da Sorrentino | Set 28, 2016 | Eventi, Industria, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
Elon Musk era da tempo l’ospite più atteso al 67esimo Congresso Internazionale di Astronautica a Guadalajara in Messico e non ha tradito le aspettative, da autentico guru dello Spazio. La sua SpaceX, balzata prepotentemente alla ribalta prima come partner privato della NASA e poi sempre più lanciata verso ambiziosi progetti di esplorazione planetaria, punta a conquistare Marte e colonizzarlo in tempi astronauticamente ristretti. Musk, forte del sostegno convinto della NASA, incalza la platea degli esperti di attività spaziali descrivendo il piano operativo non diversamente da come fece Wherner Von Braun con il Programma Apollo ma con i mezzi di comunicazione dei primi anni ‘60. In questa era, però, l’obiettivo è più lontano e complesso da raggiungere e non ci si potrà limitare a poche ore di permanenza in superficie, ma si dovranno predisporre mezzi di sopravvivenza di lunga durata. Musk imbonisce promettendo un viaggio ridotto a 80 giorni, grazie alla spinta in partenza di un razzo vettore ben più potente del Saturno V protagonista delle missioni lunari. Il nuovo lanciatore di SpaceX, alto oltre cento metri e dotato di 42 motori Raptor, può sollevare e portare in orbita un carico due volte più pesante del sistema Apollo: in pratica una navetta paragonabile alla fusoliera di un aeromobile di linea capace di ospitare da 100 a 200 astronauti. Musk, il cui staff di ingegneri ha effettuato già positivamente il test di accensione di un motore Raptor, conta di portare di portare i primi esseri umani su Marte entro il 2024. Ma solo nel 2017, se i programmi saranno rispettati, SpaceX trasferirà i primi astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale. Nel 2018, invece, è in programma la partenza del primo veicolo senza equipaggio diretto su Marte. Musk intende bruciare i tempi e sono in molti a credere possibile il traguardo. Sullo sfondo resta l’incidente sulla rampa del 4 settembre scorso con la distruzione del razzo Falcon 9 e del suo carico utile satellitare. Per lo sviluppo del programma, SpaceX ha investito 10 miliardi di dollari, mentre il biglietto di viaggio per ogni passeggero sarà di 100mila dollari. Rispetto ai motori Merlin 1 dei razzi Falcon 9 alimentati con una miscela di cherosene e ossigeno liquido per spingere in orbita le capsule Dragon, il propulsore Raptor utilizza metano liquido e ossigeno. Il sistema di trasporto ideato da SpaceX, battezzato Interplanetary Transport System, è articolato sul lancio primario della navetta da inserire in orbita terrestre, seguito dal rientro dello stesso lanciatore sulla rampa di lancio per essere rifornito e ripartire per trasportare grandi serbatoi di propellente che servono ad alimentare i motori della navetta durante il viaggio verso il Pianeta Rosso. In questo scenario il calendario dei rifornimenti diventa indispensabile anche per assicurare la partenza della navetta da Marte per dirigersi verso la Terra. Qualsiasi lancio non potrà che avvenire ogni 26 mesi per sfruttare il periodo di massima vicinanza tra i due pianeti. Musk pensa che ad un certo punto possano partire decine se non centinaia di navette, concentrandole nelle finestre di lancio, per avviare un processo di colonizzazione. Fin qui la visione di SpaceX e del suo fondatore. Resta da verificare la fattibilità di un programma che spiazza i puristi delle missioni umane e non specifica come organizzare i mezzi di sopravvivenza sulla superficie marziana, ma si limita a ipotizzare una rete di comunicazione avanzata con la Terra.
La presentazione di Elon Musk al 67esimo Congresso Internazionale di Astronautica a Guadalajara
da Sorrentino | Set 17, 2016 | Missioni, Primo Piano, Programmi, Stazione Spaziale
La Cina prosegue con successo il suo programma di lunga permanenza in orbita lanciando la sua seconda stazione spaziale Tiangong-2, partita giovedì 15 settembre 2016 dal poligono Jiuquan nel cuore del deserto dei Gobi, all’interno della Mongolia, a bordo del vettore Long March-2F. Tiangong-2, che significa “Palazzo celeste”, è lungo 14,4 metri e largo 4,2, ed è dotato anche di un braccio robotizzato. Ha raggiunto la sua quota operativa a 393 km di altezza e rappresenta il precursore del complesso orbitale che la Cina intende realizzare stabilmente a partire dal 2020. Il primo modulo abitale cinese, Tiangong-1, ha esordito nel 2011 e ospitato una serie di equipaggi, di cui ha fatto parte anche la prima taikonauta, Liu Yang. La stazione orbitale Tiangong-2 sarà raggiunta nel mese di ottobre 2016 dalla capsula Shenzhou-11 con a bordo due taikonauti, che resteranno nello spazio per 30 giorni e dovranno condurre 14 esprimenti, uno dei quali realizzato dall’agenzia spaziale francese Cnes e dedicato allo studio del sistema cardiovascolare in assenza di gravità. A bordo anche un orologio atomico, destinato a misurare le fluttuazioni di microgravità con la massima precisione (perde un solo secondo nell’arco di un miliardo di anni) e uno strumento ad elevata sensibilità per rilevare l’inquinamento atmosferico. Grande interesse anche per il rivelatore di raggi gamma (Polar) sviluppato dal National Space Science Centre, che utilizzerà il Compton Scattering Effect per misurare la polarizzazione dei fotoni in arrivo. Tiangong-2 avrà una vita operativa di 24 mesi e sarà seguita da Tiangong-3, ultimo passo di sviluppo tecnologico verso la stazione orbitale definitiva. Il parallelo prosegue lo sviluppo dei lanciatori più potenti, rappresentati dalle versioni 6 e 7 del vettore Lunga Marcia.
da Sorrentino | Set 16, 2016 | Industria, Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari

Il lanciatore europeo Vega di Avio ha effettuato con successo la sua settima missione partendo nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2016 dalla rampa di lancio al Centro Spaziale Europeo di Kourou, in Guyana Francese, per mettere in orbita cinque satelliti.Il settimo volo (VV07) inaugura anche la fase commerciale, per la quale sono stati già assicurati ordini per 10 lanci fino al 2019 da Arianespace, società che opera il servizio di lancio per Vega.per un valore di circa 260 milioni di euro per dieci lanciatori.Vega ha posizionato in orbite ellittiche basse quattro satelliti SkySat dedicati all’osservazione della Terra, che fanno parte della costellazione Terra Bella di Google, e il primo satellite nella storia del Perù, PerùSAT-1. Per il posizionamento dei cinque satelliti all’interno dell’ogiva, Avio utilizza la versione allungata del suo dispositivo di adattamento denominato VESPA (Vega Secondary Payload Adaptor). I satelliti di Terra Bella, di dimensioni compatte (60x60x80 cm), sono stati rilasciati circa 42’ dopo il decollo, un’ora dopo è toccato a PerùSAT-1, satellite di circa 450 kg per l’osservazione della terra a risoluzione ottica molto elevate (70 cm) sviluppato per l’agenzia spaziale peruviana CONIDA. Vega, progettato, sviluppato e realizzato in Italia da Avio attraverso la controllata ELV (partecipata al 30% da ASI), è un vettore di ultima generazione studiato per trasferire in orbita bassa (a circa 700 km dalla terra) satelliti per uso istituzionale e scientifico, per l’osservazione della terra ed il monitoraggio dell’ambiente. Realizzato per il 65% nello stabilimento Avio di Colleferro, nei pressi di Roma, Vega è in grado di mettere in orbita satelliti di massa fino a 1500 kg e completa la famiglia dei lanciatori europei. Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio presente a Kourou per l’evento, ha sottolineato come Vega abbia dimostrato ancora una volta flessibilità e versatilità grazie alla capacità di posizionare più satelliti su diversi piani orbitali e presentandosi quindi come la soluzione ideale per il nuovo mercato delle costellazioni di piccoli satelliti. Il settimo successo di Vega va seguito al volo VV06 del dicembre 2015, ultimo lancio della fase di sviluppo del vettore, che prevedeva il compimento dell’intero spettro di missioni richiesto: traiettoria balistica (IXV), orbita bassa eliosincrona (Sentinel 2A) e orbita di trasferimento al punto lagrangiano L1 (Lisa Pathfinder). Tra i prossimi lanci di Vega per il 2016, c’e’ quello previsto in dicembre con a bordo un satellite per il governo turco; nel 2017 il lanciatore partira’ in marzo con il satellite dell’Esa Sentinel 2B, in agosto con i satelliti Optsat e Venus e a fine anno il satellite europeo Aeolus per l’osservazione di venti e nubi.
da Sorrentino | Set 14, 2016 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
La missione Gaia, lanciata nel 2013 dall’Agenzia Spaziale Europea con l’obiettivo di ottenere una mappa tridimensionale della nostra galassia, non ha deluso le aspettative raccogliendo dati astrometrici di oltre un miliardo di stelle con una precisione duecento volte maggiore di quelli del suo predecessore Hipparcos e una definizione tre volte più dettagliata. E i primi risultati ottenuti sembrano confermare l’ipotesi che il piano galattico della nostra galassia sia a tilt, cioè inclinato, non perfettamente orizzontale. Da Gaia fluisce un’enorme mole di dati, che comprendono informazioni astrofisiche sulla luminosità nelle diverse bande spettrali che permetteranno di studiare in dettaglio la formazione, la dinamica, la chimica e l’evoluzione della Via Lattea. Sarà anche possibile individuare pianeti extrasolari e osservare asteroidi, galassie e quasars. Uno dei sei centri, veri e propri “stargate”, sparsi in Europa e delegati a raccogliere, analizzare e distribuire i dati di Gaia, sorge all’Altec di Torino ed è direttamente collegato all’ASI Science Data Center, situato a Roma nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana, che partecipa al processo insieme all’INAF per una quota molto importante. La prima parte dei dati, un catalogo composto da oltre 2 milioni di stelle viste nel primo anno di attività da luglio 2014 a settembre 2015, sono stati resi pubblici il 14 settembre nel corso di un collegamento con il centro ESA – ESAC di Madrid. Si tratta di un’enorme mole di informazioni fruibili da tutta la comunità scientifica e raccolti da sei centri europei.
“Oggi non vengono solo rilasciate le prime immagini della Via Lattea ripresa dal satellite Gaia – ha commentato la Responsabile Osservazione ed Esplorazione dell’Universo dell’ASI, Barbara Negri – ma soprattutto l’immensa mole di dati fin qui raccolti. Da adesso la comunità scientifica potrà avere accesso a questi dati che appaiono essere molto, molto promettenti”. “Questo primo rilascio dei dati raccolti – ha sottolineato Mario Lattanzi dell’INAF, PI italiano del DPAC – ci dimostra, dopo neanche 12 mesi di lavoro, che la missione Gaia ha già superato di tre volte la qualità dei risultati della precedente missione europea Hipparcos. Un primo importante successo che vede protagonisti anche gli scienziati italiani e dell’INAF”.
da Sorrentino | Set 14, 2016 | Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi

Via libera dell’Agenzia Spaziale Europea allo sviluppo dell’Ariane 6, versione avanzata del lanciatore europeo. Il programma, varato nella ministeriale del 2014 e affidato alla leadership di Airbus Safrane Launchers, ha ottenuto la spinta definitiva dal consiglio dell’ESA che, nella riunione del 13 settembre 2016, ha approvato la seconda ed ultima tranche del finanziamento del progetto che complessivamente costa 2,4 miliardi di euro. Dopo il pagamento della prima tranche di 680 milioni, avvenuto alla firma del contratto nell’agosto del 2015, l’ESA aveva atteso i risultati del Program Implementation Review, chiesto dai governi dei paesi membri per assicurarsi della validità di Ariane 6. A questa cifra vanno poi aggiunti i 600 milioni di euro che verranno corrisposti al CNES per la costruzione della nuova piattaforma di lancio nella base di Kourou in Guyana francese, mentre ulteriori 400 milioni arriveranno dai maggiori contractors coinvolti nel programma. L’approvazione dei fondi deve ora passare al vaglio del Comitato per la Politica Industriale dell’ESA che si riunirà alla fine di ottobre 2016. Per Gaele Winters, direttore ESA uscente dei lanciatori, «il programma Ariane 6 sta rispettando la tabella di marcia, i requisiti tecnico-industriali e le prestazioni attese». Winters ha anche confermato che il primo volo di Ariane 6 avverrà nel 2020. Il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Batiston, ha sottolineato come «il Vega con il suo motore solido P120, condiviso con tutti i lanciatori Ariane 6 della nuova famiglia europea, sia parte integrante del sistema europeo di accesso allo spazio». Infatti i boosters laterali di Ariane, a propellente solido, due o quattro a seconda della versione, sono gli stessi P-120 che singolarmente costituiscono il primo stadio del vettore leggero Vega C, di cui l’italiana European Launch Vehicle (ELV), joint venture tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed Avio Group, è capo commessa. Se il cliente principale di Ariane 6 sarà la Commissione Europea che detiene il programma di osservazione della Terra Copernicus e il programma Galileo per i servizi di georeferenziazione, posizionamento e navigazione, rimane sullo sfondo il tema di se e come i governi europei potranno garantire un minimo di 5 lanci all’anno a Airbus Safrane Launchers. Il punto verrà discusso in un altro momento, sicuramente dopo la pubblicazione della Strategia Spaziale Europea da parte della Commissione di Bruxelles, anch’essa prevista per la fine di ottobre. Un altro passaggio fondamentale sarà la ministeriale ESA fissata a dicembre 2016, successivamente alla quale nel 2017 ci sarà spazio per confrontarsi su come garantire il giusto ritorno degli investimenti e prevedere opportune modifiche. (fonte: ASI)