da Sorrentino | Nov 20, 2013 | Medicina, Telescienza
Un dispositivo impiantabile di seconda generazione, messo a punto da Boston Scientific, è la nuova risposta chirurgica alla valvulopatia aortica che provoca disfunzione della valvola aortica, una della quattro valvole che controllano il flusso di sangue in entrata ed in uscita dal cuore. La stenosi della valvola aortica è il processo di ispessimento e di indurimento della valvola che provoca un restringimento anomalo dell’apertura della valvola aortica, ed una conseguente riduzione del flusso sanguigno. La stenosi aortica è un problema comune che colpisce circa il 3% della popolazione di età superiore a 65 anni e il 5% delle persone con più di 75 anni. Dall’inizio dei sintomi di stenosi della valvola aortica, il tasso medio di sopravvivenza è del 50% a due anni e del 20% a 5 anni. La valvola aortica Lotus per la sostituzione transcatetere della Valvola Aortica, che ha ottenuto il marchio CE, è una tecnologia di seconda generazione che consiste in una protesi di tessuto valvolare precaricata e montata su stent e un sistema di posizionamento del catetere per la guida e la collocazione percutanea della valvola. Il sistema di posizionamento a basso profilo e la membrana introduttiva sono stati progettati per consentire un posizionamento prevedibile e preciso, associato con una funzione valvolare precoce, così come un riposizionamento bidirezionale non traumatico e la possibilità di recupero in qualsiasi momento prima del rilascio dell’impianto. È l’unico dispositivo del suo genere di cui può essere valutata la collocazione finale prima del rilascio, permettendo così al medico di riposizionare, re-inguainare o recuperare completamente la valvola. Il dispositivo è dotato anche di una caratteristica unica, l’Adaptive Seal™, progettata per ridurre al minimo l’incidenza del rigurgito paravalvolare, un predittore provato di mortalità. L’approvazione della valvola Lotus, in Europa e nei Paesi in cui è valido il marchio CE, offre un’alternativa unica ed efficace per i pazienti con stenosi aortica severa, ritenuti ad alto rischio di intervento chirurgico di sostituzione valvolare.
da Sorrentino | Nov 11, 2013 | Eventi Scientifici e Culturali, Telescienza
Due fra i più importanti pionieri del design a livello mondiale, il guru del design della Apple Sir Jonathan Ive (KBE) e il designer industriale Marc Newson (CBE), hanno collaborato con il musicista e filantropo Bono per organizzare un’Asta (RED) che celebra l’eccellenza nel design e nell’innovazione. Jony e Marc hanno speso l’ultimo anno e mezzo curando la collezione, che comprende oggetti da diverse discipline che vanno dal viaggio spaziale e il lighting design, all’arte contemporanea e le auto rare. I proventi dell’asta, in programma il 23 novembre 2013 a New York presso Sotheby’s, saranno devoluti a The Global Fund per la lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria. Tra le 40 icone del design, selezionate da Jony e Marc, ci sarà anche un telescopio Officina Stellare: l’astrografo RILA 400 con supporto a colonna personalizzato.
Officina Stellare è un’azienda italiana, nata nel 2009, che progetta e produce telescopi high-end dedicati sia agli astronomi che agli appassionati dell’osservazione del Cielo. RiLA (Riccardi Large Astrograph) è un telescopio astrografo dal veloce rapporto focale. è all’avanguardia sia sotto il profilo meccanico, con l’utilizzo di materiali compositi di carbonio e leghe speciali, che otticamente, grazie all’innovativo progetto ottico che impiega lenti a bassa dispersione. Officina Stellare è un esempio di eccellenza italiana e annovera tra i suoi clienti internazionali SOFIA (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy) – NASA’s Ames Research Center California e l’MIT (Massachusetts Institute of Technology).
Marc Newson ha dichiarato: “Per Jony e me è stato un viaggio emozionante curare questa collezione di oggetti che celebrano il design straordinario che amiamo, che trascende i confini del tempo e dello spazio. Ogni oggetto e il suo processo di creazione racchiude in sé una tale ricchezza di valori umani che risulta naturale metterli all’asta avendo in mente un diverso senso del valore umano, al fine di raccogliere più denaro possibile per migliorare la vita delle persone oggi”.
La collezione (RED) Auction sarà esposta al pubblico da Sotheby’s sulla Fifth Avenue a New York dal 18 Novembre. Per saperne di più: Twitter hashtag #REDatSothebys.
Bono, Jony e Marc raccontano l’iniziativa
da Sorrentino | Ott 4, 2013 | Biologia, Ricerca
Uno studio con partecipazione dell’Istituto di genetica e biofisica del Cnr, pubblicato su Science, rivela le regioni del genoma che non codificano per proteine varianti con un ruolo potenziale nello sviluppo di vari tipi di cancro. Lo stesso approccio potrà essere applicato per identificare mutazioni responsabili di altre patologie. A differenza della regione che codifica proteine, dove si trovano 23.000 geni, la regione non-coding che costituisce il 98% del genoma umano non è ancora ben compresa, tanto che in passato è stata considerata un ‘DNA-spazzatura’. A partire da studi recenti che hanno evidenziato la funzione di questa regione nella regolazione delle proteine, uno studio pubblicato su ‘Science’ e che conta tra i primi firmatari Vincenza Colonna dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli ha identificato le regioni del genoma che non codificano per proteine rilevanti dal punto di vista funzionale, scoprendone il ruolo potenziale nello sviluppo di vari tipi di tumore.
Le regioni del DNA che codificano proteine e contengono geni importanti per la sopravvivenza e la salute umana subiscono una selezione ‘negativa’: la loro variabilità genetica è cioè ridotta affinché la funzione di tali geni si conservi inalterata. “In questa ricerca si è cercato di identificare le regioni non codificanti del genoma definite ‘ultrasensitive’ dove, così come nelle regioni protein-coding, le mutazioni che risultano dannose vengono rimosse e le mutazioni benefiche subiscono al contrario una selezione ‘positiva’ affinché la loro frequenza aumenti nelle popolazioni”, spiega Vincenza Colonna dell’Igb-Cnr. “Tali mutazioni sottoposte a selezione positiva sono molto rare ma hanno effetti importanti: in questo lavoro dimostriamo per la prima volta che alcune di esse si trovano in regioni non-coding centrali per la regolazione genica”.
La ricerca ha identificato in queste regioni del genoma le singole basi del DNA che, se modificate, causano gravi alterazioni funzionali e che, se la regione svolge una funzione centrale in un network di geni, possono avere gravi ripercussioni e causare malattie. Queste informazioni sono state implementate in un sistema informatico che ha gerarchizzato le varianti sulla base del loro potenziale impatto patologico. Il sistema è stato applicato a 90 genomi estratti da tumori del seno, della prostata e del cervello e ha identificato 100 potenziali mutazioni in regioni non codificanti. “Ad esempio, in genomi derivanti da cellule colpite dal cancro del seno è stata identificata la mutazione di una singola base del DNA che sembra avere un grande impatto sullo sviluppo tumorale”, prosegue Colonna.
“La ricerca ha combinato la lista di varianti genetiche identificate dal 1000 Genomes Project e l’informazione sulle regioni non-coding fornita da Encode Project”, dice Ekta Kurana della Yale University. “Al di là di questa prima applicazione sui genomi del cancro, questo metodo può essere adattato a qualsiasi mutazione responsabile di malattie genetiche che si trovi in regioni non-coding”, conclude Chris Tyler-Smith del Wellcome Trust Sanger Institute. “Siamo entusiasti del potenziale di questo metodo per l’identificazione di mutazioni sia legate a malattie sia benefiche in questa parte del genoma importante e ancora non totalmente esplorata”.
da Sorrentino | Ott 4, 2013 | Eventi Scientifici e Culturali, Telescienza
Da sabato 5 a domenica 20 ottobre va in scena la mostra “La Scienza del Volo”, curata e allestita da Eugenio Sorrentino, vicepresidente Unione Giornalisti Aerospaziali Italiani, nelle sale del Museo Civico di Scienze Naturali E. Caffi di Bergamo nell’ambito della manifestazione BergamoScienza 2013 (a ingresso gratuito). All’allestimento della mostra ha fornito un contributo rilevante lo Stato Maggiore Aeronautica fornendo, in collaborazione con il Deposito AMI di Gallarate, una serie di strumenti di bordo, tra cui il cockpit dello F104, equipaggiamenti e rari modelli in configurazione sospesa come l Nieuport 27 e il Caudron GIII, i seggiolini eiettabili e le derive di G91 e F104.
Un percorso espositivo originale per impostazione e contenuti, basato sul filo sottile che lega il volo degli uccelli e gli aeromobili progettati dall’uomo. 220 milioni di anni separano le evoluzioni dello Eudimorphodon ranzii, il rettile volante vissuto nel Triassico il cui fossile è presente nell’esposizione permanente museale, dal primo volo dei fratelli Wright (17 dicembre 1903). Negli ultimi dieci anni e un secolo la scienza aeronautica si è evoluta costantemente, segnando un progresso che ha permesso di approfondire e applicare in modo sempre più efficace le leggi dell’aerodinamica.
La mostra illustra le similitudini tra uccelli e aeromobili, l’evoluzione biologica e quella tecnologica attraverso i principi e le caratteristiche del volo, gli studi e i modelli di Leonardo, le figure magistrali della pattuglia acrobatica, offrendo la possibilità di toccare con mano il cockpit di un caccia F104, eliche e profili alari, vivere l’esperienza di un simulatore di volo.
La sezione permanente del Triassico introduce alle specie volanti primordiali e all’evoluzione degli uccelli, attraverso l’illustrazione delle tecniche di volo e delle straordinarie capacità e prestazioni dei volatili, tuttora oggetto di studio per analizzarne l’efficienza e i record di autonomia in aria così come tradurne i comportamenti nella elaborazione dei sistemi complessi basati sulla logica matematica. Migrazioni come voli a lungo raggio, controllo neuronico degli uccelli paragonabile al fly-by-wire dei moderni aeromobili, la modifica dei profili aerodinamici dei volatili associati alle ali a geometria variabile dei supersonici, il parallelo tra il radar naturale dei pipistrelli e il sistema di guida e controllo del volo: sono alcuni dei suggestivi raffronti che s’incontrano lungo il percorso della mostra, corredata con i modelli degli aerei che hanno fatto la storia, dal Flyer dei fratelli Wright al Bell X1 con cui Charles Yaeger superò per la prima volta il muro del suono nel 1947.
Le pagine più emblematiche del Codice del Volo di Leonardo, con la riproduzione dell’aliante concepito dal suo genio, aprono la sezione dedicata agli studi che hanno affinato le conoscenze aerodinamiche e consentito di perfezionare le prime macchine volanti trasformandole in velivoli sempre meglio governabili ed efficienti, grazie a profili accurati e combinati con ali e impennaggi performanti, al passaggio dall’elica al motore a getto, all’utilizzo della galleria del vento. Viene spiegato in modo comprensibile come fa un aereo a volare, come si effettuano le manovre più comuni e quelle acrobatiche, le leggi che regolano il volo dell’elicottero.
La parte di allestimento curato dall’Aeronautica Militare Italiana comprende equipaggiamenti strumentali dei caccia F104 e G91 con le rispettive derive, seggiolini eiettabili, una serie di eliche e pale, caschi, paracadute eausili per i piloti, due splendidi modelli in scala sospesi del monoposto francese Nieuport 27 (1917) e del biposto Caudron G III (che effettuò il primo decollo dal ponte di una nave nel 1913), una raccolta di disegni originali del celebre progettista Giovanni Caproni che costruì e fece volare i suoi prototipi proprio alle porte di Bergamo, sugli aerocampi di Ponte San Pietro e Brembate.
All’interno della mostra è stata allestita una sezione multimediale con quattro postazioni video. La prima dedicata alla straordinaria esperienza di Angelo D’Arrigo che sorvolò l’Everest in deltaplano ed entrò in simbiosi con le aquile, perfette macchine volanti di cui vengono descritte le caratteristiche. Una sintesi del filmato “Flying over Everest”, concesso dalla Fondazione Angelo D’Arrigo, permetterà di ammirare le mirabili evoluzioni che hanno visto protagonisti l’uomo e l’aquila. Il visitatore ha la possibilità di visionare le immagini che raccontano la storia dell’elicottero e le esperienze nella galleria del vento atte a simulare il comportamento dei velivoli. La quarta sezione, decisamente suggestiva, offre un’originale ricostruzione del programma 2013 della Pattuglia Acrobatica Nazionale, con la descrizione particolareggiata delle 18 figure eseguite dai dieci velivoli MB339 che compongono la formazione.
L’ultimo quadro è dedicato al turismo spaziale, con la rappresentazione delle fasi di volo dell’aerospazioplano SpaceShipTwo che raggiungerà la quota di 100 km prima di rientrare a terra. Il percorso della mostra si conclude con l’esperienza di un vero simulatore di volo, messo a disposizione da Edetainment360, che nasce come strumento di intrattenimento culturale sia per i più piccoli che per gli adulti e come supporto per la divulgazione e la didattica della cultura aeronautica e della scienza del volo.
da Sorrentino | Ott 3, 2013 | Eventi Scientifici e Culturali, Medicina
Presentata a Milano la Proposta di Legge Regionale per la Ricerca Scientifica e la Didattica su iniziativa dell’AIBC (Associazione Italiana di Bioetica in Chirurgia) con il patrocinio della Regione Lombardia. L’Aibc, Associazione italiana di Bioetica in Chirurgia, con il supporto del Comitato nazionale di bioetica, ha elaborato una proposta di legge regionale per la Lombardia sulla disponibilità a donare alla scienza il proprio corpo post mortem. L’intenzione è quella di «inserire l’articolato di legge proposto da Aibc sotto forma di articolo unico nel progetto di riordino del sistema sanitario lombardo in discussione nelle prossime settimane», ha detto il Presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale Fabio Rizzi, durante l’illustrazione del progetto oggi a Palazzo Pirelli, a Milano. Qualora in questo iter ci fossero degli ostacoli, Rizzi si e’ detto disposto a «depositare la proposta come disegno di legge a sé stante». Se venisse approvata, questa normativa «sarebbe la prima in Italia di questo tipo», ha specificato a margine il Presidente dell’Aibc Daniele Maggiore. Il testo prevede la libera scelta di poter compilare un modulo dal medico generale, nel quale si comunica la volontà dimettere a disposizione il proprio corpo dopo il decesso a centri di ricerca scientifica o didattica biomedica accreditati presso le Asl. Il consenso può essere ritirato o modificato da chi lo ha firmato in ogni momento e può indicare il centro di ricerca cui fare dono di se’ o anche escludere specifiche attività. Queste attività saranno svolte nelle 72 ore successive alla consegna del corpo al centro da parte dell’Asl, trascorse le quali la salma sarà restituita ai parenti. «Ognuno di noi – spiega il Presidente dell’Aibc – con le proprie conoscenze sa quali possano essere le sensibilità personali che il mettere a disposizione il proprio corpo, può attivare dentro di noi. Sinceramente, al di là del significato religioso che si potrebbe dare ma che non vogliamo mettere alla base di questo scritto, penso che si debba principalmente cogliere il significato della donazione, del dare qualcosa agli altri, qualcosa di cui noi non abbiamo più sentore, che non ci viene tolto, che non ci viene strappato. Dare il proprio corpo o renderlo disponibile è un atto che a noi non costa nulla».
da Sorrentino | Giu 26, 2013 | Medicina, Ricerca, Telescienza
In Europa e in Usa sopravvive al cancro un numero di cittadini che negli ultimi quarant’anni è costantemente aumentato, fino a raggiungere i 14 milioni in UE e i 12 milioni in USA e in Canada. Di pari passo col fenomeno della sopravvivenza emergono, però, anche problemi fino ad ora sconosciuti e nuove sfide per la ricerca, l’assistenza (sanitaria, sociale e psicologica), i malati e le loro famiglie. Per quanto inequivocabili, infatti, i dati quantitativi non spiegano tutto ed anzi pongono ulteriori interrogativi: chi, dove, come e perché si sopravvive? Tutte informazioni preziosissime, che preparano la strada ai progressi di domani.
Per raccogliere questi dati – ancora iniziali e frammentari – analizzarli e condividerli, nasce l’ampio network dell’ European Collaborative Group on Cancer Survivorship (ECGCS), innovativo modello di collaborazione internazionale ed interdisciplinare che ha già prodotto un efficace confronto tra Europa e Stati Uniti: un confronto a cui la principale rivista del settore, “Cancer, Interdisciplinary and International Journal of American Cancer Society”, dedica in questi giorni un numero speciale dal titolo “European – American Dialogues on Cancer Survivorship: Current Perspectives and Emerging Issues”. (l’edizione online è disponibile in https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/cncr.v119.S11/issuetoc).
L’ECGCS ed il suo sito web (www.ecgcs.eu) rappresentano la piattaforma verso cui stanno oggi confluendo autorevoli ricercatori europei, americani, canadesi ed australiani, e da cui sarà avviato in futuro anche un forum di discussione con e tra i pazienti.
Capofila dell’ECGCS è l’Istituto di ricerca e cura dei tumori Giovanni Paolo II di Bari che nel corso del 2012, in occasione dei congressi internazionali di Bari, Washington e Copenaghen ha fondato e promosso l’iniziativa presso gli esperti del settore ed i delegati di organismi come l’ESO (Scuola Europea di Oncologia), l’OECI (Unione degli Istituti Europei dei Tumori) e l’ECPC (European Cancer Patient Coalition).
Il coordinamento del progetto è affidato al Direttore del Dipartimento di Area Critica e dell’Unità di Psico-oncologia dell’IRCCS barese Vittorio Mattioli, che è anche il project leader del “Programma nazionale di ricerca sulla riabilitazione dei sopravvissuti di lungo termine al cancro” e responsabile per l’Italia del WP8 dell’European Partnership dof Action Against Cancer. L’European Partnership for Action Against Cancer ha il compito di sviluppare una guida europea per il miglioramento della qualità globale nel controllo del cancro: tra i temi affrontati, anche quello della sopravvivenza attraverso il Work Package 8, che coinvolge nove Paesi Europei e lo stesso ECGCS.
Nel Comitato Direttivo siedono ricercatori di fama internazionale, mentre tra gli advisors spiccano figure come Kevin Stein dell’American Cancer Society, Caterina Alfano del NCI-NIH Office of Cancer Survivorship (Usa), Arminee Kazanjian del Consorzio Canadese di Ricerca sulla Sopravvivenza al Cancro, Michael Jefford del Centro Australiano sulla Sopravvivenza al Cancro ed il Presidente OECI Wim van Harten.