da Sorrentino | Mag 28, 2013 | Astronomia, Missioni, Primo Piano, Servizi Satellitari
Una costellazione di sei nanosatelliti equipaggiati di tutto punto per misurare fotometricamente le oscillazioni e le variazioni in temperatura delle stelle più luminose, quelle con magnitudine apparente inferiore a 4, visibili dunque anche a occhio nudo. Sei cubetti che servono a realizzare la missione BRITE (acronimo di BRIght Target Explorer), presentata a Vancouver, realizzata in parti uguali – un terzo a testa, ovvero due satelliti per ciascun paese – da Austria, Canada e Polonia. La prima coppia è già in orbita ed è il primo tassello di un minuscolo quanto efficiente telescopio spaziale concepito per studiare le stelle variabili più luminose. Sono i più piccoli telescopi della storia dell’era spaziale per svelare i segreti delle più grandi stelle della storia dell’universo. Massa e dimensioni sono grosso modo quelle d’una batteria per auto: ogni satellite BRITE è infatti un cubetto da 20 cm di lato per 8 kg di peso. Veri e propri gioielli di tecnologia spaziale in miniatura, in cui figurano celle fotovoltaiche, antenne UHF e S-band, l’immancabile computer di bordo e tutto il necessario per il controllo d’assetto: tre giroscopi, magnetometro, star tracker, sensori solari.
Ogni nano satellite è dotato di mini-telescopio a cinque lenti, con un’apertura di 3 cm, accoppiato a un filtro e a un sensore CCD da 4008 x 2672 pixel. Quanto basta per misurare le variazioni di luminosità delle stelle bersaglio. Variazioni che possono essere dovute a fenomeni di astrosismologia, dunque vere e proprie pulsazioni originate nella struttura interna delle stelle. O alle macchie presenti in superficie, come quelle ben note legate ai cicli del nostro Sole. O ancora a eruzioni superficiali. A volte, poi, all’origine d’una variazione di luminosità può esserci un’eclissi, causata dal transito d’un esopianeta.
La costellazione di satelliti BRITE, una volta interamente dispiegata (al momento è in orbita la coppia austriaca, si prevede che sarà raggiunta dagli altri quattro entro la fine del 2014), promette di riuscire a catturare tutti questi mutamenti qualora avvenissero in una delle centinaia di stelle – quelle con magnitudine inferiore a 4 sono 513 – presenti nel suo paniere. Non male, per una flotta spaziale quasi tascabile.
da Sorrentino | Mag 7, 2013 | Lanci, Primo Piano, Programmi, Servizi Satellitari
Lancio perfetto del Vettore Europeo di Generazione Avanzata (Vega) partito alle 4:06 (ora italiana) del mattino del 7 maggio dalla base europea di Kourou nella Guyana Francese, esattamente come era avvenuto il 13 febbraio 2012. Si è aperta così per il Vega l’era commerciale. Grazie all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e alle industrie del nostro Paese, l’accesso allo spazio per l’Europa e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è oggi una realtà sempre più versatile e vantaggiosa. Concepito dall’Agenzia Spaziale Italiana già dagli anni Novanta, il lanciatore per piccoli carichi sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea è partito e ha portato in orbita un satellite istituzionale ed i primi due carichi commerciali: il satellite Proba-V dell’ESA, che effettuerà un censimento globale della vegetazione della Terra, il satellite vietnamita VNREDSAT ed una piccola missione di ricerca dell’Estonia basata sul concetto dei CUBEsat.
Il primo volo operativo di Vega è ancora più “italiano” del volo inaugurale: da adesso anche il ‘cervello’ del lanciatore, cioè il suo programma di guida, navigazione e controllo è infatti interamente Made in Italy. Un ulteriore elemento che incrementa il ruolo del nostro Paese, che attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana finanzia oltre il 65% del programma.
“Il secondo grande successo di Vega – ha dichiarato Enrico Saggese, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – conferma il ruolo di eccellenza dell’Italia nel settore spaziale. Vega è il fiore all’occhiello del nostro Paese, il suo elevato valore industriale ci rende protagonisti nello scenario mondiale. L’era commerciale iniziata oggi ci vede impegnati anche nell’evoluzione di Vega, sia assicurando la sua costante progressione tecnologica, sia migliorando le caratteristiche delle capacità di carico, in modo da permettere una programmazione di diversi lanci l’anno. Da oggi inizia a essere sempre più evidente il potenziale di questo piccolo lanciatore, così agile e versatile da renderci estremamente competitivi a livello internazionale in un settore strategico”.
Con il lancio di oggi ha preso l’avvio il programma VERTA dell’ESA, il cui obiettivo è quello di dimostrare la versatilità del lanciatore Vega su una molteplicità di missioni differenti; i lanci previsti nel programma sono cinque. Ad oggi il costo di un volo è di 35 milioni di euro, ma si prevede di introdurre diversi miglioramenti anche con l’obiettivo della riduzione del costo di lancio. Vega porta piccoli satelliti di alta tecnologia che a orbite basse compiono un utile lavoro di osservazione ambientale e costituisce una sorta di nave scuola che permette ai nostri ingegneri di conquistare formazioni professionali d’avanguardia. Da queste derivano ricadute utili nelle applicazioni della nostra vita quotidiana in vari campi, rafforzando nel contempo la capacità industriale europea. Al programma Vega, finanziato in ESA per il 65 % dall’Agenzia Spaziale Italiana, partecipano anche Francia, Olanda, Svizzera, Belgio, Spagna e Svezia. La maggior parte del vettore viene realizzata in Italia: l’Agenzia Spaziale Italiana svolge un duplice ruolo, da un lato finanzia il programma dell’ESA, e dall’altro attraverso la società partecipata ELV SpA consente la realizzazione industriale del sistema. La società, partecipata al 70% da Avio ed al 30% da ASI, è infatti il Primo Contraente industriale dell’ESA per lo sviluppo del Vega. Al progetto hanno partecipato numerose aziende italiane: dal principale partner industriale Avio, al contributo di Cira, MBDA, e Telespazio. Presso il Centro di Kourou hanno lavorato, nell’ambito del Segmento di terra, anche Vitrociset, CGS, Selex ES, e sono inoltre presenti le società partecipate, Europropulsion e Regulus, per la produzione dei motori.
Il lancio, inizialmente previsto il 3 maggio e poi rinviato a causa di condizioni meteorologiche avverse con vento forte in quota sullo spazioporto di Kourou, è avvenuto a pochi giorni dalla scomparsa di Maurizio Di Giacinto, docente di Ingegneria Aerospaziale alla Sapienza, che ha fornito al progetto Vega importanti contributi scientifici che ne hanno segnato la realizzazione. A lui è stato idealmente dedicato questo lancio da numerosi ex-studenti di Ingegneria Aerospaziale di Sapienza, oggi responsabili di molte delle attività nella base di Kourou.
da Sorrentino | Ott 12, 2012 | Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il terzo ed il quarto satellite del sistema globale di navigazione satellitare Galileo sono stati lanciati in orbita dallo spazio porto europeo nella Guyana Francese. Si aggiungono al primo paio di satelliti lanciati un anno fa, completando così la fase di validazione del programma Galileo. Il lanciatore Soyuz ST-B, operato da Arianespace, si è alzato alle 18:15 GMT (20:15 CEST) del 12 ottobre dal Centro Spaziale della Guyana. Tutti gli stadi del veicolo Soyuz hanno funzionato nominalmente e lo stadio superiore Fregat-MT ha rilasciato i satelliti Galileo nell’orbita selezionata a 23.200 Km di altitudine, dopo 3 ore e 45 minuti dal lancio.
I satelliti sono stati costruiti da un consorzio capitanato da Astrium come appaltatore principale, con Thales Alenia Space incaricata dell’assemblaggio, integrazione e test. Le operazioni sono dirette da SpaceOpal, una società congiunta del Centro Aerospaziale Tedesco DLR e dell’italiana Telespazio, mentre le prime operazioni di controllo dei satelliti sono effettuate da un team congiunto ESA- CNES, l’Agenzia spaziale francese, a Tolosa, Francia. Dopo i controlli iniziali, i satelliti passeranno ai Centri di Controllo Galileo di Oberpfaffenhofen, in Germania, e del Fucino, in Italia, dove saranno testati prima di essere commissionati per la fase di validazione del servizio di Galileo. Dal punto di vista delle prestazioni, questi satelliti IOV per la Validazione In Orbita sono come i satelliti che saranno lanciati successivamente.

Con quattro satelliti identici in orbita, ora l’ESA sarà in grado di dimostrare appieno le prestazioni del sistema di posizionamento Galileo prima dello spiegamento dei rimanenti satelliti operativi.
“Già dal primo lancio un anno fa, la tecnologia Galileo ha mostrato le sue qualità in orbita – ha detto Didier Faivre, Direttore ESA del Programma Galileo e delle relative attività di Navigazione – Grazie ai satelliti lanciati oggi, la fase di test sarà completata ed aprirà la strada per un vero e proprio, rapido dispiegamento della costellazione. È previsto il lancio di diciotto satelliti per la fine del 2014, momento in cui gli europei riceveranno i primi servizi”. La piena capacità operativa di Galileo, o FOC (Full Operational Capability) sarà raggiunta nel 2018 con 30 satelliti (compresi i quattro IOV e quelli di riserva in orbita).
Il sistema Galileo
Galileo è il sistema globale di navigazione satellitare europeo. Quando ultimato, consisterà di 30 satelliti e delle infrastrutture di terra associate. La definizione, lo sviluppo e la fase di Validazione In Orbita (IOV) del programma Galileo sono portati avanti dall’ESA, e co-finanziati dall’ESA e dalla Commissione Europea. Questa fase conduce ad una mini-costellazione di quattro satelliti e ad una ridotta infrastruttura di terra dedicata alla validazione del sistema. I quattro satelliti lanciati durante la fase IOV sono il nucleo della costellazione che sarà ulteriormente estesa per raggiungere la piena capacità operativa (FOC). La fase FOC è finanziata completamente dalla Commissione Europea. La Commissione e l’ESA hanno siglato un accordo di delega secondo il quale ESA agisce come ente appaltante e di progettazione per conto della Commissione.
Telespazio svolge un ruolo di primaria importanza in Galileo, avendo realizzato presso il Centro spaziale del Fucino uno dei due centri di controllo che gestiranno la costellazione e la missione del programma. Telespazio, inoltre, è impegnata nello realizzazione di una vasta gamma di applicazioni basate su Galileo, sia per usi civili (Open Signal e Commercial Services) che governativi (Pubblic Regulated Services). Attraverso Spaceopal, società costituita in joint venture con l’azienda dell’agenzia spaziale tedesca DLR GfR, Telespazio interviene significativamente durante tutte le fasi della vita operativa del sistema Galileo. Spaceopal, infatti, è responsabile delle operazioni e della logistica integrata dell’intero sistema e con quattro satelliti operativi in orbita potrà garantire lo sviluppo di tutti i prodotti operativi necessari a regime per la sua piena operatività.
Dopo la messa in orbita del terzo e del quarto satellite della costellazione, il Centro di Controllo Galileo del Fucino è stato coinvolto nelle attività della fase IOT (In Orbit Test) del programma, volte a verificare le funzionalità e le prestazioni del payload dopo il lancio e la separazione dal lanciatore. Successivamente, il Fucino opererà per la verifica e validazione in orbita del sistema complessivo, nell’ambito della fase IOV (In Orbit Validation) del programma.
Nella fase operativa successiva al completamento del sistema, il Centro di Controllo gestirà le attività della missione Galileo relative alla generazione e alla trasmissione a bordo del messaggio di navigazione, alla conseguente fornitura all’utenza dei servizi di navigazione, al monitoraggio della qualità del servizio, e alla gestione del segmento terreste del sistema. Spaceopal è responsabile delle operazioni di lancio dei satelliti Galileo, che la società garantisce utilizzando i “LEOP Operations Control Centres” di Tolosa e Darmstadt operati rispettivamente da CNES ed ESOC, attraverso i “Galileo Control Centres” di Fucino e Oberpfaffenhofen, operati da Telespazio e DLR GfR.
da Sorrentino | Feb 27, 2012 | Eventi, Programmi, Servizi Satellitari
In occasione del decimo anniversario dell’esperimento MIPAS, montato a bordo del satellite Envisat dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, il CNR ed il KIT hanno promosso mercoledì 29 febbraio un workshop presso l’Area di Ricerca CNR di Firenze, a Sesto Fiorentino. MIPAS (Michelson Interferometer for Passive Atmospheric Sounding) è uno spettrometro per la misura dello spettro di emissione dell’atmosfera terrestre che opera con grande risoluzione spettrale nel medio e vicino infrarosso. I dati ricavati dall’esperimento sono una fonte continua di informazioni sulla chimica dell’atmosfera, che fornisce campioni dettagliati rispetto alle tre dimensioni spaziali e una copertura esaustiva delle principali specie chimiche. Montato a bordo del satellite di Osservazione della Terra Envisat, dell’ESA, lo strumento MIPAS è stato lanciato con esso nel 2002. L’aspettativa iniziale di funzionamento della missione era di cinque anni, ma a dieci anni di distanza, il satellite ed i suoi dieci strumenti sono ancora tutti in perfetta forma. L’ESA, con l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” del CNR (IFAC-CNR) e l’Istituto di Tecnologia di Karlsruhe (KIT, Karlsruhe Institute of Technology) organizza un workshop per celebrare questo successo insieme alle persone che hanno contribuito in questi anni allo sviluppo e all’utilizzo dello strumento.
da Sorrentino | Gen 31, 2012 | Servizi Satellitari
Eutelsat Communications (Euronext Paris: ETL) ha annunciato di aver superato, alla fine del 2011, la soglia dei 4.000 canali TV trasmessi via satellite. Questo nuovo traguardo riflette un’ininterrotta crescita da tre decenni, a partire dai primi segnali TV trasmessi in Europa dalla flotta di Eutelsat, pioniere in materia di comunicazioni via satellite. La soglia dei 4.000 è stata raggiunta in occasione del lancio, sul satellite ATLANTIC BIRD 7, nei 7° Ovest, del canale TV Rotana Cinema, dedicato ai film classici e contemporanei in lingua araba e ultimo nato del gruppo Rotana Entertainment. Le posizioni orbitali video di Eutelsat continuano ad attrarre nuovi clienti: solo negli ultimi cinque anni il numero di canali TV è aumentato di oltre 2.000 unità. Va evidenziata in particolare la forte dinamicità dei mercati di Medio Oriente, Africa, Russia ed Europa centrale dove Eutelsat persegue una sostenuta politica di investimenti volta ad aumentare le risorse in orbita. Nel 2011 sono entrati in servizio i satelliti ATLANTIC BIRD 7 nei 7° Ovest, per servire le abitazioni di Medio Oriente e Nord Africa, e W3C nei 16° Est, per le abitazioni dell’Europa centrale e delle isole di lingua francese dell’Oceano Indiano. L’anno prima, l’arrivo di W7, satellite di grande capacità, aveva più che raddoppiato le risorse nei 36° Est per la trasmissione in Russia e nell’Africa subsahariana.
I mercati della TV a pagamento e in chiaro continuano ad espandersi in parallelo. Il 60% dei canali Eutelsat sono di pay-TV e disponibili su oltre 40 piattaforme che servono i mercati di Europa, Russia, Medio Oriente e Africa. Il 40% sono free-to-air (FTA) e la maggior parte si concentra nella posizione premium HOT BIRD di Eutelsat e nei 7° Est. Con lo spegnimento degli ultimi canali analogici alla fine del 2011, Eutelsat è oggi la prima delle grandi flotte ad esser passata del tutto al digitale. Ciò ha contribuito ad espandere e diversificare la televisione tematica e a far emergere la TV in HD. L’HDTV, offerta da Eutelsat sin dal 2005 nell’Europa occidentale, si è estesa a tutti i mercati del Gruppo e rappresenta attualmente il 7% di tutti i canali.