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In orbita secondo gruppo di quattro satelliti O3b

In orbita secondo gruppo di quattro satelliti O3b

O3bIl secondo gruppo di quattro satelliti della costellazione O3b a orbita terrestre media (MEO), gestiti da O3b Networks, è stato lanciato con successo venerdì 11 luglio da Arianespace in Guyana francese, a bordo del razzo Soyuz. I primi quattro satelliti sono in orbita da un anno, offrendo servizi eccellenti, a riprova delle caratteristiche di alta velocità e bassa latenza promesse da O3b.

Posizionati ad un’altitudine di 8.063 km, quattro volte più vicini alla Terra dei satelliti geostazionari, questi satelliti a banda Ka saranno in grado di offrire alta velocità, costi contenuti, Internet e servizi di telecomunicazione a bassa latenza ai mercati dei paesi emergenti. O3b Networks fornirà connettività e trunking per reti mobili a operatori di telecomunicazione e provider di servizi, con prestazioni di velocità simili alle reti in fibra ottica. Thales Alenia Space è il prime contractor dei 12 satelliti di questa costellazione ad alta velocità, basso costo e latenza

Jean Loïc Galle, CEO di Thales Alenia Space, ha affermato: “Quello di oggi costituisce un importante passo avanti verso il completamento della costellazione, grazie al lancio del secondo gruppo di satelliti, che sarà seguito dal terzo gruppo all’inizio del 2015. Siamo molto orgogliosi di far parte di questa impresa, caratterizzata da una flessibilità operativa e di raggio senza precedenti, e potenzialmente in grado di collegare miliardi di persone che finora hanno avuto un accesso ristretto alla banda larga.”

Gemelli diversi

Gemelli diversi

sistema_XOSartisticIl cacciatore di pianeti HARPS-N, installato al Telescopio Nazionale Galileo, ne ha scoperti due nuovi attorno alla stella XO-2S, appartenente a un sistema doppio. Anche la compagna, XO-2N, ospita un pianeta, già rivelato nel 2007 col metodo dei transiti. Per la prima volta viene identificato un sistema binario dove entrambe le componenti stellari hanno un mini sistema planetario. Una scoperta made in Italy dall’osservazione spettroscopica all’interpretazione dei dati.

Le ultime scoperte nell’ambito dei pianeti extrasolari indicano una sorprendente varietà nelle caratteristiche e nell’architettura dei sistemi planetari. Questa varietà dipende dalle proprietà della stella che ospita i pianeti, dalle caratteristiche del disco circumstellare in cui si forma il sistema e dagli effetti dell’ambiente nei quali le stelle e i loro pianeti evolvono.

Lo studio dei sistemi composti da due stelle con caratteristiche simili e che orbitano a grande distanza una dall’altra attorno al loro comune baricentro, detti sistemi binari larghi, aiuta a capire meglio quali sono i fattori che entrano in gioco nella formazione ed evoluzione dei pianeti, dato che la composizione chimica, l’età e l’ambiente in cui si formano sono sostanzialmente uguali per le due componenti. I sistemi binari sono inoltre laboratori unici per capire l’evoluzione dinamica dei sistemi planetari dato che, a causa delle interazioni mareali con la nostra Galassia e col passaggio ravvicinato di altre stelle, gli elementi orbitali di questi sistemi cambiano nel corso del tempo.

Attorno alla stella XO-2S, la stella più a sud del sistema binario largo denominato XO-2, sono stati individuati due nuovi pianeti da un gruppo di astronomi del programma GAPS – Global Architecture of Planetary Systems guidati da Silvano Desidera dell’INAF di Padova.

GAPS è il programma di osservazione INAF per la ricerca e caratterizzazione dei sistemi planetari grazie allo spettrografo HARPS-N, il cacciatore di pianeti extrasolari dell’emisfero boreale montato al Telescopio Nazionale Galileo (TNG) nelle Isole Canarie.

Le misure di velocità radiale indicano la presenza di un nuovo sistema planetario attorno a XO-2S, costituito da un pianeta un po’ più massiccio di Giove a 0,48 unità astronomiche (quindi metà della distanza Terra-Sole) e da un pianeta della massa comparabile a quella di Saturno a 0,13 unità astronomiche. Entrambe le orbite planetarie sono moderatamente eccentriche ma dinamicamente stabili.

Al di là dei due nuovi oggetti, ciò che rende eccezionale questo sistema è che è in assoluto il primo sistema binario noto nel quale entrambe le componenti stellari hanno un proprio sistema planetario. “In un sistema binario largo la probabilità di trovare un sistema planetario attorno a una delle componenti è praticamente uguale alla probabilità di trovare un sistema planetario attorno a una stella singola. Ci si aspettava dunque di trovare un risultato di questo tipo, solo che non erano quasi mai stati fatti tentativi sistematici in passato, dato che alcune survey escludevano le binarie e in altri casi veniva considerata una sola delle componenti”, afferma Alessandro Sozzetti dell’INAF di Torino e P.I. della proposta osservativa.

La scoperta è stata compiuta grazie ad un monitoraggio di velocità radiali effettuato in modo intensivo su XO-2S con HARPS-N al TNG, avviato oltre un anno fa. Quando gli studiosi hanno cominciato a sospettare la presenza di pianeti attorno alla stella, è partito anche un programma di osservazioni fotometriche di supporto a quelle spettroscopiche. I dati raccolti alla stazione osservativa “M. G. Fracastoro” di Serra la Nave dell’INAF di Catania e soprattutto all’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta, centro di ricerca regionale associato all’INAF, hanno permesso di escludere che il segnale fosse imputabile a fenomeni dovuti alla stella. Ulteriori indicazioni in tal senso sono venute anche dall’analisi di dati del sistema XO-2 presi nel 2011 alla stazione osservativa di Asiago dell’INAF di Padova.Gli studiosi sono così giunti alla conclusione che due pianeti orbitano attorno alla stella XO-2S. La compagna XO-2N, la stella più a nord della coppia, era già nota per il suo pianeta XO-2b (detto anche XO-2Nb), osservato transitare davanti alla stella ogni 2,5 giorni ed avente massa circa la metà di quella di Giove, ovvero di dimensioni confrontabili al gigante gassoso del nostro Sistema Solare. Abbiamo quindi due stelle “gemelle” legate fra loro che ospitano sistemi planetari ben diversi. XO-2N ha un pianeta vicino più piccolo di Giove, XO-2S due pianeti molto più lontani, di cui uno più grande di Giove.

Si tratta del primo caso in assoluto di detection da parte di HARPS-N, ossia i primi due pianeti scoperti con i dati raccolti dal cacciatore di pianeti montato al TNG e che misura le velocità radiali delle stelle, ossia la velocità della stella lungo la linea di osservazione. Dalle variazioni di questa velocità si può stabilire se vi sono uno o più pianeti in orbita attorno alla stella. In precedenza, tramite la misura di dimensioni e massa, HARPS-N aveva confermato pianeti candidati già scoperti col metodo dei transiti grazie al Telescopio Spaziale Kepler della NASA.

Non solo. “Ci sono anche indicazioni di un trend a lungo termine nelle velocità radiali” afferma Silvano Desidera. “Questo indica la presenza di un altro oggetto orbitante attorno a XO-2S, con un periodo orbitale molto più lungo dei 400 giorni in cui abbiamo osservato finora questa stella. Potrebbe trattarsi di un terzo pianeta con un periodo di vari anni oppure di una nana bruna o di una stella di piccola massa con periodo più lungo. Sarà necessario compiere altre osservazioni future per determinare la natura del nuovo oggetto”.

Il sistema XO-2 è il primo esponente scoperto di una nuova famiglia di sistemi esoplanetari, quello dei sistemi binari in cui pianeti orbitano attorno a entrambe le stelle. Il fatto che le due stelle siano estremamente simili e che nella loro fase di formazione ed evoluzione abbiano dato luogo a sistemi planetari molto diversi sarà oggetto di ulteriori studi nel prossimo futuro. È un esempio eclatante di quanto sia varia la casistica e di quanti dati ancora siano necessari per capire fino in fondo i complessi meccanismi di formazione ed evoluzione planetaria.

È anche una buona notizia per l’astronomia e in particolare per quella nostrana, perché tutte le tappe della ricerca che ha portato alla scoperta sono state effettuate da team italiani. Gli azzurri di calcio sono stati eliminati dalla Coppa del mondo, ma la ‘nazionale’ degli astronomi italiani si conferma tra le grandi nella ricerca di altri mondi.

(Nella foto: Rappresentazione artistica del sistema binario XO-2 dove si vede in primo piano uno dei due giganti gassosi orbitanti attorno a XO-2S e il secondo pianeta che le transita davanti; l’oggetto luminoso in alto a destra rappresenta la compagna XO-2N con il suo pianeta transitante (il puntino nero). Crediti: adattamento dell’immagine ESO / L. Calçada)

 

Con Athena alla scoperta dell’Universo violento

Con Athena alla scoperta dell’Universo violento

athena_obsCon una decisione presa all’unanimità, lo Science Programme Committee dell’Agenzia Spaziale Europea ha selezionato e di fatto ufficialmente dato il via alla missione Athena, un sofisticatissimo osservatorio orbitante nei raggi X. Athena, che verrà lanciata nel 2028, indagherà i fenomeni più energetici che avvengono nell’universo, come il plasma caldo negli ammassi di galassie e gli oggetti celesti più estremi che si conoscano, ovvero i buchi neri e i lampi gamma, spingendosi fino all’epoca in cui si sono formate le prime stelle supermassicce, a 150 milioni di anni dal Big Bang. L’Italia con INAF, ASI e numerose Università avrà un ruolo determinante nel progetto, sia per la parte scientifica che per lo studio del concetto di satellite e dei suoi strumenti.

“Athena è uno dei quattro pilastri del futuro osservativo a multilunghezza d’onda di INAF, con SKA nella radioastronomia, E-ELT nell’ottico e CTA nei raggi gamma” dice il presidente dell’INAF Giovanni Bignami. “Conquistata la possibilità di una presenza italiana ora dobbiamo concretizzarla. Saremo aiutati in questo dalla grande tradizione nazionale nella astronomia X dallo spazio, cominciata da Riccardo Giacconi 50 anni fa e continuata in Italia con le brillanti missioni BeppoSax, EPIC XMM e IBIS INTEGRAL”.

L’ Universo è permeato di un plasma caldissimo, che si estende in una ragnatela cosmologica e al cui centro risiedono gli ammassi di galassie. I buchi neri di ogni taglia, i più grandi dei quali risiedono al centro di ogni galassia, sono l’altra componente fondamentale per comprendere come “funziona” l’universo che noi conosciamo. L’energia espulsa dal buco nero è in grado di influenzare la formazione e la vita delle stelle e della galassia che lo ospita. I primi buchi neri si sono formati dall’esplosione delle prime stelle dell’Universo, circa 150 milioni di anni dopo il big bang. Queste stelle primordiali sono evolute molto rapidamente, in “solo” un milione di anni dalla nascita hanno esaurito il loro combustibile e sono esplose, formando e poi espellendo nello spazio i primi elementi chimici più pesanti dell’idrogeno e dell’elio – come ad esempio carbonio, ossigeno e ferro, necessari per le generazioni seguenti di stelle – e generando i primi buchi neri dell’Universo, i ‘semi’ dei buchi neri supermassicci che oggi si trovano al centro di ogni galassia. Il modo di scoprire queste stelle primordiali è osservare e studiare la loro esplosione, che è accompagnata da un lampo di raggi gamma.

“Con la selezione di Athena si aggiunge un altro elemento al programma scientifico dell’ESA”, ha dichiarato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “Questa missione, la seconda selezionata della classe di missioni Large, rappresenta la seconda pietra angolare della costruzione europea del programma Cosmic Vision che vede l’ASI e con essa la comunità scientifica italiana, ma anche quella industriale, chiamate a mantenere il livello di eccellenza raggiunto in molti anni di impegno continuo. Un impegno che necessita di spalle più solide di quelle che sono state disponibili negli ultimi anni”.

“L’Europa con Athena conquista di fatto il primato negli studi dell’universo nei raggi X per i prossimi trent’anni. E sarà un’importante facility su cui potrà formarsi la nuova generazione di ricercatori in questo settore” commenta Luigi Piro dell’INAF-IAPS di Roma, il coordinatore della parte italiana del team che ha proposto la missione Athena.

La selezione della missione Athena giunge a valle della scelta dell’ESA, lo scorso novembre, del tema scientifico per la sua prossima grande missione spaziale, dal titolo “L’Universo caldo ed energetico”, che vede il supporto di oltre 1200 ricercatori in tutta Europa con il coinvolgimento di numerosi Istituti e Osservatori dell’INAF (IAPS/Roma, IASF di Milano, Bologna, Palermo, Osservatori di Milano, Trieste, Torino, Bologna, Arcetri, Padova, Roma, Napoli, Palermo ) e le Università di Roma (I, II e III), Milano, Trieste, Bologna, Palermo, l’Università e sezione INFN di Genova e l’IFN del CNR.

Avamposto 42: la vita in diretta dallo spazio

Avamposto 42: la vita in diretta dallo spazio

samantha_test_sokolAltra tappa di avvicinamento di Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea e capitano dell’Aeronautica Militare, alla missione Futura che dal 23 novembre 2014 e per sei mesi la trasferirà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale la missione italiana FUTURA in qualità di Flight Engineer e membro dell’equipaggio della spedizione ISS 42/43. Il lancio avverrà dal cosmodromo di Baikonur a bordo della navetta russa Soyuz TMA. Tra i numerosi impegni che l’attendono e oltre ai nove esperimenti da condurre in orbita, la prima donna astronauta italiana diventa soggetto operativo e testimonial di Avamposto42, il sito web dedicato ai temi della nutrizione e della salute nello Spazio e sulla Terra, prescelti a rappresentare il messaggio comunicativo centrale della missione.

L’obiettivo di Avamposto42 è creare un collegamento tra uno dei settori più avanzati, come quello spaziale, e gli aspetti concreti di un sano stile di vita sulla Terra. A introdurre questo ruolo primario affidato a Samantha Cristoforetti è stato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, insieme ai rappresentanti dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Aeronautica Militare Italiana. Per la prima volta in una missione spaziale sarà disponibile il caffè espresso, grazie a un brevetto Made in Italy e a una macchina del peso di 20 kg funzionante con classiche cialde in grado di riprodurre in assenza di gravità il processo che porta in pressione l’acqua. Ma ci sarà anche una stampante 3D che segnerà una vera e propria rivoluzione nelle attività a bordo di un avamposto spaziale. A tale proposito, Elena Grifoni-Winters, Responsabile Coordination Office, Directorate of Human Spaceflight and Operations dell’ ESA, ha sottolineato il valore scientifico ed anche il significato economico dei 40 esperimenti che Samantha condurrà sulla ISS, nove dei quali proposti e sviluppati sotto la guida e responsabilità dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il sito web “Avamposto42”, voluto e sostenuto da Samantha Cristoforetti – e realizzato da ESA, ASI e Aeronautica Militare –  permetterà a tutti di seguire il suo lavoro di astronauta dal 19 giugno fino al termine della missione Futura a bordo della ISS, che prenderà il via dall’enclave russa di Baikonour e durerà fino a maggio 2015.

“Avamposto42”, il cui titolo esplicitamente si ispira alla geniale, e ironica, trovata di Douglas Adams su “Guida galattica per autostoppisti” (secondo cui “42” sarebbe la risposta di un supercomputer alla “Domanda fondamentale sulla Vita, l’Universo e tutto quanto”), si propone come “un build-up, un work-in-progress che – ha spiegato la Cristoforetti – spero aggreghi da qui ai prossimi mesi anche tante curiosità diverse. Gli astronauti europei hanno spesso scelto un ‘tema’, una ‘chiave’, su cui puntare la comunicazione della loro missione; io guardando anche alla mia storia personale ho scelto di puntare sulla Nutrizione e sulla Salute, che è qualcosa che riguarda tutti da vicino”.

“Non bisogna dimenticare che lo Spazio –ha sottolineato il presidente dell’ASI, Roberto Battiston – La componente degli astronauti è la più visibile ed è certamente la più importante per condurre le missioni basate su esperimenti destinati a impattare sullo sviluppo tecnologico e sulla vita di tutti i giorni in chiave multidisciplinare. Ma è la punta di un iceberg, perché dietro ogni astronauta e ogni missione c’è un lavoro capillare di studiosi, tecnici, ricercatori. Centinaia di persone che contribuiscono al successo dei programmi.

Bandiera WeFly! Team a Samantha Cristoforetti

Bandiera WeFly! Team a Samantha Cristoforetti

Cremona OrbiterL’astronauta italiana dell’Esa e capitano pilota dell’Aeronautica Militare, Samantha Cristoforetti, ha ricevuto dai piloti disabili del WeFly! Team, la bandiera che a novembre porterà con sé sulla Stazione Spaziale Internazionale durante la missione dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) “Futura”, per offrire dallo Spazio all’Umanità una “visione inclusiva” delle diversità, dimostrando che non esistono limiti insormontabili e, anche quando si devono affrontare problemi seri, con determinazione e tenacia, è sempre possibile perseguire gli obiettivi che ci si prefigge. La cerimonia si è svolta sabato 14 giugno all’Aero Club Cremona

“Questi piloti, queste persone sono per me una grande fonte d’ispirazione – ha commentato l’astronauta – imponiamo spesso agli altri e a noi stessi limiti che derivano da carenze della nostra immaginazione. Gli amici di WeFly!  dimostrano che è possibile spiccare il volo e andare a vedere cosa c’è oltre quei limiti. Per me è bastato incontrare Alessandro e Marco perché, immediatamente, la mia visione di pilota si sia allargata per sempre”.

“Il nostro obiettivo – ha aggiunto Marco Cherubini, pilota e presidente del WeFly! Team – è dimostrare che pur avendo difficoltà motorie si può volare, anche ad altissimi livelli. In realtà il volo è un po’ una metafora per far capire a tutti che non bisogna abbattersi di fronte a una grande difficoltà ma reagire e trovare in noi stessi le motivazioni per guardare avanti e lottare per raggiungere la meta”.

Il WeFly! Team è l’unica pattuglia acrobatica al mondo composta da piloti disabili che volano su aerei ultraleggeri modificati; un comando speciale, progettato dallo stesso leader, Alessandro Paleri, ingegnere aerospaziale, consente di pilotare senza usare le gambe per il controllo del timone. È nato con un primo embrione nel 2005 diventando una pattuglia nel 2007. Composto oggi da Alessandro Paleri (leader), tetraplegico dal 1987 e da Marco Cherubini (gregario sinistro), disabile dal 1995, coadiuvati dall’istruttore Erich Kustatscher, gregario destro, l’unico non disabile del gruppo, il WeFly! Team porta con orgoglio i colori italiani negli air show di tutto il mondo, facendosi apprezzare per la precisione e l’accuratezza tecnica con cui disegna in cielo evoluzioni in formazione serrata.

Nello Spazio con Samantha Cristoforetti volerà anche la musica dei violini del celebre liutaio cremonese Antonio Stradivari. Come colonna sonora all’iniziativa “WeFly! con Futura… osa volare”, infatti, è stata scelta “L’Estate” del celebre compositore italiano Antonio Vivaldi  (1678-1741) eseguita con alcuni dei più preziosi violini costruiti da Stradivari ed oggi gelosamente custoditi nel museo di Cremona, dedicato alla sua memoria. Lo stesso brano farà da introduzione alle esibizioni del WeFly! nelle manifestazioni aeree di tutto il mondo.