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“Spazio” al Paris Air Show

“Spazio” al Paris Air Show

paris-air-show-credit-f-jama-Paris AirShow vede protagonista l’Agenzia Spaziale Europea come poche volte era accaduto nelle precedenti edizioni del salone nel perimetro in cui campeggia il mock-up del razzo vettore europeo Ariane 5. Non a caso la giornata di apertura, lunedì 15 giugno, ha in calendario un evento dedicato al mondo dei lanciatori, la seconda più grande area manifatturiera dell’industria spaziale europea dopo quella dei satelliti commerciali. In tale contesto si inserisce Avio, industria italiana che debutta al Salone aerospaziale di Le Bourget con il nuovo logo della società controllata per  81% da Cinven, 14% Finmeccanica, 5% altri azionisti. Avio espone non solo il Vega già in produzione, ma il modello in scala del Vega C, il lanciatore che volerà la prima volta nel 2019, più potente del Vega attuale e con il 20% in più di capacità di carico utile per i satelliti. Sviluppato da Avio attraverso Elv (70% Avio e 30% Agenzia Spaziale Italiana), Vega fin dal suo primo lancio nel 2012 ha riscosso un successo crescente grazie alle sue doti di flessibilità, affidabilità ed efficienza. Il motore del primo stadio, il P80, è il motore a propellente solido monolitico più grande al mondo, mentre quello del terzo stadio, lo Z9, è quello più “spinto” al mondo, cioè con il più alto rapporto tra propellente e peso totale. Il quarto stadio infine, l’Avum, è capace di accensioni multiple e consente di mettere in orbita diversi satelliti in posizioni differenti con estrema precisione.  Vega si prepara per la sua quinta missione in programma il 23 giugno per portare in orbita il satellite Sentinel 2 del programma europeo Copernicus.

Completano l’esposizione, l’ugello del motore Z23, capace di resistere a temperature superiori ai 3.000 gradi; la turbopompa a ossigeno liquido del motore criogenico Vulcain 2, il cuore pulsante dell’enorme motore di Ariane 5; il Mira, un avveniristico motore a ossigeno liquido e metano (sviluppato da Avio insieme ad Asi e alla russa KBKhA) che potrebbe in futuro essere impiegato su Vega C.

Antonio Fabrizi, missione compiuta

Antonio Fabrizi, missione compiuta

Antonio_FabriziSabato 16 maggio 2015, dopo una lunga malattia, è scomparso a Roma all’età di 67 anni Antonio Fabrizi, dal 2003 direttore dei lanciatori dell’Agenzia Spaziale Europea. Una notizia che lascia attonito il mondo spaziale che ne ha conosciuto e apprezzato nel tempo le doti, qualità e competenze. Jean-Jacques Dordain, direttore generale dell’ESA, ha sottolineato che l’ESA e il settore spaziale europeo perdono un eccellente professionista nello sviluppo e impiego dei lanciatori. Fabrizi ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel successo del lanciatore Vega dell’ESA, nella collocazione del sistema di lancio Soyuz al centro spaziale della Guyana e nella crescente affidabilità di Ariane 5.

Laureatosi in ingegneria meccanica all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, Fabrizi ha iniziato a lavorare con BPD. Fra il 1975 e il 1989 ha ricoperto diversi incarichi, ed è stato responsabile per gli studi di fattibilità sui booster del vettore Ariane. Nel 1990 è stato nominato Direttore Commerciale di Fiat Spazio. Nel 1993 è tornato in BPD per diventare capo dello Space Transportation Systems Business Unit. Dal 1997 al 1999 Fabrizi ha ricoperto lo stesso incarico per Space Business Unit di Fiat Avio che includeva la responsabilità dello sviluppo dei programmi Cyclone e Vega. Nel 2000 è diventato Vice Presidente della Business Unit Spazio di FiatAvio, con la responsabilità di tutte le attività spaziali. Antonio Fabrizi ha ricoperto diversi incarichi di amministratore di società, tra cui Europropulsion, ELV, Regulus e Arianespace.

Dal 2003 alla guida del settore lanciatori ESA, il 1 ° marzo 2014 è diventato Consigliere del Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Europea, continuando a fornire supporto unico per la preparazione di nuova Ariane 6 lanciatore dell’ESA. Antonio Fabrizi viene a mancare appena un mese prima della fine del suo mandato all’ESA, ma la sua missione può dirsi compiuta.

vega2Nel gennaio 2015 Antonio Fabrizi ha rilasciato l’ultima, importante intervista a Space News, all’indomani della Ministeriale ESA del 2 dicembre 2014 che ha pienamente riconosciuto il successo di VEGA. Il piccolo lanciatore ‘made in Italy’, in una manciata di anni, è passato da bersaglio delle battute di Francia e Germania al ruolo di business più interessante del settore. Non a caso Berlino, proprio a dicembre 2014, ha ufficializzato che diventerà ‘contributor’ del programma. La ‘ricetta’, come è noto, prevede in estrema sintesi lo sviluppo del vettore pesante Ariane 6 – in una nuova versione, che ha solo qualche mese di vita progettuale – e l’upgrade di Vega (nome: Vega-C), con l’assunto che i due lanciatori condivideranno alcune componenti (stadi a propellente solido). Le scadenze sono rispettivamente 2021 per il primo e 2018 per il secondo, ma con un ‘tagliando’ di verifica alla prossima Ministeriale del 2016. Dietro tutto questo c’è il lavoro di molti uomini, ma in particolare di Antonio Fabrizi, alla guida del settore lanciatori ESA dal 2003, proveniente da un’azienda che oggi si chiama Avio, dove sono stati partoriti i primi disegni di Vega.

Tecnologia italiana per satellite turco

Tecnologia italiana per satellite turco

GOKTURK

GOKTURK

Il satellite per l’osservazione della Terra Göktürk-1, commissionato a Thales Alenia Space e Telespazio dal Ministero della Difesa turco, è stato spedito il 7 maggio 2015 al Centro di Integrazione e Test (AIT) di Ankara per l’inizio dei test ambientali.

Il contratto, firmato nel 2009 da Telespazio, come primo contraente, e dal Ministero della Difesa Nazionale della Turchia, prevede la realizzazione di un satellite di osservazione della Terra, dotato di un sensore ottico ad alta risoluzione, di un centro per l’integrazione satellitare e i test, da costruire in Turchia, e del segmento di terra completo responsabile del controllo missione, della gestione in orbita, dell’acquisizione e processamento dati.  Partner industriali locali del programma sono TAI, Aselsan, TÜBITAK UEKAE, Roketsan e TR Teknoloji.

Thales Alenia Space ha costruito il satellite e ha sviluppato il Centro di Integrazione e Test in Turchia. Telespazio, primo contraente e integratore di sistema, è responsabile del segmento di terra, dei servizi di lancio e del contratto per la copertura assicurativa, delle operazioni (inclusi il lancio e la fasi di messa in orbita e test) e del supporto di logistica integrata per l’utente finale.

L’industria turca è stata coinvolta nella fase di progettazione e sviluppo del sistema, così come nella fornitura di alcuni componenti del sistema Göktürk-1. In particolare, TAI ha fornito elementi della struttura del payload satellitare, Aselsan è responsabile dell’acquisizione e del processamento dei dati del segmento di Terra, TÜBITAK UEKAE è a capo dei dispositivi di cifratura per telecomando e telemetria e TR Teknoloji dell’edificio del Centro AIT.

Derivato dalla piattaforma Proteus sviluppata da Thales Alenia Space, il satellite Göktürk-1 include  uno strumento ottico ad alta risoluzione frutto della forte esperienza dell’azienda in questo campo. Il satellite, montato e integrato, è stato inviato presso il nuovo Centro Integrazione e Test di Ankara, una infrastruttura progettata per poter integrare diversi satelliti contemporaneamente.

Thales Alenia Space, nell’ambito del contratto Gokturk-1 con Telespazio, sarà la prima azienda nel settore spaziale a fornire un Centro completo per l’integrazione e test di satelliti.

Le camere pulite di Classe 100.000, che coprono una superficie di oltre 3.000 metri quadrati, ospiteranno tutte le apparecchiature di ultima generazione necessarie per l’integrazione e il collaudo dei satelliti. I sistemi includono un banco di prova per le vibrazioni meccaniche (shaker), una camera per prove acustiche da 950 metri cubi, una camera a vuoto termico da 350 metri cubi, un campo prova per antenne compatte e supporti per lo spiegamento di pannelli e antenne solari. Altre risorse comprendono un sistema per testare le proprietà fisiche dei satelliti (peso, centro di gravità, inerzia) e sistemi di verifica per la compatibilità elettromagnetica (EMC).

Il Programma Göktürk-1 è un’importante pietra miliare nel settore spaziale e satellitare della Turchia – ha dichiarato İsmail Demir, Sottosegretario per le Industrie della Difesa – Finora, i satelliti RÁSAT e Göktürk-2 sono stati costruiti internamente, lanciati nello spazio e resi perfettamente operativi. Basandosi su questa eredità e combinandola con l’esperienza acquisita nell’ambito del programma Göktürk-1, la Turchia intende ora produrre nuovi sistemi di osservazione della Terra e comunicazione satellitare all’interno del modernissimo stabilimento Assembly Integration and Test Center (AITC) di Ankara. Il Centro, che sarà gestito sotto la responsabilità di TUSAŞ, è destinato a essere impiegato sia nell’ambito di programmi nazionali che internazionali”.

Luigi Pasquali, Amministratore Delegato di Telespazio, ha sottolineato come Telespazio svolge un ruolo di primo piano nell’ambito dei più importanti programmi internazionali e, insieme al proprio partner nella Space Alliance, è in grado di offrire alla clientela una vasta gamma di soluzioni avanzate. Ciò è accaduto per il programma Göktürk-1 dove, in qualità di prime contractor, l’azienda ha gestito l’intero sistema  con il coinvolgimento delle industrie turche, favorendo lo sviluppo delle loro competenze e aprendo così la strada per una futura cooperazione nel mercato dell’esportazione”.

Jean Loïc Galle, Presidente e Amministratore Delegato di Thales Alenia Space, ha ricordato che Thales Alenia Space sarà il primo produttore di satelliti ad aver costruito un satellite di osservazione ottica ad alta risoluzione per un cliente estero, oltre che ad aver fornito un centro AIT all’estero. “Questo importante traguardo riflette sia un nuovo successo dell’offerta Space Alliance che la capacità di Thales Alenia Space di essere il partner naturale per i paesi che intendono ampliare il loro programma spaziale”.

 

Il primo caffè spaziale è servito

Il primo caffè spaziale è servito

astrosamantha-beve-isspresso-700-x-394ISSpresso, la prima macchina espresso a capsule per lo spazio, realizzata da Argotec e Lavazza in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, è stata messa in funzione sulla Stazione Spaziale Internazionale e alle 12:44 (ora universale) di domenica 3 maggio Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea, capitano dell’Aeronautica Militare, impegnata nella missione Futura, ha sorseggiato in orbita un autentico espresso italiano. Cristoforetti è oggi diventata, dunque, non solo la prima donna italiana ad andare nello spazio, ma anche il primo astronauta della storia a bere il caffè preparato in assenza di gravità, grazie al progetto realizzato da Argotec (un’azienda ingegneristica aerospaziale italiana) e Lavazza(produttore dal 1895 di miscele di caffè e tra i grandi torrefattori mondiali) in partnership pubblico-privata con l’Agenzia Spaziale Italiana

ISSpresso è uno dei nove esperimenti selezionati dall’Agenzia Spaziale Italiana per la missione Futura di Samantha Cristoforetti e non è solo il simbolo del Made in Italy che conquista la stazione spaziale, ma anche il frutto di una ricerca scientifica avanzata. Preparare un caffè nello spazio non è semplice ma è necessaria una tecnologia estremamente raffinata. La prima macchina espresso a capsule è in grado di lavorare nelle condizioni estreme dello spazio, dove i principi che regolano la fluidodinamica dei liquidi e delle miscele sono molto diversi da quelli tipici terrestri. Rappresenta un vero gioiello tecnologico e ingegneristico, in grado di erogare un espresso a regola d’arte in assenza di peso. Per questo è stato selezionato dall’Agenzia Spaziale Italiana per un’opportunità di utilizzazione a bordo della ISS.

Una pausa-caffè spaziale

Le operazioni di supporto all’esperimento sono state seguite dal centro di controllo di Argotec e monitorate dai centri di controllo dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il primo espresso spaziale è stato accolto con entusiasmo dall’equipaggio della Missione Futura. La macchina ISSpresso – che utilizza le stesse capsule di caffè Lavazza che si trovano sulla Terra – è stata progettata e realizzata proprio per garantire la stessa qualità di un autentico caffè espresso italiano per crema, corpo, aroma e temperatura. La bevanda è stata così erogata in condizioni di microgravità e rispetta tutte le caratteristiche dell’espresso italiano. Al termine dell’erogazione, un nuovo sistema brevettato ha garantito la pulizia della parte finale del circuito idraulico, generando allo stesso tempo all’interno del “pouch” – la “tazzina” spaziale – una piccola differenza di pressione studiata appositamente per sprigionare tutto l’aroma del caffè espresso nel momento in cui viene inserita la cannuccia nel “pouch” stesso. Quest’ultimo, realizzato con un materiale trasparente, ha permesso l’osservazione diretta della crema, consentendo così di effettuare l’esperimento di fluidodinamica e di studiare il comportamento dei liquidi ad alta pressione e alta temperatura in un ambiente spaziale.

ISSpresso prende il suo nome dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), su cui è stata trasportata e installata grazie ai diritti nazionali di accesso e di utilizzazione che l’Agenzia Spaziale Italiana, unica in Europa, detiene attraverso la cooperazione bilaterale con la NASA. Si tratta della prima macchina espresso a capsule in grado di lavorare nelle condizioni estreme dello spazio, dove i principi che regolano la fluidodinamica dei liquidi e delle miscele sono molto diversi da quelli tipici terrestri. ISSpresso nasce da un progetto di Argotec, l’azienda ingegneristica italiana specializzata nella progettazione di sistemi aerospaziali e leader europea nella preparazione di alimenti sani e nutrienti da consumare nello spazio, e di Lavazza, lo storico brand made in Italy del caffè. ISSpresso rappresenta una sfida tecnologica che soddisfa requisiti molto severi, imposti dall’ASI e dalla NASA, in termini di funzionalità tecnica e di sicurezza: si tratta di un importante traguardo scientifico e ingegneristico che sta aiutando a migliorare le conoscenze sui principi di fluidodinamica e sulle condizioni in microgravità, oltre a contribuire al miglioramento della qualità della vita degli astronauti sulla ISS. L’innovativo sistema a capsule è in grado di preparare anche il caffè lungo e le bevande calde, come tè, tisane e brodo, consentendo la reidratazione degli alimenti. Alcune delle soluzioni adottate hanno portato a brevetti internazionali, che potranno essere utili sia per le successive missioni spaziali, sia per un utilizzo terrestre.

Il video del primo caffè preparato in orbita (ASITV)

“L’esperimento è un’opera di elevata ingegneria – ha ricordato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston – frutto di una collaborazione tra pubblico e privato che ha prodotto soluzioni innovative: porteranno non solo benefici psicologici immediati per gli astronauti, ma importanti ritorni positivi sulla Terra e vantaggi tecnologici per le future missioni spaziali”.

“Con il successo dell’esperimento, abbiamo vinto la sfida che avevamo lanciato quasi un anno fa durante la presentazione del progetto, riuscendo a superare i limiti dell’assenza di peso e permettendo così di bere a bordo della Stazione Spaziale Internazionale un ottimo espresso, simbolo indiscusso del made in Italy, ma anche migliorando le conoscenze di fluidodinamica – hanno dichiarato con soddisfazione David Avino, Managing Director di Argotec, e Giuseppe Lavazza, Vice Presidente del Gruppo Lavazza – “La collaborazione tra Argotec e Lavazza, in partnership con ASI, dimostra come la sinergia tra due aziende italiane – e in particolare torinesi -, che rappresentano l’eccellenza nel proprio settore, possa portare a risultati straordinari di rilevanza internazionale”

Tecnologia extra-terrestre

Un altro record di ISSpresso è stato la sua realizzazione in tempi molto brevi – circa 18 mesi – rispetto alla media dei progetti spaziali. Ogni dettaglio di ISSpresso è stato studiato nei minimi particolari per rispondere a una sfida scientifica e ingegneristica: grazie agli studi sulla macchina, infatti, sono stati affrontati principi di fisica e di fluidodinamica, come la difficile gestione in un ambiente spaziale di liquidi ad alta pressione e alta temperatura. Basti pensare che il tubicino di plastica che conduce l’acqua all’interno di una normale macchina espresso è stato sostituito con un tubo di acciaio speciale in grado di resistere a una pressione di oltre 400 bar. La macchina è così complessa da raggiungere un peso di circa 25 chilogrammi in quanto tutti i componenti critici sono stati ridondati per questioni di sicurezza secondo le specifiche concordate con l’ASI.

 

DREAMS pronto per Marte

DREAMS pronto per Marte

lander exomarsHa grossomodo le dimensioni di una scatola di scarpe e, batterie incluse, pesa poco più di 4 kg: ma contiene una strumentazione estremamente sofisticata, concepita per eseguire accuratissime misurazioni ‘in situ’ dei parametri atmosferici su Marte. Si tratta di DREAMS (Dust characterization, Risk assessment and Environment Analyzer on the Martian Surface), lo strumento italiano, “cuore” del lander EDM Schiapparelli della missione Exomars 2016, che ha completato la campagna di test e cominciato il suo viaggio verso il pianeta rosso con il trasferimento da Padova alla sede di Thales a Cannes.

Una storia cominciata molti anni fa, quando in seguito alle trattative condotte dall’Agenzia Spaziale Italiana, l’ESA decise di emettere un bando per selezionare la strumentazione scientifica del modulo EDM. E fu proprio lo strumento DREAMS a essere selezionato, grazie al lavoro di un team assolutamente inedito, coordinato dal Program Manager ASI e costituito da CISAS, INAF/OAC e diversi partner internazionali.

La mattina del 16 aprile 2015– quattro anni dopo la selezione ESA – DREAMS ha lasciato il CISAS di Padova, dove è stato sviluppato e realizzato, appunto, in collaborazione con INAF-OAC e ASI, per essere trasferito alla sede di ThalesGroup a Cannes, dove è arrivato in serata. L’apertura di Dreams, come tutte le strutture destinate a volare nello spazio, può avvenire solo in ambiente controllato (‘camera pulita classe’ ISO 7HC).

La delivery formale dello strumento e l’handover da CISAS ad ASI e da ASI ad ESA/TAS, avverrà a valle delle necessarie verifiche: incoming inspection e stand alone test (un test funzionale ridotto dello strumento che assicura del suo corretto funzionamento). Il 4 maggio è in calendario la consegna ufficiale dello strumento. L’integrazione finale di DREAMS FM nell’EDM Schiapparelli avverrà a valle della consegna formale, presumibilmente dopo la metà di maggio.

Trace_Gas_Orbiter“Anche se non si tratta ancora della consegna formale – ha commentato il presidente dell’ASI Roberto Battiston, a margine della lecture ‘Visioni Spaziali’ tenuta lo scorso 9 aprile proprio a Padova all’aula Magna di Palazzo del Bo’ – questo è un passaggio davvero molto importante e delicato del ‘cronoprogramma ExoMars”. Lo stesso Battiston non ha nascosto l’emozione per una lecture tenuta nell’aula in cui insegnava Galileo.

Lo strumento DREAMS

Risale a quattro anni fa l’aggiudicazione della gara dell’ESA per la realizzazione di strumentazione spaziale sofisticata finalizzata a caratterizzare i parametri atmosferici di Marte. Dati come come: pressione, umidità relativa, temperatura, velocità del vento, opacità dell’atmosfera e sue proprietà elettriche.  Il tutto gestito e controllato autonomamente da una sofisticata elettronica e da un software “intelligente” che deve pilotare autonomamente tutte le misurazioni e le analisi preliminari, prima di inviarle a terra: e questo in un ambiente in cui la temperatura varia al suolo da -110 a +27 °C (nell’arco del giorno marziano (ma i test si sono spinti fino a +70 °C).

Ricerca_RenderingDREAMSDREAMS fa parte di ExoMars, programma congiunto ESA-ROSCOMOS. La configurazione del programma prevede due missioni: ExoMars 2016, caratterizzata da un Orbiter ed un Lander (EDM), che, oltre alle attività scientifiche, validerà la capacità tecnologica europea di “atterrare” su un pianeta; ExoMars 2018, caratterizzata da un Rover ESA, per la ricerca di tracce di vita su Marte e per la validazione tecnologica dei sistemi di navigazione, di mobilità superficiale e di accesso al sottosuolo (tramite un trapano (drill), realizzato in Italia, analogo a quello utilizzato sul Lander (Philae) di Rosetta.

E’ una sfida tecnologica in cui l’Italia svolge un ruolo di primo attore grazie al contributo e al supporto dell’ASI, nonché un esempio di collaborazione sinergica tra mondo accademico, della ricerca e dell’impresa (PMI). Ma anche il risultato di una collaborazione internazionale tra l’ASI, che ha finanziato il progetto, CISAS e INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte, assieme ai partener europei: Latmos (Francia), Finnish Meteorological Insitute (Finlandia), Instituto Nacional de Tecnica Aeroespacial (Spagna), University of Oxford (Inghilterra) e una PMI del centro Italia (TEMIS). Tutto questo ha reso possibile il completamento della strumentazione in tempi estremamente contenuti per un progetto di ricerca spaziale: dal kick-of, a luglio del 2011, alla consegna del modello di volo, aprile 2015.

(fonte: ASI)

 

Il CIRA entra nel DASS

Il CIRA entra nel DASS

dassIl Presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), Prof. Luigi Carrino, ha sottoscritto l’aumento di capitale che sancisce l’ingresso del CIRA nella compagine societaria del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS), rappresentato dal Presidente Prof. Giacomo Cao, con l’acquisizione di una quota del valore di 4.600 euro corrispondente al 6% del capitale sociale che ammonta a 76.122 euro. Con questo accordo il CIRA, già socio fondatore del Distretto Aerospaziale della Campania, punta a rafforzare la propria partecipazione ai Distretti Aerospaziali con l’obiettivo di migliorare il coordinamento delle specifiche competenze tecnologiche e industriali delle diverse regioni, di fare sistema per aumentare le potenzialità e la competitività dell’intero comparto aerospaziale italiano.

“Quella del DASS è un’iniziativa di importanza nazionale a cui il CIRA, quale centro italiano di ricerche aerospaziali deve assicurare il massimo appoggio in termini di capacità e di conoscenze. Siamo particolarmente lieti di entrare a farne parte e non faremo mancare i nostri contributi sia per la parte aeronautica che per la parte spaziale. Temi come quelli dell’accesso allo spazio, della sicurezza del volo, del monitoraggio ambientale, in cui il CIRA è impegnato da anni, sono temi condivisi con il DASS e con esso saranno ulteriormente sviluppati” ha dichiarato il Presidente del CIRA Carrino.

“Attualmente il Distretto non ha dipendenti propri ma l’insieme dei soci che ne fanno parte garantisce lavoro a oltre 250 persone. Un obiettivo che credo possa essere come minimo raddoppiato da qui al 2020”, ha assicurato il Presidente Cao, aggiungendo di puntare a un accordo di programma con la Regione a valere sul POR che potrebbe consentire anche l’accesso ai fondi di coesione europei 2014-2020. Qualcosa come un miliardo circa per la Sardegna per la sola tematica aerospazio, una cifra importante che consentirebbe di pensare e agire molto in grande.

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Nello scenario nazionale il DASS ambisce a completare la filiera del cluster tecnologico aerospaziale italiano attraverso la messa a disposizione delle infrastrutture che mancano negli altri distretti aerospaziali attivi nel Paese per lo svolgimento di tutte le necessarie attività di sviluppo sperimentale, test, validazione, omologazione come pure di training di sistemi e tecnologie per l’aerospazio.

Il Radio Telescopio presente in Sardegna, ad esempio, può diventare il più importante a livello europeo con riferimento alle problematiche di sicurezza spaziale generate ad esempio da detriti spaziali e asteroidi in potenziale rotta di collisione con la Terra e con i satelliti orbitanti. Un altro settore su cui il DASS punta è quello dei test sui droni, di ogni tipo e dimensione, data la presenza di infrastrutture particolarmente adatte a tali attività come gli aeroporti di Fenosu e Tortolì, oltre agli 800 metri di pista presenti all’interno del Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ). Il Distretto è inoltre molto attivo anche nei settori dell’esplorazione dello  spazio e dell’utilizzo di dati satellitari per il monitoraggio ambientale e la prevenzione delle sciagure.