da Sorrentino | Mag 29, 2013 | Attualità, Lanci, Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Con il decollo della Soyuz Expedition 36/37 alle 22:31 ora italiana di martedì 28 maggio dalla base russa di Baikonur, in Kazakhstan, ha preso il via la missione VOLARE che segna il ritorno di un astronauta italiano sulla Stazione Spaziale Internazionale. La capsula con i tre cosmonauti (Luca Parmitano, il comandante russo Fyodor Yurchikhin e l’americana Karen Nyberg) si e’ agganciata alla ISS alle 4:16 di mercoledì 29 maggio dopo meno di sei ore di volo. VOLARE è una missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana con la quale Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare, sarà in orbita per circa 178 giorni. Parmitano, maggiore dell’Aeronautica Italiana, è il primo della nuova generazione degli astronauti dell’ESA a essere stato assegnato a una missione sulla ISS. Durante la sua permanenza in orbita, avrà il compito di promuovere il futuro dell’esplorazione spaziale dell’Europa.
‘Volare’, un nome fortemente evocativo dell’Italia nel mondo, è il nome assegnato alla missione, che sarà ricordata per importanti primati. Assegnata all’Agenzia Spaziale Italiana dalla NASA, è la prima di lunga durata per l’ASI: la permanenza sulla Stazione si concluderà con il rientro sulla Terra tra circa sei mesi, al momento pianificato per il novembre prossimo. Questa opportunità di volo nasce da un Memorandum bilaterale diretto NASA/ASI, in base al quale ASI ha fornito all’ente spaziale statunitense tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM – Multi Purpose Pressurized Module) e il PMM (Permanent Multi Purpose Module) per la ISS. Durante la missione, Luca sarà impegnato in più di 20 esperimenti scientifici per ESA e ASI, molti dei quali sono basati sul know how italiano: dovrà svolgere come membro di equipaggio della ISS un’ampia e articolata attività di sperimentazione, pianificata dal crew office della NASA.
“La missione ‘Volare”, che sarà condotta dal Maggiore Parmitano, con le altre che sono in programma con uomini e donne italiani, selezionati per diventare astronauti, rappresentano un importante patrimonio di conoscenze ed esperienze spaziali di cui il nostro Paese beneficerà”. Ad affermarlo è il Ministro della Difesa Mario Mauro, che sottolinea: “I principali attori spaziali europei – l’Unione Europea (UE), l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed i rispettivi Stati membri – sono chiamati a dare un chiaro indirizzo politico, industriale e tecnologico per permettere di consolidare la Politica Spaziale Europea. Nel quadro del rilancio dell’economia nazionale, e attraverso un indirizzo strategicamente mirato degli investimenti e in sinergia con altri dicasteri – aggiunge e conclude il Ministro Mauro – la Difesa partecipa attivamente alla politica spaziale, stimolando la domanda interna. Lo fa generando un indotto occupazionale e sviluppando il know how per le industrie nazionali e la loro competitività – anche tecnologica – sul mercato internazionale, con la valorizzazione delle tecnologie e produzioni duali, cioè utilizzabili per progetti civili e militari”.
“C’è oggi l’orgoglio di una Italia spaziale che sa funzionare e che è capace di realizzare – ricorda il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese – importanti progetti di impatto internazionale. La missione di Parmitano è il trionfo della nostra abilità tecnologica e la conferma del riconoscimento al nostro Paese in un settore all’avanguardia. Per l’Agenzia Spaziale Italiana è entusiasmante che Luca si appresta a fare una missione che lo porterà anche a essere il primo italiano a fare le attività extraveicolari. La scelta della Nasa di affidargli questa attività testimonia la fiducia che l’ente spaziale statunitense ripone nell’ASI”.
Luca Parmitano sarà il primo astronauta italiano protagonista di due “passeggiate spaziali” (attività extraveicolari EVA, Extra Vehicle Activity), in programma nel mese di luglio, quando uscirà con l’astronauta americano Chris Cassidy. Durante la sua permanenza in orbita, l’astronauta italiano, sarà al contempo uno scienziato e un manutentore della Stazione. Durante le sue due ‘passeggiate’ Parmitano si occuperà di importanti lavori di manutenzione sulle ‘mura’ esterne della ISS, sposterà e collocherà strumentazioni scientifiche poste al di fuori della Stazione e realizzerà attività preparatorie per l’arrivo nel prossimo anno del modulo russo MLM.
Parmitano è stato anche il primo astronauta tricolore ad arrivare sulla ISS in poche ore, in un tempo record. È la seconda missione a bordo di una capsula Soyuz ad impiegare sei ore, anziché due giorni, per arrivare a destinazione. La missione di Parmitano ha tra gli altri obiettivi quello di diffondere la conoscenza e di avvicinare le nuove generazione al settore spaziale e da quelli ad alta tecnologia e diffondere messaggi positivi per le giovani generazioni. Per questo Parmitano è ambasciatore di Intercultura. Sulla ISS porta la volontà di diffondere la conoscenza e l’importanza gli scambi e le esperienze tra studenti di tutto il mondo. Ma non solo, a bordo della Stazione sbarca con Luca con sé, tra l’altro, la cuffia di nuoto della medaglia d’oro alle paraolimpiadi di Londra 2012, Cecilia Camellini. Simboli della forza, tenacia e della volontà come elementi per superare ogni ostacolo e raggiungere l’obiettivo.
da Sorrentino | Mag 28, 2013 | Primo Piano, Programmi, Stazione Spaziale, Telescienza
Il programma di ricerca Ice (Italian Combustion Experiment) Green Air, progettato all’Istituto motori del Cnr, prevede lo studio di combustibili e biocombustibili nello spazio, in condizione di microgravità. I risultati della sperimentazione condotta dal Cnr consentiranno di sviluppare tecnologie di combustione innovative a basso impatto ambientale. Ad accendere il fuoco nello spazio sarà l’astronauta Luca Parmitano, durante la missione ‘Volare’, con l’obiettivo di gettare le basi per lo sviluppo di carburanti innovativi a basso impatto ambientale, biocombustibili di seconda/terza generazione e di loro surrogati.
“In particolare, in questa prima fase, verrà analizzata la combustione di singole gocce di miscele binarie di ‘surrogati’ al variare della pressione e della percentuale di ossigeno in condizione di microgravità sulla Stazione spaziale internazionale”, spiega Patrizio Massoli, dirigente di ricerca dell’Im-Cnr. Una migliore comprensione del processo di riscaldamento, evaporazione e combustione di combustibili ad alta pressione è di fondamentale importanza per lo sviluppo di tecnologie di combustione nei motori e sistemi energetici di nuova generazione.
L’assenza di gravità crea condizioni sperimentali uniche che consentono di esplorare processi e reazioni non realizzabili sulla terra. “Permette, infatti, la semplificazione della geometria e della fluidodinamica del processo che da tridimensionale diventa monodimensionale (simmetria sferica o radiale)”, spiega Patrizio Massoli, “e di conseguenza i processi di trasferimento di massa e calore, consentendo quindi una maggiore focalizzazione sui processi fisico-chimici che avvengono durante il processo di combustione. La simmetria sferica consente, inoltre, la perfetta modellazione del processo con notevoli vantaggi per lo sviluppo della simulazione numerica di combustibili innovativi da utilizzare in codici fluidodinamici tridimensionali”.
La composizione dei biocombustibili varia in funzione della biomassa iniziale, delle condizioni stagionali e del processo di trasformazione: in base al processo produttivo impiegato è possibile ottenere combustibili completamente diversi pur utilizzando la stessa biomassa. “Per questo è difficile poter definire un comportamento univoco dal quale estrarre leggi generali. Si ricorre, pertanto, ai ‘surrogati’: composti che pur possedendo alcune proprietà fisico-chimiche simili ai biocombustibili sono composti puri”, spiega ancora Massoli. “Definiti i composti base che caratterizzano la struttura del biocombustibile
da Sorrentino | Mag 28, 2013 | Astronomia, Missioni, Primo Piano, Servizi Satellitari
Una costellazione di sei nanosatelliti equipaggiati di tutto punto per misurare fotometricamente le oscillazioni e le variazioni in temperatura delle stelle più luminose, quelle con magnitudine apparente inferiore a 4, visibili dunque anche a occhio nudo. Sei cubetti che servono a realizzare la missione BRITE (acronimo di BRIght Target Explorer), presentata a Vancouver, realizzata in parti uguali – un terzo a testa, ovvero due satelliti per ciascun paese – da Austria, Canada e Polonia. La prima coppia è già in orbita ed è il primo tassello di un minuscolo quanto efficiente telescopio spaziale concepito per studiare le stelle variabili più luminose. Sono i più piccoli telescopi della storia dell’era spaziale per svelare i segreti delle più grandi stelle della storia dell’universo. Massa e dimensioni sono grosso modo quelle d’una batteria per auto: ogni satellite BRITE è infatti un cubetto da 20 cm di lato per 8 kg di peso. Veri e propri gioielli di tecnologia spaziale in miniatura, in cui figurano celle fotovoltaiche, antenne UHF e S-band, l’immancabile computer di bordo e tutto il necessario per il controllo d’assetto: tre giroscopi, magnetometro, star tracker, sensori solari.
Ogni nano satellite è dotato di mini-telescopio a cinque lenti, con un’apertura di 3 cm, accoppiato a un filtro e a un sensore CCD da 4008 x 2672 pixel. Quanto basta per misurare le variazioni di luminosità delle stelle bersaglio. Variazioni che possono essere dovute a fenomeni di astrosismologia, dunque vere e proprie pulsazioni originate nella struttura interna delle stelle. O alle macchie presenti in superficie, come quelle ben note legate ai cicli del nostro Sole. O ancora a eruzioni superficiali. A volte, poi, all’origine d’una variazione di luminosità può esserci un’eclissi, causata dal transito d’un esopianeta.
La costellazione di satelliti BRITE, una volta interamente dispiegata (al momento è in orbita la coppia austriaca, si prevede che sarà raggiunta dagli altri quattro entro la fine del 2014), promette di riuscire a catturare tutti questi mutamenti qualora avvenissero in una delle centinaia di stelle – quelle con magnitudine inferiore a 4 sono 513 – presenti nel suo paniere. Non male, per una flotta spaziale quasi tascabile.
da Sorrentino | Mag 27, 2013 | Attualità, Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Tutto pronto per il lift-off dal cosmodromo di Baikonour della navetta Soyuz TMA-09M con a bordo Luca Parmitano, sesto astronauta italiano ad andare nello spazio. La sua missione, denominata “Volare”, gli permetterà di trascorrere sei mesi a bordo della stazione spaziale internazionale e rappresenta la prima di lunga durata per l’Agenzia Spaziale Italiana (seconda per un astronauta italiano dopo quello di Paolo Nespoli) in base ad un Memorandum bilaterale con la NASA, che prevede la fornitura da parte dell’ASI di tre moduli pressurizzati abitativi (MPLM – Multi Purpose Pressurized Module) e il PMM (Permanent Multi Purpose Module) per la ISS. Dell’equipaggio fanno parte il comandante russo Fijodor Jurchikhin, che alla partenza siede al centro, e la statunitense Karen Nyberg, seduta a destra. Luca Parmitano è sistemato sul sedile di sinistra e ha il ruolo di ingegnere di bordo, con l’incarico di gestire tutte le funzioni operative della Sojuz, e di copilota. I comandi dell’astronave russa, infatti, si trovano proprio tra il sedile di sinistra, e quello di centro, del comandante. Il programma di volo prevede che i tre astronauti raggiungano in circa sei ore la Stazione Spaziale Internazionale. Arrivata alla quota orbitale nove minuti dopo il lancio, la Soyuz effettuerà quattro orbite attorno alla Terra, invece di 34, prima di attraccare alla stazione. Maggiore e pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare, selezionato dall’Agenzia Spaziale Europea e inserito nel gruppo dei nuovi astronauti insiema a Samantha Cristoforetti, Luca Parmitano è il quinto italiano a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e sarà impegnato in una serie di esperimenti scientifici per conto di ESA e per ASI. In particolare, condurrà gli esperimenti Diapason e ICE (Italian Combustion Experiment) che fanno parte del programma Green Air.
Diapason, realizzato dall’italiana DTM, riguarda la rilevazione nell’aria, tramite una specifica apparecchiatura, della presenza di particelle di dimensione di pochi nanometri che avrà applicazioni in studi sull’inquinamento atmosferico. Lo studio di combustibili innovativi a basso impatto ambientale è il fulcro dell’esperimento ICE. In particolare, verrà analizzato il comportamento di un biocombustibile la cui composizione è stata definita e proposta dall’Istituto Motori del CNR di Napoli. Green Air è un programma realizzato nell’ambito di una joint venture tra l’ASI e la PMI romana AGT Engineering, basata – primo esempio nella storia dell’Agenzia – sulla formula della partecipazione “pubblico – privato” per l’utilizzo della ISS.
“Svolgeremo diversi test di fisiologia” – spiega Luca Parmitano – “e procederemo con gli studi già avviati su come reagisce in generale il nostro fisico alle lunghe permanenze spaziali. Ci sono 130 esperimenti sulla ISS che sono già attivi da tempo. Noi dovremo proseguire con il loro monitoraggio e dovremo lavorare su alcuni di essi. Io sarò impegnato in uno studio che, se avrà successo, potrà permettere in futuro di studiare la spina dorsale non più solo attraverso la risonanza magnetica, che necessita di macchinari costosi, complessi e di grandi dimensioni, bensì con un piccolo e versatile strumento ad ultrasuoni tramite una normale ecografia. In orbita lo si può sperimentare con continuità, perché lassù la colonna vertebrale subisce delle alterazioni”.
Oltre a occuparsi delle manovre del braccio robotico della stazione spaziale, Parmitano si è addestrato per effettuare attività extraveicolari nel periodo di permanenza a bordo della ISS ed è previsto che ne effettui due nel mese di luglio. Sarà il primo italiano a cimentarsi in una passeggiata spaziale. Nel corso della missione, inoltre, gli astronauti a bordo della ISS gestiranno anche l’arrivo della navicella automatica europea ATV-Einstein.
Il logo della missione “Volare” è una Soyuz che avvolge la Terra con una scia tricolore e traccia il percorso della ISS. E’ stato scelto nel settembre 2012 grazie al concorso nazionale “Disegna e Designa” bandito dall’ASI. I due giovani vincitori, Norberto Cioffi (scelto per il nome) e Ilaria Sardella (scelta per il logo) hanno potuto visitare nel mese di aprile 2013 la Star City alle porte di Mosca e assistere ad alcune fasi finali di preparazione di Parmitano allo Yuri Gagarin Cosmonaut Training Centre. Nell’ultima videoconferenza con l’Italia il nuovo astronauta tricolore ha sottolineato quanta importanza rivesta il nostro Paese, che ha realizzato oltre il 50% del volume abitabile della ISS e ricopre un ruolo fondamentale nel settore del volo umano spaziale.
da Sorrentino | Mag 17, 2013 | Industria, Primo Piano, Programmi
Telespazio VEGA Deutschland, società controllata da Telespazio (Finmeccanica/Thales), è stata selezionata dall’Agenzia Spaziale Europea per lo sviluppo dell’ExoMars Mission Control System (MCS). Il sistema sarà utilizzato per il monitoraggio e il controllo del sistema satellitare ExoMars Trace Gas Orbiter , che raggiungerà Marte nel 2016.
ExoMars è un programma scientifico dell’ESA reso possibile dalla partecipazione di Roscosmos con il contributo della NASA. L’obiettivo sarà di ricercare tracce di vita, passata o presente, attraverso il telerilevamento dell’ambiente marziano e l’analisi dei campioni di suolo e sottosuolo con un Rover. La missione testerà nuove tecnologie che apriranno la strada al futuro programma Mars Sample Return. La prima fase della missione prevede la realizzazione del satellite Mars Trace Gas Orbiter, che sarà lanciato nel 2016, e comprenderà un modulo dimostrativo per l’entrata in atmosfera, la discesa e l’atterraggio.
Sviluppato da Telespazio VEGA Deutschland, il Mission Control System, costituirà un elemento fondamentale del programma ExoMars. Attraverso questo sistema il mission operations team potrà monitorare e controllare ogni variazione dei sistemi del segmento spaziale durante tutta la vita operativa del satellite. ExoMars sarà controllato dall’European Space Operations Center (ESA/ESOC) di Darmstadt, in Germania. Il Rover dall’ALTEC di Torino.
Telespazio VEGA Deutschland è nata nel 2012 dalla fusione di VEGA Space, attiva dal 1978, e di Telespazio Deutschland, fondata nel 1996, riunendo le competenze e il know-how sviluppati nel campo dei servizi spaziali dalle due aziende con l’obiettivo di accrescere la presenza del gruppo Telespazio in Germania. Telespazio VEGA Deutschland è prime contractor all’interno del corrente Ground Data Systems Frame Contract con l’ESOC (European Space Operations Centre), che comprende sistemi di controllo missione, simulatori, sistemi di pianificazione missione e sistemi di infrastruttura a terra.