da Sorrentino | Apr 8, 2015 | Astronomia, Eventi, Missioni, Primo Piano
Il 10 aprile 2015 è la data che segna l’ingresso della sonda della Nasa Dawn nella prima orbita scientifica attorno a Cerere. Per l’occasione l’INAF ha organizzato a Palermo un evento dedicato alla missione e ai primi risultati su questo intrigante pianetino. Fin dal suo arrivo al pianeta nano Cerere, il 6 marzo 2015, la sonda Dawn della NASA ha funzionato perfettamente, continuando il suo cammino grazie al motore a ioni. La spinta del motore, combinata alla gravità di Cerere, sta gradualmente portando la sonda su un’orbita circolare attorno al pianeta nano. Tutti i sistemi e gli strumenti a bordo della sonda godono di ottima salute.
Dagli inizi di marzo, Dawn ha seguito la traiettoria prevista verso il lato oscuro di Cerere, il lato rivolto dalla parte opposta rispetto al Sole. Dopo l’aggancio gravitazionale, lo slancio della sonda l’ha portata ad una quota più elevata, raggiungendo la distanza massima di 75.400 km il giorno 18 marzo. Nella fase finale del suo avvicinamento Dawn è destinata a passare da una distanza di circa 42.000 km dalla superficie di Cerere, a 13.500 km che è la quota pianificata per la prima orbita scientifica.
Il 10 e il 14 aprile verranno acquisite le immagini ravvicinate realizzate con la camera ottica a bordo della sonda, pubblicate on-line dopo una prima analisi da parte del team scientifico. Nel primo set di immagini il pianeta nano apparirà come una falce sottile, proprio come le immagini scattate il 1° marzo, ma con una risoluzione circa 1.5 volte maggiore. Le immagini del 14 aprile riveleranno una mezzaluna leggermente più grande con dettaglio ancora maggiore. Una volta che Dawn si sarà posizionata lungo la sua prima orbita scientifica, il 23 aprile prende il via la campagna intensiva di raccolta dati.
Verso i primi di maggio le immagini miglioreranno la nostra visione di tutta la superficie, incluse le misteriose macchie luminose che hanno catturato l’attenzione di scienziati e appassionati. Ciò che rappresentano questi riflessi della luce solare è ancora fonte di dibattito, ma una visione ravvicinata potrebbe aiutare a determinare la loro natura. Le regioni che ospitano le macchie luminose probabilmente non saranno visibili per il set di immagini del 10 aprile, e ancora non è chiaro se saranno visibili per il 14 aprile. Il 9 maggio Dawn completerà la prima fase di raccolta dati su Cerere e comincerà a spiraleggiare verso a un’orbita più bassa, che le permetterà di osservare il pianeta nano da più vicino.
Il 10 aprile, in occasione dell’inserimento in orbita della sonda, l’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo e l’INAF-IAPS di Roma, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana e della NASA, ha organizzato, a partire dalle 17:30, nel Palazzo dei Normanni a Palermo l’evento “Cerere ieri e oggi: da Piazzi a Dawn”, con la conferenza di Ileana Chinnici dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo e Maria Cristina De Sanctis dell’INAF-IAPS che metterà a confronto le osservazioni storiche con gli ultimi risultati scientifici della missione Dawn.
L’evento si svolge alla presenza di Davide Faraone, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Giovanni Bignami, presidente dell’INAF, Fabrizio Bocchino, vice Presidente della Commissione Cultura del Senato Fabrizio Bocchino, Barbara Negri, Responsabile ASI Unità Osservazione dell’Universo, Roberto Lagalla, Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Giusi Micela, direttore dell’INAF-OAPa, Pietro Ubertini, direttore dell’INAF-IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali).
L’intero congresso sarà trasmesso sul canale INAF tv.
Presentazione video di INAF-TV: httpss://www.youtube.com/watch?v=b9fP557iD8w&list=UL
Nella foto: rappresentazione artistica della sonda Dawn in arrivo verso Cerere. Crediti: NASA/JPL
da Sorrentino | Apr 8, 2015 | Attualità, Eventi, Primo Piano
Roma torna a ospitare (11-12 aprile 2015) la NASA Space Apps Challenge, l’hackathon giunto alla terza edizione che si svolge in contemporanea mondiale in oltre 130 città. Luogo della competizione, che chiama a raccolta programmatori, designer, studenti e appassionati di spazio, è la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma, in via Eudossiana, 18. Testimonial dell’evento italiano John Phillips, Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Filippo Angelucci, Head of ESA IT Department and Chief Information Officer, Enrico Flamini, Chief Scientist dell’Agenzia Spaziale Italiana, Jason Kessler, Asteroid Grand Challenge e LAUNCH Program Executive della NASA, e dagli Stati Uniti il Magg. Pil. Luca Parmitano, astronauta ESA e protagonista della missione Volare dell’ASI.
Anteprima della due giorni capitolina lo streaming del Data Bootcamp di New York presso la Palestra dell’Innovazione della Fondazione, in via del Quadraro 102, ospitato dalle ore 19 fino alle 23 di venerdì 10 aprile dalla Fondazione Mondo Digitale. Attraverso il bootcamp i partecipanti possono prendere parte ad un workshop formativo su “Hardware & Robotics” e “Programming & Web App Development”.
Per partecipare alla NASA Space Apps Challenge – organizzata dall’Ambasciata Americana, dall’ESA, ASI e Università La Sapienza di Roma – è necessario registrarsi sul sito www.spaceappschallenge.org alla location Roma, dove è possibile prendere visione del programma dell’hackathon.
da Sorrentino | Mar 28, 2015 | Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale

Un anno consecutivo in orbita intorno alla Terra. Scott Kelly, 51enne astronauta americano, non è il primo destinato a trascorrere un tempo così lungo nello spazio, ma inaugura la serie di missioni di più lunga durata a bordo della stazione internazionale dove permarrà per 342 giorni insieme al russo Mikhail Kornienko. I due fanno parte dell’equipaggio di Expedition 43, partito alle 20:42 (ora italiana) del 27 marzo 2015 dalla dalla base russa di Baikonur, in Kazakhstan, a bordo della Soyuz TMA-16M insieme al cosmonauta Gennady Padalka, che rimarrà a bordo della Iss per il periodo canonico di sei mesi.
Ma la caratteristica della missione di Scott Kelly, ribattezzata propriamente “One Year”, è legata a filo doppio all’attività parallela del fratello gemello Mark, anch’egli astronauta, rimasto a terra, con l’espresso obiettivo di studiare e mettere a confronto le reazioni e la capacità di adattamento del corpo umano in assenza di gravità con i parametri di chi conduce una vita sulle gambe ben salde e scandita dai ritmi regolari del giorno e della notte.
La Soyuz con l’equipaggio di Expedtion 43 ha attraccato alla ISS sei ore dopo il lancio, alle 04:36 ora italiana di sabato 28 marzo e 90 minuti dopo si sono aperti i portelli.

Con questa missione la NASA intende testare la capacità di affrontare viaggi di lunga durata in condizioni di assenza e gravità e avviare le tappe di avvicinamento all’esplorazione umana di Marte. Ma c’è di più. Per la prima volta si offre la possibilità di verificare il cosiddetto “paradosso dei gemelli”, enunciato sulla base della Teoria della Relatività di Albert Einstein, secondo cui se un gemello parte per un viaggio interstellare, condotto quasi alla velocità della luce, mentre l’altro invece rimane ad aspettarlo sulla Terra, al ritorno il gemello astronauta sarà invecchiato meno di quello rimasto sulla Terra. Ciò in quanto il tempo scorrerebbe in modo decisamente diverso per i due fratelli. Pur non viaggiando alla velocità della luce, l’astronauta Scott Kelly a bordo della Iss e il gemello Mark Kelly sulla Terra vivranno un’asimmetria temporale avendo due diversi sistemi di riferimento. Molta attenzione, dunque, sia ai problemi fisici che psicologici.
La Spedizione 43 è iniziata quando la Soyuz TMA-14M ha lasciato la stazione l’11 marzo 2015. Dopo aver trascorso 167 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, Barry Wilmore, Alexander Samokutyaev ed Elena Serova sono tornati a casa segnando la fine di Spedizione 42 e lasciando il orbita il Comandante Terry Virts e Ingegneri di Volo Samantha Cristoforetti dell’ESA e Anton Shkaplerov della Roscosmos, che hanno proseguito le ricerche scientifiche e la manutenzione a bordo della stazione fino all’arrivo, dei nuovi tre membri dell’equipaggio, l’astronauta NASA Scott Kelly e i cosmonauti della Roscosmos Mikhail Kornienko e Gennady Padalka, componenti tutti insieme di Spedizione 43.
L’ingegnere di Volo Scott Kelly èl’unico astronauta nella storia ad avere un gemello, Mark, anche lui nella NASA. Ha effettuato il suo primo volo spaziale nel 1999 come pilota della missione Space Shuttle STS-103 per effettuare una manutenzione al Telescopio Spaziale Hubble. Dopo aver fatto parte dell’equipaggio di riserva di Spedizione 5 alla ISS, nel 2007 è stato Comandante di STS-118 in una missione diretta alla Stazione Spaziale Internazionale, Ingegnere di Volo di Spedizione 25 e Comandante della Spedizione 26, per un totale di 180 giorni, 1 ora e 51 minuti nello spazio nel corso delle tre missioni. Kelly farà parte delle Spedizioni 43/44 come Ingegnere di Volo e Comandante delle Spedizioni 45/46. E’ stato scelto per la missione di un anno sulla ISS assieme al cosmonauta russo Mikhail Kornienko, alla sua seconda missione a bordo della ISS dove ha già trascorso sei mesi.
L’ingegnere di Volo russo Gennadi Padalka è uno dei cosmonauti con maggiore esperienza in attività. Il suo primo volo nello spazio risale al 1998 con la missione Soyuz TM-28 quando ha soggiornato 198 giorni sulla MIR. Nel marzo 2002 è stato comandante della Spedizione 9, trascorrendo sulla ISS 187 giorni, 21 minuti e 17 secondi. Nel 2009 ha svolto un’altro periodo di soggiorno sulla ISS sempre con il ruolo di Comandante per la ISS-Spedizione 19 trascorrendo ulteriori 199 giorni nello spazio. E’ stato poi assegnato come Ingegnere di Volo per la Spedizione 31 e Comandante per la Spedizione 32 decollato il 15 maggio 2012 per la ISS con la Soyuz TMA-04M. Complessivamente ha trascorso nello spazio di 710 giorni, 6 ore e 22 minuti, eseguendo nove attività extra-veicolari durante la sua carriera. Ora è stato nuovamente scelto come Ingegnere di Volo di Spedizione 43 e Comandante di Spedizione 44.
Padalka, alla quinta missione, rientrerà dopo 168 giorni con il nuovo primato di permanenza nello spazio. Infatti, al momento del rientro sulla Terra avrà superato 870 giorni battendo il precedente limite (803) che appartiene al connazionale Sergej Konstantinovic Krikalyov. Di quest’ultimo, cosmonauta di San Pietroburgo, e’ il record di permanenza ininterrotta nello spazio. Il 25 marzo 1992, Krikalyov rientrò dopo 311 giorni trascorsi sulla Stazione Spaziale Mir. Per questo venne considerato “l’ultimo cittadino dell’Unione Sovietica”.
L’equipaggio completo di ISS-Spedizione 43: da destra il Comandante Terry Virts, assieme al cosmonauta russo Mikhail Kornienko, l’astronauta italiana dell’ESA Samantha Cristoforetti, il cosmonauta russo Anton Shkaplerov, l’astronauta NASA Scott Kelly e il cosmonauta russo Gennady Padalka.
da Sorrentino | Mar 27, 2015 | Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari
Il settimo e l’ottavo satellite del sistema europeo di navigazione e localizzazione satellitare Galileo sono stati lanciati con successo alle 22:46 (ora italiana) del 27 marzo, con un vettore Soyuz, dallo spazioporto europeo di Kourou, in Guyana francese. Dopo questo lancio perfetto, i due nuovi satelliti del sistema europeo di navigazione Galileo, sono ora nella loro posizione di lavoro. La coppia numero 7 e 8 è la prima di tre che saranno messe in orbita nel 2015 e daranno un forte impulso al cammino del completamento della costellazione satellitare europea. “Il nuovo lancio è un passo decisivo – sottolinea il professor Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – per il percorso dell’autonomia europea nel campo della navigazione satellitare, che con questo lancio riprende a pieno ritmo. L’Italia è sempre stata tra i paesi che hanno spinto per la realizzazione di Galileo, per questo motivo assistiamo con grande interesse alla messa in opera di questo ambiziosissimo programma”. I prossimi lanci sono attesi a settembre e dicembre 2015, da quel momento la costellazione sarà a metà della sua minima configurazione, quando nel 2020 avremo in orbita 24 satelliti che permetteranno al sistema di iniziare ad avere capacità di offerta dei servizi. Il gruppo Finmeccanica ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del programma Galileo, con le sue aziende Telespazio, Thales Alenia Space e Selex ES. Telespazio svolge un ruolo di primaria importanza in Galileo, avendo realizzato presso il Centro Spaziale del Fucino uno dei due centri di controllo (GCC) che gestiscono la costellazione e la missione del programma. Inoltre, attraverso Spaceopal – società costituita in joint venture paritetica con DLR/GfR – Telespazio è responsabile delle operazioni e della logistica integrata dell’intero sistema garantendo la gestione e il coordinamento dei servizi.
Dopo il lancio, il Centro di Controllo Galileo del Fucino sarà coinvolto nelle attività IOT (In Orbit Test) del programma, volte a verificare le funzionalità e le prestazioni dei payload a bordo dei satelliti. Nelle operazioni di lancio un ruolo importante è stato rivestito da Telespazio France che da Tolosa e da Kourou ha supportato il CNES e Arianespace nella gestione del Centro di lancio in Guyana e nelle operazioni di lancio e messa in orbita dei satelliti. Infine, Telespazio è impegnata nella fase di validazione degli early services del programma e nella realizzazione di applicazioni basate su Galileo, che favoriranno lo sviluppo e la diffusione di servizi innovativi in molteplici settori: trasporti, telecomunicazioni, geodesia, esplorazioni petrolifere e minerarie.
Thales Alenia Space è stato un partner fondamentale del Programma Galileo fin dal suo inizio: quale responsabile del Galileo System Support Contract, l’azienda fornisce un supporto industriale all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) svolgendo attività di sistema relative alla progettazione, alla prestazione, integrazione e validazione del sistema. Inoltre, Thales Alenia Space è primo contraente per lo sviluppo del Galileo Mission Segment e del Galileo Security Facility che garantiranno il controllo dell’intero sistema satellitare di navigazione. L’Azienda fornisce anche alcuni elementi chiave come le unità di generazione del segnale e le antenne per i primi 22 satelliti della fase FOC (Full Operation Capability) della Costellazione. Thales Alenia Space ha inoltre eseguito l’assemblaggio, l’integrazione e i test del gruppo dei 4 satelliti IOV (In Orbit Validation) presso il sito di Roma.
Selex ES contribuisce al sistema di navigazione satellitare europeo Galileo fin dalle prime fasi del programma, con lo sviluppo e la produzione del sensore IRES-N2 (Infrared Earth Sensor) e dell’orologio atomico all’idrogeno PHM (Passive Hydrogen Maser). IRES–N2 è un sensore di assetto particolarmente avanzato e affidabile, utilizzato per il controllo della posizione dei veicoli spaziali, che prende come riferimento l’orizzonte terrestre. Il PHM è l’orologio di bordo più stabile mai realizzato per applicazioni spaziali, caratterizzato da una straordinaria precisione nella misurazione del tempo con uno scarto di un secondo ogni tre milioni di anni. L’orologio atomico garantisce al sistema di navigazione Galileo una precisione nel rilevamento della posizione mai ottenuta prima ed è stato integrato sia nella fase IOV (In Orbit Validation) sia nella fase FOC (Full Operational Capability) del sistema satellitare. Complessivamente Selex ES fornisce per il sistema di navigazione satellitare oltre cinquanta sensori IRES-N2 e altrettante unità del PHM, determinanti per la qualità delle operazioni e dei servizi che saranno forniti dal sistema Galileo.
Il programma Galileo nasce dalla collaborazione dell’Unione Europea con l’ESA per migliorare l’autonomia tecnologica dell’Europa e definire gli standard internazionali per i sistemi globali di navigazione satellitare. Scopo del programma è la realizzazione di un sistema di navigazione satellitare, capace di fornire un servizio di posizionamento globale affidabile e ad alta precisione interoperabile con il sistema statunitense GPS e il sistema russo GLONASS. Galileo, a regime, sarà costituito da una costellazione di 30 satelliti in orbita MEO (Medium Earth Orbit) e da numerose infrastrutture terrestri.
da Sorrentino | Mar 27, 2015 | Industria, Politica Spaziale, Primo Piano
Il Presidente del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), Prof. Luigi Carrino, ha sottoscritto l’aumento di capitale che sancisce l’ingresso del CIRA nella compagine societaria del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS), rappresentato dal Presidente Prof. Giacomo Cao, con l’acquisizione di una quota del valore di 4.600 euro corrispondente al 6% del capitale sociale che ammonta a 76.122 euro. Con questo accordo il CIRA, già socio fondatore del Distretto Aerospaziale della Campania, punta a rafforzare la propria partecipazione ai Distretti Aerospaziali con l’obiettivo di migliorare il coordinamento delle specifiche competenze tecnologiche e industriali delle diverse regioni, di fare sistema per aumentare le potenzialità e la competitività dell’intero comparto aerospaziale italiano.
“Quella del DASS è un’iniziativa di importanza nazionale a cui il CIRA, quale centro italiano di ricerche aerospaziali deve assicurare il massimo appoggio in termini di capacità e di conoscenze. Siamo particolarmente lieti di entrare a farne parte e non faremo mancare i nostri contributi sia per la parte aeronautica che per la parte spaziale. Temi come quelli dell’accesso allo spazio, della sicurezza del volo, del monitoraggio ambientale, in cui il CIRA è impegnato da anni, sono temi condivisi con il DASS e con esso saranno ulteriormente sviluppati” ha dichiarato il Presidente del CIRA Carrino.
“Attualmente il Distretto non ha dipendenti propri ma l’insieme dei soci che ne fanno parte garantisce lavoro a oltre 250 persone. Un obiettivo che credo possa essere come minimo raddoppiato da qui al 2020”, ha assicurato il Presidente Cao, aggiungendo di puntare a un accordo di programma con la Regione a valere sul POR che potrebbe consentire anche l’accesso ai fondi di coesione europei 2014-2020. Qualcosa come un miliardo circa per la Sardegna per la sola tematica aerospazio, una cifra importante che consentirebbe di pensare e agire molto in grande.

Nello scenario nazionale il DASS ambisce a completare la filiera del cluster tecnologico aerospaziale italiano attraverso la messa a disposizione delle infrastrutture che mancano negli altri distretti aerospaziali attivi nel Paese per lo svolgimento di tutte le necessarie attività di sviluppo sperimentale, test, validazione, omologazione come pure di training di sistemi e tecnologie per l’aerospazio.
Il Radio Telescopio presente in Sardegna, ad esempio, può diventare il più importante a livello europeo con riferimento alle problematiche di sicurezza spaziale generate ad esempio da detriti spaziali e asteroidi in potenziale rotta di collisione con la Terra e con i satelliti orbitanti. Un altro settore su cui il DASS punta è quello dei test sui droni, di ogni tipo e dimensione, data la presenza di infrastrutture particolarmente adatte a tali attività come gli aeroporti di Fenosu e Tortolì, oltre agli 800 metri di pista presenti all’interno del Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ). Il Distretto è inoltre molto attivo anche nei settori dell’esplorazione dello spazio e dell’utilizzo di dati satellitari per il monitoraggio ambientale e la prevenzione delle sciagure.
da Sorrentino | Mar 24, 2015 | Politica Spaziale, Primo Piano, Servizi Satellitari
L’osservazione della Terra avrà da oggi e per i prossimi cinque anni una strategia condivisa tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Al centro dell’attenzione l’accesso ai dati dei sistemi satellitari delle Sentinelle del sistema europeo Copernicus, del sistema italiano COSMO-SkyMed e di altri satelliti nell’ambito delle attività di monitoraggio e controllo del Pianeta. Le azioni necessarie per un impiego efficace ed efficiente delle risorse, nell’ambito delle rispettive competenze, sono contenute e sono al centro dell’Accordo Quadro, firmato oggi dal Presidente dell’ASI, Roberto Battiston e dal Presidente dell’ISPRA, Bernardo De Bernardinis.
L’intesa definisce gli obiettivi strategici del sistema nazionale spaziale, identificando le priorità e le necessità in materia ambientale che possono essere validamente affrontate e risolte, attraverso l’utilizzo delle tecnologie e infrastrutture spaziali messe in campo dall’ASI.
Con l’Accordo si potenzieranno le attività congiunte di ricerca scientifica e di servizio operativo, attraverso il coordinamento delle risorse umane e infrastrutturali messe a disposizione dall’ASI e dall’ISPRA. Lo scopo è la definizione di una piattaforma unica di gestione dei dati geospaziali e l’integrazione nel Collaborative Ground Segment italiano – di cui l’ASI è il National Point of Contact (NPC) per il sistema Copernicus – per favorire il rafforzamento dei mezzi a disposizione di entrambi gli enti, delle professionalità e delle produzioni, in modo da garantire la interoperatività e la condivisione, anche in tempo reale, dei dati e delle informazioni in essa conservati.
“Oggi abbiamo apposto la firma su un documento importate per il controllo e il monitoraggio della Terra dallo spazio – ha sottolineato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston – L’uso dei dati satellitari dei sistemi italiani ed europei ci confermano ancora una volta l’importanza del supporto spaziale nella realizzazione di applicazioni e servizi a beneficio dei cittadini. Dalla collaborazione con ISPRA ci attendiamo importanti ricadute nell’ambito della promozione della ricerca e sviluppo, dell’innovazione, del migliore utilizzo delle risorse spaziali e delle infrastrutture di terra: tutti ambiti nei quali l’ASI sta investendo molto’.
“L’Accordo firmato oggi”, ha commentato il Presidente dell’ISPRA Bernardo De Bernardinis, “si inserisce in un percorso intrapreso dall’ISPRA che prevede una rete di collaborazioni tra i vari enti di ricerca, per incrementare ed ottimizzare le reciproche potenzialità. In particolare, questo con l’ASI rappresenta un notevole passo avanti non solo per ciò che riguarda le conoscenze legate all’Osservazione della Terra, ma anche in termini di servizio pubblico reso al nostro Paese. I dati reperiti attraverso le tecnologie satellitari, settore in cui l’Italia è assolutamente all’avanguardia nel panorama europeo, saranno omogenei, condivisi e soprattutto accessibili agli utenti che ne hanno bisogno per le loro attività di gestione del territorio”.
Sulla base dell’Accordo, l’ISPRA partecipa in qualità di utente di riferimento allo sviluppo, alla sperimentazione e alla validazione di sistemi spaziali, delle loro componenti di terra. S’impegna inoltre, nell’ambito dei propri compiti, al controllo, monitoraggio, analisi, valutazione e reporting ambientali, individuando e diffondendo buone pratiche di utilizzo di dati, informazioni, prodotti e servizi generati dall’osservazione della Terra da missioni nazionali, europee (Copernicus) e internazionali.
L’ASI, da parte sua, assicura l’accesso agli utilizzatori civili istituzionali dei dati acquisiti dal sistema duale italiano COSMO-SkyMed e delle altre missioni nazionali, o realizzate in cooperazione, e affida all’ISPRA la cura della catalogazione e la raccolta dei dati geografici, territoriali ed ambientali.
A una Commissione di Coordinamento, costituita da sei membri, tre per ciascun ente, è affidato il compito di gestire e indirizzare le attività e le iniziative previste nell’Accordo.