da Sorrentino | Apr 16, 2016 | Missioni, Primo Piano
Il lungo viaggio verso Marte della sonda ExoMars, frutto di una collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e quella russa (Roscosmos), procede nel migliore dei modi. Nelle settimane seguenti il lancio, avvenuto esattamente un mese fa, gli operatori di missione e gli scienziati coinvolti hanno accuratamente verificato che sia il modulo orbitante Trace Gas Orbiter (TGO) che il lander Schiaparelli fossero in perfetta efficienza, in attesa dell’arrivo a destinazione, programmato per ottobre. In entrambi i moduli sono presenti strumenti che vedono un fondamentale contributo italiano, sia dal punto di vista scientifico con l’Istituto Nazionale di Astrofisica e altri centri di ricerca e Università, sia dal punto di vista tecnologico e industriale, con Thales Alenia Space Italia alla guida della progettazione di entrambe le missioni ExoMars e il forte supporto fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana.
I sistemi di controllo, navigazione e comunicazione del TGO sono stati attivati: l’antenna ad alto guadagno da 2,2 m di diametro della sonda sta già assicurando un collegamento di 2 megabit al secondo con la Terra e gli strumenti scientifici sono stati sottoposti a una serie di controlli iniziali. Quando sarà nell’orbita di Marte, TGO avrà il compito di misurare l’abbondanza e la distribuzione dei gas presenti nell’atmosfera marziana e in particolare il metano, che potrebbe fornire indizi su processi geologici o biologici attivi sul pianeta. Il modulo di discesa Schiaparelli raggiungerà la superficie di Marte testando, tra l’altro, le tecnologie necessarie per realizzare un atterraggio controllato sul pianeta.
«Tutti i sistemi di bordo, tra cui quelli relativi all’alimentazione elettrica, alle comunicazioni, ai sistemi di puntamento stellare, guida e navigazione, nonché tutti gli strumenti scientifici di Schiaparelli sono stati attivati e controllati» spiega Peter Schmitz, dell’ESA, Operations Manager del veicolo spaziale. «Le attività svolte hanno permesso al team di controllo di volo di familiarizzare con le operazioni su questo sofisticato veicolo spaziale».
Il 7 aprile CaSSIS (Colour and Stereo Scientific Imaging System), la camera ad alta risoluzione di TGO disegnata e realizzata all’Università di Berna con il contributo dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e dell’ASI, è stata attivata per la prima volta e ha acquisito le prime immagini dello spazio, ovvero una porzione di cielo prossima al polo sud celeste. «L’accensione iniziale si è svolta come previsto e finora tutto sembra regolare» dice Nicolas Thomas dell’Università di Berna in Svizzera, principal investigator di CaSSIS. «Le notizie che ci arrivano da Exomars, che ormai si trova a più di 83 milioni di chilometri dalla Terra, sono davvero ottime» aggiunge Gabriele Cremonese, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, co-principal investigator della camera. «CaSSIS ha ottenuto le prime immagini di alcuni campi stellari, simulando l’acquisizione di una coppia di riprese stereoscopiche ruotando lo strumento di 180 gradi. L’analisi preliminare delle stelle osservate conferma l’eccellente qualità ottica del dispositivo e che il suo rivelatore funziona perfettamente».
Una volta in orbita attorno Marte, CaSSIS raccoglierà immagini stereoscopiche ad alta risoluzione della superficie del pianeta, supportando gli altri strumenti del TGO nella ricerca di gas. Nei giorni scorsi sono stati attivati con successo anche i sensori di gas in traccia e il rivelatore di particelle atomiche, in grado di individuare depositi di ghiaccio d’acqua sotto la superficie. Gli ingegneri di missione hanno anche avviato una serie di accurati controlli sui sistemi di volo e gli strumenti di Schiaparelli che, una volta raggiunta la superficie di Marte, condurrà vari studi sull’ambiente planetario. Uno dei suoi obiettivi scientifici sarà quello di ottenere le prime misure dei campi elettrici atmosferici che, combinati con le misurazioni della concentrazione di pulviscolo atmosferico, ci fornirà informazioni sulle proprietà e i processi che generano le tempeste di polvere su Marte. Questi dati verranno raccolti da DREAMS(Dust Characterisation, Risk Assessment, and Environment Analyser on the Martian Surface), la piccola stazione meteorologica frutto di una collaborazione tra INAF, ASI e CISAS di Padova. Schiaparelli raccoglierà dati e immagini anche durante i sei minuti della sua discesa.
«Gli Strumenti a bordo di TGO e Schiaparelli stanno funzionando tutti nel migliore dei modi, e i team scientifici responsabili continueranno le procedure di calibrazione e configurazione durante il viaggio verso Marte, per garantire che siano pronti per l’entusiasmate missione che ci attende» afferma Håkan Svedhem, Project Scientist di ESA per la missione ExoMars 2016.
«I risultati positivi sullo stato di tutti gli elementi in viaggio verso Marte ha rassicurato tutti quanti nel team scientifico che, adesso, sono al lavoro preparare e verificare in laboratorio i piani di acquisizione dati scientifici che saranno eseguiti quando la missione entrerà nella fase di osservazione e misure», dice Raffaele Mugnuolo, responsabile ASI per la partecipazione alle missioni ExoMars. La prossima importante tappa della missione è fissata al mese di luglio, quando i motori di ExoMars verranno accesi per indirizzare il veicolo spaziale verso la rotta finale che porta direttamente a Marte. L’arrivo è previsto per il 19 ottobre.
Nella foto in evidenza: rappresentazione artistica del Trace Gas Orbiter (Crediti: ESA/ATG medialab). All’interno dell’articolo, la prima immagine ottenuta dalla camera CaSSIS (Colour and Stereo Surface Imaging System) installata sul Trace Gas Orbiter (TGO) della missione ExoMars 2016. L’immagine riprende una porzione di cielo in prossimità del polo sud celeste. L’immagine è stata ottenuta sottraendo tra loro due riprese dello stesso campo di vista, dove nella seconda la camera è stata ruotata di 180 gradi. Emerge così una serie di coppie di punti chiari e scuri, tutte disposte nello stesso modo, che rappresentano le riprese al positivo e al negativo di stelle. Il campo di vista è di 0,2 gradi lungo l’asse orizzontale. L’immagine è una porzione di una ripresa più ampia, realizzata per rendere meglio visibili le stelle. Crediti: ESA/Roscosmos/CaSSIS
da Sorrentino | Apr 16, 2016 | Industria, Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il satellite Sentinel-1B dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), progettato ed integrato da Thales Alenia Space, è pronto per essere lanciato il 22 aprile 2016 dalla base spaziale di Kourou, in Guyana francese, a bordo di un lanciatore SOYUZ-Fregat A. Sentinel-1B fa parte della famiglia Sentinel 1 del complesso Programma di Osservazione della Terra Copernicus, coordinato dalla Commissione Europea, per il quale l’Agenzia Spaziale Europea è responsabile della componente spaziale. Sentinel-1B ha un peso al lancio di circa 2200 Kg e osserverà il nostro pianeta da un’altezza di circa 700 Km con una risoluzione tra i 5 e i 25 metri, fornendo immagini sia di giorno che di notte, in tutte le condizioni meteorologiche.
Thales Alenia Space, in qualità di primo contraente, è responsabile della progettazione, sviluppo, integrazione e test di questa costellazione, che include anche i satelliti Sentinel-1A – lanciato nel 2014 – e Sentinel-1C e 1D, che saranno messi in orbita progressivamente a partire dal 2021. Finmeccanica contribuisce inoltre allo sviluppo dei satelliti Sentinel 1 realizzando i sensori d’assetto Autonomous Star Tracker e le unità di potenza, indispensabili per il controllo di assetto del satellite e per assicurare la disponibilità continua di immagini radar. In orbita da due anni, SentineI 1A ha già trasmesso una notevolissima quantità di dati per il monitoraggio ambientale e la risposta alle calamità naturali. Sono state fornite, ad esempio, circa 1.200 immagini radar che mostrano chiaramente i cambiamenti dei ghiacciai vicino alla costa della Groenlandia, mentre durante l’alluvione provocata dai monsoni in Myanmar i sensori radar sono stati immediatamente attivati per supportare la gestione dell’emergenza. La famiglia Sentinel 1 assicura la continuità dei dati già forniti nelle precedenti missioni ESA con ERS e Envisat, ma aumentandone l’accuratezza e la risoluzione. Rispetto a Sentinel 1A, Sentinel 1B migliorerà il tempo di rivisita riducendolo da 12 a 6 giorni e permettendo di localizzare più rapidamente le variazioni geo-climatiche delle aree osservate.
da Sorrentino | Apr 13, 2016 | Industria, Politica Spaziale, Primo Piano, Servizi Satellitari
e-GEOS, società partecipata da Finmeccanica-Telespazio e dall’Agenzia Spaziale Italiana, si è aggiudicata – attraverso la società brasiliana Geoambiente – una gara indetta dal CENSIPAM (Centro di gestione per la protezione dell’Amazzonia) per il monitoraggio del fenomeno della deforestazione in Amazzonia. In particolare il contratto, valido per il 2016 e rinnovabile per un secondo anno, prevede l’acquisizione mensile dei dati satellitari provenienti dalla costellazione italiana COSMO-SkyMed e relativi a una superficie pari a un milione di chilometri quadrati del territorio dell’Amazzonia.
I sensori radar a bordo dei satelliti consentiranno un monitoraggio costante, giorno e notte e con qualsiasi condizione meteorologica, rappresentando così la soluzione ideale per il territorio amazzonico, caratterizzato per gran parte dell’anno da piogge frequenti e nuvolosità costante. I dati di COSMO-SkyMed sono già usati con successo in Brasile – dove Telespazio opera dal 1997 attraverso la controllata Telespazio Brasil – per il monitoraggio ambientale e la sicurezza (perdite di petrolio dalle piattaforme in mare, controllo delle frane), per il supporto all’agricoltura e per applicazioni in ambito difesa.
Il presidente di e-GEOS, Roberto Ibba, ha espresso la soddisfazione dell’Agenzia Spaziale Italiana per la selezione del sistema COSMO-SkyMed da parte del CENSIPAM per questo importante progetto di monitoraggio satellitare radar dell’Amazzonia. Soddisfazione anche da parte di Finmeccanica, per la quale il nuovo contratto costituisce una ulteriore conferma del valore della propria tecnologia in ambito spaziale.
Finmeccanica riveste un ruolo di primo piano in COSMO-SkyMed: dai laboratori dell’azienda vengono molti equipaggiamenti – dai pannelli fotovoltaici ai sensori stellari, dalle unità di regolazione e distribuzione della potenza all’unità di amplificazione, conversione e modulazione del segnale a radiofrequenza – integrati a bordo dei quattro satelliti, realizzati dalla partecipata Thales Alenia Space (Finmeccanica 33%, Thales 67%), mentre Telespazio (Finmeccanica 67%, Thales 33%) ha sviluppato l’intero segmento di terra ed è responsabile dell’acquisizione, processamento e distribuzione dei dati satellitari – commercializzati in tutto il mondo da e-GEOS – per le applicazioni civili. Finanziato dall’ASI, dal Ministero della Difesa e dal MIUR, COSMO-SkyMed è in grado di operare in qualsiasi condizione di visibilità con un’alta frequenza di rivisitazione. Consente, inoltre, di soddisfare esigenze civili e militari, con servizi e applicazioni per il monitoraggio dell’ambiente, il controllo del territorio e del mare, l’agricoltura, la difesa dei confini e la sicurezza.
da Sorrentino | Apr 12, 2016 | Eventi, Primo Piano
Un flashmob in diverse città della Russia e la celebrazione della “Yuri’s Night”. Così il mondo ricorda il primo volo dell’uomo nello spazio. Era il 12 aprile 1961 quando il maggiore Jurij Alekseevič Gagarin, alle 9:07 ora di Mosca, decollò a bordo della navicella Vostok 1 (Oriente), dal peso di 4,7 tonnellate. Al momento dell’accensione dei motori esclamò “поехали!” «andiamo!». La missione durò complessivamente 108 minuti: la navicella compì un’intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un’altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km. Fu il secondo round a favore dell’Unione Sovietica che aveva già superato la frontiera della stratosfera lanciato il 4 ottobre 1957 il primo satellite della storia, lo Sputnik 1. Nell’arco di 55 anni, dal volo di Gagarin ad oggi, sono andati in orbita 560 astronauti di 39 nazioni. L’agenzia spaziale russa Roscosmos ha deciso di ricordare l’anniversario coinvolgendo diverse città della Russia, da dove è stato predisposto il lancio di 108 mila palloncini (1000 per ogni minuto trascorso da Gagarin in orbita) raffiguranti il volto del primo astronauta della storia. Per decreto, in Russia, il 12 aprile di ogni anno si celebra il Giorno dei cosmonauti, una festa fissata nel 1962 dal Soviet Supremo dell’Urss, proprio per commemorare il primo volo orbitale umano. Ma in tutto il pianeta è anche la “Yuri’s Night”, una serata per raccontare l’inizio dell’esplorazione umana dello spazio e l’altra importante tappa che cadde vent’anni dopo la missione di Gagarin. Era il 12 aprile del 1981 quando il primo Space Shuttle Columbia di sollevò dalla rampa di Cape Canaveral.
Yuir Il volo di Yuri Gagarin resta avvolto nel fascino al di là di ogni circostanza storica e politica. «Da quassù la terra è bellissima, senza frontiere né confini» disse osservando per la prima volta la Terra dallo spazio da uno dei tre grandi oblò della capsula. La Vostok 1 era composta da due parti: un modulo abitabile di forma sferica e un modulo di servizio provvisto dei retrorazzi e di 16 serbatoi contenenti ossigeno ed azoto. Il rientro in atmosfera avvenne con l’accensione dei retrorazzi comandata dalla stazione di controllo a terra. Il sedile eiettabile su cui era seduto Gagarin servì a espellere il cosmonauta che si separò dall’abitacolo e arrivò con il paracadute a terra in un campo a sud est di Engels, città russa sul Volga. A 27 anni Gagarin fu insignito dell’Ordine di Lenin, la più alta onorificenza nazionale.
da Sorrentino | Apr 7, 2016 | Lanci, Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Il lancio della capsula cargo Dragon CRS-8 di SpaceX diretta alla Stazione Spaziale Internazionale, alle 22:43 ora italiana di venerdì 8 aprile 2016, con il vettore Falcon 9 dal Launch Pad 40 della Cape Canaveral, coincide con l’arrivo in orbita del primo modulo abitativo espandibile, Bigelow Expandable Activity Module (BEAM). La NASA ha dato credito a Mr Robert Bigelow, che ha sviluppato il dimostratore tecnologico del “monolocale spaziale gonfiabile”, che sarà agganciato al nodo 3 tramite il braccio robotico Canadarm. Impacchettato sulla rampa di lancio il BEAM è un cilindro di appena 2,16 metri di lato che pesa poco meno di una tonnellata e mezza. Una volta dispiegato in orbita, attraverso una sequenza automatica, offrirà un volume abitabile di 16 metri cubi. Beam resterà agganciato alla stazione per due anni, durante i quali saranno monitorati pressione, temperatura, radiazioni e l’effetto di eventuali impatti con micrometeoriti o detriti spaziali. Gli astronauti entreranno periodicamente nel modulo per registrarne i dati e ispezionare la struttura. Una volta concluso il periodo di testing, BEAM verrà sganciato e fatto disintegrare in atmosfera.
L’idea dei moduli gonfiabili da trasportare in orbita risale gli anni ’60, ma si preferì non percorrerne lo sviluppo e l’impiego perché la soluzione era ritenuta troppo rischiosa per la vita degli astronauti, a causa del rischio di impatto con micrometeoriti. Negli anni ’90 la NASA fece volare a titolo sperimentale il TransHab, una struttura ibrida multivello espandibile fino a 8 metri realizzati con il contributo dell’allora Alenia spazio italiana. A crederci fu la Bigelow Aerospace che nel 2006 e 2007 mandò in orbita i primi veicoli abitativi gonfiabili sperimentali: Genesis I e Genesis II, evoluzione del TransHab. Si tratta di moduli ancora in orbita con l’obiettivo di testarne sul lungo periodo la vita operativa. Nel luglio 2015 la società americana ha sottoscritto con la Nasa un nuovo contratto per lo sviluppo del BA330, che aspira a diventare il primo modulo gonfiabile completamente autosufficiente, con un volume tre volte maggiore di ogni altro modulo in metallo. Una sorta di stazione spaziale compatta in grado di ospitare fino a sei astronauti, che la Nasa vorrebbe utilizzare nell’orbita cislunare e che nel frattempo la Bigelow conta di sfruttare nell’orbita bassa per fini commerciali, anche nel settore del turismo spaziale.
L’affitto per 6 mesi di un terzo del modulo, 110 metri cubi di spazio abitabile, è stata quotato nel 2014 dalla stessa Bigelow per 25 milioni di dollari, a cui va aggiungo il volo taxi di andata e ritorno a bordo della capsula Dragon versione 2 al costo di 26.5 milioni di dollari per passeggero, per un totale di 51 milioni di dollari e mezzo.
Il modulo espandibile Beam, in partenza con il cargo Dragon di Space X, fa parte delle tre tonnellate di rifornimenti e materiale di ricerca per gli astronauti delle Expedition 47 e 48 a bordo della stazione spaziale. Gli esperimenti sono dedicati allo studio dell’atrofia muscolare, alla perdita di tessuto osseo nello spazio e alla crescita di cristalli di proteine in microgravità, utili alla progettazione di nuovi farmaci. Il rendez-vous di Dragon è previsto nella giornata di domenica 10 aprile, per mezzo del braccio robotico della ISS manovrato dagli astronauti Jeff Williams della NASA e Tim Peake dell’ESA fino all’aggancio alla parte inferiore del modulo Harmony. Dragon tornerà sulla Terra l’11 maggio. Dopo circa 5 ore e mezzo di viaggio effettuerà uno splash down nell’Oceano Pacifico al largo delle coste della Baja California. Porterà con sé i campioni biologici raccolti dagli astronauti durante vari esperimenti, tra cui quelli collezionati da Scott Kelly durante la One Year Mission.