Seleziona una pagina
Il touchdown di AstroSamantha

Il touchdown di AstroSamantha

Soyuz TMA 15MAll’alba dei 200 giorni trascorsi a bordo della stazione spaziale internazionale, Samantha Cristoforetti, l’astronauta italiana dell’ESA e capitano pilota dell’Aeronautica Militare, ha portato a termine la missione Futura, seconda di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana. A bordo della capsula Soyuz TMA 15M, all’interno della quale ha preso posto insieme ai colleghi Terry Virts e Anton Shkaplerov della Spedizione 43 poco prima delle 9 del mattino (ora italiana), AstroSamantha ha effettuato l’undocking dal complesso orbitale alle 12:20 dopo aver dedicato oltre tre ore a una serie di test e controlli previsti prima di dare il via alla fase di rientro. Il distacco è avvenuto regolarmente e la capsula con a bordo i tre astronauti ha cominciato gradualmente ad abbassare la sua orbita fino a uscirne con l’accensione dei motori alle 14:51 per iniziare la fase di caduta controllata. Il tuffo nell’atmosfera ha coinciso con l’espulsione del modulo orbitale e quello di propulsione della Soyuz, che ha lasciato il modulo di atterraggio esposto all’attrito e protetto dallo scudo termico. E’ il momento in cui i tre occupanti hanno cominciato a risentire la sensazione di peso, con il corpo avvolto nella tuta pressurizzata Sokol, esposto ad accelerazioni e sollecitazioni Venti minuti prima dell’atterraggio sono iniziate le manovre per rallentare la velocità, riportata a regime subsonico a 800 km/orari, con l’apertura in successione dei primi due paracadute e poi degli altri due che hanno stabilizzato la capsula a 30 km/orari a 5 minuti dall’impatto. In prossimità del suolo l’accensione di quattro piccoli retrorazzi hanno rallentato ulteriormente la velocità di caduta riducendola a 5 km/orari con cui la Soyuz ha toccato terra nella zona prevista nella steppa del Kazakistan alle 15:44 (ora italiana). Nel giro di pochi minuti la capsula è stata raggiunta dai tecnici di Roscomos, raddrizzata e messa in sicurezza per avviare le procedure di recupero dei tre astronauti. Il primo a fare capolino alle 16:02 è stato il comandante Terry Virts. Alle 16:06 è toccato a Samantha Cristorofetti, sorridente e accompagnata nella poltrona sul prato, immagine consueta al termine di ogni missione. Pochi minuti e Samantha ha cominciato a muovere le gambe e sollevare le ginocchia, riprendendo confidenza con la gravità.

Samantha landedSamantha Cristoforetti ha concluso così la sua avventura nello spazio collezionando il record assoluto femminile di permanenza in orbita superando il limite di 195 giorni che era stato raggiunto in precedenza dall’astronauta americana della NASA Suni Williams. Una circostanza determinata dal rientro procrastinato dal 14 maggio all’11 giugno per consentire all’agenzia spaziale russa Roscosmos di analizzare le cause che hanno determinato la perdita del cargo Progress 59 e ripianificare il lancio della successiva spedizione. Al momento a bordo della ISS si trovano il comandante Gennady Padalka, Scott Kelly e Mikhail Kornienko, che saranno raggiunti in luglio dall’equipaggio di Expedition 44, composto da Kjell Lindgren (NASA), Oleg Kononenko (Roscosmos) e Kimiya Yui (JAXA).

La missione Futura ha rappresentato un successo professionale e tecnologico per il mondo aerospaziale italiano ed europeo e ha consentito di effettuare attività di ricerca e sperimentazione all’avanguardia, con ricadute attese sia nella preparazione delle missioni di lunga durata nello spazio, sia nella vita di tutti i giorni con acquisizione di importanti indicatori negli studi sulle malattie debilitanti.

La sentinella del vento solare

La sentinella del vento solare

DSCOVRDopo un viaggio di quattro mesi e un milione e mezzo di chilometri percorsi nello spazio la sonda Deep Space Climate Observatory (DSCOVR) dell’agenzia statunitense NOAA ha raggiunto la sua destinazione operativa finale, ovvero il punto di Lagrange L1. Una volta completate le procedure di controllo e calibrazione degli strumenti di bordo, DSCOVR inizierà la sua attività di controllo e monitoraggio delle proprietà del vento solare, il flusso incessante di particelle e plasma che emette la nostra stella e che investe anche la Terra. La sonda sarà in grado di segnalare l’arrivo verso il nostro pianeta di fenomeni legati all’attività solare particolarmente intensi e che possono avere un impatto significativo sull’ambiente terrestre. I dati raccolti dalla missione, abbinati a un nuovo modello di previsione che sarà rilasciato il prossimo anno, permetteranno così agli scienziati di valutare l’intensità delle tempeste geomagnetiche sul nostro pianeta con un anticipo di qualche decina di minuti prima del loro sviluppo e con un livello di dettaglio che raggiungerà scale regionali. Questi fenomeni si innescano quando il plasma e i campi magnetici emessi dal Sole si scontrano con il campo magnetico terrestre. Gli eventi più intensi possono, nelle condizioni peggiori, determinare interruzioni nei sistemi di telecomunicazione e di posizionamento satellitare, fino ad arrivare a black out sulle linee elettriche di alta tensione nelle zone prossime ai poli e problemi ai satelliti e agli astronauti in orbita. «DSCOVR ci invierà avvisi in tempo reale non appena registrerà impulsi di energia in grado di provocare una tempesta geomagnetica con impatti potenzialmente dannosi per la Terra» ha detto Stephen Volz, Assistant Administrator del Satellite and Information Service del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Nei prossimi anni DSCOVR sostituirà un altro veicolo spaziale dedicato a questi compiti, l’Advanced Composition Explorer (ACE) della NASA, giunto quasi al termine della sua vita operativa.

La sonda non si limiterà a tenere sotto controllo solo la nostra stella. Due strumenti NASA che porta a bordo sono stati progettati per monitorare l’abbondanza dell’ozono e degli aerosol nell’atmosfera terrestre e le variazioni nel bilancio della radiazione del nostro pianeta, dato dalla differenza tra quella “entrante”, quasi interamente proveniente dal Sole, e quella “uscente”. Una informazione utile per capire con maggior precisione l’andamento del clima su scala globale.

(fonte: Inaf)

Samantha, rientro con record

Samantha, rientro con record

Soyuz SamanthaSamantha Cristoforetti, astronauta europea e prima italiana in orbita, conclude la missione Futura a bordo della stazione spaziale internazionale giovedì 11 giugno 2015, esattamente quattro settimane più tardi del rientro inizialmente previsto il 14 maggio. L’agenzia spaziale russa Roscosmos, infatti, ha dovuto analizzare i problemi verificatisi al razzo Soyuz che ha portato al fallimento del lancio del cargo Progress M-27M, diretto alla Iss. Un ritardo che le consente di collezionare una serie di record, arrivando a inanellare 199 giorni trascorsi nello spazio, quattro in più di Sunita Williams alla quale strappa il primato mondiale di permanenza in orbita a livello femminile, ma che rappresenta anche la durata più lunga in assoluta per il corpo degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea, sia per singola missione che in senso cumulativo. Samantha Cristoforetti rientra a terra insieme ai colleghi Terry Virts e Anton Shkaplerov, atterrando nelle steppe del Kazakhstan. L’ingresso dei tre astronauti nella navicella Soyuz è previsto alle 8:30 del mattino (ora italiana) e la chiusura del portello 25 minuti dopo. In quel momento il comando della ISS sarà stato assunto dal cosmonauta russo Gennady Padalka, che succede a Terry Virts, restando a bordo della stazione in compagnia dell’americano Scott Kelly e del connazionale Mikhail Kornienko, con i quali costituisce l’equipaggio di Spedizione 44. Lo sgancio della Soyuz è programmato alle 12:20, l’inizio della fase di rientro alle 14:51 e l’atterraggio alle 15:43 (ora italiana). La stazione spaziale internazionale resterà con equipaggio ridotto a tre componenti fino al 24 luglio, quando è previsto l’arrivo della navicella Soyuz TMA 17M con bordo l’americano Kjell Lindgren, il giapponese Kimiya Yui e il russo Oleg Kononenko. Scott Kelly e Mikhail Kornienko sono destinati a rientrare il 3 marzo 2016 dopo aver accumulato un periodo di 342 giorni di permanenza nella prima “Year in Space Mission”.

Dawn pronta a svelare Cerere

Dawn pronta a svelare Cerere

Dawn_May28_Carousel-664x406La sonda interplanetaria Dawn, in fase di avvicinamento a Cerere lungo orbite a spirale, ha rilanciato una serie di immagini in attesa di avviare, agli inizi di giugno 2015, la mappatura del pianeta nano che sarà condotta con lo strumento VIR dell’INAF. Le immagini, scattate tra il 22 e il 23 Maggio per scopi di navigazione, arrivano al centro di controllo della missione con il ritardo tecnico classico dell’esplorazione spaziale e sono state scattate prima dello spegnimento della sonda. Esse rivelano già  i primi promettenti panorami di quello che possiamo considerare un piccolo pianeta tutto da scoprire. L’immagine pubblicata il 28 maggio dalla NASA mostra nel riquadro una zona di Cerere localizzata a una latitudine tra 13 e 59 gradi nord e a longitudine tra 182 e 228 gradi est. Per identificare la zona, l’immagine è stata proiettata su una mappa globale di Cerere realizzata in precedenza. La fotografia è stata acquisita dalla camera il 23 di Maggio da una distanza di 5100 km, con una risoluzione a terra di 480 metri per singolo pixel e mostra con estrema chiarezza un grande cratere da impatto, contornato da una serie di crateri secondari causati dai detriti dell’impatto principale. Poco dopo aver trasmesso questi dati, Dawn ha riacceso i suoi motori a ioni per avviarsi verso la nuova orbita di mappatura, destinata a essere raggiunta il 3 giugno. Fino a fine giugno Dawn osserverà Cerere da una distanza di appena 4400 km, compiendo un giro del pianeta nano ogni 3 giorni terrestri. In tre settimane, la sonda potrà realizzare ben sette rivoluzioni complete, fornendo una mappatura totale del corpo a una risoluzione mai raggiunta.

Maria Cristina De Sanctis, dell’INAF-IAPS, principal investigator di VIR, lo spettrometro italiano fornito da ASI sotto la guida scientifica dell’INAF, racconta i prossimi step: «La fase di survey in cui ci troveremo nel prossimo mese è una fase cruciale anche per le osservazioni di VIR. Infatti in questa fase, che dura circa un mese,  si dovrebbe mappare quasi tutta la superficie. Le fasi successive, invece,  permetteranno di andare a risoluzioni spaziali più elevate  ma a discapito della copertura, che non sarà più completa. I dati acquisiti verrano poi elaborati nei prossimi mesi e richiederanno una analisi dettagliata e precisa da parte del team. Una analisi che necessita di tempi a volte lunghi. Ad esempio i dati acquisiti da VIR durante la fase di osservazione di Vesta (da Maggio 2011 a Settembre 2012) sono tuttora analizzati e stanno dando ottimi risultati. Tra questi una serie di nuovi articoli sulla mineralogia di Vesta, in pubblicazione in questi giorni su uno special issue di Icarus».

 

Il trasloco di Leonardo sulla ISS

Il trasloco di Leonardo sulla ISS

NASA#2007934

NASA#2007934

Leonardo, il  Modulo Multifunzionale Permanente (PMM – Permanent Multipurpose Module), elemento dell’Agenzia Spaziale Italiana, derivato dalla flotta MultiPurpose Logistics Module per la NASA, e realizzato da Thales Alenia Space è stato ricollocato con successo a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dal Nodo 1 al Nodo 3, elemento quest’ultimo anche sviluppato da Thales Alenia Space.

La ricollocazione del modulo Leonardo è solo uno dei molti passaggi previsti per la riconfigurazione della ISS, con il Nodo 2 destinato a diventare l’elemento dedicato all’attracco della flotta di veicoli di nuova generazione e il Nodo 3 come un elemento per la gestione e fornitura delle risorse alla Cupola e ai nuovi elementi che contribuiranno ad espandere la Stazione Spaziale, validando nuove tecnologie per l’esplorazione  umana dello Spazio Profondo. Dopo una riconfigurazione interna per fornire il PMM delle risorse necessarie alla nuova operatività e un’attività extra-veicolare per la riconfigurazione esterna del Nodo 3, lo stesso modulo Leonardo è stato disattivato, agganciato al braccio robotico della Stazione Spaziale e trasferito in poche ore alla nuova ubicazione, dove è ritornato con successo alla sua operativa configurazione nominale. Tutte queste attività si sono svolte durante la permanenza dell’astronauta italiana Samantha Cristoforetti  a bordo della ISS, che ha eseguito gran parte della riconfigurazione interna dei Nodi.

Thales Alenia Space è stata primo contraente per la fase di progettazione e sviluppo dei moduli MPLM e da allora, in collaborazione con ALTEC, ha provveduto a fornire supporto ingegneristico alla NASA per tutte le attività in orbita. Thales Alenia Space e ALTEC sono state ampiamente coinvolte nella maggiore configurazione della ISS concernente principalmente i Nodi attraverso un contratto con l’Agenzia Spaziale Europea.

“Il successo di questa attività è di nuovo motivo di grande orgoglio per l’Italia, considerando il ruolo di Thales Alenia Space per la Stazione Spaziale Internazionale e le performance operative di tutti i nostri elementi sin dal 2001 con il primo MPLM – ha dichiarato Luigi Maria Quaglino, Senior Vice President Exploration and Science – Grazie a questa operatività, alla flessibilità e alla competenza dei team di supporto a terra e dell’equipaggio, sono state eseguite con successo attività di riconfigurazione per le quali gli elementi non erano stati originariamente progettati. La Stazione Spaziale Internazionale dimostra così la sua attitudine a nuove sfidanti esperienze nell’ambito di ambienti con equipaggio, in orbita bassa e oltre. Thales Alenia Space continuerà a partecipare alle attività di potenziamento della ISS per permettere l’esecuzione di nuovi esperimenti e validare le tecnologie critiche in vista del programma di esplorazione spaziale oltre l’orbita bassa”.