da Sorrentino | Mag 14, 2015 | Astronomia, Primo Piano, Programmi

Artist’s impression of the E-ELT
Il Finance Committee dell’European Southern Observatory (ESO) ha firmato presso la sede di Monaco in Germania il contratto per la realizzazione di MAORY (Multi-conjugate Adaptive Optics RelaY), uno dei primi tre strumenti che equipaggeranno il grande telescopio E-ELT, lo European Extremely Large Telescope in costruzione sulle Ande cilene. L’Istituto Nazionale di Astrofisica, che guida il progetto MAORY, riceve così da ESO un finanziamento di 18,5 milioni di euro per costruire un componente fondamentale di E-ELT, che permetterà di sfruttare appieno le potenzialità del suo gigantesco specchio principale, del diametro di ben 39 metri. MAORY è infatti un sofisticato sistema di ottica adattiva multiconiugata, pensato per annullare gli effetti negativi sulle riprese astronomiche prodotti dalla turbolenza atmosferica e restituire immagini con un altissimo livello di dettaglio.
«E’ un altro gran bel successo per l’astronomia italiana e per l’INAF» commenta Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. «MAORY è uno strumento che siamo riusciti ad ottenere anche grazie al finanziamento del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca tramite un progetto premiale INAF biennale, che ha permesso di supportare il team scientifico italiano coinvolto nello sviluppo del sistema di ottica adattiva per E-ELT. Dal punto di vista globale, il ritorno con questo contratto per l’INAF e ovviamente per l’industria italiana è ben maggiore di quello che abbiamo investito, e anche di questo ne siamo molto fieri».
MAORY sfrutta una costellazione di stelle artificiali prodotte tramite raggi laser puntati verso il cielo. Il suo sensore di fronte d’onda, lo LGS Wave Front Sensor, analizza la luce di queste stelle artificiali che, da circa 90 km di altitudine, torna a Terra. Lo strumento, osservando oltre le stelle artificiali anche alcune sorgenti celesti naturali, riconosce le deformazioni sulle onde luminose indotte dalla turbolenza degli strati d’aria presenti sopra il telescopio e quindi impartisce in tempo reale i comandi per modellare opportunamente gli specchi di MAORY e restituire così riprese astronomiche praticamente perfette. Questi specchi adattivi sono basati sulla tecnologia “voice-coil motor”, sviluppata nell’ambito di una collaborazione tra INAF e l’industria italiana.
«Grazie all’utilizzo di stelle artificiali e di specchi adattivi multipli, da cui l’appellativo “multi-coniugata” attribuito a questa tecnica di ottica adattiva, MAORY riuscirà a compensare gli effetti della turbolenza atmosferica su un ampio campo di vista e sulla quasi totalità del cielo osservabile con E-ELT» spiega Emiliano Diolaiti dell’INAF, Principal Investigator del progetto MAORY. «La fase di progettazione concettuale dello strumento è stata completata positivamente oltre 5 anni fa: è davvero entusiasmante pensare che ora il progetto MAORY è pronto per ripartire».
La ratifica del contratto per la realizzazione di MAORY da parte del Finance Committee di ESO è l’ulteriore conferma delle competenze scientifiche e tecnologiche di eccellenza raggiunte dall’INAF nel campo dei sistemi di ottica adattiva per telescopi terrestri di grande taglia, frutto degli sviluppi ottenuti negli ultimi 15 anni. Strumenti ‘made in INAF’ che utilizzano queste competenze sono già operativi con successo sul Multi Mirror Telescope (MMT), sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG) e sul Large Binocular Telescope in Arizona. Altri telescopi della classe 8 metri – ovvero la misura del diametro del loro specchio principale – hanno attualmente in sviluppo sistemi adattivi equivalenti: Il Very Large Telescope (VLT) dell’ESO, con la Adaptive Optics Facility, e il telescopio Magellan, con il suo sistema adattivo nella banda della luce visibile.

Artist’s impression of the European Extremely Large Telescope deploying lasers for adaptive optics
Il telescopio E-ELT
Il progetto E-ELT prevede la realizzazione di un telescopio a terra con uno specchio primario composito del diametro di 39 metri che lo porterà ad essere il più grande telescopio al mondo nella banda della radiazione visibile e del vicino-infrarosso. E-ELT verrà costruito sulle Ande cilene, a oltre 3000 metri di quota, sulla sommità del Cerro Armazones, distante circa 20 chilometri dal Cerro Paranal, che già ospita il Very Large Telescope dell’ESO. L’impegno economico per la realizzazione di questo ambizioso telescopio verrà distribuito tra tutti i membri dell’ESO, per un importo complessivo a lavori ultimati di 1,083 miliardi di euro (stime del 2012). Con la sua entrata in funzione, prevista all’inizio della prossima decade, l’E-ELT affronterà i più affascinanti ed enigmatici argomenti dell’astrofisica contemporanea e mirerà a ottenere un considerevole numero di primati, fra cui quello di riuscire a identificare pianeti simili alla Terra nelle “zone abitabili”, cioè quelle che permettono la formazione della vita, intorno ad altre stelle. Effettuerà anche studi di “archeologia stellare” nelle galassie vicine e darà contributi fondamentali alla cosmologia, misurando le proprietà delle prime stelle e galassie, investigando la natura della materia oscura e dell’energia oscura.
In evidenza: rappresentazione artistica del telescopio E-ELT – Crediti: ESO
Nella seconda immagine: il telescopio E-ELT con in funzione i fasci laser del suo sistema di ottica adattiva – Crediti: ESO/L. Calçada/N. Risinger
da Sorrentino | Mag 13, 2015 | Primo Piano, Recensioni
Un libro di 300 pagine per descrivere una carriera aerospaziale ancora in atto. Maurizio Cheli, tenente colonnello pilota del reparto sperimentale di volo dell’Aeronautica Militare, poi astronauta per 15 giorni in orbita con la missione STS 75 a bordo dello Space Shuttle Columbia, quindi collaudatore dell’Eurofighter Typhoon in Alenia fino all’attuale ruolo di imprenditore nel settore delle tecnologie aeronautiche avanzate applicate al settore dei velivoli ultraleggeri, racconta la sua storia scritta a quattro mani con Marianne Merchez e pubblicata dall’editore Minerva di Bologna con il titolo “Tutto in un istante”. Una serie di momenti decisivi, unici nella vita, allorquando bisogna decidere delineando un percorso professionale che diventa anche un capitolo personale, con tutte le sensazioni e il vissuto che si inanellano seguendo la grande passione per il volo. Maurizio Cheli, nato nel 1959 a Zocca (lo stesso paese di Vasco Rossi, nel modenese) si descrive partendo dai sogni di bambino al brevetto di volo, dalla prima volta ai comandi di un jet a soli 20 anni all’ingresso in Aeronautica Militare come pilota, fino al momento in cui, nel 1992, viene selezionato dall’Agenzia Spaziale Europea come astronauta. Portata a termine la lunga e complessa missione nel 1996 a bordo dello shuttle Columbia, con il secondo esperimento del satellite a filo Tethered, Maurizio Cheli ha ripreso la carriera di pilota collaudando i caccia di nuova generazione progettati e costruiti da Alenia Aeronautica.
Una vita che è stata e continua a essere avventura aeronautica e spaziale e si traduce in ogni momento, in ogni istante, in grande avventura umana. “Le nostre conoscenze, le competenze, le esperienze – scrive Maurizio Cheli – tutto si concentra talvolta in quell’istante molto preciso in cui una situazione evolve, una nuova avventura ha inizio o una decisione viene presa. Siamo noi davvero pienamente presenti a noi stessi in questi momenti decisivi della nostra vita?”.
La presentazione del volume “Tutto in un istante” è stata programmata a tappe nella città di Torino. Anteprima sabato 16 maggio alle ore 11:30 allo stand dell’Aeroclub Torino al Salone del Libro, con la firma delle copie da parte dell’autore; incontro alle 18:30 dello stesso giorno nella sede dell’Aeroclub Torino e domenica 17 alle ore 18:00 ancora al Salone del Libro di Torino presso lo stand del Ministero Difesa.
da Sorrentino | Mag 9, 2015 | Ambiente, Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Geologia, Primo Piano, Servizi Satellitari
L’EXPO 2015 è un’occasione per riflettere su quanto lo sviluppo delle tecnologie spaziali e le attività satellitari di osservazione della terra possano contribuire al miglioramento della produzione agricola e della disponibilità di cibo per le popolazioni del pianeta. Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia propone, fino al 10 gennaio 2016, la mostra “Il mio Pianeta dallo Spazio – Fragilità e Bellezza”, progetto espositivo promosso e organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione Europea. Una mostra per immagini e videoinstallazioni che offre l’opportunità di vedere il nostro pianeta con gli occhi dei satelliti e capire quanto questi preziosi strumenti possono contribuire alla sicurezza alimentare e allo studio del pianeta Terra. Curata da Viviana Panaccia e presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2014, nell’edizione di Milano si focalizza su agricoltura, foreste e territorio essendo i temi della sicurezza alimentare e dell’agricoltura gli argomenti di EXPO 2015. Un evento concepito per esaltare il ruolo delle tecnologie spaziali per la corretta gestione delle risorse del pianeta e alla cui inaugurazione hanno partecipato l’astronauta Luca Parmitano, Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Volker Liebig, Direttore dei Programmi di Osservazione della Terra di ESA, Simonetta Cheli , capo dell’Ufficio di Coordinamento Direttorato Programmi Osservazione della Terra
“Nutrire il pianeta significa innanzitutto averne cura – sottolinea Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo della Scienza e Tecnologia – Mostrare con queste straordinarie immagini la bellezza e la fragilità della ‘nostra casa’, dà la possibilità di comprendere il valore della gestione delle risorse naturali, della protezione dell’ambiente, della tutela delle foreste che ci fanno respirare, della terra da coltivare, della biodiversità, dell’aggressività antropocenica da contenere, per dare un giusto futuro ai nostri figli”.
Il percorso espositivo, in un’area attigua all’esposizione permanente dedicata allo Spazio e all’Astronomia, verte su quattro aree tematiche; ghiacci e acqua, foreste, agricoltura e città, Gli occhi dei satelliti ci inviano immagini della Terra in cambiamento e sottolineano l’importanza fondamentale delle piattaforme orbitale di osservazione terrestre come strumento per la gestione delle risorse naturali e la protezione dell’ambiente. Oggi esistono oltre 30 aree metropolitane con più di 10 milioni di abitanti ciascuna. I dati ad alta risoluzione forniti dai satelliti sono importanti per la pianificazione e uno sviluppo sostenibile delle aree urbane e possono essere utilizzati per controllare l’inquinamento dell’aria, i rischi ambientali e le risorse idriche.
Anche la Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università La Sapienza di Roma (Aula del Chiostro di Via Eudossiana 18, dalle 14:30 di mercoledì 13 maggio), su iniziativa del prof. Marcello Onofri, promuove una conferenza per analizzare il contributo possibile della ricerca spaziale al miglioramento della produzione agricola e alla crescita dell’agricoltura sostenibile sulla Terra. A parlarne è stata chiamata Ellen Stofan, Chief Scientist della Nasa, insieme a Volker Liebig, Direttore ESA- ESRIN, Enrico Flamini, Coordinatore Scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana. Un’opportunità per discutere i progressi fatti nello sviluppo di nuovi metodi di alta tecnologia per affrontare le diverse sfide in agricoltura, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici.
Nell’immagine in evidenza, l’isola di Pantelleria (credit: ESA)
da Sorrentino | Mag 8, 2015 | Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Un mese in più nello spazio. Il rientro a terra di Samantha Cristoforetti e dei suoi colleghi di spedizione a bordo della stazione internazionale, il russo Anton Shkaplerov e l’americano Terry Virts, slitta dal 14 maggio all’11 giugno. Il motivo è legato al lancio fallito del cargo Progress M-27M, finito fuori controllo dopo essere partito il 28 aprile scorso dalla base russa di Baikonur, nel Kazakhastan, con a bordo tre tonnellate di viveri, rifornimenti e materiali per esperimenti scientifici, e disintegratosi nell’atmosfera sull’oceano Pacifico alle quattro di notte ora italiana di venerdì 8 maggio. Il mancato funzionamento della telemetria in fase di lancio, quando era in corso la spinta del terzo stadio, ha fatto finire il cargo Progress in un’orbita più alta di quella prevista ma soprattutto ha creato un movimento di rotazione intorno all’asse del veicolo facendogli compiere un giro ogni secondo e otto decimi. Un’anomalia che ne ha reso impossibile il recupero e riallineamento nell’orbita di avvicinamento alla ISS. Anche il rientro in atmosfera è stato controllato parzialmente e la traiettoria di caduta prevedeva ampi angoli di incertezza sul punto di disintegrazione dei detriti. Alla fine tutto si è svolto nel migliore dei modi. Resta il nodo degli approvvigionamenti a bordo della stazione e della chiusura dell’inchiesta sulla cause che hanno determinato la perdita del cargo russo. A titolo precauzionale, presentando il sistema di lancio basato sul vettore Soyuz utilizzato per Progress molte similitudini con quello utilizzato per trasferire gli equipaggi in orbita, si è pensato di rinviare il cambio a bordo della ISS. Fissata all’11 giugno la partenza dalla cosmodromo di Bajkonur in Kazakistan del russo Oleg Kononenko, del giapponese Kimiya Yui e dello statunitense Kjell Lindgren. Il prolungamento della missione Futura farà diventare Samantha Cristoforetti il primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Italiana a trascorrere più di sei mesi consecutivi in orbita. L’annuncio è stato commentato dalla stessa Cristoforetti durante il collegamento con il Conference Center di Expo 2015, quando ha ammesso di considerare un piacere e un privilegio rimanere ancora un po’ di tempo in più a bordo della stazione spaziale.
da Sorrentino | Mag 8, 2015 | Lanci, Politica Spaziale, Primo Piano, Servizi Satellitari
Quinto lancio in vista per il per Vega che dopo aver portato in orbita con successo il veicolo di rientro europeo IXV nel febbraio scorso, si prepara a lanciare Sentinel -2A il secondo della famiglia di sei satelliti del programma di monitoraggio ambientale europeo Copernicus.
Sentinel-2A ha raggiunto la sua destinazione finale, lo spazioporto di Kourou in Guyana Francese dove in è in corso il processo di assemblaggio verticale che verrà seguito dal posizionamento del satellite nell’ultimo stadio del lanciatore, AVUM. Il satellite offrirà una visione a colori dell’ambiente terrestre, unendo l’alta risoluzione insieme a nuove capacità multispettrali. L’obiettivo della missione è monitorare i cambiamenti nella copertura del suolo e il monitoraggio della vegetazione a livello globale.
VEGA è in grado di portare un carico utile, di massa tra i 300 e i 1500 Kg, destinato a un’orbita polare bassa a una quota di 700 km E’ stato ideato in Italia che gioca un ruolo chiave dal punto di vista industriale la ELV, una società per azioni partecipata al 70% dal gruppo AVIO e al 30% dall’Agenzia Spaziale Italiana, è responsabile dello sviluppo del lanciatore nel suo complesso. Avio è invece responsabile dello sviluppo e realizzazione dei quattro Infine, VITROCISET è responsabile della realizzazione del segmento di terra, dalla torre di lancio al banco di integrazione e test.
Il programma Copernicus è una partnership di ESA e Commissione Europea che mira a fornire all’Europa un accesso continuo, indipendente e affidabile a dati e informazioni relativi all’Osservazione della Terra. L’obiettivo è quello di garantire al nostro continente una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta, supportando così le necessità delle politiche ambientali pubbliche europee.
(fonte: ASI)