da Sorrentino | Apr 11, 2017 | Astronomia, Primo Piano

È una galassia piccola e poco luminosa, come tante ce ne sono in tutto l’universo, quella scoperta da un team di ricerca guidato da Austin Hoag, giovane ricercatore dell’Università della California a Davis (Stati Uniti) nel quale partecipa Laura Pentericci, astronoma dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma, insieme ai ricercatori italiani Tommaso Treu dell’Università della California a Los Angeles e Michele Trenti, dell’Università di Melbourne in Australia. A rendere però speciale MACS1423-z7p64 – questa la sigla della galassia – è la sua distanza estrema, nello spazio e nel tempo: la luce di questo oggetto celeste ha viaggiato per ben 13,1 miliardi di anni prima di raggiungerci ed è stata emessa quando l’universo aveva poco più di 500 milioni di anni, ovvero meno del quattro per cento della sua età attuale.
“Gli altri oggetti celesti più lontani osservati finora sono estremamente brillanti e probabilmente rari in confronto alle altre galassie” dice Hoag, primo autore dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato oggi online sul sito della rivista Nature Astronomy. “Riteniamo che la galassia da noi scoperta sia la più rappresentativa tra quelle presenti in quella remota epoca”. Queste galassie ultradistanti, osservate agli albori dell’universo, sono molto interessanti per gli astronomi poiché si trovano a splendere nella cosiddetta epoca della reionizzazione, un periodo collocato tra circa 300 mila e un miliardo di anni dopo il Big Bang in cui l’universo è diventato “trasparente”, rendendo visibile la luce delle prime stelle e galassie.
Dopo il Big Bang, l’universo era essenzialmente composto da idrogeno neutro, che blocca la radiazione luminosa. Le prime stelle che si sono formate dalla condensazione di quel materiale primordiale hanno iniziato ad emettere luce e radiazione di più alta energia che ha iniziato a trasformare l’idrogeno da neutro a ionizzato, liberando l’universo da quella “nebbia primordiale” e permettendo alla radiazione elettromagnetica di propagarsi liberamente. Molto però rimane ancora da capire di quella remota epoca. “Abbiamo un prima e un dopo, ma ci manca ancora un quando” prosegue Hoag. Ci sono ancora dubbi su quali oggetti celesti abbiano alimentato il processo di reionizzazione: sono state soprattutto le giovani galassie o anche i buchi neri e lampi di raggi gamma hanno fornito un contributo non trascurabile?
“Al momento i principali ‘sospettati’ sono le galassie” aggiunge Laura Pentericci, astronoma dell’INAF presso l’Osservatorio Astronomico di Roma. “In particolare pensiamo che la maggior parte dei fotoni ionizzanti vengano proprio dalle galassie più deboli, come quella che abbiamo identificato in questo studio. Peccato che siano anche le più difficili da osservare, proprio perché la loro luce è molto fievole. In questo caso particolare siamo riusciti ad identificarla solo perché il grande ammasso di galassie che si trova tra noi e la galassia ha agito come una lente, potenziando la sua emissione”. La scoperta della galassia MACS1423-z7p64 è stata possibile grazie all’effetto di lente gravitazionale esercitato da un ammasso di galassie che si trova frapposto alla Terra ed esattamente allineato tra noi e la remota galassia. Questo fenomeno, predetto dalla Teoria della Relatività di Albert Einstein, ha amplificato la debolissima luce proveniente dalla galassia di ben dieci volte, rendendola così individuabile nelle riprese del telescopio spaziale Hubble. Il team è quindi riuscito a determinare la distanza della galassia analizzando la sua luce non lo spettrometro MOSFIRE installato al telescopio da 10 metri Keck I alle isole Hawaii.
La scoperta viene pubblicata online sul sito web della rivista Nature Astronomy nell’articolo Spectroscopic Confirmation of an Ultra-Faint Galaxy at the Epoch of Reionization
da Sorrentino | Apr 10, 2017 | Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale

L’equipaggio di Spedizione 50, che ha trascorso 173 giorni a bordo della stazione spaziale internazionale, è rientrato a terra a bordo della navetta Soyuz alle 13:21 ora italiana di lunedì 10 aprile. L’americano Shane Kimbrough, che ha concluso la sua missione insieme ai russi Sergey Ryzhikov e Andrey Borisenko, ha lasciato il ruolo di comando della ISS a Peggy Whitson, la quale detiene il record femminile di attività extraveicolare. Whitson si ritrova per la seconda volta al comando del complesso orbitale, affiancata in questa circostanza dal russo Oleg Novitskiy e dal francese Thomas Pesquet dell’Agenzia Spaziale Europea, in attesa dell’arrivo, previsto il 20 aprile, dell’americano Jack Fisher e del russo Fyodor Yurchikhin. Per la prima volta l’equipaggio della ISS sarà composto da 5 astronauti anziché 6. A fine luglio toccherà all’equipaggio di cui fa parte l’italiano Paolo Nespoli, che trascorrerà sei mesi a bordo della ISS svolgendo la missione ‘Vita”.
da Sorrentino | Apr 9, 2017 | Eventi, Primo Piano, Recensioni
Nuovo evento editoriale per Panini Comics, realizzato con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). C’È SPAZIO PER TUTTI è il nome della nuova graphic novel che Leo Ortolani realizzerà dopo La Fine di Rat-Man, la saga attualmente in corso di pubblicazione sull’omonimo bimestrale. Il nuovo volume viene anticipato da un albo preview, rivelato in anteprima assoluta alla fiera del fumetto Romics. Insieme a Leo Ortolani, l’astronauta italiano Paolo Nespoli ha presentato ai visitatori del Romics “VITA”, la sua terza missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che prevede una serie di esperimenti tutti italiani che vanno dalla biomedicina alle scienze dei materiali. La graphic novel di Ortolani prende “vita” proprio sulla ISS, nel corso della nuova missione. Tutto sta procedendo nel migliore dei modi nel cosmo, finché sulla stazione spaziale non arriva un certo supereroe della Città senza nome, con tutto quello che ne consegue.
Nel più grande viaggio mai affrontato da Rat-Man ci saranno avventura e divertimento, ma ad andare lontano sarà il fumetto stesso: quando in estate partirà a bordo della Soyuz MS-05 alla volta dell’ISS, Paolo Nespoli porterà infatti con sé una copia dell’albo, che viaggerà per circa sei mesi nello spazio. “È un onore che va al di là di quello che le parole esprimono poter essere parte di questo progetto”, ha commentato Marco M. Lupoi, direttore publishing Panini. “Io spesso dico nelle riunioni, quando ci sono dei problemi “tranquilli, non stiamo mica mandando l’uomo sulla Luna”. Ma in questo caso ci stiamo andando, beh, davvero vicino…. Leo Ortolani sta disegnando uno dei capitoli più appassionanti della sua carriera, innalzando la sua arte a livelli… spaziali. E noi come Panini siamo orgogliosi di essere parte di questo bellissimo viaggio nel fumetto e nel cosmo”.
“Conoscere Leo Ortolani è stato per me una sorpresa gradita e ringrazio l’ASI che ha promosso – afferma Nespoli – questa idea insieme alla Panini e l’ESA. Le missioni spaziali sono un momento importante per la crescita del genere umano. Ci permettono di fare tutta una serie di cose sulla terra impossibili, così come ci costringono a lavorare al limite delle nostre capacità. Ma non è solo tutta scienza e tecnologia, è anche vita, arte, cultura e piacere. Sarà per me un piacere volare con Rat-Man nello spazio!”
Leo Ortolani presenterà l’anteprima di C’È SPAZIO PER TUTTI al NAPOLI COMICON, che si terrà presso la Mostra d’Oltremare dal 28 aprile all’1 maggio. L’autore sarà presente inoltre, come ospite di Panini Comics, nel corso del Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 18 al 22 maggio al Lingotto Fiere. L’uscita del volume è prevista per ottobre.
da Sorrentino | Apr 5, 2017 | Eventi, Politica Spaziale, Primo Piano, Programmi
L’Agenzia Spaziale Italiana è intervenuta al 33° Space Symposium di Colorado Springs, dove ha illustrato alcuni tra gli obiettivi e le strategie principali definite nel Documento di Visione Strategica 2016–2025 (DVS), sottolineando come le partnership e i programmi internazionali siano alla base dello sviluppo del settore spaziale italiano. Le principali aree di interesse e collaborazione, sia a livello istituzionale che commerciale, hanno per l’Agenzia l’obiettivo di promuovere le infrastrutture, i prodotti e i servizi della space economy nazionale, e allo stesso tempo creare opportunità per la ricerca e la tecnologia in campo spaziale. Durante un incontro dei leader delle agenzie spaziali dedicato al volo umano nello spazio, il presidente dell’ASI, Roberto Battiston ha ricordato che “la Luna è il passato dell’esplorazione ed è stato un passo rilevante e intermedio verso il futuro, nel quale la prima tappa sarà Marte. L’esplorazione del pianeta rosso ha per noi lo stesso significato che per il genere umano che ha avuto il programma Apollo’
Esplorazione umana, lanciatori, voli sub–orbitali e osservazione della Terra sono la sintesi della visione prossima dell’ASI, che il presidente Battiston ha illustrato negli Usa
Per quanto riguarda l’esplorazione umana dello spazio, in occasione della visita di stato in Cina del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ASI ha firmato un accordo con la China Manned Space Agency (CMSA) per nuove sperimentazioni scientifiche nell’ambito del volo umano a bordo della Stazione spaziale cinese La collaborazione che sarà rivolta allo studio delle missioni di lunga durata degli astronauti, sugli aspetti di biomedicina, fisiologia e delle relative tecnologie, prevede il mutuo accesso a dati e pubblicazioni scientifiche condivise, scambio di personale e partecipazione congiunte a technical reviews sul volo umano. L’accordo ha importanti e potenziali ricadute considerata da una parte, la posizione di leadership che l’Italia ha raggiunto nel settore del volo umano nell’ambito della realizzazione e dello sfruttamento della Stazione Spaziale Internazionale e, dall’altra, l’importante programma di volo umano che la Cina sta sviluppando, in particolare con la realizzazione della Stazione Spaziale Tiangong-3.
Sul fronte dei lanciatori, l’Italia mantiene un ruolo chiave nella definizione e nel supporto del programma dei lanciatori europei deciso negli ultimi due consigli Ministeriali (Lussemburgo 2014 e Lucerna 2016), per perseguire la politica dell’accesso autonomo dell’Europa allo spazio.
ASI ha recentemente affidato un contratto per i servizi di lancio per due satelliti COSMO-skyMed (CSK) Second Generation ad Arianespace. I satelliti, che verranno lanciati tra la fine del 2018 e il 2020 con un vettore Soyuz e un Vega-C, rimpiazzeranno e integreranno i quattro satelliti SAR di della costellazione gestiti dall’ASI e dal Ministero della Difesa. Il primo lancio di COSMO second generation porterà anche in orbita CHEOPS, un payload dell’ESA con partecipazione italiana dedicato alla ricerca degli esopianeti.
Ad Arianespace è stato anche assegnato tramite VEGA il lancio nel 2018 di PRISMA, (Hyperspectral Precursor of the Application Mission) un sistema nazionale di osservazione della Terra con un innovativo strumento elettro-ottico che combina l’utilizzo di un sensore iperspettrale con una camera pancromatica a media risoluzione. PRISMA fornirà dati utili per applicazioni di monitoraggio ambientale, gestione delle risorse, agricoltura di precisione, controllo dell’inquinamento. In questo quadro ASI ha firmato una lettera di intenti con SpaceX nella quale si condivide una visione di lungo termine per collaborare nell’esplorazione pacifica dello spazio. L’accordo prevede che l’Italia abbia una soluzione alternativa per il lancio COSMO-skyMed second generation e opportunità per il trasporto di un payload su Marte.
Per quanto riguarda i voli suborbitali, ALTEC e Virgin Galatic hanno firmato un Memorandum of Understanding per studiare la possibilità di realizzare in Italia uno spazioporto. La cooperazione si svilupperebbe sull’utilizzo del sistema riutilizzabile di Virgin Galactic SpaceShipTwo e del vettore WhiteKnightTwo.
Nell’osservazione della Terra ASI ha una lunga tradizione grazie a diverse collaborazioni internazionali. Con l’argentina CONAE si sta lavorando al completamento di due satelliti radar nell’ambito della costellazione SIASGE L/X band, il primo dei quali sarà lanciato nel 2017.
ASI e Roscosmos (Russia) hanno firmato all’Economic Forum del 2016 a San Pietroburgo un accordo per lo sviluppo di un satellite geostazionario SAR (GEOSAR) in grado di fornire nel 2022 una notevole mole di dati SAR utili per l’agricoltura di precisione e monitoraggio del climate change. ASI and ISA (Israele) hanno concluso un accordo per lo sviluppo di Shalom, derivato dal programma nazionale PRISMA, che fornirà un servizio commerciale per dati iperspettrali a partire 2022. ASI and CNSA (Cina) hanno sviluppato payload per il satellite CSES (China Seismo Electromagnetic Satellite) che verrà lanciato nel 2017. CSES studierà modi innovative per monitorare l’attività sismica dallo spazio.
da Sorrentino | Mar 29, 2017 | Missioni, Primo Piano
Storico traguardo per Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), la sonda NASA lanciata nel 2005 che alle 13.30 ora italiana di lunedì 27 marzo ha iniziato la sua 50esima orbita intorno al Pianeta Rosso. In quel momento esatto il radar SHARad, di progettazione e costruzione italiana, ha ripreso una suggestiva sequenza di dune giunta ad arricchire l’archivio di immagini di Marte, intorno al quale MRO ha iniziato a girare nel marzo 2006. A bordo è presente SHARAD (SHAllow RADar), unico contributo italiano alla missione, è un radar in grado di penetrare nel sottosuolo che ha rivelato la struttura interna delle calotte polari marziane.
Mars Reconnaissance Orbiter, che orbita a una quota compresa tra il 250 e i 316 km e ha superato il termine della vita operativa inizialmente previsto, è stata sviluppata per studiare la storia dell’acqua sul Pianeta Rosso e caratterizzarne il clima. Grazie ai suoi sei strumenti, ancora pienamente attivi, la sonda è stata in grado di delineare, con un dettaglio senza precedenti, il ritratto di Marte che in epoca primordiale era caratterizzato da ambienti umidi. MRO ha evidenziato la possibilità della presenza stagionale di acqua in superficie, identificato strutture geologiche sotterranee, analizzato gli strati dell’atmosfera e le variazioni climatiche. In particolare, i dati raccolti da MRO hanno consentito di individuare tre distinti periodi su Marte. Le osservazioni condotte sulle superfici più antiche mostrano che sono esistiti diversi tipi di ambienti in cui era presente l’acqua, alcuni di essi con condizioni più favorevoli ad accogliere la vita. Inoltre, MRO ha realizzato la mappatura delle zone del Pianeta Rosso dove sono sbarcati i rover della NASA e valutare quelle potenzialmente idonee ai futuri sbarchi di veicoli automatici.