di essere stata interamente documentata e trasmessa in diretta televisiva streaming. Il ritardo di circa mezzo minuto avrebbe consentito l’interruzione delle immagini qualora si fosse verificato un incidente. Per fortuna l’intera fase ascensionale, ma soprattutto la discesa si è svolta secondo quanto prestabilito, con Baumgartner che è riuscito in pochi secondi a regolare l’assetto e stabilizzare il corpo rispetto alla traiettoria di caduta. In caso contrario l’onda d’urto che si sviluppa nel superamento della barriera del suono avrebbe potuto avere conseguenze disastrose. E’ la prima volta che un uomo si lancia senza protezione alcuna da una quota così proibitiva, dopo il tentativo effettuato nel lontano 1960 dal colonnello americano Joe Kittinger, presente nella sala di controllo della missione Red Bull Stratos, che resta in possesso del primato assoluto di caduta libera pari a 4 minuti e 36 secondi. Raggiunta la velocità massima, dopo 4’19″ Felix Baumgartner ha aperto il paracadute che lo ha portato a toccare terra nel deserto del New Mexico dopo altri 4 minuti e 44 secondi. Ora può vantare tre record: velocità massima in caduta libera (1.342 km/h) e quota maggiore di lancio (39.043 metri) che corrisponde anche alla massima altezza raggiunta a bordo di un pallone stratosferico.
“A volte bisogna salire molto in alto per capire quanto siamo piccoli sulla Terra” – proferito Baumgartner dopo aver portato a compimento la sua missione. Una frase che non potrà mai diventare celebre come quella di Neil Armstrong sulla Luna, ma aiuta a dare significato a questo tipo di risultato.
La ricerca scientifica ha fatto sicuramente passi in avanti, avendo messo a punto una tuta che ha consentito di mantenere la pressione a valori minimi. E poi c’è l’abilità di Baumgartner a sfruttare l’aria rarefatta per raggiungere velocità limiti e poi adeguarsi alla pressione atmosferica crescente durante la caduta. Senza tenere conto dell’aspetto psicologico e della straordinaria preparazione ad affrontare l’impresa avendo consapevolezza di essere a metà tra la terra e lo spazio.
da Sorrentino | Ott 12, 2012 | Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il terzo ed il quarto satellite del sistema globale di navigazione satellitare Galileo sono stati lanciati in orbita dallo spazio porto europeo nella Guyana Francese. Si aggiungono al primo paio di satelliti lanciati un anno fa, completando così la fase di validazione del programma Galileo. Il lanciatore Soyuz ST-B, operato da Arianespace, si è alzato alle 18:15 GMT (20:15 CEST) del 12 ottobre dal Centro Spaziale della Guyana. Tutti gli stadi del veicolo Soyuz hanno funzionato nominalmente e lo stadio superiore Fregat-MT ha rilasciato i satelliti Galileo nell’orbita selezionata a 23.200 Km di altitudine, dopo 3 ore e 45 minuti dal lancio.
I satelliti sono stati costruiti da un consorzio capitanato da Astrium come appaltatore principale, con Thales Alenia Space incaricata dell’assemblaggio, integrazione e test. Le operazioni sono dirette da SpaceOpal, una società congiunta del Centro Aerospaziale Tedesco DLR e dell’italiana Telespazio, mentre le prime operazioni di controllo dei satelliti sono effettuate da un team congiunto ESA- CNES, l’Agenzia spaziale francese, a Tolosa, Francia. Dopo i controlli iniziali, i satelliti passeranno ai Centri di Controllo Galileo di Oberpfaffenhofen, in Germania, e del Fucino, in Italia, dove saranno testati prima di essere commissionati per la fase di validazione del servizio di Galileo. Dal punto di vista delle prestazioni, questi satelliti IOV per la Validazione In Orbita sono come i satelliti che saranno lanciati successivamente.

Con quattro satelliti identici in orbita, ora l’ESA sarà in grado di dimostrare appieno le prestazioni del sistema di posizionamento Galileo prima dello spiegamento dei rimanenti satelliti operativi.
“Già dal primo lancio un anno fa, la tecnologia Galileo ha mostrato le sue qualità in orbita – ha detto Didier Faivre, Direttore ESA del Programma Galileo e delle relative attività di Navigazione – Grazie ai satelliti lanciati oggi, la fase di test sarà completata ed aprirà la strada per un vero e proprio, rapido dispiegamento della costellazione. È previsto il lancio di diciotto satelliti per la fine del 2014, momento in cui gli europei riceveranno i primi servizi”. La piena capacità operativa di Galileo, o FOC (Full Operational Capability) sarà raggiunta nel 2018 con 30 satelliti (compresi i quattro IOV e quelli di riserva in orbita).
Il sistema Galileo
Galileo è il sistema globale di navigazione satellitare europeo. Quando ultimato, consisterà di 30 satelliti e delle infrastrutture di terra associate. La definizione, lo sviluppo e la fase di Validazione In Orbita (IOV) del programma Galileo sono portati avanti dall’ESA, e co-finanziati dall’ESA e dalla Commissione Europea. Questa fase conduce ad una mini-costellazione di quattro satelliti e ad una ridotta infrastruttura di terra dedicata alla validazione del sistema. I quattro satelliti lanciati durante la fase IOV sono il nucleo della costellazione che sarà ulteriormente estesa per raggiungere la piena capacità operativa (FOC). La fase FOC è finanziata completamente dalla Commissione Europea. La Commissione e l’ESA hanno siglato un accordo di delega secondo il quale ESA agisce come ente appaltante e di progettazione per conto della Commissione.
Telespazio svolge un ruolo di primaria importanza in Galileo, avendo realizzato presso il Centro spaziale del Fucino uno dei due centri di controllo che gestiranno la costellazione e la missione del programma. Telespazio, inoltre, è impegnata nello realizzazione di una vasta gamma di applicazioni basate su Galileo, sia per usi civili (Open Signal e Commercial Services) che governativi (Pubblic Regulated Services). Attraverso Spaceopal, società costituita in joint venture con l’azienda dell’agenzia spaziale tedesca DLR GfR, Telespazio interviene significativamente durante tutte le fasi della vita operativa del sistema Galileo. Spaceopal, infatti, è responsabile delle operazioni e della logistica integrata dell’intero sistema e con quattro satelliti operativi in orbita potrà garantire lo sviluppo di tutti i prodotti operativi necessari a regime per la sua piena operatività.
Dopo la messa in orbita del terzo e del quarto satellite della costellazione, il Centro di Controllo Galileo del Fucino è stato coinvolto nelle attività della fase IOT (In Orbit Test) del programma, volte a verificare le funzionalità e le prestazioni del payload dopo il lancio e la separazione dal lanciatore. Successivamente, il Fucino opererà per la verifica e validazione in orbita del sistema complessivo, nell’ambito della fase IOV (In Orbit Validation) del programma.
Nella fase operativa successiva al completamento del sistema, il Centro di Controllo gestirà le attività della missione Galileo relative alla generazione e alla trasmissione a bordo del messaggio di navigazione, alla conseguente fornitura all’utenza dei servizi di navigazione, al monitoraggio della qualità del servizio, e alla gestione del segmento terreste del sistema. Spaceopal è responsabile delle operazioni di lancio dei satelliti Galileo, che la società garantisce utilizzando i “LEOP Operations Control Centres” di Tolosa e Darmstadt operati rispettivamente da CNES ed ESOC, attraverso i “Galileo Control Centres” di Fucino e Oberpfaffenhofen, operati da Telespazio e DLR GfR.