da Sorrentino | Dic 3, 2014 | Eventi Scientifici e Culturali, Telescienza
Ugo Amaldi, lo scienziato che ha legato il suo nome al Cern di Ginevra e alla ricerca nel campo della fisica delle particelle, ha ricevuto il riconoscimento alla carriera del Premio Leonardo Ugis, giunto alla quarta edizione, nato dalla collaborazione tra il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e Unione Giornalisti Italiani Scientifici.
“Una vita per la scienza, la ricerca, le loro applicazioni per il bene dell’umanità – recita la motivazione che accompagna il premio – Lo testimoniano il suo percorso professionale all’Istituto Superiore di Sanità; la brillante carriera al CERN di Ginevra, dove inizia occupandosi di protoni e neutrini e in seguito fonda e dirige la Collaborazione Delphi che raggruppa più di 500 fisici da oltre 40 paesi; i trattati di fisica; le oltre 450 pubblicazioni; il lavoro per la nuova tecnica della radioterapia, in cui si impegna fino a diventare l’anima per la nascita del nuovo centro di adroterapia oncologica di Pavia. Questo e molto ancora inseriscono il prof. Ugo Amaldi tra le personalità italiane di chiara fama che onorano l’Italia anche a livello internazionale, come sottolineano gli importanti riconoscimenti ricevuti”.
Ugo Amaldi è stato Dirigente di ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dove si è occupato di ricerca nucleare e di uso delle radiazioni ionizzanti nella terapia dei tumori. Chiamato al CERN nel 1973 come Senior Scientist – a seguito della scoperta del fenomeno dell’aumento della sezione d’urto protone-protone – ha studiato per vent’anni, sperimentalmente e teoricamente, le proprietà di protoni e neutrini e l’unificazione delle forze fondamentali. Tra il 1980 e il 1993 ha fondato e diretto, presso l’acceleratore LEP del CERN, la Collaborazione DELPHI (Detector with Lepton, Photon and Hadron Identification), formata da circa cinquecento fisici provenienti da quaranta laboratori di venti paesi diversi.
Nel 1992 Amaldi ha creato, con alcuni colleghi, la Fondazione per la Terapia con Radiazioni Adroniche (TERA) allo scopo di introdurre e sviluppare, in Italia ed Europa, questa moderna tecnica di radioterapia, che risparmia i tessuti sani e può controllare (con i fasci di ioni carbonio) i tumori radioresistenti. TERA, di cui Amaldi è da allora Presidente, ha lavorato per dieci anni al progetto del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO). Ottenutane nel 2002 l’approvazione da parte del Ministero della Salute, questo centro – che è il secondo di questo tipo fuori del Giappone – è stato costruito tra il 2004 e il 2010 a Pavia da parte della Fondazione CNAO. All’inizio del 2014 il CNAO ha ottenuto dall’Istituto Superiore di Sanità la marcatura europea CE. Alla fine dell’ottobre 2014 erano stati trattati circa 400 pazienti. Più di 450 pubblicazioni documentano la sua attività scientifica nei campi della fisica degli atomi, dei nuclei, delle particelle fondamentali e degli acceleratori, applicati sia alla ricerca fondamentale che alla terapia del cancro.
Ugo Amaldi è membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze (Accademia dei XL), dell’Accademia delle Scienze di Torino e dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere. Gli è stato conferito il titolo di Doctor honoris causa dalle Università di Lione, Helsinki, Valencia e Uppsala. È Commendatore della Repubblica e Socio Onorario della Società Italiana di Fisica e dell’Associazione Italiana di Fisica Medica. Tra altri riconoscimenti, gli sono stati assegnati l’Ordine dell’Amicizia della Repubblica Russa, il premio “Bruno Pontecorvo” (1995) – per i suoi contributi all’unificazione delle forze – e il premio “Renata Borlone, donna in dialogo” (2006). Nel 2007 gli è stata conferita dal Presidente della Repubblica la medaglia d’oro come Benemerito della Scienza, della Cultura e dell’Arte e nel 2012 è stato nominato dal Politecnico di Monaco (TUM) Distinguished Associated Professor.
Nel 2012 ha pubblicato per la Zanichelli “Sempre più veloci” che traccia la storia degli acceleratori di particelle trattando argomenti che vanno dal Big Band all’adroterapia dei tumori. Nel 2013 questo libro ha vinto, fra trecento opere, il secondo premio per la divulgazione scientifica bandito dall’Associazione Italiana del Libro.
da Sorrentino | Dic 2, 2014 | Politica Spaziale, Primo Piano
Si è svolta a Lussemburgo il 2 dicembre la Conferenza dei ministri degli Stati membri dell’Agenzia Spaziale Europea: la delegazione italiana è stata guidata dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, e dal presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. Il Consiglio ha assunto una decisione storica, approvando un programma pluriennale di sviluppo di una nuova generazione di lanciatori europei (Ariane 6 e VEGA C). Grazie a questa decisione l’Europa continuerà ad avere una capacità autonoma di accesso allo spazio per i lanci istituzionali e anche un lanciatore più competitivo che potrà assicurarsi una fetta importante del mercato commerciale. Una nuova organizzazione industriale consentirà inoltre una gestione più efficiente del programma lanciatori e un risparmio importante per gli stati membri dell’ESA. “Il Consiglio Ministeriale dell’ESA è stato un successo pieno per l’Europa e per l’Italia – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini – per la definizione del futuro percorso delle attività spaziali europee. L’Italia, oggi, si è affermata come mediatore tra i principali players nel settore spaziale. Questo è anche un risultato importante per gli effetti che porterà a livello economico, con ricadute industriali notevoli, con posti di lavoro e crescita di conoscenza e tecnologica. La ricerca spaziale si conferma fattore chiave per affrontare le grandi sfide della globalizzazione ed elemento fondamentale per supportare la crescita economica europea. È importante sottolineare la decisione legata alla nuova generazione di lanciatori Ariane 6 e Vega C, che permetterano al nostro continente di restare indipendente in questo settore. Entrambi i lanciatori avranno un unico motore, di produzione italiana: questo porterà all’industria del nostro Paese oltre dieci anni di attività produttiva di alta tecnologia”. Il nuovo programma assicura importanti vantaggi per l’Italia grazie a una forte sinergia tra Ariane 6 e VEGA-C, un programma a leadership italiana, centrata in particolare sui motori P120C che saranno impiegati sia per i vettori Ariane, sia per il Vega. Il VEGA-C diventa così un componentefondamentale della nuova famiglia di lanciatori, un ruolo riconosciuto anche dalla Germania che proseguendo nell’impegno assunto a Napoli nel 2012 ha deciso diinvestire ulteriormente nel programma. Per l’Italia si tratta di un risultato molto importante che assicura uno sviluppo decennale delle capacità industriali italiane, la salvaguardia di posti di lavoro qualificati e l’ulteriore valorizzazione e crescita delle nostre capacità tecnologiche. “Vega diventa grande – ha dichiarato il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – la Ministeriale ESA 2014 affrontava un programma strategico per i nuovi lanciatori per l’Europa, in questo contesto l’Italia con Vega fornisce una competenza centrale per tutta la famiglia dei lanciatori Ariane e Vega. Grazie al motore solido del P120 sviluppato da Avio a Colleferro e di derivazione dal P80. Passaggio, questo, fondamentale, per garantire l’accesso europeo alla spazio in modo competitivo e adatto alla situazione di evoluzione mondiale in rapido cambiamento. Abbiamo visto L’ESA al lavoro per rappresentare l’Europa che vogliamo e per mantenere tutte le potenzialità del vecchio continente alla frontiera della tecnologia. Lo sviluppo dei lanciatori è stato uno dei tre temi su cui i paesi membri hanno trovato, oggi, la definizione di un accordo strategico. Sul tavolo la continuazione della Stazione Spaziale Internazionale fino al 2017 con la prospettiva della continuità fino al 2020 e insieme al finanziamento della missione 2018 del programma ExoMars. Un elemento, questo, che garantisce lo sviluppo delle strumentazioni senza ritardi sui piani previsti per lamissione europea su Marte, un programma di cui l’Italia è leader”. Il secondo traguardo raggiunto dall’Italia riguarda il programma di esplorazione di Marte Exomars che è la prosecuzione naturale dell’esplorazione lontana, dopo il programma Rosetta. Con le nuove sottoscrizioni, in particolare da parte della Gran Bretagna con la quale Asi ha registrato una forte condivisione di obiettivi e responsabilità, il programma raggiunge la soglia necessaria per proseguire. Molto importanti anche gli impegni di Francia, Spagna e Germania. Un altro importante impegno italiano ha riguardato la prosecuzione delle attività relative alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L’Italia ha, infatti, deciso di aumentare il proprio contributo ritenendo importante sostenere la Stazione Spaziale Internazionale come infrastruttura unica per le attività di ricerca che potranno essere realizzate in particolare anche da astronauti italiani. Proprio in questo momento un’astronauta italiana dell’ESA, Samantha Cristoforetti, è a bordo della ISS per realizzare importantiesperimenti scientifici italiani grazie ad un accordo bilaterale tra l’ASI e la NASA. Da sottolineare anche la sottoscrizione italiana alla seconda fase del periodo 3 del programma Copernicus space component per garantire la partecipazione del nostro paese alle missioni Sentinella 5 e Jason CS e agli studi della futura generazione di Copernicus. Un ultimo significativo passo fondamentale per l’Italia è stata la sottoscrizione da parte di importanti paesi (Francia, Spagna, UK e Svezia) del Programma PRIDE, che prevede lo sviluppo di tecnologie per i veicoli spaziali automatici concapacità di rientro sulla terra.
Questo programma,fortemente voluto da parte italiana, raccoglie l’heritage del progetto IXV a guida italiana che sarà lanciato a febbraio 2015 con il lanciatore Vega. Da un punto di vista politico sono state approvate tre importanti Risoluzioni: – Resolution on access to space La Risoluzione prevede di dotare l’Europa di una nuova famiglia di lanciatori di nuova generazione più affidabili e competitivi sul mercato per lanci istituzionali e commerciali. I Paesi partecipanti al programma dei lanciatori hanno individuato nella realizzazione deilanciatori Ariane 6 (primo lancio nel 2020) e Vega C(primo lancio nel 2018) gli obiettivi del prossimo decennio. – Resolution on Europe’s space exploration strategy La Risoluzione evidenzia il valore scientifico, tecnologico e strategico delle attività di esplorazioneper l’Europa ed identifica tre destinazioni privilegiate per i programmi futuri: Esplorazione in orbite basse, incluso ISS; Luna; Marte.
– Resolution ESA evolution La Risoluzione sull’evoluzione dell’ESA valorizza i rapporti con l’Unione Europea riconoscendolo un partner privilegiato, maribadisce l’interesse degli Stati Membri ad un’agenzia per lo spazio indipendente ed autonoma che operi nel rispetto dell’attuale Framework Agreement valorizzando le competenze del settore spaziale, garantendo importanti ricadute economiche e sociali per i cittadini europei e realizzando programmi di rilevanza internazionale e missioni con obiettivi scientifici di eccellenza. La Risoluzione prevede inoltre la valorizzazione della cooperazione internazionale conPaesi che non fanno parte dell’Unione Europea, sia per massimizzare le sinergie scientifiche e tecnologiche a livello globale sia come strumento di carattere strategico e politico.
da Sorrentino | Dic 1, 2014 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
Presentate in anteprima mondiale a Ferrara le mappe della polarizzazione del fondo cosmico a microonde ottenute dal telescopio spaziale Planck, che confermano il modello standard dell’universo, ridimensionando le incongruenze fra modelli di derivazione astrofisica e modelli di derivazione cosmologica. Quando si sono accese le prime stelle? La materia oscura è andata incontro a un processo di annichilazione, processo che potrebbe aver lasciato tracce nella radiazione cosmica di fondo a microonde? Sono, questi, alcuni fra i tanti interrogativi irrisolti della cosmologia che le mappe in polarizzazione di Planck, il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea per lo studio della radiazione cosmica di fondo a microonde (CMB, Cosmic Microwave Background), permettono da oggi d’iniziare ad aggredire in modo nuovo e promettente.
Risultati molto attesi da tutta la comunità scientifica, quelli racchiusi nelle mappe di Planck, sui quali sono stati chiamati a s confrontarsi oltre duecento scienziati giunti da tutto il mondo a convegno dall’1 a 5 dicembre nel capoluogo estense. Risultati ancora preliminari e non pubblicati, ma che già lasciano intravedere una ricostruzione dell’età oscura dell’universo in grado di smussare alcuni fra gli attriti fino a ora irrisolti tra il punto di vista dell’astrofisica e quello della cosmologia.
L’età oscura raccontata nelle nuove mappe di Planck è oscura in senso letterale: corrisponde al periodo buio che precede l’accensione delle prime stelle. Una lunga epoca che ha inizio circa 380 mila anni dopo il Big Bang, quando l’universo – con la formazione dei primi atomi d’idrogeno – divenne trasparente, permettendo così alla CMB d’attraversarlo e di giungere fino a noi, e che termina con la cosiddetta epoca di reionizzazione: ovvero la transizione all’epoca, in cui l’idrogeno non condensato in galassie è quasi completamente ionizzato. Transizione che si è soliti far coincidere, appunto, con l’epoca di formazione delle prime stelle, e sulla cui collocazione temporale le osservazioni astrofisiche – come quelle degli spettri dei quasar più lontani – non trovano corrispondenza nei risultati cosmologici ottenuti dal satellite WMAP della NASA.
Quand’è stato, dunque, che la luce delle stelle ha iniziato a fendere il buio dell’età oscura? «Il problema non è quando sono nate le prime stelle», precisa Gianfranco De Zotti, professore a contratto alla SISSA (Trieste) e associato all’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, «ma qual è la sorgente d’energia responsabile della reionizzazione. Il risultato di WMAP implica che questa transizione dev’essere avvenuta in un’epoca remota, quando l’età dell’universo era meno di mezzo miliardo di anni. Secondo le attuali conoscenze, a quest’epoca le galassie non erano in grado di produrre la transizione. Per spiegarla, quindi, si doveva ricorrere ad altre sorgenti di energia, introdotte ad hoc. I nuovi risultati di Planck indicano invece che la transizione può essere avvenuta parecchie centinaia di milioni di anni più tardi, e che può essere spiegata dall’emissione delle galassie. Questo configura uno scenario in cui le informazioni che vengono dalla cosmologia si raccordano elegantemente con quelle che vengono dall’astrofisica, rimuovendo (anche se non escludendo) la necessità di sorgenti esotiche di energia.»
I nuovi dati di Planck hanno poi qualcosa da dire anche riguardo alla materia oscura, e in particolare alla possibilità che le particelle di materia oscura possano annichilarsi tra loro. «Si tratta di un processo di annichilazione predetto da molti modelli teorici», spiega Silvia Galli, ricercatrice postdoc presso l’Institut d’Astrophysique di Parigi, «e del quale si potrebbero trovare i segni nella CMB. Ebbene, i dati in polarizzazione di Planck permettono di porre vincoli circa quattro volte più stringenti, rispetto ai precedenti esperimenti cosmologici, sulla possibilità che questo fenomeno avvenga, permettendoci di gettare nuova luce sulla natura di questa misteriosa componente dell’universo».
«È un fatto rimarchevole che la polarizzazione di Planck sia, in generale, ben compatibile con i risultati forniti dall’intensità della radiazione di fondo», nota Paolo Natoli, professore dell’Università di Ferrara e senior scientist di ASI Science Data Center, «risultati che sono oggi ancora più accurati rispetto a quelli della prima mappa, presentata del 2013. Per esempio, il numero delle famiglie di neutrini “viste” da Planck è oggi ben compatibile con il valore del modello standard della fisica delle particelle, che è pari a tre. Inoltre, Planck pone dei limiti notevoli sulla massa dei neutrini: già nel 2013 questi limiti erano già un fattore due migliori di quanto si possa fare con gli esperimenti terrestri, con Planck 2014 siamo arrivati ad un fattore tre.»

I nuovi risultati di Planck derivano principalmente dalle mappe della polarizzazione: una proprietà (come la lunghezza d’onda, o l’ampiezza) della radiazione elettromagnetica molto difficile da misurare nella CMB, ma cruciale per ricostruirne la storia, l’ambiente dal quale ha avuto origine e quello che si è trovata ad attraversare nel corso del suo lungo viaggio fino a noi, durato circa 13.8 miliardi di anni. Lo stato di polarizzazione della CMB cambia se essa incontra elettroni liberi lungo il suo percorso, quindi la sua misura fornisce informazioni sulla condizione, neutra o ionizzata, della materia che attraversa.
«Grazie al debole segnale contenuto nelle mappe in polarizzazione di Planck, stiamo finalmente iniziando a ricomporre l’intero puzzle della storia dell’universo, dalle fluttuazioni primordiali alla fine dell’età oscura. Questo senza più essere costretti a ricorrere a “tasselli esotici”, estranei al modello standard della cosmologia», sottolinea Reno Mandolesi, professore a contratto all’Università di Ferrara e associato INAF presso lo IASF di Bologna, nonché responsabile di uno dei due strumenti a bordo del satellite, il Low Frequency Instrument (LFI), finanziato dall’ASI e realizzato in gran parte in Italia. «I risultati presentati questa settimana a Ferrara verranno pubblicati entro la fine dell’anno, dunque fra poche settimane. All’esito di un lavoro lungo ed estremamente complesso, questo convegno è un’occasione preziosa di confronto con il resto della comunità scientifica mondiale. Per noi della collaborazione Planck, Ferrara rappresenta la continuazione di una straordinaria avventura, durata più venti anni. Un’avventura che ha messo – e ancora metterà, visto che abbiamo in programma un ulteriore appuntamento nel 2015 – a disposizione del mondo intero una quantità straordinaria di dati e informazioni.»
da Sorrentino | Nov 27, 2014 | Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano
I 50 anni dell’Agenzia Spaziale Europea sono stati festeggiati nella sede Esrin di Frascati, alla presenza del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, del presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, del direttore generale dell’ESA Jean-Jacques Dordain, e dell’astronauta Luca Parmitano anche nelle vesti di ambasciatore del semestre italiano di presidenza europea, ai quali si è aggiunta virtualmente Samantha Cristoforetti con un breve messaggio filmato registrato poco prima della sua partenza dal cosmodromo di Baikonour verso la stazione spaziale internazionale in cui sta conducendo la missione Futura. La celebrazione del mezzo secolo di attività cade all’indomani di due importanti successi: l’approdo del lander Philae rilasciato dalla sonda europea Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e il lancio della prima astronauta italiana, chiamata a svolgere una missione di lunga durata a bordo della ISS. Il messaggio raggiante di Samantha Cristoforetti induce il ministro Giannini a elogiare l’importante traguardo per la ricerca italiana e per le donne in genere e Jean-Jacques Dordain a ricordare che la missione Futura è solo l’ultimo esempio dell’attenzione che l’Esa e l’Italia dimostrano reciprocamente. Tanti successi scanditi scanditi all’insegna della cooperazione nelle attività a spaziali europee, in cui l’Italia ha avuto e continuerà ad avere un grande ruolo – ha assicurato il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea. Che le capacità tecnologie del vecchio continente siano all’avanguardia lo dimostra il recupero all’attività dei satelliti Galileo, lanciati in un’orbita diversa da quella nominale, che a giorni inizieranno i test di validazione.
Il presidente dell’ASI, Roberto Battiston, ha sottolineato come lo spazio sia il volano dell’economia futura, partendo da un dato eloquente. In Italia lavorano nello spazio più di 6000 addetti, per un valore di riferimento di 3,6 miliardi di euro costantemente in crescita. Gli ha fatto eco il ministro Stefania Giannini, ricordando che lo spazio fa da traino in chiave di innovazione a tutti gli altri settori produttivi e della ricerca, e rappresenterà una grande opportunità e una grande sfida oltre ad essere già un asset primario per il progresso della società. In tal senso occorre impegnarsi ad investire nel settore spaziale senza mai far mancare le risorse necessarie, secondo una visione di lungo periodo.
L’ESRIN di Frascati, nato nel 1966 come centro dell’Agenzia Spaziale Europea specializzato nell’Osservazione della Terra, è la casa dell’Agenzia Spaziale Europea in Italia – ha detto Dordain – e l’Italia, oltre che membro fondatore, è tra i primi tre paesi contributori dell’ESA. Ma soprattutto – ha aggiunto – l’Italia è fortemente presente in tutte le sue attività, nessuna esclusa: dai lanciatori al volo umano, dalle telecomunicazioni alle missioni scientifiche. Una grande presenza di cui ESA ha bisogno”.
I concetti di “cooperazione, innovazione, professionalità e evoluzione” sono stati più volte ribaditi dal direttore generale dell’ESA, come le linee guida dell’attività dell’Agenzia. “Lo Spazio – ha concluso Dordain – è il nostro futuro. Non possiamo comprendere il futuro senza comprendere lo Spazio”. Quella in cui nasceva l’ESA “era un epoca in cui gli uomini erano capaci di sognare e pensare il futuro” ha poi detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “In questi 50 anni – ha aggiunto Battiston, che ha anche ricordato i recenti successi di tre donne italiane: Fabiola Giannotti, Simonetta Di Pippo e Samantha Cristoforetti – è stato fatto più che in tutta la Storia dell’umanità. Abbiamo raggiunto risultati straordinari, in termini di scoperte e di avanzamento scientifico e tecnologico. E ci si è riusciti perché ci siamo saputi organizzare per cooperare insieme”. Nello spirito dello slogan scelto da ESA per la cerimonia -“Serving European cooperation and innovation” – Luca Parmitano ha voluto sottolineare lo spirito di servizio con cui interpreta il proprio ruolo. “Il nostro servizio – ha detto – è un incredibile privilegio, con cui possiamo contribuire a fare del mondo un posto migliore. E’ l’ispirazione che guida i sogni e niente ispira l’uomo meglio del lavorare, con amore, accanto ad altri uomini”.
In linea con gli altri interventi, il ministro Stefania Giannini ha sottolineato il valore della cooperazione: “Le imprese di questi straordinari 50 anni – ha detto – non sarebbero state possibili per le singole agenzie nazionali. E’ stato proprio il coordinamento internazionale a farle diventare realtà”. Il ministro ha poi spostato l’attenzione sulla ministeriale ESA, in calendario agli inizi dicembre, sottolineando come la politica – e i politici – proprio in questa fase di crisi e di minori risorse abbia una grande responsabilità, perché deve decidere quale direzione prendere e mantenere una visione di lungo periodo. “Non abbiamo molti soldi da spendere ma bisogna scegliere” ha detto il ministro, sottolineando che “il governo italiano ha deciso di investire nello Spazio perché pensa che questo settore sia fondamentale”. E la prima occasione per dimostrare questo impegno – ha concluso il ministro – “sarà la riunione ministeriale del 2 dicembre, in cui ciascun Paese membro sarà chiamato a dichiarare l’entità del suo impegno economico per il settore aerospaziale.
In chiusura dell’evento, il ministro Giannini, Roberto Battiston e Jean-Jacques Dordain hanno firmato il certificato commemorativo dei primi 50 anni di cooperazione europea nello Spazio.
da Sorrentino | Nov 24, 2014 | Attualità, Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Gli astronauti di Expetidion 42/43, Samantha Cristoforetti, Anton Shkaplerov e Terry Virts, hanno raggiunto la loro destinazione finale in meno di 5 ore e 48 minuti dopo il lancio, e dopo quattro orbite intorno al nostro pianeta, come è nel piano di volo della Soyuz. La navicella ha attraccato come previsto alle 03:49 (02:49 GMT) e il portello verso la loro nuova casa nello spazio è stato aperto alle 06:00 (05:00 GMT).
Samantha ed i suoi compagni di viaggio sono stati accolti a bordo dal comandante NASA della Stazione, Barry Wilmore, e dai cosmonauti Yelena Serova ed Alexander Samokutyaev della Roscosmos. Appena due settimane fa, i tre residenti avevano salutato la Spedizione di cui faceva parte l’astronauta ESA Alexander Gerst.
Dopo l’arrivo sulla stazione spaziale, la prima chiamata con la mamma. Samantha Cristoferetti, la prima donna italiana nello spazio, racconta emozionata: “E’ molto meglio di come me lo sognavo”.
SAMANTHA CRISTOFORETTI IN COLLEGAMENTO DALLA ISS
Per maggiori informazioni sulla missione Futura di Samantha, consultate il sito www.esa.int/Futura
Aggiornamenti in diretta da Samantha e dai direttori di missione nel blog di missione “Avamposto42” via https://avamposto42.esa.int/
Potete anche seguire Samantha su Twitter: @astro_samantha