da Sorrentino | Feb 6, 2016 | Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi, Stazione Spaziale
Nel prossimo decennio potremmo ritrovarci non solo a camminare di nuovo sulla Luna, ma vivere e lavorare in ambienti e spazi come quelli oggi disponibili sulla Stazione Spaziale Internazionale in orbita bassa terrestre. Creare un Moon Village, una base internazionale sulla Luna: è il sogno di Johann-Dietrich Worner, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ospite per la prima volta in Italia e intervenuto alla conferenza #Space 4.0. Enhancing Europe’s Competitiveness, organizzata a Roma alla facoltà di Ingegneria della Sapienza. Worner ha spiegato che dopo il successo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e prima di riuscire a superare gli ostacoli per andare su Marte, è il momento per creare una base lunare. “Per ora è solo un sogno, non abbiamo tempi e modalità definite ma è un sogno in cui crediamo e che può essere molto concreto”.
Il progetto della ISS è ormai stato completato da tempo e potrebbe essere abbandonato dopo il 2024 è quindi il momento di pianificare i prossimi progetti spaziali. La Luna non sarebbe un primo passo per poi andare su Marte, o un ripiego, “un Moon Village sarebbe un’opportunità per tutti. E’ vicina e abbiamo molte tecnologie già pronte, sarebbe non tanto una miniera da sfruttare ma piuttosto un grande laboratorio per sviluppare nuove tecnologie, dove ad esempio installare grandi telescopi”.
Roberto Battiston, Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, ritiene necessario che l’Italia abbia un ruolo sempre maggiore all’interno dello spazio europeo e ottenere, in particolare, rappresentanti italiani alla guida dei settori dei lanciatori e dei programmi di osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea: ”nei nostri incontri abbiamo parlato di tutti i piani spaziali dell’Italia all’interno della cooperazione con ESA che saranno al centro dell’incontro, previsto a fine anno, tra i responsabili del settore spaziale delle nazioni partecipanti” ha spiegato Roberto Battiston. Al centro dell’incontro il ruolo dell’Italia all’interno di ESA, la missione ExoMars 2018, il futuro della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e il programma dei lanciatori. Attenzione è stata posta anche al tema della selezione in corso per la nomina dei nuovi vertici nei direttorati ESA dell’Osservazione della Terra e quello dei Lanciatori. “Auspico – ha aggiunto Battiston – che italiani possano ricoprirne il ruolo”.
Del progetto del Moon Village il presidente dell’ASI ha raccolto la sfida: “Realizzare un Moon Villagge, un villaggio lunare, è un progetto che attira pienamente anche l’Agenzia Spaziale Italiana. Crediamo che l’obiettivo degli europei a lungo termine sia raggiungere Marte, ma la Nasa, nel suo programma verso il pianeta rosso, prevede anche fasi intermedie di atterraggi sulla Luna con robot e uomini, obiettivo a cui siamo interessati”.
“Credo – ha detto ancora Battiston – che l’Europa avrebbe tutta la capacità di attrarre l’interesse di grandi paesi come la Cina, l’India o i Paesi Arabi in questa sfida”. L’Esa, ha proseguito, “ha tutte le capacità e l’Italia ritiene che la sfida di Marte vada perseguita e rappresenti quel salto tecnologico e verso il progresso che ha rappresentato la conquista della Luna da parte dell’uomo”. E “su Marte -ha chiuso Battiston- ci si va tutti insieme”.
Il direttore generale dell’ESA ha avuto anche un incontro con il Ministro della Ricerca, Stefania Giannini, che ha offerto l’opportunità di confrontarsi sulla posizione italiana all’interno dell’Esa, essendo il nostro Paese terzo contributore dell’Agenzia Spaziale Europea. L’incontro con il ministro italiano è avvenuto nell’ambito del giro di capitali europee che Woerner sta visitando, per avviare la preparazione della prossima ministeriale dell’ESA che si terrà il 2 dicembre 2016.
da Sorrentino | Feb 5, 2016 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
Quanto pesa la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, su cui è sceso il lander Philae e intorno alla quale orbita la sonda Rosetta? Un team di ricercatori del Rheinische Institut für Umweltforschung dell’Università di Colonia, premesso che il nucleo cometario si è dimostrato un oggetto di bassa densità e senza cavità interne, è riuscito a estrapolare il solo valore dell’interazione gravitazionale tra orbiter e corpo celeste, escludendo l’influenza del Sole, di tutti i pianeti e grandi asteroidi nella fascia principale, e in più sottraendo la pressione della radiazione solare e l’effetto dovuto al gas espulso dalla cometa stessa. Il valore che ne consegue indica che la cometa 67P pesa poco meno di 10 miliardi di tonnellate, ha un volume intorno a 18.7 km3 e una densità è pari a 533 kg/m3. Per ottenere questo risultato sono stati analizzati i dati provenienti dal Radio Science Experiment della sonda Rosetta, scoprendo che la sua struttura interna è piuttosto omogenea, senza grandi cavità. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.
«La legge di gravità di Newton ci dice che Rosetta subisce gli effetti gravitazionali di ogni corpo che la circonda», dice Martin Pätzold, a capo del team di ricercatori «In termini pratici, questo significa che per calcolare con precisione la traiettoria della sonda abbiamo dovuto rimuovere l’influenza del Sole, di tutti i pianeti, così come dei più grandi asteroidi nella fascia principale, in modo che rimanesse solo il contributo dovuto alla cometa. Per fortuna questi effetti sono ben compresi e questa è una procedura standard al giorno d’oggi per le operazioni spaziali».
Successivamente sono stati sottratti la pressione della radiazione solare e, attraverso le misurazioni effettuate dallo strumento ROSINA di Rosetta, l’effetto dovuto al gas espulso dalla cometa.
Tutto ciò che resta, in termini di influenze gravitazionali, dopo queste sottrazioni è dovuto alla massa della cometa. La stima ottenuta per la massa di 67P è di poco meno di 10 miliardi di tonnellate. Attraverso i modelli morfologici sviluppati dalle immagini del nucleo della cometa, si è valutato che il volume abbia un valore intorno a 18.7 km3, corrispondente a una densità pari a 533 kg/m3.
Nel mese di settembre 2016, quando Rosetta verrà guidata verso un impatto controllato sulla superficie della cometa, la manovra fornirà condizioni osservative estremamente privilegiate e rappresenterà l’occasione per verificare la presenza di cavità arrivando ad una precisione di poche centinaia di metri.
da Sorrentino | Feb 4, 2016 | Industria, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
L’assemblea straordinaria dei soci di ALTEC, tenutasi il 29 gennaio 2016, ha dato il via al nuovo corso della società torinese, fino ad oggi specializzata nel supporto ingegneristico e logistico spaziale. Tra le novità più rilevanti decise dai soci, Thales Alenia Space Italia e Agenzia Spaziale Italiana, la trasformazione della società in una aerospace company. L’acronimo ALTEC resta immutato ma la denominazione cambia in Aerospace Logistics Technology Engineering Company, portando con sé l’aggiornamento dell’oggetto sociale, con un allargamento dello spettro delle attività ad alto valore tecnologico per i diversi settori del mondo aerospaziale.
Arriva così a compimento il processo di revisione dell’assetto azionario con il definitivo assestamento delle quote tra i gli attuali due soci dopo l’uscita del consorzio ICARUS, con Thales Alenia Space Italia al 63,75% e l’Agenzia Spaziale Italiana al 36,25%. Il rinnovamento di ALTEC era stato avviato negli ultimi mesi del 2015 con il completo rinnovo dei vertici. In quindici anni la società torinese si è affermata in campo internazionale come eccellenza italiana per la fornitura di servizi ingegneristici e logistici per l’utilizzazione della Stazione Spaziale Internazionale e per il supporto alle missioni di esplorazione planetaria. Oggi tenendo conto dell’evoluzione del quadro internazionale del settore e delle strategie degli azionisti, ALTEC avrà un rafforzamento e ampliamento dei compiti nel settore aerospaziale, con un’attenzione maggiore all’ambito commerciale e alle novità della Space Economy.
“Per ALTEC questo passaggio è una grande sfida che accettiamo – ha affermato Fabio Massimo Grimaldi, presidente di Altec – nella certezza di essere all’altezza delle richieste dei nostri azionisti. Le competenze acquisite e i successi realizzati sono la nostra carta d’identità dalla quale svilupperemo il nuovo percorso. Ringrazio Thales Alenia Space Italia e l’Agenzia Spaziale Italiana per aver creduto e supportato il nuovo percorso. Siamo oggi più di ieri un elemento centrale per la crescita delle attività legate all’aerospazio”.
“ALTEC è da sempre una eccellenza del territorio piemontese che va a completare ed arricchire la realtà di Thales Alenia Space Italia”, ha affermato l’Amministratore Delegato Donato Amoroso. “Per questo è fondamentale rafforzarla e valorizzarla, potenziandone le capacità sempre in congiunzione con le strategie, le attività, ma anche con le sfide del settore spaziale in cui la nostra azienda si trova ad operare a fianco dell’Agenzia Spaziale Italiana”.
“L’Agenzia Spaziale Italiana è sempre molto attenta all’allineamento delle attività delle sue partecipate alle proprie strategie e alla verifica costante del loro ruolo”, ha detto il presidente dell’ASI, Roberto Battiston, che ha incontrato anche il personale della società. “Pertanto, in accordo con Thales Alenia Space Italia, pensiamo che il rinnovamento statutario di ALTEC sia solo l’inizio di un nuovo e promettente futuro, un’opportunità che la società dovrà sfruttare per migliorare il già alto livello delle attività in corso e aumentare le prospettive di business”.
Le prossime tappe della corsa allo spazio vedranno ancora ALTEC con un ruolo di primo piano, la società sarà infatti uno dei centri di controllo della missione ExoMars, la prima missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) su Marte. La società piemontese prosegue le sue tradizionali attività di supporto ingegneristico e logistico per il lavoro degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, come la certificazione degli alimenti e la realizzazione di importanti progetti di biomedicina spaziale.
La missione ExoMars
ExoMars è un duplice programma di esplorazione destinato a studiare il sottosuolo marziano. La missione a guida italiana, grazie al contributo principale dell’Agenzia Spaziale Italiana e al ruolo di Primo Contraente di Thales Alenia Space Italia, è suddivisa in due fasi. Nella prima, il cui lancio è previsto per la metà del mese di marzo 2016, una sonda (TGO, Trace Gas Orbiter) resterà nell’orbita di Marte per indagare la presenza di metano e altri gas presenti nell’atmosfera, possibili indizi di una presenza di vita attiva, mentre un modulo (EDM), denominato Schiaparelli in onore dell’astronomo italiano che ha effettuato la prime osservazione dei ‘canali’ di Marte, contenente la stazione meteo (Dreams) ed altri strumenti, atterrerà su Marte per testare anche nuovi sistemi di discesa.
Nella seconda parte della missione, che prenderà invece il via nel 2018, l’obiettivo è portare sul Pianeta Rosso un innovativo rover capace di muoversi e dotato di strumenti per penetrarne ed analizzarne il suolo. Per questa seconda parte ALTEC ha la responsabilità di progettare, realizzare e operare il Centro di Controllo del Rover di Exomars (Rover Operations Control Centre – ROCC) che sarà localizzato a Torino nella sede della società. In aggiunta ALTEC fornirà supporto remoto durante le fasi di lancio, LEOP e di crociera interplanetaria. Il ROCC ospiterà un team di tecnici e scienziati e costituirà il Centro in cui si svolgeranno tutte le attività di controllo operativo, supporto ingegneristico e analisi scientifiche preliminari di rilievo per le operazioni del Rover sulla superficie marziana, che sarà connesso agli altri elementi del Segmento di Terra europei.
da Sorrentino | Feb 4, 2016 | Primo Piano, Servizi Satellitari
Grazie al progetto DemoGRAPE, guidato dall’INGV, è stata osservata una tempesta ionosferica in Antartide attraverso i dati acquisiti dai segnali del nuovo sistema Galileo, installato grazie al progetto “Demostrator of GNSS Research and Application for Polar Environment” , ormai entrato nella sua fase operativa. Avviato a maggio 2014 sotto il coordinamento dell’Istituto Nazionale di Geofisica e vulcanologia (INGV) e finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA), DemoGRAPE ha lo scopo di sviluppare un prototipo di servizio per l’utilizzo dei sistemi di posizionamento satellitare sulle regioni polari per tutti quegli utenti che necessitano di un posizionamento ad alta precisione, sia per applicazioni tecnologiche sia per la ricerca scientifica.
Assistenza al volo in fase di atterraggio, decollo e movimentazione in zone aeroportuali, posizionamento delle perforazioni per lo sfruttamento delle risorse naturali, previsione degli effetti perturbativi delle tempeste solari sulla Terra (meteorologia spaziale), studio della dinamica della crosta terrestre e della calotta polare, misura della concentrazione di vapore acqueo nell’atmosfera. Sono solo alcuni dei servizi offerti dai sistemi di posizionamento satellitare, definiti con la sigla GNSS (Global Navigation Satellite Systems), e di cui oggi la società fa un uso sempre maggiore. Il più noto tra i GNSS è sicuramente il sistema statunitense GPS (Global Positioning System), anche se l’Europa si sta dotando di un suo sistema: Galileo.
“L’acquisizione dei dati acquisiti nell’ambito del progetto”, afferma Lucilla Alfonsi, ricercatrice dell’INGV e coordinatrice del progetto, “ha permesso per la prima volta in Antartide, di sfruttare le informazioni fornite dai segnali trasmessi dal nuovo sistema Europeo Galileo (analogo allo statunitense GPS), per studiare gli effetti delle tempeste geomagnetiche sull’alta atmosfera (in ionosfera)”. I dati acquisiti negli ultimi giorni rivelano eventi di scintillazione ionosferica, un fenomeno che crea un disturbo sul segnale trasmesso dai satelliti e che può compromettere sia i sistemi di posizionamento che di comunicazione satellitare.
“Il disturbo si origina a seguito di anomalie che si verificano nella ionosfera e il fenomeno si osserva spesso nelle regioni polari dove le interferenze elettromagnetiche – causate dalle tempeste solari – sono più intense e frequenti, come testimonia la comparsa delle aurore boreali o australi (a seconda dell’emisfero in cui si verificano)”, continua Alfonsi. L’osservazione ionosferica è avvenuta dalle basi antartiche di SANAE IV (gestita dal Sudafrica) e EACF (gestita dal Brasile), e pone l’Italia, in qualità di leader dell’esperimento, pioniere nell’ambito delle osservazioni scientifiche in Antartide effettuate mediante il nascente sistema Galileo. Questo ambizioso obiettivo è reso possibile grazie alla collaborazione con il Politecnico di Torino, l’Istituto Superiore Mario Boella (entrambi partner del progetto) e al supporto dei colleghi sudafricani del SANSA (South African National Space Agency) e brasiliani dell’INPE (Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais). Collaborano al progetto anche SpacEarth Tecnology s.r.l. e il Joint Research Center della Commissione Europea.
“Poter disporre di osservazioni come quelle raccolte dal progetto DemoGRAPE permette ai ricercatori di sviluppare modelli di previsione a supporto della navigazione satellitare”, conclude la ricercatrice dell’INGV. “In questo ambito i nuovi dati ricevuti dai satelliti Galileo rappresentano un valore aggiunto perché, grazie a questo sistema, la comunità scientifica dispone di un ulteriore strumento di conoscenza dello spazio, che può essere tradotta in informazioni utili a migliorare la qualità della navigazione satellitare a livello mondiale”.
da Sorrentino | Feb 2, 2016 | Missioni, Primo Piano, Programmi
Sarà il nano satellite italiano ArgoMoon, realizzato da Argotec e coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana, a rappresentare l’Europa nella prossima Exploration Mission della NASA. L’agenzia spaziale statunitense ha illustrato la prima missione dello Space Launch System (SLS) prevista a fine 2018. L’Exploration Mission 1 (EM-1) rappresenta il secondo volo di collaudo dell’Orion Multi-Purpose Crew Vehicle, un veicolo spaziale, attualmente in fase di sviluppo da parte della NASA, che sarà utilizzato nell’esplorazione umana degli asteroidi e degli spazi cislunari, in vista di un futuro sbarco su Marte.
Tra i CubeSat scelti dalla NASA per l’esplorazione dello spazio profondo c’è ArgoMoon, un nano-satellite che sarà interamente progettato e realizzato da Argotec, azienda ingegneristica italiana specializzata nella ricerca e sviluppo di sistemi aerospaziali. L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) coordinerà il progetto ArgoMoon, l’unico selezionato dalla NASA tra quelli proposti a livello europeo, a dimostrazione della posizione di eccellenza che l’Italia ha conquistato nella ricerca spaziale.
“Nella grande sfida dell’esplorazione condivisa dalle agenzie spaziali mondiali – dice Gabriele Mascetti a capo dell’Unità Volo Umano e Microgravità dell’Agenzia Spaziale Italiana – il viaggio dell’uomo verso Marte, l’ASI continua a essere in prima linea, promuovendo e sostenendo le eccellenze scientifiche e tecnologiche del nostro Paese. La scelta di ArgoMoon da parte della NASA consolida ulteriormente il ruolo di prestigio dell’Italia a fianco dei maggiori paesi che conducono attività spaziali.”
L’impiego dei nano-satelliti è aumentato in modo considerevole negli ultimi anni, grazie ai costi limitati dovuti alle dimensioni ridotte e all’utilizzo di alcuni componenti commerciali. La sfida degli ingegneri di Argotec sarà quella di ricercare e confinare in un volume ridotto soluzioni tecnologiche italiane che dovranno essere altamente affidabili per una missione nel deep space.
ArgoMoon scatterà foto storicamente significative della missione EM-1 e testerà sistemi innovativi di comunicazione. Un’opportunità unica per la ricerca tecnologica sui nano-satelliti, i cui risultati permetteranno di ottenere nuove soluzioni volte ad estendere l’utilizzo dei nano-satelliti a future esplorazioni e supportare l’osservazione terrestre a costi contenuti.
“Un altro passo importante e significativo per una PMI italiana – dichiara David Avino, Managing Director di Argotec – che ha da sempre puntato sulla ricerca e sull’innovazione in campo spaziale. I nostri ingegneri sono al lavoro per sviluppare un nuovo concetto di nano-satellite utilizzando materiali innovativi e per integrare, in un volume grande quanto una scatola di scarpe, alcuni dei nostri sistemi e delle tecnologie italiane. I CubeSat sono i droni del futuro e saremo i primi a testarli così lontano dalla Terra, nelle condizioni estreme dell’orbita translunare”.