da Sorrentino | Apr 28, 2015 | Politica Spaziale, Primo Piano
Il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Spaziale Italiana ha deliberato la nomina del nuovo Direttore Generale dell’Ente nella persona della dottoressa Anna Sirica, attualmente a capo della Direzione Affari Amministrativi dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
Anna Sirica succederà nell’incarico all’ingegner Roberto Ibba, tecnologo ASI nominato il 7 aprile dello scorso anno a seguito delle dimissioni del dottor Fabrizio Tuzi, rassegnate il 25 marzo 2014, dopo meno di un anno alla Direzione Generale dell’Ente.
Nata a Pomigliano d’Arco il 22 maggio 1969, Anna Sirica si è laureata in Economia e Commercio all’Università Federico II di Napoli nel marzo del 1995 e ha conseguito il Master di II livello in Economia Pubblica alla Sapienza di Roma nel luglio del 2004. Prima di arrivare alla Direzione Affari Amministrativi dell’INFN, la Sirica ha accumulato una lunga esperienza nella Pubblica Amministrazione con incarichi di responsabilità all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dove è stata segretario generale della Segreteria Tecnica di Presidenza e Dirigente all’Ufficio Bilancio e Programmazione Finanziaria, e, prima ancora, al Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA), dove è stata Dirigente ai servizi di Ragioneria e di Bilancio.
da Sorrentino | Apr 28, 2015 | Attualità, Lanci, Primo Piano, Stazione Spaziale
Il cargo russo Progress M-27M, lanciato nella mattinata del 28 aprile 2015 da Baikonur e diretto alla stazione spaziale internazionale per conferire 3 tonnellate di rifornimenti e materiali vari, gira in modo vorticoso e incontrollato intorno al suo asse. Un imprevisto grave che ha reso impossibile la manovra di avvicinamento e aggancio al complesso orbitale, prevista 6 ore dopo il lancio. L’agenzia spaziale russa Roskomos ha dichiarato che sussistono difficoltà nel ricevere le telemetrie della navetta e i contatti sono affidati solo al collegamento radio. La telecamera di bordo mostra chiaramente il movimento di rotazione molto rapido.
Dal centro di controllo a terra hanno cercato di riprendere il controllo di assetto del cargo Progress per rimetterlo su un’orbita che consentisse, seppure in tempi più lunghi, di agganciare la ISS e salvare il carico. Purtroppo il tentativo di ripristinare il sistema di telemetria e controllo è fallito e la navetta cargo Progress è destinata a perdere quota progressivamente fino a bruciare nell’impatto con l’atmosfera.
Il 29 ottobre 2014 un’altra missione di rifornimento diretta verso la stazione orbitale si era conclusa con la perdita della navetta cargo Cygnus, che trasportava due dei dieci esperimenti affidati a Samantha Cristoforetti, la quale sarebbe partita un mese dopo, il 23 novembre. Quegli esperimenti sono stati rimpiazzati dai kit di riserva e la missione Futura ha potuto seguire il suo programma una volta che l’astronauta italiana è arrivata in orbita. Samantha Cristoforetti, il cui rientro a terra è programmato il 14 maggio, è in compagnia degli astronauti americani Virts e Scott Kelly e dei cosmonauti russi Anton Shkaplerov, Mikhail Kornienko e Jurij Lonaakov.
da Sorrentino | Apr 27, 2015 | Attualità, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il sistema COSMO-SkyMed è stato tempestivamente attivato per garantire il necessario supporto alle popolazioni e alle autorità governative dei paesi interessati dal devastante evento sismico (di magnitudo 7.9) che sabato 25 aprile ha colpito il Nepal e alcuni Paesi confinanti causando migliaia di vittime. Dopo la prima scossa, registrata sabato 25, l’Istituto sismologico mediterraneo europeo (EMSC) ne ha registrate altre 45 superiori ai 4,5 gradi della scala Richter e altre 15 sopra i 6,5 gradi.
L’intero archivio dati della missione è stato messo a disposizione dell’Utenza istituzionale internazionale. Si è inoltre proceduto alla immediata pianificazione di nuove acquisizioni sulle aree geografiche colpite, in modo da rendere possibili le analisi di dettaglio necessarie alla valutazione dei danni subiti. UNOSAT (United Nations Operational Satellite Applications Programme, in italiano OSNU) e NASA hanno richiesto di poter utilizzare le serie interferometriche presenti nell’archivio COSMO-SkyMed poche ore dopo il sisma. In particolare. L’Agenzia spaziale USA ha richiesto 330 immagini di archivio, che sono state prontamente messe a disposizione nell’ambito delle attività di cooperazione ASI-NASA.
La presenza nell’archivio COSMO-SkyMed di un numero così elevato di immagini acquisite sulla città di Katmandu – e sulle limitrofe aree geografiche di interesse – è stato reso possibile da uno specifico Progetto di “Background Mission”, attivato da ASI in cooperazione con il provider commerciale e-GEOS. Si tratta di un programma finalizzato a popolare in modo periodico e continuativo un archivio dati in modalità interferometrica, utile per applicazioni di gestione di emergenze sismiche, vulcaniche, e simili su aree geografiche (e, nel dettaglio, metropolitane) nazionali e internazionali caratterizzate da elevato livello di rischio. Come, appunto, nel caso del Nepal.
da Sorrentino | Apr 23, 2015 | Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
L’inizio dell’ultimo mese di permanenza di Samantha Cristoforetti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale si caratterizza per l’intenso programma scientifico legato ai due esperimenti di biologia “Nanoparticles and Osteoporosis (NATO)” e “Cell Shape and Expression (CYTOSPACE)”, arrivati sulla Stazione con il cargo SpaceX-6 lanciato dalla base del Kennedy Space Center in Florida. (ISS), dove per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana sta compiendo gli esperimenti previsti per la missione Futura. Gli esperimenti sono due dei nove che Samantha Cristoforetti, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e capitano/pilota dell’Aeronautica Militare, ha realizzato e si appresta a completare nell’ambito di Futura, la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana. si tratta di due sperimentazioni fondamentali che avranno importanti ricadute nell’ambito medico scientifico.
Il primo esperimento, guidato dalla Prof. Livia Visai, riguarda la ricerca sulla osteoporosi, una malattia scheletrica multifattoriale che può essere correlata a diversi fattori di rischio. Il progetto è stato realizzato dal Dipartimento di Medicina Molecolare, Unità di Biochimica, Laboratorio di Nanotecnologie, dell’Università degli Studi di Pavia, dal Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari, Facoltà di Farmacia, dell’Università degli Studi di Milano, dall’Istituto di Cristallografia del CNR e dalla Kayser Italia ed ha l’obiettivo di verificare l’efficacia dell’impiego di alcune nanoparticelle sulle cellule ossee come contromisura per attivare la formazione di tessuto osseo e ridurne il processo di riassorbimento.
La particolare condizione di assenza di peso che si realizza in orbita favorisce l’insorgenza di questa patologia anche in soggetti sani, in forma però reversibile, rendendo la ISS un ambiente ideale per il suo studio. La comprensione della patologia e dei meccanismi biochimici e biomolecolari sottostanti è notevolmente importante per lo sviluppo di nuove strategie sui protocolli terapeutici o farmacologi per la prevenzione e lo sviluppo di contromisure efficaci.
Le ricadute di questo esperimento sono innanzitutto scientifico-tecnologiche, per la ricerca delle misure di contrasto alle problematiche inerenti la riduzione di massa minerale ossea, indotta dalla permanenza nello spazio o per invecchiamento sulla terra. Naturalmente, lo studio di tali contromisure è destinato ad avere sia ricadute sociali, per la riduzione dei costi e il miglioramento della qualità della vita di coloro che invecchiano così come di coloro che lavoreranno nello spazio, sia anche economiche, per i possibili trasferimenti tecnologici alle industrie di settore, che potranno così accrescere la propria competitività a livello internazionale.
Il secondo esperimento ha come responsabili scientifici il Dr. Marco Vukich e il Dr. Alessandro Palombo. È stato realizzato dalla Kayser Italia e dal Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare dell’Università La Sapienza di Roma. L’esperimento ha l’obiettivo di definire un modello in grado di descrivere l’influenza del fattore fisico microgravità sull’espressione genica, influenza che si esercita attraverso la modificazione della forma cellulare. Il modello microgravitazionale costituisce una opportunità unica per capire in che modo le forze fisiche siano in grado di determinare il destino dei sistemi biologici complessi. Queste forze, infatti, interferiscono con il citoscheletro della cellula e lo modificano, determinando stravolgimenti di forma e una lunga cascata di reazioni che interessano pressoché tutte le principali funzioni cellulari. Per quanto riguarda le ricadute, è verosimile che il progresso nelle conoscenze di questi meccanismi si possa tradurre in un progresso nella terapia di numerose affezioni in cui il citoscheletro e la forma cellulare sono coinvolti, quali le patologie del connettivo, l’osteoporosi, il cancro.
Gli esperimenti sono iniziati sabato 18 aprile quando Samantha Cristoforetti ha prelevato l’hardware da SpaceX-6 e lo ha inserito nell’incubatore spaziale installato nel modulo dell’Agenzia Spaziale Europea Columbus. L’esecuzione degli esperimenti è proseguita in modo autonomo fino alla mattina del 23 aprile, quando l’hardware è stato trasferito nei frigoriferi e congelatori di bordo in attesa del rientro a terra, previsto a maggio.
Le operazioni di bordo sono state seguite in tempo reale dai centri di controllo di terra dell’Agenzia Spaziale Italiana e dall’Agenzia Spaziale Europea. Da Zurigo, gli specialisti di Biotesc hanno condotto da terra le operazioni del Kubik, l’incubatore ESA della Stazione usato per i due esperimenti. Da Livorno, gli specialisti di Kayser Italia, che ha anche realizzato e qualificato l’hardware per i due esperimenti, hanno monitorato e condotto le attività sui due esperimenti dallo “User Operations and Support Center, USOC” dell’Agenzia Spaziale Italiana, allestito nell’azienda livornese sotto il contratto dei servizi di supporto alla utilizzazione nazionale della ISS. Dallo stesso centro, vengono controllati tutti gli esperimenti svolti dall’Agenzia Spaziale Italiana nella missione FUTURA.
da Sorrentino | Apr 23, 2015 | Missioni, Primo Piano, Servizi Satellitari
La sua vita operativa inizialmente prevista era di due anni, ma ha già quadruplicato il tempo attivo trascorso nello spazio. È il satellite scientifico italiano AGILE (Astrorivelatore Gamma a Immagini Leggero) dell’Agenzia Spaziale Italiana, lanciato il 23 aprile 2007 dalla base di Sriharikota a bordo del vettore indiano PLSV, e inserito in un’orbita bassa – a circa 530 Km – sul piano equatoriale terrestre. Dopo aver fornito e prodotto dati scientifici di particolare rilievo e aver superato tutte le aspettative di vita previste, l’instancabile satellite scientifico dell’ASI festeggia oggi l’ottavo compleanno. In questi anni AGILE ha compiuto più di 41300 orbite attorno alla Terra ed ha effettuato tantissime osservazioni astronomiche del cielo sia ai raggi X che ai raggi γ. Queste osservazioni sono state regolarmente trasmesse a Terra, tramite la stazione di tracking dell’ASI di Malindi (Kenya) e da qui sono state rilanciate verso il ASI Scientific Data Center (ASDC) di Roma, che ha provveduto a renderle disponibili alla comunità scientifica nazionale e internazionale e, successivamente, a gestirne il catalogo.
“AGILE ci ha riservato una lunga serie di unicità dal lancio, con il perfetto funzionamento del lanciatore indiano PSLV, alla capacità di funzionare altrettanto bene nel modo operativo nominale e poi, al termine della missione inizialmente prevista, in quello ridotto di “spinning”, fino alla parte più importante: le scoperte scientifiche – ha commentato Enrico Flamini, Chief Scientist dell’ASI – Ricordo che quando la missione fu selezionata le aspettative di tutti erano elevate, ma non penso che nessuno avesse previsto che un piccola missione, con un costo dieci volte minore di una missione media europea, potesse fornirci scoperte come la variabilità della Nebulosa del Granchio o l’esistenza di lampi gamma terrestri di altissima energia”.
Le scoperte scientifiche effettuate dal satellite AGILE sono state numerosissime: dall’origine dei lampi gamma cosmici, alle sorgenti sul disco galattico non identificate, ai nuclei galattici attivi. Il cuore del satellite è un rivelatore gamma di nuova generazione, naturale conseguenza dell’evoluzione dei rivelatori dedicati a esperimenti di fisica delle particelle elementari, prodotto della collaborazione tra diversi laboratori dedicati ad attività spaziali e di fisica delle particelle (INAF, INFN, CNR). In otto anni di vita, il satellite AGILE ha acquisito la mappa completa del cielo osservato nella radiazione gamma. Inoltre ha esplorato la nostra Galassia, rivelando varie sorgenti galattiche soggette a cambiamenti molto rapidi e frequenti episodi di emissione X provenienti da molte stelle di neutroni e buchi neri.
Il satellite ha poi registrato, il 23 settembre 2010, alcune gigantesche emissioni gamma prodotte intorno alla stella di neutroni in rapida rotazione intorno al proprio asse al centro della Nebulosa del Granchio (Crab), una delle sorgenti più brillanti del cielo nello spettro X e gamma che si pensava fosse costante nel tempo. Per questa scoperta, nel 2012, il prestigiosissimo premio scientifico “Bruno Rossi” è stato assegnato dalla High Energy Astrophisics Division dell’American Astronomical Society (AAS) alla missione AGILE e al suo responsabile scientifico, il Prof. Marco Tavani dell’INAF di Roma. “AGILE in orbita dopo otto anni con grande resa scientifica – ha dichiarato Tavani – è la dimostrazione della collaborazione tra ASI, istituti scientifici e industria che in Italia si è realizzata pienamente. Siamo orgogliosi di tutto questo e soprattutto dei giovani ricercatori e ingegneri che abbiamo formato e che ora costituiscono la base per il futuro della ricerca spaziale italiana”.
Più di recente, l’attività di osservazione scientifica di AGILE è stata anche indirizzata alle osservazioni di alcuni fenomeni di tipo ‘terrestre’, ancor oggi poco studiati. Si tratta dei lampi gamma terrestri (Terrestrial Gamma Flashes – TGF) di brevissima durata – pochi millisecondi – che vengono prodotti a terra in occasioni di violenti temporali e, osservati prevalentemente, nelle zone tropicali e equatoriali del nostro pianeta. Il satellite AGILE è particolarmente adatto allo studio di questi fenomeni sia per la sua orbita bassa equatoriale e sia per la particolare strumentazione scientifica di bordo che si è rivelata assai utile nello studio di questi fenomeni di fisica delle particelle terrestri. L’interesse di studio verso questi fenomeni non è solo di tipo scientifico ma è anche di tipo tecnologico, soprattutto in campo aeronautico per le potenziali implicazioni sulla elettronica di bordo degli aerei.