da Sorrentino | Ott 2, 2013 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
Il 9 ottobre 2013 la sonda Juno, seconda missione del programma New Frontiers della NASA che ha come obiettivo lo studio delle caratteristiche di Giove come “rappresentante” dei pianeti giganti, si troverà ad una distanza di 500 km dalla Terra, sopra il Madagascar. Un passaggio ravvicinato alla Terra programmato per potersi fiondare verso la sua destinazione finale, l’orbita polare intorno a Giove che raggiungerà nel 2016. Ad un’ora circa dal fly-by JUNO si troverà già a 50.000 km dal nostro pianeta.
JUNO, lanciata il 5 agosto 2011 e frutto di un accordo internazionale NASA – ASI sottoscritto nel 2008, porta a bordo due strumenti italiani: JIRAM (spettrometro ad immagine infrarosso) e KaT (dispositivo di radioscienza). In occasione del fly-by m l’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con l’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’INAF, ha organizzato presso il Centro di Geodesia Spaziale ASI di Matera un evento dedicato agli studenti delle scuole superiori, per far conoscere loro in maniera accattivante il mondo dello spazio
SIMULAZIONE VIDEO
JUNO, selezionata nel 2005, è la seconda missione del programma New Frontiers della NASA e ha come obiettivo l’osservazione di Giove. Il lancio è stato effettuato il 5 Agosto 2011 e l’arrivo in orbita gioviana è previsto per il 2016. Dopo la fase di crociera che prevede il fly-by attorno alla Terra, Juno si inserirà in un’orbita polare attorno a Giove con peri-centro pari a 1,06 raggi gioviani, ottimizzata secondo i requisiti scientifici e scelta anche in modo da minimizzare l’esposizione degli strumenti alle radiazioni. Juno orbiterà attorno a Giove per un anno per un totale di 33 orbite.
La missione Juno ha lo scopo di analizzare le caratteristiche di Giove come rappresentante dei Pianeti Giganti. Infatti, Giove può fornirci le conoscenze necessarie per la comprensione dell’origine del sistema solare e dei sistemi planetari che si vanno scoprendo intorno ad altre stelle. Gli obiettivi scientifici di Juno consistono prevalentemente nel comprendere l’origine e l’evoluzione del pianeta Giove (attualmente ci sono ben tre teorie diverse sulla sua formazione), determinare la struttura interna del pianeta e cercare se presenta un nucleo solido, esplorare la magnetosfera polare e ricercare l’origine del campo magnetico, misurare l’abbondanza dell’acqua, caratterizzare i venti nella bassa atmosfera e caratterizzare le abbondanze relative di ossigeno e azoto e le variazioni dovute a fenomeni atmosferici. Inoltre, un’altro obiettivo della missione sarà quello di osservare le aurore boreali di Giove, già osservate dalla Terra, e comprenderne i meccanismi, al fine di studiare il campo magnetico del pianeta e la sua interazione con l’atmosfera. Con la sua configurazione spinning, Juno effettuerà una mappa completa dei campi gravitazionali e magnetici di Giove e uno studio della composizione dell’atmosfera. Per raggiungere tali obiettivi particolare attenzione è stata posta nella definizione dell’orbita, che sarà polare e subirà un moto di precessione per ottenere una migliore copertura del pianeta.
Contributo Italiano
La partecipazione italiana alla missione si basa sull’esperienza ormai consolidata nel campo degli spettrometri, camere ottiche e radio scienza, in particolare l’Italia fornirà due strumenti: lo spettrometro ad immagine infrarosso JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper, PI Angioletta Coradini INAF-IFSI, realizzato da Selex-Galileo) e lo strumento di radioscienza KaT (Ka-Band Translator, Principal Investigator Luciano Iess dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, realizzato da Thales Alenia Space-I) che rappresenta la porzione nella banda Ka dell’esperimento di gravità. Ambedue questi strumenti sfruttano importanti sinergie con gli analoghi strumenti in sviluppo per la missione BepiColombo, ottimizzando i costi ed incrementando il ruolo sia scientifico che tecnologico italiano.
Official website: https://juno.wisc.edu/index.html
da Sorrentino | Set 9, 2013 | Industria, Missioni, Primo Piano, Programmi, Stazione Spaziale
Sono iniziate le attività relative all’esperimento Diapason: Luca Parmitano ha avviato le fasi operative della sperimentazione italiana, ideata dall’impresa modenese DTM in partnership con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’azienda romana AGT Engineering. Diapason sarà posizionato e acceso in 5 diversi ambienti della Stazione Spaziale dall’astronauta Luca Parmitano: sono state avviate le operazioni relative alla prima posizione, concordata con la NASA, mentre nelle settimane successive si procederà con le altre 4 sperimentazioni.
L’esperimento ha l’obiettivo di analizzare le particelle presenti nell’aria allo scopo di valutarne la qualità. L’organismo umano e quello animale sono sensibili a queste particelle e non tutte vengono trattenute dalle vie aeree. L’analisi del diametro delle particelle nell’aria è una delle misure della sua qualità. Essa è normalmente effettuata con strumenti complessi mentre Diapason è uno strumento semplice, robusto, piccolo, leggero e portatile: circa 160 x 125 x 45 mm e meno di 350 grammi di peso.
Diapason è dotato di un piccolo ventilatore che convoglia l’aria ambientale attraverso due piastre mantenute a temperatura diversa da due batterie. Per un effetto fisico detto termoforesi, le nano-particelle di diametro tra 2 nanometri e 1 micron (cioè fra 2 miliardesimi e 1 milionesimo di metro), vengono catturate sulla piastra fredda. Dopo pochi minuti, la cartuccia di Diapason può essere rimossa e le particelle analizzate.
Lo scopo delle misurazioni non è solamente quello di misurare la qualità dell’aria sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma anche di tarare lo strumento in condizioni ideali (assenza di gravità), per ottenere risultati di riferimento da usare come correzione delle misure effettuate sulla Terra.
Con Diapason e il programma di ricerca Green Air, i payload sviluppati e operati a bordo della ISS dall’ASI ammontano a 19, per un totale di 51 esperimenti scientifici nazionali che hanno coinvolto oltre 120 investigatori principali.
da Sorrentino | Set 8, 2013 | Attualità, Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano
Napoli ospita dal 9 al 12 settembre 2013 la XXII Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana d’Aeronautica ed Astronautica organizzata dalla sezione locale di AIDAA, dall’Università Federico II, dalla Sezione Ingegneria Aerospaziale del Dipartimento d’Ingegneria Industriale di Napoli, l’AIAN e l’Associazione Aeropolis. La città partenopea è ancora una volta protagonista nel comparto aerospaziale di un evento scientifico di livello internazionale. Aeropolis ha intervistato il Prof. Leonardo Lecce, presidente della sezione AIDAA di Napoli e chairman della Conferenza, una delle figure più note e apprezzate nel mondo accademico italiano.
Professor Lecce, quali sono gli obiettivi dell’AIDAA e i principali temi della Conferenza Nazionale dell’associazione?
“AIDAA , fondata nel 1922, è tra le più antiche associazioni di Ingegneria Aerospaziale del mondo. Oggi associa le più significative personalità del mondo accademico, degli enti di ricerca e dell’industria , afferenti al settore Aerospaziale. Con la XXII conferenza, la città di Napoli ospita, per la terza volta nella storia dell’associazione, l’assemblea generale. Le due precedenti edizioni, che si sono tenute in città negli anni settanta e novanta, si svolsero in Accademia Aeronautica e a Castel dell’Ovo. Quest’anno la manifestazione è organizzata all’interno della Facoltà d’Ingegneria di Piazzale Tecchio, dove nel corso di sessioni plenarie e di sezioni specifiche saranno discussi i lavori presentati da circa 200 tra scienziati e ricercatori”.
Parliamo di ricercatori del mondo accademico?
“Solo una parte degli iscritti alla Conferenza è di provenienza accademica. Le relazioni che saranno presentate nelle quattro sessioni tematiche sono di ricercatori provenienti dalle otto Università italiane che promuovono corsi d’Ingegneria Aerospaziale e sono sedi locali dell’AIDAA, ma anche dalle imprese e da enti del settore come ESA, da grandi aziende come Alenia Aermacchi, AgustaWestland e ThalesAlenia, MBDA e anche da PMI del comparto campano. Pur trattandosi di un congresso italiano, saranno presentati studi e ricerche di personalità di rilievo scientifico provenienti dagli Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania, Belgio e anche da paesi lontani come Georgia e Corea. Al comitato organizzatore sono pervenute 170 memorie che saranno discusse nelle 28 sessioni nell’ambito delle seguenti quattro sessioni tematiche: Spazio e Sistemi spaziali, Strutture e Materiali, Tecnologia del Volo e Controllo del traffico aereo. Questi lavori rappresentano i risultati più aggiornati di progetti di studio e ricerca nell’ambito dell’esplorazione spaziale, delle tecnologie dei materiali, dell’aerodinamica, del controllo del volo, della simulazione, produzione e manutenzione delle strutture aerospaziali. Si discuterà anche di temi di recentissima attualità come il turismo spaziale. E’ prevista anche una sessione storica, dove sarà ripercorsa la storia dell’industria aeronautica in Campania nel corso dell’ultimo secolo e sarà rievocata l’impresa della prima trasvolata del Mediterraneo compiuta da Roland Garros il 23 settembre 1913. Molto atteso l’intervento del Prof. Luigi Pascale che è una delle figure storiche e più stimata nel mondo aeronautico italiano. Infine vorrei ricordare tra gli ospiti Eric Dautriat, Direttore Generale di Clean Sky che verrà dal Belgio per dibattere sugli aspetti della partecipazione dell’industria italiana al programma comunitario più importante di ricerca aerospaziale e di fondamentale importanza per il futuro delle imprese aeronautiche europee”.
Lei ha citato Clean Sky, un programma cofinanziato da aziende e comunità europea che dispone di rilevanti risorse finanziarie. Quali ricadute sono attese per le imprese aeronautiche e l’economia della Campania?
“L’avvio del programma Clean Sky 2 raddoppia le cifre disponibili per i programmi di ricerca in corso in molti paesi europei. Da circa 1,8 Miliardi di euro si passa a 3,5. I risultati delle attività di ricerca avranno riflessi importanti su quello che – a mio parere – è il più significativo programma aeronautico per il nostro Paese, e in particolare per la Campania e le regioni del Sud, il nuovo velivolo turboelica regionale. Per la prima volta, in un grande progetto internazionale, è stato dato ampio spazio al tema del velivolo da trasporto regionale, in particolare nella versione turboelica. Una scelta che è confermata con Clean Sky 2 che assegna allo sviluppo delle nuove tecnologie per velivoli regionali il doppio delle risorse precedentemente previste portando i finanziamenti a circa 300 milioni di euro”.
Un tassello fondamentale per l’avvio del programma del nuovo velivolo regionale che consentirà all’industria aeronautica meridionale di ritornare a crescere?
“Assolutamente sì. L’avvio del nuovo programma è fondamentale per il futuro dell’industria aeronautica meridionale che nel suo insieme sarà protagonista dello sviluppo e della produzione del nuovo aereo. Le imprese campane e pugliesi ritorneranno a crescere e ad assumere, questo consentirà alle nuove generazioni di laureati di maturare quell’esperienza che a partire dagli anni 80’ consolidò nelle regioni meridionali quelle competenze che hanno consentito il successo del programma ATR”.
L’Ad di Alenia Aermacchi, Giuseppe Giordo ha confermato anche recentemente che una decisione ci sarà entro l’anno.
“Lo spero vivamente, anche perché cresce l’interesse mondiale per i velivoli turboelica. Sono almeno altri quattro i programmi di nuovi aerei su cui stanno lavorando le aziende aeronautiche di altri paesi. ATR parte in notevole vantaggio e con solide possibilità di successo commerciale rispetto ad altri competitors. Sono condizioni positive e noi tutti lavoriamo perché restino tali”.
Alla Conferenza sono previsti interventi dei rappresentanti dei Distretti aerospaziali di Campania e Puglia. Una scelta di AIDAA per rappresentare il forte intreccio dell’industria aeronautica del Sud?
“La presenza di rappresentanti dei distretti e di Giovanni Bertolone, Presidente del Cluster Nazionale, è evidenza del crescente interesse verso il mondo dei Distretti e alle filiere PMI che in essi trovano un modo di interfacciarsi con le grandi imprese. La partecipazione di PMI a un congresso scientifico come quello di AIDAA è un modo per proporre loro quello stimolo a percorrere le strade dell’innovazione e della competitività. Questo perché riteniamo che il ruolo delle piccole imprese sia ormai fondamentale anche nel comparto industriale aeronautico soprattutto perché queste aziende possono più rapidamente portare innovazione in un sistema produttivo che cresce solo se riesce ad innovare i prodotti, le tecnologie e il sistema produttivo”.
da Sorrentino | Set 8, 2013 | Attualità, Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano
A meno di un anno dalla celebrazione del Congresso della Federazione Internazionale di Astronautica, seguito a distanza di un mese dalla Conferenza dei Ministri dell’Agenzia Spaziale Europea, Napoli ospita dal 9 al 12 settembre 2013 la XXII Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica (AIDAA), evento che per contenuti e livello di partecipazione accademica, industriale e istituzionale, con oltre 200 iscritti italiani e stranieri, è di assoluto rilievo internazionale. La conferenza AIDAA, presieduta dal Prof. Leonardo Lecce, presidente della locale sezione che fa riferimento alla Sezione di Ingegneria Aerospaziale del Dipartimento d’Ingegneria Industriale dell’Università Federico II di Napoli, si avvale del supporto di Finmeccanica , attraverso Alenia Aermacchi , AgustaWestland, ThalesAlenia, MBDA e numerose altre aziende del settore aerospaziale.
Tanti gli specialisti del settore che presenteranno i risultati più aggiornati dei progetti di studio e ricerca nell’ambito dell’esplorazione spaziale, delle tecnologie, dei materiali, dell’aerodinamica e della simulazione, produzione e manutenzione della componentistica aerospaziale. Nel corso dei lavori saranno approfonditi anche i temi del nascente turismo spaziale. Di notevole interesse il dibattito sugli aspetti della partecipazione dell’industria italiana al programma comunitario di ricerca aerospaziale Clean Sky , finanziato con 1,6Mld di euro dall’industria e dalla Comunità Europea . In una sessione storica dedicata, verrà ripercorsa la storia dell’industria aeronautica in Campania nel corso dell’ultimo secolo e sarà rievocata l’impresa della prima trasvolata del Mediterraneo compiuta da Roland Garros il 23 settembre 1913.
Nella sessione d’apertura della XXII conferenza nazionale AIDAA in programma gli interventi di Guido Trombetti, Vicepresidente della Regione Campania, Massimo Marrelli, Magnifico Rettore dell’Università “Federico II” Massimo Marrelli, Enrico Saggese, Presidente dell’ASI, Massimo Lucchesini, Direttore Generale Operazioni di Alenia Aermacchi, Paolo GrazianoPresidente dell’Unione Industrial i di Napoli, e il Prof. Luigi Pascale, ancora oggi una delle figure più significative del mondo dell’aeronautica italiana. I lavori della conferenza saranno aperti da una relazione del Prof. Leonardo Lecce e da un intervento del Prof. Franco Persiani, presidente dell’AIDAA. Nel corso dei lavori sono previsti i contributi di Giovanni Bertolone, presidente del Cluster Nazionale Aerospazio, Piero Salatino, ultimo Preside della Facoltà di Ingegneria della Federico II, Antonio Moccia Direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale Federico II, Eric Dautriat , Direttore Generale di Clean Sky, Maurizio Rosini, responsabile dei programmi civili Alenia Aermacchi, in rappresentanza del Distretto Aerospaziale Campano, Giuseppe Acierno Presidente del Distretto Aerospaziale Pugliese e Franco Bernelli Zazzera del Consorzio Universitario Europeo PEGASUS, che consegnerà un prestigioso premio alla Sezione Aerospaziale della Federico II.
da Sorrentino | Ago 27, 2013 | Politica Spaziale, Primo Piano
Orbiter riprende e ospita una interessante riflessione a quattro mani, scritta da Adriano Autino, presidente di Space Renaissance International, e Gennaro Russo, presidente di Space Renaissance Italia, che prende spunto dalle “turbolenze sociali in Egitto” interpretate come “nuove evidenze del rischio di implosione dell’umanità”. Gli autori, a loro volta, fanno riferimento all’articolo apparso sulla prima pagina de La Repubblica di giovedì 8 agosto 2013, scritto da Ian Buruma ed intitolato “Se il mondo applaude il golpe in Egitto”. L’articolo discute due casi politici simili, quello dell’Egitto e quello della Tailandia, Paesi in cui, in epoche diverse, cittadini istruiti, democratici e liberali hanno applaudito dei colpi di Stato militari contro dei governi democraticamente eletti. In Tailandia nel 2006 ed in Egitto nel luglio 2013, i leader eletti e poi destituiti manu militari, Thaksin Shinawatra e Mohamed Morsi, sono stati secondo l’analisi di Buruma dei democratici reazionari, tendenti a considerare la propria vittoria elettorale come un mandato assoluto, che avrebbe permesso loro di manomettere la Costituzione e comportarsi da despoti. Anche il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, asserisce ancora Buruma, “appartiene alla stessa specie”, così come probabilmente sarebbe stato per i leader del Fronte Islamico di Salvezza algerino (Fis) se nel 1991 fossero saliti al potere.
Senza volerci addentrare troppo nell’analisi dei processi politici discussi nell’articolo, dobbiamo però rilevare che, in tutti i casi analizzati, si tratta di Paesi che non hanno vissuto una vera rivoluzione industriale, e sono tuttavia pervasi, come del resto è logico aspettarsi — nel mondo della comunicazione e dell’informazione globale — da una diffusa aspirazione alla crescita sociale, nonché alla democrazia, intesa come stato di diritto dove i cittadini siano finalmente cittadini, e non sudditi. Tra l’aspirazione di cui sopra, certo già presente nei paesi occidentali ai tempi della grande rivoluzione borghese, e la democrazia, c’è però stato di mezzo quel vasto processo che va sotto il nome di rivoluzione industriale. Lo sviluppo industriale infatti, oggi tanto criticato ed enormemente sottovalutato in modi diversi da tutte le parti politiche, è stato nel bene e nel male la culla della democrazia, poiché ha permesso lo sviluppo di una vasta maggioranza di cittadini mediamente informati ed istruiti, capaci di orientarsi e di scegliere (e qui ovviamente vanno considerate tutte le eccezioni che purtroppo ben conosciamo!!) in modo laico e consapevole, senza farsi influenzare esageratamente da pensieri religiosi integralisti.
E’ questo aspetto, per noi essenziale, dello sviluppo industriale, che l’articolista evita di toccare, per perdersi quindi in ipotesi più o meno bizantine circa i possibili metodi per aggiungere il “sale” della democrazia a società che escono direttamente da regimi tribali, senza essere toccate da una rivoluzione industriale, dai sistemi di istruzione di massa, dalla sanità pubblica ne’ da quello che in occidente si chiama “welfare”. Si tratta quindi di un’analisi tutta interna e tutta ripiegata sulla politica contingente, e pertanto in grado di individuare forse qualche problema, ma non certo le possibili soluzioni.
Del resto i grandi processi sociali che attraversano le regioni africane e medio-orientali non sono certo dei processi isolati, ma si collocano in un percorso di sviluppo sociale, già teorizzato da oltre due secoli, che sta dando vita oggi ad un quadro mondiale sempre più caratterizzato da uno stato di decadimento/involuzione specie nella sua componente più avanzata. L’aumento della popolazione, la scarsezza delle risorse naturali e l’attuale incapacità dell’uomo di trovare nuovi stimoli o di indirizzarsi verso nuovi percorsi lasciano presagire una prospettiva macroscopicamente negativa: la probabile implosione della civiltà umana. La storia non si ripete mai esattamente, una riaffermazione oggi dei valori della rivoluzione borghese — libertà, uguaglianza delle opportunità, laicismo, l’ossigeno della democrazia — è possibile solo aprendo un nuovo orizzonte di sviluppo, il Rinascimento Spaziale. In fondo anche la prima rivoluzione borghese venne dopo il rinascimento e la scoperta del nuovo mondo…
Sul fronte industriale, se si guarda al ciclo di vita della diffusione delle grandi tecnologie, tipicamente caratterizzato da un periodo di 100-200 anni, ci si accorge che dopo le Età del Tessile e dei Canali, del Vapore e delle Ferrovie, dell’Acciaio e dell’Ingegneria Pesante, del Petrolio e dell’Automobile, del Digitale e della Banda Larga (ancora nel pieno della diffusione), l’umanità è oggi in attesa della prossima rivoluzione industriale. C’è chi intravede nella Manipolazione Molecolare il nuovo motore. Noi di Space Renaissance crediamo che il nuovo ciclo non possa che essere quello dell’Età dell’Industria Spaziale.
Qualsiasi linea di sviluppo, infatti, basata su risorse esclusivamente terrestri, potrebbe forse garantire qualche decennio di respiro, ma arriverebbe presto comunque a scontrarsi con i limiti delle risorse terrestri, come già sta accadendo per la rivoluzione industriale Cinese ed Indiana. Contiamo fortissimamente nell’Umanesimo Astronautico e intravediamo un Rinascimento Spaziale; ma questo deve passare gioco forza per la consapevolezza dell’uomo che il mondo in cui viviamo non è un sistema chiuso, bensì la culla nella quale abbiamo passato la prima parte della nostra vita. Siamo ormai maturi, sociologicamente e tecnologicamente parlando, per espandere il nostro campo di azione oltre i confini dell’amata Madre Terra ed espanderci nello Spazio dove le risorse disponibili sono praticamente infinite.
All’attuale disperato bisogno di sviluppo industriale delle regioni definite “pre-industriali” come l’Egitto, fa infatti da contraltare l’altrettanto disperato bisogno di nuovo sviluppo industriale delle regioni definite, peraltro con molta presunzione e faciloneria, “post-industriali”. Non c’è alcun metodo valido per aggiungere il sale della democrazia ai paesi caratterizzati da forte aspirazione alla crescita! Come già osservato dal Nobel Amartya Sen, l’informazione è molto più importante delle cannoniere, ed i popoli poveri e sottosviluppati si “svegliano” quando arriva loro l’informazione del livello di vita più elevato che esiste in altri Paesi… Certo dal punto di vista etico fa impressione che l’esercito egiziano, per difendere la democrazia contro l’integralismo islamico, si macchi dell’assassinio di centinaia di persone. Ma non deve stupire. Si tratta infatti di paesi in cui la considerazione per il valore della vita non ha neppure ancora raggiunto il livello sia pure infimo (ed in declino) che vige nei paesi industrializzati. Anche nei paesi industrializzati, infatti, la democrazia versa in uno stato di forte crisi, laddove i partiti politici e le diverse correnti ideologiche non riescono ad esprimere progetti di vero e forte sviluppo. Ecco perché la civiltà versa in condizioni che preludono ad una gravissima involuzione dei valori civili ed etici generali: a causa dei processi sociali in atto, che si scontrano con leadership politiche del tutto incapaci di garantire l’industrializzazione dei paesi emergenti, e nuova industrializzazione dei paesi avanzati.
Un esempio particolarmente appropriato per rappresentare l’attuale status della civiltà è quello della rana nella pentola. Se mettiamo una rana in una pentola piena di acqua bollente, la rana immediatamente salterà fuori salvando la sua vita; ma se la mettiamo in una pentola di acqua fredda su un fuoco acceso, la rana resterà nella pentola e lentamente morirà. La nostra civiltà è come la rana e la pentola in cui siamo immersi sta diventando via via più pericolosa, ma lentamente. Progressivamente ci abituiamo al peggioramento delle condizioni e, in assenza di un’azione drastica, ci troveremo in condizioni insostenibili e la civiltà imploderà.
Lo sviluppo dell’economia industriale è un fattore chiave. Senza crescita non c’è speranza per la democrazia, la pace, la libertà: un concetto inizialmente proposto da Adam Smith in “The Wealth of the Nations” nel 1776. Smith notò che il benessere delle classi meno abbienti di una nazione dipende dalla crescita economica, e notò che la stagnazione e la decrescita economica possono dar luogo ad un inasprimento della povertà. In un’economia statica (condizione del tutto teorica) l’unica opportunità per migliorare le proprie condizioni di vita è quella di rimpiazzare qualcun altro (mors tua vitae mea). Un modo, per altro del tutto illusorio, di mantenere la società in uno stato stabile sarebbe la dittatura. Esempio estremo fu quello dei Khmer Rossi in Cambogia, ma ce ne sono tanti altri nella storia recente, nessuno dei quali, per altro, è mai riuscito a mantenere la società in stato stabile per più di qualche anno.
Il problema di fondo è che i 7 miliardi di persone sono ormai troppi per il nostro pianeta, e qualsiasi politica di riduzione o decrescita non può che portare all’implosione della civiltà. La Terra, checche’ ne dicano gli ecologisti radicali ed i fautori della decrescita, non è malata: è incinta! Il feto (la civiltà umana) è ormai grande ed ha bisogno di uscire dall’utero della Madre Terra, ovvero di nascere in un contesto più grande: il nostro sistema solare. Il parallelo suggerisce immediatamente che l’uscita dall’utero materno (l’ambiente chiuso della nostra amata Terra) debba rappresentare l’espansione dell’umanità nello spazio. Da qui ha preso spunto il movimento della Space Renaissance. Qualsiasi sviluppo industriale necessita infatti di due fattori primari: materie prime ed energia. Due elementi che possiamo trovare in stragrande abbondanza appena fuori dell’orbita terrestre. Gli asteroidi vicini alla Terra (Near Earth Asteroids) rappresentano una vastissima miniera di metalli quasi allo stato puro, e di elementi pre-organici, ghiaccio, e tutto quanto necessita per costruire l’infrastruttura nel sistema geo-lunare, in quella che è stata definita “Greater Earth”, la magnetosfera terrestre, avente un raggio di 3,5 milioni di chilometri. L’energia solare che scorre da miliardi di anni in tale regione ed ancora scorrerà per altri miliardi di anni (sia che ne approfittiamo sia che continuiamo a non curarcene), può risolvere il problema energetico per centinaia di miliardi di persone per molti millenni. Si tratta di energia pulita, rinnovabile, e costante: 1400 watt continui per metro quadro, contro i 700 watt/mq a terra nelle regioni di maggior insolazione, solo di giorno e con il cielo sereno!
Quell’agognato sviluppo industriale, di cui tanto necessitano sia i Paesi sviluppati sia quelli emergenti, è possibile solo se la nostra civiltà saprà imboccare decisamente l’unica strada che garantisce possibilità di sviluppo industriale a due cifre per secoli a venire: l’espansione oltre l’atmosfera terrestre. Negli ultimi quarant’anni le maggiori agenzie spaziali hanno puntato strategicamente sulla sperimentazione, l’esplorazione, le telecomunicazioni, l’osservazione della Terra, spendendo oltre un trilione di dollari. Tutte attività interessantissime ma che purtroppo non hanno sinora portato allo sviluppo dell’astronautica civile generale, ne’ abbassato il costo dell’accesso all’orbita, rimasto costante a circa ventimila dollari al chilogrammo sin dai tempi dello sbarco sulla Luna. E’ ormai tempo, anzi siamo in grave ritardo, di puntare decisamente sulla industrializzazione dello spazio, sviluppando tecnologie (peraltro in gran parte esistenti o quasi) terra-orbita a basso costo, condizione essenziale per lo sviluppo dell’astronautica civile, del turismo spaziale, di grandi insediamenti industriali e commerciali in orbita, sulla Luna, nei punti di librazione di Lagrange. La Space Renaissance International fa appello alla più vasta collaborazione tra i governi, possibilmente sotto l’egida di un’organizzazione di livello mondiale come l’ONU, perché sia favorito lo sviluppo della nuova industria del turismo spaziale e dell’astronautica civile in generale. Spetta ovviamente ai paesi più avanzati, già detentori di molto know-how scientifico, tecnologico ed ingegneristico, guidare questo processo, riconquistando la vera leadership dello sviluppo civile, che non è affatto quella militare, bensì quella culturale. Sarà solo assistendo alla nascita di grandi progetti spaziali, capaci di creare milioni di nuovi posti di lavoro qualificati, che anche i giovani islamici troveranno un modo più umanista di sviluppare la loro cultura ed anche, perché no, la loro fede, inserendosi in un vasto processo di crescita dell’intera umanità. Il rispetto per tutte le fedi e l’etica, la vera democrazia, faranno quindi dei passi avanti sostanziali. Sarà solo quando i genitori torneranno ad avere speranza in un futuro migliore per i loro figli e nipoti, che un nuovo spirito di collaborazione si potrà sviluppare tra i popoli di buona volontà. E’ quindi interesse di qualsiasi governo istituire politiche di agevolazione fiscale e sostegno nei confronti delle imprese che decidono di investire nell’astronautica, a qualsiasi titolo.
La Space Renaissance International rivolge quindi appello a tutti, per la creazione di sezioni o capitoli nazionali, secondo quanto definito dallo statuto internazionale, finalizzati alla promozione continua del programma sopra accennato e del proprio manifesto filosofico.
La sezione Space Renaissance Italia è nata ufficialmente il 22 marzo 2013 assumendo spirito, linee guida ed obiettivi di alto livello del movimento madre. Ha peraltro il compito di tradurre in azioni concrete la filosofia di fondo che anima Space Renaissance International. Il programma strategico di Space Renaissance Italia è appunto lo strumento concreto di identificazione degli obiettivi e della rotta da seguire per raggiungerli; esso è finalizzato alla diffusione delle conoscenze e della cultura del movimento e intende stimolare la nascita di un vero e proprio Space Tourism Business italiano di tipo privato, includendo in esso varie componenti: Scienza, Tecnologia, Turismo, Education (Formazione), Cultura. Si punta cioè a sensibilizzare imprenditori e amministratori pubblici ad attivare linee di azione che SR Italia cercherà di identificare, motivare e sviluppare. Allo stesso tempo l’azione di SR Italia sarà orientata alla diffusione tra la popolazione, a partire dalle giovani generazioni, dei contenuti del suo pensiero, delle potenzialità offerte dallo spazio, degli strumenti disponibili e di quelli che verranno per acquisire sempre più confidenza con lo spazio e sentirsi sempre più suoi turisti ed utilizzatori.
La focalizzazione sul Turismo Spaziale discende ad due punti essenziali: il primo è che qualsiasi attività umana nello spazio e quindi anche l’espansione della civiltà nello spazio necessita di una capacità ruotinaria ed economicamente sostenibile di accesso allo spazio; l’avvicinamento dell’aeronautica allo spazio rappresenta ormai con chiarezza la strada maestra e il turismo spaziale lo sta dimostrando. Il secondo è che in Italia c’è una storia notevole di capacità ed adeguate competenze scientifiche, industriali ma anche imprenditoriali, solo apparentemente lontane da ciò di cui necessita lo sviluppo del turismo spaziale; ed il concetto di turismo si sposa bene con una vocazione nazionale troppe volte maltrattata ma inconfutabilmente esistente ed apprezzata in tutto il mondo.
Le attività del Programma Strategico sono raggruppate in capitoli ai quali sono stati assegnati titoli capaci di trasmettere sin da subito i rispettivi messaggi fondamentali. Ed allora parliamo di Imagine The Future per contribuire allo sviluppo della Vision filosofica di Space Renaissance e trattare di futurologia; parliamo di Scientific View, Artistic View e Cultural View per elaborare momenti di diffusione della Vision verso il pubblico; parliamo di Space Learning e di SR Academy per trattare la formazione dei giovani della scuola primaria e secondaria da un lato e i giovani universitari dall’altro; parliamo di Make It Possible in Italy per sviluppare una capacità tecnica e di business italiana sulla scia di quello che si sta facendo negli Stati Uniti e da qualche altra parte; e parliamo infine di Enjoy the Experience proprio per stimolare la commercializzazione dell’accesso allo spazio in ottica di un avvicinamento dell’uomo comune al Quarto Ambiente.