da Sorrentino | Set 15, 2015 | Industria, Politica Spaziale, Primo Piano
Tappa al Centro Italiano Ricerche Aerospaziali per l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John R. Phillips, in visita a Napoli per conoscere le eccellenze scientifiche e culturali del territorio. L’Ambasciatore è stato ricevuto dal Presidente del Centro, Luigi Carrino, e dal Direttore Generale, Mario Cosmo, che hanno accompagnato l’intera delegazione a visitare i due impianti di ricerca di maggior interesse internazionale come il Plasma Wind Tunnel, per i test sui materiali di protezione termica dei veicoli spaziali, e l’Icing Wind Tunnel per i test sull’efficacia dei sistemi di protezione dal ghiaccio.
Nel corso della visita sono stati illustrati i principali programmi e attività del Centro, soffermandosi, in particolare, su quelli che il CIRA sta svolgendo in collaborazione con importanti enti statunitensi quali NASA, Federal Aviation Administration, Ministero della Difesa americano ed Air Force Research Laboratory. Con la NASA ad esempio, il CIRA ha in corso una collaborazione che prevede l’impiego del Plasma Wind Tunnel per lo sviluppo di tecnologie di protezione termica in condizioni estreme di rientro extra-orbitale, mentre lo sviluppo congiunto e i test su nuovi materiali ceramici sono al centro dell’accordo con l’Air Force Research Laboratory, siglato nell’ambito del “Memorandum of Agreement RTD” tra il Ministero della Difesa italiano e il dipartimento della Difesa americano. La visita ha rappresentato un’ulteriore occasione per promuovere gli scambi tecnico-scientifici e l’utilizzo degli impianti CIRA nell’ambito dei programmi aerospaziali degli Stati Uniti.
da Sorrentino | Lug 18, 2015 | Eventi, Industria, Primo Piano, Programmi
Il CIRA – Centro Italiano Ricerche Aerospaziali – ospita il primo workshop dedicato alle Tecnologie Nazionali per mini e micro satelliti, imperniato su una tre giorni dal 20 al 22 luglio 2015. Obiettivo del convegno, a cui si sono registrati oltre trecento esperti appartenenti alla comunità industriale, tecnologica e scientifica nazionale, è di definire e mappare lo stato delle tecnologie nazionali per i mini e micro satelliti e di raccogliere idee, progetti e prospettive sugli sviluppi tecnologici nel settore al fine di creare un Gruppo Nazionale stabile sulle tecnologie per piccoli satelliti in grado di proporre e valutare possibili sinergie, rafforzare linee d’intervento e identificare target di sistema e prodotto. Ad aprire i lavori sono stati chiamati rappresentanti dei tre enti che hanno collaborato nell’organizzazione del workshop: il Responsabile di Propulsione e Aerotermodinamica Giorgio Saccoccia per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il Presidente per l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Roberto Battiston, il Presidente del CIRA Luigi Carrino
Oltre alla presentazione dei risultati di uno studio ASI-ESA svolto su questa specifica tematica, gli argomenti trattati nei circa 70 lavori previsti riguardano le tecnologie abilitanti per lo sviluppo di piattaforme per mini e micro satelliti, come i sistemi di potenza e propulsivi, controllo di posizione ed orbita, strutture, materiali e meccanismi, controllo termico e gestione dati e comunicazione. In più, sessioni dedicate alle capacità di sperimentazione e qualifica, alla messa a punto di opportuni segmenti di terra e sistemi di lancio e dispiegamento in orbita, nonché all’analisi dei possibili scenari di missione. Il tutto completati da un’area espositiva per consentire ai partecipanti di presentare hardware e prodotti.
A conclusione dei lavori, al fine di fare sistema e di rilanciare i risultati del Convegno in una prospettiva industriale, per il giorno 22 luglio è stata organizzata una Tavola Rotonda con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e dei principali enti ed aziende del settore. Oltre ai Presidenti di ASI e CIRA, il Gen. Carlo Magrassi della Cabina di Regia della Presidenza del Consiglio, l’AD di Thales Alenia Space Italia, Donato Amoroso, il Presidente di Altec, Massimo Grimaldi, il CEO di Sitael, Nicola Zaccheo, l’AD di Telespazio, Luigi Pasquali, l’AD di CGS, Roberto Aceti, di Marco Stanghini di Selex.
da Sorrentino | Lug 11, 2015 | Industria, Politica Spaziale, Primo Piano
Un contributo di primaria importanza all’esplorazione spaziale arriva da STEPS 2, il programma di ricerca e sviluppo promosso dalla Regione Piemonte insieme Thales Alenia Space, che dal 2008, anno di avvio del programma, ha messo a punto importanti tecnologie per missioni di esplorazione spaziale sia robotica che umana della Luna e di Marte. I risultati conclusivi della seconda fase di STEPS (Sistemi e Tecnologie per l’Esplorazione Spaziale) sono stati presentati a Torino nel corso di un incontro pubblico al quale hanno partecipato i massimi esponenti delle Istituzioni locali, i vertici di Thales Alenia Space Italia, degli istituti universitari e delle aziende piemontesi che hanno preso parte al programma.
Il programma di ricerca ha coinvolto centinaia di ricercatori, che hanno concentrato il proprio lavoro su progetti tecnologici specifici legati all’esplorazione dello spazio, ma che presentano possibili applicazioni civili terrestri ed evidenti ricadute economiche e occupazionali per il tessuto industriale piemontese.
Avviata nel 2013, la seconda fase di STEPS ha proseguito lo sviluppo di alcune tecnologie che saranno utilizzate nelle missioni spaziali europee e internazionali previste nei prossimi cinque anni. In particolare, tali tecnologie troveranno impiego nelle missioni di esplorazioni robotiche della Luna e di Marte, ma anche a bordo della Stazione spaziale internazionale e nei nuovi sistemi di trasporto con e senza equipaggio per il rientro sulla Terra. I contributi strategici di STEPS 2 comprendono, il progetto e la realizzazione di un modulo abitativo gonfiabile, di un prototipo del sistema di atterraggio di un veicolo spaziale, il controllo termico dei serbatoi indispensabile per il funzionamento del sistema di propulsione, , lo sviluppo di un sistema di stoccaggio di energia, lo sviluppo di materiali protettivi innovativi dei veicoli spaziali sottoposti a temperature elevatissime nella fase di rientro in atmosfera.
“Il successo del progetto STEPS 2 si può riassumere nello stimolo fornito ai soggetti coinvolti, che hanno dimostrato di saper fare ricerca e sviluppo a livelli di eccellenza, lavorando in team e realizzando prototipi e dimostratori apprezzati a livello internazionale” ha sottolineato Donato Amoroso, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. “L’investimento che la nostra azienda ha fatto sulle tecnologie strategiche sviluppate nel corso del programma – ha aggiunto – ci consente di poter partecipare da protagonisti ai diversi programmi di esplorazione spaziale e di condividere il successo con l’intero Distretto Aerospaziale Piemontese, vero centro di eccellenza per lo sviluppo di un contesto industriale di primo piano nel campo dell’esplorazione spaziale”.
Il progetto STEPS 2 è co-finanziato dalla Regione Piemonte e dall’Unione Europea e coordinato da Thales Alenia Space Italia, capofila di un poliedrico gruppo di lavoro che vede coinvolti nell’attività di ricerca e sviluppo dei singoli progetti il Politecnico di Torino, l’Università di Torino, l’Università del Piemonte Orientale, ALTEC e 20 PMI della filiera piemontese del Distretto Aerospaziale.
da Sorrentino | Lug 9, 2015 | Industria, Primo Piano, Programmi, Servizi Satellitari
Thales Alenia Space ha firmato la prima parte del contratto con Airbus Defence and Space per la fornitura dei radar altimetri per lo spazio Poseidon-4. Questi strumenti verranno installati a bordo dei satelliti Jason-CS/Sentinel 6-A e Jason-CS/Sentinel 6-B, sviluppati da Airbus Defence and Space per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), in collaborazione con EUMETSAT e la Commissione Europea, nell’ambito del programma Copernicus. In continuità del successo delle Missioni Jason i partners di United Space stanno collaborando per l’implementazione della missione e delle operazioni.
Risultato di un patrimonio di vent’anni in operazioni orbitali, l’altimetro Poseidon-4 si caratterizza per una prestazione maggiore rispetto alla precedente generazione, grazie all’introduzione di una nuova “collegata” modalità operativa SAR (Synthetic Aperture Radar- Radar ad Apertura Sintetica). Poseidon-4 configurerà anche una nuova architettura, migliorando il ruolo delle funzioni digitali e fornendo così delle performance più stabili, oltre a ridurre i costi di sviluppo.
La nuova configurazione SAR, ampiamente attesa dall’intera comunità scientifica, è progettata proprio da Thales Alenia Space. Sarà in grado di fornire contemporaneamente sia dati in una risoluzione spaziale più bassa, per assicurare continuità con le precedenti missioni Jason, sia dati in alta risoluzione.
I satelliti Jason-CS/Sentinel-6, proseguiranno le attività di Jason-3, il satellite costruito da Thales Alenia Space, assicurando continuità operativa nei servizi oceanografici.
La Francia e gli Stati Uniti hanno sviluppato il programma sperimentale Topex-Poseidon nel 1992, segnando l’inizio dell’oceanografia basata su tecnologia spaziale che consente il monitoraggio globale degli oceani, impossibile altrimenti utilizzando i sistemi in sito. I radar altimetri come Poseidon misurano l’altezza della superfice oceanica, in termini di innalzamento del livello del mare, un fattore essenziale nel controllo del cambiamento climatico. Ma misurano anche la dinamica degli oceani e le correnti, così come l’altezza e la forza dei venti in superfice. Tutti questi dati vengono utilizzati per ricerche in meteorologia e oceanografia. Un ancor più recente sviluppo, soprattutto a partire da Poseidon-3, è l’altimetria basata sulla misurazione dell’altezza dei fiumi e dei laghi.
da Sorrentino | Giu 30, 2015 | Industria, Primo Piano, Programmi, Servizi Satellitari
L’Agenzia Spaziale Europea mira ad aiutare i costruttori europei di satelliti a catturare almeno la metà del mercato mondiale di comunicazione satellitare nel periodo 2018-2030 attraverso innovazione ed efficienza, generando vendite per 25 miliardi di Euro. Per perseguire l’obiettivo l’ESA ha promosso il programma NEOSAT che a sua volta rientra nel Programma ESA di Ricerca Avanzata in Sistemi di Telecomunicazione denominato ARTES (Advanced Research in Telecommunications Systems).
Il programma NEOSAT dell’ESA procede come previsto e le prime due piattaforme di telecomunicazione di prossima generazione sono in costruzione per essere lanciate nel 2019.
Dopo un anno di sforzi progettuali iniziali, l’ESA ha ricevuto proposte dai principali committenti – Airbus Defence & Space e Thales Alenia Space – relativamente al pieno sviluppo ed alla qualificazione delle nuove linee di piattaforme satellitari. NEOSAT supporta entrambe le società per la fornitura di satelliti commercialmente allettanti da 3 a 6 tonnellate, che rispondano alle necessità degli operatori del mercato – altamente competitivo a livello mondiale – delle comunicazioni satellitari.
Il programma include la validazione in orbita ed il cruciale “patrimonio di volo” per le nuove linee di piattaforme: Spacebus Neo da Thales Alenia Space e Eurostar Neo da Airbus.
Entrambi gli appaltatori principali stanno creando dei consorzi industriali in tutta Europa per sviluppare e fornire blocchi di costruzione per le linee con tecnologia innovativa. Il successo di queste nuove serie dipenderà dalla consegna puntuale sul mercato, al giusto prezzo. NEOSAT è gestito congiuntamente dall’ESA e dall’Agenzia Spaziale francese CNES con team integrati che seguono i diversi sviluppi di Airbus in Francia ed in Gran Bretagna, e di Thales Alenia Space in Francia, Gran Bretagna, Belgio e Italia.
da Sorrentino | Giu 19, 2015 | Astronomia, Industria, Primo Piano

The E-ELT (artist’s impression)
30 milioni di Euro. Tanto vale la commessa affidata da ESO al consorzio AdOptica composto da due ditte Italiane, ADS International e Microgate Engineering in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, per la progettazione definitiva e la realizzazione dell’unità di ottica adattativa per lo specchio M4 dell’E-ELT. L’annuncio è stato dato dallo stesso ESO e segue l’affidamento a INAF di 18,5M€ nell’ambito, sempre, del progetto per la costruzione dell’E-ELT. «Un risultato che deve riempire di orgoglio tutti noi», ha detto il presidente dell’INAF, Giovanni Bignami. «Il frutto di una grande capacità scientifica e innovativa che sa operare e farsi valere».
Il sistema a specchio deformabile di 2,4 metri M4 costituisce una parte fondamentale del E-ELT. È costituito da uno specchio composto da sei “petali” con attuatori e sistemi di controllo che possono correggere la distorsione dell’immagine causata dalla turbolenza prodotta dall’atmosfera terrestre in tempo reale, nonché correggere le deformazioni della struttura del telescopio principale causate dal vento, così da rendere il sistema ottico performante come un telescopio ottico nello spazio.
Dalla fine del 2005 l’ESO ha coinvolto la propria comunità di astronomi e astrofisici europei allo scopo di definire le caratteristiche del nuovo telescopio gigante necessario entro la metà del prossimo decennio. A partire dal 2006 più di cento astronomi di tutti i Paesi europei hanno collaborato con gli uffici progettuali dell’ESO per creare un concetto nuovo di telescopio, nel quale vengono anche tenuti nella dovuta considerazione performance, costi, programmi e rischi.
Questo rivoluzionario progetto concettuale chiamato E-ELT (che sta per European Extremely Large Telescope, cioè Telescopio Europeo Estremamente Grande) prevede un telescopio a terra con uno specchio primario di 39 metri e sarà il più grande telescopio ottico/vicino-infrarosso del mondo: “il più grande occhio del mondo rivolto al cielo”. Con l’inizio delle operazioni previsto all’inizio della prossima decade, l’E-ELT affronterà i più grandi problemi scientifici dei nostri tempi e mirerà ad arrivare a un considerevole numero di primati, fra cui il rintracciare pianeti simili alla Terra nelle “zone abitabili”, cioeè quelle che permettono la formazione della vita, intorno ad altre stelle – uno dei “Sacri Graal” dell’astronomia osservativa moderna. Effettuerà anche studi di “archeologia stellare” nelle galassie vicine e darà contributi fondamentali alla cosmologia, misurando le proprietà delle prime stelle e galassie e investigando la natura della materia oscura e dell’energia oscura.