da Sorrentino | Giu 2, 2017 | Missioni, Primo Piano, Stazione Spaziale
Dopo 196 giorni trascorsi nello spazio, i due membri dell’equipaggio di Expedition 51, Oleg Novitskiy di Roscosmos e il francese Thomas Pesquet dell’Agenzia Spaziale Europea, sono atterrati con la Soyuz MS-03 in Kazakistan, 140 km a sud-est della città di Dzezkazgan, alle 16.10 italiane di venerdì 2 giugno. Gli astronauti sono stati assistiti dalle squadre russe di recupero, che hanno aiutato l’equipaggio a uscire dal veicolo Soyuz e cominciare a riabituarsi alla gravità dopo il loro lungo soggiorno nello spazio. Oleg Novitskiy e Thomas Pesquet erano arrivati sulla Stazione Spaziale Internazionale lo scorso 19 Novembre 2016, insieme a Peggy Whitson della NASA (nuova recordwoman per periodo di permanenza in orbita, numero e ore di attività extraveicolare), che è rimasta sulla Stazione Spaziale Internazionale e tornerà a casa con l’americano Jack Fischer e il russo Fyodor Yurchikhin. Il loro rientro è fissato per il mese di settembre. Giovedì 1 giugno, prima del rientro di Novitskiy e Pesquet, il passaggio di consegne del comando della Stazione Spaziale tra la statunitense Peggy Whitson e il cosmonauta di Roscomos Fyodor Yurchikhin, che ha dato il via alla missione Expedition 52. Insieme all’altro astronauta della NASA, Jack Fischer, l’equipaggio di tre persone gestirà la stazione fino all’arrivo di tre nuovi membri: Randy Bresnik della NASA, Sergey Ryazanskiy di Roscosmos e l’astronauta italiano dell’ESA, Paolo Nespoli, impegnato nella missione VITA, frutto delle opportunità di volo che l’Italia ha ottenuto con la NASA per la fornitura dei moduli logistici MPLM. Il lancio della missione di Paolo Nespoli e dei suoi due compagni di viaggio è fissato per il 28 luglio 2017 dalla base russa di Baikonur, in Kazakistan.
da Sorrentino | Giu 2, 2017 | Eventi, Eventi Scientifici e Culturali, Primo Piano

Italian Mars Society tra i protagonisti del Festival del Volo, allestito dal 2 al 4 giugno 2017 presso il Parco Experience nella ex area Expo 2015. Tra le varie esperienze proposte nell’ambito della manifestazione, al Palazzo Italia la Realtà Virtuale con in anteprima l’ultima versione del Motivity, un tapis roulant dalla forma circolare, il treadmill che, con il supporto di un visore consente di immergersi letteralmente nell’ambiente di Marte per muoversi in superficie e operare dentro e fuori i moduli di una base spaziale, tra laboratori, serre e living.

In evidenza anche il progetto di Mars City da realizzarsi in Lombardia, vero e proprio centro di studi e ricerche propedeutici alle missioni umane su Marte. La presenza di Italian Mars Society si inserisce in un programma pensato per celebrare il 25esimo anniversario della missione STS46 di Franco Malerba, primo astronauta italiano, e dell’esperimento con il satellite a guinzaglio Tethered, in esposizione nel contesto di mostre a tema spaziale curate da Umberto Cavallaro, presidente ASITAF, associazione di astrofilatelia, con inserimento di un capitolo dedicato al cibo degli astronauti, e da Marco Majrani, massimo esperto di storia aerostatica.
da Sorrentino | Giu 2, 2017 | Lanci, Primo Piano, Servizi Satellitari

Ancora una missione di successo per Ariane 5 che, a poco meno di un mese dal secondo lancio del 2017, avvenuto il 5 maggio, nella notte del 1 luglio ha correttamente posizionato in orbita altri due satelliti, ViaSat-2 e EUTELSAT 172B. Il lancio numero 237 della famiglia Ariane, dal Centro Spaziale di Kourou, in Guyana francese, ha portato nell’orbita geostazionaria, dopo soli 42 minuti dall’inizio della missione, i due satelliti commerciali. ViaSat- 2 è un satellite che fornisce servizi di connessione internet a banda larga accessibili da mare, terra e aria e garantirà un incremento di qualità del servizio, copertura territoriale e velocità di connessione. EUTELSAT 172B è il primo satellite europeo per telecomunicazioni completamente elettrico. Garantirà servizi più efficienti per i Governi e la Pubblica Amministrazione e migliorerà i sistemi di rete aziendale e la qualità della connessione Internet in mare e in volo. Al successo del lanciatore Ariane 5 si accompagna quello di Avio che fornisce i motori a propulsione solida e la turbopompa ad ossigeno liquido.
(foto: CNES/Arianespace)
da Sorrentino | Giu 1, 2017 | Astronomia, Missioni, Primo Piano
La NASA vuole studiare il Sole esplorandone la corona, con una missione senza precedenti, ribattezzata Solar Probe Plus. La sonda deputata a svolgere questo volo fantastico è la Parker Solar Probe (così denominata in onore dell’astrofisico Eugene Parker, che negli anni ’50 sviluppò la teoria sul vento solare, ed è la prima volta che la Nasa nomina un veicolo spaziale in onore di una persona ancora in vita), che si spingerà a circa sei milioni di chilometri di distanza dalla nostra stella, immergendosi nella parte più esterna dell’atmosfera per comprendere i meccanismi che regolano la temperature, il campo magnetico e il vento solare. I dati raccolti nel corso della missione inoltre, saranno utili al miglioramento delle previsioni degli effetti del vento solare sul nostro clima, sui sistemi di telecomunicazione e sull’influsso a carico degli astronauti sottoposti a lunghe permanenze nello spazio.
I dettagli della missione – la cui finestra di lancio è compresa tra il 31 luglio e il 19 agosto 2018– sono stati illustrati in una conferenza stampa che si è tenuta al William Eckhardt Research Center Auditorium dell’Università di Chicago. Per raggiungere il Sole la sonda effettuerà un percorso innovativo che la porterà in sei anni e undici mesi di missione ad effettuare sette fly-by di Venere, che la porteranno a quasi 5,9 milioni di chilometri dalla nostra stella, circa otto volte più vicina di qualsiasi altra sonda. Questa estrema vicinanza (fino a dieci raggi solari dal centro del Sole, a nove dalla superficie) permetterà a Solar Probe Plus di osservare i cambiamenti di velocità del vento solare, da subsonico a supersonico e la formazione delle particelle solari altamente energetiche. La missione punta a spiegare perché la corona da cui ha origine il vento, nonostante sia la parte più esterna, è molto più calda della superficie del sole.
La sonda, che viaggerà a circa 300 chilometri al secondo (un millesimo della velocità della luce, la più alta velocità per un veicolo costruito dall’uomo), effettuerà 24 orbite che corrisponderanno ad altrettanti attraversamenti della corona solare. A bordo, una serie di spettrometri, uno strumento per la misurazione delle onde generate dal plasma solare e uno per la realizzazione di immagini ad alta definizione della superficie. La sonda inoltre, sarà dotata di scudi termici ad altissima resistenza, che le consentiranno di resistere alle temperature estreme, fino a 2000 gradi Celsius, che dovrà affrontare durante il sorvolo del Sole.
da Sorrentino | Giu 1, 2017 | Astronomia, Primo Piano
Le collaborazioni internazionali LIGO (Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory) e VIRGO – che fa capo a EGO (European Gravitational Observatory), fondato a Càscina, nella campagna pisana, dall’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e dal CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) – hanno ascoltato per la terza volta i sussurri del Cosmo, le onde gravitazionali. Il segnale è stato catturato il 4 gennaio 2017. I dettagli sono stati pubblicati su Physical Review Letters. Ancora una volta – come per il primo annuncio dell’11 febbraio 2016 e il bis del 15 giugno dello stesso anno – a generare queste increspature che hanno perturbato la trama dello spazio-tempo, sono stati due buchi neri che si sono fusi insieme, fino a diventare una cosa sola. Un unico oggetto celeste con una massa pari a 49 volte quella del Sole. E a una distanza record, circa 3 miliardi di anni luce, circa il doppio rispetto a quella dei due precedenti segnali.
“Abbiamo avuto ulteriori conferme dell’esistenza di buchi neri di massa stellare, superiore a circa 20 volte quella del Sole. Si tratta di oggetti cosmici – spiega David Shoemaker, da poco alla guida della Collaborazione LIGO, che comprende un migliaio di ricercatori -, la cui esistenza era in dubbio prima che LIGO ne catturasse il segnale per la prima volta. È straordinario che gli esseri umani, grazie alle Collaborazioni LIGO e VIRGO, siano stati in grado di testare eventi così estremi. Che hanno avuto luogo miliardi di anni fa e a miliardi di anni luce di distanza da noi”. La terza onda gravitazionale è stata catturata nel corso della nuova campagna di raccolta dati degli interferometri gemelli LIGO, localizzati negli USA: a Livingston, in Louisiana, e a Hanford, nello stato di Washington. Una campagna partita il 30 novembre 2016, dopo una fase di test e aggiornamenti tecnici che ne ha aumentato la sensibilità, e che si protrarrà durante l’estate. I due buchi neri, spiraleggiando fino a fondersi, hanno sprigionato energie enormi sotto forma di onde gravitazionali. Se l’energia fosse stata emessa come radiazione luminosa, l’evento avrebbe avuto una potenza superiore a quella di tutte le stelle e le galassie dell’Universo osservabile. La nuova osservazione fornisce anche alcuni indizi sulla direzione dell’asse di rotazione dei buchi neri. Infatti, mentre due buchi neri orbitano uno intorno all’altro, ciascuno ruota anche intorno al proprio asse. Come una coppia di pattinatori sul ghiaccio. L’analisi dei dati tende a indicare che almeno uno dei due buchi neri fosse disallineato rispetto al moto orbitale. Alle due antenne LIGO, intanto, nella primavera del 2017 si è affiancata anche la versione avanzata dell’interferometro VIRGO. Insieme, i tre interferometri laser garantiranno quella triangolazione del segnale necessaria agli scienziati per capire da quale regione dell’Universo provengono le onde gravitazionali catturate. “A partire da quest’estate VIRGO amplierà il network di rivelatori, consentendoci di localizzare meglio i segnali”, conclude Jo van den Brand, a capo della Collaborazione VIRGO.
(fonte: ASI)
da Sorrentino | Mag 31, 2017 | Missioni, Primo Piano, Ricerca
La caccia all’acqua su Marte rivela periodicamente nuove evidenze, tali da rafforzare l’idea che il pianeta ne abbia contenuto una grande quantità in passato e per un periodo molto più lungo di quanto si possa ritenere. L’ultimo studio in materia, elaborato dal Los Alamos National Laboratory e pubblicato nelle edizione del 30 maggio dal Geophysical Research Letters, si riferisce ai dati raccolti dal rover Curiosity della NASA nel cratere Gale. Grazie allo strumento laser ChemCam, per l’analisi chimica e fotografica del terreno marziano, installato sul rover, sono stati osservati aloni di silice, che si formano in presenza d’acqua e in tempi relativamente recenti. Lo studio, ripreso dall’Agenzia Spaziale Italiana, specifica che gli aloni di silice sono stati scovati a un’altezza di 20-30 metri rispetto a uno strato di rocce di antichi sedimenti lacustri. Curiosity si è lasciato dietro la zona profonda del cratere Gale per risalire verso il centro fino al monte Sharp, percorrendo oltre 16 chilometri nel corso di più di 1.700 giorni trascorsi sul pianeta rosso, Il cratere Gale un tempo ospitava un grande lago d’acqua. Si tratta di capire se questo bacino abbia potuto rappresentare un ambiente adatto a ospitare forme di vita primordiale.