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Privati e Spazio: un connubio indispensabile

Privati e Spazio: un connubio indispensabile

Hyplane Artistic ViewGennaro Russo, presidente di Space Renaissance Italia, analizza le attività delle imprese spaziali affidate ai privati, alla luce dei due incidenti occorsi alla Orbital Science Corp e alla Virgin Galactic.

 

In pochi giorni due disastri nell’ambito delle attività spaziali private: prima l’esplosione dopo soli 6 secondi dal lancio del vettore Antares di Orbital Science Corp., che doveva trasportare rifornimenti di vario genere alla Stazione Spaziale Internazionale per conto della NASA, e poi l’incidente dello spazioplano SpaceShipTwo di Virgin Galactic durante un volo di test in attesa di avere “luce verde” per l’avvio delle operazioni commerciali per l’accesso al volo sub-orbitale da parte di comuni cittadini. Eventi non certo facili da digerire.

Dispiace per la morte del co-pilota Michael Alsbury e le gravi ferite riportate dal pilota Peter Siebold direttore delle Operazioni di Volo di Scaled Composites, e siamo vicini alle loro famiglie, a Virgin Galactic / Scaled Composites come ad Orbital Science, e al nascente mondo del turismo spaziale.

Tutto ciò è parte integrante del mondo spaziale e ne segue inevitabilmente i processi. Nei 57 anni di attività spaziali, a partire dal lancio del satellite Sputnik 1 ad opera dell’URSS il 4 ottobre 1957, ogni incidente ha determinato periodi più o meno lunghi di pausa e talvolta ripensamento. Partecipavo a Napoli al team dello scienziato Luigi G. Napolitano che aveva introdotto a livello mondiale il concetto di microgravità e che era stato sostenitore del concetto di industrializzazione dello spazio e dei primi passi in tale direzione, quando l’esplosione dello Space Shuttle Challenger avvenuta il 28 gennaio 1986 dopo 2 minuti dal lancio distrusse in maniera definitiva quel concetto. Ancora oggi, infatti, le attività spaziali, benché vedano sulla scena molti più attori di quel tempo, non contemplano l’idea di utilizzare le condizioni offerta dal Quarto Ambiente a scopi industriali.

“Si sa che la stampa dà molto più risalto alle tragedie che a tutto il resto, qui il verso non cambierà mai”. Questo è uno dei commenti girati in rete dopo l’incidente di SpaceShipTwo. Non c’è dubbio che il cittadino deve sapere ciò che accade ed è quindi di primaria importanza il ruolo che i media ricoprono nella nostra società. E nessuno di sicuro vuole modificare questo elemento. Ma il commento sopra riportato è altrettanto sicuramente espressione di quel sentimento diffuso per il quale c’è da temere che l’avventura del Turismo Spaziale subisca una sostanziale battuta d’arresto, nonostante Sir Richard Branson patron di Virgin Galactic abbia dichiarato dopo l’incidente che il programma continuerà non appena si sarà capito cosa sia successo e come evitarlo.

Sia chiaro, non sto affatto dicendo che sia colpa dei media, sto sostenendo la necessità di un cambio culturale di tutti. Quegli stessi media riportano tutti i giorni di incidenti automobilistici, ferroviari, aerei, e tanti altri, ma a nessuno sfiora l’idea di bloccare la produzione di auto, treni o aerei, o di sospenderne l’utilizzo. Ecco, dobbiamo comprendere che un incidente in qualsiasi settore è espressione intrinseca dell’attività dell’ingegno umano e, pur attenti a ridurne sempre più il numero e le conseguenze, ne dobbiamo accettare l’esistenza.

Branson ha detto in questi giorni “ci piacerebbe finire ciò che cominciammo anni fa”. Questo è un sentimento, un pensare molto comune, ma nel caso specifico assume un sapore fortissimo. È un messaggio alle autorità competenti che stanno valutando le cause dell’incidente e che hanno stimato in forse un anno il tempo per la chiusura dell’inchiesta, è un messaggio al mondo aerospaziale pubblico e privato, è un messaggio sicuramente a se stesso – non è certo facile proseguire dopo tali eventi e di fronte alle aumentate difficoltà, ma è anche un messaggio a tutti gli uomini della Terra. Lo sviluppo dello Spazio Commerciale e del Turismo Spaziale non deve arrestarsi!

La porta dell’umanità sullo spazio si è aperta da tempo, siamo ormai in grado di utilizzarla anche se i costi sono molto alti; e se pensiamo all’utilizzo da parte dell’uomo comune, si sente dire ricorrentemente “questa è roba da ricchi”. Niente di più sbagliato, la storia dello sviluppo tecnologico ce lo insegna: il “giocattolo” dei ricchi facoltosi diventa dopo poco tempo alla portata della massa ed una reale necessità indissolubile della quotidianità. Chi acquistava i costosi telefoni cellulari quando furono immessi sul mercato? e per quale motivo? li acquistava la massa o quella ristretta schiera di “fortunati” che sentiva l’esigenza di mostrare il proprio “Status Symbol”? Eppure oggi il telefonino è diventato strumento integrato nella vita di ciascuno di noi, ben oltre la sua funzione originaria di telefono personale-portatile. Stesso discorso si può fare con un’infinità di altre invenzioni dell’intelletto umano, dal personal computer a internet, dall’auto al treno o all’aereo. Grazie a queste persone “fortunate” e all’utilizzo dei loro “giocattoli”, si dà inizio alla creazione di un mercato; questo genera la concorrenza, favorisce lo sviluppo, accentra l’attenzione di studi e sviluppi tecnologici che permettono a questi oggetti di diventare alla portata di tutti e trasformarli anche in bisogni “vitali”.

Sir Richard Branson agita da qualche anno il suo giocattolo SpaceShip; Elon Musk agita SpaceX, Jeff Greason rincorre Virgin Galactic con il suo XCOR-Lynx, …. Tra un po’ li ricorderemo come coloro che avranno dato vita al mercato del turismo spaziale e dell’accesso privato allo spazio. Siamo certi che prestissimo nasceranno altri industriali anche in Europa ed in altre parti del mondo, che investiranno nel settore, che attireranno sempre più interesse ed attenzione della comunità civile e che alla fine saranno in grado di offrire costi di accesso estremamente più ridotti delle centinaia di migliaia di euro oggi necessari.

Ma c’è di più. C’è in prospettiva la sopravvivenza stessa dell’intera umanità. L’ONU stima che alla fine del 2100 ci saranno 11 miliardi di persone sulla Terra e risorse per sostenere la vita di 1 solo miliardo di individui. Beh, una prospettiva quantomeno inquietante.

Dal punto di vista del numero di abitanti della Terra non c’è dubbio sulla capacità ancora esageratamente grande delle “terre emerse” di ospitalità in termini di m2/persona. Il problema sono le risorse naturali e l’impatto dell’umanità sull’ecosistema. Di ricette per far fronte alla situazione ce ne sono molte e di sicuro, ci piaccia o no, ci abitueremo all’uso sistematico degli OGM per dirne una. Probabilmente ci saranno delle guerre e delle politiche di riduzione delle nascite che faranno diminuire o contenere la crescita numerica dell’umanità e faranno anche aumentare l’età media della popolazione. Noi italiani in particolare, sappiamo già bene cosa questo possa voler dire: riduzione in media della vitalità (propria dei giovani), aumento delle preoccupazioni sulla vita degli anziani, aggravio delle condizioni economiche che vedranno sempre più giovani sobbarcarsi il carico delle pensioni, ecc., ecc.. La vera questione è programmare a lunghissimo termine puntando a questo o quello scenario, e l’uomo ha un urgente bisogno di identificare lo scenario a cui puntare.

Noi di Space Renaissance crediamo che lo scenario migliore e più positivo, peraltro probabilmente unico per evitare le conseguenze nefaste di approcci negativi come quelli sopra menzionati, sia l’espansione della civiltà nello spazio geo-lunare. Industrie spaziali ed anche lunari in grado di utilizzare materiali estratti dagli asteroidi e sulla luna, stazioni spaziali come abitazioni civili, hotel orbitali, magazzini e stazioni di rifornimento varie, navette di trasporto su diverse orbite terrestri, lunari e geo-lunari, sistemi di accesso allo spazio e rientro a terra; un sistema sociale complesso estensione di ciò che abbiamo sulla terra. Con le opportune scelte politiche, in alcuni decenni si potrebbero avere 50-70000 persone stabilmente presenti nello spazio geo-lunare con un’economia da 100 miliardi di euro all’anno.

Ebbene, la ricetta di Space Renaissance Italia per l’immediato è perciò di “aprire quella porta” che già conosciamo ed abituarci ad andare nello spazio, esattamente come oggi siamo abituati ad andare in giro per il mondo grazie all’altra porta aperta dell’aviazione civile e dagli altri mezzi di trasporto veloce. Il Turismo Spaziale è quel settore che mostra tutti i segni tecnico-economici per avviare l’Era dell’Industria Spaziale. Riteniamo che tutto ciò costituisca la vera speranza per dar luogo ad una rinascita dell’economia mondiale che ci piace chiamare Rinascimento Spaziale, a cui abbiamo voluto dedicare il nostro stesso nome. E ci piace anche notare che il seme di nuovo rinascimento da noi piantato anni fa stia germogliando e si stia diffondendo; giovedì 23 ottobre al simposio internazionale “L’impatto economico delle tecnologie spaziali”, tenutosi al quartier generale dell’OCSE di Parigi, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston ha parlato di “A space-based global renaissance”.

L’Italia ha la storia, la tradizione, le intelligenze, la capacità di giocare un ruolo significativo nello sviluppo del turismo spaziale, sia sul fronte della progettazione e realizzazione di nuovi sistemi volanti sia su quello dello sviluppo turistico vero e proprio data la vocazione che tutti ci riconoscono. E il turismo spaziale può rappresentare un grande volano su entrambi i fronti; da un lato l’estensione dell’offerta turistica e dall’altra l’inserimento di nuovi prodotti per l’industria aerospaziale, specie le PMI. Non è poi un caso che esistono iniziative come il velivolo ipersonico HYPLANE nato proprio sotto l’egida di Space Renaissance Italia e condotto dall’Università Federico II di Napoli e la startup innovativa Trans-Tech srl, capace di effettuare durante uno stesso volo fino a tre traiettorie sub-orbitali alla quota di 70 km, ma anche voli intercontinentali di 6000 km viaggiando a Mach 4.5. Tutto è quasi pronto, i tempi sono ormai maturi per il grande passo; gli incidenti di questi giorni non devono bloccare o rallentare questa rivoluzione.

 

SpaceShipTwo distrutta nel test

SpaceShipTwo distrutta nel test

SpaceshiptwoLo SpaceShipTwo, la navetta progettata da Burt Rutan e in grado di toccare la fatidica quota di 100 km, la soglia dello spazio, doveva essere già in servizio secondo i programmi della Virgin Galactic, la società creata da Richard Branson, intenzionato a inaugurare lui stesso con la propria famiglia l’era del turismo spaziale a basso costo. In 700 hanno acquistato già il biglietto da 250mila dollari. Per vivere l’emozione dell’assenza di gravità e lo spettacolo della curvatura terrestre dovranno attendere un pò più del previsto. Il ritardo maggiorato è stato reso fatale dall’incidente occorso venerdì 31 ottobre 2014 alla SpaceShipTwo che, una volta staccatasi dalla nave madre WhiteKnightTwo che la trasporta a quasi 15 km di quota sul deserto del Mojave, è esplosa non appena i due piloti hanno comandato l’accensione del motore a razzo. Uno è deceduto, il 39enne Mike Alsbury, che condusse il primo volo planato il 10 ottobre 2010 e primo a raggiungere la velocità supersonica il 29 aprile 2013; l’altro è riuscito ad eiettarsi benché ferito in modo grave. Il volo sperimentale, primo dopo una pausa di nove mesi, serviva a testare un nuovo tipo di carburante associato a un sistema propulsivo modificato. In precedenza le prestazioni del motore a razzo ibrido, utilizzato nella prima serie di test e sviluppato da Sierra Nevada Corporation, non avevano convinto del tutto. Le cause dell’incidente sono oggetto di investigazione. La Virgin Galactic ha parlato di anomalia al momento dell’accensione del propulsore, che ha portato alla perdita della navicella. Lapidario il commento di George Whitesides, amministratore delegato della società, secondo il quale “conquistare lo spazio è un’impresa difficile e questo per noi è un giorno molto duro, ma andremo avanti”.

Feathered Flight during SpaceShipTwo's third powered flight on 10 January 2014 over the Mojave desert.  This image was taken by MARS Scientific as part of the Mobile Aerospace Reconnaissance System optical tracking system. More infomation on MARS Scientific and the Mobile Aerospace Reconnaissance System can be found at: www.MarsScientific.comLe immagini diffuse dai circuiti televisivi della BBC mostrano l’improvvisa frammentazione in quota della navetta, cha di fatto non prende fuoco, come se l’accensione del motore avesse provocato un collasso strutturale. In altri termini, non c’è stata vera e propria disintegrazione. Motore e propellente sono stati sottoposti a cicli di prove a terra prima del test sperimentale in volo conclusosi con la perdita della SpaceShipTwo. Peraltro, Virgin Galactic non dispone di un’altra navetta uguale, che è ancora in fase di costruzione. Il turismo spaziale è una delle nuove frontiere del volo umano e questo incidente non contribuisce ad aumentare l’entusiasmo di quanti, potendoselo permettere economicamente, cullavano il sogno di regalarsi un viaggio di grande suggestione. Tuttavia, va ricordato come l’aviazione e l’astronautica abbiano pagato tributi rilevanti al progetto tecnologico, prima di raggiungere l’affidabilità in assoluta più elevata fra tutti i mezzi di trasporto con persone a bordo. Di certo non si può fare a meno di notare come un incidente arrivi a minare le prospettive di apertura dello spazio ai civili non professionisti. Il disastro dello Space Shuttle Challenger, in partenza da Cape Canaveral il 28 gennaio 1986, interruppe sul nascere l’idea di ospitare semplici cittadini, che avrebbero dovuto fungere da testimonal nel corso delle missioni, come Christa McAuliffe, la maestra statunitense che perì in quella tragica circostanza con il resto dell’equipaggio. La perdita della SpaceShipTwo ritarderà l’avvio dei voli a pagamento che dovranno consentire, per il momento a pochi privilegiati, di affacciarsi nello spazio. Lo spazioplano è stato concepito per trasportare sei passeggeri e due piloti. Il punto di apogeo è previsto a 110 km di quota. Il motore a razzo ibrido, in funzione dopo lo sganciamento del velivolo madre, deve funzionare per 70 secondi a una velocità massima di 4.200 km/orari fino a raggiungere per inerzia la soglia dello spazio. Il rientro avviene a bassa velocità rispetto alle tradizionali navicelle spaziali perché le estremità posteriori delle ali vengono ruotate verso l’alto di circa 65°, assicurando una maggiore resistenza aerodinamica e un assetto costante, evitando di sottoporre gli occupati a forti sollecitazioni e la struttura all’attrito con l’atmosfera sempre più densa in fase di discesa. Le ali vengono riportate nella configurazione standard una volta raggiunta l’altezza di 24 km, quando inizia il volo planato che riporta la navetta nella base di partenza.

Razzo Antares : ASI e NASA al lavoro per rimpiazzare due esperimenti missione Futura

Razzo Antares : ASI e NASA al lavoro per rimpiazzare due esperimenti missione Futura

orbital 3Immediati contatti sono stati avviati dall’Agenzia spaziale Italiana con la NASA per attivare da subito tutte le procedure necessarie per assicurare la ripianificazione di due dei nove esperimenti destinati alla missione FUTURA di Samantha Cristoforetti, andati persi con l’incidente del lanciatore Antares esploso sei secondi dopo il lancio. Per le due sperimentazioni della missione FUTURA gli obiettivi scientifici saranno preservati grazie all’impegno dell’ASI che con i propri tecnici e i ricercatori può contare sulla disponibilità di modelli di volo di riserva. L’hardware andato perduto nell’esplosione di Orbital3 apparteneva ai due esperimenti italiani Wearable Monitoring e Drain Brain. Il primo è dedicato allo studio dell’attività cardiaca degli astronauti durante il sonno, mentre l’altro è uno strumento, non invasivo, di monitoraggio del flusso venoso in condizioni di microgravità.

«L’incidente dimostra che – ricorda il presidente della agenzia Spaziale Italiana, prof Roberto Battiston – benché l’accesso allo spazio possa sembrare ormai una attività di ordinaria quotidianità, si tratta in realtà ogni volta di una sfida tecnologica, il cui risultato è pur sempre suscettibile di rischio incidente, analogamente a quanto avviene con i sistemi di trasporto a terra. Grazie alla flotta di veicoli che serve la Stazione Spaziale, non ci saranno conseguenze sulle attività dell’equipaggio e neanche per le attività scientifiche nazionali a bordo».

Arianespace e ELV firmano per 10 lanciatori Vega

Arianespace e ELV firmano per 10 lanciatori Vega

vega-638x425Stéphane Israël, Presidente e Direttore Generale di Arianespace e Pierluigi Pirrelli, Amministratore Delegato di ELV, hanno firmato mercoledì 29 ottobre a Roma, il contratto definitivo con il quale Arianespace acquista 10 lanciatori VEGA dal costruttore italiano, per un valore economico di 257 M€. Il contratto finalizza l’ordine preliminare  firmato nel novembre dello scorso anno, alla presenza del Presidente della Repubblica francese e del Presidente del Consiglio italiano.

La cerimonia della firma si è svolta presso il Ministero della Ricerca, a Roma, alla presenza del Ministro Stefania Giannini, del Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Prof. Roberto Battiston, dell’Ambasciatore di Francia, Mme Catherine Colonna, dell’Amministratore Delegato del Gruppo AVIO, Ing. Pier Giuliano Lasagni e di altri rappresentanti del istituzionali italiani.

Questi 10 lanciatori saranno operativi a partire dalla fine del 2015 e copriranno più di 3 anni di attività nel corso dei quali il contratto, insieme alle attività ad esso collegate, produrrà ricavi per ELV per circa 300 Meuro.

Dopo il successo dei primi tre lanci e la firma da parte di Arianespace dei primi 9 contratti di lancio, questo contratto sancisce le prospettive della produzione di VEGA, che si afferma come il migliore lanciatore nella categoria dei lanciatori leggeri. VEGA è un programma dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed è stato concepito per il lancio dei piccoli satelliti scientifici e per l’osservazione della Terra in orbita bassa o eliosincrona. Con queste caratteristiche VEGA soddisfa appieno le esigenze delle Istituzioni e dei Governi europei, ma, allo stesso tempo, è di grande interesse per il mercato globale. In questa fase di industrializzazione, Arianespace è l’operatore del sistema di lancio per il VEGA, e ne assicura la commercializzazione e la responsabilità delle operazioni di lancio. VEGA si affianca al lanciatore pesante Ariane 5 ed al lanciatore medio Soyuz nell’ambito della gamma dei lanciatori di Arianespace presso il Centro Spaziale Guyanese, Porto Spaziale dell’Europa. ELV è una partecipazione pubblico-privata del Gruppo AVIO (70%) e dell’Agenzia Spaziale Italiana (30%), localizzata a Colleferro, ed è responsabile industriale del lanciatore VEGA.

Per il Ministro Giannini “il settore spaziale ha enormi potenzialità e può fare la sua parte nel rilancio della nostra economia. L’accordo di oggi ne è una dimostrazione pratica ed è anche una conferma dell’importanza della nostra industria.”

“Vega rappresenta una eccellenza tecnologica italiana e la firma del contratto è la dimostrazione dei ritorni industriali nel settore spaziale che seguono anni di investimenti in infrastrutture e personale di alta tecnologia – ha detto il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – Ma non contano solamente in termini economici, anche se rilevanti. È la dimostrazione della presenza e capacità della nostra industria nazionale che permette all’Europa di primeggiare in un settore fortemente competitivo come quello dei lanciatori. Il programma di Vega dimostra che se sappiamo fare sistema vinciamo su tutti i fronti.”

“Vega rappresenta un successo tecnologico di cui l’Italia può davvero essere orgogliosa – ha dichiarato Stéphane Israël – Si deve molto alle eccellenze industriali di Avio in combinazione con il supporto costante del Governo italiano attraverso l’ASI: insieme sono riusciti a unire le proprie competenze all’interno di ELV per dare vita a una partnership pubblica-privata e arrivare a quello che sarà un importante risultato nell’industria spaziale. Arianespace è lieta di confermare il nuovo impulso allo sviluppo di Vega attraverso la firma con ELV di un contratto per 10 unità aggiuntive: questi lanciatori inizieranno ad essere consegnati al più presto nel 2016, come richiesto dal nostro portafoglio ordini, e 6 dei quali sono già assegnati ai vari clienti, sia istituzionali sia commerciali. Siamo determinati a proseguire la collaborazione con i nostri partner italiani per fare di Vega un programma di successo a lungo termine nel quadro dell’Agenzia Spaziale Europea.”

Pier Giuliano Lasagni, Amministratore Delegato del Gruppo AVIO ha voluto sottolineare l’impegno di tutti coloro che partecipano al successo del VEGA: “Il VEGA contribuisce alle esportazioni italiane in un settore di alta tecnologia.  Questo contratto e le attività ad esso collegate contribuiscono in maniera sostanziale al mantenimento di oltre 1000 posti di lavoro qualificati in Italia ed altrettanti in Europa, almeno fino al 2018. Si tratta di  tecnici e maestranze di grande competenza professionale e di ingegneria alto valore aggiunto,  capace di alimentare una vivace collaborazione con Università ed altri Centri di Ricerca e Formazione in Italia e rappresentare motivo di attrazione per i “cervelli” che trovano materia ed orgoglio per confrontarsi alla pari con i loro colleghi in Europa e nel mondo”.

Notte al Museo con Eugene Cernan

Notte al Museo con Eugene Cernan

Cernan MSTEugene Cernan, l’ultimo uomo ad avere lasciato la superficie lunare, ha tenuto a battesimo la nuova area Spazio al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Una prestigiosa esposizione permanente dedicata allo Spazio e all’Astronomia, dove immergersi in storie e tecnologie relative all’esplorazione del cosmo, salutata da un autentico bagno di folla intorno all’ottantenne astronauta americano, comandante della missione Apollo 17 e brand ambassador Omega, intervenuto alla cerimonia inaugurale insieme, tra gli altri, all’astronauta francese Claudie Haigneré, per due volte nello spazio sulla Mir e sulla stazione spaziale internazionale, a Franco Malerba, primo italiano in orbita.  Affascinanti oggetti originali e inediti, esperienze interattive, approfondimenti e curiosità affiancano l’unico frammento di roccia lunare presente in Italia, raccolto nel 1972 dalla missione Apollo 17, che Eugene Cernan ha ritrovato e che il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci si è assicurato grazie alla raccolta fondi a cui ha aderito spontaneamente un migliaio di semplici cittadini testimoni della voglia di conoscenza e cultura scientifica.

“Sono molto orgoglioso – ha commentato Eugene Cernan – che un campione lunare riportato dalla nostra ultima missione sia esposto e condiviso con tutti coloro che visitano il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. L’apertura di questa nuova esposizione interattiva sarà d’ispirazione ai giovani per sognare e accrescere il loro interesse verso l’esplorazione spaziale”.

Eugene Cernan ha parlato a lungo delle nuove frontiere dello Spazio e della importanza di investire nella esplorazione del sistema solare e del cosmo, come nell’intervista rilasciata a Orbiter

La nuova area è stata realizzata con il contributo di partner istituzionali e privati, tra cui aziende italiane leader nel settore aerospaziale, senza gravare per un solo euro sulle risorse pubbliche.

“L’inaugurazione dell’area Spazio è un evento speciale – ha dichiarato Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia – Fa parte della nostra missione raccontare le frontiere della ricerca e della tecnologia. L’esplorazione spaziale risponde a un bisogno dell’umanità di conoscere l’ignoto ma ha anche importanti ricadute sulla nostra vita che i cittadini devono conoscere. In questo settore il contributo dell’Italia in termini scientifici e industriali è di grande rilievo e la nostra esposizione intende valorizzarlo. Siamo inoltre orgogliosi di poter rendere visibile per tutti il frammento di roccia lunare portato a Terra dalla missione Apollo 17, l’ultima in cui l’uomo ha messo piede sulla Luna, ed esposto grazie al contributo di oltre mille sostenitori”.

roccia lunare

Giovanni Caprara, curatore della nuova esposizione in qualità di presidente della Italian Space Society e dell’Unione Giornalisti Italiani Scientifici, ha sottolineato come la nuova sezione museale dedicata allo Spazio si sia aperta alla vigilia del primo volo della nuova capsula Orion della Nasa destinata a portare gli astronauti oltre l’orbita della stazione spaziale internazionale e verso gli asteroidi, la Luna e in prospettiva Marte. iò mentre la Cina prepara altri sbarchi di sonde automatiche sulla Luna, la Russia guarda al nostro satellite naturale per nuove strategie, l’Agenzia spaziale europea sta per lanciare missioni verso Marte e Mercurio, l’Agenzia spaziale italiana condivide queste sfide della scienza e della tecnologia dai vettori spaziali all’osservazione della Terra impegnando il mondo industriale alla frontiera della conoscenza. La nuova area Spazio del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci racconta la partecipazione dei nostri scienziati e tecnologi alle grandi esplorazioni spaziali compiute negli ultimi cinquant’anni, che hanno collocato l’Italia tra le nazioni protagoniste dell’avventura cosmica. La missione Rosetta e lo sbarco il 12 novembre 2014 sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko del lander Philae, equipaggiato con tecnologia italiana frutto dell’ingegno di Amalia Ercole Finzi dell’Università di Milano, ne sono la testimonianza più viva.

L’area Spazio si trova accanto alla Galleria Leonardo nell’Edificio Monumentale del monastero olivetano in cui ha sede il Museo. Racconta quattro secoli di ricerca astronomica e spaziale, da Galileo ai giorni nostri con uno sguardo anche al futuro. Attraverso due nuclei principali, Osservare lo Spazio e Andare nello Spazio, il visitatore viene accompagnato in questa esplorazione cosmica. I temi sono presentati secondo una modalità immersiva, interattiva e fortemente suggestiva grazie a Samsung, partner tecnologico del progetto, che mette a disposizione dei visitatori della nuova area i propri dispositivi e soluzioni all’avanguardia.  La prima parte dell’esposizione racconta l’osservazione dello Spazio dalla Terra con un particolare focus sugli “strumenti del mestiere” e sulle attività dell’astronomo del passato e della contemporaneità: osservare, misurare, interpretare e rappresentare gli oggetti celesti e lo Spazio nel suo insieme. Vengono esposti affascinanti oggetti originali tra cui i due globi celesti e i due terrestri di Coronelli e Moroncelli del XVII secolo, il modello di legno dell’Osservatorio Astronomico di Brera, il settore equatoriale di Sisson del 1774 – usato per i primi studi di Urano e per la scoperta dell’asteroide Esperia, prima scoperta scientifica dell’Italia unita ad opera di Giovanni Virginio Schiaparelli. Le postazioni interattive, progettate dal Museo insieme a ETT, mostrano ad adulti e bambini il mondo dell’astronomia nella sua concretezza e attualità.

Il visitatore entra poi in contatto con le tecnologie che permettono di esplorare lo Spazio e migliorare la conoscenza del Cosmo e della Terra, oltre che attivare servizi indispensabili per la vita di tutti i giorni. Viene introdotta inoltre la dimensione umana della conquista dello Spazio: da un lato i personaggi, gli oggetti, l’avventura e il sogno, dall’altro l’esperienza dell’ISS (International Space Station) e la professione dell’astronauta. Poiché i viaggi nello Spazio sono parte dell’immaginario collettivo, non mancano riferimenti alla letteratura, al cinema e ai videogiochi. Grazie alla partnership con Destiny sono esposti tre artwork e un’intervista esclusiva: per la prima volta un museo italiano di ambito scientifico espone in una collezione permanente contenuti speciali inerenti a un videogioco. Sono qui esposti l’imponente Z9 – uno dei tre stadi del lanciatore Vega, il satellite San Marco per lo studio dell’atmosfera, il satellite Sirio per le telecomunicazioni e alcuni straordinari oggetti legati alle missioni lunari, tra cui la rarissima tuta Krechet che avrebbe dovuto essere indossata dai cosmonauti russi nel progetto poi abbandonato di sbarco sulla Luna. È inoltre riprodotta una porzione della Stazione Spaziale Internazionale con la cupola e una ricca selezione di contenuti legati a questo eccezionale laboratorio nello Spazio. Tra un countdown di lancio e i satelliti in sospensione, il visitatore può confrontarsi con le tecnologie fornite dalle aziende partner che permettono di raggiungere e lavorare nello Spazio.

Lungo il percorso di visita 27 postazioni multimediali, che includono large screen full HD, monitor Touch professionali e tablet, consentono di approfondire la conoscenza dello Spazio e la storia dell’Astronomia e di simulare in modo realistico l’osservazione e l’esplorazione del cosmo. Inoltre, grazie ad un’applicazione mobile Android, è possibile accedere a contenuti multimediali esclusivi.